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Mamma, li turchi !

sabato, 20 marzo 2010

Era questo il tradizionale grido di allarme con cui gli abitanti delle coste meridionali della nostra penisola si allertavano appena venivano avvistate le imbarcazioni dei predatori provenienti dai paesi musulmani che razziavano beni e persone vendute poi come schiave sui mercati mediorientali. Secondo alcuni osservatori e politologi molte perplessità suscita in Europa la futura ammissione della Tuchia, optimo iure, all’interno dell’Unione. Non certo perchè i turchi moderni possano razziare e depredare inermi cittadini, quanto per la diffusione ulteriore di un islamismo aggressivo e pervasivo che abbattendo prima la laicità consolidata in Turchia dal padre fondatore Ataturk, dilaghi poi in Europa con le gambe di 80 milioni di nuovi cittadini musulmani. Su queste preoccupazioni vi proponiamo due interessanti articoli.

*Il GIORNALE – R. A. Segre :
” Dietro le parole del premier turco il grande
scontro tra laicismo e islamismo “*

*
R. A. Segre*
Chi sono i 100mila armeni residenti in Turchia che il premier Erdogan
vorrebbe cacciare dal suolo turco a causa dell’insistenza degli armeni (in
Armenia e nella grande diaspora armena) a voler chiamare genocidio la strage
armena fatta dagli ottomani nella prima guerra mondiale? Sono una nuova mina
che il leader del partito islamico Giustizia e Sviluppo (Akp) al governo sta
mettendo sulla strada della riconciliazione storica fra i due popoli. Poiché
la ripresa dei contatti diplomatici fra Turchia e Armenia aveva fatto
pensare il contrario solo qualche mese fa, come spiegare questa svolta del
governo di Ankara? L’impressione è che, nonostante il costo interno e
internazionale di questo nuovo irrigidimento turco sulla questione
dell’Olocausto armeno, la svolta sia legata al grande scontro in corso in
Turchia fra laicismo e islamismo.
Il costo interno è dovuto al fatto che almeno 70mila dei 100mila minacciati
di espulsione sono persone indispensabili alla società arricchita turca.
Sono nella loro stragrande maggioranza donne, impiegate come cameriere o
badanti di anziani nelle città. Ora i centri urbani, contrariamente alla
Turchia tradizionalista e in gran parte analfabeta delle campagne, sono le
cittadelle del laicismo, non meno di come l’esercito, per Costituzione, è il
custode dell’ataturkismo. Il costo esterno, come si è visto con la recente
approvazione alla commissione del Congresso di Washington, dell’accusa di
«olocausto» armeno contro la Turchia (che violentemente lo nega) ha
provocato il ritiro dell’ambasciatore turco da Washington, il non intervento
della lobby israeliana (per la prima volta in anni) a sostegno dei turchi (a
causa del raffreddamento delle relazioni fra Ankara e Gerusalemme). Sono
«munizioni» che i due grandi opposti movimenti per il «controllo» dell’anima
turca – il partito di Erdogan e l’esercito – stanno da mesi combattendo nel
quadro di un presunto «colpo di Stato» militare contro il governo.
Questo «golpe» (che se fosse riuscito, sempre che non si trattasse di una
montatura degli islamici, sarebbe stato il terzo nella storia della Turchia
moderna in difesa della laicità della Repubblica) ha dimostrato con
l’arresto di almeno 60 ufficiali, in servizio e di riserva, che la casta
degli ufficiali non è più inviolabile. D’altra parte quando nel 2007 un
giovane nazionalista assassinò Hrant Dink, direttore turco armeno di un
giornale che aveva osato parlare dello «olocausto armeno», oltre 100mila
persone di ogni origine e fede hanno seguito la sua bara. L’omicidio, lungi
dall’aumentare l’odio per gli armeni, ha aumentato le critiche al governo
per il perseguimento di una politica che non solo appare storicamente
ingiustificata ma anche come un appello del partito islamico nella sua lotta
contro il laicismo e soprattutto contro il ruolo dei militari a difesa della
laicità turca.
La minaccia del premier Erdogan di espellere gli armeni illegalmente
residenti in Turchia fa parte dello stesso conflitto sulla identità turca
che continua ad agitare la politica e la coscienza del paese. Questi armeni,
o piuttosto armene, da espellere sono gli umili tessitori della tela comune
della nazione turca. Sono – come scriveva il 14 scorso l’Economist londinese
- persone che arrivano col cuore pieno di terrore per il turco e che tornano
a casa a raccontare storie sulla benevolenza che hanno scoperto nelle case
turche. Fanno parte di quel mondo sempre più esteso nella società turca che
ne ha abbastanza dei miti di odio religioso e nazionale. Miti su cui si
fonda ancora in larga parte il pregiudizio delle masse musulmane contro
l’infedele. Che si tratti del cristiano nelle sue varie denominazioni, o
dell’ebreo vestito da israeliano.

*LIBERO –

Carlo Panella : “  L’Europa senza testa non può permettersi una Turchia islamica”*
* Carlo Panella*

