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	<title>.:: No God ::. &#187; eurabia</title>
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	<description>Ateismo è libertà</description>
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		<title>Eurabia, l&#8217;islamizzazione dell&#8217;Europa parte dal Londonistan.</title>
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		<pubDate>Sun, 31 Jul 2011 07:03:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[osservatorio sull'islam]]></category>
		<category><![CDATA[eurabia]]></category>
		<category><![CDATA[islamizzazione dell'europa]]></category>

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		<description><![CDATA[Elisabetta II da &#8220;defensor fidei&#8221; per la chiesa di Roma a passiva testimone della &#8220;propaganda fide&#8221; islamica. “Zona controllata dalla sharia” Benvenuti nel califfato d’Inghilterra Di Alessandro Carlini Libero, 29 luglio 2011 L&#8217;estremismo islamico non dorme mai. Soprattutto nel Regno Unito, Paese che non fa molto per limitare la deriva integralista delle sue città e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Elisabetta II</strong> da &#8220;<em><span style="color: #ff0000;">defensor fidei</span></em>&#8221; per la chiesa di Roma a passiva testimone della &#8220;<span style="color: #ff0000;"><em>propaganda fide</em></span>&#8221; islamica.</p>
<p><strong><br />
“Zona controllata dalla sharia” Benvenuti nel califfato d’Inghilterra<br />
Di  Alessandro Carlini<br />
Libero, 29 luglio 2011</strong></p>
<p><strong>L&#8217;estremismo islamico</strong> non  dorme mai. Soprattutto nel Regno Unito, Paese che non fa molto per limitare la  deriva integralista delle sue città e delle sue contee. E così dal progetto del  &#8220;Londonistan&#8221;, di una zona della capitale &#8220;controllata&#8221; dai fondamentalisti, si  è arrivati al sogno dell&#8217;«Emirato britannico», di una nazione «in cui sventola  la bandiera nera dell&#8217;Islam a Downing Street». Queste parole arrivano da quello  che è considerato il nuovo leader degli integralisti, il pachistano Anjem  Choudary, che in passato ha rivelato proprio in un&#8217;intervista a Libero il suo  progetto di &#8220;islamizzazione&#8221; del Regno Unito e perché no, anche dell&#8217;Italia un  giorno. Dopo aver organizzato a Londra i &#8220;funerali&#8221; di Bin Laden, una  manifestazione di fronte all&#8217;ambasciata Usa a cui hanno partecipato qualche  centinaio di musulmani, l&#8217;ultima trovata del Predicatore sono i cartelli  disseminati in alcuni quartieri della capitale, in cui si dice che lì viene  rispettata la Sharia. E proprio in base alle legge islamica vengono &#8220;vietati&#8221; in  quella zona l&#8217;alcol, la pornografia, la prostituzione, perfino la promiscuità e  le feste troppo rumorose. Iniziativa del tutto illegale, anche perché esistono  già le leggi britanniche per il mantenimento dell&#8217;ordine pubblico, ma che  potrebbe riscuotere un certo successo nella numerosa popolazione islamica di  quei quartieri. Basta ricordare che in molte parti del Regno la Sharia viene  usata per risolvere molte controversie. Nel 2009 si contavano 85 corti  islamiche, sparse in tutto il Paese e di sicuro, visto il successo, saranno  aumentate in questi due anni. Fungono da &#8220;tribunali di arbitraggio&#8221; per i  musulmani alle prese con problemi come il divorzio, la violenza domestica e le  dispute finanziarie, e le loro sentenze hanno valore legale soltanto se  approvate in seguito da un tribunale del Regno. Le autorità hanno fatto poco per  contrastare questo fenomeno, preferendo non scatenare polemiche e rivolte nelle  comunità islamiche. Ma si va anche oltre. In certi casi, anche nella civile  Londra, vengono compiute violenze sulle donne, nascondendo il tutto dietro la  cortina della religione di Maometto. Lo stesso Choudary è stato molto chiaro in  proposito. Ha detto che si possono tranquillamente malmenare le mogli se violano  le regole rigide della convivenza familiare. Meglio quindi che indossino sempre  il velo islamico per non incorrere nelle ire del marito.<br />
Così siamo arrivati  fino ad oggi, fino a quei cartelli che recitano &#8220;State entrando in una zona  controllata dalla Sharia¬Vige la legge islamica&#8221;. Le aree più interessate dal  fenomeno sono i quartieri di Waltham Forest, Tower Hamlets e Newham, nell&#8217;est di  Londra. Il timore delle autorità è che ci siano gruppi di integralisti, potremmo  definirle &#8220;ronde islamiche&#8221;, che obbligano la gente a rispettare queste regole  assurde. E pensare che l&#8217;organizzazione creata da Choudary, chiamata Islam4UK, è  stata bandita dalla polizia, ma senza grossi risultati. «Con questa iniziativa &#8211;  ha spiegato il leader musulmano &#8211; vogliamo gettare i semi per un Emirato  islamico che sorgerà fra qualche anno». Scotland Yard è subito intervenuta e ha  fatto togliere insegne e adesivi e avviato una serie di indagini per trovare i  responsabili. Anche se si sa benissimo dove cercare, proprio a casa di Choudary.  Che continua ad organizzare manifestazioni come quella in programma nel fine  settimana, contro i movimenti di estrema destra ai quali si sarebbe ispirato lo  stragista norvegese, Anders Breivik. E pensare che proprio il predicatore ha  definito gli attentatori della Torri Gemelle come dei guerrieri, guidati da  Allah.</p>
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		<title>3/9/09 – L’intelligenza può farci vivere meglio</title>
		<link>http://www.nessundio.net/blog/2009/09/03/2543/</link>
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		<pubDate>Thu, 03 Sep 2009 07:25:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Tiziana 2009]]></category>
		<category><![CDATA[crescita demografica]]></category>
		<category><![CDATA[eurabia]]></category>

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		<description><![CDATA[Noi siamo incredibilmente fortunati per avere il privilegio di vivere per alcuni decenni su questa terra prima di morire per sempre. E noi che viviamo oggi possiamo dirci ancora più fortunati perché possiamo comprendere e apprezzare e godere l’universo come nessuno delle generazioni precedenti ha potuto fare. Abbiamo il beneficio di secoli di scoperte e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p align="justify"><span style="color: #0000ff;"><em><span class="Stile34"><strong>Noi siamo </strong>incredibilmente fortunati per avere il privilegio di vivere per alcuni decenni su questa terra prima di morire per sempre. E noi che viviamo oggi possiamo dirci ancora più fortunati perché possiamo comprendere e apprezzare e godere l’universo come nessuno delle generazioni precedenti ha potuto fare. Abbiamo il beneficio di secoli di scoperte e progressi scientifici alle spalle. E questo da il significato alla vita. E il fatto che questa vita abbia un limite, e sia l’unica vita che abbiamo, ci rende ancora più determinati ad alzarci ogni mattina e cercare di</span></em> <span class="Stile34"><em>partecipare al   meraviglioso ciclo della natura. (R.Dawkins, L’illusione di Dio,   Mondadori)</em></span></span></p>
<p class="Stile34" align="justify"><span style="color: #0000ff;"><em><strong>Forse   anche</strong> tu dovresti convenire con me che in una società liberale sanzionare con attività di polizia o con giudizi morali e religiosi le diversità sessuali è segno di caduta della civiltà. (dalla lettera di P. Caldarola a D. Boffo)</em></span></p>
<p align="justify"><strong>L’anagrafe di   Nuova Delhi</strong> riporta che nel 2008 sono nate 1004 femmine contro 1000 maschi. Un dato rivoluzionario in un paese che vede come una iattura la nascita di una bambina e pratica l’aborto selettivo. La rivista scientifica Lancet scrive che i fetocidi femminili hanno impedito la nascita di 10 milioni di bambine negli ultimi 20 anni portando l’India ad avere il peggiore rapporto tra uomini e donne. Le femmine non sono gradite nelle case indiane perché rappresentano un peso che la famiglia dovrà accollarsi attraverso la dote che servirà a trovare un marito. L’Unfpa (Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione), finanzia in quel Paese progetti che aiutano, attraverso piccoli contributi economici, ad evitare l’aborto selettivo. Ma i cambiamenti sono determinati più che per il compenso di 10.000 rupie che le famiglie ricevono quando iscrivono una bimba all’anagrafe, dalla emancipazione femminile. Per prevenire i fetocidi femminili il governo centrale proibisce che venga rivelato il sesso del nascituro attraverso l’ecografia, ma &#8211; fatta la legge trovato l’inganno -, è fiorente il business dei laboratori di ecografia clandestina. Il primo ministro Manmohan Singh, lanciando l’annuale campagna per la pianificazione delle nascite che indica come modello tre figli per donna, ha definito gli aborti selettivi una vergogna nazionale, non compatibile con la prosperità e l’istruzione crescente degli indiani.<br />
Cambiare i modelli demografici è la più grossa scommessa per il futuro del mondo, ma è messa a rischio dagli estremisti religiosi e politici. Molto clamore ha generato uno studio allarmistico che ha decretato che nel 2050 un europeo su cinque sarà musulmano. Uno studio poco rigoroso però, perché non tiene conto di nessuna variabile. Cioè da per scontato che i flussi dalle aree cosiddette islamiche rimangano sempre sostenuti e soprattutto che le donne continuino ad avere un alto numero di figli. Sono due ipotesi che non prevedono il cambiamento. Paesi islamici, come Marocco, Pakistan, Egitto, stanno riducendo sensibilmente la dimensione della famiglia. In Iran già oggi una donna ha due bambini come in Francia o Germania. E ancora, le donne immigrate in Europa hanno meno figli e le seconde generazioni dichiarano di volerne ancora meno delle loro coetanee italiane. E questo perché la maggior parte degli immigrati assumono i modelli del paese in cui vivono, beninteso se i governi con le loro politiche non li ghettizzano, come è successo in molti paesi europei che hanno preferito la strada delle concessioni, soprattutto religiose, piuttosto che l’integrazione. Una scelta che è apparsa generosa, ma che ha creato la cosiddetta Eurabia.<br />
