Articoli marcati con tag ‘hamas’

7/4/11 – Ripensamenti

giovedì, 7 aprile 2011

“Dopotutto, si nasce sempre nell’epoca sbagliata. Ma se nessuno può scegliere l’epoca in cui è destinato a nascere, questo non significa che ne debba accettare le depravazioni come inevitabili” (Yosef Hayim Yerushalmi)

Richard Goldstone in un suo articolo riportato sul Washington Post, fa una inaspettata retromarcia sull’operazione piombo fuso. L’articolo di Goldstone http://moked.it/blog/2011/04/04/12097/ è purtroppo ignoto alla maggior parte dei lettori italiani: in molti hanno preferito astenersi dal parlarne per non andare contro le loro prese di posizioni ideologiche-politiche.
Scrive Goldstone: “oggi sappiamo molto di più su quello che è successo nella guerra di Gaza del 2008-2009 di quanto sapevamo quando ho presieduto la Missione d’inchiesta nominata dal Consiglio dei diritti umani. Se avessi saputo allora quello che so adesso, il Rapporto sarebbe stato un altro documento”. E aggiunge: “ho trovato crimini contro l’umanità sia da parte di Israele che da parte di Hamas ed è per questo che ho deciso di avviare le indagini. Ma alla luce dei nuovi documenti è diversa l’intenzionalità, perché i crimini commessi da Hamas sono stati voluti, perché i suoi razzi sono stati consciamente e indiscriminatamente indirizzati contro obiettivi civili, al contrario di quanto successo con i soldati israeliani”. Viene anche rilevato che Israele “ha dedicato notevoli risorse per indagare sulle oltre 400 accuse di cattiva condotta nei confronti di Gaza, mentre Hamas non ha condotto nessuna indagine sui lanci di razzi contro Israele” . Questo non assolve nessuno, perché la mediazione dovrebbe venire prima delle armi. Ma è equo riconoscere che Hamas a Gaza ha usato ideologicamente la popolazione civile come uno scudo umano da frapporre alle forze armate israeliane a protezione dei propri miliziani.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

12/10/09 – Giovedì gnocchi.

lunedì, 12 ottobre 2009

Per Berlusconi “la Consulta, il Quirinale, la stampa e i magistrati sono di sinistra”. Non ha citato il Pd (F.d’E.)
Non è l’essere arrabbiati che conta, è l’essere arrabbiati per cose giuste (Philip Roth)

Diciamo che sarebbe stato molto più opportuno che il premier per contraddire Bindi le avesse dato della cogliona o della farabutta. Invece ha preferito la battuta, vecchia e già utilizzata da quell’altro volgare di Sgarbi, della Rosi più bella che intelligente. Nel salotto di Porta a Porta, l’inqualificabile padrone di casa pagato coi soldi del canone, ha taciuto all’offesa alla sua ospite come Casini Castelli e Alfano. Berlusconi è la rappresentanza plastica della stronzaggine maschile che con la sua battutaccia su Bindi si aggiunge alla schifosa immagine femminile riproposta nelle pubblicità. Con le donne che continuano a fare il bucato e a non godersi le gite coi bambini perché pensano alle macchie, che mangiano uno yogurtino piuttosto che rivolgersi al medico se hanno problemi intestinali, e che, solo loro per carità, devono stare attente a non traspirare deodorandosi ogni parte del corpo fino alla consunzione. Il femminismo ha condotto una grande rivoluzione ma le donne politicamente sono ancora troppo assenti e quelle poche che sono nei partiti, da destra a sinistra, hanno comportamenti scandalosamente inutili e punitivi nei confronti del loro genere. Sarebbe stato opportuno che ai ripetuti attacchi alla veramente bella e raccomandata Carfagna, non si fossero aggiunte comiche sguaiate, le scortesie dei manifesti del gay pride che nulla aggiungevano alla critica politica, il silenzio complice delle signore dell’opposizione. Il mondo cambia e siamo sempre lì, con i maschi che vivono di fantasie da rincretiniti sulle belle gnocche, senza considerare che le donne italiane sono più somiglianti a Rosi Bindi che a Mara Carfagna.
Pare proprio che il destino delle donne conti meno di quello degli animali. Degli asini sicuramente. Giornali e tg ci hanno raccontato la commovente storia dello zoo di Gaza vuoto dopo l’ultimo conflitto, e dove l’ingegnoso proprietario per divertire i bambini ha dipinto le strisce sugli asinelli mascherandoli da zebre. E’ probabile che da Ramat Gan, città israeliana con un ricchissimo zoo, presto arriveranno vere zebre e vere giraffe per allietare i bambini palestinesi. Ma chi alleggerirà il dolore delle donne di Gaza alle quali è stato vietato di utilizzare la bicicletta e la motoretta per spostarsi.? Però è per il loro bene, perché una donna in bicicletta può dare scandalo e le reazioni maschili potrebbero essere incontrollate, e andare in moto è pericoloso per una donna che potrebbe cadere se non cingesse alla vita il guidatore maschio, così ha detto Hamas che governa la Striscia. .
In fondo è fatto tutto per il nostro bene.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

