Una donna rischia l’applicazione della feroce sentenza prevista dalla legge coranica. Un Appello dei rifugiati iraniani in Italia per salvarle la vita.
Condannata alla lapidazione per adulterio: i figli lanciano un appello
di Eleonora Tiso – Martedì 6 Luglio 2010 alle 11:30
La disperata richiesta di aiuto per la loro madre da parte dei due figli è l’ennesimo segnale della gravità della condizione in cui versano le donne vittime dell’estremismo religioso. La donna iraniana, 43enne, si chiama Sakineh Mohammadi Ashtiani ed è stata condannata alla pena di morte per lapidazione dopo un’accusa di adulterio.
Nel maggio 2006 aveva ricevuto 99 frustate perché accusata di rapporti extra coniugali con due uomini e, così, ieri Amnesty International ha chiesto alle autorità iraniane di fermare l’esecuzione imminente della donna, madre di due ragazzi, e l’impiccagione di un’altra donna che ha affermato di essere un’attivista politica.
Nonostante questo, però, la donna è stata condannata perché, secondo del codice penale islamico dell’Iran, l’adulterio è punito con la lapidazione o la fustigazione, mentre omicidi e altri reati come il traffico di droga sono puniti con l’impiccagione.
Come si legge sul Daily Mail, le condanne alla lapidazione sono state ampiamente utilizzate dopo la rivoluzione islamica del 1979 in Iran, anche se negli ultimi anni erano divenute molto rare. Ora, l’ultimo drammatico appello arriva dai due figli della donna.
Sajad, 20 anni, e Farideh, 16, hanno infatti detto:
Per favore aiutateci a porre termine a questo incubo e a non farlo diventare realtà. Spiegare i minuti e i secondi delle nostre vite è molto difficile. Le parole perdono il loro significato in questi momenti di agonia. Aiutateci a salvare nostra madre.
Davood Karimi, presidente Associazione Rifugiati Politici Iraniani residenti
in Italia
Cell: 3387862297
