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Sette domandine facili facili a cui DuceSilvio non risponde.

domenica, 5 luglio 2009

Queste sono le 7 domande 7 rivolte da MicroMega al signore che rappresenterà l’Italia al G8. Ma siamo pronti a scommettere che non riceveranno risposta.

http://temi.repubblica.it/micromega-online/mafia-politica-e-affari-sette-domande-al-cavaliere/

Mafia, politica e affari: sette domande al Cavaliere
di Carlo Cosmelli

Al Primo Ministro della Repubblica Italiana sono state rivolte dieci
domande circa le sue relazioni con una ragazza minorenne invitata più
volte anche a cene ufficiali. Fino ad ora si è rifiutato di rispondere.
Si potrebbe fare uno sconto al Signor Silvio Berlusconi, chiedendogli di
rispondere a sette domande.

Signor Berlusconi, potrebbe rispondere pubblicamente a queste domande?

Premessa
La Banca Rasini di Milano, di proprietà negli anni ’70 di Carlo Rasini,
è stata indicata da Sindona e in molti documenti ufficiali di magistrati
che hanno indagato sulla mafia, come la principale banca utilizzata
dalla mafia per il riciclo del denaro sporco nel Nord – Italia.
Di questa Banca sono stati clienti Pippo Calò, Totò Riina e Bernardo
Provenzano, negli anni in cui formavano la cupola della mafia.
In quegli stessi anni il Sig. Luigi Berlusconi lavorava presso la Banca,
prima come impiegato, poi come Procuratore con diritto di firma e infine
come Direttore.

1) Nel 1970, il procuratore della banca Luigi Berlusconi ratifica
un’operazione molto particolare: la banca Rasini acquisisce una quota
della Brittener Anstalt, una società di Nassau legata alla Cisalpina
Overseas Nassau Bank, nel cui consiglio d’amministrazione figurano
Roberto Calvi, Licio Gelli, Michele Sindona e monsignor Paul Marcinkus.
Questo Luigi Berlusconi, procuratore con diritto di firma della banca
Rasini, era suo padre?

2) Sempre intorno agli anni ’70 il Sig. Silvio Berlusconi ha registrato
presso la banca Rasini ventitré holding come “negozi di parrucchiere ed
estetista”, è lei questo Signor Silvio Berlusconi?

3) Lei ha registrato presso la banca Rasini, ventitré “Holding Italiane”
che hanno detenuto per molto tempo il capitale della Fininvest, ed altre
15 Holding, incaricate di operazioni su mercati esteri. Le ventitré
holding di parrucchiere, che non furono trovate ad una prima indagine
della guardia di finanza, e le ventitré Holding italiane, sono la stessa
cosa?

4) Nel 1979 il finanziere Massimo Maria Berruti che dirigeva e poi
archiviò l’indagine della Guardia di Finanza sulle ventitré holding
della Banca Rasini, si dimise dalla Guardia di Finanza. Questo signor
Massimo Maria Berruti è lo stesso che fu assunto dalla Fininvest subito
dopo le dimissioni dalla Guardia di Finanza, fu poi condannato per
corruzione, eletto in seguito parlamentare nelle file di Forza Italia, e
incaricato dei rapporti delle quattro società Fininvest con l’avvocato
londinese David Mills, appena condannato in Italia su segnalazione della
magistratura inglese?

5) Nel 1973 il tutore dell’allora minorenne ereditiera Anna Maria Casati
Stampa si occupò della vendita al Sig. Silvio Berlusconi della tenuta
della famiglia Casati ad Arcore. La tenuta dei Casati consisteva in una
tenuta di un milione di metri quadrati, un edificio settecentesco con
annesso parco, villa San Martino, di circa 3’500 metri quadri, 147
stanze, una pinacoteca con opere del Quattrocento e Cinquecento, una
biblioteca con circa 3000 volumi antichi, un parco immenso, scuderie e
piscine. Un valore inestimabile che fu venduto per la cifra di 500
milioni di lire (250’000 euro) in titoli azionari di società all’epoca
non quotate in borsa, che furono da lei riacquistati pochi anni dopo per
250 milioni.(125’000 euro). Il tutore della Casati Stampa era un
avvocato di nome Cesare Previti. Questo avvocato è lo stesso che poi è
diventato suo avvocato della Fininvest, senatore di Forza Italia,
Ministro della Difesa, condannato per corruzione ai giudici, interdetto
dai diritti civili e dai pubblici uffici, e che lei continua a frequentare?

