Articoli marcati con tag ‘d’alema’

26/11/09 – Capre e cavoli

giovedì, 26 novembre 2009

Olaf (upon what were once knees) does almost ceaselessly repeat “there is some shit I will not eat”. E. E. Cummings, Sing of Olaf glad and big (*)

Sembrava la solita voce messa in giro per parlare male di Berlusconi, invece, per non tradire il detto il peggio è sempre certo, c’è stata la conferma. Il premier lunedì partirà alla volta di Minsk, in Bielorussia, per incontrare Alexander Lukashenko, amabilmente nominato dal Dipartimento di stato americano l’ultimo dittatore europeo. Non è stato comunicato il motivo del viaggio, ma probabilmente il premier dirà che è per mediare un eventuale ingresso della Bielorussia in Europa. In quel paese oltre all’analfabetismo democratico, è in vigore la pena capitale, e la Germania, la Francia e la Spagna non vogliono sentir parlare di una ipotesi del genere.
Di questo scellerato viaggio si parla poco, così come dell’incontro avuto ad aprile a palazzo Grazioli in occasione della visita del presidente bielorusso in Vaticano, ma sarebbe il caso che i media provassero a chiedere conto di queste spedizioni berlusconiane, magari sottraendo un po’ di tempo al fumoso moralismo sessuofobico che ha preso l’abbrivio e che ci sta rimandando l’immagine delle transessuali mostrificandole e facendoci fare a tutti almeno 999 passi indietro. Nel frattempo il premier annuncia che vuole parlarci di sé a reti unificate. Vuole spiegarci la “riforma” della giustizia, mentre il paese è afflitto da paure che riguardano la vita quotidiana, non quella di essere rapinati da un immigrato, foss’anche un clandestino, ma dall’assenza di prospettive. Perché, la ripresina che ciclicamente il ministro dell’Economia racconta, non riguarda le famiglie che vivono pesantemente il peso della crisi.
Nel frattempo Massimino D’Alema, che nella direzione del Pd ha detto “non dobbiamo aprire una polemica con il partito socialista europeo, che soffre di una debolezza di cui noi siamo stati partecipi”, il Pse sta tentando di ricucire lo strappo offrendo un incarico prestigioso al mancato mr Pesc. Intanto Massimino parteciperà al congresso del Pse il 7-8 dicembre a Praga, per l’eventuale presidenza della Feps (Foundation for european progressive studies) si è preso un po’ di tempo.
Molti interventi durante la direzione del Pd, specie di provenienti dalla Margherita, hanno ipotizzato di rompere col Pse. La questione dell’adesione al gruppo, ampiamente dibattuta nel Pd fin dalla sua accidentata nascita, non è passata inosservata tra i leader europei, ed è più che probabile che il Pd abbia pagato il prezzo della mancata promozione di D’Alema per le sceneggiate sgradevoli sull’affiliazione internazionale.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Su questo argomento

3/11- Mr. Europe,

23/11 – Amori e disamori

Video ameno

(*) Olaf (su quelle che una volta erano ginocchia)/ripete senza sosta/ “c’è della merda che non mangerò” E.E. Cummings, Canto di Olaf grosso e contento

23/11/09 – Amori e disamori

lunedì, 23 novembre 2009

Fai le cose che sai fare e falle meglio che puoi, il resto linkalo (Jeff Jarvis)
Marcello Marchesi raccontava di un tale che affogò perché si vergognava a gridare aiuto

