Articoli marcati con tag ‘laicità’

9/7/09 – Laico, se ci sei batti un colpo

giovedì, 9 luglio 2009

Trovo sorprendente il giudizio che Fassino attribuisce al candidato Marino: senza background e laicista, quasi integralista. Mi preoccupa l’avversione all’impostazione del professore in tema di diritti della persona. E se fosse proprio questa la causa dell’“amalgama mal riuscita”? Quando si accorgeranno che le varie anime confluite nel Pd, unitamente a quelle che non ce l’hanno fatta (socialisti), non sono riuscite a dare un’identità forte al partito e a convivere, proprio perché non hanno definito un ambito comune sulla bioetica e sui diritti? Avessero affrontato quell’argomento in via prioritaria ed esaustiva, oggi avremmo un grande partito riformista di sinistra (Luca Mangoni, Il Riformista)

Considero il maggior freno allo sviluppo e alla modernità dell’Italia la sottocultura cattolica di cui è imbibito il Paese. Con superficialità si diventa sudditi del canceroso Stato pontificio battezzando i neonati, si iscrivono i figlioli all’ora facoltativa di religione per timore di discriminazione, forzandone fin da piccolini la capacità critica e privandoli del più grande dono che un genitore può fare al figlio, la libertà di pensiero, e via via accettando tutte le regole imposte. Il tragico è che ciò avviene in un Paese che il cattolicesimo non sa neanche cosa sia. Basti pensare agli assurdi moduli anagrafici per la richiesta del documento di identità dove viene richiesto il nome di battesimo. Non è, come potrebbe sembrare, una violazione di un dato sensibile, ma una richiesta assurda giacché il nome di battesimo è quello imposto dai padrini alla fonte battesimale. Abbiamo assistito ai funerali (solenni, non più di Stato) degli sfortunati connazionali viareggini, dove l’arcivescovo di Lucca col dito alzato ha ripetuto il retorico mai più tra gli applausi del presidente della Repubblica, della Camera e del Senato. Bum! La terza enciclica del papa si sta prendendo complimenti a destra e sinistra, anche se ribadisce cose ovvie: ci vuole etica in economia, che è come dire che se piove prendi l’ombrello. E qualche burlone (Gotti Tedeschi, in pole position per la poltrona dello Ior) lo candida addirittura al Nobel per l’economia.
Anche l’importante appuntamento del G8 già ha registrato un paio di scivolate sulla sdrucciolevole strada della chiesa. Il Presidente del Consiglio e ospite dell’appuntamento ha pensato bene di leggere, come se fosse un documento straordinario, la lettera di B16 tra la totale indifferenza degli altri leader, e le ministre che hanno sostituito la first lady sono andate in Vaticano vestite in total black e con la testa coperta dal velo. Qualsiasi dama che vive in verticale sa che il nero di mattina non usa e per quel tipo di visita il cerimoniale vaticano non richiede il capo coperto. Le spire del serpente clericale hanno stretto con forza i giornali (considerati impropriamente di sinistra), ovviamente il simulacro dell’opposizione e, temo temo temo, l’esile mondo laico italiano. Non solo il composito mondo a noi vicino ha tirato la mozzetta dei preti per chiedere la scomunica di Silvio, ma quando il presidente della Cei ha trovato una formula fumosa dico-non dico troppo, ci si è ben guardati dallo stigmatizzare l’ingerenza vaticana. I lettori di questa rubrica conoscono la mia ostilità per il governo in carica e l’insofferenza al comportamento istrionico del Presidente, ma tentare di scacciare l’uomo forte con l’uomo forte e nero (er prete è ‘n coso nero contro la Patria e la modernità) va bene? Con quale faccia, dopo questo silenzio per l’uomo politico che è comunque stato votato dalla maggioranza dei nostri connazionali, potremo intervenire sulle prossime ingerenze vaticane? Subiamo quotidianamente l’antistorica presenza della Chiesa romana, dobbiamo ora delegare al santopadre anche la scelta del primo ministro? E, soprattutto, siamo certi che se mai (ma non lo credo) Berlusconi dovesse cadere per la sua dubbia moralità ciò non lascerebbe una scia maleodorante di moralismo?