Anche la disinformazione è una ghettizzazione: i media hanno (stra)parlato del ramadan gettando allarmi ingannevoli, senza però rivelarci che sono una minoranza i musulmani che si attengono rigidamente al digiuno. Leggendo alcune dichiarazioni di leghisti o ultracattolici (come sempre i gerarchi cattolici danno il loro sostegno alle cause peggiori) sembrerebbe che le strade delle nostre città siano intasate da uomini rivolti alla Mecca; forse, a Roma, ci sarà un po’ più di traffico in zona moschea (moschea che, va ricordato, è stata costruita non utilizzando i fondi dei cittadini italiani come per chiese, oratori ecc.) ed è il minimo che una città deve offrire a cittadini che contribuiscono alla crescita del Paese.<br />
Discorso diverso è quando la demografia si pone l’obiettivo di utilizzare i nuovi nati come bombe. E’ il caso della striscia di Gaza dove sono stati sospesi da Hamas i programmi sanitari per la contraccezione e l’aborto sicuro finanziati dalle Nazioni Unite senza creare scandalo, soprattutto tra i vaticaliani*.<br />
Come è ovvio, il sentiero dello sviluppo è lungo e complicato, ma non è il caso di aggiungere su quella strada le zeppe del pregiudizio. Perché chi emigra dal proprio paese ha, prima di tutto, una grande determinazione al cambiamento.<em></em></p>
<p><em></em><span class="Stile50">Tiziana Ficacci</span>, <span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.nogod.it/">www.nogod.it</a></span> &#8211; Qui i vostri <a href="../2009/09/03/2543/">COMMENTI </a></p>
<p align="justify"><span style="color: #0000ff;"><strong>*<span class="Stile34"><em>Sergio Della Pergola, Israele   e Palestina: la forza dei numeri, Il Mulino, € 15<br />
</em></span></strong><span class="Stile34"><em>Nel 1947, al momento della nascita dello Stato di Israele sancito dalla risoluzione delle Nazioni Unite, c’erano 630mila ebrei e circa la metà di arabi (musulmani e cristiani). Nel 1975 guerre e migrazioni avevano invertito il rapporto: tre milioni di ebrei, il doppio dei palestinesi. Oggi l’alta natalità degli arabi li porta alla parità: nel 2005 4milioni e ½ contro 5milioni e 234mila ebrei. Secondo uno scenario di alto incremento demografico, nel 2020 ci sarà il sorpasso con quasi 7milioni di ebrei e 8milioni e mezzo di palestinesi. Per il demografo, di origine toscana, sarebbe auspicabile lo sviluppo separato dei due Stati per ridurre l’impatto della demografia nell’alimentare il conflitto esistente (da www.direfarepensare.it)</em></span></span></p>
<div><a href="../2009/08/25/2450/">http://www.nessundio.net/blog/2009/08/25/2450/</a><br />
<a href="http://www.unfpa.org/public/">http://www.unfpa.org/public/</a></div>
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		<title>Sempre più Eurabia.</title>
		<link>http://www.nessundio.net/blog/2009/09/02/2540/</link>
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		<pubDate>Wed, 02 Sep 2009 06:48:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eurabia e dhimmitudine]]></category>
		<category><![CDATA[eurabia]]></category>
		<category><![CDATA[europa e dhimmitudine]]></category>

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		<description><![CDATA[Come stiamo lentamente soggiacendo in Europa, volenti o nolenti, alle leggi coraniche. Articolo postato in una mailing list  dal nostro amico Marcus Prometheus. SAFARI IN EURABIA 27 Agosto 2009 articolo del giornalista Thomas Landen &#8220;Eurabian Safari&#8221; (traduzione di Marcus Prometheus) http://www.hudsonny.org/2009/08/eurabian-safari.php &#8221; ( Scuola guida Jihad ovvero scuola guida Guerra Santa). Le aree &#8220;Shariatiche&#8221;in Europa, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Come stiamo lentamente soggiacendo in Europa, volenti o nolenti, alle leggi coraniche.</p>
<p><strong>Articolo postato in una mailing list  dal nostro amico Marcus Prometheus.</strong></p>
<p><span style="color: #ff0000;">SAFARI IN EURABIA</span></p>
<p>27 Agosto 2009 articolo del  giornalista Thomas Landen &#8220;Eurabian Safari&#8221;<br />
(traduzione di Marcus  Prometheus)<br />
<a href="http://www.hudsonny.org/2009/08/eurabian-safari.php">http://www.hudsonny.org/2009/08/eurabian-safari.php</a></p>
<p>&#8221; ( Scuola guida  Jihad ovvero scuola guida<br />
Guerra Santa).</p>
<p>Le aree &#8220;Shariatiche&#8221;in  Europa, cioe&#8217; soggette alla Sharia, la legge<br />
islamica si stanno rapidamente  espandendo in Europa Occidentale. Mentre<br />
attualmente e&#8217; ancora limitata a  cio&#8217; che i francesi ufficialmente chiamano<br />
le ZUS (zones urbaines sensibles &#8211;  zone urbane sensibili-problematiche),<br />
queste zone stanno crescendo  rapidamente. Gia&#8217; oggi otto milioni dei<br />
sessanta milioni di persone che  abitano la Francia vivono in una delle 751<br />
ZUS.</p>
<p>Il mese di Ramadan e&#8217;  tradizionalmente il piu&#8217; pericoloso momento dell&#8217;anno<br />
nelle aree sensibili  d&#8217;Europa. Dopo il tramonto il divieto del Ramadan di<br />
mangiare, bere, ed avere  rapporti sessuali, scade e non vale piu&#8217; fino<br />
all&#8217;alba seguente.<br />
Il  Ramadan e&#8217; un periodo di festivita&#8217; notturne per i mussulmani. I  giovani<br />
mussulmani sono estremamente eccitabili in questo periodo. Queste  feste<br />
degenerano facilmente in spasmi notturni di disordini, vandalismo  e<br />
violenza. I disordini e le rivolte per il Ramadan in Europa spesso  vanno<br />
avanti per giorni o per settimane, durante i quali centinaia di  automobili,<br />
centinaia di negozi e centinaia di edifici pubblici vengono  incendiati.</p>
<p>Nei paesi mussulmani come l&#8217;Indonesia, la polizia durante il  Ramadan aumenta<br />
le pattuglie per poter reprimere le attivita&#8217; notturme  illegali. Invece in<br />
Europa, la polizia riceve ordini di adottare un profilo  bassissimo per non<br />
&#8220;provocare&#8221; i mussulmani. In paesi come la Gran Bretagna i  funzionari di<br />
polizia hanno dovuto seguire dei corsi di presa di coscienza  del Ramadan.<br />
Hanno ricevuto ordini &#8220;per ragioni di sensibilita&#8217; religiose&#8221; di  evitare<br />
l&#8217;esecuzione di ordini di cattura di mussulmani durante il mese di  Ramadan.<br />
Durante il Ramadan l&#8217;Europa e&#8217; una polveriera.</p>
<p>I piu&#8217; famosi  disordini rivoltosi per il Ramadan di fino ad adesso furono<br />
largamente  riportati dalla stampa degli Usa, ed avvennero in Francia nel<br />
2005. Dai  disordini del 2005, le autorita&#8217; Francesi hanno chiesto ai media<br />
stampa,  radio e TV di non rapportare piu&#8217; le ondate di disordini violenti<br />
nelle ZUS,  le zone urbane sensibili (sensibili nel senso di problematiche) -<br />
una  richiesta che i media sembrano aver seguito. Durante il Ramadan del  2005<br />
varii sociologi hanno supposto che la that poligamia sia stata una  delle<br />
ragioni dei disordini rivoltosi su vasta scala nelle comunita&#8217;  mussulmane<br />
fra i giovani che mancano di una figura paterna. Questa teoria  sembra che<br />
abbia impressionato i capi politici Francesi.</p>
<p>Gérard  Larcher, allora ministro dell&#8217;occupazione francese ed adesso<br />
presidente del  Senato francese spiego&#8217; al Financial Times (15 Nov. 2005) che<br />
i matrimoni  multipli fra gli immigrati producono comportamenti anti<br />
sociali come ad  attivita&#8217; criminali. Bernard Accoyer, un influente<br />
parlamentare del partito  di governo francese UMP ed attualmente il<br />
presidente della Assemblea  Nazionale Francese (il Parlamento della Francia)<br />
ha dichiarato: &#8220;I figli di  grandi famiglie poligame hanno problemi ad<br />
integrarsi nella normale societa&#8217;  &#8220;.</p>
<p>Come il Financial Times all&#8217;epoca aveva avvertito, tuttavia, &#8211; i  commenti<br />
del signor Larcher avrebbero potuto alimentare ulteriormente il  dibattito e<br />
probabilmente far adirare i mussulmani ed infiammare i &#8220;gruppi  anti<br />
razzisti&#8221;</p>
<p>Pare proprio che il governo Francese sia stato della  stessa opinione; Non<br />
segui&#8217; oltre la problematica rilevata dalle parole di  Larcher ed Accoyer<br />
con una azione repressiva e limitativa della poligamia.  Avere piu&#8217; mogli e&#8217;<br />
illegale per la legge francese, ma e&#8217; autorizzato dalla  legge islamica, la<br />
Sharia. Si stimano a 30.000 i mussulmani francesi che  hanno piu&#8217; di una<br />
moglie e si valuta a 250.000 il totale delle persone che in  Francia vivono<br />
in famiglie poligame.</p>
<p>La tolleranza verso i matrimoni  poligamici shariatici non e&#8217; limitata alla<br />
Francia. In Norvegia il Centro  Culturale Islamico Norvegese (ICCN), una<br />
organizzazione di immigrati  sovvenzionata dallo stato norvegese consiglia<br />
ai Mussulmani di &#8220;prendere piu&#8217;  mogli perche&#8217; la poligamia e&#8217; vantaggiosa<br />
e dovrebbe essere praticata dove le  condizioni sono favorevoli a tale<br />
pratica&#8221;.</p>
<p>In Gran Bretagna i  legislatori adottano un&#8217;attitudine egualmente permissiva<br />
verso la poligamia  per gli uomini mussulmani concedendo sgravi fiscali per<br />
le seconde, terze e  quarte mogli. Lo scorso Febbraio, la Baronessa Sayeeda<br />
Warsi, una pari del  regno (membro della camera dei Lord appartenente al<br />
partito Conservative e di  origini Mussulmane, ha avvertito che il<br />
crescente numero di uomini mussulmani  che sposano fino a 4 mogli nel Regno<br />
Unito, stanno diventando una minaccia  alla coesione della comunita&#8217;. Nei<br />
Paesi Bassi le autorita&#8217; registrano  ufficialmente i matrimoni poligami dei<br />
cittadini non Olandesi immigrati da  Marocco, Egitto, Pakistan ed altri paesi<br />
Mussulmani.</p>
<p>Le autorita&#8217;  municipali di Amsterdam hanno ammesso di avere registrato<br />
perfino dei  cittadini Olandesi (di origine islamica) con mogli plurime.<br />
Anche il Belgio  riconosce i matrimoni poligami degli islamici. Solo lo<br />
scorso mese, il  dipartimento per il benessere della citta&#8217; di Anversa ha<br />
annunciato che 45  persone che ricevono assegni di assistenza sociale hanno 2<br />
o piu&#8217;  mogli.<br />
Gli immigrati poligami abusano del sistema di sicurezza sociale  incassando<br />
benefici statali per varie mogli.</p>
<p>In Francia, il permesso  di residenza viene dato alle famiglie poligame<br />
solo se le due mogli non  vivono allo stesso indirizzo, pero&#8217; questo<br />
significa che queste famiglie  ottengono doppio (o triplo o quadruplo)<br />
