A scadenza fissa come Pasqua e Natale arriva l’accorato appello del papa contro la fame nel mondo. Stavilta la vittima di tanto amor cattolico è la Somalia. LEGGI – Poco prima o poco dopo il consueto appello papaple c’è anche quello della Fao e degli altri “benemeriti” enti internazionali che chiedono fondi, come la chiesa cattolica, per sfamare gli affamati e i propri famelici sistemi burocratico-amministrativi. Sanno tutti benissimo, questi ipocriti, che il problema della fame e delle carestie dipende solo dalla sovrappopolazione in crescita esponenziale nei paesi più poveri, che però nessuno si impegna a frenare. Del resto senza gli affamati come camperebbero le burocrazie religiose e civili deputate alla bisogna ? E senza l’aumento dei poveri nei paesi più poveri come potrebbero i sistemi religiosi della Menzogna Globale alimentare la crescita dei plagiati dalle loro balle ?
Articoli marcati con tag ‘fame nel mondo’
Aria fritta per sfamare la Somalia.
lunedì, 1 agosto 201120//7/11 – Corpi al sole
giovedì, 21 luglio 2011Vorrei sapere da lor signori, disse la Fata rivolgendosi ai tre medici riuniti intorno al letto di Pinocchio, vorrei sapere da lor signori se questo disgraziato burattino sia morto o vivo!
A quest’invito il Corvo, facendosi avanti per il primo, tastò il polso di Pinocchio: poi gli tastò il naso, poi il dito mignolo dei piedi: e quand’ebbe tastato ben bene, pronunziò solennemente queste parole: a mio credere il burattino è bell’è morto: ma se per disgrazia non fosse morto, allora sarebbe indizio sicuro che è sempre vivo!
Mi dispiace, disse la Civetta, di dover contraddire il Corvo, mio illustre amico e collega: per me, invece il burattino è sempre vivo; ma se per disgrazia non fosse vivo, allora sarebbe segno che è morto davvero!
E lei non dice nulla? Domandò la Fata al Grillo-parlante
Io dico che il medico prudente quando non sa quello che dice, la miglior cosa che possa fare, è quella di stare zitto. (Carlo Collodi, Le avventure di Pinocchio, Cap. XVI)
Tanti anni fa, quando giovanissima partecipavo a cortei gridando l’utero è mio e lo gestisco io addirittura autodenunciandomi per un aborto, c’era sempre qualcuno – un insegnante, i genitori… - che mi ricordavano quanto non fosse elegante parlare di queste cose in pubblico, e mi chiedevano perché, io che ero così consapevole di me, rischiavo di farmi arrestare per denunciarmi di cose che non avevo mai fatto. A pensarci oggi provo tenerezza e ammirazione per quei cortei e per me, spavalda e coraggiosa. Il femminismo è stato il primo movimento che ha parlato dei nostri desideri e delle nostre necessità a partire dal corpo, intanto insegnandoci a conoscerlo. Si leggeva “noi e il nostro corpo” scritto da un collettivo di donne di Boston, si commentavano i modi più innovativi e tradizionali per partorire, si studiava per prepararsi a importanti lavori e si faceva la maglia, si discuteva di filosofia e si usciva dagli schematismi dell’eterosessualità. Anni formidabili, e non solo perché eravamo giovani e piene di aspettative.
Un po’ di tempo è passato, ma l’unica azione politica che continua ad avere un senso – e il mio rispetto - è quella che mette in gioco i nostri corpi. La riforma del sistema penitenziario, in apparenza così lontana dal corpo, è quanto di più fisico possa esserci. E Pannella, col suo digiuno e il suo corpo sempre più scarno, ignorato dai partiti che niente sanno degli affanni quotidiani, ha il rispetto dei carcerati che sanno che il digiuno di Marco interpreta la loro unica proprietà. Succede nelle carceri italiane, succede nei centri di permanenza degli stranieri, il rifiuto del rancio così come la tremenda cucitura delle labbra.
Hanno messo in gioco ciò che avevano Luca Coscioni e Piergiorgio Welby mostrando il loro corpo sofferente. Spiegandoci che per guarire c’è bisogno della ricerca scientifica e che si deve poter morire nel momento in cui la vita ci diventa sofferenza.