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

La SS Vaticana mobilita le truppe pontificie che controllano il Parlamento vaticaliano.

martedì, 19 maggio 2009

Dopo le coraggiose parole di Gianfranco Fini a difesa della laicità dello Stato si scatenano i gerarchi della SS vaticana contro il Presidente della Camera. Immediata la corsa alle armi degli zuavi pontifici inquadrati nell’UDC e nel PDL-Popolodella Libertà vigilata dal Vaticano. E anche Franceschini del PD-Partitus Dei fa il pesce in barile

Dal Corriere della Sera del 19/05/09

http://www.corriere.it/politica/09_maggio_18/fini_laicita_3d382e5e-43c1-11de-bc99-00144f02aabc.shtml

«ATTACCO INDEGNO» – Il riferimento alla laicità dello Stato non è però piaciuto a Luca Volontè, dell’Udc, secondo cui «Fini oggi compie il peggiore attacco laicista della storia repubblicana; la fede cristiana non dovrebbe informare il comportamento e le idee dei deputati? Siamo alla vergognosa e inaccettabile discriminazione dei credenti, come ai tempi dei totalitarismi neri del ‘900». «Il presidente della Camera – ha aggiunto l’esponente centrista – passa dal politically correct alla discriminazione religiosa. Fini vorrebbe favorire il dibattito e le leggi solo nel caso in cui i credenti non abbiano dato il loro contributo. È un attacco alla libertà e alla dignità della Chiesa. Un attacco indegno e insopportabile in una parola, antidemocratico». Anche il leader del partito, Pier Ferdinando Casini, è intervenuto sull’argomento: «Il Parlamento italiano non ha mai fatto leggi tenendo conto dei precetti religiosi ed il presidente Fini ha detto una cosa ovvia ma nel Parlamento c’ è chi fa delle battaglie sui valori e sui principi. Per fortuna che in Parlamento c’ è ancora qualcuno che fa battaglie su valori e principi che ormai non hanno diritto di cittadinanza in politica».

«PAROLE CHE STUPISCONO» – Delle parole di Fini si dice stupito Maurizio Lupi, vicepresidente Pdl alla Camera e esponente dell’area cattolica del partito: «Non capisco la sua preoccupazione. La nostra Carta Costituzionale è il frutto dell’incontro delle grandi tradizioni che hanno fatto la storia del Paese. E so che tra queste, la tradizione cristiana, ispirata alla dottrina sociale della Chiesa ha giocato un ruolo di primo piano. Se Fini pensa che certi valori rappresentino dei “preconcetti religiosi” sbaglia e si pone su un piano di scontro ideologico molto lontano dalla laicità positiva da lui stesso evocata». «Pur essendo scontate in linea di principio, le affermazioni del presidente Fini potrebbero indurre a equivoci se riferite alla realtà dei fatti – dice invece Gaetano Quagliariello, vicepresidente vicario dei senatori del PdL -. La verità è che sui temi di biopolitica, dall’eutanasia alle coppie di fatto, dal matrimonio omosessuale al testamento biologico fino a progetti che rasentano l’eugenetica, in Italia come nel resto d’Europa la volontà di legiferare nasce sempre da una sola parte o dall’azione delle sue appendici giudiziarie. E questa parte è la parte di chi ritiene che la libertà non si eserciti attraverso la responsabilità individuale, ma mediante l’affermazione di diritti che generano altri diritti e la loro trasformazione in leggi dello Stato. È questo il vero Stato etico che si rischia».

SOSTEGNO A FINI – Un apprezzamento alle parole di Fini («le condividiamo») arriva invece dall’Italia dei valori. «Peccato che sia una posizione isolata nel Pdl, un partito non solo autoritario, ma ormai anche confessionale – ha commentato il capogruppo alla Camera, Massimo Donadi -. Sui temi etici una parte del centrodestra ha combattuto una battaglia tanto ideologica quanto irrazionale, bloccando norme che avrebbero aiutato molte persone a ridurre la propria sofferenza e la ricerca di nuove cure per le malattie genetiche. Non è la religione a condizionare il parlamento, ma l’atteggiamento di alcuni che si sentono più “crociati” che rappresentanti del popolo». E «pieno sostegno» a Fini, dall’interno della coalizione di centrodestra, arriva dal segretario del Pri Francesco Nucara: «Ancora una volta – ha detto Nucara – Gianfranco Fini difende al meglio i principi dello Stato laico e della Costituzione repubblicana».