«Sia l’Unione Europea che la Turchia non credono ormai più tanto al processo
di integrazione»: questa valutazione, espressa Carlo Corazza, direttore
della rappresentanza Ue di Milano è forte, ma ha un grande fondo di verità.
Dal punto di vista tecnico, l’evo – luzione della trattativa tra l’Ue e
Ankara parla chiaro: dal 2005, dei 35 capitoli di negoziato per conformare
le norme turche con quelle dell’Ue, è stato concluso solo quello sulla
scienza. Altri 8 sono bloccati dal 2006, 11 sono aperti e i restanti ancora
da aprire. Senza contare il contenzioso che si è aperto per la questione del
genocidio degli armeni. Su tutti poi incombe la controversia su Cipro, rebus
insolubile perché la Repubblica di Cipro, membro dell’Ue, grecofona, ha
rifiutato la soluzione di mediazione dell’Onu, che però è stata accettata
dallo Stato cipriota turcofono. Ma, al di là della trattativa, è sempre più
chiaro che l’ingresso della Turchia in Europa (avversato peraltro dal
baricentro dell’Ue: Germania a Francia) è del tutto fallito per colpa
dell’Eu – ropa. Ormai è inutile schierarsi con chi sostiene (come faccio da
anni) che è indispensabile che l’Europa inglobi la Turchia come strategico
interfaccia politico con il mondo musulmano, con l’Asia e con la sponda nord
del Mediterraneo (perno peraltro della strategia di George W. Bush).
Esattamente come è inutile schierarsi con chi afferma che la Turchia è uno
stato asiatico, influenzato dalla cultura islamica, e che i suoi 6 milioni
di immigrati in Germania e negli altri paesi, una volta diventati cittadini
europei a pieno titolo, costituirebbero addirittura un’emergenza. È un
contenzioso sorpassato da una drammatica constatazione di fondo: l’Europa
politica non esiste e quindi non può sviluppare nessuna strategia politica
alta (come far entrare la Turchia), ha un mercato e una moneta uniche (che a
fronte di una vera crisi hanno dimostrato di non saper esprimere nessuna
regia unitaria), ma manca totalmente di cervello politico. L’Ue è come la
Germania occidentale, la Rft: un gigante economico ma un nano politico. La
prova definitiva l’abbiamo proprio oggi: lady Ashton, ministro degli Esteri
Ue, ha deciso di fare una forzatura e di recarsi a Gaza da un governo di
Hamas che pure l’Ue iscrive nella lista dei terroristi e che ha sempre
rifiutato ogni accordo non solo con Israele (che continua a voler
distruggere), ma anche con la Anp di Abu Mazen, di cui ha massacrato
centinaia di militanti e dirigenti. Mossa azzardata e imprudente che infatti
è stata accolta come meritava: ieri mattina un razzo sparato da Gaza (il
primo dall’operazione Piombo Fuso del 2009), ha ucciso un contadino
israeliano in un kibbutz. Nel momento stesso in cui mette piede a Gaza, lady
Ashton si trova così in una situazione indecente e indifendibile. Ma non
basta: l’Ue ha imposto alla Turchia di modificare il baricentro stesso del
suo assetto istituzionale, abolendo il ruolo di difesa della laicità e della
democrazia assegnato dalla Costituzione di Atatürk ai vertici militari e
peraltro assolto egregiamente con ben 4 apparenti “golpe” che però hanno
sempre ripristinato dopo pochi mesi il pieno quadro democratico. Ovviamente,
Tayyp Erdogan e la sua Akp, hanno obbedito toto corde a questa “imposizione”
europea, e ora il loro islamismo dilaga perché non trova più l’antidoto e il
freno laico garantito dai generali turchi. Ma il vero disastro è che questo
è accaduto perché l’Ue non ha mai analizzato il semplice fatto che la
Turchia è l’unico paese pienamente democratico del pianeta, solo e
unicamente grazie al ruolo di sentinella della democrazia svolto dai
generali. Non ha cercato di capire che in un paese a tradizione islamica la
“divisione dei poteri” di Montesquieu non funziona, perché è addirittura
antagonista al cuore della cultura politica islamica. L’Ue ha così imposto
alla Turchia i parametri di Copenhagen, definiti nel 1992 per l’in – gresso
dei paesi ex comunisti in Europa: altre storie, tutt’altre dinamiche,
favorendo così la regressione islamista in una Turchia in cui i generali
vengono oggi arrestati a decine con accuse false e pretestuose di attività
golpiste. Un record.

Londra, l’interruzione del trasporto pubblico è legittima se in nome di Allah.

venerdì, 19 febbraio 2010

Gli autisti islamici di linee di trasporto pubblico, in questo caso di un autobus, ma forse anche di treni e aerei, possono tranquillamente smettere il servizio quando le regole della loro religione impongono una pausa di preghiera. E’ quello che succede nella povera Inghilterra dove ormai gli islamici fanno letteralmente quello che cazzo gli pare. Ma anche in Francia succedono cose da pazzi.

Da L’Opinione delle Libertà LEGGI

di Maurizio De Santis

Lo scorso 1 febbraio, in un sobborgo a Nord di Londra, un autista di autobus ha parcheggiato il suo mezzo e, quindi, palesando la virtù dei forti, ha srotolato il proprio tappetino di preghiera e, orientandosi verso La Mecca, ha declamato le proprie preghiere in arabo perfetto. La società titolare del servizio, superata l’intuibile costernazione di passeggeri ed opinione pubblica, s’è limitata ad una nota di scuse per il disagio e ad un generico invito, rivolto ai propri autisti di fede islamica, a pregare prima dei propri turni, utilizzando gli appositi locali di preghiera, apprestati dalla società stessa (per la cronaca, la Trasport For London). Pochi giorni prima, stavolta in terra francese, il signor Olivier Besancenot massimo esponente del Nouveau Parti Anticapitaliste raggiunge il “nirvana politico”. Psicologo, docente universitario, ex attivista della Lega Comunista Rivoluzionaria, sedicente mangiapreti in nome di un ateismo militante, presenta un progetto “rivoluzionario”. La candidatura di una militante arabo-musulmana (tale Ilham Moussaïd), con tanto di velo ostentato. Una mossa non nuova tra gli antisemiti ed anticristiani dell’ultrasinistra. Ligi osservanti della religione atesita, ma pronti ad accogliere tra i propri candidati persone di dichiarata fede musulmana praticante. Alle osservazioni dei propri iscritti (che, evidentemente, fessi non sono), l’astro nascente della sinistra massimalista francese ha risposto: “non facciamo altro che portare alla ribalta i nuovi integrati”. Stesso palcoscenico (terra francese), stessi giorni. Stavolta il protagonista politico è il ministro dell’immigrazione Eric Besson. Il quale ha pensato bene di informarsi presso il consolato di Tunisi, su come comportarsi per poter impalmare la donna del suo cuore. Una tunisina, di fede (ovviamente), musulmana. ….segue….

LEGGI

Cagarsi sotto in Olanda !

mercoledì, 17 febbraio 2010

Roba non credere. Nel Paese che per anni è stato simbolo e orgoglio di tutti i credenti nelle libertà e nei diritti civili basta scrivere o presentare un libro critico nei confronti dell’islam che scoppia una sindrome diarroica irrefrenabile. Segnalazione di un nostro cortese lettore.

