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5/8/10 – Ultimi fuochi d’agosto

giovedì, 5 agosto 2010

Vorrei proprio vedere quei 20 milioni di combattenti padani pronti a battersi! Possibile che i miei concittadini romani, gli abitanti del Centro e del Sud e anche la parte più nobile del Nord non reagiscano? Ognuno può pensarla come vuole, ma io trovo ingiusto che si permetta ai ministri di fare certe sparate, mentre, per le stesse dichiarazioni, si persegue l’uomo della strada (una lettera al Corriere della Sera dal lettore Fabio Todini)

Anche alla luce di questi ultimi tuoni d’agosto, viene da chiedersi se il Pd serva.
Se – se – come più di un commentatore ipotizza una terza forza in caso di elezioni anticipate in tempi brevi, è probabile che i democristiani che oggi militano in quella formazione, trovino più naturale allearsi con l’Api di Rutelli o con l’Udc di Casini. E’ possibile che in questo caso, votando con il porcellum, i bersaniani verranno espunti dal Parlamento. Spiace per Bersani che pure nell’ultimo governo Prodi fu un buon ministro, ma questo è. Secondo me i bersaniani dovrebbero riflettere, possibilmente al chiuso e non occupando qualsiasi aiola con le feste dell’unità o come si chiamano oggi, sul perché sono arrivati a questo punto. Ad esempio potrebbero chiedersi come è stato possibile che un paese che ha avuto il partito comunista più grande del mondo ha la classe operaia e impiegatizia più povera e bistrattata dell’occidente, in questo modo condannando all’irrilevanza la più parte della popolazione che, negletta e umiliata, si vendica non votandoli. Può passare sotto silenzio che i bersaniani sono stati anche fisicamente assenti a Pomigliano? O può essere taciuto che durante la votazione in parlamento sulla manovra economica i bersaniani hanno deciso di andare in pullman – con un ritardo di oltre un anno – all’Aquila?
Se il Pd sparirà finirà una parte della nostra storia, ma è bene anche dirsi che oggi, così come è, questo partito è fonte di imbarazzo per chi lo ha votato. E’ insostenibile la pretesa di D’Alema di definirsi intelligente e continuamente fare ipotesi sbagliate come in Puglia, ingiustificabili le azioni di Veltroni che, nonostante i romani lo avessero eletto con il 70% dei voti, si è dimesso anzitempo consegnando la città ad Alemanno , inqualificabile candidare capolista in importanti città un paio di belle ragazze (solo perché belle e amiche), assurdo non avere sostenuto Bonino alla Regione Lazio (che comunque senza nessun aiuto da parte della coalizione a Roma ha stravinto). E ancora, da suicidio accodarsi alla campagna giornalistica di Repubblica sulle pupe del premier, azione che gli si è immediatamente ritorta contro con la vicenda Marrazzo, nota ai più da anni e venuta allo scoperto grazie al direttore di Chi (giornale di gossip della famiglia del premier) solo perché i sondaggi lo davano in odore di rielezione. La totale confusione – per meglio dire inconsistenza – sui temi bioetici e dei diritti civili, accompagnata ad una sudditanza affettata allo strapotere vaticano, del resto connaturata alla sua storia, fino alla apertura di credito di queste ultime ore nei confronti della Lega, completano il quadro.
Per crescere l’albero ha bisogno di essere potato, così i bersaniani dovrebbero studiare le loro radici, dissodare il terreno e provare a mettere a dimora nuove piantine.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

DuceSilvio, come lo vede Curzio Maltese su La Repubblica.

