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	<title>.:: No God ::. &#187; FAO</title>
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		<title>La FAO, la fame nel mondo e la Grande Bufala dell&#8217;Enciclica &#8220;Caritas in veritate&#8221;.</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Nov 2009 08:40:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bomba demografica e fame nel mondo]]></category>
		<category><![CDATA[FAO]]></category>

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		<description><![CDATA[Come commento a un nostro post del 22/11 abbiamo ricevuto questo imperdibile articolo da gherush92. GLI AFFAMATI DAL CROCIFISSO La disutile presenza del pontefice al vertice della FAO, se da una parte evidenzia l’incapacità di questo mastodontico organismo ad affrontare le tematiche della fame, dall’altra ci costringe a delle osservazioni sull’enciclica Caritas in Veritate. Il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come commento a un nostro post del 22/11 abbiamo ricevuto questo imperdibile articolo da gherush92.</p>
<p><strong>GLI AFFAMATI DAL CROCIFISSO</strong></p>
<p>La disutile presenza del  pontefice al vertice della FAO, se da una parte evidenzia l’incapacità di questo  mastodontico organismo ad affrontare le tematiche della fame, dall’altra ci  costringe a delle osservazioni sull’enciclica Caritas in Veritate. Il testo,  richiamato più volte nel discorso del papa in plenaria, è l’apogeo di  un’ideologia universalista e neo-omologazionista con la quale il cristianesimo  vorrebbe costruirsi la patente di risolutore dei problemi della povertà e della  fame estrema del mondo, dopo esserne stato uno degli artefici principali in  Africa, in America Latina e non solo.</p>
<p>In verità, la Caritas in  Veritate non risolve né il problema della povertà, né quello della fame, anzi le  aggrava. Il difetto principale sta nel voler gestire il problema con  l’assistenzialismo e l’evangelizzazione. Il titolo sintetizza la teoria: la  carità nella verità ovvero nell’evangelizzazione; il corollario riepiloga il  programma: la croce per un pugno di riso.</p>
<p>Il cristianesimo pratica e  prescrive l’evangelizzazione e l’uniformità sotto forma di un unico modello  culturale. La diffusione del cristianesimo non è altro che la diffusione di un  prototipo universale precostituito, che ostacola la conoscenza e gli scambi fra  le specie, fra i popoli e le culture. E’ un processo contro natura perché non  accetta la diversità e si adopera per ricondurre le migliaia di opere e culture  che incontra all’interno di uno schema precostituito, auto referenziato, ma del  tutto inefficace a spiegare e interagire con l’universo, la diversità culturale  e i fenomeni naturali. L’evangelizzazione, insieme con altre forme di  omologazione, è la causa principale della cancellazione delle diversità, porta  alla perdita di conoscenza e ha significato e provocato la scomparsa e  l’assimilazione di molti popoli e culture. L’evangelizzazione è una delle  principali cause della povertà, della miseria e della fame estrema, perché  cancellando la  diversità si elimina la conoscenza che è olistica, il bene  più prezioso, il motore per la produzione di cibo e di benessere.</p>
<p>L’enciclica Caritas in Veritate, sulla quale si sono espressi in  modo servile, ossequioso e incompetente politici e intellettuali e la FAO, è, in  realtà, un guazzabuglio tuttologico che affronta i temi della globalizzazione,  della cooperazione internazionale, dello sviluppo umano, dell’ambiente, dei  cambiamenti climatici, della natalità, della finanza internazionale, del  sindacato, usando qua è là parametri di giudizio ereditati, secondo la  convenienza, da vulgate terzomondiste e neoglobal da una parte e da analisi  economiche di stampo liberale dall’altra.</p>
<p>Tesi e opinioni sostenute  con ambiguità, per dare un colpo al cerchio e uno alla botte, fatte per il  politicume, per accontentare i benpensanti, i teorici della banalità, i  conformisti ad oltranza e, nel caso, qualche cariatide ammuffita degli organismi  intergovernativi.</p>
<p>L’enciclica, invece, disboscata e ripulita dalle  molte ed inutili incrostazioni, afferma che la salvezza dell’uomo e dei popoli  viene solo “dall&#8217;unità della carità del Cristo che ci chiama tutti a partecipare  in qualità di figli alla vita del Dio vivente, Padre di tutti gli  uomini”.</p>