Caro Giulio,
Qui in Olanda, quando si tratta di criticare l’islam tutti sa la fanno sotto.. Nel link un articoletto sulla cancellazione della presentazione di un libro “anti-Islam” all Aia (e senza che gli organizzatori abbiano neanche ricevuto minacce !)
Un affezionato lettore del suo sito, dall’Olanda – L.. C.

http://www.expatica.com/nl/news/dutch-rss-news/anti-islam-book-launch-cancelled_24931.html

“”"” Anti-Islam book launch cancelled

A conference centre in The Hague has cancelled the launch of a book criticising Islam. The book launch was scheduled for Thursday at The World Forum, but was cancelled because the director of the venue believes he cannot guarantee the safety of his guests.

The book in question is Islam-phobia?, written by Islam critic and PVV follower Frans Groenendijk. The PVV, or Freedom Party is an anti-Islam opposition party led by Geert Wilders.

Green Left party member Tofik Dibi, who was to receive the first book at the launch, says he regrets that the conference centre acted out of fear. The venue says it has not recieved any threats “”"

Oltre i muri.

martedì, 17 novembre 2009

Mentre in Olanda gli estremisti islamisti cercano di gettare le basi per trasformare l’Europa in Eurabia, c’è anche chi lavora con coraggio e determinazione per superare ostilità e barriere religiose e culturali. Ce lo segnala la nostra cortese lettrice Aviva De Benedetti.

Tra pragmatismo e sogno

Nel 2004 un fanatico musulmano uccise Theo Van Gogh, autore di un film di denuncia sulle condizioni delle donne nelle società islamiche. L’assassino lasciò sul corpo del regista un biglietto di minacce con una macabra lista di persone da eliminare. Tra l’altro i nomi di Job Cohen, allora già sindaco di Amsterdam, e Ahmed Aboutaleb il suo consigliere per l’Educazione e l’Integrazione.

Nonostante le minacce i due continuano il loro impegno per costruire una società multiculturale fondata sul dialogo. Nei giorni che seguirono all’assassinio di Van Gogh che videro incendi di moschee e chiese, grazie al duo Amsterdam tenne.

Job Cohen, riconfermato sindaco, è il secondo classificato ai World Major Award, la classifica annuale in cui vengono nominati i migliori sindaci del mondo. Il Time lo considera un eroe europeo, grazie alla sua capacità di gestire una città come Amsterdam che con 170 nazionalità diverse su 750mila abitanti, è il simbolo del mosaico etnico dell’Olanda. Sembra che oggi ad Amsterdam ebrei, omosessuali, donne e arabi possono camminare tranquilli per le strade. Nel frattempo Ahmed Aboutaleb è diventato sindaco di Rotterdam, la città con il più grande porto d’Europa e che, entro il 2020, sarà abitata per più della metà di cittadini non olandesi. Aboutaleb è arrivato in Olanda nel 1976 dal Marocco. Si considera una cerniera tra gli arabi e gli autoctoni che, grazie alla sua attività, spera di persuadere ad una pacifica integrazione. I due sindaci, Cohen e Aboutaleb, non intendono farsi fermare dalle minacce dei fanatici. Tutti e due hanno una religione di appartenenza vissuta però rigidamente nel privato. Anche se entrambi non nascondono che si muovono su un terreno minato, provano attraverso il pragmatismo a realizzare il sogno di una società multiculturale, aperta e tollerante.

Aviva De Benedetti, www.nogod.it

I Diritti Umani in versione islamica.

mercoledì, 7 ottobre 2009

Un pro-memoria di Ugo Volli.

BATTUTO IL RECORD MONDIALE DELL’OSSIMORO*
*Cartoline da Eurabia, di Ugo Volli*
*I diritti umani consistono nel fatto che tutti sono liberi… di essere
musulmani, * *e che chi non ci sta non ha nessun diritto*

Cari amici, della nostra società esistono molte definizioni, chi la chiama
postmoderna, chi post-storica (il post si porta molto in questi anni), chi
-con più fantasia- liquida, chi trasparente. Io la chiamerei ipocrita. Ma
così ipocrita, così esageratamente ipocrita, che qualche volta ti scappa da
ridere.

Perché l’ipocrisia funziona, ma è ridicola. E’ il caso che vi racconto.

Dovete sapere che nella nostra bella Arabia Saudita, capitale morale anche
di Eurabia in quanto sede della Mecca (la capitale politica è naturalmente
Bruxelles, quella economica Londra, quella spirituale Stoccolma), vi è una
nobile istituzione che si chiama “*Commissione per la Promozione della Virtù
e la Prevenzione del Vizio*”. Gran nome, eh? Le maiuscole ci stanno bene e
le parole riempiono la bocca: Promozione, Prevenzione, Vizio, Virtù: roba
grossa. Lo scopo dichiarato di questa commissione è evitare che si violi la
morale islamica. In pratica rompono le scatole alla gente che non si
comporta come la loro mente bigotta e ossessionata dal sesso vorrebbe.

Se per esempio una ragazza fa vedere una ciocca di capelli oltre il velo, è
affare suo. Se invece una televisione incita i bambini a sgozzare gli ebrei,
(per esempio quella di Hamas che trovate mettendo sulla finestra del vostro
browser questo link
http://www.youtube.com/watch?v=pvE5K9W6UUk<http://wpop14.libero.it/cgi-bin/vlink.cgi?Id=ao1JRYrZ4Q%2BDJQdTDe906hN4dPgn96Xdm%2BB/ZoaMfdWPN5c2LcSE2Jm6Lkf1tKCK&Link=http%3A//www.youtube.com/watch%3Fv%3DpvE5K9W6UUk>)
la cosa non la riguarda affatto, anzi è degna di lode. Ammazzare i
giudei
non è Vizio, semmai è Virtù, Se due adolescenti di sesso diverso sono soli a
chiacchierare, interviene la nobile commissione, o meglio lo fanno i suoi
giustamente temuti agenti. Sono viziosi: giù bastonate, nella migliore delle
ipotesi. Se due ragazzi dello stesso sesso stanno da soli con una
mitragliatrice ad addestrarsi, la commissione li applaude: virtuosissimi. Se
una donna guida, la commissione la punisce duramente: immorale. Se mette una
bomba contro gli infedeli, naturalmente no, è una martire. Inutile dire che
gli agenti della commissione possono entrare in tutti i luoghi, interrogare
chiunque, penetrare ogni privacy – e sono giustamente temuti per questo.