«NO A DISCIPLINA DI PARTITO» - In serata interviene sul tema anche Dario Franceschini: secondo il leader del Pd, sui temi della laicità «non può esserci disciplina di partito». Dopo aver osservato, con la disapprovazione di una parte del pubblico, che «i vescovi parlano qui e parlano in tutti i Paesi del mondo», Franceschini ha criticato, ricevendo però gli applausi dei partecipanti al convegno organizzato da Giustizia e Libertà, la contraddizione di «quegli stessi che gridano all’interferenza della Chiesa e il giorno dopo applaudono la stessa Chiesa quando prende posizione su alcuni temi come la legge Bossi-Fini».

LA REPLICA DEL VATICANO – Ma la reazione alle parole di Fini arriva anche dal Vaticano: «I temi sui quali il mondo cattolico intende portare il suo contributo sono temi non definibili come precetti religiosi; sono temi che riguardano i diritti fondamentali dell’uomo, come il diritto alla vita, il rispetto della vita, i diritti che riguardano l’unità del matrimonio e della famiglia. Non sono precetti religiosi, ma sono iscritti nella natura umana, difendibili con la ragione e iscritti anche nella Costituzione» ha precisato monsignor Elio Sgreccia, presidente emerito della Pontificia Accademia per la Vita. «I cattolici – ha aggiunto monsignor Sgreccia – non hanno mai preteso che si facessero leggi basate unicamente sui precetti religiosi, come andare a messa. Quello su cui si discute sono tutti qualificabili come diritti fondamentali della persone. Vorremmo anzi che il fatto che siano i cattolici a difenderli non facesse pensasse che per questo sono meno carichi di valore umano e che la difesa fatta dai cattolici sia di una razionalità minore. A noi la fede ci conforta nell’argomentazione razionale, non sostituisce mai la ragione umana». Per Sgreccia non vanno inoltre messe in secondo piano le questioni relative alla bioetica, quelle su cui il fronte cattolico è maggiormente impegnato: « Non vanno alzati steccati perchè i cattolici hanno tutte le carte in regole nel lanciare appelli su famiglia, contro l’eutanasia, contro la gravità aborto».

18 maggio 2009

18/2/09 – La bioetica degli ebrei

mercoledì, 18 febbraio 2009

Quando in Italia si parla di religione si da per dato che sul territorio nazionale esista solo il cattolicesimo. Per la verità è religione di maggioranza per abitudine. E’ infatti consuetudine anche degli agnostici, che rappresentano la maggioranza nel paese, battezzare i figli e scegliergli l’ora di religione a scuola per evitare la fatica di esercitare il libero pensiero. Per assurdo il baluardo laico viene puntellato dalle minoranze religiose che, per ovvi motivi, hanno bisogno di leggi chiare per poter esercitare la propria fede.
Come è noto i cattolici hanno una autorità centrale che manca, ad esempio, nell’ebraismo. Per le questioni etiche gli ebrei si destreggiano tra la tradizione della Torah e le leggi dell’Halachà. Ma l’Halachà non è immobile, ma è un sistema aperto che si sviluppa e che tiene conto delle nuove tecnologie. In Israele, che è uno Stato laico, il parlamento vara delle leggi che, per rispetto alla minoranza più fedele alla tradizione religiosa tengono conto dei principi di fede. Nel 2005 è stata approvata una legge sui malati terminali e disposizioni anticipate di trattamento, che ha visto un lavoro preliminare di una commissione presieduta da Avraham Steinberg, un neurologo studioso di problemi di etica medica ebraica. La legge lascia ampia libertà di scelta nella fine dei trattamenti.
Pensando di fare una cosa utile per i lettori di Nogod, pubblichiamo di seguito una intervista al rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni, pubblicata sul mensile Il Punto dell’Associazione LiberaUscita http://www.liberauscita.it/online/wp-content/uploads/2008/09/ilpunto49-agosto2008.pdf

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Qual è il pensiero ebraico sul testamento biologico e l’eutanasia? In proposito abbiamo posto alcune domande a rav Riccardo Di Segni, medico e rabbino capo della Comunità ebraica di Roma.

