Articoli marcati con tag ‘Guerre di religione’

Guerre di religione.

martedì, 22 dicembre 2009

Mentre i gerarchi della chiesa cattolica cercano l’alleanza con i musulmani per combattere il comune nemico del secolarismo e dell’indifferenza nei confronti delle rispettive versioni della MenzognaGlobale, i gerarchi dell’islam sunnita preparano il “dopo”. Come abbiamo spesso avvertito in questo sito appare del tutto ovvio che a fronte della irreversibile disaffezione dal fenomeno religioso che si diffonde in occidente (e in parte anche fra i musulmani più laici) i due sistemi religiosi più totaltari del pianeta dialoghino per contrastarla. Ma se questa santa alleanza contro la libertà di pensiero e di critica delle religioni (chiamate spregiativamente relativismo e laicismo) dovesse veramente trionfare, si aprirebbe immediatamente il conflitto fra i due sistemi religiosi, entrambi assertori e propugnatori di verità assolute contrapposte che hanno in comune solo una lontana origine nel monoteismo giudaico. E la conseguenza di quel conflitto sarebbe un bagno di sangue planetario giacchè non si uccide mai tanto spesso e volentieri come quando si è convinti di farlo in nome di dio. Ne abbiamo prove storiche terribili e soprattutto prove recentissime che riguardano sia i conflitti di religione fra islam e cristianesimo (guerra nella ex-jugoslavia) che stragi interne ad entrambi i due sistemi religiosi: cattolici contro ortodossi in Jugoslavia, cattolici contro protestanti in Irlanda del Nord, sunniti contro sciiti in tutto il mondo islamico. Pensate di cosa saranno capaci quando tutto il mondo sarà chiamato a combattere o in nome di Cristo o in nome di Allah. Ne vediamo i tragici segnali proprio dai fermenti che si producono nella sede più prestigiosa dell’islam sunnita l’Università al Azhar de il Cairo.

L’università al Azhar pubblica un libro che incita al linciaggio dei cristiani.
Scritto da Giulio Meotti
sabato 19 dicembre 2009

Roma. Si chiama “shirk”, idolatria, il peccato che l’islamismo considera il più imperdonabile da parte di Allah. E’ questa l’accusa terribile che un eminente accademico e teologo dell’Università di al Azhar ha appena scagliato contro il cristianesimo. Secondo la visione islamica fondamentalista, anche solo affermare che “Gesù Cristo è figlio di Dio” è politeismo passibile della pena di morte. Il libro Contro i cristiani, pamphlet inquisitorio dietro alla pretesa di essere un “Rapporto scientifico”, porta la firma di Muhammad Imarah, membro del comitato scientifico di Al Azhar e dell’Islamic Research Academy dell’ateneo, il più prestigioso dell’intero mondo islamico.

Il libello sostiene che la cristianità è “una religione politeista” e che per questo va combattuta. Il 25 giugno il libro ha ricevuto il via libera dell’università

. E il quotidiano egiziano Al Destoor scrive che Al Azhar ha già annunciato di sostenere Imarah nel suo attacco al cristianesimo. Al Azhar è da molti anni la centrale ideologica della scomunica islamista.

Con i suoi quattrocentomila studenti, migliaia dei quali arrivano da un centinaio di paesi, al Azhar è una sorta di Vaticano sunnita, ma è anche tenuta d’occhio dai servizi segreti di mezzo mondo. Persino Nagib Mahfuz, il padre della letteratura araba contemporanea, il premio Nobel egiziano pugnalato quasi a morte dai jihadisti, fu costretto a chiedere l’approvazione della potente università per pubblicare un romanzo mai uscito perché ritenuto “blasfemo” dai fondamentalisti.
I cristiani d’Egitto vogliono portare in tribunale il libro di Imarah. Il testo esce in un momento a dir poco esplosivo nelle relazioni fra cristiani e musulmani. Chiese assaltate, ammazzamenti di cristiani nelle strade e spesso anche le case in cui si prega clandestinamente sono bruciate. E’ in corso la liquidazione demografica della comunità copta.

