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	<title>.:: No God ::. &#187; gay pride</title>
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	<description>Ateismo è libertà</description>
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		<title>30/6/10 – O orgoglio o pregiudizio</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Jun 2010 06:53:58 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[gay e società]]></category>
		<category><![CDATA[Tiziana 2010]]></category>
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		<description><![CDATA[http://www.youtube.com/watch?v=fVR44jgic6c Perché sabato 3 luglio, anche se a Roma farà molto caldo e si starebbe meglio a mollo in piscina, bisogna andare al gay pride? Intanto per le motivazioni suggerite dagli organizzatori: “vogliamo affermare con forza diritti e uguaglianza per tutte e tutti, perché desideriamo vivere in una società inclusiva, laica, aperta, solidale che accoglie e non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=fVR44jgic6c">http://www.youtube.com/watch?v=fVR44jgic6c</a></p>
<p><strong>Perché sabato 3 luglio</strong>, anche se a Roma farà molto caldo e si starebbe meglio a mollo in piscina, bisogna andare al gay pride? Intanto per le motivazioni suggerite dagli organizzatori: “vogliamo affermare con forza diritti e uguaglianza per tutte e tutti, perché desideriamo vivere in una società inclusiva, laica, aperta, solidale che accoglie e non discrimina o violenta le diversità”.<br />
Poi per rispetto di una storia giovane ma che è parte della nostra vita. La marcia si tenne per la prima volta nel giugno del 1970 e da allora ogni anno, nell’anniversario del 28 giugno 1969 giorno degli scontri di Stonewall. Quaranta anni fa negli Stati Uniti non c’erano movimenti per i diritti degli omosessuali, l’associazione americana di psichiatria definiva l’omosessualità una malattia mentale. Eppure di diritti civili si parlava: per i neri, per le donne, per i poveri.<br />
Lo Stonewall Inn, locale del Greenwich Village a Manhattan, la sera del 27 giugno 1969 era gremito. Era morta Judy Garland, icona del mondo gay, e nel locale si intonavano alcune sue canzoni. Sei agenti della polizia di New York, quattro uomini e due donne, sopraggiunsero allo Stonewall per controllare che non venissero venduti alcolici, nonostante da due anni fosse decaduto l’obbligo di servire alcol agli omosessuali. I poliziotti fecero uscire i clienti uno alla volta tra gli insulti e trattennero i travestiti pretestuosamente. Cose abituali, ma quella sera qualcuno si ribellò ai soprusi. Non solo i travestiti e gli omosessuali che frequentavano il locale, anche persone che erano lì per passare una serata o gente che si trovava a camminare su quella strada. I poliziotti vennero ridotti all’impotenza. Il giorno dopo i giornali fecero resoconti picareschi, descrivendo una guerra di “ridicole checche che piagnucolavano mascara imbrattati di rossetto”, cronache che rafforzarono, invece di offendere, l’orgoglio degli insorti. Il seme era stato gettato, e nei giorni successivi nacque la pianta dei diritti civili che scelse di chiamarsi movimento gay, che cominciò a battersi per i suoi diritti. Lo Stonewall Inn è stato dichiarato monumento nazionale ed è tappa “obbligatoria” per chi vuole conoscere la storia della libertà. Il gay pride &#8211; nel 1970 c’erano poche centinaia di persone a New York – quest’anno è stato aperto dal sindaco Bloomberg e dal governatore Paterson. In Gran Bretagna David Cameron e Nick Clegg hanno accolti i rappresentanti dei movimenti omosessuali a Downing Street. A Napoli è intervenuta la sindaco Iervolino.<br />
I gay pride sono nati per rivendicare orgogliosamente se stessi e per richiedere pari diritti. Che in Italia sono molto lontani dall’essere ottenuti essendo il paese abbarbicato a una pervicace diffusione di modelli “morali” unici . Per cui sabato 3 bisognerà sfilare da piazzale dei Partigiani fino a piazza Venezia, non irritarsi per quegli omosessuali in servizio permanente effettivo che faranno dichiarazioni fesse, non storcere il naso davanti a cartelli che non ci piacciono, e se possibile divertirsi anche un po’ ballicchiando durante il percorso. E soprattutto ricordarsi che in un mondo dispari si vive veramente male.</p>
