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Un colpevole silenzio ?

domenica, 10 gennaio 2010

Sulla strage di cristiani in Egitto e nel mondo c’è chi accusa le massime gerarchie cattoliche di colpevole silenzio. Lo fa una giornalista ebrea che non può ovviamente non paragonare questo comportamento a quello di Pio XII nei confronti del nazismo hitleriano. Ma forse tacciono perchè la vera preoccupazione dei gerarchi cattolici è quella di non perdere la necessaria alleanza dell’islam, compresi igli integralisti estremi, contro il loro vero nemico : la libertà di pensiero e di critica della Menzogna Globale . Una Menzogna di cui entrambi i sistemi religiosi sono i più potenti rappresentanti mondiali.

La Chiesa si ribelli contro il cieco odioi slamista
<http://www.fiammanirenstein.com/articoli.asp?Categoria=3&Id=2296>

*Il Giornale, 9 gennaio 2010*
di Fiamma Nierenstein
Da troppi anni si aspetta invano che «preoccupazione, tristezza, angoscia»
espresse ieri dal Papa dopo la strage di copti a Nagaa Hammadi, in Egitto,
si trasformino in una decisa levata di scudi, in una posizione politica
definitiva e scandalizzata in difesa dei cristiani nel mondo musulmano,
anche a costo di qualche rottura. Eppure, è senz’altro chiaro a un teologo
dell’importanza di Benedetto XVI, che l’islam non porrà fine al disastro in
omaggio ai sentimenti, persino se espressi in così alta sede.

L’odio islamista contro i cristiani è un odio teologico e oggi di profondo
significato strategico, un odio che ambisce alla sostituzione, che ha
lontane origini: basta pensare a come nel 1009 il sesto califfo fatimide Al
Hakim Bi Amr Allah ordinò la completa distruzione del Santo Sepolcro, poi
ricostruito nel 1048, o come, a Gerusalemme cent’anni, dopo la conquista
crociata i musulmani, tornati all’attacco, rimossero i siti cristiani dal
Monte del Tempio, proprio come i crociati avevano rimosso i loro.

Il volgere delle epoche si svolgeva sul filo della spada, e oggi purtroppo
non è diverso. L’impero ottomano, nonostante le sue zone di tolleranza e i
suoi angoli di convivenza, usava rapire i fanciulli cristiani specie
nell’area balcanica e indottrinarli per poi usarli spesso come giannizzeri.
Inutile dire che ovunque si sia disegnato il predominio islamico sempre la
condizione del cristiano è stata quella del dhimmi, minoranza sottoposta e
soggetta a leggi diverse da quelle create per i veri cittadini, i musulmani.
Oggi spesso si attribuiscono le aggressioni contro i cristiani a estremisti
o fondamentalisti, ma è un atteggiamento di comodo: il sentimento
anticristiano è diffuso ed elaborato, e il suo precipitato è sempre la
persecuzione in varie forme e a molte diverse latitudini. Naturalmente non
solo i musulmani, nel mondo, perseguitano i cristiani, ma è come per il
terrorismo: il massimo numero dei crimini è perpetrato da islamisti.

Si tratta, come accennavamo, della determinazione a sostituire,
cancellandone i rappresentanti e i riti, una delle due religioni che genera
l’islam. Non possono bastare a tranquillizzarci gli indubbi tentativi di
dialogo fra le tre religioni, gli spazi costruiti da qualche personaggio o
da qualche teorico di buona volontà. E non possiamo più condividere il
rifiuto della Chiesa di fronteggiare il problema con tutta la franchezza
possibile per paura che le minoranze cristiane subiscano ulteriori
persecuzioni.

Questo, piuttosto, crea situazioni paradossali e definitive, come lo
svuotamento progressivo di Betlemme dai suoi millenari cristiani (dal 90 al
25 per cento). La sua componente cristiana è stata ricattata, sfruttata,
intimidita, sottoposta a violenze morali e fisiche specie nella componente
femminile. Donne rapite, convertite per forza, sposate contro la loro
volontà, sottoposte al ludibrio pubblico e a persecuzioni per strada e in
casa per il fatto di andare a capo scoperto e con la gonna al ginocchio;
cittadini cristiani costretti a vendere i loro beni, casa, campo o bottega,
per un tozzo di pane; preti e civili messi in fuga per aver cercato di
rendere pubblica la loro sofferenza; riti disturbati, chiese vandalizzate.
Tutto questo è sempre stato inghiottito dalla Chiesa e sostenuto dalle
fragili spalle di qualche prete povero, le cui case abbiamo visitato.

La Chiesa ha commesso errori importanti nel sottovalutare la necessità di
condurre una guerra di idee, di alleanze politiche, di posizioni di forza
nei confronti della persecuzione contro i cristiani. Ancora è difficile
capire come di fronte all’invasione, al sequestro e al vandalismo
terroristico di una Chiesa importante come quella della Mangiatoia a
Betlemme, la Chiesa non si schierò apertamente contro i responsabili del
crimine e preferì prendere una strana posizione antisraeliana. Un esempio
palese del fatto che errori di questo genere sono stati letali lo si vede
nel fatto che specie il precedente patriarca di Gerusalemme, monsignore
Sabbah, con la sua terribile antipatia, per non dir di più, per lo Stato
ebraico, ha rafforzato, certo involontariamente, proprio quelle componenti
palestinesi che hanno portato a persecuzioni e stragi, specialmente nella
Gaza di Hamas.

Tre settimane fa, il reverendo Majed El Shafie, presidente
dell’organizzazione One Free World International, un’organizzazione di
diritti umani, ha accusato Hamas di distruggere le tombe cristiane
sostenendo che inquinano il terreno. Da tempo i leader cristiani a Gaza
vengono perseguitati da Hamas e costretti a nascondere il loro culto. Sono
noti gli attacchi dell’organizzazione Jihadia Salafia a istituzioni
cristiani, gli spari contro la scuola delle Nazioni Unite che permette agli
alunni di giocare insieme bambini e bambine, l’attacco a un centro biblico,
l’unico della regione, l’assassinio del proprietario Ramy Ayyad nel 2007, il
cui corpo fu trovato straziato di torture e crivellato di colpi, la
susseguente fuga della moglie con i bambini nell’West Bank.

Ma anche l’West Bank è testimone di persecuzioni di cristiani. Con attacchi
persino all’Ymca, nel nord West Bank, razziata e distrutta nel 2006 dopo
essere stata accusata di attività missionaria. Nazareth, Ramallah, ovunque
ci sia una componente cristiana il disprezzo è umiliante e sanguinoso. Il
mondo intero è testimone di questa inciviltà: secondo i dati del reverendo
Majed el Shafie nel 2009 sono stai uccisi più di 165mila cristiani per la
loro fede, fra i 200 e i 300 milioni vengono perseguitati, l’80 per cento
nei paesi islamici e, orribile a sentirsi, ogni tre minuti un cristiano
viene torturato. Se questi dati siano precisi, difficile saperlo. Certo,
immaginiamo che l’allarme che essi destano sia più forte nella Curia che in
qualsiasi altro luogo: ci aspettiamo di vederne nascere una battaglia
politica e morale.

3/1/10 – Barricate

sabato, 2 gennaio 2010

Cosa impedisce di prendere atto che in maniera irreversibile si è finalmente e pubblicamente dissolto il mito del bravo italiano? Perché è così difficile ammettere e riconoscere che è questo che è accaduto? Credo che ci sia una ragione e questa consista nel fatto che ammetterlo implichi di assumerci le responsabilità di ciò che facciamo (David Bidussa)

Riuscirà il cambio del calendario a portarci un periodo meno maleducato, ignorante, insolente, cafone, villano, zotico come quello appena trascorso?
Leggiamo sulla Padania, quotidiano del partito del ministro dell’Interno: “ci vuole un’altra Lepanto. La Chiesa nel 1571 seppe coalizzare la cristianità, mentre oggi certa Chiesa pare arrendevole, schiacciata com’è su posizioni solidaristiche che sono perdenti di fronte all’altrui aggressività”. Di fronte a tanta becera ignoranza è difficile rispondere anche se verrebbe da chiedersi a quale Chiesa si riferiscano i padani. A quella di Benedetto XVI che accoglie sotto il suo mantello dorato i lefevriani? O quella che disprezzando sentimenti e storia prova a santificare Pio XII? Ma forse i razzileghisti parlano di Dionigi Tettamanzi che ha insozzato le sue babbucce di velluto per visitare i carcerati, oppure di Crescenzio Sepe che ha proposto la riffa per i bimbi napoletani poveri, o addirittura del santopadre che si è recato a mangiare le polpette dei poveri alla superassistita mensa di sant’Egidio. Se i redattori della Padania fossero stati un po’ più acuti avrebbero potuto suggerire dove andare a combattere la nuova Lepanto. Scartata la Grecia che pare sia Europa, Leptis Magna? Oppure no che lì il capo è diventato amico degli italiani perché si riprende quelli che respingiamo.
Arrogantemente Vittorio Feltri su Il Giornale si è sbrigato a fare un pastiche tra Oriana Fallaci- terrorista nigeriano-immigrati clandestini per attaccare il presidente della Camera. “Fermiamo gli immigrati islamici. Mica vorremo assegnare la cittadinanza a gente tra la quale è probabile siano reclutati assassini potenziali destinati a distruggerci?” Piacerebbe chiedere a Feltri: perché, se hanno la cittadinanza non possono fare lo stesso i terroristi? E ancora, che legame può esserci tra un terrorista figlio di un ricco banchiere con bell’appartamento a Kensigton e i migranti che vengono a cercarsi condizioni di vita migliore e che spesso lasciano i loro paesi proprio per fuggire da sistemi teocratici?
Mettere in campo idee così pericolose – e consentitemelo così idiote – per una questione di cucina interna è veramente vomitevole. Questa politica dell’odio, schiumante veleno, che disprezza le rare eccellenze culturali del nostro paese per pura invidia e che utilizza la religione cattolica e i cattolici come una clava, che vive di paura e la trasmette, farà molti danni, specie nell’assenza totale di una credibile controparte. Spiace che nelle fiacche file della sinistra non si levino voci stentoree per chiedere politiche di integrazione che bonifichino quelle zone scure di sospetto che popolazioni diverse portano con sé. E avvilisce parecchio l’indifferenza con cui i politicastri guardano all’Iran, dove oggi ad essere messo alle corde è proprio quell’islam moderato col quale dovremmo aspirare a convivere. E se l’Europa, e magari anche l’Italia, facesse qualcosa per aiutare quell’onda giovane verde-islam a dare un calcio al regime degli ayatollah, sarebbe un modo serio per dare uno stop al terrorismo, altro che i vaneggiamenti xenofobi dei mitomani italiani.
Quanto alla politica interna, temo che ancora per un po’ dovremo subire i titoli di Feltri per blindare una leadership tenace ma morente. Ma il tempo sarà gentile, e prima o poi vedremo una destra simile a quella degli altri paesi europei. Cosa farà la stracca sinistra quando questi nuovi protagonisti avanzeranno?