6) A Milano, in via Sant’Orsola 3, nacque nel 1978 una società
denominata Par.Ma.Fid. La Par.Ma.Fid. è la medesima società fiduciaria
che ha gestito tutti i beni di Antonio Virgilio, finanziere di Cosa
Nostra e riciclatore di capitali per conto dei clan di Giuseppe e
Alfredo Bono, Salvatore Enea, Gaetano Fidanzati, Gaetano Carollo,
Carmelo Gaeta e altri boss – di area corleonese e non – operanti a
Milano nel traffico di stupefacenti a livello mondiale e nei sequestri
di persona.
Signor Berlusconi, importanti quote di diverse delle suddette ventitré
Holding verranno da lei intestate proprio alla Par. Ma.Fid. Per conto di
chi la Par.Ma.Fid. ha gestito questa grande fetta del Gruppo Fininvest e
perché lei decise di affidare proprio a questa società una parte così
notevole dei suoi beni?

7) Signor Berlusconi da dove sono venuti gli immensi capitali che hanno
dato inizio, all’età di ventisette anni, alla sua scalata al mondo
finanziario italiano?

Vede, Signor Berlusconi, tutti gli eventuali reati cui si riferiscono le
domande di cui sopra sono oramai prescritti. Ma il problema è che i
favori ricevuti dalla mafia non cadono mai in prescrizione, i cittadini
italiani, europei, i primi ministri dei paesi con cui lei vuole
incontrarsi, hanno il diritto di sapere se lei sia ricattabile o se sia
una persona libera.

P.S. Dato che lei è già stato condannato in via definitiva per
dichiarazioni false rese ad un giudice in un tribunale, dovrebbe farci
la cortesia di fornire anche le prove di quello che dice, le sole
risposte non essendo ovviamente sufficienti.

5/7/09 – La terra trema

domenica, 5 luglio 2009

…la plebe sempre all’opra china/senza ideali in cui sperar…
Con una abile manovra diversiva il capo indiano Cavallo pazzo, attirò, nel 1876 a Little Big Horn il Settimo cavalleria comandato dal generale Custer sterminandolo.