<p>A questo punto vogliamo affermare in maniera chiara che il  diritto al cibo non può essere mediato né da Gesù Cristo né da speculazioni  finanziarie né da altre presunte verità. Il diritto al cibo deve essere  garantito e basta, lasciando la possibilità a ciascuno di riappropriarsi della  propria conoscenza per la produzione delle proprie risorse alimentari.  Sembrerebbe che il papa voglia fare concorrenza alla FAO nell’agguantare risorse  finanziarie da utilizzare nell’assistenzialismo o per lo sviluppo della Caritas  in Veritate, dopo averle opportunamente decurtate a proprio uso e consumo. E’  così da sempre.</p>
<p>Il documento parla di carità, ma non propone, come  sempre, nessuna regola su come, cosa e quanto dare, su come scambiare, su come  creare benessere, sulla soluzione del problema della povertà e della fame. La  carità cristiana, infatti, “supera la giustizia e la completa nella logica del  dono e del perdono. La “città dell&#8217;uomo” non è promossa solo da rapporti di  diritti e di doveri, ma ancor più e ancor prima da relazioni di gratuità, di  misericordia e di comunione.” Si tratta, viceversa, proprio di un problema di  giustizia per sanare le ingiustizie sociali, economiche, ambientali e spirituali  commesse nel corso dei secoli da parte del cristianesimo &#8211; con la scusa della  misericordia che supera la giustizia &#8211; per appropriarsi arbitrariamente e  avidamente di risorse, uomini, anime, conoscenze e spiritualità. La concezione  della carità cristiana ha bisogno di uniformità umana indistinta,  “universalizzata”, ridotta all’incapacità di provvedere a se stessa,<br />
quale  terreno fertile per un disegno di evangelizzazione-omologazione che si perpetua  da secoli.</p>
<p>La carità cristiana, così definita, non ha alcuna  parentela con il concetto ebraico e islamico rispettivamente di Tzedaka e  Sadaqah che vuol dire giustizia e si rifà ai concetti giustizia e diritto  sociale e di distribuzione dei beni e che tende a considerare la povertà non uno  status perenne da utilizzare per attingere proseliti, ma un incidente di  percorso a cui porre rimedio in modo equo ed efficace. Secondo Maimonide  esistono otto livelli di carità ma la forma più alta è quella di aiutare  qualcuno ad aiutare se stesso cioè a provvedere ai mezzi per la sua  riabilitazione.</p>
<p>D’altronde il documento incalza quando sostiene che  “le povertà spesso sono generate dal rifiuto dell&#8217;amore di Dio e che l’umanità  intera è alienata quando si affida a progetti solo umani, a ideologie e a utopie  false……..Tra evangelizzazione e promozione umana — sviluppo, liberazione — ci  sono infatti dei legami profondi ”</p>
<p>Cosa significa tutto ciò?  L’enciclica lo spiega in modo chiaro e inequivocabile in questo passaggio chiave  dove affonda la lama della evangelizzazione:</p>
<p>“Per questo motivo, se è  vero, da un lato, che lo sviluppo ha bisogno delle religioni e delle culture dei  diversi popoli, resta pure vero, dall&#8217;altro, che è necessario un adeguato  discernimento. La libertà religiosa non significa indifferentismo religioso e  non comporta che tutte le religioni siano uguali. Il discernimento circa il  contributo delle culture e delle religioni si rende necessario per la  costruzione della comunità sociale nel rispetto del bene comune soprattutto per  chi esercita il potere politico. Tale discernimento dovrà basarsi sul criterio  della carità e della verità. Siccome è in gioco lo sviluppo delle persone e dei  popoli, esso terrà conto della possibilità di emancipazione e di inclusione  nell&#8217;ottica di una comunità umana veramente universale. «Tutto l&#8217;uomo e tutti  gli uomini» è criterio per valutare anche le culture e le religioni. Il  Cristianesimo, religione del « Dio dal volto umano », porta in se stesso un  simile criterio.”</p>
<p>La carità non è, quindi, semplice atto di donazione ma,  addirittura, metro di giudizio del cristianesimo, per stabilire quali culture e  quali popoli possono essere inclusi nella “comunità universale” e quindi possono  mangiare. Una nuova inquisizione, dunque, dal volto inumano, dove la scelta è:  fame o conversione. Qual è il metodo migliore per convertire se non mantenere  popoli e comunità in uno stato perenne di indigenza?</p>
<p>L’enciclica è,  peraltro, in perfetta continuità con la dichiarazione Dominus Jesus dello stesso  Ratzinger dove “La missione ad gentes anche nel dialogo interreligioso conserva  in pieno, oggi come sempre, la sua validità e necessità …e che il dialogo  interreligioso deve avere essenzialmente lo scopo di  convertire”.</p>
<p>L’evangelizzazione ha praticato il razzismo, lo sfruttamento  di risorse ed uomini, fino alla schiavitù.</p>