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Guarda qui il libro intervista a Marco Pannella

http://www.nessundio.net/libri.htm

25/8/09 – L’intelligenza può combattere il fondamentalismo

martedì, 25 agosto 2009

In caminu s’accontzat barriu (Il carico si aggiusta durante il percorso, proverbio sardo)

Cosa impedisce di prendere atto che in maniera irreversibile si è finalmente e pubblicamente dissolto il mito del bravo italiano? Perché è così difficile ammettere e riconoscere che è questo che è accaduto? Credo che ci sia una ragione e questa consista nel fatto che ammetterlo implichi di assumerci le responsabilità di ciò che facciamo (David Bidussa)

Sam Harris, autore de La fine della fede, sostiene che il maggiore pericolo per il libero pensiero e la civiltà oggi sia il fondamentalismo islamico, ma che non bisogna sottovalutare il pericolo cristiano, entrambe fedi che negano la realtà tangibile, per la sofferenza che creano in obbedienza ai loro miti religiosi e per la loro fedeltà a un Dio di fantasia. Tuttavia lo studioso è ottimista e afferma che presto guarderemo ai tempi in cui si credeva in Dio come oggi guardiamo al periodo in cui si riteneva che la schiavitù fosse normale. E’ difficile condividere l’ottimismo di Harris da Roma, Italia, dove ancora si è culturalmente assolti se si spancia un giovane che bacia un amico, si accusa di leggerezza una ragazzina che denuncia lo stupro, o se ci si racconta di essersela cercata a un gruppo di persone morte in prossimità delle nostre coste. Molti commentatori, stimolati dalla plumbea atmosfera italiana cavalcata dalla Lega con l’apprezzamento di un numero ben più ampio del suo bacino elettorale, si sono convinti che qualsiasi musulmano viva sul nostro territorio sia lì pronto con la scimitarra per decapitarci. In occasione del ramadan, che per gli effetti della luna quest’anno è già arrivato e il prossimo anno arriverà ancora prima, sono insorti imprenditori che temono un calo nell’attività produttiva. Preoccupazione un po’ gonfiata se invece che ai pregiudizi ci atteniamo alle statistiche: grosse fabbriche, ad esempio in Francia, non hanno mai registrato una diminuzione della produttività durante le festività musulmane. Inoltre i sudditi di Allah che lavorano sono adulti e in grado di comprendere il loro stato di salute, e sono perfettamente a conoscenza che il corano offre una serie di deroghe al digiuno (versetto 184). Una tempesta in un bicchiere d’acqua che ha però eccitato gli istinti più bassi delle persone, accolti da qualche sindacato di categoria che, pronto a violare l’art. 3 della Costituzione, ha proposto liberatorie nelle contrattazioni. Il tutto nel silenzio dei (pochi) laici che dovrebbero avere a cuore la libertà religiosa. E’ innegabile che la fede islamica rimanda ad un universo di valori e di significati che investono l’intera esistenza della persona; non solo un insieme di concetti astratti, ma convincimenti dai quali derivano abitudini, costumi, abbigliamento… che scandiscono ogni atto della vita. Il confronto con le culture dei paesi europei non può non essere complesso, a tratti difficile, a volte impossibile. La secolarizzazione che è alla base delle società occidentali, dove la religione è una sfera separata dalla politica (con l’eccezione dell’Italia dove il Paese è ampiamente secolarizzato ma per convenzione e convenienza la classe politica tiene il piede in due scarpe) è assente nel pensiero musulmano più tradizionale. Molti degli immigrati che vengono in Italia portano con sé questa impostazione di fondo che si riflette nel modo di intendere la vita quotidiana e le relazioni sociali, decidendo le priorità alle quali uniformare le proprie scelte. Ma sono tantissimi quelli che invece preferiscono altri modelli, o che lasciano il loro paese per abbandonare una situazione che non condividono. Inchiodarli ad uno stereotipo, così come succede per noi italiani che abbiamo fama di arretrati bigotti mafiosi e mammoni, è ingiusto. La deputata Souad Sbai (Pdl), che ha a lungo collaborato con il Comune di Roma presso l’assessorato alla multietnicità (soppresso dal sindaco Alemanno), ha denunciato più volte inascoltata quanto la situazione delle donne muti arrivando in Europa, per effetto dell’isolamento in cui sono costretti i musulmani. Avendo lavorato per un periodo in quell’assessorato, posso testimoniare che mai sia arrivata una richiesta per aumentare luoghi di preghiera o separazione nelle scuole…, ma piuttosto spazi per incontrarsi nel tempo libero o campi per il gioco del cricket, incremento di autobus di collegamento con le periferie, sicurezza. Richieste non diverse da quelle che fanno (inascoltati) i romani. Invece di raccogliere le istanze dei lavoratori che vivono da noi, le istituzioni scelgono di parlare con i gruppi religiosi convinte di essere aiutate nella lotta al fondamentalismo. E così i laici vengono tagliati fuori da qualsiasi dialogo. Una possibile via di uscita potrebbe essere quella di avere regole certe per ogni cittadino (ovvio anche italiano) senza tenere in nessun conto né il paese d’origine, né la religione. Però anche la Chiesa deve fare un passo indietro, dalla intromissione nella scuola alla vita politica pubblica. Altrimenti come si può pretendere che i musulmani non avanzino richieste affini? Non saranno certo le croci utilizzate strumentalmente come simboli dell’identità italiana a fermare il mondo ai confini della penisola. Le religioni possono offrirci qualcosa solo se sono disposte ad accogliere ciò che l’occidente ha maturato e sancito come la soglia invalicabile, quella dei diritti umani.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Art. 3 della Costituzione italiana “Tutti hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.

http://www.loccidentale.it/articolo/
http://www.uaar.it/ateismo/opere/127.html
http://www.uaar.it/ateismo/opere/180.html
http://www.nessundio.net/blog/2009/07/28/2270/

Integralisti islamici assassini minacciano di morte un intellettuale laico.

sabato, 22 agosto 2009

Succede in Egitto dove Sayyed al Qimni rischia seriamente di essere ammazzato a causa di alcune osservazioni “laiche” giudicate blasfeme. Questa è la fine che aspetta noi atei, o anche semplicementei laici, anche in occidente non appena gli stessi integralisti musulmani criminali avranno un sufficiente seguito numerico.

Notizia tratta da il Giornale

articolo di sabato 22 agosto 2009

E il Voltaire d’Egitto finisce nel mirino degli integralisti

di Redazione
Il Voltaire egiziano si chiama Sayyed al Qimni. E ora rischia la vita. Minacciato di morte e citato in giudizio, l’intellettuale vive isolato nella sua casa, sotto scorta. Laico convinto, Al Qimni è nel mirino dell’estremismo islamico, da quando è stato insignito di un Premio dello Stato, a giugno. In Egitto, dove l’islam è religione di Stato, molti ritengono la laicità un’eresia, sinonimo di ateismo e di costumi dissoluti. La stessa decisione del ministero della Cultura di assegnare il prestigioso Premio per le scienze sociali a colui che sostiene la necessità di tenere distinti Stato e religione ha scatenato la rabbia di numerosi islamici. Il premio ha puntato di nuovo i riflettori su Qimni, 62 anni, riaccendendo una vecchia polemica sui suoi scritti di carattere sociale sulla fede musulmana. Migliaia di imam lo hanno dichiarato un apostata, decretando di fatto la sua condanna a morte. Youssef al Badri, uno sceicco noto per i suoi attacchi agli intellettuali, ha giurato che intende fargli ritirare il premio, associandosi poi a un gruppo di 20 avvocati che accusano lo studioso di aver falsificato il suo diploma di dottorato. Senza dimenticare le minacce di morte che gli arrivato regolarmente al suo indirizzo di posta elettronica: «Al cane Sayyed al Qimni. Giuro su Dio che se la incrocio lungo il mio cammino, verserò il suo sangue». Il timore è che possa fare la fine di Farag Foda, l’intellettuale egiziano che criticava il fondamentalismo, assassinato nel 1992.