Chissà se Silvio Berlusconi ha pensato a Cavallo pazzo quando tra le macerie fumanti, mentre prometteva dentiere e tailleur scuri alle anziane aquilane, emotivamente spostò il G8 dalla Maddalena all’Aquila. Forse intuiva che le promesse che andava facendo a quei nostri disgraziati connazionali, difficilmente sarebbero state mantenute e meglio era tenersi aperta una via di fuga per distrarre gli osservatori. Ed ora è finalmente tutto pronto per il G8: l’aeroporto di Preturo ampliato, la strada per arrivare alla scuola della Guardia di Finanza asfaltata e verniciata in modo di simulare un praticello, allestito un campo per il basket di Obama… e soprattutto il modo per ripiegare verso mete più tranquille qualora, come può accadere, si verificassero scosse sismiche. L’asso nella manica di Silvio è un filmato per i giottini, un catalogo dove gli 8 potranno scegliersi una chiesa, un paese, un muro da adottare per il rifacimento. Si sa che i tedeschi ricostruiranno Onna, già distrutta una volta dagli antenati nazisti, e un paio di chiese saranno rifatte dagli Usa. Meglio di niente, certo, anche se i Grandi dovrebbero mettere mano al portafoglio per altre cose e altri paesi. E del resto l’amatissimo Silvio aveva detto, all’indomani del terremoto, che l’Italia non aveva bisogno di aiuti. Impulsivo, è evidente, perché se andiamo a vedere con calma il decreto Abruzzo non ci sono i soldi promessi. Intanto è coperta solo la ricostruzione delle prime case e solo dei residenti. Il terremotato che ha diritto ai soldi ancora non può averli perché il governo non ha ancora scritto l’ordinanza per rendere spendibili gli stanziamenti; per cui quelli che stanno in albergo, nelle tende, dai parenti, non possono iniziare i lavori che gli consentirebbero di rientrare in casa. I comuni sono senza entrate ormai da tre mesi, mentre i terremotati dovranno, da gennaio, restituire all’erario quanto finora non corrisposto. Gli umbri solo adesso, cioè dopo dieci anni, hanno cominciato a restituire le tasse sospese per l’evento sismico. Sembra passato un secolo da quando Silvio prometteva le new town alla giapponese, per poi passare alle case campus, e alla fine promettere “tutti dentro le casette nuove” a settembre. Però i cantieri sono in alto mare, e dopo una fuga di notizie svelata dal quotidiano il manifesto, lo stesso Bertolaso ha dovuto ammettere che ben cinque siti individuati sono a grave rischio idrogeologico. Se l’emergenza dei primissimi giorni è stata ben gestita (non è detto, certo, ma è altamente probabile che un qualsiasi governo sarebbe riuscito) adesso sembra che si navighi a vista e le conferenze stampa al chiuso di Silvio sembrano testimoniarlo. E anche le passerelle dei ministri sono finite, scomparsa anche Gelmini che pure aveva promesso la nascita di una nuova Bocconi all’Aquila. Come? E dove dovrebbero stare gli eventuali studenti?
Per aggiungere casino il redivivo Veltroni (lo stesso che ha disperazzato il voto del 70% dei romani dimettendosi anzitempo dall’incarico di sindaco) porterà il 9 luglio all’Aquila una sfilza di premi Nobel per la pace guidati da Clooney. Stento ancora a credere che questo sia vero.
Se l’Abruzzo non riuscirà ad uscire dall’impasse nei tempi promessi, allora si che potrebbe saltare la testa di Silvio, altro che foto scollacciate.
In questa complessa situazione la fiacchissima opposizione invece di studiare il modo migliore per tornare al governo alle prossime elezioni, si becca (ad oggi Adinolfi, Bersani, Franceschini, Marino) per chi deve guidare il nulla, “s’ingegnavano a beccarsi l’uno con l’altro, come accade troppo sovente tra compagni di sventura”.
Se il Pd continuerà questa lotta al coltello tra vecchi democristiani e vecchi comunisti, diventerà un partitino sempre più marginale. Mentre come sciacalli, Vendola e Ferrero stanno lì a guardare che fanno al Pd per capire quale brandello di carne potranno abbrancare. E la terra continua a tremare.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

http://www.nessundio.net/blog/2009/04/08/1329/

http://www.nessundio.net/blog/2009/04/29/1515/

http://www.nessundio.net/blog/2009/04/30/1534/

http://www.nessundio.net/blog/2009/04/17/1396/

Omnia munda mundis.

lunedì, 29 giugno 2009

Ogni cosa è linda e senza ombre per chi vive in angelica purezza. Parliamo del DuceSilvio di cui l’Espresso ricorda l’immacolato candore.

Signornò
da l’Espresso in edicola

Da quando, in via del tutto ipotetica, il suo on. avv. Niccolò Ghedini l’ha
definito “utilizzatore finale” di prostitute a sua insaputa, Silvio Berlusconi
si staglia come il politico più ingenuo o più sfortunato della storia
dell’umanità. Dal 1974 al 1976 ospita nella villa di Arcore un noto mafioso,
Vittorio Mangano, intimo del suo segretario Marcello Dell’Utri e già raggiunto
da una dozzina fra denunce e arresti, ma lo scambia per uno stalliere
galantuomo: anche quando glielo arrestano due volte in casa. Dal 1978 (almeno)
al 1981 è iscritto alla loggia deviata P2, convinto che si tratti di una pia
confraternita. Dal 1975 al 1983 le finanziarie Fininvest ricevono l’equivalente
di 300 milioni di euro, in parte in contanti, da un misterioso donatore, ignoto
anche al proprietario: infatti, dinanzi ai giudici antimafia venuti a Palazzo
Chigi per chiedergli chi gli ha dato quei soldi, si avvale della facoltà di non
rispondere.

