Articoli marcati con tag ‘Gianfranco Ravasi’

Gli atei devoti avranno un cardinale tutto per loro.

giovedì, 21 ottobre 2010

In occasione del prossimo concistoro il papa nominerà 24 nuovi cardinali. LEGGI

Fra questi ci sarà il vescovo Gianfranco Ravasi, delegato dal papa ai rapporti con gli intellettuali anche atei. Ricordiamo che Ravasi annunciò a suo tempo la creazione di un “Cortile dei Gentili” dove far razzolare le gallinelle “devote” scelte da lui.
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Apriamo un toto-scommesse su quali atei saranno invitati a entrare nel Cortile. Da parte nostra scommettiamo su questi primi nomi: Giuliano Ferrara, Marcello Pera, Massimo D’Alema. Lasciamo ai nostri cortesi lettori la scelta di altri nomi di atei o agnostici, italiani e stranieri, che potrebbero essere invitati a entrare in quel Cortile.

Articolo del 26/06/10
scritto per le Opinioni sulle Ultimissime UAAR

Monsignor Ravasi e il Cortile dei Gentili

di Giulio Cesare Vallocchia

Giulio Cesare Vallocchia

Sono apparse spesso nelle Ultimissime di questo sito notizie riguardanti la straordinaria iniziativa di monsignor Ravasi, Presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, per la creazione in seno al suo dicastero di un’area privilegiata da dedicare al “dialogo” con i non-credenti. Ma in questo “Cortile dei Gentili”, come ha ricordato recentemente il segretario Raffaele Carcano, non saranno ammessi rappresentanti dell’Uaar, organizzazione “folcloristica”, secondo il monsignore, e quindi inadatta a mandare suoi membri nell’austero consesso che lui intende costituire. Per la natura poco “seria” dell’Uaar possiamo ben immaginare che ne saranno esclusi anche personalità di grande rilevanza scientifica e intellettuale come Margherita Hack, tanto per citarne una sola, colpevole di essere presidente onorario di questa associazione.
Proviamo dunque a fare un toto-gentili, vale a dire un censimento dei possibili candidati al “Cortile” secondo il gradimento di monsignor Ravasi, limitandoci ai soli personaggi italiani. Prima di tutti Giuliano Ferrara, l’inventore della definizione di “ateo devoto” che con impagabile auto-ironia egli per primo applicò a se stesso. Poi Marcello Pera, il cui repentino passaggio fra gli ammiratori di Ratzinger in tempi non sospetti (quando era solo cardinale) lo pone in posizione privilegiata per una sorta, come dire, di primogenitura ante-marcia. Subito dopo direi Massimo Cacciari, che in tante occasioni ha rivendicato una sua personale ateità molto attenta alle posizioni anche più anti-laiciste delle gerarchie cattoliche. Ultimo, ma non da meno, penserei a Massimo D’Alema, che solo pochi giorni fa ci ha sorpreso con un esaltante panegirico della insostituibile funzione pubblica della religione cattolica, con relativi annessi e connessi privilegi concordatari, evidentemente.
Ma questo possibile elenco di candidati certamente “fruibili” per la funzione prevista dal monsignore ci spinge a prendere in considerazione anche il termine di ‘Cortile’, che è un sinonimo di ‘Corte’, il luogo deputato al ricevimento dei cortigiani. Però il cortile, nella terminologia contadinesca, è spesso anche l’area destinata all’allevamento degli animali “da cortile” appunto. Il luogo cioè dove, mediante abitudinarie elargizioni di mangime, i polli (ma non solo) vengono allevati in attesa di essere spennati. Ma certamente il colto e raffinato monsignore non pensava nè all’uno nè all’altro luogo quando immaginò il suo Cortile.