sabato, 1 maggio 2010

“L’ora delle vendette del partito dell’amore”, di Curzio Maltese

Con il manganello in una mano e il pugnale nell’altra, il partito dell’amore ha lanciato la stagione delle vendette. Obiettivo Gianfranco Fini e i suoi. Tutto scontato e avvilente come sempre. Ogni mattina il Giornale di famiglia, rovistando nella spazzatura, offre una variante del linciaggio al presidente della Camera.
Con notevole faccia di tolla, come si dice dalle sue parti, il premier finge di dissociarsi. Lo stesso Giornale, giorni fa, annunciava guarda caso che le epurazioni sarebbero cominciate da Italo Bocchino: «Sarà il primo a perdere la poltrona».
Puntuale è arrivato il siluro al vicepresidente del gruppo parlamentare del Pdl, che si è dimesso, con gesto inusuale. Con gesto ancora più inusuale, ha denunciato le pressioni personali di Berlusconi. Il presidente del consiglio l´avrebbe chiamato al telefono per dissuaderlo dal partecipare come ospite a Ballarò, proferendo minacce del tipo «farai i conti con me» e «io t´infilzo». A dar retta a Bocchino insomma avremmo un capo del governo che parla come un boss della ´ndrangheta. E meno male che Gomorra e la Piovra «danneggiano l´immagine dell´Italia all´estero». Ma a parte lo stile, stavolta c´è un enorme problema di sostanza: alla prima prova di confronto pubblico, il Partito del Popolo delle Libertà dimostra di essere peggio di una caserma. Chi non è d´accordo col Capo è fuori. Questo, oggi, dimostrano lo strappo di Fini e il caso Bocchino: nel Pdl c´è un enorme problema di democrazia interna. Era ovvio, nella dimensione del pensiero unico berlusconiano che prevede il consenso, predilige l´assenso, ma non può mai tollerare il dissenso.
C´è qualcosa di irrazionale, ma diciamo pure di follemente umorale, nella reazione del premier alle mosse di Fini. Del tutto prevedibili, da settimane, mesi e forse anni. Gianfranco Fini fa politica da una vita, ha vent´anni meno di Berlusconi, guarda avanti e vede una destra «normale», europea. Quindi, si muove di conseguenza. Non c´è quasi nulla di personale nella sua ribellione e questo rende molto efficaci gli argomenti del presidente della Camera. Berlusconi non fa più politica da anni. E´ soltanto una macchina elettorale. Al principio aveva una vaga idea di cambiare l´Italia, in qualche modo. Ma, l´ha abbandonata da tempo. Le riforme, promesse da quindici anni, sono ridotte a uno slogan da sfoderare a ogni vigilia elettorale e da rimettere subito nel cassetto il giorno dopo l´incasso di voti.
Le uniche cose che continuano a eccitare Berlusconi, al di là di vicende private, sono le vendette sui magistrati sotto forma di legge e l´ascesa al Quirinale, impossibile alle condizioni attuali. La totale assenza di un progetto politico qualsiasi da parte del leader si riflette sul partito. Il Pdl è più di plastica e più «personale» di quanto non fosse Forza Italia. Alla fine, nel partito azienda, per anni si sono confrontate anime diverse: gli ex democristiani alla Pisanu, gli ex craxiani, i laicisti radicali, i liberali storici come il professor Martino. Eppure si trattava di un partito inventato di sana pianta nelle riunioni ad Arcore, con i dirigenti selezionati da Marcello Dell´Utri a partire dai quadri di Publitalia, nato intorno al solo slogan «Berlusconi for president». In definitiva, una protesi del leader.
Il Pdl nasce invece come «partito federale», dalla fusione di Forza Italia e An, con due fondatori e, in teoria, un´ampia varietà di posizioni. Tuttavia si è rivelato paradossalmente assai meno libero e assai più anti-democratico di Forza Italia. I nuovi gerarchi importati da An, come Gasparri e La Russa, o presi sul mercato politico, come l´ineffabile ex mangiapreti Capezzone, si sono segnalati per un servilismo superiore a quello dei vecchi cortigiani del partito azienda. Neppure nei palazzi di Mediaset il capo aveva mai ottenuto una simile unanimità. Fedele Confalonieri o Gianni Letta, al confronto, sembrano guerriglieri.
Quanto poteva resistere in questa gabbia uno come Gianfranco Fini? Due anni gli saranno già parsi un´eternità. La ribellione di Fini a Berlusconi è il fatto più ovvio accaduto nella politica italiana negli ultimi anni. Com´è accaduto allora che soltanto Berlusconi e la sua corte ne siano rimasti sorpresi, al punto da annaspare oggi fra lagne puerili, maldestre vendette e grottesche campagne a mezzo stampa? Quale livello di dilettantismo politico, narcisismo e mitomania, allignano dunque nella banda che governa i destini del Paese? Fini pone questioni politiche serie, Berlusconi risponde con slogan. Ridotti come siamo, vinceranno sempre gli slogan. Chissà però a quale prezzo.