Di fatto, disturbano la gente nei bar e nei negozi, per strada e a casa per
controllare che non bevano, che siano separati per genere, e portino i
vestiti giusti, non un centimetro meno, nessun colore di troppo. E bastonano
liberamente chi non li soddisfa, o lo imprigionano o, in un caso gravissimo
come l’adulterio, lo condannano liberamente a morte. Promozione della Virtù.
Prevenzione del Vizio.

Bene, adesso viene il bello. Il giornale saudita “Al-Watan” scrive che
questa bellissima Commissione si sta ristrutturando in senso più moderno,
naturalmente per tener conto delle superiori esigenze di Eurabia, non perché
prima non andasse bene. E – per favore non commuovetevi troppo voi fedeli
eurarabi e non ridete troppo voi perfidi infedeli – il suo portavoce ‘Abd
Al-Muhsin Al-Qafari ha dichiarato che fra le nuove caratteristiche della
commissione 2.0 ci sarà un’unità … “dedicata ai diritti umani”. Ripeto:
dedicata ai* diritti umani*. Human rights. Fantastico! O come dicono gli
americani: terrific, tremendo!

Capite che la creazione di un qualche cosa, un ufficio, una pattuglia, un
funzionario o anche un computer spento che si occupi di diritti umani dentro
una Commissione per la Promozione della Virtù e la Prevenzione del Vizio in
Arabia Saudita è *un record mondiale dell’ossimoro*

, un capolavoro di
ipocrisia difficilmente superabile, se non forse dalla commissione dei
diritti umani dell’Onu, quella di Durban 2 e del rapporto Goldstone. Ma gli
arabi sauditi, vivendo nella sacra penisola, hanno un grado superiore di
lealtà e quindi il buon Al-Qafari non si è limitato al promettentissimo nome
di questa nuova “unità” ma ha generosamente spiegato che la commissione si
occuperà sì di diritti umani, ma solo “in accordo con i principi islamici e
i trattati internazionali”.

E qui viene il capolavoro. Perché quando voi pensate ai diritti umani vi
viene in mente la dichiarazione prodotta rivoluzione francese, quella
“universale” di San Francisco delle Nazioni Unite del 1948 (che
peraltro *l’Arabia
Saudita non firmò “per ragioni religiose*”), insomma *la libertà di
espressione di religione e di riunione, i diritti politici, l’uguaglianza
dei generi e delle credenze, la giustizia uguale per tutti, il rifiuto della
tortura* e cose del genere.

La commissione si riferisce invece alla Risoluzione 49/19-P della XIX
Conferenza Islamica dei Ministri degli Esteri, 5 agosto 1990, che voi
trovate qui
http://www.studiperlapace.it/view_news_html?news_id=20050107184105<http://wpop14.libero.it/cgi-bin/vlink.cgi?Id=ao1JRYrZ4Q%2BDJQdTDe906hN4dPgn96Xdm%2BB/ZoaMfdWPN5c2LcSE2Jm6Lkf1tKCK&Link=http%3A//www.studiperlapace.it/view_news_html%3Fnews_id%3D20050107184105>
(e *leggetela, conviene*).

Vi si trovano fra l’altro questi principi fondamentali: che “Tutti gli
esseri umani sono soggetti a Dio e i più amati da Lui sono coloro che sono
più utili al resto dei Suoi sudditi, e nessuno ha superiorità sugli altri
eccetto che sulla base della pietà e delle buone azioni.” (art. 1);

che “è vietato sopprimere la vita” oppure “infrangere l’integrità fisica”
“TRANNE CHE PER UNA RAGIONE PRESCRITTA DALLA SHARI’AH” (il che vuol dire che
possono ammazzare o torturare o mutilare chi gli pare, purché gli ulema
siano d’accordo, senza violare i diritti umani delle vittime… (art. 2);

che “L’Islam è una religione intrinsecamente connaturata all’essere umano.”
(art. 10)

Non si parla di libertà politica, ma per quanto riguarda la libertà di
espressione si dice così: “Ognuno ha il diritto di esprimere liberamente la
propria opinione IN UN MODO CHE NON CONTRAVVENGA AI PRINCIPI DELLA SHARI’AH.
Ognuno ha il diritto di sostenere ciò che è giusto e propagandare ciò che è
buono e mettere in guardia contro ciò che è sbagliato e malvagio IN
CONFORMITÀ CON LE NORME DELLA SHARI’AH ISLAMICA.” (art. 22)

e si conclude con due articoli brevi ma latamente significativi il 24 “Tutti
i diritti e le libertà enunciate nelle presente Dichiarazione sono sOGGETTE
ALLA SHARI’AH ISLAMICA.”

e il 25, per chi avesse qualche dubbio: “LA SHARI’AH ISLAMICA È LA SOLA
FONTE DI RIFERIMENTO per l’interpretazione di qualsiasi articolo della
presente Dichiarazione.” *Insomma, i diritti umani consistono nel fatto che
tutti sono liberi… di essere musulmani, e che chi non ci sta non ha nessun
diritto.
*
Ipocrisia, ipocrisia… capolavoro islamico, codificato anche nel *principio
teologico della dissimulazione o tukyia, fondata sul Corano*:

come per la Commissione dei diritti umani dell’Onu, si prende un concetto
occidentale, lo si smonta lo si manipola, lo si svuota, se ne crea un
surrogato islamizzato e poi si accusano gli avversari esattamente della
violazione che in realtà si sta commettendo.

Così Hamas (con l’aiuto di Goldstone) accusa Israele di violare i diritti
umani e così lo farà, armata della sua nuova unità la nobile Commissione per
la promozione della Virtù e la prevenzione del Vizio, contro i poveretti che
penseranno di poter dire e pensare quel che credono, o vestirsi e mettersi
in relazione come gli pare. Uno spettacolo! Ma non temete, è probabile che
nascano presto la sezione italiana, belga, olandese, svedese della
Commissione e degli originalissimi suoi diritti umani: prossimamente la
vedremo su questi schermi!

Ugo Volli
http://www.informazionecorretta.it/main.php?sez=90

Dagli all’ebreo !

domenica, 23 agosto 2009

Come gli estremisti e i terroristi islamici fanno esercizio di violenza contro una minoranza, in attesa di applicare l’esperienza contro la maggioranza dei non-islamici. Fosche previsioni in questo opinabile ma documentato articolo. Segnalazione di Marcus Prometheus.