La delusione (dell’intero mondo politico, della presidente di Confindustria, di Pippo Baudo, di Platinette…) per la mancata nomina dell’italiano Massimino D’Alema al vertice della politica estera europea, dovrebbe lasciare il posto ad una riflessione meno emotiva e un po’ più politica.
Si può comprendere la dietrologia dei primi giorni che addossava al nostro premier un suo disimpegno, ma solo chi non ha idea di come funziona Bruxelles può continuare a sostenerlo. Berlusconi, dopo il goffo tentativo di imporre Mauro (pdl) alla presidenza del parlamento Ue – incarico che era riservato alla Polonia e che solo un presuntuoso errore di calcolo dovuto all’incompetenza o del premier o dei suoi consiglieri ha provocato – in questo frangente si è mosso con passo felpato e secondo le regole. Il gruppo Pse, soprattutto Schulz e Rasmussen, aveva chiesto la disponibilità a D’Alema per la candidatura a Mister Pesc, il governo italiano ha dato la sua apertura a sostenerlo con dichiarazioni reiterate del ministro degli Esteri Frattini. Per Roberto Gualtieri, eurodeputato di fede dalemiana, i socialisti europei hanno dimostrato la loro debolezza e la subalternità alla signora Merkel, in particolare Schultz che non ha opposto resistenza quando è saltata la candidatura italiana. Tutta colpa del Pse dunque? Certamente il gruppo ha dimostrato di essere secondo ai governi, ma non ci si può illudere che sia passata inosservata la sceneggiata dell’adesione del Pd al Pse ed è più che probabile che il Pd abbia pagato il prezzo dell’indecisione sull’affiliazione internazionale. Per il senatore Nicola Latorre, alter ego di Massimino (ma molto più fascinoso), nel gruppo Pse hanno prevalso scelte nazionaliste. Dice il senatore : “il traguardo del Pse deve essere la costruzione dell’Europa politica, se invece il Pse resta fermo ai riformismi nazionali allora sorge un problema e noi del Pd dobbiamo affrontarlo”. Auguri.
Onde evitare gli alti lai di chi trova politicamente scorretto che in queste righe non ci siano i soliti insulti al premier, rimedio subito ricordando che Berlusconi si trova bene con Putin e Gheddafi e che, pare sembra si dice, presto rincontrerà il presidente bielorusso già accolto a palazzo Grazioli in occasione della sua visita, qualche mese fa, al teocrate vaticano.
Francamente odioso invece l’atteggiamento della stampa e dei politici italiani sulle nomine di basso profilo. Se è vero che sarebbe stato molto meglio per l’Europa avere rappresentanti che dessero l’idea che l’Ue comprende il nuovo ordine mondiale, la scelta diversa non significa che il belga Van Rompuy e la britannica lady Ashton siano privi di talento.
Il presidente belga potrebbe essere in grado di costruire consenso tra i 27 anche se certamente vederlo a tu per tu con il presidente americano piuttosto che cinese sembra difficile. Più di lui conterà però Catherine Ashton: intanto controllerà un budget multimiliardario e uno staff di migliaia di persone disseminate nel mondo, e certamente i suoi studi prestigiosissimi nella London School of Economics, il suo passato semirivoluzionario (addirittura attenzionata dai servizi britannici), il suo interesse all’educazione (sottosegretaria all’’istruzione), al sociale, alle minoranze e in particolar modo ai diritti degli omosessuali, saranno utili nel momento in cui dovrà sintetizzare la posizione dei 27.
Quel che è certo è che oggi nell’Unione, come nella Fattoria di Orwell, tutti gli animali sono uguali ma alcuni sono più uguali degli altri. E al resto del mondo difficilmente questo è sfuggito.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Su questo argomento vedi anche :

3/11/09 – Mr. Europe
http://www.thefrontpage.it/?p=799
http://www.cronachelaiche.it/2009/11/d%e2%80%99alema-non-sara-ministro-degli-esteri-dell%e2%80%99unione-europea/

A proposito di D’Alema.

domenica, 22 novembre 2009

Abbiamo pescato nelle mailing-list che frequentiamo abitualmente due feroci commenti sull’esclusione di D’Alema dalla leadership europea.

Da P.
Invece di mettersi a fare raffinate quanto improbabili congetture, non  sarebbe meglio, molto più onestamente, prendere atto che l’Europa non  conta un cazzo, che Berlusconi in Europa è un due di briscola che non  conta un cazzo e che D’Alema, al netto degli intrallazzi in patria, non  conta un cazzo. Prendiamo atto che Francia e Germania hanno deciso di tenersi il timone  della politica europea eleggendo, tra le tante, due teste di cazzo. La mancata elezione di D’Alema è per me una buona notizia. Dopo l’asse  Veltrusconi, ci mancava solo il D’Alusconi!!!
Saludos. P.

