Noi siamo incredibilmente fortunati per avere il privilegio di vivere per alcuni decenni su questa terra prima di morire per sempre. E noi che viviamo oggi possiamo dirci ancora più fortunati perché possiamo comprendere e apprezzare e godere l’universo come nessuno delle generazioni precedenti ha potuto fare. Abbiamo il beneficio di secoli di scoperte e progressi scientifici alle spalle. E questo da il significato alla vita. E il fatto che questa vita abbia un limite, e sia l’unica vita che abbiamo, ci rende ancora più determinati ad alzarci ogni mattina e cercare di partecipare al meraviglioso ciclo della natura. (R.Dawkins, L’illusione di Dio, Mondadori)
Forse anche tu dovresti convenire con me che in una società liberale sanzionare con attività di polizia o con giudizi morali e religiosi le diversità sessuali è segno di caduta della civiltà. (dalla lettera di P. Caldarola a D. Boffo)
L’anagrafe di Nuova Delhi riporta che nel 2008 sono nate 1004 femmine contro 1000 maschi. Un dato rivoluzionario in un paese che vede come una iattura la nascita di una bambina e pratica l’aborto selettivo. La rivista scientifica Lancet scrive che i fetocidi femminili hanno impedito la nascita di 10 milioni di bambine negli ultimi 20 anni portando l’India ad avere il peggiore rapporto tra uomini e donne. Le femmine non sono gradite nelle case indiane perché rappresentano un peso che la famiglia dovrà accollarsi attraverso la dote che servirà a trovare un marito. L’Unfpa (Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione), finanzia in quel Paese progetti che aiutano, attraverso piccoli contributi economici, ad evitare l’aborto selettivo. Ma i cambiamenti sono determinati più che per il compenso di 10.000 rupie che le famiglie ricevono quando iscrivono una bimba all’anagrafe, dalla emancipazione femminile. Per prevenire i fetocidi femminili il governo centrale proibisce che venga rivelato il sesso del nascituro attraverso l’ecografia, ma – fatta la legge trovato l’inganno -, è fiorente il business dei laboratori di ecografia clandestina. Il primo ministro Manmohan Singh, lanciando l’annuale campagna per la pianificazione delle nascite che indica come modello tre figli per donna, ha definito gli aborti selettivi una vergogna nazionale, non compatibile con la prosperità e l’istruzione crescente degli indiani.
Cambiare i modelli demografici è la più grossa scommessa per il futuro del mondo, ma è messa a rischio dagli estremisti religiosi e politici. Molto clamore ha generato uno studio allarmistico che ha decretato che nel 2050 un europeo su cinque sarà musulmano. Uno studio poco rigoroso però, perché non tiene conto di nessuna variabile. Cioè da per scontato che i flussi dalle aree cosiddette islamiche rimangano sempre sostenuti e soprattutto che le donne continuino ad avere un alto numero di figli. Sono due ipotesi che non prevedono il cambiamento. Paesi islamici, come Marocco, Pakistan, Egitto, stanno riducendo sensibilmente la dimensione della famiglia. In Iran già oggi una donna ha due bambini come in Francia o Germania. E ancora, le donne immigrate in Europa hanno meno figli e le seconde generazioni dichiarano di volerne ancora meno delle loro coetanee italiane. E questo perché la maggior parte degli immigrati assumono i modelli del paese in cui vivono, beninteso se i governi con le loro politiche non li ghettizzano, come è successo in molti paesi europei che hanno preferito la strada delle concessioni, soprattutto religiose, piuttosto che l’integrazione. Una scelta che è apparsa generosa, ma che ha creato la cosiddetta Eurabia.
Anche la disinformazione è una ghettizzazione: i media hanno (stra)parlato del ramadan gettando allarmi ingannevoli, senza però rivelarci che sono una minoranza i musulmani che si attengono rigidamente al digiuno. Leggendo alcune dichiarazioni di leghisti o ultracattolici (come sempre i gerarchi cattolici danno il loro sostegno alle cause peggiori) sembrerebbe che le strade delle nostre città siano intasate da uomini rivolti alla Mecca; forse, a Roma, ci sarà un po’ più di traffico in zona moschea (moschea che, va ricordato, è stata costruita non utilizzando i fondi dei cittadini italiani come per chiese, oratori ecc.) ed è il minimo che una città deve offrire a cittadini che contribuiscono alla crescita del Paese.
Discorso diverso è quando la demografia si pone l’obiettivo di utilizzare i nuovi nati come bombe. E’ il caso della striscia di Gaza dove sono stati sospesi da Hamas i programmi sanitari per la contraccezione e l’aborto sicuro finanziati dalle Nazioni Unite senza creare scandalo, soprattutto tra i vaticaliani*.
Come è ovvio, il sentiero dello sviluppo è lungo e complicato, ma non è il caso di aggiungere su quella strada le zeppe del pregiudizio. Perché chi emigra dal proprio paese ha, prima di tutto, una grande determinazione al cambiamento.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it – Qui i vostri COMMENTI
*Sergio Della Pergola, Israele e Palestina: la forza dei numeri, Il Mulino, € 15
Nel 1947, al momento della nascita dello Stato di Israele sancito dalla risoluzione delle Nazioni Unite, c’erano 630mila ebrei e circa la metà di arabi (musulmani e cristiani). Nel 1975 guerre e migrazioni avevano invertito il rapporto: tre milioni di ebrei, il doppio dei palestinesi. Oggi l’alta natalità degli arabi li porta alla parità: nel 2005 4milioni e ½ contro 5milioni e 234mila ebrei. Secondo uno scenario di alto incremento demografico, nel 2020 ci sarà il sorpasso con quasi 7milioni di ebrei e 8milioni e mezzo di palestinesi. Per il demografo, di origine toscana, sarebbe auspicabile lo sviluppo separato dei due Stati per ridurre l’impatto della demografia nell’alimentare il conflitto esistente (da www.direfarepensare.it)