La Repubblica 30.04.10

27/8/09 – Realpolitik

giovedì, 27 agosto 2009

Imprenditore milanese beccato con la jeep anfibia (!) sulla spiaggia nell’isoletta di Budelli. In Costa Smeralda i riccastri fanno i gavettoni con lo champagne. Ah, il buon gusto della lotta di classe (Stefano Di Michele, Il Foglio)
I vogatori del rione Portaccia, uno dei cinque che partecipano al palio marinaro di Castiglion della Pescaia, sono stati multati (100 €) dal sindaco Pdl, per aver indossato durante la gara una canottiera rossa con la caricatura del premier sovrastata da un cartello divieto d’accesso (vari giornali)

Il sindaco Alemanno si è mosso in maniera adeguata perché si è reso conto che si stava sgretolando il punto cardine del suo programma, la sicurezza, che non riguarda soltanto l’omofobia ma anche gli immigrati e le donne. Andrea Berardicurti, segretario del Mario Mieli ha spiegato così l’apertura del sindaco di Roma alla richiesta della deputata Pd Anna Paola Concia di recepire la legge contro l’omofobia che potrebbe essere definita di buon senso e importante per entrambi i poli. Il problema è che il Pdl potrebbe pure rispondere affermativamente mentre non è sfuggito a nessuno che dal Pd non siano venute grandi sostegni alla comunità omosessuale ad eccezione (un po’ tardiva in verità) del candidato alla segreteria Ignazio Marino, odoroso di incenso, che si è recato al Gay Village. Intanto l’Arcigay ha denunciato che alla Festa nazionale del Pd di Genova non ci sia in programma nessun incontro tra partito e associazioni omosessuali. Imma Battaglia, presidente DiGay Project , non dimentica le umiliazioni che il sindaco ha inflitto al Gay Pride al quale ha rifiutato di concedere il patrocinio, trova inaspettato il si ad una visita al Gay Village e pensa che forse stia nascendo una destra moderna.
Intanto il presidente della Camera Gianfranco Fini ieri ha fatto il pienone alla Festa Pd, si è trovato in sintonia con Franco Marini, compagno sul palco, sulle politiche dell’immigrazione e di una evidente dipendenza del Pdl dalla Lega dai temi della sicurezza a quelli economici. Ma il presidente ha raccolto applausi da divo del rock quando, nominando i cattolici ma laici Scoppola ed Elia, ha ribadito che non esiste nel paese un conflitto tra laici e cattolici , ma tra laici e clericali. Franco Marini ha preferito non replicare.
Apprezzamenti per Gianfri anche dal Sinodo valdese* che lo ha dichiarato, insieme al Presidente della Repubblica, il solo uomo politico laico in tema di biotestamento e temi etici, e anche aperture dalla comunità ebraica che lo ritiene l’unico interlocutore possibile su laicità e immigrazione tanto da invitarlo ad un confronto su questi temi il 16 settembre. Finora solo Violante ha avuto un analogo invito consultivo.
Questo avviene nel silenzio del Pd col quale, di fatto, non si confronta più nessuno. Cogliendo al volo la infelice battuta sul “festino” ( “questa è una festa non un festino e per questo Berlusconi non è stato invitato” ha detto lo spiritoso organizzatore della convention Pd) i ministri si sono smarcati , i radicali , tra l’altro eletti in nove nelle liste del partito, non sono stati invitati, così i socialisti. Socialisti e radicali, che è come dire che del riformismo non frega niente. Nel frattempo Berlusconi se ne va per santuari come qualsiasi italiano, e tra lo svolazzar di tonache si prova un po’ di nostalgia per lo sfarfallio delle gonnelle delle escort. Il mondo cambia, gli operai accannano i sindacati e salgono sulle gru, e solo cariatidi sfigate parlano di comunisti e cattocomunisti. Intanto li incontra Berlusconi, che abbraccia Putin, Chavez (per il quale ha convocato la bella Aida Yespica), Lukashenko (ricevuto in Europa solo da lui e da B16) e il sedicente amico del popolo Gheddafi. Solo se si tocca il fondo si risale (speriamo).