Deborah Fait
Molti ne hanno  scritto e continuo a leggere su internet commenti sull’esclusione di Massimo Dalemmah dal Parlamento europeo ma lasciatemi esultare  perche’ tra Dalemmah e me
esiste quasi un rapporto personale visto che ne ho scritto per anni  quando abbracciava Arafat, lo consolava, gli asciugava amorevolmente le lacrime di coccodrillo e la bava  quando stava al Mukata, quando amoreggiava con i boss peggiori dell’OLP,  di Fatah, poi di Hamas, e infine, ciliegiona sulla torta, la famosa passeggiata a Beirut a braccetto con un maggiorente di Hezbollah.

Ne ho scritto, quasi tra conati di vomito, quando lo sentivo esternare su Israele, contro Israele, a morte Israele, Israele Israele Israele l’ossessione di Dalemmah.
Ne ho scritto per anni, quando era premier, quando era ministro degli esteri, prima ancora quando era un semplice segretario di partito dall’aspetto di un barbiere e dagli occhi di ghiaccio, antipatico come i debiti.
Ricordo il suo antisemitismo portato con eleganza e menefreghismo, ricordo quanto l’ho detestato per aver rovinato, aiutato dai suoi compari della sinistra, non tutti ma tanti, l’animo degli italiani, per averlo avvelenato, per aver tollerato, con malcelata simpatia, le manifestazioni antisraeliane, antisemite fino al parossismo.
Tollerato? ma che dico, per averle appoggiate, per non aver mai detto parola, se non di simpatia e comprensione,  nel vedere bruciare le bandiere del paese da lui tanto odiato, per aver assistito col sorrisetto storto del “lei non sa chi sono io” a manifestazioni romane con gentaglia disumana travestita da kamikaze, e i cartelli su Israele che “deve essere distrutto” perche’?
Ma per far posto alla palestina rossa naturalmente.
Via gli ebrei fascisti, quelli che hanno costruito un paese dal nulla, che hanno creato i kibbuzim e gli Yishuvim, sti ebreacci fascisti che hanno una tale democrazia  che mai nessun israeliano , nemmeno durante gli anni del terrore, quando qui si saltava per aria, ha mai toccato un arabo israeliano che magari esultava per ognuno dei nostri morti e che spesso aiutava i terroristi.
Questi ebreacci che 65 anni fa hanno ricevuto dall’ONU un territorio che per il 65% era deserto eppure hanno detto “si, lo vogliamo, e’ casa , e’ Erez”.
E lui, il Dalemmah solo critiche e disprezzo, mai una parola di pieta’ per i morti israeliani, lui che definisce sempre “spedizioni punitive” le azioni di difesa israeliane dai terroristi e dai missili sparati in mezzo ai civili.
Lui, Dalemmah, e il suo leccamento degli arabi, il suo amore per i  terroristi, la sua amicizia sfegatata per Nemer Hammad, uno dei capoccetti messi al potere da Arafat, uno che ha sempre supportato il terrorismo, uno che dopo 40 anni in Italia, mantenuto alla grande dallo Stato Italiano, ancora non conosce la lingua del paese che lo ospita e lo finanzia.