assegno sociale di sostegno per  l&#8217;affitto del domicilio, doppi o tripli o<br />
quadrupli assegni familiari ed  altri benefici sociali.<br />
Il riconoscimento dei matrimoni poligamici dei  mussulmani in paesi dove la<br />
poligamia era illegale &#8211; ed ancora e&#8217; illegale  per i non Mussulmani &#8211; indica<br />
che la legge islamica o Sharia e&#8217; gia&#8217;  accettata in questi paesi.</p>
<p>Questi paesi hanno implicitamente adottato un  sistema di &#8220;apartheid legale&#8221;<br />
con sistemi legali diversi per Mussulmani e non  Mussulmani.<br />
La decisione di evitare di arrestare i Mussulmani durante il  Ramadan &#8220;per<br />
ragioni di sensibilita&#8217; religiosa,&#8221; Trattando percio&#8217; i  Mussulmani ed i non<br />
Mussulmani diversamente, conferma questa esistenza di un  sistema doppio. E&#8217;<br />
difficile vedere tuttavia come tale sistema legale doppio  possa continuare<br />
ad esistere sullo stesso territorio. Alla fine, e&#8217; probabile  che uno dei due<br />
sistemi legali prevalga.</p>
<p>La decisione del sindaco di  Molenbeek che i funzionari di polizia non<br />
mussulmani debbono conformarsi e  rispettare le regole del Ramadan indica che<br />
se le autorita&#8217; Europee  falliscono nell&#8217;imporre le attuali leggi della terra<br />
d&#8217; Europa agli Islamici  immigrati, la prossima fase, sara&#8217; l&#8217;imposizione<br />
della legge shariatica a  chiunque, anche ai non mussulmani oltre che ai<br />
mussulmani.<br />
Mentre i  Mussulmani d&#8217;Europa tengono il loro Ramadan, questo e&#8217; qualcosa su<br />
cui merita  che i non Mussulmani d&#8217;Europa meditino.</p>
<p>27 Agosto 2009 articolo del  giornalista Thomas Landen &#8220;Eurabian Safari&#8221;<br />
(traduzione di Marcus  Prometheus)<br />
<a href="http://www.hudsonny.org/2009/08/eurabian-safari.php">http://www.hudsonny.org/2009/08/eurabian-safari.php</a></p>
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		<title>Nel Regno Unito entra in vigore la giustizia islamica.</title>
		<link>http://www.nessundio.net/blog/2009/07/23/2241/</link>
		<comments>http://www.nessundio.net/blog/2009/07/23/2241/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 23 Jul 2009 06:53:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eurabia e dhimmitudine]]></category>
		<category><![CDATA[corti islamiche]]></category>
		<category><![CDATA[eurabia]]></category>

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		<description><![CDATA[Il ventre molle dell&#8217;Europa è a Londra, dove è partito l&#8217;assoggettamento del sistema giudiziario alle regole previste e codificate nel Corano. Siamo a un passo dalla fine del sistema di valori dell&#8217;intero occidente. Qui la fonte della notizia da il Foglio LEGGI Ne esistono più di ottanta in tutto il Regno Unito. Operano a porte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il ventre molle dell&#8217;Europa è a Londra, dove è partito l&#8217;assoggettamento del sistema giudiziario alle regole previste e codificate nel Corano. Siamo a un passo dalla fine del sistema di valori dell&#8217;intero occidente.</p>
<p>Qui la fonte della notizia da il Foglio <a href="http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=8&amp;sez=120&amp;id=30291">LEGGI</a></p>
<p><span style="color: #0000ff;"><em><span class="icMedium">Ne esistono più di ottanta in tutto il Regno Unito. Operano a porte chiuse, senza accesso a osservatori esterni indipendenti. Contemplano, tra l’altro, poligamia e mutilazione genitale, ripudio della moglie (noto come “talaq”) e prevenzione dei matrimoni misti. Oggi in Inghilterra è in funzione un sistema legale parallelo alla Common Law. Giudici e corti, formati all’interno di moschee, centri islamici e scuole coraniche, hanno già emesso decine di migliaia di sentenze relative allo stato civile e familiare dei musulmani inglesi, principalmente in materia di matrimonio e divorzio, eredità e contese patrimoniali&#8230;.. (segue </span></em></span><a href="http://www.informazionecorretta.com/main.php?mediaId=8&amp;sez=120&amp;id=30291">LEGGI</a> )</p>
]]></content:encoded>
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		</item>
		<item>
		<title>Cronache dall&#8217; Eurabia.</title>
		<link>http://www.nessundio.net/blog/2009/05/31/1793/</link>
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		<pubDate>Sun, 31 May 2009 09:09:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eurabia e dhimmitudine]]></category>
		<category><![CDATA[eurabia]]></category>

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		<description><![CDATA[Su segnalazione del nostro amico Marcus Prometheus vi proponiamo questo aggiornamento sulla conquista del mondo occidentale da parte dei fondamentalisti islamici. *Saremo tutti velati? &#8221; *«Il Vecchio continente è già connivente di chi vuole costringerlo alla condizione di dhimmi». L&#8217;allarme di Bat Ye&#8217;or, autrice di Eurabia. *di Michael Sfaradi «Il califfato universale è un obiettivo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Su segnalazione del nostro amico Marcus Prometheus</strong> vi proponiamo questo aggiornamento sulla conquista del mondo occidentale da parte dei fondamentalisti islamici.</p>
<p><span style="color: #000080;"><em>*Saremo tutti velati? &#8221; *«Il Vecchio continente è già connivente di chi  vuole costringerlo alla<br />
condizione di dhimmi». L&#8217;allarme di Bat Ye&#8217;or,  autrice di Eurabia.</em></span></p>
<p><span style="color: #ff0000;">*di Michael Sfaradi</span></p>
<p>«Il califfato universale è  un obiettivo che l&#8217;Organizzazione della<br />
Conferenza Islamica (Oci) vuole  ottenere usando diverse strategie, un<br />
progetto che porterà alla completa  islamizzazione del mondo libero, una<br />
dominazione che sarà possibile anche  grazie alla complicità dei governi<br />
occidentali». Conserva i toni forti e le  affermazioni tranchant a cui ha<br />
abituato i suoi lettori Bat Ye&#8217;or, l&#8217;autrice  di Eurabia che ha da poco dato<br />
alle stampe (per Lindau) Il califfato  universale, un libro in cui prevede la<br />
completa sottomissione e connivenza  dell&#8217;Europa all&#8217;islamismo.</p>
<p>- *Come si realizzerà quello che lei chiama il  califfato universale?<br />
*<br />
Per arrivare a questo ci sono diverse vie, una  delle quali riguarda<br />
l&#8217;immigrazione. Guardando la dichiarazione di Durban 2  ci si rende conto che<br />
l&#8217;Oci chiede all&#8217;Europa di dare una via preferenziale  ai flussi che arrivano<br />
dal Nordafrica. Tutto il mondo occidentale è coinvolto  e il conflitto arabo<br />
israeliano è soltanto la punta dell&#8217;iceberg. Sarebbe  errato focalizzare<br />
l&#8217;attenzione soltanto lì come viene fatto oggi perché la  problematica è<br />
molto più ampia. L&#8217;Oci è composta dai ministri degli esteri di  57 paesi,<br />
elencati nel mio libro, una sorta di Onu islamico. C&#8217;è anche una  carta<br />
costituente che dichiara la necessità di liberare Gerusalemme dove  costruire<br />
la sua sede. Ha creato anche una corte di giustizia islamica  internazionale,<br />
che ha giurisdizione su tutti i paesi che aderiscono all&#8217;Oci.  Questa corte<br />
avrà la facoltà di perseguire i reati contro l&#8217;islam  giudicandoli in base<br />
alla sharia.</p>
<p>- *In Occidente c&#8217;è chi pensa però  che la pace fra Israele e i suoi vicini<br />
possa essere la chiave di svolta per  la pacifica convivenza con il mondo<br />
arabo. Cosa ne pensa?<br />
*<br />
Bisogna  comprendere cosa vuole dire pace. Quello che l&#8217;Europa, l&#8217;America il<br />
mondo  arabo vogliono creare è una pace senza Israele. Uno Stato sovrano<br />
dovrà  essere eliminato e gli ebrei e cristiani che oggi lo abitano dovranno<br />
tornare  alla condizione di dhimmi, di minoranza sotto la sharia. Questa non<br />
sarebbe  pace ma soltanto umiliazione.</p>
<p>- *Vuole spiegarci che cosa è la condizione  di dhimmi?<br />
*<br />
È una condizione di estrema umiliazione che si fonda sul  disprezzo dei non<br />
musulmani. Rafforza l&#8217;ideologia del jihad ed è inclusa  nelle sue regole. Se<br />
noi vogliamo la pace nel rispetto dobbiamo pretendere  che i musulmani<br />
abbandonino completamente questa ideologia altrimenti  l&#8217;attrito fra le<br />
culture arriverà a scuotere il mondo fino ad una possibile  terza guerra<br />
mondiale. Per garantire la nostra libertà abbiamo l&#8217;obbligo  morale di non<br />
accettare che si possa anche soltanto pensare ad una  superiorità del mondo<br />
musulmano o della sua religione sulle altre religioni.  Un nostro cedimento<br />
in questo senso significherebbe vivere nell&#8217;umiliazione.  L&#8217;assurdità è che i<br />
musulmani vedono l&#8217;offerta della condizione di dhimmi in  maniera diversa,<br />
per loro è addirittura un favore e noi dovremmo ringraziarli  per questa<br />
&#8220;protezione&#8221;</p>
<p>. Essere un dhimmi significa che non si può  possedere terra, non<br />
si hanno diritti politici, culturali o linguistici. Ci  obbligherebbe a<br />
sottostare a tasse e balzelli, a noi dedicati, che ci  relegherebbero al<br />
ruolo di uomini di classe inferiore destinati a vivere in  una condizione di<br />
povertà. In sostanza una situazione di pieno e completo  razzismo nei nostri<br />
confronti.</p>
<p>- *I popoli europei capiscono il tipo  di pericolo contro cui lei mette in<br />
guardia?<br />
*<br />
Sì, ma non sanno come  reagire perché i governi, la stampa e la cultura sono<br />
oggi alleati con i  paesi musulmani. L&#8217;Unione Europea è fortemente legata ai<br />
paesi arabi con  accordi commerciali e le università hanno addirittura<br />
accettato libri  approvati dall&#8217;Oci. Testi che hanno come base non la<br />
conoscenza obiettiva  della storia, ma la storia vista secondo i dettami i-<br />
slamici. In Europa  vengono costruite moschee e scuole islamiche, delle vere<br />
e proprie madrasse  (scuole coraniche), per far sì che le nuove generazioni<br />
crescano all&#8217;interno  della Sharia, per evitare così la loro<br />
occidentalizzazione. Dobbiamo  capire che l&#8217;unica strada che abbiamo è<br />
difenderci da questa organizzazione  che conta al suo interno rappresentanti<br />
politici, ministri e presidenti delle  peggiori dittature. In Europa la gente<br />