Quando ci si trova davanti ad un malato terribilmente sofferente quale è la posizione consigliata se ci si attiene alla etica ebraica?
In una cultura che ha radici religiose all’esigenza della stabilità sociale si unisce il peso di una tradizione di fede e di etica che sostiene a monte dei principi generali sul valore della vita umana. In merito alla questione esistono degli orientamenti generali precisi da molti secoli, tuttavia va aggiunto che i recenti progressi della medicina hanno posto una serie molto complicata di problemi particolari, sui quali le risposte sono discordanti.
E’ vietato spingere alla morte?
E’ proibito ogni atto che possa accelerare la morte di un agonizzante: gli esempi citati nei testi tradizionali si riferiscono anche a mezzi indiretti di tipo magico, o a semplici azioni come movimenti del corpo che in qualche modo turbano un equilibrio precario. Il concetto che ispira queste regole e che a nessuno è concesso il diritto di procurare la morte anche se si tratta di un processo irreversibile e imminente, anche se per i medici non c’è più alcuna speranza e anche se è il malato stesso a chiederlo.
Questo vale anche per il suicidio?
In genere si considera con molta minore severità il suicidio messo in atto per risparmiarsi dalle sofferenze, anche perché un uomo che soffre è sempre meno responsabile delle sue azioni.
Quindi rav l’ebraismo esclude una qualsiasi legittimità alla decisione dell’individuo sulla fine della sua vita?
C’è un principio che stabilisce una sottile ma importante differenza. E’ permesso rimuovere le cause che indirettamente impediscono la morte di un agonizzante; l’esempio classico è quello di un suono esterno ripetuto, come i colpi di qualcuno che spacca la legna, che, se impediscono il trapasso , possono essere fermati. Inoltre non vanno messe in atto le misure che servono solo a prolungare le sofferenze del malato, anche perché nell’ebraismo la medicina è permessa nella misura in cui cura e guarisce. Gli esempi classici sono il fare rumore o piangere in presenza del malato o mettergli del sale sulla lingua. Da questi esempi del medioevale Sefer Chasidim alle sofisticate attrezzature della medicina moderna passa molto tempo, e così la casistica si è notevolmente articolata, cercando di verificare ogni volta la complicata differenza che può esistere tra la rimozione di ciò che impedisce e l’applicazione di ciò che affretta.
Ma, cosa fare con un respiratore automatico?
Se è chiaro che il respiro e il battito cardiaco sono fermi è permesso staccare l’apparecchio ed è proibito riapplicarlo; un suggerimento pratico è quello di regolare l’apparecchio con un interruttore che lo ferma periodicamente, e di verificare la situazione durante le fermate: se il malato è vivo, si riavvia l’apparecchio, altrimenti lo si stacca definitivamente.
E nel caso di un malato con attività cerebrale irreversibilmente danneggiata?
Non deve essere sottoposto a cure che hanno solo il fine di creare una situazione artificiosa di rinvio del decesso. Non vanno interrotte le cure, ma se la bombola di ossigeno e l’alimento in infusione finisce, non si è tenuti a metterne ancora.
E gli antidolorifici?
Si somministrano per attenuare il dolore, non certo con lo scopo di accelerare la fine.
E’ giusto pregare per la morte di una persona che soffre?
La questione è controversa, e in recenti orientamenti si proibisce ai parenti questo tipo di preghiera che è invece consentita al malato stesso. Ai parenti e agli amici può essere consentita solo a particolari condizioni, come la genericità dell’invocazione e la verifica dell’inutilità dei mezzi a disposizione della medicina.
Tiziana Ficacci

La Cassazione è la Linea Maginot….

martedì, 17 febbraio 2009

….della Laicità in Italia, assolto il giudice Tosti. Dopo una lunga serie di processi per essersi rifiutato di ammnistrare la giustizia all’ombra del crocifisso, Luigi Tosti, coraggioso magistrato e ultimo combattente per la laicità nel paese dei catto-talbani, è stato finalmente assolto. Attendiamo le motivazioni della sentenza per capire se sarà anche reintegrato nel ruolo e nello stipendio. Come NO GOD abbiamo sempre sostenuto il dott. Tosti in questi anni coraggiosa resistenza laica ed ora ci congratuliamo con lui e gli confermiamo il nostro sostegno.