Ricordo quando Israele supplicava l’Europa e l’Italia in particolare di isolare Arafat durante la guerra del terrore dichiarata dal terrorista il 29 settembre del 2000, ricordo la tragedia di quel periodo, ricordo la morte, il sangue, le esplosioni, i pezzi di corpi di cittadini israeliani che finivano fin sui balconi delle case, ricordo i bambini torturati , ammazzati e smembrati dai coraggiosi “guerriglieri” palestinesi, ricordo il linciaggio di Ramallah, i due riservisti israeliani torturati, fatti a pezzi, i crani svuotati, pezzi di fegato ancora caldo mangiato, si avete letto bene, mangiato dagli assassini,  gettati dalla finestra della stazione di polizia e infine resi poltiglia dalla folla assetata di sangue.
Sembra un fil dell’orrore?  la realta’ era infinitamente peggio eppure gente come Morgantini e Dalemmah ci sputavano addosso e accusavano noi di maltrattare i coraggiosi gurriglieri palestinesi e correvano a consolare il mandante dell’orrore: Arafat.
Ricordo i politici israeliani che cercavano di arginare il sostegno dato a queste bestie immonde da molti italiani, tra cui, appunto, la peggiore di tutti, l’ineffabile Morgantini, per fortuna scomparsa, e Dalemmah  che diceva col sorrisetto infame “E’ Israele il terrorista”.
Io ricordo tutto e mi viene ancora la pelle d’oca.
Ricordo tutto e faro’ in modo , scrivendo, che non sia dimenticato.
Tutto questo odio, tutto questo supporto a bestie feroci, a questi neonazisti palestinesi, non deve mai essere dimenticato perche’ i nostri morti  sono stati ammazzati anche colla complicita’ di qualche politico italiano.
Non so chi siano gli eletti dal Consiglio Europeo, al posto di Dalemmah e’ stata scelta la britannica Catherine Ashton. Non si sa chi sia  ma non illudiamoci,  ormai l’Europa e’ in mano all’islam e dobbiamo farcene una ragione, una triste ragione.
Per Israele i prossimi mesi, forse anni, non saranno una passeggiata, a guidare gli USA abbiamo Barak Obama e i suoi inchini servili al mondo mediorientale e orientale( ma lo avete visto piegarsi ad angolo acuto davanti all’Imperatore del Giappone? Penoso. Il Presidente degli Stati Uniti col deretano per aria!).
L’Europa e’ quasi tutta in mano a chi vuole la Sharia.
Hezbollah si sta riarmando colla benedizione delle truppe dell’ONU.
Hamas si prepara alla prossima guerra riempiendosi di missili e altre armi.
Ahmadinejad  esterna dall’Iran che ci vuole morti a noi sporchi e schifosi ebrei.
In Israele da gennaio ricomincera’ la distribuzione delle maschere antigas. Perche’?
Ce le hanno date nel 1991 perche’ Saddam Hussein, tra i gridolini di gioia di Arafat, aveva minacciato di gasarci.
Ce le hanno ridate nel 2000 perche’ ancora Saddam Hussein ci minacciava.
Mio nipote l’ha ricevuta dall’ospedale , al posto del talco per neonati, all’eta’ di tre giorni di vita.
Una culla intera antigas.
Adesso ce le ridanno.
Perche’?
Tra i tanti  che ci vogliono morti , chi ci minaccia di piu’?
Forza fatevi sotto, noi siamo qua.
Tra le varie tragedie di Israele presenti passate e future c’e’ almeno una piccola grande gioia:  Dalemmah ha perso il posto, non potra’ piu’ nuocere.
Basta.
Deborah Fait

3/11/09 – Mr. Europe

martedì, 3 novembre 2009

Ci sono dei momenti in cui il mondo si diverte, tutti ridono, scherzano, fanno casino. E invece tu ti senti sola, sola da morire. Pensi che nessuno ti capisce. Ma può bastare un attimo e ti senti di nuovo 3 metri sopra il cielo (dal trailer del film Amore 14, di Federico Moccia)