Le religioni non sono tutte uguali…

sabato, 25 luglio 2009

alcune sono peggiori delle altre. E l’islam è la peggiore di tutte. (Aforisma di Giulio C.Vallocchia).
E a quanto pare c’è qualcun altro che la pensa così.

Segnalazione del nostro amico Marcus Peometheus

20 2009 Totalitarismo ed
identità<http://www.diavolineri.net/ospitalieri/2009/07/20/totalitarismo-ed-identita/>

di Bisquì
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Quattro ragazzi algerini si faranno 4 mesi di galera perché si sono fatti
pescare mentre fumavano una sigaretta durante il Ramadan.
Quattro anni fa un ragazzino iraniano di 12 anni è stato frustato a morte
per essersi rifiutato di rispettare il digiuno del ramadan. Mentre lui
agonizzava sua madre si è messa a urlare ed è stata cacciata a calci e sputi
da un paio di guardiane della rivoluzione.
I quattro algerini invece hanno avuto la botta di lato B di far parte
dell’Islam laico e moderato, quindi tra pochi mesi potranno portare le loro
terga, abbondantemente fruite da detenuti e agenti di custodia, fuori dal
carcere.
Se arriveranno  fino a un internet point potrebbero per esempio guardare la
regina Raina di Giordania che parla di quanto è bello l’Islam, intelligente
e spirituale, su you tube, e si scaglia contro gli ignobili pregiudizi che
lo calunniano.

I totalitarismi garantiscono dal dolore della mancanza di un’identità, che è
un dolore e garantiscono l’illusione della superiorità che è uno dei
maggiori piaceri esistenti in natura.
Il secolo ventesimo ha visto un primo scontro tra i sistemi democratici e
liberali e il nazifascismo, che garantiva un’identità e una superiorità
genetica. Il secondo scontro è stato con il comunismo sovietico e cinese: la
superiorità morale.
In questo momento lo scontro è con l’Islam ed è uno scontro mortale, da cui
i popolo liberali e democratici usciranno annientati se non ritroveranno la
loro anima: la difesa dei diritti dell’individuo e solo dell’individuo. Uno
stato decente non difende le religioni. Uno stato decente combatte le
religioni che opprimono l’individuo.
Dove il coraggio di combattere per l’individuo è perso, allora non resta ai
popoli che avevano avuto il privilegio di creare il concetto stesso di
libertà, che il destino di diventare un popolo di schiavi o un popolo di
morti.
L’assassinio del regista olandese Theo Van Gogh, la distruzione della vita
dello storico francese Robert Redereck, le vicende delle ( bellissime)
vignette danesi, l’impossibilità di vedere film come Submission o Obsession
dimostrano come la libertà dell’Europa è già stata calpestata con gli
scarponi chiodati dall’Islam, e dell’ infinite schiere dei suoi aspiranti
servi. La creazione di corti islamiche in Inghilterra che applicano la
Sharia e che non condannano i mariti islamici che massacrano di botte le
mogli dimostra come il fatto che in concetto che la legge sia uguale per
tutti si è inginocchiato davanti all’Islam. Nessuno si illuda: stiamo
subendo un processo di colonizzazione. Questa colonizzazione si avvale di
quattro pilastri: la demografia ( data la maggiore natalità e l’immigrazione
tra quaranta anni l’Europa sarà a maggioranza musulmana, e quindi, come ci
ricordano il Gran Mufti di Londra e quello di Parigi, vigerà la Sharia) la
coercizione e la minaccia fisica ( il terrorismo, le minacce e gli omicidi
di chi osa opporsi all’Islam. Ho l’onore di essere tra i minacciati), il
vittimismo e la criminalizzazione della vittima. È l’ occidente che è
cattivo e non sottosta al dovere di amare e rispettare l’Islam, questa
religione così intelligente e spirituale.
Uno stato democratico applica le stesse leggi a tutti i suoi cittadini e
questo è tutto. Uno stato democratico non è il paradiso, non è la Giustizia
assoluta e nemmeno la felicità. Uno stato democratico è uno stato che
applica le stesse leggi, fatte dalla maggioranza, a tutti e basta.
Per uno stato democratico che i suoi cittadini o le loro religioni siano in
contrasto con quelle leggi, deve essere di interesse uguale a zero.

*La vita delle donne che credono ( cioè islamiche) è dolore*.
Aisha, terza moglie del profeta Maometto, sposata quando lei aveva otto anni
e lui 50. Questa bambina stuprata è riuscita a farci arrivare la sua voce.
Per lei la vita è stato dolore e basta. Chi crede nell’Islam crede nel
diritto di un cinquantenne di mettere le mani sulle cosce di una bambina di
otto anni, divaricarle e penetrare con il suo pene nella vagina troppo
piccola di lei, coprendo con il suo peso, la sua puzza di cinquantenne, ma
sua bocca sdentata e il duo alito il suo corpo di bambina. Dato che il
profeta Maometto ha sposato una bambina, il matrimonio con bambine di 8 anni
è permesso, o raccomandato come nelle parole dell’Aiatollah Komeini, in
quasi tutti i paesi islamici. La frase di Aisha è riportata dai commentatori
islamici perché le donne dell’islam capiscano che il dolore della loro vita
è la norma. Persino la moglie preferita di Maometto ha avuto una vita che è
stata dolore e solo dolore e loro che si aspettano? L’islam ritiene che
questo stupro sia giusto? I margini di dialogo davanti a un uomo di 50 anni
che introduce il suo pene nella vagina di una bambina di 8 anni è che crea
una religione sono dannatamente limitati: o si è favorevoli e si diventa
complici del carnefici, anzi dei carnefici, o si è contro. Contro fino alla
morte, senza se e senza ma. Contro.

*Gli Ebrei sono maiali*.
Affermazione del Profeta Maometto lui stesso medesimo, prima di sterminare
gli Ebrei dell’Arabia per il rancore di non averlo riconosciuto come Messia.
L’accusa agli ebrei era di aver ingannato lo stesso Dio scippandogli il
titolo di popolo eletto che invece toccava agli arabi. Nella loro comica e
cosmica ignoranza della storia la maggior parte degli intellettuali, termine
di etimologia ignota, perché mi sembra poco verosimile che possa derivare
dalla parola intelletto, fanno risalire l’antisemitismo islamico
all’esistenza dello stato di Israele. Idioti. È il contrario. È lo stato di
Israele che è stato creato come unico ratio per salvare gli Ebrei
dall’Islam. “L’islam è una religione creata da un leader genocidario, osceno
e pedofilo. ” per questa affermazione un ragazzo afgano di 23 anni è stato
messo a morte. Noi abbiamo il diritto di ripetere questa affermazione? Noi
abbiamo il dovere di ripetere questa affermazione. È sufficiente un’unica
pecora nera perché l’affermazione che tutte le pecore sono bianche sia
falsa. È sufficiente un solo dissidente, e nell’islam ce ne sono migliaia
che vanno verso la morte pur di dire la verità su Maometto e l’orrenda
religione che ha creato, che l’affermazione ” è la loro religione, è la loro
civiltà” sia falsa, l’osceno belare degli utili idioti, innamorati del
proprio ombelico, che dopo essersi schierati per decenni dalla parte dei
carnefici sovietici e cinesi ora si scherano giulivi come fringuelli dalla
parte dei carnefici islamici. Chi afferma che ” le religioni vanno
rispettate” sta calpestando con gli scarponi chiodati la vita e il martirio
di Mohamed Taha e di tutti i dissidenti islamici, giganti del coraggio e del
pensiero.
Le religioni vanno rispettate. Davvero? Ma chi l’ha detta ‘sta idiozia?
Socrate e Gesù Cristo sono andati a morte per essere rifiutati di rispettare
la religione del sonno Giove che mette le corna alla moglie. L’idiozia che
le religioni vanno rispettate, tutte, senza che sia necessario dimostrare
che sono rispettabili non è in verbo, ma l’affemazione di un pugno di
burocrati dell’ONU nel 1994. Nessuno si sognerebbe do mancare di rispetto al
Buddismo, per esempio, non perché abbiamo paura di punizioni o di atti
terroristici, ma perché dal Buddismo sta venendo una tale lezione di forza,
compassione e coraggio che non possiamo che inginocchiarci. L’affermazione
sul necessario rispetto alle religioni è stata creata per difendere le
religioni totalitarie, l’Islam, e il fiume di quattrini che sta arrivando
dall’Arabia Saudita non è certo marginale nella schieramento delle anime
candide.