28/02/10

- Il Vaticano a caccia di atei devoti. Dopo la sorprendente sollecitazione di Ratzinger in un discorso rivolto alla Curia il 21 dicembre 2009per il dialogo con chi non crede, il Capo del Pontificio Consiglio per la Cultura, mons. Ravasi, si è messo a caccia di atei di comodo da inserire nell’austero consesso. LEGGIRavasi ha subito escluso l’unica organizzazione ufficiale italiana di atei e agnostici, la UAAR, perchè “folkloristica”, anche se non ha specificato in che consista il folklore di cui però abbiamo trovato una irresistibile immagine qui VEDI . Ricordiamo che in questo sito abbiamo già risposto alla sorprendente richiesta di dialogo avanzata a suo tempo dal papa, ma ora scopriamo dall’iniziativa di mons. Ravasi che gli unici atei che interessanno sono quelli disposti a farsi convertire. Ma la cosa più inquietante è che i gerarchi della SS Vaticana ora si preparano a fornire a loro insindacabile giudizio la patente di “sano ateismo” dopo aver imposto ai coglioni della politica il ricnonoscimento di “sana laicità” solo nelle forme e nei contenuti da loro stessi approvati.. LEGGIEd ecco la risposta dell’ UAAR al ridicolo tentativo del Vaticano di crearsi una Riserva Indiana di atei devoti ai suoi interessi e privilegi. LEGGI

26/02/10

- In arrivo un treno carico di….cardinali. Grandi manovre e trepidanti attese nella reggia del Papa Re dove si attende la nomina di 24 nuovi Principi della Chiesa, che però a differenza del principino Savoia non canteranno a Sanremo ma nella ben più prestigiosa Cappella Sistina. E senza il rischio di essere eliminati dal televoto perchè una volta avuta la nomination nessuno gliela toglie più. Fra i candidati alla porpora si distingue mons. Ravasi che dopo il successo che si è costruito abilmente nel mondo dello spettacolo LEGGI si è distinto in questi giorni per la geniale trovata di creare una Riserva indiana di atei devoti (vedi sopra) da utilizzare in funzione degli interessi e privilegi della chiesa cattolica. Riusciranno gli sgomitanti aspiranti alla porpora cardinalizia a frenare la resistibile ascesa del brillante, elegante, forbito mons Ravasi ? LEGGI

Monsignor Ravasi nell’occhio di bue.

domenica, 22 novembre 2009

In gergo teatrale si chiama “occhio di bue” il fascio di luce intensissimo che, nel buio, illumina l’ assolo del protagonista sul palcoscenico. E’ quello che metaforicamente è successo ieri nella Cappella Sistina, eletta a palcoscenico privilegiato per l’incontro del papa con 260 artisti di tutto il mondo, ma soprattutto italiani. L’evento è stato fortamente voluto, organizzato e diretto da Gianfranco Ravasi, monsignore in rapida ascesa nella nomenklatura vaticana, che rappresenta in qualche modo un’anomalia nel sistema di potere in seno alla curia. Infatti i gerarchi che contano nella SS vaticana sono da sempre i capi di qualche ordine religioso o consorteria cattolica, dotati comunque di due elementi costitutivi imprescindibili, un consistente seguito di massa e/o la movimentazione e la gestione di ingenti capitali. Dall’Opus Dei a Comunione e Liberazione, dai Gesuiti ai Salesiani, dalle Acli ai Focolarini, quelli che contano in Vaticano posseggono questi requisiti. Invece monsignor Ravasi, ricco soltanto di innegabile charme e riconosciuti meriti culturali, ha trovato la scorciatoia per arrampicarsi ai vertici della nomenklatura grazie a un intelligente lavoro di penetrazione nel mondo dell’arte. Con una particolare attenzione agli artisti dello spettacolo, quelli che tutti conoscono e riconoscono. E questi ieri l’hanno gratificato con una massiccia e qualificata presenza nella Cappella Sistina dove, dopo il consueto minestrone di aria fritta scodellato dal papa sul divino connubio fra arte e fede, hanno fatto ciò che -forse inconsapevolmente- erano stati chiamati a fare, il chorus line per Gianfranco Ravasi, leader ormai affermato di una personale e inconsueta lobby artistica. Applausi.