Negli anni 80 l’avvocato David Mills crea per il suo gruppo ben 64 società
offshore nei paradisi fiscali, ma lui non sospetta nulla, anzi non sa nemmeno
cosa sia la capofila All Iberian. Questa accumula all’estero una montagna di
fondi neri che finanziano, fra gli altri, Bettino Craxi (23 miliardi di lire) e
Cesare Previti (una ventina). Previti, avvocato di Berlusconi, ne gira una parte
ai giudici romani Vittorio Metta (nel 1990) e Renato Squillante (nel 1991), ma
di nascosto al Cavaliere. Il quale però s’intasca il gruppo Mondadori grazie a
una sentenza di Metta, corrotto da Previti con soldi Fininvest. Nei primi anni
90 il capo dei servizi fiscali del gruppo, Salvatore Sciascia, paga almeno tre
tangenti alla Guardia di finanza. E nel 1994, quando la cosa viene fuori, il
consulente legale Massimo Berruti tenta di depistare le indagini dopo un
incontro a Palazzo Chigi col principale. Ma questi non si accorge di nulla
(“giuro sui miei figli”). Nemmeno quando Sciascia e Berruti vengono condannati,
tant’è che se li porta in Parlamento. Nel 1997-’98 Mills, testimone nei processi
Guardia di Finanza e All Iberian, non dice tutto quel che sa e lo “salva da un
mare di guai” (lo confesserà al commercialista)

. Poi riceve 600 mila dollari dal
gruppo di “Mr. B”. E Mr. B sempre ignaro di tutto (rigiura sui suoi figli).

Di recente si scopre che il Nostro, nell’ottobre scorso, prese a telefonare a
Noemi, una minorenne di Portici, proprio mentre il suo governo varava una legge
per stroncare la piaga delle molestie telefoniche (“stalking”). Ma lui scoprì
che era minorenne solo quando fu invitato al suo diciottesimo compleanno. Ora
salta fuori che Patrizia D’Addario, che trascorse con lui una notte a Palazzo
Grazioli, è una nota “escort” barese, pagata da un amico del premier
(l’”utilizzatore iniziale”?). Ma lui non ne sapeva nulla, tant’è che in quel
mentre il suo governo varava una legge per arrestare prostitute e clienti. E’
sempre l’ultimo a sapere. Può un uomo così ingenuo, o sfortunato, o poco
perspicace, fare il presidente del Consiglio?

Sul DuceSilvio i cattolici si dividono.

sabato, 27 giugno 2009

Dopo le critiche “moraliste” di Famiglia Cristiana e del teologo Mancuso, ora Luigi Amicone, cattolico “realista” nel senso che guarda al sodo, difende lo sporcaccione con argomenti inoppugnabili : siccome fa gli interessi della SS Vaticana, sgancia i soldi per le suole cattoliche e approva la tortura di fine vita anche per chi non la vuole, bisogna appoggiare la sua politica. Come il DuceBenito nel 1929 oggi, 80 anni dopo gli scellerati Patti Lateranensi, è il DuceSilvio l’Uomo della Provvidenza.

Qui la fonte della notizia su il Giornale LEGGI

…. Già, per costoro il sostegno all’otto per mille con cui la chiesa campa e lavora tra la gente, la difesa della scuola cattolica, il decreto per Eluana, la difesa della famiglia intesa come alleanza tra uomo e donna, non sono nulla. Per loro qualunque Costantino sarebbe stato da mandare al rogo perché, come predicava Savonarola, è la «morale cattolica» che conta. Che peccato. Chiedono la condanna di Silvio Berlusconi per il suo «disprezzo della morale cattolica». Ma siamo sicuri che il cattolicesimo insegna che un politico debba essere giudicato in base alla sua condotta rispetto alla «morale cattolica» piuttosto che per l’efficacia e bontà della sua azione di governo (anche nei confronti della Chiesa) ?….

Berlusconi solidale con Cesa e D’Alema.

venerdì, 26 giugno 2009

La disgustosa puzza di smegma, che ieri ( LEGGI ) ci sembrava di aver percepito nell’aria dopo aver letto l’articolo de il Giornale che raccontava di festini scoparecci di dieci anni fa aventi per protagonisti personaggi vicini a D’Alema, pare che disgusti anche il DuceSilvio che si è detto solidale con le persone “aggredite” in articoli scandalistici. La solidarietà di Berlusconi non è stata però gradita da almeno uno degli interessati.