ha cominciato già da tempo a percepire  una situazione di disagio ma questa<br />
strategia è complicata e tenuta, almeno  per il momento, in un profilo molto<br />
basso. In questo modo è molto difficile  difendersi contro qualche cosa che<br />
non si vede.</p>
<p>- *Il governo italiano  sta respingendo il flusso di clandestini che arrivano<br />
dal mare, potrebbe  essere il segno di un cambiamento di politica almeno per<br />
quello che riguarda  l&#8217;Italia?<br />
*<br />
Certamente, ma il mondo islamico non lascerà la presa  soprattutto<br />
considerando il fatto che vuole fare pagare all&#8217;Europa lo  sviluppo delle<br />
nazioni arretrate. Questa decisione è stata presa alla  conferenza islamica<br />
del 2005, vertice durante il quale sono state anche  decise le linee guida<br />
che caratterizzeranno i prossimi 10 anni di azione  islamica. Nel mio libro<br />
fornisco la lista di queste decisioni. Credo e spero  che in Europa si formi<br />
un movimento di opinione che possa costringere i  governi europei, complici<br />
della politica di distruzione dell&#8217;Europa, ad un  cambiamento. Solo in questo<br />
modo si può agire per salvaguardare il mondo così  come lo conosciamo. Un<br />
altro aspetto positivo che riguarda l&#8217;Italia è che gli  italiani hanno una<br />
grande coscienza della libertà, hanno lottato per  essa.</p>
<p>- *Ci sono anche diversi musulmani che vorrebbero mantenere la  cultura<br />
occidentale, in loro noi possiamo trovare degli alleati?<br />
*<br />
Ci  sono molti musulmani che si battono per mantenere i valori universali  di<br />
dignità e uguaglianza. Queste persone, che vengono costantemente  minacciate,<br />
sono molto coraggiose e sanno che quando entrano in questa ottica  si<br />
prendono dei rischi enormi sia per loro che per le loro famiglie.  Vanno<br />
aiutati, seguiti e protetti, sono degli alleati preziosi ed  insostituibili.<br />
C&#8217;è da augurarsi che i governi europei sappiano proteggerli  come meritano.</p>
<p>*(Tempi.it, 29 maggio 2009)</p>
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		<title>Cronache dall&#8217;Eurabia.</title>
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		<pubDate>Tue, 19 May 2009 15:48:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eurabia e dhimmitudine]]></category>
		<category><![CDATA[conquista islamica dell'europa]]></category>
		<category><![CDATA[eurabia]]></category>

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		<description><![CDATA[Vi proponiamo un contributo importante trovato in una mailing list per conoscere a che punto è la conquista islamista dell&#8217;Europa. Cominciamo dalla testa di ponte ormai saldamente stabilita a Rotterdam. Ricordiamo che in Olanda abbiamo già registrato una vittima eroica, Pym Fortuyn, assassinato da una testa di cazzo della sinistra verdastra, accecato dall&#8217;odio per la [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Vi proponiamo un contributo importante</strong> trovato in una mailing list per conoscere a che punto è la conquista islamista dell&#8217;Europa. Cominciamo dalla testa di ponte ormai saldamente stabilita a Rotterdam. Ricordiamo che in Olanda abbiamo già registrato una vittima eroica, <strong>Pym Fortuyn</strong>, assassinato da una testa di cazzo della sinistra verdastra, accecato dall&#8217;odio per la libertà che accomuna tutte le forze ispirate dall&#8217;ideologia sorella gemella (anche se solo apparentemente avversaria) del nazi-fascismo. Ricordiamo anche che in Italia altre teste di cazzo della sinistra vomitavano odio contro <strong>Fortuyn</strong> fino al giorno del suo assassinio accusandolo di fascismo e xenofobia solo perchè metteva in guardia i suoi concittadini dal pericolo islamista, totalitario, criminale e feroce come le ideologie politiche sue  degne consorelle.</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>&#8220;il Frankenstein del multiculturalismo&#8221;</strong></span></p>
<p>L&#8217;Eurabia ha una capitale:  Rotterdam<br />
Qui interi quartieri sembrano Medio Oriente, le donne camminano  velate, il sindaco è musulmano, nei tribunali e nei teatri si applica la sharia.  Un grande reportage dalla città più islamizzata d&#8217;Europa</p>
<p>ROMA, 19 maggio  2009 – Uno dei frutti più incontestabili del viaggio di Benedetto XVI in Terra  Santa è stato il migliorato rapporto con l&#8217;islam. I tre giorni passati in  Giordania e poi la visita alla Cupola della Roccia a Gerusalemme hanno fatto  circolare anche tra il grande pubblico musulmano – per la prima volta in misura  così diffusa – l&#8217;immagine di un papa amico, attorniato da leader islamici  visibilmente felici di accoglierlo e di collaborare con lui per il bene della  famiglia umana.</p>
<p>Ma altrettanto incontestabile è la distanza tra questa  immagine e la cruda realtà dei fatti. Non solo nei paesi a dominio musulmano, ma  anche là dove i seguaci di Maometto sono minoranza, ad esempio in  Europa.</p>
<p>Nel 2002 Bat Ye&#8217;or, una studiosa nata in Egitto e di nazionalità  britannica, specialista della storia e della condizione delle minoranze  cristiane ed ebraiche – dette &#8220;dhimmi&#8221; – nei paesi musulmani, coniò il termine  &#8220;Eurabia&#8221; per definire il destino verso il quale vede incamminata l&#8217;Europa. Un  destino di sottomissione all&#8217;islam, di &#8220;dhimmitudine&#8221;</p>
<p>.</p>
<p>Oriana  Fallaci riprese nei suoi scritti la parola &#8220;Eurabia&#8221; e diede ad essa una  risonanza mondiale. Il 1 agosto 2005 Benedetto XVI ricevette la Fallaci in  udienza privata, a Castel Gandolfo. Lei rifiutava il dialogo con l&#8217;islam, lui lo  voleva e lo vuole. Ma si trovarono d&#8217;accordo – come poi riferì la Fallaci – nel  riconoscere &#8220;l&#8217;odio di sé&#8221; che l&#8217;Europa mostra, il suo vuoto spirituale, la sua  perdita d&#8217;identità, proprio mentre aumentano in essa gli immigrati di fede  islamica.</p>
<p>L&#8217;Olanda è un test di verifica straordinario. È il paese in cui  l&#8217;arbitrio individuale è più legittimato ed esteso – fino al punto di consentire  l&#8217;eutanasia sui bambini –, in cui l&#8217;identità cristiana si è più dissolta, in cui  la presenza musulmana cresce più spavalda.</p>
<p>Qui il multiculturalismo è la  regola. Ma drammatici sono anche i contraccolpi: dall&#8217;uccisione del leader  politico anti-islamista Pim Fortuyn alla persecuzione della dissidente somala  Ayaan Hirsi Ali, all&#8217;assassinio del regista Theo Van Gogh, condannato a morte  per il film &#8220;Submission&#8221; di denuncia dei crimini della teocrazia musulmana. Il  successore di Fortuyn, Geert Wilders, vive da sei anni protetto minuto per  minuto dalla polizia.</p>
<p>In Olanda c&#8217;è una metropoli dove questa nuova  realtà si vede a occhio nudo, più che altrove. Qui interi quartieri sono pezzi  di Medio Oriente, qui sorge la più grande moschea d&#8217;Europa, qui nei tribunali e  nei teatri si applica la legge islamica, la sharia, qui molte donne camminano  velate, qui il sindaco è musulmano, figlio di un imam.</p>
<p>Questa metropoli è  Rotterdam, la seconda città d&#8217;Olanda per popolazione, il primo porto d&#8217;Europa  per volume di traffico.</p>
<p>Quello che segue è un reportage da Rotterdam  uscito sul quotidiano italiano &#8220;il Foglio&#8221; il 14 maggio 2009, seconda di sette  puntate di una grande inchiesta riguardante l&#8217;Olanda.</p>
<p>L&#8217;autore, Giulio  Meotti, scrive anche per il &#8220;Wall Street Journal&#8221;. Nel prossimo settembre uscirà  un suo libro-inchiesta su Israele.</p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>Nella casbah di Rotterdam</strong></span></p>
<p><strong>di  Giulio Meotti</strong></p>
<p>A Feyenoord si vedono ovunque donne velate che sfrecciano  come lampi per le strade del quartiere. Evitano ogni contatto, soprattutto con  gli uomini, perfino il contatto visivo. Feyenoord ha le dimensioni di una città  e vi convivono settanta nazionalità. È una zona che vive di sussidi e di  edilizia popolare, è qui che si capisce di più come l&#8217;Olanda – con tutte le sue  norme antidiscriminazione e con tutta la sua indignazione morale – è una società  completamente segregata. Rotterdam è nuova, venne bombardata due volte nella  seconda guerra mondiale dalla Luftwaffe. Come Amsterdam è sotto il livello del  mare, ma a differenza della capitale non ha fascino libertino. A Rotterdam sono  i venditori arabi di cibo halal a dominare l&#8217;estetica urbana, non i neon delle  prostitute. Ovunque si vedono casbah-caffè, agenzie di viaggio che offrono voli  per Rabat e Casablanca, poster di solidarietà con Hamas e lezioni di olandese a  buon prezzo.</p>
<p>È la seconda città del paese, una città povera, ma è anche  il motore dell&#8217;economia con il suo grande porto, il più importante d&#8217;Europa. È  una città a maggioranza immigrata, con la più alta e imponente moschea di tutta  Europa. Il sessanta per cento degli stranieri che arrivano in Olanda vengono ad  abitare qui. La cosa che più colpisce giungendo in città con il treno sono  queste enormi affascinanti moschee su un paesaggio verdissimo, lussurreggiante,  boschivo, acquoso, come corpi alieni rispetto al resto. La chiamano &#8220;Eurabia&#8221;. È  imponente la moschea Mevlana dei turchi. Ha i minareti più alti d&#8217;Europa, più  alti persino dello stadio della squadra di calcio Feyenoord.</p>
<p>Rotterdam è  una città che ha molti quartieri sequestrati dall&#8217;islamismo più cupo e violento.  La casa di Pim Fortuyn spicca come una perla in un mare di chador e niqab. Si  trova al numero 11 di Burgerplein, dietro la stazione. Di tanto in tanto  qualcuno viene a portare fiori davanti alla casa del professore assassinato ad  Amsterdam il 6 maggio del 2002. Altri lasciano un biglietto: &#8220;In Olanda si  tollera tutto, tranne la verità&#8221;. È stato un milionario di nome Chris Tummesen  ad acquistare la casa di Pim Fortuyn perché rimanesse intatta. La sera prima  dell&#8217;omicidio Pim era nervoso, lo aveva detto in televisione che si era creato  un clima di demonizzazione contro di lui e le sue idee. E così avvenne, con quei  cinque colpi alla testa sparati da Volkert van der Graaf, un militante della  sinistra animalista, un ragazzotto mingherlino, calvinista, capelli rasati,  occhi cupi, vestito da ecologista puro, maglia lavorata a mano, sandali e calze  di lana caprina, vegetariano assoluto, &#8220;un ragazzo impaziente di cambiare il  mondo&#8221;, dicono gli amici.</p>