<p>Ecco cosa significava il  rifiuto della conversione nel “Requerimemiento”, il documento letto dai  cristiani in spagnolo ai popoli dell’America Latina: “…Ma, se voi non vi  convertite (al cristianesimo) e con malizia frapponete ritardi, io vi dichiaro  che, con l’aiuto di Dio, noi faremo ingresso con la forza nel vostro paese e vi  faremo guerra in tutti i modi e maniere che potremo e vi assoggetteremo al giogo  e all’obbedienza della Chiesa, e prenderò le vostre persone e figli e i farò  schiavi e come tali li venderò….” .</p>
<p>Ed ecco ancora cosa veniva  sancito nel breve Dum Diversitas : “Noi concedia­mo per il presente atto, con la  nostra Autorità aposto­lica, pieno e libero permesso di invadere catturare e  sottomettere i saraceni e i pagani e qualunque altro infedele o nemico di  Cristo, in qualunque luogo, come anche nei suoi regni ducati, contee e  principati e altre proprietà&#8230; e di ridurre queste persone a schiavitù  perpetua”. Il testo della bolla del papa Nicola V specifica la concessione di  ridurre a schiavitù per­petua gli africani e riguarda gli abitanti di tutti i  territori a partire da Capo Bojador a Capo Nun e quindi «tutte le coste  meridionali fino al limite estremo». Il papa allora poteva condannare interi  continenti, come l&#8217;Africa, alla cattività perpetua perché esisteva la teologia  della schiavitù. Le conseguenze le conosciamo: decine e decine di milioni di  morti ammazzati e di schiavi. Ecco da dove viene la povertà e la fame.</p>
<p>La teologia della schiavitù appare come lo sbocco inevitabile  dell&#8217;evan­gelizzazione, la quale, definita come il motore di un processo  evolutivo dell&#8217;umanità verso valori più eleva­ti, per giustificare la propria  esistenza, deve necessa­riamente schematizzare i rapporti fra i popoli (e fra le  diverse culture o società), secondo un sistema gerar­chico in cui si degradano  gli altri per affermare il ruolo guida del cristianesimo. Se l&#8217;evangelizzazione  è un&#8217;operazione di emancipazione, a cui si è sempre as­sociato il significato di  civilizzazione, è implicito che deve essere diretta ad emancipare e a  civilizzare chi ne ha bisogno, nel caso specifico, gli Ebrei, i Mori, gli  Afri­cani e poi gli Indiani, i Roma. Questi non solo erano considerati una merce  ma, secondo la teologia della schiavitù, erano destinati ad un&#8217;esistenza di  subordinazione e assoggettamento ai cristiani, come metodo per evangelizzare il  mondo.</p>
<p>Ora c’è da chiedersi che differenza epistemologica c’è tra i  documenti di oggi che reiterano il ricatto dell’evangelizzazione come chiave per  accedere alla “carità” e le disposizioni di cinque secoli fa che hanno messo  interi popoli, allora pienamente in grado di vivere in armonia con l’ambiente,  traendone risorse alimentari e il giusto godimento per la vita, sotto il giogo  del crocifisso attraverso: separazioni delle famiglie, battesimi forzati, editti  da fè, inculturazione, encomiendas, la tratta degli schiavi fino ad oggi con il  costoso assistenzialismo perpetuo?</p>
<p>Si resta quindi scioccati nel  vedere il massimo esponente della Chiesa Cattolica – campione dell’impoverimento  e della distruzione secolare di popoli &#8211; dare lezioni alla FAO su come risolvere  il problema della povertà che ha contribuito a creare. Si resta anche scioccati  nel vedere la FAO senza programmi diventare succube di queste inconsistenti  teorie. Nessun “mea culpa”, nessuna volontà di confrontarsi con la propria  storia e di riconoscere che il processo di evangelizzazione, del passato e del  presente, sia produttore e mantenitore di povertà in quanto distruttore di  quella diversità culturale e ambientale data in principio dal  Creatore.</p>
<p>Un’operazione di costante revisione e falsificazione  storica in contrasto, peraltro, con la Convenzione sulla Diversità Biologica  nella quale si prescrive di “rispettare, conservare e mantenere la conoscenza,  le innovazioni e le pratiche delle popolazioni indigene e delle comunità locali,  comprendendo gli stili di vita tradizionali come rilevanti per la conservazione  e l’uso sostenibile della diversità biologica”.</p>
<p>Questo principio è in  netto contrasto con la concezione dell’enciclica dove, invece, è continua  l’ipotesi di un’omogeneizzazione del mondo verso lo status entropico del  pensiero unico, del cibo unico, della cultura e religione unica.</p>