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

* Dopo i cattolici i valdesi sono i secondi percettori del gettito dell’8 per mille (quest’anno circa 8 milioni di €). Hanno richiesto di usufruire della quota non espressa e fra tre anni potranno accedere alla cifra che, presumibilmente, raddoppierà l’entrata. Su modello dei valdesi anche le comunità ebraiche hanno richiesto la quota non espressa e, presumibilmente lo faranno anche le altre fedi che hanno stipulato le intese con lo Stato italiano. Per un paese laico il concordato è il cancro, le intese le metastasi. (tf)

La SS Vaticana mobilita le truppe pontificie che controllano il Parlamento vaticaliano.

martedì, 19 maggio 2009

Dopo le coraggiose parole di Gianfranco Fini a difesa della laicità dello Stato si scatenano i gerarchi della SS vaticana contro il Presidente della Camera. Immediata la corsa alle armi degli zuavi pontifici inquadrati nell’UDC e nel PDL-Popolodella Libertà vigilata dal Vaticano. E anche Franceschini del PD-Partitus Dei fa il pesce in barile

Dal Corriere della Sera del 19/05/09

http://www.corriere.it/politica/09_maggio_18/fini_laicita_3d382e5e-43c1-11de-bc99-00144f02aabc.shtml

«ATTACCO INDEGNO» – Il riferimento alla laicità dello Stato non è però piaciuto a Luca Volontè, dell’Udc, secondo cui «Fini oggi compie il peggiore attacco laicista della storia repubblicana; la fede cristiana non dovrebbe informare il comportamento e le idee dei deputati? Siamo alla vergognosa e inaccettabile discriminazione dei credenti, come ai tempi dei totalitarismi neri del ’900». «Il presidente della Camera – ha aggiunto l’esponente centrista – passa dal politically correct alla discriminazione religiosa. Fini vorrebbe favorire il dibattito e le leggi solo nel caso in cui i credenti non abbiano dato il loro contributo. È un attacco alla libertà e alla dignità della Chiesa. Un attacco indegno e insopportabile in una parola, antidemocratico». Anche il leader del partito, Pier Ferdinando Casini, è intervenuto sull’argomento: «Il Parlamento italiano non ha mai fatto leggi tenendo conto dei precetti religiosi ed il presidente Fini ha detto una cosa ovvia ma nel Parlamento c’ è chi fa delle battaglie sui valori e sui principi. Per fortuna che in Parlamento c’ è ancora qualcuno che fa battaglie su valori e principi che ormai non hanno diritto di cittadinanza in politica».