Naguib Ghobrial, presidente della Egyptian Union of Human Right Organization, ha accusato Imarah di incitare al linciaggio. «Sono andati oltre la Trinità e la moltiplicazione degli dèi, hanno raggiunto l’idolatria in cui Gesù prende il posto del Padre», scrive Imarah nel libro. Imarah accusa il cristianesimo di “takfir”, apostasia, di tradimento del monoteismo, e di essere “adoratori di idoli”. Il takfir è il marchio di sedizione per cui è stato ucciso il presidente egiziano Anwar al Sadat ed è stato perseguitato lo scrittore Salman Rushdie, è l’accusa per la quale sono stati giustiziati gli ambasciatori algerino ed egiziano in Iraq e prima di loro e con loro decine di migliaia di altri musulmani sono stati squartati nelle periferie di Algeri. Sempre dall’Università di Al Azhar, Suad Saleh, preside della Facoltà di studi islamici dell’ateneo, aveva legittimato con una fatwa la condanna a morte del neocristiano Hegazi perché non si era limitato ad abbandonare l’islam, «si è perfino fatto fotografare insieme alla moglie con in mano il Vangelo». Nella mistica takfir è lecito uccidere tutti gli “infedeli”, compresi i musulmani che non seguono la sharia. Persino i bambini, “perché non pecchino in futuro”.

Per questo nella nuova costituzione dell’Iraq, la prima antifondamentalista del mondo arabo, è incisa la proibizione del takfir, il cardine del fratricidio terroristico e anticristiano. Da settimane cristiani caldei, assiri e copti vengono assassinati dalla cometa sanguinaria di al Qaida. Molte chiese sono state distrutte ultimamente dalla furia fondamentalista. L’arcivescovo di Kirkuk ieri ha detto che è in corso una “pulizia etnica” dei cristiani.

il Foglio, 18 dic 2009

Guerre di religione.

domenica, 22 novembre 2009

Rischia di scoppiarne una in Russia, dove un pope ortodosso anti-islamico è stato assassinato brutalmente.

Da il Giornale.

Assassinio in chiesa a Mosca, dove nella tarda serata di giovedì un giovane parroco, Daniil Sisoiev, una sorta di Salman Rushdie russo noto per le sue crociate anti Islam, è stato freddato da tre colpi di pistola esplosi da uno sconosciuto con il volto nascosto da una mascherina anti influenza. Un delitto clamoroso, che rischia di ripercuotersi sui delicati rapporti tra la dominante Chiesa ortodossa e quella musulmana, seconda confessione in un Paese dove vive la più grande comunità islamica europea (20 milioni di fedeli). L’omicidio è l’ultimo di una lunga serie contro i preti ortodossi: 18 le vittime dal 1990. Sisoiev, 35 anni, sposato con tre figli e capo di una piccola chiesa nella periferia sud della capitale, si era fatto comunque molti nemici anche al di fuori del mondo islamico per la sua ostilità verso sette, movimenti occultisti, ultranazionalisti e nostalgici staliniani.
Il killer è entrato in chiesa verso le 23 e, dopo aver chiamato per nome il parroco per assicurarsi della sua identità, gli ha sparato a distanza ravvicinata. Poco prima il sacerdote aveva ricevuto una telefonata in cui un anonimo interlocutore gli aveva chiesto se sarebbe rimasto in chiesa anche in tarda serata. Sisoiev è morto durante il trasporto all’ospedale, dove è ancora ricoverato in condizioni stazionarie il suo maestro di coro Vladimir Strelbitski, colpito subito dopo di lui. «L’ipotesi principale è che dietro al delitto ci siano motivazioni religiose», hanno ammesso gli inquirenti. Il prete, un missionario con toni da crociata ma anche un teologo preparato, aveva denunciato sul suo blog e in una recente intervista a un quotidiano di aver ricevuto 14 minacce di morte («vogliono tagliarmi la testa») via mail e telefono, attribuendole agli islamici radicali. I nemici se li era fatti con la sua attività missionaria tra gli immigrati caucasici e asiatici, ma soprattutto predicando contro l’Islam, tanto che nel 2007 la co-presidente del consiglio dei muftì russi Nafigulla Ashirov l’aveva bollato come il «Salman Rushdie russo», mentre una giornalista, Khalida Khamidullina, l’aveva denunciato per istigazione all’odio religioso. Colpa anche dei suoi due libri, «Una risposta ortodossa all’Islam» e «Matrimonio con un musulmano», dove nega la compatibilità e il possibile dialogo tra Cristianesimo e Islam, definendo le rivelazioni di Maometto come opera del Diavolo e denunciando la condizione di sudditanza femminile nel mondo musulmano.
Sisoiev era stato preso di mira anche sui siti ultrapatriottici e non era ben visto dalle sette che avversava, come Testimoni di Geova, Avventisti, Rodnovers, neopagani slavi sui quali la polizia ha qualche sospetto.
(Il Giornale.it 21/11/2009)