Massimino D’Alema da un po’ di giorni si sente tre metri sopra il cielo. Il premier infatti ha deciso, per una volta, di comportarsi come un politico normale e ha dichiarato che se ci sarà un gradimento europeo sponsorizzerà baffino all’importantissimo ruolo. Certamente toglierselo dalle scatole sarebbe una opportunità per la politica italiana, in primis per il neosegretario del Pd, altrimenti costretto a tenersi il corvaccio sul groppo. Perché pur se la leggenda dice che D’Alema è intelligentissimo, politicamente ha contribuito più a rompere che a costruire, distruggendo qualsiasi esperimento non lo vedesse al comando. Dovrà vedersela però con un altro leader del gruppo socialista europeo, obiettivamente molto più preparato di lui, che, secondo me, se avesse la meglio potrebbe stroncare definitivamente le gambe a Massimino. E’ David Miliband, ministro degli Esteri del governo Brown, nato nel ’65, figlio di Ralph uno dei più noti studiosi del marxismo, a sua volta figlio di un ebreo polacco che combatté i nazisti nell’Armata Rossa e sepolto accanto a Carlo Marx nel cimitero di Highgate. A vantaggio di D’Alema c’è il fatto che non ha nessun’altra ambizione né possibilità che quella di fare il ministro degli Esteri europeo, Miliband potrebbe aspirare alla leadership del suo partito.
L’italiano ha una visione piuttosto antiquata, che tiene molto alla realpolitik (ricordate la Serbia e i bombardamenti sui civili?), l’inglese sembrerebbe più attento alla dimensione etica. E’ molto probabile che l’inglese presto non avrà il suo partito al governo che – quasi sicuramente – andrà ai conservatori di Cameron i quali non considerano al centro del loro cuore l’Unione europea. Quel che è certo è che in Europa continuerà a dominare l’asse franco-tedesco che potrebbe lavorare meglio con D’Alema. Per entrambi i candidati conta il peso che i rispettivi paesi metteranno nella loro promozione, e come è noto il nostro premier è molto umorale e, va ricordato, promuovere D’Alema vuol dire rinunciare al commissario ai Trasporti, l’opaco ma fedele Antonio Tajani.
Il post comunista italiano non è stato, da ministro degli Esteri, molto equilibrato, anzi ha sempre parteggiato per una parte ad esempio nel conflitto israelo-palestinese (in linea con la tradizione d.c. – p.c.i. che è il brodo di coltura del politico).
A tutto ciò va aggiunto che D’Alema, nonostante le sue ambizioni, ha fatto pochi progressi nello studio dell’inglese, il che, con tutta evidenza, è un notevole svantaggio a meno che non voglia costantemente camminare con la bravissima interprete Chiara Ingrao nel taschino.
So che la mia opinione conta meno di nulla, esattamente come quella di qualsiasi cittadino costretto a subire una classe politica che non occorre descrivere visto che è sotto gli occhi di chiunque, ma voglio lo stesso scrivere che per me D’Alema dovrebbe salire sulla sua bella barca e circumnavigare la terra una volta poi un’altra e poi un’altra. Non solo per lui auspico un lungo periodo di riposo, è ovvio, ma da qualche parte bisognerà pur iniziare.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Una disgusta puzza di smegma.

giovedì, 25 giugno 2009

Le situazioni pecorecce in cui si trova coinvolto DuceSilvio per colpa dei giornali complottisti (forse anche comunisti) non potevano non suscitare reazioni uguali e contrarie da parte dei giornali vicini al noto tombeur de femmes. Ed ecco spuntare dai meandri degli archivi una vicenda di allegre signore con cui si sarebbero sollazzati amici e sodali di D’Alema.

Da il Giornale LEGGI

……C’è un’inchiesta, a Bari, che anziché restare riservata finisce sui giornali perché riguarda indirettamente un premier e/o persone a lui vicine presumibilmente in contatto con alcune prostitute. E c’è un’altra inchiesta, a Roma, che invece resta «sconosciuta» per quasi dieci anni e che riguarda l’entourage di un altro premier in contatto sicuramente con una scuderia di prostitute d’alto bordo…..

Per qualche oscuro gioco delle sinapsi neuroniche questo groviglio di storie licenziose ci fa quasi percepire realmente l’ odore (o forse l’afrore direbbero gli appassionati di sudorazioni animalesche), di cui gli esegeti e storici dei costumi sessuali dicono che fosse pervasa l’atmosfera dei bordelli. Un effluvio continuo di volgari profumi di basso costo, sudorazioni ascellari e odori intensi di umori genitali maschili e femminili. A questo è ridotta la lotta politica in Italia.

