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A Catania, che è una città che ha diverse cose belle, c’è lo strano quartiere Librino. Progettato negli anni ’60 da Kenzo Tange assomiglia ai quadri di De Chirico, ma invece dei manichini è abitato da persone “difficili”. Roberta Torre, la regista milanese ma che innamorata della Sicilia è diventata siciliana, ha ambientato a Librino il film che verrà presentato alla Mostra di Venezia il 3 settembre nella sezione Controcanto. I baci mai dati racconta la storia di una 13enne, Manuela (Carla Marchese), che si inventa di aver visto la Madonna. In breve viene circondata da questuanti, persone che gli chiedono grazie, guarigioni, lavori, numeri del lotto. Patisce la sua popolarità la parrucchiera (Piera Degli Esposti), che prima del prodigio di Manuela era la fattucchiera di fiducia del quartiere. Donatella Finocchiaro è la madre della ragazzina che fiuta subito l’affare, veste la figliola di suora e si mette alla cassa. La regista Roberta Torre ha consigliato Finocchiaro di ispirarsi ai vestiti sempre sopra le righe e mal portati della provincialotta Simona Ventura.
Nel 1997 Torre portò alla Mostra del cinema di Venezia il premiatissimo Tano da morire che vinse il premio De Laurentiis per l’opera prima (ebbe anche due Nastri d’argento e un David di Donatello). Tano da morire ridicolizzava la mafia, I baci mai dati prende in giro alcuni aspetti religiosi legati alla credulità.
Roberta Torre dice che la fede è una cosa seria e si definisce credente anche se non cattolica. Cresciuta in una famiglia atea ma interessata al soprannaturale, ritiene di essere stata miracolata. Qualche anno fa è uscita illesa dalla sua auto slittata su una lastra di ghiaccio, scesa dall’auto si è appoggiata al guard rail e una vettura l’ha mancata per un pelo.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it