L’unica cosa che veramente ci appartiene è il nostro corpo e nessuna folle legge, nessuno scandaloso partito potrà derubarci del nostro corpo.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it
*Con 160 voti favorevoli e 148 contrari il 18 maggio 1978 il Senato approvò la legge 194 “Norme per la tutela sociale della maternità e sull’interruzione volontaria della gravidanza” emanata dal Capo dello Stato Giovanni Leone il 22 maggio. Fino ad allora il Codice Rocco giudicava reato l’aborto e puniva con il carcere chi abortiva. Prima della legge troppe donne morivano sotto i ferracci di improvvisate “mammane”. Nel 1973 il deputato socialista Loris Fortuna, lo stesso del divorzio, presentò al Parlamento la prima proposta di legalizzazione dell’aborto. La svolta è rappresentata da una sentenza della Corte costituzionale, del 18 febbraio 1975, secondo cui la salute e i diritti della madre prevalgono su quelli del nascente. Nel 1976 ci fu una proposta della radicale Adele Faccio. Poi nel 1977 la Camera approvò un progetto di legge preparato dalla Commissione Giustizia e Sanità, ma al Senato, con due soli voti di scarto, la legge non passò. Il 9 giugno 1977 il testo fu ripresentato alla Camera dal socialista Vincenzo Balzamo. Nel 1978 si arrivò alla legge 194.
http://www.direfarepensare.it/dossier_194_2008.html
http://www.fainotizia.it/2008/01/21/il-funo-fa-male-marco-smetti
L’imbroglio FAO.
domenica, 22 novembre 2009E’ finita la grande kermesse romana del Vertice da cui si sono tenute lontane le primedonne (Obama, Merkel, Sarkozy, Brown, ecc,), ma non B16, che però è una primadonna solo per i media italiani e per gli zuavi pontifici che presidiano il Parlamento. Invece hanno brillato le attricette di varietà e le ballerine del chorus line, e le “dittarici” come Tiziana Ficacci ha soprannominato le mogli dei dittatorelli che hanno arricchito i negozianti di Via Condotti. LEGGI http://www.nessundio.net/blog/2009/11/18/2996/
Come epilogo dello squallido spettacolo (che ha ignorato la bomba demografica e il controllo delle nascite come unico rimedio per non far nascere un altro miliardo di disgraziati destinati a morire di fame) vi proponiamo due commenti illuminanti.
Orrore al vertice FAO
da Luca Pardi
Il papa e tutti gli altri (incluso il nostro amico Mario Ferrandi che crede nella regolazione genetica delle nascite) devono accettare di affrontare il tema della sovrappopolazione umana: controllo delle nascite, programmazione familiare, educazione alla salute sessuale e riproduttiva. Interrompere la propaganda natalista che i preti in tonaca di qualsiasi religione e quelli in giacca e cravatta delle school of economics, propinano direttamente o indirettamente, interropere il più rapidamente possibile il trend di crescita demografica dei poveri e incoraggiare quello di decrescita gia iniziato dei ricchi, in cambio di una migliore redistribuzione delle risorse (che poi basterebbe lasciarle dove sono). Propaganda a favore dei metodi anticoncezionali e loro diffusione gratis per chi li vuole. Propaganda sul “valore” della famiglia piccola. Interrompere il flusso di melassa retorica sulle famiglie numerose e su come sono belli molti bambini e come è triste la società invecchiata. E’ più triste una società con molti bambini che muoiono di fame e di
malattie ad essa collegate. Quello che si deve fare è affrontare è il tabù, in versione aggiornata e corretta, affrontato da Malthus più di due secoli fa. La sostenibilità è un problema di popolazione oltre che di consumi. I ricchi devono, e sottolineo il devono, rinunciare alla bulimia consumistica in cambio di una riduzione della natalità dei poveri. Senza questo ci saranno solo sangue, sudore e lacrime per tutti. Anche per i preti in tonaca e in giacca e cravatta.
Da il Velino
Luca Ponzi
Una grande kermesse, quella di Roma, ma al di là degli appelli e delle nobili dicharazioni (di intenti) c’è un mostro insaziabile che macina un smisurata quantità denaro soprattutto per alimentare … sè stesso. Qualche cifra che dovrebbe far meditare, soprattutto chi lancia facili accuse.
