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Un califfato anche per la Francia ?

domenica, 9 agosto 2009

Sempre secondo il nostro amico Marcus Prometheus anche la Francia è a rischio di trasformazione in Repubblica islamica. Anche se gli eventi (rivolte delle banlieu) che prefigurano questa trasformazione vengono censurati dal Governo di Sarkozy.

STAMPA FRANCESE INFURIATA SULLA CENSURA IMPOSTA RIGUARDO ALLE RIVOLTE DEGLI
IMMIGRATI

(In Italia, e non solo, i mezzi di informazione hanno parlato poco dei
disordini avvenuti in Francia e il governo Francese ha imposto una censura
di tipo sovietico. Questi “giovani” sono immigrati musulmani di seconda e
terza generazione, la stessa gente che la sinistra buonista vuole accogliere
nel nostro paese. Non e’ un caso che la notizia sia stata censurata, visto che
questo prova che nessuna integrazione con i musulmani e’ possibile e che se
non si ferma il flusso di immigrati lo stesso avverra’ in Italia)

http://bnp.org.uk/2009/07/french-media-angry-over-blackout-in-immigrant-violence/

I mezzi di comunicazione francesi, che sono chiaramente più indipendente
delle loro controparti inglesi, hanno cominciato a lamentarsi amaramente
degli ordini del governo francese a non di rilasciare le statistiche
dell’onda recente di crimine causato dagli immigranti in quel paese.

In una mossa a sorpresa, il Ministero dell’ Interno francese ha emesso degli
ordini ai prefetti per non comunicare ai mezzi di comunicazione qualunque
statistica di crimine per le notti del 13-15 Luglio, malgrado le richieste
specifiche da molti mezzi di comunicazione francesi.

Le Monde ha spiegato in un articolo la settimana scorsa che “Solo le cifre
per la notte del 13-14 lugliosono state pubblicate: ‘Circa 500 veicoli’ sono
stati bruciati, il peggiore dato mai registrato per la vigilia della
festività nazionale. Malgrado le richieste ripetute al Ministero Interno, ed
il DGPN, nessuna cifra veniva avanzata per la notte del 14-15 luglio. Questi
ordini sono stati strettamente applicati. Le diverse prefetture contattate
da Le Monde hanno rifiutato di rispondere, citando le “istruzioni
ministeriali”. I mezzi di comunicazione regionali hanno riferito lo stesso
problema. Il giornale La Provence ha emesso una relazione ufficiosa che era
molto peggiore di quella del 2008: ’41 automobili ed un asilo nido in
Marsiglia erano bruciati’.”

Le Monde ha illustrato il loro articolo con una vignetta in bianco e nero
(accanto) mostrando Marianne, la donna simbolo la Repubblica francese,
guardando il bollettino meteorologico “ufficiale”. “Più sole domani” dice,
mentre fuori piove.

Secondo il sito web Brussels Journals, altri giornali locali hanno descritto
dei problemi simili. A Reims, il quotidiano L’Union ha denunziato
l’atteggiamento delle autorità in questa maniera: “Ieri mattina, ogni
giornalista che è andato, anche per la più piccola notizia, dai pompieri, o
dai gendarmi o alla polizia, ha sentito la stessa risposta: ‘Nessun
incendio’. Infatti, la verità è abbastanza diversa. Alcuni di questi a cui
abbiamo fatto domande hanno ammesso sottotono: ‘Non possiamo dire niente
degli incendi. Abbiamo ricevuto degli ordini’.”

In Lyons, il quotidiano Le Progrès riferisce lo stesso black-out: “Gli
ordini non di parlare alla radio erano dato ai pompieri, ai gendarmi ed alla
polizia”.

Negli anni precedenti il network radio Europe 1 ha chiamato le prefetture
per verificare le cifre ufficiali. IL 1 gennaio 2008, la DGPN
(Direzione Nazionale della Polizia Nazionale francese) ha riferito di 372
automobili bruciate per la Vigilia di capodanno in contrapposizione alle 746
di cui ha riferito Europa 1. Finalmente il ministero dell’interno ammesso
che c’erano stati 878 roghi. Le nuove “istruzioni” date alle prefetture
eviteranno ora questo genere di verifica, secondo il quotidiano Journal de
Brusselles.

“Alcune notizie sono state rivelate,” il Brussells Diary ha continuato. Un
articolo sul blog di François Desouche conservatore ( basato su un rapporto
del giornale Le Parisien) descrive come dei petardi siano stati usati contro
la polizia a Tremblay-en-France, sita nel dipartimento di Seine-Saint-Denis.
Questa era la seconda volta in molte settimane che la polizia e’ stata
attaccata da questi “giovani” mascherati e   armati con  dispositivi
incendiari fatti in e casa costruiti con polvere da sparo raccolta dai
fuochi artificiali svuotati.

Usando il quotidiano La Provence come la sua fonte, un altro articolo del
François Desouche racconta la violenza in Marsiglia la notte del 14 luglio.
Secondo il giornale, si sono dovuti impiegare elicotteri antincendio per
domare un enorme incendio doloso che ha devastato una area di cinque ettari
vicino a un alloggio popolare. Un centro di asilo nido e’ stato danneggiato
in parte danneggiato dalle fiamme ed un “giovane” e’ stato arrestato dopo
aver lanciato dei razzi ai pompieri che erano venuti a spegnere le fiamme.