Molto presto i nuovi ebrei
saranno proprio gli europei
di Mark Steyn da L’Occidentale

In Gran Bretagna, nel mese di gennaio, mentre ai manifestanti
pro-palestinesi è stato permesso di vestirsi come “ebrei che bevevano il
sangue dei bambini arabi”, la polizia ha ordinato ai manifestanti filo
israeliani di riporre le bandiere israeliane.
Nell’Alberta (stato del Canada) , nel cuore del quartiere ebraico di
Calgary, la bandiera di Hezbollah (organizzazione terroristica) veniva
fieramente sventolata da alcuni dimostranti, mentre esporre una sola
bandiera israeliana era considerata una minaccia. La polizia obbligò i
cittadini che lo facevano a metterla via, pena l’arresto per incitamento al
disordine pubblico per chi non avesse obbedito.
In Germania, uno studente di Duisburg ha messo la bandiera di Israele fuori
dalla finestra del suo appartamento durante la marcia di un gruppo islamico
chiamato Milli Görüs: come risposta la polizia ha buttato giù la porta e
rimosso la bandiera. Lo studente adesso sta cercando di ottenere il rimborso
dalla polizia per una nuova porta. Ah, gli ebrei. E’ sempre una questione di
soldi, non è così?
Peter, lo studente di Duisburg, ha dichiarato che ha esposto la bandiera
israeliana perché in Europa oggi l’antisemitismo è forte come non mai dalla
Seconda Guerra Mondiale. Questa è una verità. Ma, se si guarda la cosa dal
punto di vista delle autorità, non è solo odio per gli ebrei, ma solo una
questione di numeri. Se solo pochi ebrei si ribellano non è un grosso
problema. Mentre se a farlo è la maggior parte della popolazione musulmana
(e in alcune città francesi, i giovani islamici sono già oltre il 50 %)
questa si’ che è una grave minaccia per l’ordine pubblico. Siamo oltre
l’anti-semitismo e in pieno utilitarismo: l’approccio del re Abdullah non è
altro che una delicata maniera per evitare problemi.
Un sabato pomeriggio di un paio di settimane fa, un gruppo di persone che
indossava delle t-shirt con su scritto “BOICOTTA ISRAELE” sono entrate in
una filiale francese di Carrefour, la più grande catena di supermercati
mondiale, e ovviamente si sono fatti notare. Il loro scopo [realizzato
perfettamente] era di passare sistematicamente in rassegna tutti gli
scaffali esaminando ogni prodotto, portando via quelli fabbricati in Israele
per poi distruggerli, [ovviamente senza pagarli]. A giudicare dal video, i
manifestanti erano soprattutto immigrati musulmani e francesi di sinistra.
Il dato ancora più rilevante è stata la passività di tutte le altri persone
nel negozio, sia il personale sia gli acquirenti, che si nascondevano mentre
una proprietà privata veniva saccheggiata e distrutta. Alcuni di loro hanno
addirittura espresso il proprio sostegno per quest’atto.
Si potrebbe fare un paragone con la Germania degli anni ’30. “Non è la
maggioranza silenziosa che conduce i giochi, ma una minoranza molto
rumorosa”, ha scritto di recente l’intellettuale canadese George Jonas. “Non
importa quanti siano, importano solo i decibel. Qualsiasi entità (gli Stati
Uniti, il mondo occidentale, e anche le strade arabe) ha un proprio spirito,
ed è questo che aggrega le persone.
Lo scorso dicembre, durante l’attacco terroristico nelle strade di Bombay, i
terroristi pakistani hanno anche trovato il tempo per torturare ed uccidere
un gruppo di ebrei che erano in città per fare opere di carità. Se
l’attentato era causato dalla disputa territoriale del Kashmir, perché
uccidere l’unico rabbino a Bombay? Perché l’Islam in Pakistan è stato in
qualche modo arabizzato. Demograficamente in Europa e altrove, l’Islam ha
grandi numeri. Ma ideologicamente, l’Islam radicale ha più di ogni altra
cosa i decibel. Questo vale sia in Turchia, sia nei Balcani e anche in
Europa occidentale.
L’umore prevalente in gran parte del mondo rende Israele un agnello
sacrificale. Molto prima che i musulmani diventassero una maggioranza
statistica c’erano tre membri permanenti del Consiglio di Sicurezza (Gran
Bretagna, Francia, Russia) per i quali assecondare l’Islam era un imperativo
politico.
A seguito dell’inserimento della sharia all’interno della legge britannica,
l’arcivescovo di Canterbury venne intervistato dal Muslim News, lodando
l’Islam per “il contributo molto importante apportato al dibattito sul tema
della religione nella vita pubblica”. Questo è uno modo di vedere le cose.
Ma il vedere solo il lato positivo della propria ritirata culturale è un
fenomeno destinato a intensificarsi: una volta che gli europei avranno
definitivamente accettato il biculturalismo (anche se non completamente in
modo volontario), non capiranno più perchè Israele non debba fare lo stesso,
e spingeranno per una soluzione unica: un solo stato per il territorio che
va dalla Giordania al Mediterraneo [= uno stato non piu' ebraico, ma
dominato dagli arabi]
Il mondo musulmano ci ha messo dei decenni insistendo sul concetto che la
causa per cui una vasta regione ricca di petrolio, che si estende per
migliaia di chilometri, ed è politicamente devastata e impantanata nella
psicosi, non è nient’altro che una piccola striscia di terra un po’ più
grande del New Hampshire. [= piu' piccola della Sardegna!]  E se si continua
così Israele sarà il capro espiatorio per problemi di un territorio molto
più vasto, dall’Irlanda agli Urali.
Nei giorni dopo l’11 settembre questo approccio si era un po’ ridotto. A
quel tempo Richard Ingrams scrisse al London Observer: “Chi avrà il coraggio
di condannare Israele?”. Poco tempo dopo – la polvere non si era ancora
sedimentata dopo gli attentati di Londra – un lettore, Derrick Green, mi
inviò una e-mail di congratulazioni: “Scommetto che per voi ebrei è come se
fosse arrivato il Natale in anticipo, giusto? A causa di tutto ciò avrete
più successo di prima mentre invece il popolo britannico sarà trascinato in
più guerre di Israele stesso “. E’ andata proprio così. Gli inglesi, gli
europei, e anche le truppe americane si stanno lentamente ritirando
dall’Iraq e lo faranno dall’Afghanistan, e nonostante siano esplose altre
bombe a Madrid, Amburgo e a Manchester, l’unico problema sarà sempre la
“sproporzione” di Israele.
Se le cose continueranno in questo modo, gli ebrei europei migreranno, così
come e’ gia’ accaduto per gli ebrei francesi in Quebec o in Florida. Ci sono
circa 150.000 gli ebrei a Londra (è la tredicesima città per numero di ebrei
al mondo). Ma ci sono anche circa un milione di musulmani. Il più alto
numero di ebrei è compreso nella fascia di età compresa tra 50 e 54; il più
alto numero di musulmani si trova nella categoria “inferiore ai quattro
anni”. Entro il 2025, ci saranno solo ebrei in Israele o in America, non in
molti altri luoghi del pianeta. La legittimità di uno Stato ebraico è stata
respinta, e anche la diaspora ebraica (ovvero la presenza ebraica in tutto
il mondo) si sta affievolendo. E parafrasando le parole di Ingrams Richard :
“chi avrà il coraggio di non condannare Israele?”.
Magari ci sarà ancora un giorno della memoria, solo per criticare i
neonazisti. Nel 2005 Anthony Lipmann, figlio di un’anglicana sopravvissuta
ad Auschwitz, scrisse: “Quando il 27 gennaio ho letto sul braccio di madre
numero A-25466, non ho pensato solo agli orrori delle cremazioni e dei carri
bestiame, ma al Darfur, al Ruanda, allo Zimbabwe, a Jenin e a Fallujah.”
Jenin? E per questo che la giornata in memoria delle vittime dell’Olocausto
è sul calendario: in un’epoca in cui i politici sono indifferenti o
addirittura ostili al “diritto di esistere” di Israele, torna utile poter
dire: ” Alcuni dei migliori scatti ritraggono ebrei”.
In una famosa battuta si diceva che la Palestina era due volte la terra
promessa. Non si può dire lo stesso dell’Europa? E della Russia e del
Canada? Due culture che si scontrano nello stesso pezzo di territorio. Non
molto tempo fa, guardavo un filmato sulla protesta “pro-palestinese”
avvenuto nel centro di Londra: la polizia metropolitana si era ritirata fino
a St. James’s Street da Piccadilly e una folla urlante gridava “Correte,
correte codardi! Allahu Akbar! ” Alla fine anche i sostenitori del
multiculturalismo progressista capiranno: non si tratta di Gaza, non si
tratta del Medio Oriente; si tratta proprio di loro. Potrebbe essere di
consolazione per Israele sapere che nel prossimo futuro, in Europa, i nuovi
ebrei saranno proprio gli europei.
Mark Steyn è l’autore di America Alone e redattore per National Review.
Tratto da National Review