<p>Nel centro di Rotterdam non molto tempo fa sono  apparse foto mortuarie di Geert Wilders, poste sotto un albero, con una candela  a lumeggiarne la morte prossima ventura. Oggi Wilders è il politico più popolare  in città. È lui l&#8217;erede di Fortuyn, il professore omosessuale, cattolico, ex  marxista che aveva lanciato un partito per salvare il paese  dall&#8217;islamizzazione. Al suo funerale mancava soltanto la regina Beatrice,  perché l&#8217;addio al &#8220;divino Pim&#8221; diventasse un funerale da re. Prima lo hanno  mostrificato (un ministro olandese lo chiamò &#8220;untermensch&#8221;, subuomo alla  nazista), poi lo hanno idolatrato. Le prostitute di Amsterdam deposero una  corona di fiori all&#8217;obelisco dei caduti in piazza Dam.</p>
<p>&#8220;The Economist&#8221;,  settimanale lontano dalle tesi antislamiche di Wilders, tre mesi fa parlava di  Rotterdam come di un &#8220;incubo eurabico&#8221;. Per gran parte degli olandesi che ci  vivono l&#8217;islamismo è oggi un pericolo più grande del Delta Plan, il complicato  sistema di dighe che previene l&#8217;inondazione dal mare, come quella che nel 1953  fece duemila morti. La pittoresca cittadina di Schiedam, attaccata a Rotterdam,  è sempre stata un gioiello nell&#8217;immaginazione olandese. Poi l&#8217;alone fiabesco è  svanito, quando sui quotidiani tre anni fa è diventata la città di Farid A.,  l&#8217;islamista che minacciava di morte Wilders e la dissidente somala Ayaan Hirsi  Ali. Da sei anni Wilders vive 24 ore su 24 sotto la protezione della  polizia.</p>
<p>A Rotterdam gli avvocati musulmani vogliono cambiare anche le  regole del diritto, chiedendo di poter restare seduti quando entra il giudice.  Riconoscono soltanto Allah. L&#8217;avvocato Mohammed Enait si è appena rifiutato di  alzarsi in piedi quando in aula sono entrati i magistrati, ha detto che &#8220;l&#8217;islam  insegna che tutti gli uomini sono uguali&#8221;. La corte di Rotterdam ha riconosciuto  il diritto di Enait di rimanere seduto: &#8220;Non esiste alcun obbligo giuridico che  imponga agli avvocati musulmani di alzarsi in piedi di fronte alla corte, in  quanto tale gesto è in contrasto con i dettami della fede islamica&#8221;. Enait, a  capo dello studio legale Jairam Advocaten, ha spiegato che &#8220;considera tutti gli  uomini pari e non ammette alcuna forma di ossequio nei confronti di alcuno&#8221;.  Tutti gli uomini ma non tutte le donne. Enait è noto per il suo rifiuto di  stringere la mano alle donne, che più volte ha dichiarato di preferire con il  burqa. E di burqa se ne vedono tanti a Rotterdam.</p>
<p>Che l&#8217;Eurabia abiti  ormai a Rotterdam lo ha dimostrato un caso avvenuto in aprile allo Zuidplein  Theatre, uno dei più prestigiosi in città, un teatro modernista, fiero di  &#8220;rappresentare la diversità culturale di Rotterdam&#8221;. Sorge nella parte  meridionale della città e riceve fondi del comune, guidato dal musulmano e  figlio di imam Ahmed Aboutaleb. Tre settimane fa lo Zuidplein ha consentito di  riservare un&#8217;intera balconata alle sole donne, in nome della sharia. Non accade  in Pakistan o in Arabia saudita, ma nella città da cui sono partiti per gli  Stati Uniti i Padri Fondatori. Qui i pellegrini puritani sbarcarono con la  Speedwell, che poi scambiarono con la Mayflower. Qui è iniziata l&#8217;avventura  americana. Oggi c&#8217;è la sharia legalizzata.</p>
<p>In occasione dello spettacolo  del musulmano Salaheddine Benchikhi, lo Zuidplein Theatre ha accolto la sua  richiesta di riservare alle sole donne le prime cinque file. Salaheddine,  editorialista del sito Morokko.nl, è noto per la sua opposizione  all&#8217;integrazione dei musulmani. Il consiglio municipale lo ha approvato:  &#8220;Secondo i nostri valori occidentali la libertà di vivere la propria vita in  funzione delle proprie convinzioni è un bene prezioso&#8221;. Anche un portavoce del  teatro ha difeso il regista: &#8220;I musulmani sono un gruppo difficile da far venire  in teatro, per questo siamo pronti ad adattarci&#8221;.</p>
<p>Un altro che è stato  pronto ad adattarsi è il regista Gerrit Timmers. Le sue parole sono abbastanza  sintomatiche di quella che Wilders chiama &#8220;autoislamizzazione&#8221;. Il primo  caso di autocensura avvenne proprio a Rotterdam, nel dicembre 2000. Timmers,  direttore del gruppo teatrale Onafhankelijk Toneel, voleva mettere in scena la  vita della moglie di Maometto, Aisha. Ma l&#8217;opera venne boicottata dagli attori  musulmani della compagnia quando fu evidente che sarebbero stati un bersaglio  degli islamisti. &#8220;Siamo entusiasti dell&#8217;opera, ma la paura regna&#8221;, gli dissero  gli attori. Il compositore, Najib Cherradi, comunicò che si sarebbe ritirato  &#8220;per il bene di mia figlia&#8221;. Il quotidiano &#8220;Handelsblad&#8221; titolò così: &#8220;Teheran  sulla Mosa&#8221;, il dolce fiume che bagna Rotterdam. &#8220;Avevo già fatto tre lavori sui  marocchini e per questo volevo avere degli attori e cantanti musulmani&#8221;, ci  racconta Timmers. &#8220;Poi mi dissero che era un tema pericoloso e che non potevano  partecipare perché avevano ricevuto delle minacce di morte. A Rabat uscì un  articolo in cui si disse che avremmo fatto la fine di Salman Rushdie. Per me era  più importante continuare il dialogo con i marocchini piuttosto che provocarli.  Per questo non vedo alcun problema se i musulmani vogliono separare gli uomini  dalle donne in un teatro&#8221;.</p>
<p>Incontriamo il regista che ha portato la  sharia nei teatri olandesi, Salaheddine Benchikhi. È giovane, moderno,  orgoglioso, parla un inglese perfetto. &#8220;Io difendo la scelta di separare gli  uomini dalle donne perché qui vige libertà d&#8217;espressione e di organizzazione. Se  le persone non possono sedersi dove vogliono è discriminazione. Ci sono due  milioni di musulmani in Olanda e vogliono che la nostra tradizione diventi  pubblica, tutto si evolve. Il sindaco Aboutaleb mi ha sostenuto&#8221;.</p>
<p>Un anno  fa la città entrò in fibrillazione quando i giornali resero nota una lettera di  Bouchra Ismaili, consigliere del comune di Rotterdam: &#8220;Ascoltate bene, pazzi  freak, siamo qui per restarci. Siete voi gli stranieri qui, con Allah dalla mia  parte non temo niente, lasciatevi dare un consiglio: convertitevi all&#8217;islam e  trovate la pace&#8221;. Basta un giro per le strade della città per capire che in  molti quartieri non siamo più in Olanda. È un pezzo di Medio Oriente. In alcune  scuole c&#8217;è una &#8220;stanza del silenzio&#8221; dove gli alunni musulmani, in maggioranza,  possono pregare cinque volte al giorno, con un poster della Mecca, il Corano e  un bagno rituale prima della preghiera. Un altro consigliere musulmano del  comune, Brahim Bourzik, vuol far disegnare in diversi punti della città segnali  in cui inginocchiarsi in direzione della Mecca.</p>
<p>Sylvain Ephimenco è un  giornalista franco-olandese che vive a Rotterdam da dodici anni. È stato per  vent&#8217;anni corrispondente di &#8220;Libération&#8221; dall&#8217;Olanda ed è fiero delle sue  credenziali di sinistra. &#8220;Anche se ormai non ci credo più&#8221;, dice accogliendoci  nella sua casa che si affaccia su un piccolo canale di Rotterdam. Non lontano da  qui si trova la moschea al Nasr dell&#8217;imam Khalil al Moumni, che in occasione  della legalizzazione del matrimonio gay definì gli omosessuali &#8220;malati peggio  dei maiali&#8221;. Da fuori si vede che la moschea ha più di vent&#8217;anni, costruita dai  primi immigrati marocchini. Moumni ha scritto un libercolo che gira nelle  moschee olandesi, &#8220;Il cammino del musulmano&#8221;, in cui spiega che agli omosessuali  si deve staccare la testa e &#8220;farla penzolare dall&#8217;edificio più alto della  città&#8221;. Accanto alla moschea al Nasr ci sediamo in un caffè per soli uomini.  Davanti a noi c&#8217;è un mattatoio halal, islamico. Ephimenco è autore di tre saggi  sull&#8217;Olanda e l&#8217;islam, e oggi è un famoso columnist del quotidiano cristiano di  sinistra &#8220;Trouw&#8221;. Ha la miglior prospettiva per capire una città che, forse  anche più di Amsterdam, incarna la tragedia olandese.</p>
<p>&#8220;Non è affatto vero  che Wilders raccoglie voti delle periferie, lo sanno tutti anche se non lo  dicono&#8221;, ci dice. &#8220;Oggi Wilders viene votato da gente colta, anche se all&#8217;inizio  era l&#8217;Olanda bassa dei tatuaggi. Sono tanti accademici e gente di sinistra a  votarlo. Il problema sono tutti questi veli islamici. Dietro casa mia c&#8217;è un  supermercato. Quando arrivai non c&#8217;era un solo velo. Oggi alla cassa ci sono  soltanto donne musulmane col chador. Wilders non è Haider. Ha una posizione di  destra ma anche di sinistra, è un tipico olandese. Qui ci sono anche ore in  piscina per sole donne musulmane. È questa l&#8217;origine del voto per Wilders. Si  deve fermare l&#8217;islamizzazione, la follia del teatro. A Utrecht c&#8217;è una moschea  dove si danno servizi municipali separati per uomini e donne. Gli olandesi hanno  paura. Wilders è contro il Frankenstein del multiculturalismo. Io che ero di  sinistra, ma che oggi non sono più niente, dico che abbiamo raggiunto il limite.  Ho sentito traditi gli ideali dell&#8217;illuminismo con questo apartheid volontario,  nel mio cuore sento morti gli ideali d&#8217;eguaglianza di uomo e donna e la libertà  d&#8217;espressione. Qui c&#8217;è una sinistra conformista e la destra ha una migliore  risposta al pazzo multiculturalismo&#8221;.</p>
<p>Alla Erasmus University di  Rotterdam insegna Tariq Ramadan, il celebre islamista svizzero che è anche  consulente speciale del comune. A scovare dichiarazioni di Ramadan critiche  sugli omosessuali è stata la più celebre rivista gay d&#8217;Olanda, &#8220;Gay Krant&#8221;,  diretta da un loquace giornalista di nome Henk Krol. In una videocassetta,  Ramadan definisce l&#8217;omosessualità &#8220;una malattia, un disordine, uno squilibrio&#8221;.  Nel nastro Ramadan ne ha anche per le donne, &#8220;devono tenere lo sguardo fisso a  terra per strada&#8221;. Il partito di Wilders ha chiesto lo scioglimento della giunta  municipale e la cacciata dell&#8217;islamista ginevrino, che invece si è visto  raddoppiare l&#8217;ingaggio per altri due anni. Questo accadeva mentre al di là  dell&#8217;oceano l&#8217;amministrazione Obama confermava il divieto d&#8217;ingresso a Ramadan  nel territorio degli Stati Uniti. Fra i nastri in possesso di Krol ve ne è uno  in cui Ramadan dice alle donne: &#8220;Allah ha una regola importante: se cerchi di  attrarre l&#8217;attenzione attraverso l&#8217;uso del profumo, attraverso il tuo aspetto o  i tuoi gesti, non sei nella direzione spirituale corretta&#8221;.</p>
