“Ora che la legislatura europea volge al termine, credo si possa concludere anche la mia esperienza di giornalista prestata alla politica. Agli elettori che mi hanno sostenuto con il loro voto, vorrei dire che, con lo stesso spirito di servizio e analoghi obiettivi, cercherò di affrontare anche il mio vecchio mestiere, accettando la proposta di prendere il timone di 8 ½ su La7” . Detto fatto. La nuova skipper di quello che fu il vascello di Ferrara e Armeni si tuffa ogni sera sui temi dell’attualità con l’inconfondibile vis pedagogica di chi insegna a una classe di somari. Li fa parlare, ma solo per sincerarsi che abbiano studiato. Si irrita se non capiscono. Li sculaccia se commettono errori di giudizio. Sorride quando disgelano una rozzezza che lei condivide. Una giornalista prestata alla politica non potrebbe fare meglio (Paolo Macry, Calendario)
Spesso mi sono chiesta come si concilia l’interesse che in molti hanno per il mondo ebraico, la curiosità di conoscere cibi e riti, l’esagerato interesse per film e libri che rievocano la Shoah (al punto di pompare fino all’oscar il mediocre La vita è bella), la massiccia partecipazione alle discutibilissime parate per la giornata della memoria ecc. ecc., con l’insofferenza che il 99.9% della popolazione italiana ha nei confronti di Israele, un paese dove vivono insieme molti ebrei (ma meno che in Canada e negli Stati Uniti). In breve, piace l’aspetto sentimentale e pietistico mentre disturba tutto il resto. Nel nostro paese c’è sempre stato un atteggiamento filopalestinese e in generale filoarabo di politici di diversi orientamenti: si pensi alle recenti rivelazioni del presidente emerito Cossiga sull’accordo stretto coi palestinesi da Aldo Moro, o all’appoggio di Craxi a Gheddafi e all’Olp, fino ai militanti di Rc e di Milizia (destra estrema) che partecipano ai roghi delle bandiere, per arrivare alle posizioni di D’Alema che sono sempre vicino al punto di negare la legittimità dell’esistenza dello Stato di Israele. Ma è soprattutto l’informazione, quotidiani come la Repubblica, il manifesto, l’Osservatore romano, l’Avvenire e gran parte della rai, che esercita una azione propagandistica fortemente sfavorevole a Israele. Giudizio legittimato dal forte pregiudizio antiebraico di papa Benedetto XVI. Giuseppe Giannotti, giornalista del Secolo XIX, ha recentemente pubblicato un libro (Israele, verità e pregiudizi, ed. De Ferrari), dove analizza le reazioni di alcune tra le più importanti testate italiane rispetto agli eventi cruciali della seconda intifada. In particolare viene analizzata la guerra asimmetrica scatenata dall’Olp di Arafat dopo che aveva fatto fallire le trattative di pace di Camp David (un fallimento che Clinton e i democratici (e il mondo intero) hanno pagato dando il via all’era Bush), l’uccisione del bambino palestinese Al Doura, il linciaggio di due riservisti israeliani a Ramallah ripreso da una troupe di mediaset, trasmesso anche dalla rai, fatto che indignò moltissimo l’allora corrispondente rai Riccardo Cristiano che mandò una lettera di scuse alla dirigenza palestinese, l’assedio della basilica della natività a Betlemme, la battaglia di Jenin e la guerra del Libano. Giannotti ha dalla sua il fatto di scrivere a freddo, quando, pur non disponendo della assoluta verità, si hanno comunque maggiori informazioni. Da molte inchieste e da una sentenza di un tribunale francese si sa oggi con certezza che il povero Al Doura non venne ucciso dal fuoco di un avamposto israeliano ma da “fuoco amico”. Una inchiesta dell’Onu ha stabilito che a Jenin per fortuna non ci fu una strage, ma una guerriglia urbana piegata faticosamente dall’esercito israeliano, con molte perdite di soldati, per non coinvolgere i civili. Da testimonianze di giornalisti anche italiani (obtorto collo) che sono entrati subito dopo la conclusione dei fatti di Betlemme, sappiamo che non vi erano rifugiati militanti ricercati ma una banda di terroristi armata e violenta anche con i monaci. Da testimonianze di giornalisti (dalla BBC, alla CNN passando per la stampa europea) molte delle notizie sul Libano erano organizzate da un efficiente servizio propagandistico. Sarei portata a credere che posizioni nettamente contrarie ad Israele, che seppur peccando di un eccesso di forza si muove per autodifesa (http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=2&sez=120&id=27210), siano determinate dalla cultura cattolica fortemente antisemita di cui siamo imbevuti, anche quelli di noi che credono di non essere sfiorati da questa superstizione. O anche la paura dell’avanzata islamica, o un generico anticapitalismo identificato con la parte più negativa dell’occidente. La battaglia si svolge soprattutto sul terreno delle rappresentazioni, e non è per nulla detto che Israele la possa vincere data l’altrui potenza di fuoco.
Tiziana Ficacci, per www.nogod.it