Fai le cose che sai fare e falle meglio che puoi, il resto linkalo (Jeff Jarvis)
Marcello Marchesi raccontava di un tale che affogò perché si vergognava a gridare aiuto
La delusione (dell’intero mondo politico, della presidente di Confindustria, di Pippo Baudo, di Platinette…) per la mancata nomina dell’italiano Massimino D’Alema al vertice della politica estera europea, dovrebbe lasciare il posto ad una riflessione meno emotiva e un po’ più politica.
Si può comprendere la dietrologia dei primi giorni che addossava al nostro premier un suo disimpegno, ma solo chi non ha idea di come funziona Bruxelles può continuare a sostenerlo. Berlusconi, dopo il goffo tentativo di imporre Mauro (pdl) alla presidenza del parlamento Ue – incarico che era riservato alla Polonia e che solo un presuntuoso errore di calcolo dovuto all’incompetenza o del premier o dei suoi consiglieri ha provocato – in questo frangente si è mosso con passo felpato e secondo le regole. Il gruppo Pse, soprattutto Schulz e Rasmussen, aveva chiesto la disponibilità a D’Alema per la candidatura a Mister Pesc, il governo italiano ha dato la sua apertura a sostenerlo con dichiarazioni reiterate del ministro degli Esteri Frattini. Per Roberto Gualtieri, eurodeputato di fede dalemiana, i socialisti europei hanno dimostrato la loro debolezza e la subalternità alla signora Merkel, in particolare Schultz che non ha opposto resistenza quando è saltata la candidatura italiana. Tutta colpa del Pse dunque? Certamente il gruppo ha dimostrato di essere secondo ai governi, ma non ci si può illudere che sia passata inosservata la sceneggiata dell’adesione del Pd al Pse ed è più che probabile che il Pd abbia pagato il prezzo dell’indecisione sull’affiliazione internazionale. Per il senatore Nicola Latorre, alter ego di Massimino (ma molto più fascinoso), nel gruppo Pse hanno prevalso scelte nazionaliste. Dice il senatore : “il traguardo del Pse deve essere la costruzione dell’Europa politica, se invece il Pse resta fermo ai riformismi nazionali allora sorge un problema e noi del Pd dobbiamo affrontarlo”. Auguri.
Onde evitare gli alti lai di chi trova politicamente scorretto che in queste righe non ci siano i soliti insulti al premier, rimedio subito ricordando che Berlusconi si trova bene con Putin e Gheddafi e che, pare sembra si dice, presto rincontrerà il presidente bielorusso già accolto a palazzo Grazioli in occasione della sua visita, qualche mese fa, al teocrate vaticano.
Francamente odioso invece l’atteggiamento della stampa e dei politici italiani sulle nomine di basso profilo. Se è vero che sarebbe stato molto meglio per l’Europa avere rappresentanti che dessero l’idea che l’Ue comprende il nuovo ordine mondiale, la scelta diversa non significa che il belga Van Rompuy e la britannica lady Ashton siano privi di talento.
Il presidente belga potrebbe essere in grado di costruire consenso tra i 27 anche se certamente vederlo a tu per tu con il presidente americano piuttosto che cinese sembra difficile. Più di lui conterà però Catherine Ashton: intanto controllerà un budget multimiliardario e uno staff di migliaia di persone disseminate nel mondo, e certamente i suoi studi prestigiosissimi nella London School of Economics, il suo passato semirivoluzionario (addirittura attenzionata dai servizi britannici), il suo interesse all’educazione (sottosegretaria all’’istruzione), al sociale, alle minoranze e in particolar modo ai diritti degli omosessuali, saranno utili nel momento in cui dovrà sintetizzare la posizione dei 27.
Quel che è certo è che oggi nell’Unione, come nella Fattoria di Orwell, tutti gli animali sono uguali ma alcuni sono più uguali degli altri. E al resto del mondo difficilmente questo è sfuggito.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it
Su questo argomento vedi anche :
3/11/09 – Mr. Europe
http://www.thefrontpage.it/?p=799
http://www.cronachelaiche.it/2009/11/d%e2%80%99alema-non-sara-ministro-degli-esteri-dell%e2%80%99unione-europea/