<p>E’  assolutamente necessario fermare l’opera degli oltre 300.000 missionari che  assediano popoli e nazioni nel nome dell’uniformità e interrompere la loro  attività distruttiva di cristianizzazione. E’ necessario anche contenere l’opera  delle NGO che si ispirano ai principi dell’evangelizzazione e  dell’assistenzialismo cristiano.</p>
<p>Secondo Gherush92 è necessario che  vengano riaffermati i seguenti principi, senza il ricatto della  conversione:</p>
<p>- Il principio della solidarietà &#8211; aiutare gli altri ad  aiutare se stessi;</p>
<p>- Il principio della riparazione &#8211; ogni danno ad un  popolo provocato da razzismo e/o schiavitù deve essere compensato;</p>
<p>- Il  principio del negoziato &#8211; ogni decisione deve essere presa in accordo con  ciascun popolo;</p>
<p>- Il principio dell’extraterritorialità &#8211; ogni cultura  deve avere il diritto di gestire la sua identità come un popolo e una  nazione;</p>
<p>- Il principio della salvaguardia della diversità  culturale.</p>
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Committee for Human Rights<br />
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		<title>L&#8217;imbroglio FAO.</title>
		<link>http://www.nessundio.net/blog/2009/11/22/3026/</link>
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		<pubDate>Sun, 22 Nov 2009 08:41:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bomba demografica e fame nel mondo]]></category>
		<category><![CDATA[bomba demografica]]></category>
		<category><![CDATA[fame nel mondo]]></category>
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		<description><![CDATA[E&#8217; finita la grande kermesse romana del Vertice da cui si sono tenute lontane le primedonne (Obama, Merkel, Sarkozy, Brown, ecc,), ma non B16, che però è una primadonna solo per i media italiani e per gli zuavi pontifici che presidiano il Parlamento. Invece hanno brillato le attricette di varietà e le ballerine del chorus [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; finita la grande kermesse romana del Vertice da cui si sono tenute lontane le primedonne (Obama, Merkel, Sarkozy, Brown, ecc,), ma non B16, che però è una primadonna solo per i media italiani e per gli zuavi pontifici che presidiano il Parlamento. Invece hanno brillato le attricette di varietà e le ballerine del chorus line, e le &#8220;dittarici&#8221; come Tiziana Ficacci ha soprannominato le mogli dei dittatorelli che hanno arricchito i negozianti di Via Condotti. LEGGI <a href="http://www.nessundio.net/blog/2009/11/18/2996/">http://www.nessundio.net/blog/2009/11/18/2996/</a></p>
<p>Come epilogo dello squallido spettacolo (che ha ignorato la bomba demografica e il controllo delle nascite come unico rimedio per non far nascere un altro miliardo di disgraziati destinati a morire di fame) vi proponiamo due commenti illuminanti.</p>
<p><strong>Orrore al vertice FAO<br />
da Luca Pardi</strong></p>
<p>Il papa e tutti gli altri (incluso il nostro amico  Mario Ferrandi che crede nella regolazione genetica delle nascite) devono  accettare di affrontare il tema della sovrappopolazione umana: controllo  delle nascite, programmazione familiare, educazione alla salute sessuale e  riproduttiva. Interrompere la propaganda natalista che i preti in  tonaca di qualsiasi religione e quelli in giacca e cravatta delle school  of economics, propinano direttamente o indirettamente, interropere il più  rapidamente possibile il trend di crescita demografica dei poveri e  incoraggiare quello di decrescita gia iniziato dei ricchi, in cambio di una  migliore redistribuzione delle risorse (che poi basterebbe lasciarle dove  sono). Propaganda a favore dei metodi anticoncezionali e loro diffusione  gratis per chi li vuole. Propaganda sul &#8220;valore&#8221; della famiglia piccola.  Interrompere il flusso di melassa retorica sulle famiglie numerose e su come  sono belli molti bambini e come è triste la società invecchiata. E&#8217; più  triste una società con molti bambini che muoiono di fame e di<br />
malattie ad  essa collegate. Quello che si deve fare è affrontare è il tabù, in versione  aggiornata e corretta, affrontato da Malthus più di due secoli fa. La  sostenibilità è un problema di popolazione oltre che di consumi. I ricchi  devono, e sottolineo il devono, rinunciare alla bulimia consumistica in  cambio di una riduzione della natalità dei poveri. Senza questo ci saranno  solo sangue, sudore e lacrime per tutti. Anche per i preti in tonaca e in  giacca e cravatta.</p>
<p><strong>Da il Velino<br />