4/1/09 – E’ la stampa bellezza !

domenica, 4 gennaio 2009

“Ora che la legislatura europea volge al termine, credo si possa concludere anche la mia esperienza di giornalista prestata alla politica. Agli elettori che mi hanno sostenuto con il loro voto, vorrei dire che, con lo stesso spirito di servizio e analoghi obiettivi, cercherò di affrontare anche il mio vecchio mestiere, accettando la proposta di prendere il timone di 8 ½ su La7” . Detto fatto. La nuova skipper di quello che fu il vascello di Ferrara e Armeni si tuffa ogni sera sui temi dell’attualità con l’inconfondibile vis pedagogica di chi insegna a una classe di somari. Li fa parlare, ma solo per sincerarsi che abbiano studiato. Si irrita se non capiscono. Li sculaccia se commettono errori di giudizio. Sorride quando disgelano una rozzezza che lei condivide. Una giornalista prestata alla politica non potrebbe fare meglio (Paolo Macry, Calendario)

Spesso mi sono chiesta come si concilia l’interesse che in molti hanno per il mondo ebraico, la curiosità di conoscere cibi e riti, l’esagerato interesse per film e libri che rievocano la Shoah (al punto di pompare fino all’oscar il mediocre La vita è bella), la massiccia partecipazione alle discutibilissime parate per la giornata della memoria ecc. ecc., con l’insofferenza che il 99.9% della popolazione italiana ha nei confronti di Israele, un paese dove vivono insieme molti ebrei (ma meno che in Canada e negli Stati Uniti). In breve, piace l’aspetto sentimentale e pietistico mentre disturba tutto il resto. Nel nostro paese c’è sempre stato un atteggiamento filopalestinese e in generale filoarabo di politici di diversi orientamenti: si pensi alle recenti rivelazioni del presidente emerito Cossiga sull’accordo stretto coi palestinesi da Aldo Moro, o all’appoggio di Craxi a Gheddafi e all’Olp, fino ai militanti di Rc e di Milizia (destra estrema) che partecipano ai roghi delle bandiere, per arrivare alle posizioni di D’Alema che sono sempre vicino al punto di negare la legittimità dell’esistenza dello Stato di Israele. Ma è soprattutto l’informazione, quotidiani come la Repubblica, il manifesto, l’Osservatore romano, l’Avvenire e gran parte della rai, che esercita una azione propagandistica fortemente sfavorevole a Israele. Giudizio legittimato dal forte pregiudizio antiebraico di papa Benedetto XVI. Giuseppe Giannotti, giornalista del Secolo XIX, ha recentemente pubblicato un libro (Israele, verità e pregiudizi, ed. De Ferrari), dove analizza le reazioni di alcune tra le più importanti testate italiane rispetto agli eventi cruciali della seconda intifada. In particolare viene analizzata la guerra asimmetrica scatenata dall’Olp di Arafat dopo che aveva fatto fallire le trattative di pace di Camp David (un fallimento che Clinton e i democratici (e il mondo intero) hanno pagato dando il via all’era Bush), l’uccisione del bambino palestinese Al Doura, il linciaggio di due riservisti israeliani a Ramallah ripreso da una troupe di mediaset, trasmesso anche dalla rai, fatto che indignò moltissimo l’allora corrispondente rai Riccardo Cristiano che mandò una lettera di scuse alla dirigenza palestinese, l’assedio della basilica della natività a Betlemme, la battaglia di Jenin e la guerra del Libano. Giannotti ha dalla sua il fatto di scrivere a freddo, quando, pur non disponendo della assoluta verità, si hanno comunque maggiori informazioni. Da molte inchieste e da una sentenza di un tribunale francese si sa oggi con certezza che il povero Al Doura non venne ucciso dal fuoco di un avamposto israeliano ma da “fuoco amico”. Una inchiesta dell’Onu ha stabilito che a Jenin per fortuna non ci fu una strage, ma una guerriglia urbana piegata faticosamente dall’esercito israeliano, con molte perdite di soldati, per non coinvolgere i civili. Da testimonianze di giornalisti anche italiani (obtorto collo) che sono entrati subito dopo la conclusione dei fatti di Betlemme, sappiamo che non vi erano rifugiati militanti ricercati ma una banda di terroristi armata e violenta anche con i monaci. Da testimonianze di giornalisti (dalla BBC, alla CNN passando per la stampa europea) molte delle notizie sul Libano erano organizzate da un efficiente servizio propagandistico. Sarei portata a credere che posizioni nettamente contrarie ad Israele, che seppur peccando di un eccesso di forza si muove per autodifesa (http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=2&sez=120&id=27210), siano determinate dalla cultura cattolica fortemente antisemita di cui siamo imbevuti, anche quelli di noi che credono di non essere sfiorati da questa superstizione. O anche la paura dell’avanzata islamica, o un generico anticapitalismo identificato con la parte più negativa dell’occidente. La battaglia si svolge soprattutto sul terreno delle rappresentazioni, e non è per nulla detto che Israele la possa vincere data l’altrui potenza di fuoco.

Tiziana Ficacci, per www.nogod.it