*Il nazismo ha due anime, tedesca e islamica ( Affermazione fatta da Adolf
Hitler Berlino 22 11 1941*.
In quella terribile data il Gran Muftì di Gerusalemme, la più alta autorità
sunnita, dichiarò che il Nazismo e l’Islam avevano gli stessi valori e gli
stessi nemici, affermazione discutibile per quanto riguarda l’Islam laico e
tutti i tentativi di riforma a cominciare da quello del sudanese Mohamed
Taha, ma purtroppo innegabile per l’ islam integralista, Wawabismo sunnita e
il Khomeinismo sciita. In cambio dello schieramento di tutto l’Islam, Siria,
Giordania, Iran, Irak e Egitto, a favore di Hitler il progetto iniziale
dell’espulsione degli Ebrei fu sostituita dallo sterminio, uno sterminio
completo come quello compiuto dal Profeta Maometto sulle tribù israelite
dell’Arabia, ree di aver rifiutato di riconoscerlo come Messia . La
soluzione finale risale al febbraio del 1942. Il tale occasione fu anche
fondata la XIII divisione SS, la divisione bosniaco palestinese, per
intenderci erano quelli che andavano a massacrare i partigiani serbi con il
Corano sotto braccio e seguivano la prescrizione ( è contenuta nella Sura
numero nove di segare gambe e braccia ai nemici dell’Islam. Sempre nella
stessa occasione Hitler e Himler si scusarono con il Gran Mufti di
Gerusalemme, perché questa ignobile Europa giudaico cristiana aveva osato
fermare l’Islam a Vienna. A proposito di Vienna, qualcuno ricorda la data in
cui l’assedio fu spezzato? L’11 settembre. Certo. L’11 settembre 1683 il
monaco italiano Marco d’ Aviario [ ma soprattutto il Re di Polonia con la
sua leggendaria carica di cavalleria Polacca e Lituana] con 80000 uomini
spazzò via l’assedio di Vienna: 300.000 tra cavalieri e fanti [turchi
islamici]. Senza quella vittoria non avremmo avuto Kant. Non è un caso che
la tecnologia, dalla vaccinazione al cellulare, dall’energia atomica alla
resezione epatica secondo Tong Tan Tun, si sia sviluppata dove le religioni
sono incerte( Giudaismo, Cristianesimo, Buddismo), dove abbiano dei margini
per il dubbio e la rielaborazione filologica. Solo dove la filologia è
permessa si sviluppa la filosofia. Senza filosofia non c’è pensiero
scientifico, senza pensiero scientifico non può esserci pensiero
tecnologico. Il Corano è dettato, non ispirato. Non è permessa nessuna
rielaborazione filologica. Il corano si impara a memoria e basta. L’islam
vieta le narrazioni ( l’unica che è riuscita a formarsi, nonostante i
divieti, Le mille e una notte è attualmente vietata nella maggioranza degli
stati integralisti), vieta il pensiero scientifico, perché la realtà
appartiene a Allah ed è una mancanza di rispetto esplorarla. Vieta la musica
( Allah il misericordioso verserà piombo fuso nelle orecchie di coloro che
in vita avranno ascoltato musica ) Islam vuol dire sottomissione. L’islam
vieta la libertà.
L’ identità islamica è fortissima e totalitaria. Chi è islamico è islamico e
basta.

*Noi li sgozzeremo tutti, li sgozzeremo tutti fino all’ultimo bambino*.
Noi sgozzeremo anche i feti nelle madri.( Yassir Arafat Algeri 1985). Martin
Luther King ha affermato che tra tutte le forme di razzismo la più ignobile
e la più atroce, ancora più ignobile e atroce del suo popolo in catene era
quella che negava il diritto all’esistenza del piccolo stato di Israele,
perché senza quello stato gli Ebri avrebbero continuato a essere soggetti a
genocidio. Nel ’400 a Costantinopoli la popolazione Cristiana era il 100%.
All’inizio del secolo scorso la popolazione residua cristiana in tutta
l’Anatolia era il 30%. Il genocidio degli Armeni e le successive
persecuzioni hanno portato attualmente la popolazione cristiana in Turchia
allo 0,6 %. Chi ricorda che la Siria è la seconda culla della Cristianità?
Le trecento chiese più antiche sono in Siria. Costantinopoli è una delle tre
città sante della Cristianità. Il nord Africa è una delle culle della
Cristianità: Sant’Agostino è nato in Libia, che allora era verde, il granaio
dell’impero. La sostituzione del maiale con il   montone, che desertifica
perché il suo morso strappa l’erba, e il taglio delle foreste per fabbricare
le navi dei pirati saraceni, (quelle che per 10 secoli, dal nono al
diciannovesimo secolo hanno depredato le coste dell’Europa meridionale e in
particolare dell’Italia Meridionale, facendo schiava la mia gente) hanno
causato la desertificazione.
Pakistan e soprattutto Afganistan sono le culle del buddismo. In Afganistan
la originaria popolazione, gli Azara, che hanno i caratteri somatici simili
ai cinesi, islamizzati a forza, sono tutt’ora gli esseri inferiori rispetto
alla popolazione Pasthun, ed gli Arabi con i caratteri semiti. Gli ultimi
due buddisti erano in pietra, risalivano al terzo secolo dopo Cristo e lo ha
fatti saltare Osama Bin Laden, così si è esercitato per le Torri Gemelle. Il
Bangladesh era la culla dell’Induismo, ma di induisti non ce ne sono più.
Gli islamici ne hanno massacrato solo mezzo milione: gli altri dieci milioni
circa sono diventati profughi e il mondo non li ha visti perché era troppo
impegnato a guardare i palestinesi. Eppure quando un popolo genocidario è
sconfitto  è stato scelto il male minore.

11/7/09 – Quando prevale il fanatismo

sabato, 11 luglio 2009

Oggi sarà emessa la sentenza nei confronti di Youssof Fofana che nel 2006 ha rapito, stuprato e ucciso il francese Ilan Halimi perché ebreo. Il corpo bruciato di Halimi venne ritrovato, a tre settimane dal suo sequestro, nella periferia parigina. Il pm ha chiesto il massimo della pena per Fofana che, però, conta su un collegio di difesa coi fiocchi e anche una certa comprensione. Infatti l’assassino e i suoi complici hanno sostenuto che il rapimento di Halimi è stato determinato dall’odio sociale che l’ebreo in quanto tale porta con sé e dalla prepotenza e aggressività di Israele nei confronti dell’islam. Cioè l’antisemitismo e lo sprezzo della democrazia.
Il collegio di difesa è composto da Emmanuel Ludot, già coordinatore del collegio di difesa di Saddam Hussein e da Isabelle Coutant-Peyre, moglie del terrorista Carlos “lo Sciacallo”, nella prima parte della sua vita farfugliante e sedicente comunista, poi convertitosi all’islam. Carlos guidò il commando palestinese che assassinò gli atleti israeliani alle olimpiadi di Monaco. Ilan Halimi era un 21enne commesso in un negozio di telefonia mobile, rapito perché ricchissimo come tutti gli ebrei. Accortosi dell’abbaglio il rapitore ha infierito in modo orribile su Halimi, con l’aiuto dei suoi amici.
Ucciso a Parigi, a solo 21 anni, perché ebreo. Da Informazione Corretta

Vows of Silence è il documentario del giornalista Jason Berry presentato al FictionFest di Roma. Chissà se mai potremo vederlo nella tv per la quale paghiamo il canone conoscendo il fanatismo fideista dei suoi dirigenti. Il documentario è la storia della setta dei Legionari di Cristo fondata dal pedofilo messicano Marcial Maciel, sottoposto a due inchieste da parte del Vaticano, morto nel 2008 dopo essere stato invitato a non parlare più in pubblico. Berry accusa Giovanni Paolo II di aver protetto padre Maciel perché capobastone di ben 60mila fedeli e in grado di portare cospicui fondi alla chiesa. Benedetto XVI da cardinale aveva chiusi entrambi gli occhi, ma ora ha avviato una terza indagine dopo aver ascoltato 50 testimoni. Padre Maciel oltre ad essere l’artefice di numerosissime molestie, ha formato parecchi seminaristi con un metodo che potrebbe esser definito lavaggio del cervello. Insieme al regista ha presentato il documentario Jose Barba Martin, ex seminarista e abusato, che ha deciso di parlare solo nel ’94, quando sentì il papa accreditare come esempio padre Maciel.

Grazie ad astruse alchimie, verrà trovato un inghippo per tenersi le indispensabili badanti, il nostro welfare che, beninteso, ci paghiamo da noi. Sia chiaro però, niente pizzaioli, idraulici, muratori, contadini, solo badanti e solo donne. Che sia chiaro poi, che se il datore di lavoro trovasse sul mercato una badante a miglior prezzo, potrà licenziare condannando l’immigrato a lasciare il paese. Da oggi quindi niente pretese, né giovedì libero, né aiuto “de amica rumena” per pulire i vetri, né, tanto meno, ferie retribuite. Altrimenti fuori, marsc, te ne torni a casa. In conclusione aveva ragione il ministro Maroni, bisogna essere cattivi. E del resto, che questa è casa nostra lo sapevamo, altrimenti perché alzare la voce solo quando il depuleghista Salvini ha ipotizzato che i napoletani non usano il sapone e silenzio totale per la proposta di apartheid sulla metro?

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Civiltà islamica.

sabato, 20 giugno 2009

Notizia pescata in una mailing list.