Luca Ponzi</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><em><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><em>Un</em>a grande kermesse, quella di Roma,  ma al di là degli appelli e delle nobili dicharazioni (di intenti) c&#8217;è un mostro  insaziabile che macina un smisurata quantità denaro soprattutto per alimentare  &#8230; sè stesso. Qualche cifra che dovrebbe far meditare, soprattutto chi lancia  facili accuse.</span></span></em><strong><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><br />
</span></span></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">Appelli e promesse; il direttore generale  della Fao, Jacques Diouf, che evoca la cifra di 44 miliardi di dollari l&#8217;anno  per sconfiggere la fame nel mondo; gli aiuti alle banche, le speculazioni, i  consumi e gli sprechi nei Paesi ricchi oggetto del biasimo internazionale e  &#8220;papale&#8221;. Ma a quanto ammonta il budget della Fao e come viene speso? Si parla  abbastanza dell&#8217;efficacia dell&#8217;attuale modello di aiuti, o delle terribili  responsabilità di regimi corrotti e criminali, di capi di Stato che affamano i  loro popoli e vengono accolti con tutti gli onori ai vertici Fao? Basti per  tutti l&#8217;esempio di Mugabe, il dittatore dello Zimbabwe che ha trasformato l&#8217;ex  Rhodesia del Sud, uno dei &#8220;granai d&#8217;Africa&#8221;, in una terra di fame, miseria e  malattia. Dal bilancio di previsione per il <span style="color: #0000ff;"><strong>biennio  2008-2009 risulta che la Fao ha potuto contare su un budget di 929 milioni  800mila dollari (1,8 miliardi complessivi considerando anche le donazioni  private). Tuttavia, circa la metà delle sue risorse se ne va in costi di  struttura, stimava ottimisticamente nel 2007 una commissione di valutazione  esterna incaricata dalla direzione generale, certificando così l&#8217;inefficienza  dell&#8217;organizzazione. Ma si stima che le spese &#8220;operative&#8221;, quelle effettivamente  destinate ad aiutare le popolazioni vittime della fame nel mondo, possano  ammontare addirittura a molto meno della metà, forse solo ad un terzo del  bilancio. </strong></span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">Difficile stabilirlo con certezza. Dei 930  milioni garantiti alla Fao dai 191 stati membri, circa 248 milioni di dollari,  il 27 per cento, risultano dedicati ai programmi, alla voce &#8220;sistemi sostenibili  di alimentazione e agricoltura&#8221;. Di questi, tuttavia, 21 milioni vengono spesi  nella &#8220;gestione&#8221; dei programmi (quasi quanto l&#8217;intera voce &#8220;nutrizione e  protezione del consumatore&#8221;, cui sono destinati 25 milioni 453mila dollari),  nonostante nel bilancio già compaia una voce a se stante &#8220;gestione e  supervisione&#8221;, la parte amministrativa, per un ammontare di 126 milioni di  dollari. Un altro 25 per cento di risorse è destinato ai programmi  decentralizzati e alla cooperazione con le Nazioni Unite, ma anche sotto questa  seconda voce &#8220;operativa&#8221; del bilancio, accanto ai 70 milioni dedicati al  capitolo &#8220;sicurezza alimentare, riduzione della povertà e programmi di  cooperazione allo sviluppo&#8221; troviamo le immancabili spese di &#8220;gestione&#8221;. <span style="color: #0000ff;"><strong>Per la sola &#8220;coordinazione dei servizi decentralizzati&#8221; 23  milioni di dollari. Per la sua &#8220;governance&#8221; la Fao spende 21 milioni di dollari,  di cui oltre 9 se li &#8220;mangia&#8221; l&#8217;ufficio del direttore generale, mentre tutto ciò  che serve ad elaborare i programmi &#8211; l&#8217;acquisizione e lo scambio di  informazioni, studi, analisi e statistiche, la promozione e la comunicazione,  fino all&#8217;&#8221;information technology&#8221; &#8211; costa 220 milioni di dollari. Per fare  qualche esempio, le statistiche sull&#8217;agricoltura quasi 13 milioni, la  comunicazione 19. Tra gli uffici decentrati, la sede più costosa è quella di  Bangkok per l&#8217;Asia, quasi 19 milioni di dollari, ma ci sono anche quelle di  Santiago, in America Latina, e di Accra, in Africa (12 e 11 milioni). Per non  parlare dei costi per il personale e i meeting: oltre 200 milioni. Dei 4 mila  funzionari della Fao, la metà sono a Roma a godersi gli stipendi da 8 mila euro  al mese esentasse. </strong></span></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;"><br />