<p>&#8220;Quando venne  ucciso Pim Fortuyn fu uno shock per tutti, perché un uomo venne assassinato per  quello che diceva&#8221;, ci dice Krol. &#8220;Non era più il mio paese quello. Sto ancora  pensando di lasciare l&#8217;Olanda, ma dove potrei andare? Qui siamo stati critici di  tutto, della Chiesa cattolica come di quella protestante. Ma quando abbiamo  mosso critiche all&#8217;islam ci hanno risposto: State creando nuovi nemici!&#8221;.  Secondo Ephimenco, è la strada il segreto del successo di Wilders: &#8220;A Rotterdam  ci sono tre moschee enormi, una è la più grande d&#8217;Europa. Ci sono sempre più  veli islamici e un impulso islamista che viene dalle moschee. Conosco tanti che  hanno lasciato il centro città e vanno nella periferia ricca e bianca. Il mio  quartiere è povero e nero. È una questione di identità, nelle strade non si  parla più olandese, ma arabo e turco&#8221;.</p>
<p>Incontriamo l&#8217;uomo che ha  ereditato la rubrica di Fortuyn sul quotidiano &#8220;Elsevier&#8221;, si chiama Bart Jan  Spruyt, è un giovane e aitante intellettuale protestante, fondatore della Edmund  Burke Society, ma soprattutto autore della &#8220;Dichiarazione di indipendenza&#8221; di  Wilders, di cui è stato collaboratore dall&#8217;inizio. &#8220;Qui un immigrato non ha  bisogno di lottare, studiare, lavorare, può vivere a spese dello Stato&#8221;, ci dice  Spruyt. &#8220;Abbiamo finito per creare una società parallela. I musulmani sono  maggioranza in molti quartieri e chiedono la sharia. Non è più Olanda. Il nostro  uso della libertà ha finito per ripercuotersi contro di noi, è un processo di  autoislamizzazione&#8221;.</p>
<p>Spruyt era grande amico di Fortuyn. &#8220;Pim disse  ciò che la gente sapeva da decenni. Attaccò l&#8217;establishment e i giornalisti. Ci  fu un grande sollievo popolare quando scese in politica, lo chiamavano il  `cavaliere bianco&#8217;. L&#8217;ultima volta che parlai con lui, una settimana prima che  fosse ucciso, mi disse di avere una missione. La sua uccisione non fu il gesto  di un folle solitario. Nel febbraio 2001 Pim annunciò che avrebbe voluto  cambiare il primo articolo della costituzione olandese sulla discriminazione  perché a suo dire, e aveva ragione, uccide la libertà di espressione. Il giorno  dopo nelle chiese olandesi, perlopiù vuote e usate per incontri pubblici, venne  letto il diario di Anna Frank come monito contro Fortuyn. Pim era veramente  cattolico, più di quanto noi pensiamo, nei suoi libri parlava contro l&#8217;attuale  società senza padre, senza valori, vuota, nichilista&#8221;.</p>
<p>Chris Ripke è  un&#8217;artista noto in città. Il suo studio è vicino a una moschea in  Insuindestraat. Scioccato nel 2004 dall&#8217;omicidio del regista Theo Van Gogh per  mano di un islamista olandese, Chris decise di dipingere un angelo sul muro del  suo studio e il comandamento biblico &#8220;Gij zult niet doden&#8221;, non uccidere. I  vicini nella moschea trovarono il testo &#8220;offensivo&#8221; e chiamarono l&#8217;allora  sindaco di Rotterdam, il liberale Ivo Opstelten. Il sindaco ordinò alla polizia  di cancellare il dipinto perché &#8220;razzista&#8221;. Wim Nottroth, un giornalista  televisivo, si piazzò di fronte in segno di protesta. La polizia lo arrestò e il  filmato venne distrutto. Ephimenco fece lo stesso nella sua finestra: &#8220;Ci misi  un grande telo bianco con il comandamento biblico. Vennero i fotografi e la  radio. Se non si può più scrivere `non uccidere&#8217; in questo paese, allora vuol  dire che siamo tutti in prigione. È come l&#8217;apartheid, i bianchi vivono con i  bianchi e i neri con i neri. C&#8217;è un grande freddo. L&#8217;islamismo vuole cambiare la  struttura del paese&#8221;. Per Ephimenco parte del problema è la decristianizzazione  della società. &#8220;Quando arrivai qui, negli anni Sessanta, la religione stava  morendo, un fatto unico in Europa, una collettiva decristianizzazione. Poi  i musulmani hanno riportato la religione al centro della vita sociale. Aiutati  dall&#8217;élite anticristiana&#8221;.</p>
<p>Usciamo per un giro fra i quartieri  islamizzati. A Oude Westen si vedono soltanto arabi, donne velate da capo a  piedi, negozi di alimentari etnici, ristoranti islamici e shopping center di  musica araba. &#8220;Dieci anni fa non c&#8217;erano tutti questi veli&#8221;, dice Ephimenco.  Dietro casa sua, una verdeggiante zona borghese con case a due piani, c&#8217;è un  quartiere islamizzato. Ovunque insegne musulmane. &#8220;Guarda quante bandiere  turche, lì c&#8217;è una chiesa importante, ma è vuota, non ci va più nessuno&#8221;. Al  centro di una piazza sorge una moschea con scritte in arabo. &#8220;Era una chiesa  prima&#8221;. Non lontano da qui c&#8217;è il più bel monumento di Rotterdam. È una piccola  statua in granito di Pim Fortuyn. Sotto la testa lucente in bronzo, la bocca che  accenna l&#8217;ultimo discorso a favore della libertà di parola, c&#8217;è scritto in  latino: &#8220;Loquendi libertatem custodiamus&#8221;, custodiamo la libertà di  parlare. Ogni giorno qualcuno depone dei fiori.</p>
<p>__________</p>
<p>Il  quotidiano che ha pubblicato l&#8217;inchiesta:</p>
<p>&gt; Il Foglio</p>
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		<title>Eurabia e dhimmitudine.</title>
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		<pubDate>Sun, 17 May 2009 20:08:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eurabia e dhimmitudine]]></category>
		<category><![CDATA[politica internazionel]]></category>
		<category><![CDATA[dhimmitudine]]></category>
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		<description><![CDATA[Su segnalazione del nostro amico Marcus Prometheus un inquietante resoconto sulla fine prossima ventura della civiltà europea. Tra i sogni della sinistra, ve ne è uno che rischia di diventare realtà e a cui il nome di Romano Prodi è intimamente legato. Il nome di questo sogno, Eurabia, lo ha diffuso, ma non coniato, Oriana [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #000080;"><em> Su segnalazione del nostro amico <strong>Marcus Prometheus</strong> un inquietante resoconto sulla fine prossima ventura della civiltà europea.</em></span></p>
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<p><strong>Tra i sogni della sinistra,</strong> ve ne è uno che rischia di diventare realtà e a  cui il nome di Romano Prodi è intimamente legato. Il nome di questo sogno,  Eurabia, lo ha diffuso, ma non coniato, Oriana Fallaci. In un libro pettegolo da  poco apparso (Gli occhi di Oriana, Fazi), Sandro Sechi, per breve tempo  segretario della scrittrice, ricorda l&#8217;ira della grande fiorentina quando i  giornali italiani parlavano (&#8230;) (&#8230;) di Eurabia senza citarla. In realtà, la  stessa Oriana, nel suo best-seller La forza della ragione, ricorda di dovere  l&#8217;uso del termine ad un&#8217;altra donna lucida e coraggiosa come lei, conosciuta con  lo pseudonimo che qui manterremo &#8211; di Bat Ye&#8217;or. Studiosa di origine egiziana,  grande esperta di islam e soprattutto di dhimmitudine (il regime di  sottomissione riservato dai musulmani agli infedeli), Bat Ye&#8217;or portò alla luce,  nel 2002, l&#8217;esistenza di un progetto, battezzato Eurabia, per l&#8217;ambizioso  obiettivo che aveva, di convergenza e di osmosi tra le due sponde del  Mediterraneo. Di questo inquietante piano, Bat Ye&#8217;or ha descritto la genesi e le  conseguenze in un libro di importanza capitale apparso nel 2005 negli Stati  Uniti e appena tradotto in Francia, con il titolo Eurabia, l&#8217;axe euro-arabe  (Jean-Cyrille Godefroy). In Italia, i diritti dell&#8217;opera sono sono stati  acquisiti di recente dalla casa editrice Lindau, che ha in programma il volume  all&#8217;inizio di febbraio 2007.</p>
<p>Così la comunità si è venduta agli sceicchi<br />
L&#8217;Eurabia &#8211; spiega Bat Ye&#8217;or &#8211;  rappresenta una realtà geopolitica delineatasi a partire dal 1973, dopo la  guerra del Kippur e lo choc petrolifero, attraverso un sistema di alleanze  informali tra i Paesi arabi del Mediterraneo e i nove Paesi della Comunità  europea. Questo sistema ha avuto il suo motore in un&#8217;associazione chiamata  Dialogo euroarabo (Dea), creata a Parigi nel luglio del 1974 con fini economici  e politici vantaggiosi per i due partner. In cambio di lucrosi accordi  finanziari, i nove Paesi della Cee accettavano le richieste degli sceicchi  dell&#8217;Opec: ritiro di Israele dai territori occupati, riconoscimento dei  palestinesi, presenza dell&#8217;Olp in tutte le trattative di pace. La meta più  ambiziosa era però quello di una ibridazione religiosa, politica e culturale,  tra Europa e mondo arabo. Il campo di collaborazione comprendeva qualsiasi  settore: dall&#8217;economia alla politica, dalla cultura alla religione. Grazie al  Dialogo euro-arabo, l&#8217;Olp, a partire dal 1974, ottenne uno statuto di  osservatore in diverse organizzazioni internazionali, mentre la lingua e la  cultura araba si diffondevano in Europa sotto l&#8217;egida di istituzioni e di Centri  culturali creati ad hoc. La demografia costituiva un elemento portante di questo  piano. Fin dagli anni Settanta, le politiche di immigrazione furono incluse nel  progetto di fusione delle due rive del Mediterraneo in una civiltà comune. È in  questa prospettiva che il Dea pianificòl&#8217;impiantazione su larga scala di  collettività islamiche nel tessuto sociale europeo. Nel nome del  multiculturalismo, il Dea iniziò a preparare l&#8217;avvento di un islam europeo,  impermeabile ad ogni forma di integrazione per poter essere a sua volta fattore  di influenza e di assimilazione. Il progetto di simbiosi demografica e culturale  tra l&#8217;Europa e il mondo arabo venne quindi rilanciato dalla conferenza di  Barcellona del novembre 1995, attraverso quel Partenariato euro-mediterraneo,  che costituisce tuttora una delle priorità dell&#8217;Unione Europea. Sotto la duplice  pressione del terrorismo e del ricatto petrolifero, afferma Bat Ye&#8217;or, il  Dialogo euro-arabo è riuscito a trasformare, in trent&#8217;anni, la civiltà europea  in una cultura ibrida, e senza radici, impregnata di antioccidentalismo e di  giudeofobia. Il sostegno alla causa palestinese di Arafat si è accompagnato alla  delegittimazione dello Stato israeliano e all&#8217;abbandono dei cristiani in Libano,  Sudan, Indonesia. Si tratta di un jihad cultu rale e pacifico che ha cancellato  dalla memoria storica mille anni di jihad fanatico e violento. I progetti  turco-ispanici di Erdogan e Zapatero</p>