Prove di scissione nel PD-Partitus Dei.

domenica, 15 febbraio 2009

I catto-talibani delegati dal padrone vaticano a controllare il PD-Partitus Dei perchè non si azzardi a difendere la laicità delle istituzoni, minacciano scissioni e sfracelli. Speriamo che la scissione si verifichi prima della presentazione delle liste per le elezioni europee, così almeno quel che resta del vecchio PCI/PDS/DS, liberatosi dai teo-dem potrà tentare la riunificazione delle forze laiche e sperare di conservare una percentuale di voti che ne garantisca la sopravvivenza. Come No God siamo pronti a recitare un Te Deum di ringraziamento per il fallimento della più grande cazzata politica dell’ultimo secolo, il Compromesso Storico vagheggiato da Enrico Berlinguer e realizzato da Veltroni che ha messo definitivamente in ginocchio la Repubblica italiana davanti al Papa Re.

Qui la fonte della notizia LEGGI

13/01/09 – Israele, Gaza, gerarchie cattoliche, D’Alema, gli Usa. E l’Europa ?

martedì, 13 gennaio 2009

13/1/09 –

Il peccato originale

Qualsiasi cosa faccia Israele sbaglia, perché è l’unico Paese al mondo che è nato, come i cattolici, col peccato originale. E’, secondo la vulgata, uno Stato che non esisteva e che si è inserito con forza in una terra di altri. Ma neanche la Palestina c’era sessanta anni fa – né il sogno né l’idea – e per affermarsi ha dovuto combattere soprattutto con i paesi arabi che rifiutarono la suddivisione del ’48. Oggi siamo davanti ad un quesito: chi vuole perseguire il sogno di due popoli due stati? Hamas che ha nel suo statuto l’obiettivo della distruzione dello Stato di Israele, o Israele che con l’Autorità nazionale palestinese ha già firmato accordi per la nascita di uno stato palestinese? L’altra domanda che non possiamo eludere è: può riaprirsi la fessura nella quale si impianta il seme antisemita? La Chiesa cattolica sembra divisa fra il suo antico sentimento antigiudaico e la paura del fanatismo religioso dei musulmani arabi (che pregano, e va bene, ma nel contempo bruciando le bandiere del nemico). Infine, sorprende una posizione come quella di Massimino D’Alema che sembra non essersi accorto del tempo che è passato e che continua a pensare come mezzo secolo fa, ignorando i nuovi attori (Iran) e le nuove parole d’ordine (jihad), e fingendo di non sapere che ormai lo scontro è diventato politico-religioso.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Quale futuro per Israele

In troppi si illudono che lo “splendido isolamento” di Israele sul contorto e complesso scenario mediorientale sia di per sé elemento necessario e sufficiente a garantire la sicurezza e il futuro del giovane Stato. A tal proposito vanno citate due opzioni “isolazioniste” che lasciarono il tempo che trovarono. La dottrina Monroe, elaborata dal quinto presidente degli Stati Uniti James Monroe (1817-1825) nel 1823: “l’America agli americani” affermava che l’Europa non doveva ingerirsi nelle vicende statunitensi e stabiliva le basi dell’isolazionismo. La storia si è incaricata di capovolgere tale impostazione. E la posizione dell’Inghilterra che, senza il provvidenziale aiuto di Franklin Delano Roosvelt, presidente statunitense dal 1931 al 1945, non avrebbe certamente potuto far fronte alle armate hitleriane. Eppure, fino a quel momento, la “solitudine” inglese rappresentava quanto di meglio ci fosse per cercare di imitarla o, perlomeno, per tentare di carpirne le diversità.
Tradotto in termini più pratici: inutile battersi il petto ogni 27 gennaio e poi avere espressioni condiscendenti verso chi non solo brucia le bandiere con il Magen David ma ogni giorno scarica decine di missili contro le città israeliane.