«PAROLE CHE STUPISCONO» – Delle parole di Fini si dice stupito Maurizio Lupi, vicepresidente Pdl alla Camera e esponente dell’area cattolica del partito: «Non capisco la sua preoccupazione. La nostra Carta Costituzionale è il frutto dell’incontro delle grandi tradizioni che hanno fatto la storia del Paese. E so che tra queste, la tradizione cristiana, ispirata alla dottrina sociale della Chiesa ha giocato un ruolo di primo piano. Se Fini pensa che certi valori rappresentino dei “preconcetti religiosi” sbaglia e si pone su un piano di scontro ideologico molto lontano dalla laicità positiva da lui stesso evocata». «Pur essendo scontate in linea di principio, le affermazioni del presidente Fini potrebbero indurre a equivoci se riferite alla realtà dei fatti – dice invece Gaetano Quagliariello, vicepresidente vicario dei senatori del PdL -. La verità è che sui temi di biopolitica, dall’eutanasia alle coppie di fatto, dal matrimonio omosessuale al testamento biologico fino a progetti che rasentano l’eugenetica, in Italia come nel resto d’Europa la volontà di legiferare nasce sempre da una sola parte o dall’azione delle sue appendici giudiziarie. E questa parte è la parte di chi ritiene che la libertà non si eserciti attraverso la responsabilità individuale, ma mediante l’affermazione di diritti che generano altri diritti e la loro trasformazione in leggi dello Stato. È questo il vero Stato etico che si rischia».

SOSTEGNO A FINI – Un apprezzamento alle parole di Fini («le condividiamo») arriva invece dall’Italia dei valori. «Peccato che sia una posizione isolata nel Pdl, un partito non solo autoritario, ma ormai anche confessionale – ha commentato il capogruppo alla Camera, Massimo Donadi -. Sui temi etici una parte del centrodestra ha combattuto una battaglia tanto ideologica quanto irrazionale, bloccando norme che avrebbero aiutato molte persone a ridurre la propria sofferenza e la ricerca di nuove cure per le malattie genetiche. Non è la religione a condizionare il parlamento, ma l’atteggiamento di alcuni che si sentono più “crociati” che rappresentanti del popolo». E «pieno sostegno» a Fini, dall’interno della coalizione di centrodestra, arriva dal segretario del Pri Francesco Nucara: «Ancora una volta – ha detto Nucara – Gianfranco Fini difende al meglio i principi dello Stato laico e della Costituzione repubblicana».

«NO A DISCIPLINA DI PARTITO» - In serata interviene sul tema anche Dario Franceschini: secondo il leader del Pd, sui temi della laicità «non può esserci disciplina di partito». Dopo aver osservato, con la disapprovazione di una parte del pubblico, che «i vescovi parlano qui e parlano in tutti i Paesi del mondo», Franceschini ha criticato, ricevendo però gli applausi dei partecipanti al convegno organizzato da Giustizia e Libertà, la contraddizione di «quegli stessi che gridano all’interferenza della Chiesa e il giorno dopo applaudono la stessa Chiesa quando prende posizione su alcuni temi come la legge Bossi-Fini».

LA REPLICA DEL VATICANO – Ma la reazione alle parole di Fini arriva anche dal Vaticano: «I temi sui quali il mondo cattolico intende portare il suo contributo sono temi non definibili come precetti religiosi; sono temi che riguardano i diritti fondamentali dell’uomo, come il diritto alla vita, il rispetto della vita, i diritti che riguardano l’unità del matrimonio e della famiglia. Non sono precetti religiosi, ma sono iscritti nella natura umana, difendibili con la ragione e iscritti anche nella Costituzione» ha precisato monsignor Elio Sgreccia, presidente emerito della Pontificia Accademia per la Vita. «I cattolici – ha aggiunto monsignor Sgreccia – non hanno mai preteso che si facessero leggi basate unicamente sui precetti religiosi, come andare a messa. Quello su cui si discute sono tutti qualificabili come diritti fondamentali della persone. Vorremmo anzi che il fatto che siano i cattolici a difenderli non facesse pensasse che per questo sono meno carichi di valore umano e che la difesa fatta dai cattolici sia di una razionalità minore. A noi la fede ci conforta nell’argomentazione razionale, non sostituisce mai la ragione umana». Per Sgreccia non vanno inoltre messe in secondo piano le questioni relative alla bioetica, quelle su cui il fronte cattolico è maggiormente impegnato: « Non vanno alzati steccati perchè i cattolici hanno tutte le carte in regole nel lanciare appelli su famiglia, contro l’eutanasia, contro la gravità aborto».