Appelli e promesse; il direttore generale della Fao, Jacques Diouf, che evoca la cifra di 44 miliardi di dollari l’anno per sconfiggere la fame nel mondo; gli aiuti alle banche, le speculazioni, i consumi e gli sprechi nei Paesi ricchi oggetto del biasimo internazionale e “papale”. Ma a quanto ammonta il budget della Fao e come viene speso? Si parla abbastanza dell’efficacia dell’attuale modello di aiuti, o delle terribili responsabilità di regimi corrotti e criminali, di capi di Stato che affamano i loro popoli e vengono accolti con tutti gli onori ai vertici Fao? Basti per tutti l’esempio di Mugabe, il dittatore dello Zimbabwe che ha trasformato l’ex Rhodesia del Sud, uno dei “granai d’Africa”, in una terra di fame, miseria e malattia. Dal bilancio di previsione per il biennio 2008-2009 risulta che la Fao ha potuto contare su un budget di 929 milioni 800mila dollari (1,8 miliardi complessivi considerando anche le donazioni private). Tuttavia, circa la metà delle sue risorse se ne va in costi di struttura, stimava ottimisticamente nel 2007 una commissione di valutazione esterna incaricata dalla direzione generale, certificando così l’inefficienza dell’organizzazione. Ma si stima che le spese “operative”, quelle effettivamente destinate ad aiutare le popolazioni vittime della fame nel mondo, possano ammontare addirittura a molto meno della metà, forse solo ad un terzo del bilancio.
Difficile stabilirlo con certezza. Dei 930 milioni garantiti alla Fao dai 191 stati membri, circa 248 milioni di dollari, il 27 per cento, risultano dedicati ai programmi, alla voce “sistemi sostenibili di alimentazione e agricoltura”. Di questi, tuttavia, 21 milioni vengono spesi nella “gestione” dei programmi (quasi quanto l’intera voce “nutrizione e protezione del consumatore”, cui sono destinati 25 milioni 453mila dollari), nonostante nel bilancio già compaia una voce a se stante “gestione e supervisione”, la parte amministrativa, per un ammontare di 126 milioni di dollari. Un altro 25 per cento di risorse è destinato ai programmi decentralizzati e alla cooperazione con le Nazioni Unite, ma anche sotto questa seconda voce “operativa” del bilancio, accanto ai 70 milioni dedicati al capitolo “sicurezza alimentare, riduzione della povertà e programmi di cooperazione allo sviluppo” troviamo le immancabili spese di “gestione”. Per la sola “coordinazione dei servizi decentralizzati” 23 milioni di dollari. Per la sua “governance” la Fao spende 21 milioni di dollari, di cui oltre 9 se li “mangia” l’ufficio del direttore generale, mentre tutto ciò che serve ad elaborare i programmi – l’acquisizione e lo scambio di informazioni, studi, analisi e statistiche, la promozione e la comunicazione, fino all’”information technology” – costa 220 milioni di dollari. Per fare qualche esempio, le statistiche sull’agricoltura quasi 13 milioni, la comunicazione 19. Tra gli uffici decentrati, la sede più costosa è quella di Bangkok per l’Asia, quasi 19 milioni di dollari, ma ci sono anche quelle di Santiago, in America Latina, e di Accra, in Africa (12 e 11 milioni). Per non parlare dei costi per il personale e i meeting: oltre 200 milioni. Dei 4 mila funzionari della Fao, la metà sono a Roma a godersi gli stipendi da 8 mila euro al mese esentasse.
L’impressione, dunque, è che la cosiddetta spesa “operativa”, per programmi concreti contro la fame nel mondo, non raggiunga la metà del bilancio della Fao, mentre ben più della metà venga assorbito da una burocrazia dalle dimensioni elefantiache e inefficiente. E’ quanto certificava nel 2007 la Commissione Christoffersen: “In molti uffici i costi amministrativi sono superiori ai costi del programma”. Nel rapporto si legge che la burocrazia della Fao è “molto costosa e farraginosa e si caratterizza per un elevato livello di sovrapposizione e di duplicazione degli sforzi”, e inoltre ha difficoltà a “identificare le vere priorità”. Nonostante quanto si spende per “coordinare”, nel rapporto si osserva che “le relazioni tra le attività sul campo e la sede sono gravemente frammentate”. Problemi che pongono la Fao in uno stato di “crisi” che “mette in pericolo il suo futuro”, concludeva la Commissione Christoffersen invocando una riforma urgente. Nonostante tutti gli sforzi e le somme spese, secondo Robert Paarlberg, autore di “Starved for Science: How Biotechnology Is Being Kept Out of Africa”, oggi gli agricoltori africani producono, su base procapite, il 19 per cento in meno rispetto al 1970. E’ così in quasi tutta l’Africa sub sahariana e le altre variabili (conflitti etnici, dittature, corruzione, inflazione, Aids, accesso ai mercati, aiuti dall’estero) sono quasi insignificanti. La produzione è stagnante perché non sarebbero arrivati i progressi tecnologici: sementi migliorate, fertilizzanti chimici, corrente elettrica, irrigazione. Chi doveva promuoverli?