Roma. All’indomani dell’11 settembre 2001, le televisioni di tutto il mondo
trasmisero un video di propaganda di al Qaida. Si vede un drappello di
terroristi che fa irruzione in una casa, marcia sotto lo stendardo nero, si
addestra e spara contro un bersaglio. E’ una croce cristiana. Come quella
piccola, di legno, che portava al collo Ishtiaq Masih. Immaginate di
percorrere in autobus la valle pachistana del Punjab. Vi fermate per una
sosta in una locanda. Ordinate un tè. Poi andate a pagare e il proprietario
nota che portate la croce al collo, perché siete uno dei tanti cristiani
pachistani, come il vescovo anglicano Michael Nazir-Ali. Alcuni scagnozzi
islamici vi dicono che all’ingresso del locale c’era una insegna che
avvertiva: “Qui serviamo soltanto musulmani”. Avete reso “impura” una tazza
da tè riservata ai musulmani. Iniziano a colpirvi con bastoni e sassi,
implorate pietà. Morirete poco dopo per le lesioni. E’ successo a Ishtiaq.
Undici anni fa, in occasione dell’apertura in Vaticano del sinodo dei
vescovi dell’Asia, Joseph Coutts, vescovo pachistano di Hyderabad, pronunciò
parole tragiche sui cristiani orientali: “L’atteggiamento predominante nei
paesi islamici è quello di considerare i cristiani come ‘dhimmi’, traditori.
L’islam non può e non deve essere messo nelle stessa categoria
dell’induismo, del buddismo, dello shintoismo. L’islam è una forza
politico-religiosa con tendenze espansionistiche”. Pochi giorni prima la
relazione di Coutts, il vescovo di Faisalabad John Joseph si era sparato
alle tempie davanti a un tribunale in cui era stato condannato a morte un
cristiano accusato di blasfemia. Oggi, come allora, le ciglia del mondo
libero si sono abbassate sulla tetra sorte dei cristiani nei paesi islamici.
La loro persecuzione sistematica è oggi accompagnata da un silenzio assoluto
e connivente da parte della comunità internazionale, degli attivisti dei
diritti umani, dei mass media e delle organizzazioni non governative. Pochi
giorni dopo che Papa Ratzinger aveva parlato di “stato palestinese”,
militanti islamici deturpavano settanta tombe di cristiani palestinesi.
Accade nel villaggio di Jiffna, non lontano da Ramallah, il regno
dell’Autonomia palestinese di Abu Mazen. La Madonna di Jiffna, vandalizzata
alla testa e alle mani, è il simbolo di quella che Benjamin Sleiman,
arcivescovo cattolico di Baghdad, ha chiamato “l’estinzione della
cristianità in medio oriente”. Dalla Prima Guerra mondiale dieci milioni di
cristiani sono stati costretti a emigrare da tutto il medio oriente. E come
spiega Monsignor Philippe Brizard, direttore generale dell’Oeuvre d’Orient,
la celebre organizzazione francese dedita ai cristiani del medio oriente,
“la radicalizzazione dell’islam è la principale causa dell’esodo cristiano”.
I territori palestinesi un tempo erano al venti per cento cristiani, oggi lo
sono al cinque. Nel 1920 in Turchia vi erano due milioni di cristiani, ne
rimangono solo alcune migliaia. All’inizio del secolo scorso i cristiani
costituivano un terzo della popolazione siriana; oggi meno del dieci per
cento. Nel 1932, i cristiani costituivano il 55 per cento della popolazione
libanese, oggi sono sotto la soglia del 30. In Iran è in corso la fase più
oscurantista dei rapporti fra il cristianesimo e la Rivoluzione islamica, da
quando nel 1979 l’ayatollah Khomeini chiese la chiusura immediata delle
scuole cristiane e concesse a tutti i religiosi stranieri un mese di tempo
per lasciare il paese. Al Parlamento iraniano si dovrà ora votare una legge
che prevede la pena di morte per chi, nato da padre musulmano, decida di
convertirsi. Persino sul frontespizio del “Ketob-e Ta’limate Dini”, il
manuale di religione usato dai cristiani, campeggia ancora la foto di
Khomeini. E’ in corso la pulizia etnica dei popoli indigeni del medio
oriente. La tanto decantata eterogeneità mediorientale si ridurrà alla
piatta monotonia di un’unica religione, l’islam, e a una manciata di idiomi.
Alcune delle vittime trucidate lunedì nello Yemen appartenevano a una
missione evangelica. In un comunicato diffuso a marzo, dopo un attentato
contro un altro gruppo di sudcoreani, i qaedisti avevano spiegato in modo
chiaro la loro posizione: “Portano la corruzione nella nostra terra e
giocano un ruolo pericoloso nella diffusione del cristianesimo”. Intanto
l’International Christian Concern ha reso noto che il corpo di un giovane
cristiano pachistano è stato ritrovato martirizzato in un canale di scolo
del Punjab. Si chiamava Litto e si era innamorato di una giovane musulmana.
I fratelli della ragazza gli avevano imposto di convertirsi all’islam. Litto
si è rifiutato. Lo hanno pugnalato allo stomaco e ai genitali. Intanto a
Karachi, una delle grandi metropoli pachistane, un bambino cristiano di
undici anni, Irfan, veniva giustiziato alle tempie davanti alla chiesa. A
rendere nota la notizia è stato Mario Rodriguez, il direttore delle
Pontificie opere missionarie in Pakistan, che ha lanciato un appello al
mondo: “I talebani si aggirano minacciosi nei quartieri cristiani di Karachi
terrorizzando le donne e invitando la gente a convertirsi all’islam, pena la
morte”. A Quetta una scuola pentecostale è stata chiusa dopo una minaccia di
attentato kamikaze. A Bannu Cantt una storica chiesa intitolata a San
Giorgio è stata attaccata, le Bibbie bruciate, la croce smembrata e l’altare
distrutto. Dopo gli attacchi ai cristiani i guerriglieri se ne vanno
lasciando simili scritte sui muri delle chiese: “Taliban zindabad” (Lunga
vita ai talebani), “Islam zindabad” (Lunga vita all’islam) e “Christians
Islam qabol karo” (Cristiani, convertitevi all’islam”). I non-musulmani
devono pagare una tassa ai talebani se vogliono restare a vivere nelle loro
case. La “jizya” imposta a cristiani, indù e sikh consiste in un versamento
annuale di mille rupie a testa, poco più di otto euro; sono esentati donne,
bambini e handicappati. Tutte i membri delle minoranze devono pagarla per
avere il diritto alla vita, altrimenti sono costretti ad abbandonare le case
e i villaggi in cui vivono da sempre. Si chiama Nermeen Mitry l’ultima
ragazzina copta rapita e convertita a forza all’islam. E’ stata recuperata
il giorno stesso dalla sua famiglia, che aveva lanciato le sue ricerche per
ritrovarla. Nermeen era stata rapita nel villaggio di El Mahalla da un
musulmano, Hossam Hamouda, con la complicità della zia Leila Attia. Un
centinaio di islamici, armati di spade e di bastoni, hanno attaccato i
cinque membri della famiglia della ragazza e hanno lasciato il villaggio
soltanto dopo che i copti erano stati costretti a riconciliarsi con l’autore
del rapimento. “Per ogni colpo che ci davano, cantavano ‘c’è un solo Allah’.
Ci tiravano fuori dall’automobile dicendoci ‘uscite! seguaci della religione
del cane!’”. Due cristiani copti sono stati appena uccisi a Hagaza, sulle
rive del Nilo, mentre tornavano dalla chiesa. Questo accadeva mentre al
Cairo, non lontano dal villaggio copto, Barack Obama pronunciava le sue
altisonanti parole sul rispetto reciproco. E’ dal Cairo che è fuggita nel
1955 Bat Ye’or, in ebraico significa “Figlia del Nilo” ed è l’autrice del
best seller “Eurabia” (Lindau). Per le stesse edizioni è appena tornata in
libreria con il saggio “Il califfato universale”. E’ la cronista della
“dhimmitudine”, la sorte dei non musulmani nell’islam. Oriana Fallaci
riprese nei suoi scritti la parola “Eurabia” e diede a essa una risonanza
mondiale. “Cos’è la dhimmitudine? E perché nessuno ne parla? Sono due
domande per me legate”, dice Bat Ye’or al Foglio. “La dhimmitudine è parte
del jihad, è una condizione teologica, politica e giuridica. L’oppressione e
la persecuzione degli infedeli, compresi ebrei e cristiani, è la giusta
punizione riservata ai ‘kuffar’ (infedeli) che rifiutano di riconoscere la
verità dell’islam. Sono ‘popoli vinti’, vittime del jihad, spossessati della
propria storia, cultura, identità, tradizione, non hanno riferimenti, hanno
perduto la propria storia, come i copti in Egitto. Si sentono inferiori ai
musulmani, vengono cacciati alimentando il sentimento di sottomissione e
inferiorità, diventano umili. E’ un sentimento di vulnerabilità permanente.
Per oltre un millennio, il jihad ha costituito la forza militare e politica
che ha sottomesso e, nella maggior parte dei casi, annientato le civiltà
zoroastriana, cristiana, indù e buddista in Africa, Europa e Asia. Tutti
questi aspetti hanno trasformato questi popoli. Se si va da loro a spiegare
la dhimmitudine, rifiutano questa visione, hanno paura, sono condizionati
alla subalternità. Non si mettono in relazione di eguaglianza ai musulmani.
E’ lecito affermare che la negazione delle sofferenze delle vittime del
jihad e dell’imperialismo islamico è una forma di razzismo che scaraventa i
perseguitati in una umanità di serie B”. Perché non se ne parla? “Perché il
mondo islamico, rappresentato dalla Organizzazione della conferenza
islamica, che è una sorta di califfato moderno, non accetta che si critichi
il jihad, come guerra perfetta, e la dhimmitudine. Perché il jihad, la
sunna, la sharia, tutto l’islam è perfetto, non criticabile. L’umiliazione
dei cristiani e dei dhimmi non può essere criticata. L’occidente ha paura
del califfato e vive alla sua ombra. La dhimmitudine è una storia proibita
in Europa. E così finiamo per essere incapaci di aiutare il mondo islamico
nella critica della politica verso i non musulmani. Siamo noi a obbligare il
mondo islamico a continuare in questa direzione. Non si deve parlare della
dhimmitudine, per anni io stessa sono stata boicottata perché volevo parlare
di questa storia. Ci sono musulmani che mi hanno ringraziato perché ho
raccontato la dhimmitudine. C’è chi, come Obama al Cairo, si pone
nell’atteggiamento verso il mondo islamico non per proteggere i cristiani,
ma per ragioni politiche, economiche, tattiche. Poi ci sono cristiani che
vivono nel mondo islamico, i sopravvissuti del mondo arabo, e che hanno
paura di finire in pericolo perché queste comunità vivono in situazione di
grande vulnerabilità. Prima di pubblicare i miei scritti ho chiesto il
permesso ai miei amici egiziani. Ero pronta a non pubblicarli, sapevo che
avrei potuto metterli in pericolo. Ma mi hanno detto: ‘Se non lo scrivi,
siamo persi’”. Bat Y’or racconta l’attuale clima d’odio e persecuzione.
“L’Egitto conserva la legge che punisce l’apostasia con la morte; i
cristiani convertiti all’islam non possono ritornare al cristianesimo;
coloro che ‘denigrano’ l’islam vengono arrestati; i copti, costantemente
sfiancati, minacciati, umiliati, sono costretti ad abbandonare la loro
antica patria; per costruire e riparare le chiese è necessario un permesso,
che raramente viene concesso; i cristiani vengono spesso attaccati, i loro
negozi saccheggiati e le donne rapite. Gli ebrei originari dell’Egitto, che
tornano da turisti nei luoghi di una presenza ultramillenaria, non sono
neanche autorizzati a fotografare le vestigia della loro storia. La
religione bahái non è riconosciuta e i suoi seguaci sono privati dei loro
diritti. Queste leggi millenarie derivate dalla sharia vengono applicate in
tutti i paesi musulmani in modo più o meno severo. La condizione di
dhimmitudine trasformò popoli liberi e maggioritari nei loro paesi, creatori
delle civiltà più raffinate e potenti della loro epoca, in minoranze
amnesiche di superstiti sottomessi all’umiliazione, all’insicurezza e alla
paura nelle loro patrie islamizzate, infarcite delle rovine della loro
storia. La colonizzazione islamica operò la distruzione di popoli e culture
indigene attraverso conquiste, riduzione degli abitanti in schiavitù,
espulsioni, espropri, massacri, conversioni forzate e dhimmitudine, vale a
dire un insieme di leggi discriminatorie e umilianti non molto dissimili
dall’assoggettamento”. Oggi la dinamica e l’ideologia che diedero impulso a
queste trasformazioni sono ancora attive a tutti i livelli. “Ma pochi
riescono a distinguerle fra i mutamenti attualmente in corso in Europa,
poiché ne ignorano la storia e i meccanismi. Oggi la storia della
dhimmitudine, e cioè l’analisi delle interconnessioni politiche, economiche
e sociali che condussero ineluttabilmente i popoli bersaglio del jihad al
decadimento e alla disgregazione, è una storia proibita in Europa. Questo
occultamento è motivato dal rifiuto degli stati musulmani di riconoscere la
loro storia fatta di imperialismo, colonizzazione, riduzione in schiavitù e
oppressione come hanno fatto gli storici e gli stati europei e statunitensi
rispetto al loro passato. E’ molto importante dunque avere il coraggio di
parlarne, altrimenti saremo noi, il mondo occidentale, i prossimi dhimmi.
Questa sarà la nostra punizione, perché siamo stati insensibili alla
sofferenza dei nostri fratelli. Io credo nella giustizia, se non siamo
generosi verso quella storia di persecuzione, il nostro egoismo verrà
punito”. A Dubai ci sono addirittura duemila cristiani originari di Gaza.
Profughi indegni persino di essere menzionati, come gli ebrei fuggiti in
massa dai paesi arabi. Chi conosce il nome di Rami Ayyad? Era il direttore
dell’unica libreria cristiana di Gaza, legata all’organizzazione protestante
Palestinian Bible society. E’ stato pugnalato a morte. I fratelli lo hanno
dovuto sollevare sopra un carro funebre senza croce che lo portava al
cimitero di san Porfirio. La moglie Pauline ha scritto una lettera
bellissima. Si intitola “Al mio dolce marito, martire Rami Ayyad