<p>Se Oriana Fallaci ha suscitato riserve per il suo stile appassionato e per il  suo tono profetico, Bat Ye&#8217;or argomenta senza invettive e correda di note le sue  affermazioni. Tuttavia, proprio per questo rischia di essere ancora più  indigesta della scrittrice italiana. Oriana può essere tollerata dai santoni del  multiculturalismo perché è considerata iperbolica, e dunque poco affidabile. Bat  Ye&#8217;or può essere solo rifiutata, ignorandola, come è avvenuto a lungo in Italia  (qualche articolo e intervista, occorre dire, è apparso su Ideazione, Liberal,  Il Foglio). Infelice fu il giorno in cui Samuel Huntington coniò la formula  dello scontro di civiltà. Da allora sentiamo senza sosta ripeterci che non  dobbiamo rischiare di alimentare lo scontro con tesi analoghe a quelle di Bat  Ye&#8217;or. L&#8217;Occidente si è così condannato al servilismo politico e intellettuale  nei confronti dell&#8217;islam. L&#8217;Europa diventa un&#8217;estensione dell&#8217;islam</p>
<p>Il servilismo, come la miopia politica, è una malattia che colpisce a  sinistra e a destra, in maniera equamente trasversale. Ma tra coloro che sono  privi di vista e di coraggio, vi è chi sopravanza gli altri. Il nome di Romano  Prodi passerà certamente alla storia per la disinvoltura con cui è stato capace  di procedere lungo questo sentiero, sia nella sua veste di Presidente del  Consiglio italiano sia in quella di Presidente della Commissione europea. Su sua  richiesta fu redatto, nell&#8217;ottobre 2003, il Dialogo fra i popoli e la cultura  nell&#8217;area europea, in cui si auspica l&#8217;abbraccio tra il mondo europeo e quello  arabo secondo il progetto di Eurabia. Dopo la casa comune di Gorbaciov negli  anni Ottanta, Eurabia è il nuovo edificio a cui oggi lavorano architetti come lo  stesso Prodi e il premier spagnolo Zapatero, artefice a sua volta con il collega  turco Erdogan, di un&#8217;ambigua Alleanza delle civiltà di cui sarà necessario  riparlare. L&#8217;esito resta quello indicato da Bat Ye&#8217;or: la trasformazione  dell&#8217;Europa in Eurabia, una estensione politica e culturale del mondo musulmano,  anticristiana, antioccidentale, antiamericana e antisemita nella sua essenza  profonda. Eurabia è divenuto uno spettro che agita i nostri sonni. L&#8217;istintiva  repulsione che provoca questo termine nasce dall&#8217;accostamento tra due mondi in  opposizione. Europa versus Arabia ha significato, per secoli, lo scontro tra  islam e cristianesimo. Oggi significa l&#8217;opposizione tra una società libera ed  economicamente sviluppata e una società oppressa nei costumi e arretrata  nell&#8217;economia. L&#8217;osmosi è contro natura . Eurabia significa in realtà l&#8217;islam in  Europa, con le sue leggi, le sue istituzioni, le sue consuetudini. Significa  un&#8217;Europa che rinchiude non solo la propria fede, ma la propria cultura e la  propria storia nei confini della dhimmitudine, la condizione di subalternità in  cui vivono i cristiani e gli ebrei nelle terre musulmane. La cultura della  dhimmitudine è la cultura di chi si arrende, per non urtare la suscettibilità  del futuro padrone, che ricambia questo atteggiamento di viltà con un radicale  disprezzo.</p>
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		<title>Come l&#8217;islam sta conquistando l&#8217; Europa,</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Mar 2009 07:36:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Teocrazie e Menzogna Globale]]></category>
		<category><![CDATA[eurabia]]></category>
		<category><![CDATA[islam aggressivo]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8230;.e si prepara a farci un culo così. . Altro che il bacio della sacra pantofola ! Per noi liberi pensatori, che in occidente da circa tre secoli non veniamo più bruciati vivi sui roghi, si preparano i patiboli previsti dalla legge coranica per chi nega l&#8217;esistenza di quella fantomatica entità soprannaturale chiamata Allah. Il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>&#8230;.e si prepara a farci un culo così. . Altro che il bacio della sacra pantofola ! Per noi liberi pensatori, che in occidente da circa tre secoli non veniamo più bruciati vivi sui roghi, si preparano i patiboli previsti dalla legge coranica per chi nega l&#8217;esistenza di quella fantomatica entità soprannaturale chiamata Allah.</p>
<p><span class="icMedium"><strong><span style="text-decoration: underline;">Il Foglio</span>- Giulio Meotti: &#8221; Goodbye Churchill &#8220;</strong></span></p>
<p>Migliaia di accademici boicottano le università israeliane, organizzazioni governative invitano a non comprare merci ebraiche, gli insegnanti hanno l’obbligo di insegnare l’islam, il primo parlamentare europeo viene bandito, una casa editrice ritira un libro su Maometto, apologeti della sharia “consigliano” Downing Street, alcuni storici vengono cacciati a pedate dalle università, artisti ritirano le opere per paura, la chiesa di stato apre alla legge islamica e boicotta Israele, il multiculturalismo si trasforma in fabbrica di kamikaze. Siamo nella nuova Inghilterra. E la lista della vergogna non si esaurisce qui. L’islamismo più violento domina nelle strade e nelle moschee, mentre nella politica e nella cultura è l’antisemitismo più sfacciato, nato spesso in seno alla sinistra progressista, a farla da padrone. Come quando il poeta di Oxford, Tom Paulin, dice che i coloni ebrei “dovrebbero essere fucilati”, o quando un filosofo dell’University college di Londra, Ted Honderich, sostiene che i palestinesi hanno “il diritto morale” di far saltare in aria gli ebrei. A febbraio c’è stato l’arresto il diplomatico Rowan Laxton, esperto di medio oriente, capo del South Asia Group al ministero degli Esteri e già vice ambasciatore in Afghanistan. Era in palestra e quando ha visto in tv le immagini di Gaza ha gridato: “Fottuti israeliani, fottuti ebrei”. Ha detto che i soldati di Tsahal “vanno spazzati via dalla faccia della terra”. Ieri l’ambasciata inglese a Tel Aviv ha annullato la costruzione del nuovo edificio, perché la ditta edile aveva partecipato alla realizzazione di insediamenti israeliani. E’ ripreso il boicottaggio delle università ebraiche, mentre organizzazioni umanitarie come “War on Want”, che riceve oltre un milione di sterline dal governo, promuovono la criminalizzazione di Israele. L’Unione delle università e dei college, che rappresenta oltre un milione di dipendenti pubblici nel Regno Unito, ha votato per rescindere ogni legame con Israele, l’unico stato del medio oriente dove vige completa libertà accademica. Stando al rapporto “Teaching Emotive and Controversial History”, voluto dal ministero dell’Istruzione, in molte scuole inglesi la menzione dell’Olocausto è stata rimossa con la scusa che “insulta” la popolazione musulmana. E’ in questo clima che da giorni 400 fra accademici, scienziati e premi Nobel chiedono al Museo della scienza, la più prestigiosa istituzione scientifica britannica con tre milioni di visitatori ogni anno, di boicottare la giornata israeliana della scienza. Un evento organizzato dalla Federazione sionista a cui partecipano migliaia di studenti. I leader del boicottaggio si chiamano Jonathan Rosenhead della London School of Economics, Steven Rose della Open University, lo storico Charles Jenck, l’architetto Walter Hain e Ian Gibson, il massimo studioso di Federico García Lorca già capo della commissione scientifica della Camera dei Comuni. Pezzi da novanta della cultura anglosassone. Nella giornata della scienza israeliana si sarebbe parlato di cose come la clonazione del gene p53 (uno dei più importanti geni oncosopressori), del trapianto di midollo osseo per la leucemia, dell’enzima coinvolto nell’Alzheimer, del farmaco Copaxone per la sclerosi multipla, di un apparecchio che aiuta a ripristinare l’utilizzo di mani paralizzate, del programma di chirurgia neurologica dell’Israel Hadassah Medical Center che ha eliminato le manifestazioni fisiche del Parkinson con una tecnica di stimolazione del cervello. Di questo si doveva parlare nella giornata della scienza. Ma in un paese dove il sindacato dei medici ha votato l’espulsione di Israele dalla World Medical Association. A ruota il sindacato giornalisti, che rappresenta 40 mila professionisti, ha aderito al boicottaggio. L’università israeliana Bar Ilan fa sapere che un boicottaggio “silenzioso” è in atto da tempo. Il presidente dell’ateneo, Moshe Kaveh, lo chiama “terrorismo accademico”. Richard Seaford, classicista inglese della Exter University, rivela di aver praticato per anni “un boicottaggio informale”, rifiutando pubblicazioni israeliane. Dalle élite inglesi in questi anni non è stato mai promosso un boicottaggio del Sudan stragista di Bashir, dello Zimbabwe di Mugabe, del Myanmar che uccide i monaci, della Corea del Nord da cui svaniscono gli handicappati, dell’Iran negazionista e omofobico o dell’Arabia Saudita che esporta odio. Fu invece con una procedura lampo alla vigilia della pasqua ebraica, allo scopo di escludere dal voto i membri ebrei, che l’esecutivo della Associazione inglese degli insegnanti (40 mila soci) ha approvato il boicottaggio di due università israeliane: Haifa e Bar Ilan. Nessuno stato aveva mai subito un simile odio ideologico. Neppure nel periodo più cupo della Guerra fredda si era mai pensato di interrompere le relazioni scientifiche con l’Urss. A Manchester la professoressa Mona Baker, firmataria dell’appello contro l’appuntamento israeliano al Museo della scienza, ha licenziato Miriam Schlesinger della Bar Ilan University, dimessa a forza dalla direzione di The Translator, e Gideon Toury della Tel Aviv University, cacciato dalla direzione dei Translation