<span style="color: #0000ff;"><strong>L&#8217;impressione,  dunque, è che la cosiddetta spesa &#8220;operativa&#8221;, per programmi concreti contro la  fame nel mondo, non raggiunga la metà del bilancio della Fao, mentre ben più  della metà venga assorbito da una burocrazia dalle dimensioni elefantiache e  inefficiente. E&#8217; quanto certificava nel 2007 la Commissione Christoffersen: &#8220;In  molti uffici i costi amministrativi sono superiori ai costi del programma&#8221;. Nel  rapporto si legge che la burocrazia della Fao è &#8220;molto costosa e farraginosa e  si caratterizza per un elevato livello di sovrapposizione e di duplicazione  degli sforzi&#8221;, e inoltre ha difficoltà a &#8220;identificare le vere  priorità&#8221;.</strong></span> Nonostante quanto si spende per &#8220;coordinare&#8221;, nel rapporto  si osserva che &#8220;le relazioni tra le attività sul campo e la sede sono gravemente  frammentate&#8221;. Problemi che pongono la Fao in uno stato di &#8220;crisi&#8221; che &#8220;mette in  pericolo il suo futuro&#8221;, concludeva la Commissione Christoffersen invocando una  riforma urgente. Nonostante tutti gli sforzi e le somme spese, <strong><span style="color: #0000ff;">secondo Robert Paarlberg, autore di &#8220;Starved for Science: How  Biotechnology Is Being Kept Out of Africa&#8221;, oggi gli agricoltori africani  producono, su base procapite, il 19 per cento in meno rispetto al 1970. E&#8217; così  in quasi tutta l&#8217;Africa sub sahariana e le altre variabili (conflitti etnici,  dittature, corruzione, inflazione, Aids, accesso ai mercati, aiuti dall&#8217;estero)  sono quasi insignificanti. La produzione è stagnante perché non sarebbero  arrivati i progressi tecnologici: sementi migliorate, fertilizzanti chimici,  corrente elettrica, irrigazione. Chi doveva  promuoverli?</span></strong></span></span></p>
<p style="text-align: justify;"><span style="font-size: small;"><span style="font-family: Times New Roman;">Federico Punzi Il Velino</span></span></p>
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		<title>18/11/09 – Roma 16/18 novembre 2009, per non morire più di fame</title>
		<link>http://www.nessundio.net/blog/2009/11/18/2996/</link>
		<comments>http://www.nessundio.net/blog/2009/11/18/2996/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 18 Nov 2009 08:22:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[“Come hai fatto ad andare in rovina?” chiese Bill. “In due modi”, rispose Mike, “gradatamente prima, e poi di colpo” (Fiesta) La mancanza di cibo è la più terribile arma di distruzione di massa e le vittime sono gli innocenti (Luìs Inacio Lula, presidente del Brasile) Jacques Diouf direttore generale della Fao dal 1994, invece di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #0000ff;"><em><strong>“Come hai fatto ad andare in rovina?” </strong>chiese Bill. “In due modi”, rispose Mike, “gradatamente prima, e poi di colpo” (Fiesta)<br />
<strong>La mancanza di cibo </strong>è la più terribile arma di distruzione di massa e le vittime sono gli innocenti (Luìs Inacio Lula, presidente del Brasile)</em></span></p>
<p><strong>Jacques Diouf direttore generale della Fao</strong> dal 1994, invece di fare un (1) giorno di sciopero della fame avrebbe dovuto dimettersi. Nel 2000 l’organizzazione annunciò che avrebbe dimezzato la percentuale degli affamati entro il 2015 e oggi, dopo un decennio in cui questo obiettivo è ben lontano dall’essere raggiunto, lui è ancora al suo posto. Ancora oggi Diouf ha chiesto 44 miliardi di € che, tra l’altro, non avrà, ma i soldi da soli non servono se manca una visione strategica. Intanto la povertà non si affronta se non si parla di democrazia e se non si comprende il senso e l’utilità delle biotecnologie che devono sposarsi con istruzione, educazione, salute, modernizzazione, prioritario ruolo delle donne. Diouf, incoraggiato dal sindaco di Roma che si è unito alle 24 ore di digiuno, sembra lavorare (poco) solo per fornire ai poveri una ciotola di riso.<br />
Eppure Diouf, senegalese cittadino del mondo che ha cazzeggiato amabilmente con il nostro premier, dovrebbe sapere che il piatto non lo riempiono i tiranni. Basti per tutti la presenza di Robert Mugabe, presidente dello Zimbabwe che affama il suo ricco paese per piegare la resistenza interna. E basta soprattutto ricordare il monito del grande economista Amartya Sen, studioso delle carestie che ricorda che “nessun governo democratico potrebbe vivere affamando i suoi elettori”.<br />
