Tutto cambia tranne il cuore umano, dicono i vecchi saggi. Ma si sbagliano (D. de Rougemont)
Surtout pas trop de zèle (Talleyrand)
Il Presidente della Repubblica incontrando il segretario di Stato vaticano Tarcisio Bertone ha sostenuto che l’impegno della Chiesa nella vita sociale è essenziale per la società italiana. Ha dimenticato però di dire quanto costa questo essenziale a ogni italiano, anche a quei tanti che non sono interessati all’acquisto. Intanto ieri i romani hanno avuto il primo assaggio del colonialismo natalizio da parte della Santa Sede, con la città bloccata per la consueta passeggiata papale alla statua dell’immacolata in piazza Mignanelli (restaurata qualche anno fa dallo stilista Valentino, non tanto per devozione ma perché nella piazza c’era la sede del suo atelier e lo irritava la colonna nero carbone). La rai ha seguito la diretta della preghiera, ma nonostante l’appassionata retorica il vaticanista De Carli, ha fallito il miracolo dei pani e dei pesci mostrando una piazza vuotina ma un sindaco (e consorte) in preda all’orgasmo davanti al santopadre.
Niente bagno di folla per Benedetto XVI, ma i suoi grattacapi non finiscono qui. Infatti questo venerdì saranno a rapporto il cardinale Sean Brady, primate d’Irlanda e monsignor Diarmuid Martin arcivescovo di Dublino, per discutere degli abusi sessuali nelle scuole cattoliche. Sarà esaminato il rapporto Murphy , cioè l’inchiesta su quanto accaduto negli istituti cattolici di Dublino negli ultimi dieci anni. Dai vari rapporti e resoconti è emersa una specie di complicità tra la Chiesa e le istituzioni governative che hanno spesso archiviato le denunce delle vittime. Sembra che il papa voglia fare un repulisti, tardivo ma comunque utile e apprezzabile.
Sarà stato perché le celebrazioni dei vent’anni della caduta del muro avevano dato troppo lustro a Berlino che i media vaticaliani hanno deciso di relegare alle brevi l’ennesima notizia alla città tedesca. Eppure la capitale dell’ateismo, secondo la definizione del cardinale Walter Kasper, dal prossimo anno santificherà le feste, per cui la domenica sarà vietato lo shopping. Lo ha stabilito una sentenza della Corte costituzionale con questa motivazione “un semplice interesse economico dei mercanti e l’interesse dei consumatori non sono abbastanza fondamentali per giustificare le eccezioni di apertura dei negozi”. Le chiese e i sindacati felici, il sindaco Klaus Wowereit* annuncia contromisure. Avremmo gradito sentire qualche commento per questi ultrà della santa domenica; ci consoliamo con la polizia e il sindaco di Gerusalemme che reprimono, anche un po’ violentemente, i pochi ma tignosi ultraortodossi che pretendono il riposo sabbatico per supermercati e piscine. Tov yalla bye, come dicono i giovani israeliani che salutano almeno in tre lingue.
Intanto si vedono parecchi piumini-sciarpe-guanti viola (ametista, ciclamino, indaco, lavanda, lilla, malva, melanzana, mosto, porpora, prugna) per le strade, e non si sa se esprimano antiberlusconismo o solo empatia per un colore finalmente sdoganato dalle grinfie della quaresima. Quello che di più fastidioso rimane dell’ondina viola è la sicumera di alcuni di aver smosso il mondo essendo i depositari della verità (tutti papi nel senso di pontefice), e i politici di sx che “stanno col movimento” da mignatte, succhiando linfa senza neanche prendersi lo scomodo di crearsi un movimento (ergo una idea) da soli. Indipendentemente dal colore della nostra sciarpa, siamo in parecchi a volere un governo diverso dall’attuale, magari mettendo in campo idee senza sentirci ogni volta tacciati di intelligenza col nemico (intelligenza?) se non sposiamo il giustizialismo , la delazione, il gossip moralistico. Ci piace il corsivo di Francesco Piccolo sull’Unità “…siamo in tanti, la pensiamo in maniera diversa su tante cose, ma siamo costretti a stare sempre insieme con forcaioli, violenti, reazionari, comici diventati messia, gente che starà bene soltanto quando vedrà tutti in galera, altri che fanno una satira di serie c, altri che mandano mail a tutto il mondo con barzellette su Berlusconi o sull’altezza di Brunetta. Dicono, è Berlusconi che ci costringe a farlo. Ecco, è esattamente questa conclusione che respingo con tutta forza: non voglio essere peggiore di quello che sono, perché lo sarei da 15 anni e ancora per qualche anno, suppongo. E si può essere peggiori in modo cosciente, e addirittura volontario, per un giorno o per una settimana, ma non per un Ventennio”.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it
* 13/10/08 – Ritratto di (signor) sindaco
http://www.nessundio.net/blog/2009/12/09/3195