<p><span style="color: #ff0000;">Tiziana Ficacci</span>, www.nogod.it</p>
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		<title>2/7/09 – La comunità lgbt alla Casa Bianca</title>
		<link>http://www.nessundio.net/blog/2009/07/02/2076/</link>
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		<pubDate>Thu, 02 Jul 2009 06:57:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[gay e società]]></category>
		<category><![CDATA[Tiziana 2009]]></category>
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		<description><![CDATA[Non ricordo più se piansi… ma qualcosa mi toccò dentro il giorno che la musica morì (Don McLean, American Pie) Lunedì scorso (29 giugno) il presidente americano ha ricevuto la comunità lgbt alla Casa Bianca in occasione del 40° anniversario della rivolta di Stonewall. Erano le prime ore del 28 giugno del ’69 quando al Greenwich [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em>Non ricordo più se piansi… ma qualcosa mi toccò dentro il giorno che la musica morì (Don McLean, American Pie)</em></span></p>
<p><strong>Lunedì scorso (29 giugno)</strong> il presidente americano ha ricevuto la comunità lgbt alla Casa Bianca in occasione del 40° anniversario della rivolta di Stonewall. Erano le prime ore del 28 giugno del ’69 quando al Greenwich Village di New York scoppiò una rivolta spontanea che diede il la al movimento per i diritti degli omosessuali. Il mondo, non tutto e non tutto con la stessa gioia e libertà, ricorda la data con i gay pride. Stonewall Inn era un gay bar del Village dove la polizia faceva spesso irruzione, e gli uomini e le donne che lì si incontravano accettavano rassegnati queste incursioni. Fino al 28 giugno, quando sei poliziotti si trovarono circondati da persone del quartiere che si misero a cantare we shall overcome (ci imporremo noi). Michael Fader, uno dei protagonisti della rivolta, ricorda: “chiunque era in quella folla sapeva che non si sarebbe più tornati indietro. Quella notte sentimmo che l’unica libertà che ci era concessa era quella di esigerla”. A distanza di un anno sfilarono i primi gay pride, contemporaneamente a New York, Washington, Chicago e Los Angeles. Il presidente Obama accogliendo i 250 leader del movimento lgbt (si stima che il 70% della comunità lo ha votato) ha comparato la lotta degli omosessuali a quella dei neri per la loro forza e l’ineluttabilità, ma prevedendo le critiche ha detto che come quella degli afro-americani ha bisogno di tempo per vedere soddisfatti i giusti diritti. Secondo la comunità lgbt, Obama sta prendendo troppo tempo rispetto alle promesse della campagna elettorale, allorquando aveva giurato che avrebbe eliminato immediatamente la formula don’t ask don’t tell (non chiedere non dire), introdotta nel 1993 dal presidente Clinton come compromesso con il Pentagono, per consentire agli omosessuali di stare nell’esercito; e la legge in Difesa del matrimonio che permette agli stati di non riconoscere un matrimonio celebrato in altro stato. Obama ha promesso che entro la fine del suo mandato queste discriminazioni saranno superate. Intanto in sei stati (Massachussets, Connecticut, Iowa, Vermont, Maine e New Hampshire) il matrimonio è legale e il 57% della popolazione è favorevole alla parità dei diritti.<br />
E lo Stonewall Inn? Nel corso del tempo è diventato una pizzeria, un ristorante, un negozio di calzature. Poi, nel 1995, è tornato alla comunità e oggi, come la Statua della Libertà, è nella lista dei siti storici più importanti d’America.</p>
<p>Tiziana Ficacci, www.nogod.it</p>
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		<title>Gay Pride di Roma a rischio annullamento ?</title>
		<link>http://www.nessundio.net/blog/2009/06/05/1841/</link>
		<comments>http://www.nessundio.net/blog/2009/06/05/1841/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 05 Jun 2009 07:05:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[gay e società]]></category>
		<category><![CDATA[gay pride]]></category>