Un califfato anche per la Francia ?

domenica, 9 agosto 2009

Sempre secondo il nostro amico Marcus Prometheus anche la Francia è a rischio di trasformazione in Repubblica islamica. Anche se gli eventi (rivolte delle banlieu) che prefigurano questa trasformazione vengono censurati dal Governo di Sarkozy.

STAMPA FRANCESE INFURIATA SULLA CENSURA IMPOSTA RIGUARDO ALLE RIVOLTE DEGLI
IMMIGRATI

(In Italia, e non solo, i mezzi di informazione hanno parlato poco dei
disordini avvenuti in Francia e il governo Francese ha imposto una censura
di tipo sovietico. Questi “giovani” sono immigrati musulmani di seconda e
terza generazione, la stessa gente che la sinistra buonista vuole accogliere
nel nostro paese. Non e’ un caso che la notizia sia stata censurata, visto che
questo prova che nessuna integrazione con i musulmani e’ possibile e che se
non si ferma il flusso di immigrati lo stesso avverra’ in Italia)

http://bnp.org.uk/2009/07/french-media-angry-over-blackout-in-immigrant-violence/

I mezzi di comunicazione francesi, che sono chiaramente più indipendente
delle loro controparti inglesi, hanno cominciato a lamentarsi amaramente
degli ordini del governo francese a non di rilasciare le statistiche
dell’onda recente di crimine causato dagli immigranti in quel paese.

In una mossa a sorpresa, il Ministero dell’ Interno francese ha emesso degli
ordini ai prefetti per non comunicare ai mezzi di comunicazione qualunque
statistica di crimine per le notti del 13-15 Luglio, malgrado le richieste
specifiche da molti mezzi di comunicazione francesi.

Le Monde ha spiegato in un articolo la settimana scorsa che “Solo le cifre
per la notte del 13-14 lugliosono state pubblicate: ‘Circa 500 veicoli’ sono
stati bruciati, il peggiore dato mai registrato per la vigilia della
festività nazionale. Malgrado le richieste ripetute al Ministero Interno, ed
il DGPN, nessuna cifra veniva avanzata per la notte del 14-15 luglio. Questi
ordini sono stati strettamente applicati. Le diverse prefetture contattate
da Le Monde hanno rifiutato di rispondere, citando le “istruzioni
ministeriali”. I mezzi di comunicazione regionali hanno riferito lo stesso
problema. Il giornale La Provence ha emesso una relazione ufficiosa che era
molto peggiore di quella del 2008: ’41 automobili ed un asilo nido in
Marsiglia erano bruciati’.”

Le Monde ha illustrato il loro articolo con una vignetta in bianco e nero
(accanto) mostrando Marianne, la donna simbolo la Repubblica francese,
guardando il bollettino meteorologico “ufficiale”. “Più sole domani” dice,
mentre fuori piove.

Secondo il sito web Brussels Journals, altri giornali locali hanno descritto
dei problemi simili. A Reims, il quotidiano L’Union ha denunziato
l’atteggiamento delle autorità in questa maniera: “Ieri mattina, ogni
giornalista che è andato, anche per la più piccola notizia, dai pompieri, o
dai gendarmi o alla polizia, ha sentito la stessa risposta: ‘Nessun
incendio’. Infatti, la verità è abbastanza diversa. Alcuni di questi a cui
abbiamo fatto domande hanno ammesso sottotono: ‘Non possiamo dire niente
degli incendi. Abbiamo ricevuto degli ordini’.”