In più, incendi sono stati appiccati nelle automobili e nelle pattumiere con
i cocktail molotov, secondo il giornale, che ha riferito anche che la
polizia locale e’ stata vittima di un agguato in cui armi da fuoco erano
state usate per sparare ai funzionari di polizia. Un poliziotto e’ stato
ferito in maniera lieve e un “giovane” immigrato e’ stato arrestato per
possesso di un fucile calibro 22.

* In 2005, il Presidente francese Nicholas Sarkozy ha parlato di un”azione
positiva” per risolvere il tasso di disoccupazione di africani ed arabi in
francia che e’ piu’ alto della media. In passato ha anche invitato i
francesi a sposare più immigranti per provare a ridurre le crescenti
tensioni razziali in quel paese.

Un califfato per il Regno Unito.

domenica, 9 agosto 2009

La trasformazione dei poveri sudditi di Sua Maestà Britannica da liberi cittadini a dhimmi è ormai irreversibilmente in atto, secondo il nostro amico pessimista (con buone ragioni) Marcus Prometheus. Che ci invia questo inquietante commento alla notizia che pubblichiamo appresso : “”" Quello che i buonisti di Famiglia Cristiana,della Caritas e della sinistra non vogliono capire e’ che non appena i musulmani diventano la maggioranza iniziano a imporre la legge islamica. Questo e’ il destino dell’Italia se le cose non cambiano “”"

MIGLIAIA DI MUSULMANI SI RIUNISCONO A LONDRA PER CHIEDERE UN CALIFFATO

http://bnp.org.uk/2009/07/thousands-of-muslims-gather-in-london-to-demand-a-caliphate/

La Gran Bretagna si è rivelata come il maggiore punto di invasione
musulmano per Europa con un incontro di migliaia di musulmani militanti
sotto il partito islamico radicale di ut-Tahrir Hizb a Londra che sostiene
la Jihad e la creazione di un califfato in cui i non-musulmani non avranno
diritti.

Il rally – largamente ignorato dai mezzi di comunicazione di regime allo
scopo di nascondere la verità shock al pubblico Inglese – e’ stato
organizzato dal ut-Tahrir di Hizb Britain, che è la variante Inglese del
partito  estremista islamico globalista. La conferenza e’ stata
provocantemente intitolata “La Lotta per l’ islam e la introduzione del
Khilafah”. (Il Khilafah è la parola per il califfato).

I lavori sono stati aperti dal Dott. Abdul Wahid, il Presidente del
Comitato Esecutivo di ut-Tahrir di Hizb Britain, che ha detto, “usando la
scusa del terrorismo e dell’estremismo, i governi Occidentali hanno
intrapreso una campagna per impedire al mondo musulmano di stabilire un
governo Islamico, il Califfato che libererà il mondo musulmano dal terrore
e l’egemonia che è stato portato su di esso dall’occidente”.

Il Dottor Washid ha dichiarato:Dott. Wahid ha detto, “In questo periodo
critico, musulmani devono tenere tenere alti i valori Islamici mentre
vivono nell’Occidente, e resiste i tentativi per riformare l’Islam, e
sostenere la chiamata per il Khilafah Islamico nel mondo musulmano – di
mettere fine a decenni di oppressione, colonizzazione e dipendenza”.

“La richiesta crescente per il Khilafah nel mondo musulmano sta causando
senpre’ piu’preoccupazione nelle capitali Occidentali. Per ostacolare
questa chiamata questi governi burattino dell’Occidente stano facendodi
tutto per fermare il lavoro politico di Tahrir di ut di Hizb. Malgrado
tutta la tortura e malgrado il terrore sui membri di Tahrir di ut di Hizb,
il lavoro del partito continua a crescere e la sua missione è ora
abbracciata dai milioni di musulmani in tutto il mondo,” e’stato
dichiarato durante la conferenza.

Un comunicato stampa ufficiale di Tahrir di ut di Hizb ha dichiarato: “La
conferenza ha evidenziato come il metodo di ristabilire il Khilafah è
basato sulla Vita (Seerah) del Profeta Muhammad (saw), che ha redatto
chiaramente una lotta intellettuale e politica non violenta per causare il
cambiamento. L’ut-Tahrir di Hizb ha continuato con questo metodo per oltre
50 anni e richiama musulmani in tutto il mondo a questo sentiero per il
cambiamento.

“La conferenza si e’ conclusa accentuando il ruolo principale della
comunità musulmana nei giochi Occidentali in termini di sostenere la
chiamata per Khilafah nel mondo musulmano e portare il Messaggio dell’
islam alla societá non-musulmana piu’ ampia, eliminando gli stereotipi
sull’islam e introducendolo con una sana  discussione ed il buono
esempio”.