18 maggio 2009

Fini torna a difendere la laicità delle Istituzioni.

lunedì, 18 maggio 2009

Coraggiose espressioni del Presidente della Camera parlando di bioetica in occasione di un incontro sulla Costituzione con studenti di Monopoli. Insorgono i politicanti cristianisti che vogliono legiferare solo sotto dettatura della SS Vaticana.

Da La Repubblica del 18/05/09

http://www.repubblica.it/2009/03/sezioni/politica/fini-parla/fede-e-parlamento/fede-e-parlamento.html

MONOPOLI - “Il Parlamento deve fare leggi non orientate da precetti di tipo religioso”. Gianfranco Fini, parlando di bioetica durante un incontro sulla Costituzione con studenti di Monopoli, rilancia il tema della laicità dello Stato. Pronunciando parole destinate a far discutere. “Il dibattito sulla bioetica – dice il presidente della Camera – è complesso e mi auguro che venga affrontato senza gli eccessi propagandistici che ci sono stati da entrambe le parti perchè queste sono questioni nelle quali il dubbio prevale sulle certezze”.

La prima replica viene dall’Udc. E i toni sono duri: “‘Si tratta di un appello alla discriminazione verso i cattolici impegnati in politica e tutti coloro che vivono una fede o credono ad una religione. Il presidente della Camera ci riporta nel piu’ buio dei totalitarismi neri nel Novecento”.

Immigrazione. A fronte delle roventi polemiche Fini invita ad abbassare i toni: “Dovremmo sforzarci tutti di affrontare una questione così complessa e così importante senza cadere nella tentazione di dare vita a un confronto finalizzato unicamente al voto per il Parlamento europeo”.

(18 maggio 2009)

Schifani, chierichetto di monsignor Fisichella, contro Fini.

sabato, 4 aprile 2009

Anche Lorenzo Cesa, che insieme a Casini e a tutta l’UDC fa parte del chorus-line dei chierichetti di Fisichella, si associa alle critiche contro il Presidente della Camera. La Legge 40 sulla fecondazione clericalmente obbligatoria è una buona legge perchè ispirata dalla fede cattolica. Insomma se una cosa va bene per i cattolici deve andar bene per tutti, e la Corte Costituzionale si deve adeguare.

Qui la fonte della notizia LEGGI

Sul Corriere della Sera

ROMA – Dopo Fini, parla Schifani. Il tema è ancora quello della fecondazione assistita. Dopo la sentenza della Corte Costituzionale, che ha bocciato in alcune parti la legge 40, il presidente della Camera aveva parlato di una decisione che «rende giustizia alle donne italiane». «Quando una legge si basa su dogmi di tipo etico-religioso – aveva specificato l’ex leader di An – è suscettibile di censure di costituzionalità».

LA REPLICA – Il giorno dopo, interviene sul tema anche il presidente del Senato. E la posizione appare diversa rispetto a quella di Fini. La legge 40, afferma Renato Schifani, «è una buona legge». «Quando un provvedimento affronta tanti passaggi parlamentari – afferma – un dibattito lungo con voti segreti, nei quali i parlamentari votano secondo coscienza e non sulla base di dogmi, è una buona legge». «Per cui a parlare di dogmi troverei qualche difficoltà – dice Schifani nel viaggio a Herat per presenziare la cerimonia del passaggio delle consegne tra gli alpini della Brigata Julia e i paracadutisti della Folgore.

STATO LAICO – Alla domanda dei giornalisti se siamo in uno Stato laico o in uno Stato etico, Schifani replica subito: «Stato laico. Significa non rinunciare alle responsabilità tutte le volte che ci si rende conto che ci sono vuoti normativi da colmare. Quindi, personalmente, non riscontro nella legge sul testamento biologico e sulla legge 40 una presenza di eticità nella vita parlamentare, in particolare in tutte quelle leggi dove ci sono voti segreti. Lì sono le coscienze che decidono e non i dogmi».