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16/2/09 – Non parlare non ti sento.

lunedì, 16 febbraio 2009

C’è una storiella ebraica molto carina. Da un naufragio si salva un uomo che approda su una isoletta deserta: l’omino, molto ingegnoso, edifica ponti, strade, dighe… e due sinagoghe. Dopo qualche anno approdano sull’isoletta i soccorritori che immediatamente gli chiedono: ma se sei solo perché due sinagoghe? E l’omino prontamente risponde: una è per pregare, nell’altra mai metterei piede. Descrive un po’ lo spirito di un popolo che non risponde ad una sola autoritaria idea e che non rinuncia, neanche al momento della preghiera, a discutere pure con l’Eterno.
Non è invece carina l’attuale frammentata situazione del mondo laico, ridotto al lumicino per essere stato per troppo tempo fermo nella stessa posizione tanto da avere piaghe di decubito progettuale e politico. Siamo infatti sempre pronti a saltare al collo alle innumerevoli e continue posizioni reazionarie della chiesa cattolica, preparati a respingere le politiche restauratrici della destra, inclini, e veramente non se ne comprende il motivo, a scusare posizioni altrettanto destrorse della sinistra, senza avere nessuna capacità di svolgere autonomamente i temi che ci riguardano. E che sono non solo, come sostengono quei politici che vorrebbero imbrigliarci, quelli che oggi vengono chiamati etici, ma tutti: dall’eutanasia alla crisi economica, dalla sicurezza all’occupazione. Tutti temi altamente etici.
Costretti a scegliere tra il marcio e la muffa, in molti, anche tra di noi, hanno cercato di accostarsi al nato vecchio Pd (che probabilmente morirà giovane) partito dal quale regolarmente hanno preso calci sulle gengive. A nulla contano gli alti lai di Ignazio Marino che in un accorato intervento organizzato dai Radicali sulla tristissima gestione mediatica e politica del caso di E., ha confermato il suo impegno nel Pd sul testamento biologico ma dopo aver riconosciuto che solo tra i radicali ha trovato lealtà e trasparenza politica. Analogamente il sincero liberale Benedetto Della Vedova ha mostrato uguali difficoltà nel Pdl dove è deputato.
I politici italiani, ansiosi di prendere lo scettro teso dal teocrate vaticano, fanno a chi la spara più grossa, e abbiamo dovuto anche subire l’umiliazione di sentire che la vera laicità è quella cattolica perché ha in sé anche i valori religiosi (Binetti). Dal canto suo la Chiesa non ha interesse in chi la sostiene, può essere un anarchico dell’etica come Berlusconi o un ateo devoto come Quagliarello, avida come è di trasformarsi in una sorta di religione civile al servizio dei potenti di turno. E mettendosi sotto i piedi i cattolici, probabilmente la maggioranza, che non tollerano questi diktat come leggiamo nel libro di Marco Politi La Chiesa del no* , probabilmente il più lucido tra i vaticanisti italiani.
E’ probabile che la maggioranza più forte del secolo approvi le cosiddette dichiarazioni anticipate di volontà con il contributo dei nominati del Pd, e sarà opportuno a questo punto chiedersi quale dovrà essere la posizione che i laici potrebbero assumere per il futuro.
Ad esempio, perché non sostenere, andando a scontrarsi con gli interessi economici della Cei, la proposta del dirigente della Cgil Nerozzi che ha chiesto sul modello 730 – che è bene ricordare, noi non evasori compiliamo – una casellina per versare l’8 per mille ai lavoratori precari. Personalmente riservo il mio contributo all’Ucei piuttosto che allo Stato come vorrei per non incorrere nella ripartizione, ma sarei ben felice di versare il mio 8 per mille a quanti sono in una situazione lavorativa difficile*. E sarebbe bene che il mondo laico assumesse su di sé questa proposta.
Un altro strumento è quello del voto: un risultato più che mediocre per il Pd il prossimo giugno, potrebbe essere utile a quanti auspicano la nascita di un grande partito socialista riformista e libertario in grado di guidare il Paese.
Noi, semplici e poveri, abbiamo poche frecce al nostro arco, ma uno strumento può essere la rete, che però non deve essere solo uno sfogatoio o uno strumento consolatorio quando magari nel blog qualcuno ci da ragione. Intanto sarebbe bene che tra i mille frammenti del mondo laico non ci fosse la competizione a chi ha il prato più verde, arrivando a fare come quel tale che si taglia il naso per far dispetto al viso pur di non linkare quello che ha detto una cosa sensata perché potrebbe fargli ombra, ma che al contrario questi nostri piccolissimi siti diventino un utile strumento di dibattito e di elaborazione politica.