E questi sarebberi i musulmani moderati ?

mercoledì, 8 aprile 2009

Da http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=115&sez=120&id=28897

Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli

HA RAGIONE RAMADAN, CHI SI BATTE PER I DIRITTI UMANI E’ EVERSIVO NEI CONFRONTI DELL’ISLAM

Tutti conoscete Tariq Ramadan, il “grande teorico” dell´Islam europeo (cioè di Eurabia). Bene qualche giorno fa è uscito sui giornali di tutt´Eurabia (in Italia sul dalemiano “Riformista”) un suo fondamentale saggio in cui sosteneva che l´insistenza dei paesi occidentali per inserire fra i diritti umani quello degli omosessuali di non essere perseguitati per il loro orientamento sessuale fosse una congiura ai danni dell´Islam. Tutte le religioni sono contro l´omosessulaità, argomentava Ramadan, fedele alla memoria del nonno fondatore in Egitto dei “Fratelli musulmani”. (Spiace dovergli dare torto proprio su questo punto religioso, ma molte correnti cristiane ed ebraiche non sono affatto intolleranti dell´omosessualità, dagli anglicani agli ebrei conservative e liberal; certo, il Vaticano ha votato con i paesi arabi all´Onu contro i diritti degli omosessuali…) Tutte le religioni sono contrarie, l´Islam applica le sue leggi, l´Europa difende gli omosessuali solo per imbarazzarla. Be´, Ramadan ha ragione: che ci siano religioni intolleranti lo sappiamo, in Israele gli estremisti religiosi hanno cancellato le fotografie delle donne ministre sui loro giornali, il Papa ha continuato negli ultimi tempi la sua lotta contro i preservativi e la libera scelta sulla fine vita. Non sono d´accordo, ma sono fatti loro: in Occidente le religioni repressive si esprimono, parlano, sono piuttosto invadenti, ma non agiscono.  Non vogliono o non possono toccare le persone. L´Islam invece  – e oggi solo l´Islam – impicca gli omosessuali (in Iran), lapida le adultere (in Africa, o quanto meno le condanna a decine di frustate in Iran e Pakistan), proibisce alle donne la guida delle automobili (in Arabia Saudita) e l´istruzione (in Afganistan e nelle zone tribali del Pakistan), impedisce la libertà di espressione (i fumetti danesi, i romanzi di Rushdie). Coi fatti, col sangue, non con le parole. Sì, ha ragione Ramadan, chi si batte per i diritti umani, quelli veri, non la versione taroccata antisraeliana dell´Onu, è eversivo nei confronti dell´Islam. Difendere l´Islam come sta oggi dappertutto porta necessariamente a contrapporsi ai diritti dell´uomo. Peggio per l´Islam. O peggio per noi, se non sapremo difenderci non solo dai tipi come Ahamdinejad, ma anche da quelli come Ramadan.

Ugo Volli

Le religioni non sono tutte uguali,

giovedì, 12 marzo 2009

… alcune sono peggiori della altre. Guardate un po’ in Darfur qual’è la peggiore di tutte.