		<category><![CDATA[roma pride 2009]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;incredibile serie di ostacoli posti per lo svolgimento del Gay Pride romano denunciata dgli organizzatori. Qui la fonte della notizia (fonte: http://www.mariomieli.org/spip.php?article1166) 4 giugno Chi sbarra la strada al Pride Il 13 giugno a Roma ci sarà il Pride, come ogni anno dal 1994. E sarà un successo. Ma da dove partirà, per quali strade [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;incredibile serie di ostacoli posti per lo svolgimento del Gay Pride romano denunciata dgli organizzatori.</p>
<p>Qui la fonte della notizia</p>
<div><span class="testo_p">(fonte: <a href="http://www.mariomieli.org/spip.php?article1166">http://www.mariomieli.org/spip.php?article1166</a>)</span></div>
<div><span class="testo_p"><br />
<span style="color: #999999;"><br />
</span><span style="color: #000000;"><strong>4 giugno</strong></span></span><span style="color: #ff0000;"><strong><br />
<span class="titolo_rosa">Chi  sbarra la strada al Pride</span></strong></span></p>
<p><strong class="spip">Il 13 giugno a  Roma ci sarà il Pride, come ogni anno dal 1994. E sarà un successo. Ma da dove  partirà, per quali strade sfilerà, in quale piazza si concluderà? A una manciata  di giorni dall’evento, non è dato sapere.</strong> Il Mario Mieli ha avuto sino  ad oggi tre incontri con il Comune di Roma e sette con la Questura semplicemente  per riuscire ad ottenere un percorso degno per la parata. In cambio ha ottenuto  vane telefonate, proposte stravaganti, ben tre rifiuti scritti e un nulla di  fatto. Persino da raccontare risulta difficile e surreale. Sembra di vivere un  racconto di Gogol in cui vari funzionari in grandi stanze dai soffitti alti ed  austeri parlano con un questuante e, alle varie richieste ed osservazioni del  richiedente, offrono risposte a volte asfitticamente burocratiche, altre volte  contraddittorie, altre volte rinvianti a consulti con superiori. Spesso con  imbarazzo. Alla fine arrivano i no, con motivazioni via via sempre più  desolanti.</p>
<p>Breve riassunto. Meglio ancora, breve premessa. Se si vuole  fare una manifestazione a Roma, dall’aprile del 2009, a regolare i percorsi c’è  un Protocollo firmato dal Comune, Prefetto e sindacati, che dovrebbe valere per  chiunque. <strong class="spip">Il protocollo indica sei percorsi con tre piazza  d’arrivo: San Giovanni, Piazza del Popolo, Piazza Navona, ma prevede anche una  valvola di sfogo: possibili deroghe per manifestazioni nazionali.</strong> Un  protocollo apparentemente logico, data la possibilità di eccezioni, che però la  vicenda del Pride dimostra essere uno strumento ambiguo, utilizzabile ad arte  per strangolare la libertà di manifestare.<br />
Ecco i 40 giorni di Gogol.  <strong class="spip">Il Mario Mieli</strong>, organizzatore del Roma Pride 2009,  <strong class="spip">chiede i percorsi per arrivare a San Giovanni</strong> (uno  già utilizzato per il Pride del 2007). <strong class="spip">La risposta è  no</strong>: c’è una manifestazione religiosa troppo vicina al percorso.<strong class="spip"> Il Mieli</strong> ci riprova <strong class="spip">chiedendo</strong> una data diversa, <strong class="spip">il 20 giugno</strong>. <strong class="spip">No</strong>: c’è la festa di San Giovanni dopo 4 giorni e, prevedendo  probabili preparativi, ci sarebbero i fedeli che potrebbero incrociarsi con gli  omosessuali. <strong class="spip">Il Mieli, incredulo per la risibilità delle  motivazioni, chiede Piazza del Popolo. No</strong>: troppa gente e troppi carri,  non c’è spazio per arrivarci. Visto che i rimanenti percorsi del famoso  protocollo risultano brevi e defilati, <strong class="spip">il Mieli  chiede</strong> allora una deroga alla regola, trattandosi di manifestazione a  carattere nazionale, proponendo <strong class="spip">l’identico percorso dell’anno  precedente</strong>, che la Questura stessa aveva ideato e offerto dinanzi a un  altro incredibile diniego riguardante San Giovanni. <strong class="spip">No</strong>: perché non è previsto dal Protocollo e poi passa per  Madonna di Loreto. Alla domanda cosa impedisca il passaggio in quello slargo se  la Madonna o il ricordo di Piazzale Loreto, e perché mai ci sono state infinite  deroghe al famoso accordo, la risposta è che il protocollo nasce per non passare  vicino a Piazza Venezia. <strong class="spip">Controproposta della Questura:  l’unico percorso ortodosso secondo la Bibbia-Protocollo: da Bocca della Verità a  Piazza Navona. Tradotto per chi non è di Roma: un percorso percorribile a piedi  in un quarto d’ora, che passa giusto appunto vicino a Piazza Venezia. Da  sinistra, però, non da destra, senza ironia ideologica</strong>. Oppure la  questura è pronta a dare una deroga (impossibile venti secondi prima) offrendo  un circuito infinito attorno ai fori, tipo giro turistico tra le vestigia  dell’antica Roma.</p>