Qui la fonte della notizia LEGGI

….Berlusconi: “Solidarietà a Cesa” “Non ho mai condiviso i modi di chi ricorre ai pettegolezzi ed alle chiacchiere di vario genere per insinuare dubbi o gettare discredito nei confronti di qualcuno. Esprimo perciò tutta la mia solidarietà a Lorenzo Cesa”, ha affermato il presidente del Consiglio estendedo anche la sua solidarietà a Massimo D’Alema. “Se si leggono gli articoli sul Giornale di oggi si vede che su Cesa non c’è nulla di nulla ma basta un titolo che fa un nome per criminalizzare una persona e sconvolgere una famiglia. Conosco Cesa, gli sono amico e lo stimo al di là delle differenze politiche. Lo stesso voglio dire espressamente nei confronti dell’onorevole Massimo D’Alema, dei suoi collaboratori, della famiglia Agnelli e per quanti siano stati colpiti oggi da questo tipo di polemiche”. “Sono stato facile profeta quando ho previsto che l’imbarbarimento provocato da una ben precisa campagna di stampa avrebbe messo in moto una spirale che va assolutamente arrestata. Poichè io ho denunciato aggressioni a mio danno- conclude il Cavaliere – nessuno può pensare che io possa approvare analoghi metodi ed aggressioni nei confronti di chiunque”…..

Scherzi da prete.

giovedì, 25 giugno 2009

Qualche oppositore del DuceSilvio si augura che la chiesa cattolica scende ufficialmente in campo per condannare i presunti costumi licensiosi del premier. Ma i gerarchi della SS Vaticana sono troppo furbi per commettere un errore del genere. Lasciano però che qualche critica appaia sui giornali dell’indotto, come Famiglia Cristiana e, in modo più generico e soft, su l’Avvenre. In compenso si muove l’indotto politico cattolico come si scopre su il Foglio di oggi.
LEGGI

Non è difficile immaginare che, nei segreti e ovattati luoghi dei concialaboli fra SS Vaticana e i leader vaticaliani, il perdono (inteso come minaccioso silenzio sui peccatucci commessi) sia concesso con una penitenza che pagheranno tutti sudditi del Papa Re: una barca di soldi per le scuole cattoliche e un legge blindata sul testamento biologico, con tortura obbligatoria di fine vita anche per chi vuol decidere liberamente sulla propria sorte.

Una disgusta puzza di smegma.

giovedì, 25 giugno 2009

Le situazioni pecorecce in cui si trova coinvolto DuceSilvio per colpa dei giornali complottisti (forse anche comunisti) non potevano non suscitare reazioni uguali e contrarie da parte dei giornali vicini al noto tombeur de femmes. Ed ecco spuntare dai meandri degli archivi una vicenda di allegre signore con cui si sarebbero sollazzati amici e sodali di D’Alema.

Da il Giornale LEGGI

……C’è un’inchiesta, a Bari, che anziché restare riservata finisce sui giornali perché riguarda indirettamente un premier e/o persone a lui vicine presumibilmente in contatto con alcune prostitute. E c’è un’altra inchiesta, a Roma, che invece resta «sconosciuta» per quasi dieci anni e che riguarda l’entourage di un altro premier in contatto sicuramente con una scuderia di prostitute d’alto bordo…..

Per qualche oscuro gioco delle sinapsi neuroniche questo groviglio di storie licenziose ci fa quasi percepire realmente l’ odore (o forse l’afrore direbbero gli appassionati di sudorazioni animalesche), di cui gli esegeti e storici dei costumi sessuali dicono che fosse pervasa l’atmosfera dei bordelli. Un effluvio continuo di volgari profumi di basso costo, sudorazioni ascellari e odori intensi di umori genitali maschili e femminili. A questo è ridotta la lotta politica in Italia.