In Lyons, il quotidiano Le Progrès riferisce lo stesso black-out: “Gli
ordini non di parlare alla radio erano dato ai pompieri, ai gendarmi ed alla
polizia”.

Negli anni precedenti il network radio Europe 1 ha chiamato le prefetture
per verificare le cifre ufficiali. IL 1 gennaio 2008, la DGPN
(Direzione Nazionale della Polizia Nazionale francese) ha riferito di 372
automobili bruciate per la Vigilia di capodanno in contrapposizione alle 746
di cui ha riferito Europa 1. Finalmente il ministero dell’interno ammesso
che c’erano stati 878 roghi. Le nuove “istruzioni” date alle prefetture
eviteranno ora questo genere di verifica, secondo il quotidiano Journal de
Brusselles.

“Alcune notizie sono state rivelate,” il Brussells Diary ha continuato. Un
articolo sul blog di François Desouche conservatore ( basato su un rapporto
del giornale Le Parisien) descrive come dei petardi siano stati usati contro
la polizia a Tremblay-en-France, sita nel dipartimento di Seine-Saint-Denis.
Questa era la seconda volta in molte settimane che la polizia e’ stata
attaccata da questi “giovani” mascherati e   armati con  dispositivi
incendiari fatti in e casa costruiti con polvere da sparo raccolta dai
fuochi artificiali svuotati.

Usando il quotidiano La Provence come la sua fonte, un altro articolo del
François Desouche racconta la violenza in Marsiglia la notte del 14 luglio.
Secondo il giornale, si sono dovuti impiegare elicotteri antincendio per
domare un enorme incendio doloso che ha devastato una area di cinque ettari
vicino a un alloggio popolare. Un centro di asilo nido e’ stato danneggiato
in parte danneggiato dalle fiamme ed un “giovane” e’ stato arrestato dopo
aver lanciato dei razzi ai pompieri che erano venuti a spegnere le fiamme.

In più, incendi sono stati appiccati nelle automobili e nelle pattumiere con
i cocktail molotov, secondo il giornale, che ha riferito anche che la
polizia locale e’ stata vittima di un agguato in cui armi da fuoco erano
state usate per sparare ai funzionari di polizia. Un poliziotto e’ stato
ferito in maniera lieve e un “giovane” immigrato e’ stato arrestato per
possesso di un fucile calibro 22.

* In 2005, il Presidente francese Nicholas Sarkozy ha parlato di un”azione
positiva” per risolvere il tasso di disoccupazione di africani ed arabi in
francia che e’ piu’ alto della media. In passato ha anche invitato i
francesi a sposare più immigranti per provare a ridurre le crescenti
tensioni razziali in quel paese.

La conquista islamica dell’ Europa.

venerdì, 31 luglio 2009

Dopo la progressiva sostituzione con la Legge Coranica della legislazione civile e penale in Gran Bretagna (vedi http://www.nessundio.net/blog/2009/07/28/2270/), altri pericolosissimi segnali arrivano da Roubaix, in Francia.

Riceviamo dal nostro amico Marcus Prometheus.

Mohamed Sabaoui : giovane sociologo dell’università cattolica di Lille,
d’origine algerina, naturalizzato francese. Autore di queste promettenti tesi .

….La nostra invasione pacifica a livello europeo non è ancora giunta a
termine .. Noi intendiamo agire in tutti i paesi simultaneamente. Siccome ci
date sempre più spazio , sarebbe stupido da parte nostra non approfittarne.
Noi saremo il vostro Cavallo di Troia. I Diritti dell’uomo di cui vi
proclamate autori , ora vi tengono in ostaggio. Così, per esempio , se voi
doveste parlarmi in questo modo in Algeria , o in Arabia Saudita , come stò
facendo ora io con voi , sareste immediatamente arrestati . Voi Francesi non
siete capaci di imporre rispetto ai nostri giovani. Perché dovrebbero
rispettare un paese che capitola davanti a loro ? Si rispetta solo chi si
teme . Quando avremo il potere noi , non vedrete più un solo immigrato dar
fuoco a una macchina o svaligiare un negozio…….. Gli Arabi sanno che la
punizione inesorabile per un ladro è, da noi , il taglio della mano .
E sempre lo stesso Mohamed Sabaoui in un’intervista recente : “”Le leggi
della vostra repubblica non sono conformi a quelle del Corano e non devono
essere imposte ai musulmani che possono essere governati solo dalla
Sharia . Noi
quindi dovremo agire per prendere il potere che ci è dovuto. Cominceremo da
Roubaix che è attualmente musulmana al 60%. Alle prossime elezioni
municipali , mobilizzeremo i nostri effettivi e il prossimo sindaco
sarà musulmano.
Dopo aver negoziato con lo Stato e la Regione , dichiareremo Roubaix enclave
musulmana indipendente e imporremo la Sharia(la legge di Dio) a tutti gli
abitanti . La minoranza cristiana avrà lo statuto di Dhimmi . Sarà una
categoria a parte che potrà riscattare libertà e diritti col pagamento di
una tassa speciale. Inoltre faremo ciò che serve per portarli alla nostra
religione . Decine di migliaia di francesi hanno già abbracciato l’Islam di
loro volontà , perché mai i cristiani di Roubaix non dovrebbero farlo
? Attualmente
all’Università di Lille organizziamo le brigate della fede, incaricate di
convertire gli abitanti di Roubaix riluttanti , cristiani o ebrei che siano
, per farli entrare nella nostra religione, perché Dio lo vuole ! Noi siamo
i più forti perché Dio l’ha voluto . Noi non abbiamo l’obbligo cristiano di
portare aiuto all’orfano, al debole , all’handicappato . Noi possiamo e
dobbiamo invece schiacciarli se costituiscono un ostacolo , soprattutto se
sono infedeli .
Mohamed Sabaoui ripete questi concetti fin dal 1996 quando aveva 25 anni
ed era studente .Ora è sociologo ma anche cofondatore del “Comitato per la
Difesa dei musulmani di Francia ” quindi rappresenta il famoso Islam delle
moschee.
Questi concetti sono stati più volte ripetuti in interviste ,articoli e
libri . E non crediate siano il frutto di un pensiero isolato , se l’islam
diventasse maggioritario in Europa , di questo passo è previsto nel 2050 se
non reagiamo , è l’insieme dei musulmani che adotterà questi concetti e
questo pensiero e siate sicuri che il loro modo di agire sarà pari all’ odio
che gli ispiriamo .