<p>Questo riassunto, che imbroglia la mente su nomi di  vie e piazze, non è inventato, ma scritto nero su bianco. Partendo dalla  certezza che questo racconto non l’ha scritto Gogol, anche se gli sarebbe venuto  splendido, una domanda nasce spontanea: chi l’ha ideato. E perché? La Questura,  obbligata a sbrogliare un protocollo demente? Il Comune, che pur avendo promosso  il protocollo, assicura che non si interessa ai percorsi delle manifestazioni?  La Prefettura, silente solo in apparenza? La burocrazia offre la risposta ovvia:  la Questura. Il buon senso rifiuta la risposta, anche perché una certezza  (l’unica) regna sovrana per tutti: il Pride non è un problema d’ordine pubblico.  Allora cosa è? Un problema di traffico? Qualunque romano medio avrebbe un  tracollo di bile al solo pensiero che una manifestazione, a giugno, di sabato,  in centro, possa costituire un problema di circolazione stradale. Un fastidio  per qualche gerarchia ecclesiastica? Probabile, gli infiniti divieti su Piazza  San Giovanni fanno pensare anche a questo, ma certamente non c’è nesso con la  viabilità del centro di Roma. A quella politica e istituzioni che non vogliono  occuparsi di diritti civili e gradiscono che le richieste in tal senso si  riducano ad un brusio periferico? Certamente. Ma non basta. La vicenda percorsi  è in realtà una vicenda di spazi di libertà, di pluralità di opinioni, di  dissenso democratico, di manifestazioni di popolo e non di strutture, di  diritti, di visibilità, dei nodi irrisolti della nostra nazione. Quindi qualche  ostacolo tecnico può essere utile, soprattutto quando è determinante per la  buona riuscita di una manifestazione. Sfilare sotto gli occhi di tutti, in  massa, pacifici, con richieste serie, necessita strade larghe, ideali e reali,  piazze immense fisiche e di pensiero. Obbligare il tutto su brevi ed isolati  percorsi, non è un problema di asfalto, ma di rosicchiamento di libertà e  democrazia.</p>
<p>L’osservazione stravagante che viene fatta al Pride è  questa: è solo una faccenda di carte da rispettare e di strade proibite  (irrilevante poi se quelle carte in altri casi vengono disattese e se quelle  strade sono vietate a caso). <strong class="spip">Nessuno proibisce il  Pride</strong>.<br />
Viene da rispondere: <strong class="spip">e ci mancherebbe  pure</strong>; non siamo mica in Russia, dove gli omosessuali sono caricati  dalla polizia. O forse no, non è vero, forse stiamo proprio scivolando nella  Russia, ma non in quella palesemente poco democratica del 2009, bensì in quella  dell’ottocento di Gogol, soffocata, plumbea, burocratica. <strong class="spip">Il  Pride</strong> ne è proprio l’antitesi più eclatante. <strong class="spip">Un’occasione da non perdere per tutti, in qualunque strada  sarà</strong>.</p>
<p><a class="spip_out" href="mailto:r.praitano@mariomieli.org">Rossana Praitano</a><br />
Presidente  Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli<br />
Fonte L’Altro</div>
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		<title>Divini privilegi.</title>
		<link>http://www.nessundio.net/blog/2009/05/05/1573/</link>
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		<pubDate>Tue, 05 May 2009 05:58:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[gay e società]]></category>
		<category><![CDATA[gay pride]]></category>

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		<description><![CDATA[Negata Piazza San Giovanni per il Gay Pride di Roma ; previste in zona manifestazioni religiose. Anche quest&#8217;anno sono in corso manovre per ostacolare la manifestazione più odiata dai clericali di tutti i partiti. Roma Pride 2009 Anche quest&#8217;anno il Romano Pontefice ci aiuta ! &#60;http://lampidipensiero.wordpress.com/2008/06/05/testardamente-grazie-santita-ovvero-benedetto-pride/&#62; La Questura di Roma, infatti, ha comunicato al Circolo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Negata Piazza San Giovanni per il Gay Pride di Roma ; previste in zona manifestazioni religiose. Anche quest&#8217;anno sono in corso manovre per ostacolare la manifestazione più odiata dai clericali di tutti i partiti.</p>
