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	<title>.:: No God ::. &#187; la guerra santa</title>
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	<description>Ateismo è libertà</description>
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		<title>Le radici della Jihad, la &#8220;guerra santa&#8221;.</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Feb 2010 07:17:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[teocrazie criminali]]></category>
		<category><![CDATA[jihad]]></category>
		<category><![CDATA[la guerra santa]]></category>

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		<description><![CDATA[Un utile pro-memoria su quello che aspetta chi non si converte all&#8217;islam. Leggiamo “Jihad:le radici” di Luciano Pellicani di Gianluigi Mazzufferi Il 27 dicembre è morto Samuel Huntington, uno dei più influenti politologi statunitensi; aveva 81 anni ed era professore all’Harvard University. Conosciuto dappertutto come un saggio, ha pubblicato molti libri, il più famoso di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong></strong></p>
<p>Un utile pro-memoria su quello che aspetta chi non si converte all&#8217;islam.</p>
<h2>Leggiamo “Jihad:le radici” di Luciano Pellicani</h2>
<p><span class="author">di <a title="Articoli scritti da: Gianluigi Mazzufferi" href="http://scaloni.it/popinga/author/Gianluigi/">Gianluigi  Mazzufferi</a></span></p>
<p>Il 27 dicembre è morto <a title="Samuel Huntington" href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Mondo/2008/12/samuel-huntington-morto.shtml?uuid=8eacdf78-d440-11dd-981f-b4541c54b79e&amp;DocRulesView=Libero"><strong>Samuel  Huntington</strong></a>, uno dei più influenti politologi statunitensi; aveva 81  anni ed era professore all’Harvard University. Conosciuto dappertutto come un  saggio, ha pubblicato molti libri, il più famoso di tutti, tradotto in oltre  quaranta lingue, dal titolo “<a title="Lo scontro delle civiltà" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Lo_scontro_delle_civilt%C3%A0"><strong>Lo  scontro delle civiltà</strong></a>”. Con queste pagine aveva posto al centro  delle sue riflessioni l’idea “<em>che, nel mondo successivo alla dissoluzione  dell’Urss, i conflitti violenti non vedranno più contrapporsi nazioni o gruppi  di nazioni, ma nasceranno dalle differenze culturali e religiose fra le grandi  culture</em>”.</p>
<p>Il professor <a title="Giovanni Sartori" href="http://www.giovannisartori.it/"><strong>Giovanni Sartori</strong></a>,  nella prefazione del volume di <a title="Pellicani " href="http://www.luissuniversitypress.it/site/it-IT/Scheda/default.html?SchedaID=13676"><strong>Luciano  Pellicani “Jihad: le radici”</strong>, edito dalla Luiss University Press</a> (12 €) lo cita nelle primissime righe per evidenziare questa sua acuta  osservazione, che a quasi vent’anni dalla pubblicazione induce ad una profonda  riflessione. Conflitto di civiltà? Huntington ritiene ed argomenta per il si,  mentre “<em>i politici rispondono quasi tutti di no</em>”. Perché mai così?  <strong>Sartori </strong>, come sempre ironico, li assimila con quella  “<em>vasta schiera di lieto pensanti, che vive sperando e muore  cantando</em>”.</p>
<p>E’ indubbia la verve umoristica del noto professore toscano, ma questa  stroncatura non poteva offrire miglior presentazione per il professor  <strong>Pellicani</strong>, titolare della cattedra di sociologia politica  presso la <strong>Luiss</strong>, già direttore di “<a title="Mondoperaio" href="http://www.mondoperaio.com/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=22&amp;Itemid=45"><strong>Mondoperaio</strong></a>”,  ed autore di questo volume edito alla fine del 2004.<br />
Si tratta di una ricca  lettura, senz’altro capace di indurre molte riflessioni. Si presenta con un  agile volumetto di meno di 100 pagine (altre 20, utilissime, sono di  bibliografia) pubblicato nella collana “Agorà”. <strong>Giovanni  Sartori</strong> chiude la sua presentazione con queste incisive parole: “  <em>Vorrei che questa raccolta diventasse un testo &lt;classico&gt; di  riferimento</em>”.</p>