BOTTA E RISPOSTA TRA CESA E FINI – Ma la posizione di Fini sulla Legge 40 viene invece duramente criticata dall’Udc per bocca del suo segretario Lorenzo Cesa: «Il presidente della Camera non può essere paladino di battaglie di parte. Non voglio alimentare sterili polemiche ma personalmente credo che Fini sarebbe ancor più libero di condurre le sue battaglie ideologiche se si spogliasse dei panni così impegnativi di terza carica dello Stato».
Un posizione quella di Cesa che provocava subito la reazione della presidenza della Camera che in una nota sottolineava: «Se l’onorevole Cesa rileggesse l’articolo 134 della Costituzione, comprenderebbe che il doveroso rispetto del Parlamento non impedisce ad un supremo organo costituzionale, qual è la Consulta , di valutare la legittimità delle leggi. Di conseguenza, non può destare scandalo esprimere valutazioni sulle pronunce stesse della Corte Costituzionale».

E sui rapporti con la SS Vaticana Silvio si compiace…

domenica, 21 dicembre 2008

…di aver stabilito le migliori performance di sottomissione al Papa Re nella storia d’Italia. E quando gli chiedono un commento sulla polemica scatenata da Fini a proposito della viltà, anzi, della correità della SS Vaticana sull’emanazione delle disgustose leggi raziali del ’38, se la cava con un pilatesco :”io sto con la storia e la verità“. E bravo imbrogliuscone ! Ma fra la verità storica e documentata del silenzio assenso della SS Vaticana, e le manipolazioni e le mistificazioni operate dai gran maestri della Menzogna Globale, lui si guarda bene dal dire da che parte sta. E commette il gravissimo atto di viltà istituzionale di non difendere la terza carica dello Stato dagli attacchi e dalle ingiurie della SS Vaticana. Qui la fonte della notizia LEGGI

18/12/08 – Un perdente di successo

giovedì, 18 dicembre 2008

Ma l’ideologia fascista non spiega da sola l’infamia. C’è da chiedersi perché la società italiana si sia adeguata, nel suo insieme, alla legislazione antiebraica e perché, salvo talune luminose eccezioni non siano state registrate manifestazioni particolari di resistenza. Nemmeno da parte della Chiesa cattolica. A parziale giustificazione potremmo addurre il carattere autoritario del regime. Però dovremmo anche riconoscere che alla base della mancata reazione della popolazione ci furono altri elementi che può risultare scomodo riconoscere. Penso al conformismo e ad una possibile condivisione, negata ma presente, di una parte della popolazione dei pregiudizi e delle teorie antiebraiche. (Gianfranco Fini al 70ennale delle leggi razziali)

Sorprende e amareggia il fatto che uno degli eredi politici del fascismo, chiami ora in causa la Chiesa cattolica (Osservatore Romano)