Qui la fonte della notizia papa-artisti.html da La Repubblica

ROMA - Duecentosessanta artisti nella Cappella Sistina, chiamati di fronte a Papa Benedetto XVI. Da Vadim Ananiev a Claudio Baglioni, da Roberto Vecchioni a Antonello Venditti, dal maestro Ennio Morricone a Marco Frisina, e poi Riccardo Cocciante, Andrea Bocelli. Una pletora di artisti prima in sfilata poi in chiesa, eppure i musicisti più applauditi al passaggio in via della Conciliazione, questa mattina, sono stati i Pooh. Ormai in pensione, e di nuovo insieme in Vaticano. Tra gli attori Raoul Bova, molto ben accolto tra urla e schiamazzi composti, e Claudio Amendola, Terence Hill e Maddalena Crippa, Anna Proclemer, Irene Papas, Monica Guerritore, Pamela Villoresi, Franco Nero e Arnoldo Foa. Tra i registi l’immancabile Franco Zeffirelli, Pupi Avati, Mario Monicelli, Marco Bellocchio, Nanni Moretti, Giuseppe Tornatore, Liliana Cavani e Kryzstof Zanussi e i fratelli Taviani. Tra i 260 c’erano anche ballerine di fama mondiale come Carla Fracci e Liliana Cosi, oltre ai registi teatrali come Maurizio Scaparro e Luca Ronconi. Tanti, puntuali, arrivati alle 11. L’arte nella Cappella Sistina per un incontro fortemente voluto dal presidente del pontificio consiglio della cultura, monsignor Gianfranco ravasi.

“Con grande gioia vi accolgo in questo luogo solenne e ricco di arte e di memorie. Rivolgo a tutti e a ciascuno il mio cordiale saluto, e vi ringrazio per aver accolto il mio invito”, ha detto Benedetto XVI dando il benvenuto agli artisti. “Con questo incontro – ha spiegato il Pontefice – desidero esprimere e rinnovare l’amicizia della Chiesa con il mondo dell’arte, un’amicizia consolidata nel tempo, poiché il Cristianesimo fin dalle sue origini, ha ben compreso il valore delle arti e ne ha utilizzato sapientemente i multiformi linguaggi per comunicare il suo immutabile messaggio di salvezza”.

Il primo a prendere la parola in Sistina per l’incontro tra il Papa e gli artisti è stato Sergio Castellitto che al micorfono ha letto alcuni brani della Lettera di Giovanni Paolo II agli artisti. La sua voce era emozionata quando ha detto: “L’arte continua a costituire una sorta di ponte verso la fede, un appello al mistero” per spiegare perché “la Chiesa ha bisogno degli artisti” e si domanda: “Anche gli artisti hanno bisogno della Chiesa?”.

Se non si lasciano illudere. Il Papa ammonisce. “Troppo spesso, la bellezza che viene propagandata è illusoria e mendace, superficiale e abbagliante fino allo stordimento e rende schiavi, privi di speranza e di gioia”, avverte il Pontefice. Parla di bellezza a chi bellezza cerca di creare. E per il Pontefice può essere “seducente ma ipocrita”, in grado di “ridestare la brama, la volontà di potere, di possesso, di sopraffazione sull’altro e che si trasforma, ben presto, nel suo contrario, assumendo i volti dell’oscenità, della trasgressione o della provocazione fine a se stessa”. C’è solo un tipo di bellezza. “L’autentica – ha ricordato Papa Ratzinger – schiude il cuore umano alla nostalgia, al desiderio profondo di conoscere, di amare, di andare verso l’altro, verso l’oltre da sè. Se accettiamo che la bellezza ci tocchi intimamente, ci ferisca, ci apra gli occhi, allora riscopriamo la gioia della visione”. L’invito di Benedetto XVI agli artisti di tutto il mondo è stato quindi quello di “non aver paura”, di non temere il confronto con “la sorgente prima e ultima della bellezza”. Perché “la fede non toglie nulla al vostro genio, alla vostra arte, anzi li esalta e li nutre”, ha detto.

Al termine del suo discorso, dopo un lungo applauso che ha coinvolto anche i più laici tra i presenti, Benedetto XVI ha lasciato la Cappella Sistina, delegando all’arcivescovo Gianfranco Ravasi la consegna delle medaglie agli artisti. E l’arcivescovo, grande organizzatore dell’incontro di oggi, ha parlato, sorriso con ciascuno, scherzando con Lino Banfi, ascoltando con attenzione i commenti dei fratelli Taviani, complimentandosi con la Mazzantini per il recente premio Campiello e infine rivolgendosi con un divertito “Don Matteo” a un impettito ed elegante Terence Hill.