I 60 anni dello Stato di Israele dovrebbero avere insegnato, ai suoi dirigenti e al suo popolo e al mondo chi gli è veramente amico, che il Pese non può rimanere isolato come è oggi, con catastrofiche prospettive di annientamento. Il minaccioso aumento demografico arabo è tutto a suo, e non solo, svantaggio. E la questione che il numero fa la forza, principio caro ai totalitarismo del ‘900, è oggi reso ancora più pericoloso dalla capacità di stati preto-dittatoriali sovrappopolati come l’Iran, di dotarsi dell’arma atomica, un tempo alla portata esclusiva di Usa e Urss. Ora, se agli Stati Uniti e alla defunta Unione Sovietica va almeno riconosciuto il merito del cosiddetto “equilibrio del terrore”, pur con tutti i limiti che ciò comportava, con gli squilibrati di Teheran e dintorni non ci si può sentire tranquilli: né noi europei, né a maggior ragione Israele.

Fino ad oggi lo Stato ebraico ha potuto contare sull’appoggio esclusivo, non sempre disinteressato, degli Stati Uniti. Tiepidissimi gli inglesi, assolutamente distratta l’Europa. Può essere questo lo scenario di totale sicurezza? Gli Stati Uniti hanno i loro acciacchi, economici e militari; hanno eletto Barack Obama ma è una scommessa dagli esiti imprevedibili, almeno a medio termine. Certo, il petrolio arabo è ancora oggi una arma potente e i traffici – più o meno leciti – con certi stati, depongono più contro che non a favore di un rinnovato e migliore interesse europeo verso Israele. Però, è il caso dell’Italia, se ci sono solo pochissime persone, autorevoli, intelligenti ancorché bizzarre come Marco Pannella, allora non si fa una lunga strada.
Dovrebbe essere il governo italiano nel suo complesso a porsi in Europa come il primo e autentico sostenitore dell’ingresso di Israele nella Unione europea. E non sarebbe male se l’opposizione, una tantum, convenisse anche se in essa la parte sedicente cattolica potrebbe impennarsi circa il rapporto con i deicidi… Una linea, quella dell’ingresso di Israele in Europa, che il presidente del Consiglio Berlusconi potrebbero gestire, con ampi margini di visibilità e consenso, proprio adesso che è presidente dell’ex G8 ampliato a 20. Anche le imminenti elezioni israeliane dovrebbero chiarire il loro interesse, in considerazione del fatto che molti cittadini di quel Paese gradirebbero entrare in Europa.
Non sempre i dirigenti politici israeliani hanno ragione, ma diecimila volte meglio i loro errori (a patto che non siano eterni) piuttosto che gli integralismi arabi assassini e schiavistici.

Giovanni Lubrano di Scorpaniello per www.nogod.it

2/1/09 – “Come hai fatto ad andare in rovina?”

venerdì, 2 gennaio 2009

2/1/09 – “Come hai fatto ad andare in rovina?” chiese Bill. “In due modi,” rispose Mike, “gradatamente prima, e poi di colpo.” (Fiesta)