Cordiali saluti a tutti i liberi e laici
Marcus  Prometheus.

28/7/09 – Il regno islamico della regina Elisabetta di Inghilterra

martedì, 28 luglio 2009

Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani. (art. 7 della Costituzione italiana)

E’ ammessa la poligamia, naturalmente il diritto di menare le mogli e promulgare il divorzio senza sentire il parere della donna, la cui testimonianza ovviamente non ha lo stesso peso di quella di un uomo. Dimenticate la Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, perché in Inghilterra le corti della sharia sono già 85 (grazie a un comma del British Arbitration Act). Sono i tribunali islamici che giudicano a porte chiuse. Addirittura, per la loro agilità nei giudizi, possono essere scelti anche da inglesi non musulmani. L’Inghilterra, quella dell’habeas corpus, il Paese che ha tagliato la testa a due sovrani facendo da modello alla più nota decapitazione di Luigi XVI, la Gran Bretagna della rivoluzione industriale, il paese cool delle suffraggette e poi delle minigonne, della bella principessa amica di Elton John… tollera sul suo territorio un altro sistema legislativo. E così molti e molte che fuggono dai loro paesi per non sottostare a leggi e giudizi iniqui, se li ritrovano in occidente. Apartheid legale, dice il Times, che è l’anticipazione di richieste che potrebbero snaturare e sconvolgere lo Stato di diritto all’interno dell’Europa. Non è astratta l’ipotesi di vedere un cittadino britannico fustigato in piazza, o una donna ripudiata. Non si possono far lavorare insieme due sistemi legislativi, soprattutto quando uno è teocratico.
Esattamente come non è possibile riconoscere la sovranità di uno Stato teocratico all’interno di un altro Stato.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

27/7/09 – Asimmetria

domenica, 26 luglio 2009

La paura del rilievo che gli ultraortodossi stanno assumendo in Israele, in particolare a Gerusalemme, ha creato qualche problema alla liberissima informazione israeliana. Per parecchi giorni le prime pagine dei quotidiani e i talk televisivi hanno dedicato molto spazio alla madre affamatrice, ovvero al caso della donna che aveva un bambino apparentemente non malato ma inscheletrito.
http://www.nessundio.net/blog/2009/07/21/2222/
Dopo diverse perizie mediche – la donna è agli arresti domiciliari – sembra che il bimbo sia affetto da una rara patologia e la madre ha una depressione non così profonda come era stata diagnostica in un primo tempo. Insomma, la vicenda si merita almeno “la presunzione di innocenza”, e l’appartenenza della donna al gruppo Neturei Karta (per intenderci è il gruppo al quale appartengono i rabbini che hanno partecipato al convegno negazionista promosso da Ahmadinejad) ha dato una spinta alla precipitosa condanna. Fermo restando che i gruppi ultraortodossi rimangono un grave problema per quel paese e che la vicenda della madre affamatrice resta tutta da appurare, è evidente che anche in questo caso i media italiani, che hanno trascurato di raccontare il seguito della vicenda, hanno dimostrato, per l’ennesima volta, un totale strabismo.
La lettura disarmonica dei fatti che si verificano nel medioriente, dipende probabilmente dalla paura dei giornalisti (e fini pensatori come il caro Odifreddi) ad usare parole di critica nei confronti dell’islam, e, soprattutto, dalla sottocultura cattolica di cui il nostro paese è imbevuto e che tende ad accettare che un membro di altra religione, specie se ebreo, possa essere ucciso impunemente. In questi giorni è trapelata la notizia sul no opposto dalla Santa Sede a un incontro papa-presidente della Camera: è per l’ovvia verità detta da Fini sulla assoluta indifferenza mostrata dalla Chiesa nel ’38 alla promulgazione delle leggi razziali. Indifferenza “ripianata” con qualche sporadico aiuto e protezione (sempre pagata con denaro sonante) garantita a pochi ebrei; argomento così fastidioso per la clericaglia (e non sono immuni dalla mia critica i cattolici cosiddetti per bene che non parlano) che vogliono chiuderlo con la santificazione di Pio XII che però non hanno il coraggio di sancire. Come si vede il giudizio su perfidi giudei è immutato.
Non si spiega altrimenti perché nessun quotidiano italiano e nessun fine intellettuale senta la necessità di spendere una parola su un dibattito che in Francia (e in molti paesi europei) sta tenendo banco perfino sui giornaletti rosa. Mi riferisco alla vicenda giudiziaria sul caso Halimi. Brevemente riassumo i fatti: un gruppo di delinquenti guidati da Youssouf Fofana, di origine ivoriana, rapisce l’ebreo Ilan Halimi, lo tiene prigioniero seviziandolo per alcune settimane per poi ucciderlo bruciandolo. Fofana, condannato all’ergastolo, ha usato come linea difensiva, il fatto che gli ebrei sono ricchi capitalisti, conquistandosi la simpatia di molti osservatori.
La disinformazione e la mancanza di rispetto che un paese semiteocratico come il nostro ha nei confronti delle minoranze religiose, dei non credenti, degli atei, sommato al sussiego impaurito dell’islam, dovrebbe farci riflettere sui rischi di una degenerazione civile e morale accentuata da una classe politica che si ispira alla dottrina della chiesa .
Certamente in pochi, anche tra i politici e il clero, pensa che gli ebrei vadano eliminati perché sono ricchi, ma la cupa ideologia che ha armato Fofana e i suoi accoliti, raccoglie molti più seguaci di quanto si sia disposti ad ammettere. E il successo dei partiti neonazionalisti che hanno avuto buoni risultati nelle recenti elezioni europee lo dimostra. Un link fin troppo evidente tra l’antisemitismo del Novecento e il radicalismo islamista e che si basa ancora sul fatto che gli ebrei sono ricchi e potenti e colpirli altro non è che un fatto di giustizia sociale.
Questo è, e mi sembra che la religione non c’entra niente, c’entra solo il potere prepotente del più forte che non esita a gustare il sapore del sangue. E se niente ci aspettiamo di buono dalla clericaglia e dalla partitocrazia, due caste che vivono e prosperano sull’abulica inerzia della classe giornalistica, con sempre più sgomento ci chiediamo dove sono finiti i liberi pensatori.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it