<p><strong>Pellicani </strong>indica in apertura alcuni suoi lavori di  riferimento per la materia: su <strong>Mondoperaio </strong>due scritti del 1990  e del 2001 e poi altri due studi pubblicati nel 2002 (<strong>Dalla società  chiusa alla società aperta, Rubettino</strong>) e nel 2004 (<strong>Enciclopedia  del Novecento, Il terrorismo Islamico</strong>).<br />
Ineludibile è la con  nettezza con cui si evidenzia come la “<em>civiltà occidentale</em>” abbia  “<em>letteralmente assediato le altre civiltà e le ha poste di fronte ad una  sfida di immani proporzioni</em>”.</p>
<p>Ciò  appare evidente anche nel titolo del primo capitolo “<em>La guerra culturale fra  Occidente ed Oriente</em>” dove si spiega ripetutamente, con esempi e citazioni,  come di fatto la moderna civiltà industriale abbia in se un “<em>bacillo letale  per la religione</em>”. Infatti “ <em>uccide ovunque s’installa il senso del  sacro</em>”. Di conseguenza i fondamentalisti si sentono chiamati a proteggere  l’Islam dal Grande Satana. A loro dire ne consegue che la guerra santa dovrebbe  essere condotta “<em>senza quartiere sino all’instaurazione del governo di  Dio</em>”.</p>
<p>Davvero stimolante appare anche il secondo capitolo laddove diverse citazioni  di <a title="Claude Lévi-Strauss" href="http://www.emsf.rai.it/biografie/anagrafico.asp?d=31"><strong>Claude  Lévi-Strauss</strong></a> ci portano a conclusioni lapidarie. Ad esempio quando  scrive : “<em>… di colpo, mi sento etnologicamente e fermamente difensore della  mia cultura</em>”. Chi lo scrive ora noi ben sappiamo che ci ha spiegato per  primo e per tanti anni che non esiste una cultura che sia ontologicamente  superiore alle altre. Oggi questo assunto è divenuto terreno comune per tutti  gli etnologi.</p>
<p>Nel terzo capitolo viene sviluppato sempre il tema dell’Islam e  dell’Occidente partendo dalla rivoluzione di <a title="Khomeini" href="http://it.wikipedia.org/wiki/Khomeini"><strong>Khomeini</strong> </a>che,  come ricorderete, aveva cercato di arrestare, prima che fosse troppo tardi, il  processo di “intrusione” della civiltà moderna. Ciò era avvenuto eliminando  tutto ciò che inquinava la <strong>Umma, </strong>e <strong>Khomeini</strong> predicava ossessivamente ai suoi che non poteva esserci “<em>altro partito che  il partito di Dio</em>”. Questa fu una operazione devastante per tutti gli  intellettuali del mondo mussulmano: distruggendo il principio base della libertà  individuale, negava di fatto la possibilità di raggiungere sicurezza e  prosperità e quindi anche la felicità su questa terra.</p>
<p>Il lavoro del professor <strong>Pellicani </strong>termina con il capitolo  quarto, sul terrorismo islamico. Questo è incentrato, come subito s’intuisce,  sulla “<em>guerra santa</em>”, il <em>jihad</em>. Trattasi di una grande ed  assoluta battaglia concepita da <strong>Maometto</strong> come “<em>un dovere  religioso</em>”. “<em>Il jihad è il monachesimo dell’Islam</em>” recita un  <em>hadith</em>; così quelli che “<em>combattono sulla via di Dio</em>” saranno  destinati ad entrare immediatamente in paradiso. In quanto “<em>martiri della  fede, non muoiono veramente; essi continuano a vivere; cambiando solo forma di  vita</em>”: questa è la promessa del <strong>Profeta</strong>.<br />
Così anche la  chiamata alle armi, finalizzata ad uccidere i politeisti che “<em>Dio punirà per  mano vostra</em>”, come recita sempre il <strong>Corano</strong>, non è che la  lettura puntuale del messaggio del <strong>Profeta</strong>. Il tutto  finalizzato a distruggere i valori e le istituzioni della civiltà occidentale in  quanto dominata da “forze sataniche”.</p>
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