<p><strong>Roma Pride 2009</strong></p>
<p>Anche quest&#8217;anno il Romano Pontefice ci aiuta !<br />
&lt;<a href="http://lampidipensiero.wordpress.com/2008/06/05/testardamente-grazie-santita-ovvero-benedetto-pride/">http://lampidipensiero.wordpress.com/2008/06/05/testardamente-grazie-santita-ovvero-benedetto-pride/</a>&gt;</p>
<p>La  Questura di Roma, infatti, ha comunicato al Circolo Mario Mieli che a<br />
causa  dello svolgimento della processione rionale dedicata a S. Antonio<br />
Abate, la  piazza non sarà disponibile per ospitare il Roma Pride nel 2009.<br />
Sarà  indisponibile anche il 20 giugno perché dalla stessa data partirà una<br />
serie  di manifestazioni religiose per la preparazione della festa di San<br />
Giovanni  Battista (che come noto a tutti, cade il 25 giugno). Indi, vi<br />
saranno  ulteriori difficoltà a causa della festività dei Santi Pietro e<br />
Paolo,  patroni della città.</p>
<p>Quindi, di nuovo e testardamente grazie al Romano  Pontefice e alla sua Curia<br />
che, anche quest&#8217;anno consentirà di sfruttare il  clamore mediatico su questo<br />
tema trasfromandolo in uno lungo spot  pubblicitario per il Roma Pride.</p>
<p>Santità, ormai lo sappiamo che ci vuole  bene. Per questo, a titolo personale<br />
rinnovo la dedica intitolando  anche il  Roma Pride 2009 *BENEDETTO PRIDE*,<br />
in attesa che proclami l&#8217;indulgenza  plenaria e perpetua per tutti coloro che<br />
parteciperanno ai pride  romani.</p>
<p>Al di là delle note folkloristiche, dal comunicato diramato dal  Mario<br />
Mieli&lt;<a href="http://www.mariomieli.org/spip.php?article1139%3Eemerge">http://www.mariomieli.org/spip.php?article1139&gt;emerge</a> una nota<br />
peroccupante.</p>
<p>Il Pride di Roma è ormai una manifestazione  significativa, cospicua, di<br />
rilevanza nazionale e che non accoglie più  soltanto gay, lesbiche e<br />
transessuali. Il Protocollo comunale<br />
&lt;<a href="http://www.cobas.it/Sito/Documenti/Comunicati/CS_2009/CS_Protocollo%20manifestazioni%20a%20Roma.pdf%3Esui">http://www.cobas.it/Sito/Documenti/Comunicati/CS_2009/CS_Protocollo%20manifestazioni%20a%20Roma.pdf&gt;sui</a><br />
percorsi  delle manifestazioni si sta rilevando un insieme di false<br />
alternative. Per i   grandi eventi sono previsti piazze incapaci di<br />
accoglierli o luoghi  rifiutabili per interi mesi con identiche<br />
giustificazioni, a volte risibili.  Una carta straccia pronta a colpire tutti<br />
i cittadini non solo romani,  limitandone la libertà di manifestazione<br />
garantita dalla Costituzione.</p>
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		</item>
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		<title>Gay Pride troppo trendy, Alemanno nega patrocinio del Comune di Roma.</title>
		<link>http://www.nessundio.net/blog/2009/04/26/1474/</link>
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		<pubDate>Sun, 26 Apr 2009 06:18:40 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[gay e società]]></category>
		<category><![CDATA[gay pride]]></category>

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		<description><![CDATA[Chierichetto ad honorem e ossequioso partecipante a tutte le sante messe celebrative di qualcosa che si svolgono in città, ma pur sempre vero maschio, il sindaco piazza precisi paletti a difesa della virilità romana che i perfidi gay mettono a rischio con la loro &#8220;tendenza&#8221;. Ed è infatti proprio quella pericolosa &#8220;tendenza&#8221; il motivo principale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Chierichetto ad honorem e ossequioso partecipante a tutte le sante messe celebrative di qualcosa che si svolgono in città, ma pur sempre vero maschio, il sindaco piazza precisi paletti a difesa della virilità romana che i perfidi gay mettono a rischio con la loro &#8220;tendenza&#8221;. Ed è infatti proprio quella pericolosa &#8220;tendenza&#8221; il motivo principale del diniego annunciato da Alemanno per una manifestazione a cui tutti i sindaci del mondo &#8220;normalmente&#8221; democratici danno i massimi riconoscimenti scendendo tranquillamente in piazza accanto ai promotori. Avrà pure smesso di fare saluti fascisti ma sui gay non ha perso i vecchi orientamenti.</p>