Nel consueto messaggio di fine anno, il presidente Napolitano, ha invitato gli italiani a non farsi irretire dalla crisi, ma anzi farne tesoro, intraprendendo stili di vita sobri e promuovendo una maggiore equità. Discorso di buon senso, anche se francamente sembra rivolto all’indirizzo sbagliato, perché sempre più la gente comune è impotente davanti all’arretratezza culturale e alla pochezza della classe politica che non legifera nell’interesse del paese, anzi, lo sprofonda sempre più davanti al resto del mondo facendogli perdere garanzie acquisite in momenti che parevano bui ma che in realtà erano più luminosi. Vasta eco hanno avuto le simili parole del papa sulla povertà. Spiace ricordare che il presidente del Senato, il primo a definirsi entusiasta per le parole del teocrate, non abbia avuto nessun rossore a consegnare una busta con una mancia di 50mila € all’ospedale pediatrico del Bambino Gesù, natalizio sforzo collegiale di senatori, deputati e governo al completo che, per raccogliere la modesta somma, hanno allestito un concerto al Senato col pianista Giovanni Allevi (il ‘ggiovane quarantenne presuntuoso e mai originale secondo Uto Ughi)
Grande pubblicità al milione di € che Tettamanzi ha annunciato per costituire un fondo-crisi stornando la cifra dall’8 per mille destinato alla sua diocesi (che a me ricorda la ciotola di riso che madreteresa destinava ai poveri dietro conversione), e che sembra avere lo scopo di gettare fumo negli occhi alle persone sempre più consapevoli dell’arroganza delle gerarchie ecclesiastiche. Come del resto ha fatto rilevare l’incredibile Brunetta, tra il silenzio della sua parte e, ovviamente, della controparte, ben felice di essersi tenuta alla larga delle ultime bordate della Santa Sede. Del resto, come non comprendere gli affanni della minoranza che ha finalmente (forse) scoperto i guasti del giustizialismo, sempre che non si scuota solo per i suoi inquisiti perché, è bene ricordarlo, sarebbe complicità non garantismo. Ma, torniamo alla questione sobrietà. Il Presidente del Consiglio ha tenuto a informarci di aver donato a don Gelmini 5milioni di €, mentre che 1/3 della social card non è stato caricato lo abbiamo saputo da qualche breve di agenzia. Sgradevolissima invece la sobrietà delle aziende che hanno deciso di fare la carità al posto mio. Dico, vuoi risparmiare sul panettone che mi mandavi a Natale? Occhei mi sta benissimo, ma evita anche di mandarmi il biglietto dove mi informi che hai devoluto la cifra a una non meglio identificata associazione di aiuto ai bambini congolesi, che se esiste quasi sicuramente è gestita da qualche pretacchione. Ancora di più ha fatto il Comune di Roma, che ha allestito banchetti (con lo stemma della città e le bandiere di aenne) per raccogliere abiti e giochi usati per i poveri. Cioè, mi svuoto casa dalla mondezza e contemporaneamente mi assolvo l’anima per i poveracci che bruciano ai bordi della città. In linea con la consuetudine la televisione pubblica ha ignorato il suo pubblico di depressi e ospedalizzati: giornalisti(!) con la saliva alla bocca ad augurarci un buon santo natale, film sui miracoli e sulla bontà, un orrendo programma di fine anno con Carlo Conti (sempre più marrone), mentre, con la finestra aperta sentivo il concerto di Gianna Nannini che, diciamo la verità, cantava sullo sfondo del Colosseo che è un po’ meglio da vedere che il marrone Conti che a mezzanotte ha fatto il trenino con Del Noce (brividi brividi). Ma alla rai collegarsi con Nannini non interessa! Purtroppo, mentre lei cantava, in un’altra parte della città, un branco di maschi che vivono male, ha stuprato una giovane donna. Gli auguri di Roma alle donne! Come non dedicare, in questi santi giorni, un pensiero alla fine dei compagni comunisti che si stanno infilando nella setta di Massimo Fagioli, uno che ha definito Freud uno stronzo e che pensa che l’omosessualità è una malattia ma che, per volere del nuovo segretario di Rc probabilmente gestirà il quotidiano Liberazione. O a Massimino D’Alema che, ancora una volta, ha ribadito i suoi pregiudizi antisraeliani, la sua vicinanza ad Hamas e Hezbollah, la sua antipatia per gli ebrei. Non è solo però, e a lui e a quei tantissimi che pensano come lui, sarebbe bene che l’anno nuovo portasse il coraggio di dire che Israele deve scomparire. Sicuramente il papa non li manderebbe all’inferno per un peccatuccio di antipatia (che li accomuna al teocrate).
Un 2009 sereno e anche, come si usa dire, pieno di salute e di ricchezza!

Tiziana Ficacci, per  www.nogod.it