Lo scettro non c’è più.

venerdì, 19 giugno 2009

Con una crisi economica micidiale che ha visto il crollo del 5% del prodotto interno lordo e l’aumento di un milione di disoccupati, in quel paese dei balocchi che è l’ Italia le prime pagine dei giornali sono occupate dalle vicende pecorecce che ruotano intorno al DuceSilvio. Situazione drammatica ma non seria. Abbiamo già scritto ieri che secondo noi un leader mignottaro e scopone piace agli italiani maschi e femmine che proiettano su di lui la liberazione dalle proprie frustazioni sessuali, familiari, lavorative e sociali. Ma oggi scopriamo, grazie a Vittorio Feltri direttore di Libero (libero ?), che questa situazione di gran favore popolare rischia di essere ridimensionata. Nel gran chiacchiericcio scatenato dalle vicende morbose uscite dall’inchiesta di Bari si affrontano su tutti i media i difensori e i detrattori del DuceSilvio. Fra i suoi più forti sostenitori c’è anche Vittorio Feltri che oggi, in una pagina interna del suo giornale, nel tentativo di difendere l’immagine del cavaliere, arriva a dire che non può essere quel peccatore del sesso che molti credono dal momento che è stato operato anni fa di cancro alla prostata, quindi…. Ahi, ahi, ahi Feltri ! Che colpo mortale al mito del Grande Scopatore, il più amato dagli italiani e dalle italiane ! Siamo stati ingannati, il DuceSilvio ha perso lo scettro, il simbolo fallico che da sempre caratterizza la potenza fisica, morale e sessuale di chi ha il comando. Se poi ci mettete che lo stesso Feltri alcuni giorni fa, con una caduta di stile che contrasta terribilmente con il suo esibito aplomb inglese tutto sussiego e cashemire, denunciò una presunta relazione extra-coniugale dell’ augusta consorte, la frittata è completa. Cornuto e impotente. E’ la fine di un mito. Dimissioni, dimissioni !

Vediamo qui come si difende il Cavaliere,
dal Corriere della Sera LEGGI

Er mignottaro.

giovedì, 18 giugno 2009

Chissà se sia vero tutto quanto sta uscendo a proposito della presunta straordinaria vivacità sessuale del DuceSilvio. Quello di cui siamo certi è che la figura del mignottaro colpisce positivamente l’immaginario di quegli uomini e donne (minoranza, maggioranza ?) che alla figura del leader “forte” non possono fare a meno di associare il concetto del grande scopatore. Quello che in preda a eretismo perpetuo sfoga la sua libidine intervallando il disbrigo degli affari di Stato con una scopatina rapida fra una firma e l’altra. Ciò che più o meno pare che facesse anche il Duce Benito. Se la maggioranza degli italiani apprezza (come temiamo) un leader siffatto, proiettando su di lui la liberazione dalle proprie frustazioni sessuali, familiari, lavorative e sociali, non c’è dubbio che il DuceSilvio accrescerà fama e consensi.

Qui la fonte della notizia dal Corriere della Sera LEGGI

………A gestire le ragazze sareb­be stato Giampaolo Taranti­ni, l’imprenditore pugliese di 35 anni titolare insieme al fratello Claudio, 40 anni, di un’azienda — la Tecnohospi­tal — che si occupa di tecno­logie ospedaliere. Per questo è stato iscritto nel registro degli indagati per induzione alla prostituzione e la scorsa settimana è stato interroga­to alla presenza di un avvoca­to. Sono gli stessi vertici del­la Procura di Bari a confer­mare che «è in corso un’in­dagine su questo reato in luoghi esclusivi di Roma e della Sardegna», nata da al­cune conversazioni telefoni­che durante le quali lo stes­so Tarantini avrebbe trattato con le ragazze le trasferte e i compensi.

Non sapeva l’imprendito­re di essere finito sotto in­chiesta per associazione a de­linquere finalizzata alla cor­ruzione. Secondo l’ipotesi della Guardia di Finanza la sua azienda avrebbe versato laute mazzette per ottenere appalti nel settore sanitario. Un filone di questi accerta­menti ha coinvolto tre mesi fa anche l’allora assessore re­gionale alla Sanità Alberto Tedesco, che per questo si è dimesso dall’incarico. Parla­va al telefono con le ragazze Tarantini, ma anche con le persone dell’entourage del premier. E quando ha af­frontato l’argomento soldi, sono scattate le verifiche……