L’Islam dei cani neri in Darfur

. da Il Foglio del 11 marzo 2009, pag. 4

di Giulio Meotti

I nomi di questi villaggi sono come spilli nella cartina della più
spaventosa faida intraslamica dopo l`Algeria. Zabuni; 82 morti; Kondoli, 44
morti; Nouri, 136 morti; Kenya, 57 morti; Tunfuka, 26 morti; Millebeeda, 59
morti. A Mukjar, il “Ground Zero del Darfur”, dozzine di fosse comuni.
“Dov`è la rabbia musulmana sul Darfur?” ha chiesto ieri sul Wall Street
Journal Ahmet Alibasic, docente alla facoltà di Studi islamici di Sarajevo.
In Darfur ci sono stati oltre 200 mila morti. Quattro volte il numero dei
morti delle guerre bosniache, per le quali Radovan Karadzic è a processo
all`Aia. Ma il teatro della tragedia non è l`Iraq occupato, né la piccola
cittadina bosniaca lacerata dai serbi. La preda nera e il cacciatore arabo
in Darfur pregano entrambi rivolti alla Mecca. Ma sul Darfur musulmano non
si è alzata la voce scandalizzata di al Jazeera e al Arabiya, nessuna
denuncia di leader musulmani nelle sedi internazionali, nessuna rabbia di
piazza come sulle vignette danesi. Il maggior chiasso l`hanno causato i tour
della compassione delle star di Hollywood. La ferocia dissimulatrice di
Bashir si è saldata alla nostra stanca profferta di africaneria. Il Darfur è
finito nel dimenticatoio e con le vittime anche la natura etnico-religiosa
del conflitto. Dopo l`ennesima strage Cesare Mazzolari, vescovo della
diocesi di Rumbek, nella savana sudanese dove i culti animisti convivono con
la croce, ha detto che “l`islam ci sta invadendo e se non facciamo qualcosa
ci sconfiggeranno. Li paragono al diavolo”. In Sudan storicamente c`erano
due tipi di islam: quello del Darfur e delle popolazioni nere che si rifà
alla “tidjania” e mescola islam e tradizioni africane; e quello del nord
legato al mondo arabo. Ma. nemmeno i nordisti erano fanatici tagliagole,
fino a quando non è andato al potere il governo Bashir, già colpevole di un
genocidio di cristiani negli anni Novanta. Pechino li ha armati e Riad ha
esportato la sua feroce interpretazione wahabita dell`islam. Appena eletto,
Bashir cacciò i giudici non musulmani e applicò la sharia in molte parti del
paese. Poi lanciò il jihad nel Darfur. Khartoum voleva spazzar via il culto
della setta Ti janiya: i suoi seguaci non hanno velleità teocratiche e
costituiscono una bestemmia per l`islamismo. Niall Ferguson sul Telegraph è
stato uno dei primi a indicare la natura religiosa del conflitto. A Lobonok,
le milizie di “janjaweed” hanno ucciso dodici fra uomini, donne e bambini.
Prima di andarsene convertirono tutti all`islam, fecero indossare la jellaba
bianca ai ragazzi e imposero loro dei nomi arabi. Gli abitanti giustiziati
si erano rifiutati di convertirsi all`islam. Nel 1992 sei imani pro
governativi di Khartoum avevano emesso una fatwa che bollava come “infedeli”
e “apostati” i sufi e gli animisti. “L`islam ha garantito di uccidere
entrambi”. Fu l`inizio delle stragi di “cani neri”. Nabil Kasseem ha girato
un documenta- sul “jihad a cavallo”: donne stuprate davanti ai figli,
villaggi distrutti dai “diavoli neri”, pozzi e piantagioni avvelenate,
vecchi dilaniati, bambini e bambine deflorate, convertiti all`islam o
rivenduti come schiavi nei mercati del medio oriente. Le Nazioni Unite hanno
appena reso noto un dossier con le fosse comuni. A Urm lanciarono razzi su
una moschea sufi durante un funerale. 42 morti. Inseguirono l`imam, Yahya
Warshal, e lo uccisero sotto gli occhi del figlio. Bruciarono le copie del
Corano, bollate come “impure”. Le vittime avevano una fede pulita ma
contaminata di animismo. Alla fine, 190 mila morti in più di Srebrenica.
Quattro anni fa il New York Times ha pubblicato nella pagina riservata alle
opinioni alcune foto del Darfur. Uno scheletro ha i polsi legati dietro la
schiena, pantaloni calati alle ginocchia, ultima testimonianza della
violenza sessuale. Ci sono le mani ammanettate di un`adolescente bruciata
viva. Poi una bambina guarda con gli occhi sbarrati il cielo e i suoi
assassini. Quattro anni fa forse era presto per dirlo. Oggi si può parlare
della più grande guerra civile islamica del nostro tempo.

Come l’islam sta conquistando l’ Europa,

martedì, 10 marzo 2009

….e si prepara a farci un culo così. . Altro che il bacio della sacra pantofola ! Per noi liberi pensatori, che in occidente da circa tre secoli non veniamo più bruciati vivi sui roghi, si preparano i patiboli previsti dalla legge coranica per chi nega l’esistenza di quella fantomatica entità soprannaturale chiamata Allah.