Folle folle folle idea quella della sindachessa Isabella Rauti, che comunque ha anche un incarico assegnatogli dalla ministra Carfagna, che ha partecipato al vertice delle dittatrici. Piccolo elenco: la moglie di Ahmadinejad completamente coperta dal chador nero che ha denunciato il pianto dei bambini di Gaza all’egiziana Suzanne Mubarak, dimenticando però di chiederle se il suo grande paese gli apriva le frontiere. Poi Aisha Hassan , prima dama della Somalia un paese dove si è messi a morte dopo un processo sommario, Grace Mugabe dello Zimbabwe il paese più povero dell’Africa nera. Alle mogli si è aggiunta la signora Maria Esther Reus Gonzalez, ministro della Giustizia di Cuba paese che viola costantemente diritti civili e umani. In compenso il sindaco Alemanno prima ha organizzato un bel cocktail, poi si è ricordato che era di cattivo gusto ingozzarsi al Campidoglio a pochi metri dalla Fao e ha annullato tutto. Chissà chi ha mangiato il rinfresco ordinato. In compenso il sindaco Alemanno prima ha imbottigliato i romani in una morsa di traffico e poi ha chiesto scusa. Pare che la prossima volta invece di isolare la Fao dal resto della città faranno un corridoio di fuga. La strada dello sviluppo è lunga e tortuosa.</p>
<p><span style="color: #ff0000;">Tiziana Ficacci</span>, www.nogod.it</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>er più, ovvero er sindaco pasticcione</strong></span></p>
<p><strong>Ricordate la visita di Benedetto XVI</strong> al Campidoglio il 9 marzo? Al Sindaco Alemanno sembrava un po’ poco la solita statuina della lupacchiotta che allatta Romolo e Remo e decise di donare un bel terreno a via dell’Inviolatella Borghese, dentro il parco di Veio. Il dono doveva servire a don Giovanni D’Ercole (appena nominato vescovo ausiliario dell’Aquila) per il villaggio degli ercolini. Da subito iniziarono proteste da parte degli abitanti della zona, spalleggiati da Italia Nostra, che fecero ricorso al Tar perché quell’area era stata assegnata dal demanio al Comune per destinarla a parco pubblico. La Santa Sede accortasi della situazione in cui era stata messa dal sindaco pasticcione ha deciso di fare un passo indietro. Il sindaco ne ha preso atto e ha riacquisito il terreno che sarà finalmente destinato a parco per i cittadini tutti volendo potranno passeggiarci anche gli ercolini) . Per rappezzare col papa il Campidoglio ha concesso un palazzo in via Gomenizza 81 (angolo via Teulada) dove i famosi ercolini si spera troveranno pace.</p>
<p><span style="color: #ff0000;">Tiziana Ficacci</span>, www.nogod.it</p>
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		<title>Al vertice della FAO ipocriti e bugiardi.</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Nov 2009 07:43:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Bomba demografica e fame nel mondo]]></category>
		<category><![CDATA[bomba demografica]]></category>
		<category><![CDATA[fame nel mondo]]></category>
		<category><![CDATA[FAO]]></category>

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			<content:encoded><![CDATA[<p>Ieri c&#8217;è stata solo una passerella di soubrettine della politica internazionale (Gheddafi, Berlusconi, ecc.) e ballerine di chorus line, senza primedonne, a parte il papa che arricchisce la sua presenza con un minestrone di aria fritta e la bugia più clamorosa del vertice, vale a dire che la fame non dipende dalla crescita demograficale e che le risorse del pianeta possono nutrire tutti. E&#8217; questa la più grave e destabilizzante menzogna che apre la strada alla crescita senza fine delle popolazioni affamate, delle malattie, delle guerre, delle rivoluzioni e della fuga di milioni di disgraziati dai paesi di desolazione e morte. E nemmeno una parola per avviare una seria politica di denatalizzazione che non faccia nascere milioni di bambini per poi farli morire di fame, ma solo generici impegni per rimuovere le cause della fame e della povertà senza mai pronunciare le fatidiche parole &#8220;controllo delle nascite&#8221;.</p>
<p>Dal Corriere della Sera <a href="http://www.corriere.it/politica/09_novembre_16/fao-vertice-roma-fame-nel-mondo_7992739a-d292-11de-a0b4-00144f02aabc.shtml">LEGGI</a></p>
<p>Il vertice Fao di Roma è arrivato al termine. I partecipanti hanno approvato per  acclamazione una dichiarazione finale sulla sicurezza alimentare che cita fra  gli obiettivi il dimezzamento della povertà entro il 2015. Nel testo non è  previsto alcun impegno finanziario, bensì <a href="javascript:pr4('/Corriere%20della%20Sera/Primo_Piano/Politica/2009/11/16/pop_fao.xml',450,500)"><span style="text-decoration: underline;">cinque azioni</span></a> da mettere in campo per combattere la fame  per cui si chiede ai governi di assicurare ai Paesi in via di sviluppo i fondi  promessi. Nella dichiarazione di 41 paragrafi sono ripresi i cinque principi  sulla <em>food security</em> del G8 dell’Aquila, che diventano i &#8220;Five Rome  principles for sustainable food security&#8221; (<a rel="nofollow" href="http://www.fao.org/fileadmin/templates/wsfs/Summit/Docs/Declaration/WSFS09_Draft_Declaration.pdf" target="_blank"><span style="text-decoration: underline;">il testo completo in inglese &#8211; pdf</span></a>).</p>