<div><span class="Apple-style-span" style="font-size: medium;"><span class="Apple-style-span" style="font-size: 14px;"><strong>Roma nega il patrocinio al Gay Pride: è un insulto  alla civiltà dei Diritti Umani</strong></span></span></div>
<div></div>
<div>del Gruppo EveryOne</p>
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<div>Roma, 25 aprile 2009. Roma, una delle grandi capitali dell&#8217;Unione europea,  si segnala ancora una volta per l&#8217;ottusa intolleranza delle proprie Istituzioni.  Mentre Parigi, Londra, Bruxelles, Atene, Berlino, Amsterdam, Copenhagen,  Stoccolma e le altre città europee preparano il Gay Pride 2009 in grande stile,  affiancando al tradizionale corteo una serie di eventi culturali,  cinematografici e commemorativi, la capitale d&#8217;Italia, per bocca del sindaco  Alemanno, annuncia che Roma non patrocinerà l&#8217;iniziativa: &#8220;Non daremo il  patrocinio al Gay Pride,&#8221; &#8211; ha detto Alemanno, &#8220;così come non l’abbiamo dato  l’anno scorso perché lo consideriamo una manifestazione di tendenza. Ci sono  molte richieste specifiche che possono essere condivise o non condivise. Faremo  il possibile perché si svolga in maniera tranquilla con tutto il supporto dei  servizi comunali come per tutte le manifestazioni. Il patrocinio va dato quando  non si tratta di manifestazioni di tendenza ma che danno voce a tutte le idee e  i punti di vista e nel caso del Gay Pride non è così&#8221;. Le autorità romane dunque  &#8211; uniche nel mondo democratico &#8211; negano il valore sociale del Gay Pride, che in  tutto il mondo rappresenta un simbolo fondamentale nell&#8217;àmbito dei Diritti  Umani, non certo &#8220;di tendenza&#8221;, ma universale ed educativo come le Giornate  della Memoria o la Festa della Donna. Ricordiamo che la Parata dell&#8217;Orgoglio  racchiude significati celebrativi che si collegano a secoli di emarginazione e  persecuzione degli omosessuali nel mondo, culminati in Europa nell&#8217;Olocausto dei  Triangoli Rosa e non ancora terminati nei regimi islamici, dove l&#8217;omosessualità  è punita con il carcere, la tortura e spesso la morte. Contemporaneamente alla  linea intollerante scelta dalle istituzioni romane, cresce l&#8217;omofobia a Roma e  nel resto d&#8217;Italia, mentre le leggi che dovrebbero tutelare i diritti  fondamentali dei gay si sono fermate a limitazioni medievali. Il Gruppo EveryOne  solleverà prossimamente presso le Istituzioni internazionali l&#8217;urgenza di  avviare seri programmi di educazione alla Storia dell&#8217;omosessualità e ai  fenomeni persecutori che l&#8217;hanno accompagnata, nonostante gay, lesbiche e  transgender abbiano contribuito fin dall&#8217;inizio della civiltà alla costruzione  del genio umano e a raggiungere le tappe più importanti del pensiero, delle arti  e della tecnologia. Il nazifascismo negò al popolo omosessuale ogni diritto,  reprimendone in modo barbaro e sanguinoso le manifestazioni che il Gay Pride  rappresenta ancora e che si ricollegano alle istanze di emancipazione espresse  dall&#8217;Istituto di Scienze Sessuali di Magnus Hirchsfeld (nella foto) e da punti  di ritrovo quali il mitico Eldorado di Berlino, fino a quando gli assassini di  Hitler presero il potere, annientando ogni conquista civile. Il  Gruppo EveryOne solleciterà inoltre l&#8217;approvazione di una Direttiva europea  sulle unioni civili, che riconosca finalmente agli omosessuali, dopo secoli di  repressione, il diritto più elementare e basilare: quello di veder riconosciute  giuridicamente nelle società moderne le proprie unioni sentimentali. E&#8217;  necessario protestare con decisione e sdegno contro la decisione del sindaco di  Roma, che non rappresenta solo un attacco alla dignità di un&#8217;istituzione che  simboleggia i diritti dei gay, ma anche una pericolosa deriva omofobica che  trova le proprie radici proprio nell&#8217;intolleranza su cui il nazifascismo costruì  il proprio regno di repressione e orrore.</div>
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