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Ma i gay sono masochisti ?

venerdì, 19 agosto 2011

Quello che mi ha sempre sorpeso del mondo gay che frequento abitualmente è la cieca adesione di molti omosessuali a sistemi di potere religioso o politico che si basano sulla loro discriminazione, quando va bene, e sull’eliminazione fisica, quando va male. Moltissimi dei miei amici gay continuano a professarsi cattolici andando a messa e per santuari pur essendo consapevoli che il papa e i suoi gerarchi attingendo non a proprie turbe psichiche (o forse anche a quelle), ma direttamente alle bufale di libri sacri eterni e immodificabili alimentano tutti giorni l’omofobia e la discriminazione nei loro confronti impedendo che le leggi civili riconoscano loro la piena parità di diritti. E non solo continuano a definirsi cattolici ma alcuni votano addirittura per i partiti politici (quasi tutti i partiti, per la verità) che seguono le direttive anti-gay dei gerarchi vaticani. La stessa sorpresa provo per i miei amici gay che si dichiarano comunisti o genericamente “de sinistra” quando arrivano a criticare e anche a disprezzare un gay come Pim Fortuyn (assassinato da un terrorista ecologista) o altri politici e intellettuali come Geert Wilders o Theo Van Gogh (assassinato da un terrorista islamico), per i solo fatto che pur essendo di orientamento politico democratico e liberale si permettono di denunciare il pericolo del nazi-islamismo trionfante in occidente. E così anche i gay, pur sapendo che nei paesi a maggioranza musulmana sono i primi a pagare anche con la vita la loro condizione di omosessuali, con il cervello taroccato dall’ideologia politica aderiscono alla vulgata “de sinistra” che definisce razzisti e xenofobi quelli che si permettono di sollevare il velo sui pericoli dell’integralismo islamico. Questo articolo di Angelo Pezzana approfondisce molto bene il fenomeno.

In Olanda si incomincia a capire. Quando in Italia ?
di Angelo Pezzana

Come ha reagito l’Olanda, dopo la strage norvegese ? Sui giornali italiani questa domanda non ha suscitato alcuna curiosità, eppure l’Olanda è il paese dove l’estremismo islamico ha ucciso Pim Fortuyn e Theo van Gogh, nomi presto dimenticati, mentre Geert Wilders, leader per Partito della Libertà, terzo come voti e sostenitore della coalizione di governo, viene continuamente citato come xenofobo e antislamico, uno che vorrebbe espellere dall’Olanda tutti gli immigrati.Naturalmente è vero il contrario, Wilders è un liberal democratico, non vuole cacciare via chi non delinque, semplicemente è un politico che ha capito in tempo ciò che i politici europei si rifiutano persino di affrontare, l’invasione dell’Europa da parte dell’immigrazione musulmana. Prima o poi ci arriveranno anche gli altri politici, e, aggiungo, anche i mezzi di informazione, ma sarà forse troppo tardi.Averlo capito non è essere islamofobi, come la vulgata politicamente corretta vorrebbe farci credere, e sulla quale si sono allineati la maggior parte dei mezzi d’informazione, significa invece non condividere l’idea di società civile e politica che l’islam propone, anzi, il verbo giusto è impone, perchè sarà questo il destino del nostro continente (del mondo ?), quando i musulmani supereranno la soglia del 51%. Immaginare una società sotto il tallone della Sharia e volersi opporre è quello che ogni amante della libertà e della democrazia dovrebbe sentire. Ma dirlo, oggi, significa essere etichettati con gli insulti più turpi.Per questo mi ha stupito leggere sulla International Herald Tribune di ferragosto, l’edizione internazionale del New York Times, come dire il giornale politicamente corretto per eccellenza, in linea con i vari El Pais,Le Monde,TheTimes ecc., un articolo di Steven Erlanger,corrispondente da Parigi, inviato ad Amsterdam per sentire come il paese dei tulipani la pensa dopo la strage del bianco/biondo/cristiano Anders Breivik in Norvegia, cosa dicono i cittadini della capitale che vivono in quartieri nei quali la maggioranza è ormai islamica, non formata da un insieme di immigrati, no, proprio da musulmani.Anche Erlanger usa nei confronti di Wilders e del suo partito il linguaggio tipico del giornale per il quale scrive, ma, questa è la sorpresa, dà anche voce alla gente comune che intervista. Per primi intervengono, ovviamente, i critici di Wilders, ma, dopo di loro, finalmente si esprimono quelli che con gli islamici condividono il quartiere, il condominio, raccontando quella che per loro è già la vita in una società dove gli stili di vita seguono altre regole.Uno dice che fra dieci anni l’Olanda sarà uno stato musulmano, una signora dice che non può più vestirsi come vuole perchè viene fatta oggetto di critiche dai vicini casa, la sensazione di non vivere più nel paese nel quale si era cresciuti è comune a molti.Naturalmente il politico, il sociologo, il docente universitario esprimono ben altre posizioni, tutti difendono i valori del multiculturalismo, l”invasione islamica non ha ancora lambito il loro quieto vivere, le loro abitudini non sono ancora state modificate, la paura non fa ancora parte delle loro giornate.Ma il fatto che un giornalista come Erlanger, non sospetto di simpatie verso chi ha una visione diversa del futuro dell’Europa (del mondo?) abbia deciso dare un taglio non totalmente favorevole all’invasione islamica di un paese europeo, può essere un campanello d’allarme per il provincialismo dei nostri media.
Se l’Olanda non è più il paese dei tulipani della nostra infanzia, qualcuno comincia ad accorgersene. Chissà che dopo l’Herald Tribune non arrivino a ruota i giornaloni di casa nostra, in fondo, se lo scrive l’Herald Tribune, che è come dire il New York Times, che non sia arrivato il momento di accorgersi che il mondo sta cambiando ?