Studies Abstracts. Due studiosi ebrei costretti alla disoccupazione in quanto cittadini d’Israele. Accade in Inghilterra. Accade oggi. Il boicottaggio ha una centrale nell’università di Leeds. Da lì provenivano gli attentatori del 7 luglio che fecero cinquanta morti a Londra. E lì si è consumato uno dei casi più clamorosi di soppressione della libertà d’espressione. Matthias Küntzel, grande esperto di antisemitismo iraniano, doveva tenere una lezione. Ma l’ateneo si arrese alle minacce islamiche e al boicottaggio che aveva chiamato Küntzel “schiavo di Israele”. Anziché aumentare la protezione del professore, è stato cancellato l’evento. “Ho sempre pensato all’Inghilterra come a un paese meraviglioso, l’unico ad aver resistito all’invasione nazista”, ha detto Küntzel. Le università inglesi sembrano essersi arrese da tempo nella battaglia fra civiltà e barbarie. Mentre le scuole confessionali islamiche sono industrie d’intolleranza. La King Fahd Academy di Londra, con i suoi 520 allievi e una retta annuale di 1.500 sterline, è la più prestigiosa accademia islamica del Regno Unito. La sua direttrice, Sumaya Alyusuf, ha confermato che nella scuola si usano manuali in cui gli ebrei vengono definiti “figli di maiali e scimmie” e s’insegna ai giovani che ucciderli è lecito. Quando Colin Cook, insegnante musulmano della King Fahd, ha protestato per il tipo di lezioni, un dirigente della scuola gli ha risposto: “Questa non è l’Inghilterra, è l’Arabia Saudita”. Recita il libro di testo: “Gli ebrei sono scimmie, il popolo del Sabato; i cristiani sono maiali, gli infedeli della comunione di Gesù”. Alla King Fahd andavano anche i figli di Abu Qatada, predicatore islamico che nel ’99 lanciò una fatwa per uccidere gli ebrei. Le accademie inglesi sono anche fabbriche di kamikaze. Il Centro per la coesione sociale, specializzato in sondaggi, riporta che dei novantamila studenti musulmani che frequentano le università, un terzo giustifica l’omicidio in nome della religione. Il medico Bilal Abdulla, nato in Gran Bretagna, era la mente della cellula che oltre a sfondare un vetro dell’aeroporto di Glasgow con un fuoristrada carico di esplosivo, il 30 giugno 2007, tentò, fallendo, di far esplodere due autobombe davanti a una discoteca di Londra. E’ un perfetto cittadino britannico, da una famiglia fra le più laiche di Baghdad e con una florida carriera in medicina a Londra. La sua storia è un epitaffio sull’integrazione anglosassone. Architetti, urbanisti e ingegneri che lavorano in progetti israeliani sono bollati come “complici dell’oppressione”. La chiesa anglicana ha deciso di ritirare i propri investimenti da quelle aziende che traggono profitti dalla presenza israeliana nei Territori. Il patologo di Oxford Andrei Wilkie ha rifiutato ogni richiesta di dottorato proveniente da Israele. Il boicottaggio non è virtuale. Paul Zinger dell’Associazione scientifica d’Israele ha rivelato che più di settemila ricerche scientifiche vengono mandate da Israele all’estero ogni anno. La maggior parte delle quali oggi torna indietro con la motivazione: “Ci rifiutiamo di esaminare i documenti”. Citandone solo uno, Oren Yiftachel dell’Università Ben Gurion s’è visto rifiutare una ricerca con una nota che lo informava che il giornale destinatario, Political Geography, non accetta niente dallo stato degli ebrei. Da Londra il boicottaggio si è esteso a tutta Europa. Ingrid Harbitz, ricercatrice della Scuola di veterinaria di Oslo, si è rifiutata di spedire un campione di sangue al Goldyne Savad Institute di Gerusalemme. Professori di Harvard e del Massachusetts institute of technology firmano appelli per disinvestire da Israele e una settimana fa Hermann Dierkes, il candidato di sinistra alla guida di Duisburg, città tedesca di 500mila abitanti, ha promosso il boicottaggio delle merci israeliane. L’inquisizione accademica fa pendant con la capitolazione all’invasività della cultura islamica. E’ di mercoledì la notizia, riportata dal Daily Mail, che il nuovo codice per i professori prevede l’insegnamento dell’islam. Poiché la direttiva del General Teaching Council si applicherà anche alle 2.300 scuole cattoliche e alle 4.660 anglicane, la chiesa romana è sul piede di guerra. Nel frattempo il governo di Gordon Brown si è dovuto scusare per aver introdotto nelle scuole una lezione di educazione civica dal titolo A brief presentation on the 7/7 bombings from the perspective of the bombers”: simulazione scolastica dal punto di vista di un kamikaze islamico. Un funzionario pubblico di fede musulmana, Azad Ali, presidente della Civil Service Islamic Society, è appena finito nello scandalo per aver diffuso email in cui incitava a uccidere soldati inglesi in Afghanistan e accusava Brown di collusione con “lo stato terrorista israeliano”. Anche Asghar Bukhari, presidente del Muslim Public Affairs Committee, organo di consulenza del governo inglese definito “egregio” dall’ex ministro Jack Straw, è al centro di una inchiesta per aver detto che “ogni musulmano che combatte Israele si guadagna il paradiso, perché non c’è oppressore più grande sulla terra dei sionisti”. Mentre i ricchi inglesi vanno al Royal Court di Londra a vedere lo spettacolo antisemita di Caryl Churchill, l’Observer, settimanale di sinistra, denuncia che mai c’erano stati tanti attentati antisemiti. 270 casi nei primi due mesi dell’anno, contro i 27 nello stesso periodo nel 2008: luoghi ebraici vandalizzati, graffiti pro jihad che invitano a “uccidere gli ebrei”, attacchi fisici per strada. A Birmingham venti studenti hanno aggredito l’unica alunna ebrea della scuola, gridando “morte agli ebrei”. Mentre venti giorni fa Michael Bookatz stava tornando nella sua casa a Londra quando è stato pestato a sangue. “Questo è per Gaza”, gli hanno gridato. Stando all’inchiesta di Melanie Phillips, la giornalista corsara di “Londonistan”, il 37 per cento dei musulmani considera gli ebrei inglesi come “legittimi bersagli della lotta in medio oriente”. Mentre l’imam Omar Bakri prometteva kamikaze contro Paul McCartney, colpevole di voler suonare in Israele, una nota casa editrice inglese doveva ritirare “The Jewel of Medina”, il libro dell’americana Sherry Jones sulla terza momoglie di Maometto. Per sottolineare la nuova voga, poi, una bomba molotov è stata lanciata contro il proprietario della casa editrice Gibson Square. L’imam Anjem Choudhary ha anche lanciato una fatwa: il libro è “un insulto al Profeta” e chi lo farà circolare sarà passibile di morte. L’artista inglese Grayson Perry, che ha fama di dissacratore, aveva recentemente confessato di essersi autocensurato per non fare la fine di Theo van Gogh, il regista olandese assassinato per aver girato un film sulla donna nell’islam. Anche la Tate Gallery ha ritirato l’opera “God is great” di John Latham. Motivo: mostrava Bibbia, Corano e Talmud tranciati in due. In nome di un approccio religiosamente corretto, Brown ha proibito ai ministri di utilizzare il vocabolo musulmano per il terrorismo. I funzionari pubblici non potranno dire “terrorismo islamico”, giacché l’espressione presupporrebbe un offensivo legame fra la violenza e la fede musulmana. Nel frattempo le corti della sharia lavorano a pieno ritmo su divorzi e dispute finanziarie. A Nuneaton l’eredità di un padre non è stata divisa equamente fra le tre figlie femmine e i due maschi, perché così vuole la sharia. Come in Arabia Saudita. Era stato Rowan Williams, capo della chiesa anglicana, a dire che l’introduzione della sharia era inevitabile e desiderabile. Anche il presidente della Corte Suprema, Lord Phillips, ha espresso un parere simile. Quattro dipartimenti governativi (Lavoro e Pensioni, Tesoro, Fisco e Dogane, Interni) hanno poi riconosciuto la poligamia. Intanto, per ammansire la tigre, la polizia inglese sta arruolando donne poliziotto di fede islamica nel Leicestershire. Andranno in giro con il velo integrale. Poco potranno fare per i tanti Nissar Hussein, 43 anni di Bradford, che i fratelli musulmani hanno minacciato di bruciare vivo poiché ha osato convertirsi al cristianesimo. L’aggressione avveniva mentre il deputato olandese del Partito per la Libertà, Geert Wilders, all’aeroporto di Heathrow veniva costretto a tornarsene a casa. E’ bastata la minaccia di Lord Nazir Ahmed, parlamentare britannico di fede musulmana che aveva promesso di portare “diecimila fedeli” davanti al Parlamento. In Gran Bretagna non era mai successo che si chiudesse la frontiera a un parlamentare europeo. E tutto questo avveniva negli stessi giorni in cui Yusuf al Qaradawi, apologeta degli uomini bomba bandito dagli Stati Uniti, otteneva il permesso di sbarcare. All’inizio delle operazioni a Gaza, proprio quel Qaradawi benvenuto in Gran Bretagna aveva esclamato: “Oh Allah, colpisci gli ebrei, i nemici dell’islam. Oh Allah, non sprecarne neppure uno, uccidili fino all’ultimo”. E’ vero che Israele non sarebbe mai sorto se non fosse stato per uomini come Winston Churchill e David Lloyd George. E’ vero che il cancelliere Lord Ashley, un devoto evangelico che riformò il lavoro in fabbrica, la schiavitù e gli orfanotrofi, sosteneva di essersi ispirato all’Antico Testamento e che per questo doveva servire la causa sionista. E’ vero che il ministro delle colonie, Joseph Chamberlain, diceva che “l’antica città del popolo di Dio sta per riprendere un posto fra le nazioni”. Ma quell’Inghilterra non esiste più. A mostrificare Israele sono stati il sindacato giornalisti che influenza ciò che gli inglesi apprendono dai media, la chiesa che stabilisce quel che ascoltano dal pulpito ogni domenica, il sindacato dei docenti che controlla ciò che ogni mattina i ragazzi imparano nelle scuole e il sindacato dei dipendenti pubblici che influenza le decisioni dell’apparato politico- burocratico. Cos’altro resta? “Gli ebrei hanno creato un monopolio accademico”, recita una lettera del premio Nobel per la fisica Johannes Stark. Per questo andava boicottata l’intellighenzia ebraica. La lettera fu pubblicata nel 1934 da Nature, la principale rivista scientifica britannica. Quattro anni dopo Stark pubblicò un altro articolo in cui attaccava la fisica ebraica. Il direttore di Nature, Richard Gregory, si disse “felice” di poter dare a Stark l’opportunità di “rendere note al mondo queste teorie scientifiche”. Anche qui nasce la vergogna della cultura inglese.</p>
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