<p>Alle 11.30 nella sede Fao di Roma ha preso la parola <strong>Benedetto XVI</strong>. «La  Terra può nutrire tutti i suoi abitanti &#8211; ha detto nel suo discorso in francese  -. Bisogna dunque vincere la lotta alla fame e alla malnutrizione». Il Papa ha  parlato della «deprecabile» pratica di distruggere derrate alimentari per  finalità di tipo economico e commerciale. E ha sottolineato la necessità di  affrontare il problema in una prospettiva di lungo periodo con investimenti  nello sviluppo rurale, infrastrutture, trasporti, diffusione di tecniche  agricole appropriati. «Il cibo viene spesso considerato alla stregua di tutte le  altre merci &#8211; ha poi evidenziato mettendo in risalto soprattutto lo sviluppo  diseguale tra le nazioni nelle diverse parti del mondo e precisando che la fame  non dipende dalla crescita demografica &#8211; e quindi vanno ripensati i meccanismi  della distribuzione alimentare»</p>
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		<title>Benedetto mistificatore.</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Dec 2008 17:48:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Teocrazie e Menzogna Globale]]></category>
		<category><![CDATA[bomba demografica]]></category>
		<category><![CDATA[crisi alimentare]]></category>
		<category><![CDATA[fame nel mndo]]></category>
		<category><![CDATA[FAO]]></category>
		<category><![CDATA[papa]]></category>

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		<description><![CDATA[Secondo il papa la fame nel mondo non dipende dalla mancanza di cibo, ma dagli speculatori che ne ostacolano la distribuzione. Può anche essere così, ma il miliardo di affamati calcolati in un recente documento della FAO sono soprattutto la conseguenza di un dissennato sviluppo demografico sostenuto dai sistemi religiosi che giocano al reciproco sorpasso [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo il papa la fame nel mondo non dipende dalla mancanza di cibo, ma dagli speculatori che ne ostacolano la distribuzione. Può anche essere così, ma il miliardo di affamati calcolati in un recente documento della FAO sono soprattutto la conseguenza di un dissennato sviluppo demografico sostenuto dai sistemi religiosi che giocano al reciproco sorpasso numerico, in primo luogo la chiesa cattolica e l&#8217;islam. Solo una politica globale di educazione e controllo demografico salverà il pianeta dalla bomba demografica che sta esplodendo. Fonte della notizia <a href="http://www.corriere.it/cronache/08_dicembre_11/papa_critiche_globalizzazione_eccesso_aborti_4a8341b8-c773-11dd-a4b9-00144f02aabc.shtml">LEGGI</a></p>
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		<title>L&#8217;inutile FAO e la fame nel mondo.</title>
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		<pubDate>Wed, 10 Dec 2008 08:57:15 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[fame nel mondo]]></category>
		<category><![CDATA[FAO]]></category>

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		<description><![CDATA[Pubblicato l&#8217;ultimo bllettino della FAO sull&#8217;aumento degli affamati, ormai vicini al miliardo di persone. Ma l&#8217;inutile Ente dell&#8217; ONU, che costa più di quanto viene speso dar da mangiare agli affamati del pianeta, fra tante proposte e buone intenzioni evita accuratamente di indicare l&#8217;unico provvedimento utile a far diminuire il numero degli affamati: una seria [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pubblicato l&#8217;ultimo bllettino della FAO sull&#8217;aumento degli affamati, ormai vicini al miliardo di persone. Ma l&#8217;inutile Ente dell&#8217; ONU, che costa più di quanto viene speso dar da mangiare agli affamati del pianeta, fra tante proposte e buone intenzioni evita accuratamente di indicare l&#8217;unico provvedimento utile a far diminuire il numero degli affamati: una seria politica di decrescita demografica. Con molta soddisfazione dei criminali sistemi religiosi che stimolando la crescita senza fine campano di rendita sul finto buonismo dei soccorsi e delle elemosine ai paesi poveri. Qui la fonte della notizia,  <a href="http://www.repubblica.it/2008/12/sezioni/esteri/fao-fame/fao-fame/fao-fame.html">LEGGI</a></p>
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