Federico Punzi Il Velino
Al vertice della FAO ipocriti e bugiardi.
martedì, 17 novembre 2009Ieri c’è stata solo una passerella di soubrettine della politica internazionale (Gheddafi, Berlusconi, ecc.) e ballerine di chorus line, senza primedonne, a parte il papa che arricchisce la sua presenza con un minestrone di aria fritta e la bugia più clamorosa del vertice, vale a dire che la fame non dipende dalla crescita demograficale e che le risorse del pianeta possono nutrire tutti. E’ questa la più grave e destabilizzante menzogna che apre la strada alla crescita senza fine delle popolazioni affamate, delle malattie, delle guerre, delle rivoluzioni e della fuga di milioni di disgraziati dai paesi di desolazione e morte. E nemmeno una parola per avviare una seria politica di denatalizzazione che non faccia nascere milioni di bambini per poi farli morire di fame, ma solo generici impegni per rimuovere le cause della fame e della povertà senza mai pronunciare le fatidiche parole “controllo delle nascite”.
Dal Corriere della Sera LEGGI
Il vertice Fao di Roma è arrivato al termine. I partecipanti hanno approvato per acclamazione una dichiarazione finale sulla sicurezza alimentare che cita fra gli obiettivi il dimezzamento della povertà entro il 2015. Nel testo non è previsto alcun impegno finanziario, bensì cinque azioni da mettere in campo per combattere la fame per cui si chiede ai governi di assicurare ai Paesi in via di sviluppo i fondi promessi. Nella dichiarazione di 41 paragrafi sono ripresi i cinque principi sulla food security del G8 dell’Aquila, che diventano i “Five Rome principles for sustainable food security” (il testo completo in inglese – pdf).
Alle 11.30 nella sede Fao di Roma ha preso la parola Benedetto XVI. «La Terra può nutrire tutti i suoi abitanti – ha detto nel suo discorso in francese -. Bisogna dunque vincere la lotta alla fame e alla malnutrizione». Il Papa ha parlato della «deprecabile» pratica di distruggere derrate alimentari per finalità di tipo economico e commerciale. E ha sottolineato la necessità di affrontare il problema in una prospettiva di lungo periodo con investimenti nello sviluppo rurale, infrastrutture, trasporti, diffusione di tecniche agricole appropriati. «Il cibo viene spesso considerato alla stregua di tutte le altre merci – ha poi evidenziato mettendo in risalto soprattutto lo sviluppo diseguale tra le nazioni nelle diverse parti del mondo e precisando che la fame non dipende dalla crescita demografica – e quindi vanno ripensati i meccanismi della distribuzione alimentare»
Gran minestrone di aria fritta a Piazza San Pietro.
lunedì, 15 giugno 2009Per l’ ennesima volta il papa ha richiamato il drammatico problema della fame del mondo. Con parole accorate e strappalacrime ha invocato la discesa dello Spirito sulla prossima Conferenza dell’ ONU sulla crisi economica e finanziaria. Ma non una parola sulla causa prima ed assoluta della fame che divora e uccide decine di milioni di bambini e adulti ogni anno, e che spinge altri milioni di disgraziati a cercare scampo nei paesi dove almeno la sopravvivenza è assicurata a tutti. Neanche un accenno alla madre di tutte le disgrazie, la crescita demografica esponenziale e senza freni. Ricordiamo ancora una volta che la SS Vaticana e i paesi musulmani, in tutte le conferenza internazionali precedenti dedicate al dramma della fame nel mondo, hanno sempre impedito che venisse affrontato e neppure messo allo studio un progetto planetario organico e condiviso per disinnescare la bomba demografica.
Qui la fonte della notizia dal Corriere della Sera
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L’inutile FAO e la fame nel mondo.
mercoledì, 10 dicembre 2008Pubblicato l’ultimo bllettino della FAO sull’aumento degli affamati, ormai vicini al miliardo di persone. Ma l’inutile Ente dell’ ONU, che costa più di quanto viene speso dar da mangiare agli affamati del pianeta, fra tante proposte e buone intenzioni evita accuratamente di indicare l’unico provvedimento utile a far diminuire il numero degli affamati: una seria politica di decrescita demografica. Con molta soddisfazione dei criminali sistemi religiosi che stimolando la crescita senza fine campano di rendita sul finto buonismo dei soccorsi e delle elemosine ai paesi poveri. Qui la fonte della notizia, LEGGI
