Elisabetta II da “defensor fidei” per la chiesa di Roma a passiva testimone della “propaganda fide” islamica.
“Zona controllata dalla sharia” Benvenuti nel califfato d’Inghilterra
Di Alessandro Carlini
Libero, 29 luglio 2011
L’estremismo islamico non dorme mai. Soprattutto nel Regno Unito, Paese che non fa molto per limitare la deriva integralista delle sue città e delle sue contee. E così dal progetto del “Londonistan”, di una zona della capitale “controllata” dai fondamentalisti, si è arrivati al sogno dell’«Emirato britannico», di una nazione «in cui sventola la bandiera nera dell’Islam a Downing Street». Queste parole arrivano da quello che è considerato il nuovo leader degli integralisti, il pachistano Anjem Choudary, che in passato ha rivelato proprio in un’intervista a Libero il suo progetto di “islamizzazione” del Regno Unito e perché no, anche dell’Italia un giorno. Dopo aver organizzato a Londra i “funerali” di Bin Laden, una manifestazione di fronte all’ambasciata Usa a cui hanno partecipato qualche centinaio di musulmani, l’ultima trovata del Predicatore sono i cartelli disseminati in alcuni quartieri della capitale, in cui si dice che lì viene rispettata la Sharia. E proprio in base alle legge islamica vengono “vietati” in quella zona l’alcol, la pornografia, la prostituzione, perfino la promiscuità e le feste troppo rumorose. Iniziativa del tutto illegale, anche perché esistono già le leggi britanniche per il mantenimento dell’ordine pubblico, ma che potrebbe riscuotere un certo successo nella numerosa popolazione islamica di quei quartieri. Basta ricordare che in molte parti del Regno la Sharia viene usata per risolvere molte controversie. Nel 2009 si contavano 85 corti islamiche, sparse in tutto il Paese e di sicuro, visto il successo, saranno aumentate in questi due anni. Fungono da “tribunali di arbitraggio” per i musulmani alle prese con problemi come il divorzio, la violenza domestica e le dispute finanziarie, e le loro sentenze hanno valore legale soltanto se approvate in seguito da un tribunale del Regno. Le autorità hanno fatto poco per contrastare questo fenomeno, preferendo non scatenare polemiche e rivolte nelle comunità islamiche. Ma si va anche oltre. In certi casi, anche nella civile Londra, vengono compiute violenze sulle donne, nascondendo il tutto dietro la cortina della religione di Maometto. Lo stesso Choudary è stato molto chiaro in proposito. Ha detto che si possono tranquillamente malmenare le mogli se violano le regole rigide della convivenza familiare. Meglio quindi che indossino sempre il velo islamico per non incorrere nelle ire del marito.
Così siamo arrivati fino ad oggi, fino a quei cartelli che recitano “State entrando in una zona controllata dalla Sharia¬Vige la legge islamica”. Le aree più interessate dal fenomeno sono i quartieri di Waltham Forest, Tower Hamlets e Newham, nell’est di Londra. Il timore delle autorità è che ci siano gruppi di integralisti, potremmo definirle “ronde islamiche”, che obbligano la gente a rispettare queste regole assurde. E pensare che l’organizzazione creata da Choudary, chiamata Islam4UK, è stata bandita dalla polizia, ma senza grossi risultati. «Con questa iniziativa – ha spiegato il leader musulmano – vogliamo gettare i semi per un Emirato islamico che sorgerà fra qualche anno». Scotland Yard è subito intervenuta e ha fatto togliere insegne e adesivi e avviato una serie di indagini per trovare i responsabili. Anche se si sa benissimo dove cercare, proprio a casa di Choudary. Che continua ad organizzare manifestazioni come quella in programma nel fine settimana, contro i movimenti di estrema destra ai quali si sarebbe ispirato lo stragista norvegese, Anders Breivik. E pensare che proprio il predicatore ha definito gli attentatori della Torri Gemelle come dei guerrieri, guidati da Allah.