Il Foglio- Giulio Meotti: ” Goodbye Churchill “

Migliaia di accademici boicottano le università israeliane, organizzazioni governative invitano a non comprare merci ebraiche, gli insegnanti hanno l’obbligo di insegnare l’islam, il primo parlamentare europeo viene bandito, una casa editrice ritira un libro su Maometto, apologeti della sharia “consigliano” Downing Street, alcuni storici vengono cacciati a pedate dalle università, artisti ritirano le opere per paura, la chiesa di stato apre alla legge islamica e boicotta Israele, il multiculturalismo si trasforma in fabbrica di kamikaze. Siamo nella nuova Inghilterra. E la lista della vergogna non si esaurisce qui. L’islamismo più violento domina nelle strade e nelle moschee, mentre nella politica e nella cultura è l’antisemitismo più sfacciato, nato spesso in seno alla sinistra progressista, a farla da padrone. Come quando il poeta di Oxford, Tom Paulin, dice che i coloni ebrei “dovrebbero essere fucilati”, o quando un filosofo dell’University college di Londra, Ted Honderich, sostiene che i palestinesi hanno “il diritto morale” di far saltare in aria gli ebrei. A febbraio c’è stato l’arresto il diplomatico Rowan Laxton, esperto di medio oriente, capo del South Asia Group al ministero degli Esteri e già vice ambasciatore in Afghanistan. Era in palestra e quando ha visto in tv le immagini di Gaza ha gridato: “Fottuti israeliani, fottuti ebrei”. Ha detto che i soldati di Tsahal “vanno spazzati via dalla faccia della terra”. Ieri l’ambasciata inglese a Tel Aviv ha annullato la costruzione del nuovo edificio, perché la ditta edile aveva partecipato alla realizzazione di insediamenti israeliani. E’ ripreso il boicottaggio delle università ebraiche, mentre organizzazioni umanitarie come “War on Want”, che riceve oltre un milione di sterline dal governo, promuovono la criminalizzazione di Israele. L’Unione delle università e dei college, che rappresenta oltre un milione di dipendenti pubblici nel Regno Unito, ha votato per rescindere ogni legame con Israele, l’unico stato del medio oriente dove vige completa libertà accademica. Stando al rapporto “Teaching Emotive and Controversial History”, voluto dal ministero dell’Istruzione, in molte scuole inglesi la menzione dell’Olocausto è stata rimossa con la scusa che “insulta” la popolazione musulmana. E’ in questo clima che da giorni 400 fra accademici, scienziati e premi Nobel chiedono al Museo della scienza, la più prestigiosa istituzione scientifica britannica con tre milioni di visitatori ogni anno, di boicottare la giornata israeliana della scienza. Un evento organizzato dalla Federazione sionista a cui partecipano migliaia di studenti. I leader del boicottaggio si chiamano Jonathan Rosenhead della London School of Economics, Steven Rose della Open University, lo storico Charles Jenck, l’architetto Walter Hain e Ian Gibson, il massimo studioso di Federico García Lorca già capo della commissione scientifica della Camera dei Comuni. Pezzi da novanta della cultura anglosassone. Nella giornata della scienza israeliana si sarebbe parlato di cose come la clonazione del gene p53 (uno dei più importanti geni oncosopressori), del trapianto di midollo osseo per la leucemia, dell’enzima coinvolto nell’Alzheimer, del farmaco Copaxone per la sclerosi multipla, di un apparecchio che aiuta a ripristinare l’utilizzo di mani paralizzate, del programma di chirurgia neurologica dell’Israel Hadassah Medical Center che ha eliminato le manifestazioni fisiche del Parkinson con una tecnica di stimolazione del cervello. Di questo si doveva parlare nella giornata della scienza. Ma in un paese dove il sindacato dei medici ha votato l’espulsione di Israele dalla World Medical Association. A ruota il sindacato giornalisti, che rappresenta 40 mila professionisti, ha aderito al boicottaggio. L’università israeliana Bar Ilan fa sapere che un boicottaggio “silenzioso” è in atto da tempo. Il presidente dell’ateneo, Moshe Kaveh, lo chiama “terrorismo accademico”. Richard Seaford, classicista inglese della Exter University, rivela di aver praticato per anni “un boicottaggio informale”, rifiutando pubblicazioni israeliane. Dalle élite inglesi in questi anni non è stato mai promosso un boicottaggio del Sudan stragista di Bashir, dello Zimbabwe di Mugabe, del Myanmar che uccide i monaci, della Corea del Nord da cui svaniscono gli handicappati, dell’Iran negazionista e omofobico o dell’Arabia Saudita che esporta odio. Fu invece con una procedura lampo alla vigilia della pasqua ebraica, allo scopo di escludere dal voto i membri ebrei, che l’esecutivo della Associazione inglese degli insegnanti (40 mila soci) ha approvato il boicottaggio di due università israeliane: Haifa e Bar Ilan. Nessuno stato aveva mai subito un simile odio ideologico. Neppure nel periodo più cupo della Guerra fredda si era mai pensato di interrompere le relazioni scientifiche con l’Urss. A Manchester la professoressa Mona Baker, firmataria dell’appello contro l’appuntamento israeliano al Museo della scienza, ha licenziato Miriam Schlesinger della Bar Ilan University, dimessa a forza dalla direzione di The Translator, e Gideon Toury della Tel Aviv University, cacciato dalla direzione dei Translation Studies Abstracts. Due studiosi ebrei costretti alla disoccupazione in quanto cittadini d’Israele. Accade in Inghilterra. Accade oggi. Il boicottaggio ha una centrale nell’università di Leeds. Da lì provenivano gli attentatori del 7 luglio che fecero cinquanta morti a Londra. E lì si è consumato uno dei casi più clamorosi di soppressione della libertà d’espressione. Matthias Küntzel, grande esperto di antisemitismo iraniano, doveva tenere una lezione. Ma l’ateneo si arrese alle minacce islamiche e al boicottaggio che aveva chiamato Küntzel “schiavo di Israele”. Anziché aumentare la protezione del professore, è stato cancellato l’evento. “Ho sempre pensato all’Inghilterra come a un paese meraviglioso, l’unico ad aver resistito all’invasione nazista”, ha detto Küntzel. Le università inglesi sembrano essersi arrese da tempo nella battaglia fra civiltà e barbarie. Mentre le scuole confessionali islamiche sono industrie d’intolleranza. La King Fahd Academy di Londra, con i suoi 520 allievi e una retta annuale di 1.500 sterline, è la più prestigiosa accademia islamica del Regno Unito. La sua direttrice, Sumaya Alyusuf, ha confermato che nella scuola si usano manuali in cui gli ebrei vengono definiti “figli di maiali e scimmie” e s’insegna ai giovani che ucciderli è lecito. Quando Colin Cook, insegnante musulmano della King Fahd, ha protestato per il tipo di lezioni, un dirigente della scuola gli ha risposto: “Questa non è l’Inghilterra, è l’Arabia Saudita”. Recita il libro di testo: “Gli ebrei sono scimmie, il popolo del Sabato; i cristiani sono maiali, gli infedeli della comunione di Gesù”. Alla King Fahd andavano anche i figli di Abu Qatada, predicatore islamico che nel ’99 lanciò una fatwa per uccidere gli ebrei. Le accademie inglesi sono anche fabbriche di kamikaze. Il Centro per la coesione sociale, specializzato in sondaggi, riporta che dei novantamila studenti musulmani che frequentano le università, un terzo giustifica l’omicidio in nome della religione. Il medico Bilal Abdulla, nato in Gran Bretagna, era la mente della cellula che oltre a sfondare un vetro dell’aeroporto di Glasgow con un fuoristrada carico di esplosivo, il 30 giugno 2007, tentò, fallendo, di far esplodere due autobombe davanti a una discoteca di Londra. E’ un perfetto cittadino britannico, da una famiglia fra le più laiche di Baghdad e con una florida carriera in medicina a Londra. La sua storia è un epitaffio sull’integrazione anglosassone. Architetti, urbanisti e ingegneri che lavorano in progetti israeliani sono bollati come “complici dell’oppressione”. La chiesa anglicana ha deciso di ritirare i propri investimenti da quelle aziende che traggono profitti dalla presenza israeliana nei Territori. Il patologo di Oxford Andrei Wilkie ha rifiutato ogni richiesta di dottorato proveniente da Israele. Il boicottaggio non è virtuale. Paul Zinger dell’Associazione scientifica d’Israele ha rivelato che più di settemila ricerche scientifiche vengono mandate da Israele all’estero ogni anno. La maggior parte delle quali oggi torna indietro con la motivazione: “Ci rifiutiamo di esaminare i documenti”. Citandone solo uno, Oren Yiftachel dell’Università Ben Gurion s’è visto rifiutare una ricerca con una nota che lo informava che il giornale destinatario, Political Geography, non accetta niente dallo stato degli ebrei. Da Londra il boicottaggio si è esteso a tutta Europa. Ingrid Harbitz, ricercatrice della Scuola di veterinaria di Oslo, si è rifiutata di spedire un campione di sangue al Goldyne Savad Institute di Gerusalemme. Professori di Harvard e del Massachusetts institute of technology firmano appelli per disinvestire da Israele e una settimana fa Hermann Dierkes, il candidato di sinistra alla guida di Duisburg, città tedesca di 500mila abitanti, ha promosso il boicottaggio delle merci israeliane. L’inquisizione accademica fa pendant con la capitolazione all’invasività della cultura islamica. E’ di mercoledì la notizia, riportata dal Daily Mail, che il nuovo codice per i professori prevede l’insegnamento dell’islam. Poiché la direttiva del General Teaching Council si applicherà anche alle 2.300 scuole cattoliche e alle 4.660 anglicane, la chiesa romana è sul piede di guerra. Nel frattempo il governo di Gordon Brown si è dovuto scusare per aver introdotto nelle scuole una lezione di educazione civica dal titolo A brief presentation on the 7/7 bombings from the perspective of the bombers”: simulazione scolastica dal punto di vista di un kamikaze islamico. Un funzionario pubblico di fede musulmana, Azad Ali, presidente della Civil Service Islamic Society, è appena finito nello scandalo per aver diffuso email in cui incitava a uccidere soldati inglesi in Afghanistan e accusava Brown di collusione con “lo stato terrorista israeliano”. Anche Asghar Bukhari, presidente del Muslim Public Affairs Committee, organo di consulenza del governo inglese definito “egregio” dall’ex ministro Jack Straw, è al centro di una inchiesta per aver detto che “ogni musulmano che combatte Israele si guadagna il paradiso, perché non c’è oppressore più grande sulla terra dei sionisti”. Mentre i ricchi inglesi vanno al Royal Court di Londra a vedere lo spettacolo antisemita di Caryl Churchill, l’Observer, settimanale di sinistra, denuncia che mai c’erano stati tanti attentati antisemiti. 270 casi nei primi due mesi dell’anno, contro i 27 nello stesso periodo nel 2008: luoghi ebraici vandalizzati, graffiti pro jihad che invitano a “uccidere gli ebrei”, attacchi fisici per strada. A Birmingham venti studenti hanno aggredito l’unica alunna ebrea della scuola, gridando “morte agli ebrei”. Mentre venti giorni fa Michael Bookatz stava tornando nella sua casa a Londra quando è stato pestato a sangue. “Questo è per Gaza”, gli hanno gridato. Stando all’inchiesta di Melanie Phillips, la giornalista corsara di “Londonistan”, il 37 per cento dei musulmani considera gli ebrei inglesi come “legittimi bersagli della lotta in medio oriente”. Mentre l’imam Omar Bakri prometteva kamikaze contro Paul McCartney, colpevole di voler suonare in Israele, una nota casa editrice inglese doveva ritirare “The Jewel of Medina”, il libro dell’americana Sherry Jones sulla terza momoglie di Maometto. Per sottolineare la nuova voga, poi, una bomba molotov è stata lanciata contro il proprietario della casa editrice Gibson Square. L’imam Anjem Choudhary ha anche lanciato una fatwa: il libro è “un insulto al Profeta” e chi lo farà circolare sarà passibile di morte. L’artista inglese Grayson Perry, che ha fama di dissacratore, aveva recentemente confessato di essersi autocensurato per non fare la fine di Theo van Gogh, il regista olandese assassinato per aver girato un film sulla donna nell’islam. Anche la Tate Gallery ha ritirato l’opera “God is great” di John Latham. Motivo: mostrava Bibbia, Corano e Talmud tranciati in due. In nome di un approccio religiosamente corretto, Brown ha proibito ai ministri di utilizzare il vocabolo musulmano per il terrorismo. I funzionari pubblici non potranno dire “terrorismo islamico”, giacché l’espressione presupporrebbe un offensivo legame fra la violenza e la fede musulmana. Nel frattempo le corti della sharia lavorano a pieno ritmo su divorzi e dispute finanziarie. A Nuneaton l’eredità di un padre non è stata divisa equamente fra le tre figlie femmine e i due maschi, perché così vuole la sharia. Come in Arabia Saudita. Era stato Rowan Williams, capo della chiesa anglicana, a dire che l’introduzione della sharia era inevitabile e desiderabile. Anche il presidente della Corte Suprema, Lord Phillips, ha espresso un parere simile. Quattro dipartimenti governativi (Lavoro e Pensioni, Tesoro, Fisco e Dogane, Interni) hanno poi riconosciuto la poligamia. Intanto, per ammansire la tigre, la polizia inglese sta arruolando donne poliziotto di fede islamica nel Leicestershire. Andranno in giro con il velo integrale. Poco potranno fare per i tanti Nissar Hussein, 43 anni di Bradford, che i fratelli musulmani hanno minacciato di bruciare vivo poiché ha osato convertirsi al cristianesimo. L’aggressione avveniva mentre il deputato olandese del Partito per la Libertà, Geert Wilders, all’aeroporto di Heathrow veniva costretto a tornarsene a casa. E’ bastata la minaccia di Lord Nazir Ahmed, parlamentare britannico di fede musulmana che aveva promesso di portare “diecimila fedeli” davanti al Parlamento. In Gran Bretagna non era mai successo che si chiudesse la frontiera a un parlamentare europeo. E tutto questo avveniva negli stessi giorni in cui Yusuf al Qaradawi, apologeta degli uomini bomba bandito dagli Stati Uniti, otteneva il permesso di sbarcare. All’inizio delle operazioni a Gaza, proprio quel Qaradawi benvenuto in Gran Bretagna aveva esclamato: “Oh Allah, colpisci gli ebrei, i nemici dell’islam. Oh Allah, non sprecarne neppure uno, uccidili fino all’ultimo”. E’ vero che Israele non sarebbe mai sorto se non fosse stato per uomini come Winston Churchill e David Lloyd George. E’ vero che il cancelliere Lord Ashley, un devoto evangelico che riformò il lavoro in fabbrica, la schiavitù e gli orfanotrofi, sosteneva di essersi ispirato all’Antico Testamento e che per questo doveva servire la causa sionista. E’ vero che il ministro delle colonie, Joseph Chamberlain, diceva che “l’antica città del popolo di Dio sta per riprendere un posto fra le nazioni”. Ma quell’Inghilterra non esiste più. A mostrificare Israele sono stati il sindacato giornalisti che influenza ciò che gli inglesi apprendono dai media, la chiesa che stabilisce quel che ascoltano dal pulpito ogni domenica, il sindacato dei docenti che controlla ciò che ogni mattina i ragazzi imparano nelle scuole e il sindacato dei dipendenti pubblici che influenza le decisioni dell’apparato politico- burocratico. Cos’altro resta? “Gli ebrei hanno creato un monopolio accademico”, recita una lettera del premio Nobel per la fisica Johannes Stark. Per questo andava boicottata l’intellighenzia ebraica. La lettera fu pubblicata nel 1934 da Nature, la principale rivista scientifica britannica. Quattro anni dopo Stark pubblicò un altro articolo in cui attaccava la fisica ebraica. Il direttore di Nature, Richard Gregory, si disse “felice” di poter dare a Stark l’opportunità di “rendere note al mondo queste teorie scientifiche”. Anche qui nasce la vergogna della cultura inglese.