Gianfranco Fini presidente della Camera, la terza carica dello Stato italiano, è stato duramente attaccato dall’Osservatore Romano, organo della Santa Sede. Che, va ricordato, è il piccolo Stato teocratico che vive e prospera all’interno del nostro Paese prosciugando le risorse fisiche ed economiche degli italiani e la pazienza dei romani. Il presidente della Camera è intervenuto alla cerimonia per ricordare i 70 anni dalla promulgazione delle leggi razziali e, davanti a una platea di studenti, politici dei diversi schieramenti, membri della comunità ebraica, ha detto l’ovvio.
La sorpresa, inutile nasconderselo, è stata forte, anche se l’uomo ha alle spalle un percorso non monotono. Figlio di un repubblichino emiliano, arriva a Roma e colpisce al cuore Almirante che gli lascia in eredità l’Msi. La prima Repubblica è morente, Roma candida Rutelli e Fini alla guida della città, Berlusconi sta già pensando di scendere in campo e dichiara la sua preferenza per il giovane fascista. Fini perde, con onore, al ballottaggio, ma esce definitivamente dalla fogne. Forse su suggerimento dell’inciucione pugliese Pinuccio Tatarella, battezza con l’acqua di Fiuggi la nascita di An che, per lui, deve essere un normale partito di destra. I suoi gli alzano barriere, Berlusconi e poi Casini gli fanno sponda. Condivide, insieme a Pierferdinando, la convinzione di essere il delfino che prima o poi prenderà lo scettro di Silvio. Ma la strada è più impervia di quel che crede e nel 2003 va a Gerusalemme. La comunità ebraica italiana è lacerata, qualcuno dei suoi lo abbandona, ma lì fa il suo discorso più importante prendendo le distanze dal fascismo. Sembra lontano il suo assurdo intervento al Maurizio Costanzo show dove aveva dichiarato che gli omosessuali non potevano fare i maestri. E’ ministro degli Esteri senza infamia e senza lode e oggi come presidente della Camera sembra più equilibrato dei suoi predecessori Casini e Bertinotti. Guida l’associazione Farefuturo speculare alla Italianieuropei di Massimino D’Alema. Spesso da l’impressione di non sopportare il protagonismo di Berlusconi, il razzismo e il protezionismo della Lega, i suoi ex colonnelli che si sono rapidamente berlusconizzati. Ha chiuso con la moglie Daniela, e ha una nuova compagna e una bambina. E’ uomo passionale e fantasioso come testimoniano i giornali di gossip.
Probabile che Fini, come hanno garbatamente osservato alcuni autorevoli editorialisti, non conterà nulla nel Pdl che si va costituendo. Che la presidenza della Camera sia una sorta di cimitero degli elefanti… Quello che sembra (sembra) è che ha fatto i conti con il fascismo e che ha coraggiosamente (in solitudine forse) messo in discussione il passato. Un passato a cui la Chiesa, che non ha nessuna intenzione di fare una disanima sulla sua sanguinosa storia, vorrebbe invece inchiodarlo.

Tiziana Ficacci, per  www.nogod.it

Qui alcuni commenti politici LEGGI

L’ Osservatore Romano, organo ufficiale della SS vaticana,….

mercoledì, 17 dicembre 2008

…. offende la terza carica della Repubblica Italiana : Fini, meschino opportunista. “Di certo, sorprende e amareggia il fatto che uno degli eredi politici del fascismo, che dell’infamia delle leggi razziali fu unico responsabile e dal quale pure da tempo egli vuole lodevolmente prendere le distanze chiami ora in causa la Chiesa Cattolica. Dimostrando approssimazione storica e meschino opportunismo politico”. L’Osservatore Romano conclude oggi con queste parole un breve articolo sulle leggi razziali del 1938, intitolato laconicamente “A proposito delle dichiarazioni di Gianfranco Fini”. Fino ad ora nessuna reazione ufficiale a questo autentico oltraggio a una delle tre più importanti figure istituzionali del nostro Paese.  Fino a quando dovremo sopportare ingerenze politiche continue, spolpamento economico e oppressiona mediatica da questa monarchia assoluta che domina sul nostro paese grazie alla complicità e acquiescenza  del PD-Partitus Dei e del PDL-Popolo della Libertà vigilata dal vaticano ?

Pesante stoccata di Fini alla chiesa cattolica.

martedì, 16 dicembre 2008

 Con la veemenza del neofita dell’antifascismo il presidente della Camera Gianfranco Fini ricorda la viltà degli taliani e della chiesa cattolica quando nel 1938 furono promulgate le famigerate leggi razziali. Non sarà che nel PDL-Popolo della Libertà vigilata dal Vaticano affollato da clericali e leccalulo dei preti il buon Fini sta cercando di accreditarsi come “laico” ? Magari per preparare una sua corente meno filoclericale di quelle che dominano sia il PD-Partitus Dei che il PDL ? Del resto,  con il disfacimento del PD-Partitus Dei (che ormai candida solo ex-democristiani a capofila delle sue liste nelle prossime tornate elettorali) quale elettore laico lo voterebbe più. E magari un Fini critico della chiesa potrebbe suscitare qualche attrazione. Fonte della notizia LEGGI