La conferenza di Khilafah di Londra ha seguito una serie  di conferenze
lunga un mese in Libano, Kuwait, Gaza, Sudan, Tanzania, Turchia, Pakistan,
Bangladesh, gli Stati Uniti ed Australia. Questo comprende una riunione
storica in Indonesia di migliaia di studiosi che sostengono la
ricostruzione del Khilafah che e’ stata indirizzata dal dirigente globale,
lo sceicco Sheikh Ata abu Rashta, Ameer di Hizb ut Tahrir.

* Hizb ut-Tahrir (inglese: Il partito di Liberazione) è un partito
politico estremista islamico internazionale, sunnita il cui scopo è unire
tutti i paesi musulmani in uno stato o un califfato unitario Islamico,
governato dalla legge Islamica e con un califfo come capo di stato eletto
da musulmani.

Taqiuddin al-Nabhani uno studioso Islamico, ha fondato l’organizzazione
in 1953 in Gerusalemme. Da allora Hizb ut-Tahrir  so e’ estesa a più di 40
paesi. L’ Hizb ut-Tahrir è molto attivo nell’Occidente, particolarmente
nel Regno unito, ed è anche attivo in diversi paesi arabi e  Centro
Asiatici, malgrado sia stato proibito in molti di loro.

L’Hizb ut-Tahrir  crede che un califfato “fornirà la stabilità e la
sicurezza a tutte le persone
di quella regione, musulmani e Non-musulmani”. Il partito promuove “un
programma elaborato e dettagliato per istituire uno stato  estremista
islamico” che “Introdurra’le leggi della Shariah Islamica e diffondera’
l’islam nel mondo intero”.

L’articolo 56 della bozza costituzione dello stato del califfato descrive
la leva obbligatoria come un dovere obbligatorio individuale, per tutti i
cittadini. “Ogni musulmano maschio, dai quindici anni in su obbligato a
sottostare all’addestramento militare per essere pronto alla jihad”.
(guerra santa)

L’ Hizb ut-Tahrir  rigetta la democrazia come un sistema occidentale ed
non-islamico. I documenti ufficiali del Hizb ut-Tahrir dicono “La base del
sistema democratico è che le persone possiedono il diritto di sovranità,
la scelta e la realizzazione . è un sistema di Kufr perché è stato creato
dall’uomo e non dalle Leggi” Islamiche.

Secondo la bozza costituzionale del  Hizb ut-Tahrir  per la creazione di
uno stato Islamico unificato, qualunque non-musulmano che vive nello stato
non potrebbe servire in nessuno degli uffici dirigenziali, come la
posizione di califfo, né puo’ votare per questi funzionari, visto che
questi incarichi richiedono che chi occupa queste cariche deve credere nel
sistema. I musulmani hanno “il diritto di partecipare nell’elezione del
Khaleefah [il capo di stato] ed in dare lui la promessa (il ba’iah). I
non-musulmani non hanno diritti a riguardo”.

Lo Hizb ut-Tahrir’s  pretende che i diritti degli Ebrei e altri
non-musulmani   sono gelosamente custoditi dentro lo statuto della Legge
Islamica (Sharia). Questi erano gia’ stati redatti dal profeta dal
Muhammad  quando ha stabilito il primo stato Islamico in Medina nel
settimo secolo. Ha detto, “Chiunque nuoce a un dhimmi (il cittadino
non-musulmano)  ha nociuto anche me”.

Riguardo alla politica estera, l’Articolo 186 della bozza costituzionale:
“Lo Stato non puo’appartenere a qualunque organizzazione che è basato su
qualcosa di diverso dall’islam o applica delle regole non-islamiche”.

L’articolo 7 della sua bozza Costituzione dichiara che i musulmani che
“hanno rinunciato all’islam . sono colpevole di apostasia (il murtad)
all’islam [e] devono essere condannati a morte”.

Lo Hizb ut-Tahrir’s vieta alle donne posizioni dirigenziali come  califfo,
il Presidente della corte suprema, governatore provinciale, o  sindaco in
rispetto delle tradizioni profetiche. L’articolo 109 della bozza
costituzionale del partito impone la segregazione dei sessi nelle attività
pubbliche come le attività scolastiche, sportive, ecc. Le donne musulmane
sarebbero richieste di nascondere “le loro grazie,” cioè il loro corpo con
l’eccezione di mani e la faccia, vestirsi conformemente al khimar e
conformemente al jilbab. L’articolo 114 della costituzione specifica che
alle donne non dovrebbe essere consentite di stare in privato con uomini
che non siano i loro mariti o con i membri piu’ stretti della loro
famiglia (il padre, il fratello, il figlio). L’articolo 116 stipula che
una volta che una donna e’ sposata è obbligata a obbedire a suo marito.

E cosi’ vanno le cose: la colonizzazione Islamica di Gran Bretagna ed
Europa continua…

Cronache dall’Eurabia.

martedì, 19 maggio 2009

Vi proponiamo un contributo importante trovato in una mailing list per conoscere a che punto è la conquista islamista dell’Europa. Cominciamo dalla testa di ponte ormai saldamente stabilita a Rotterdam. Ricordiamo che in Olanda abbiamo già registrato una vittima eroica, Pym Fortuyn, assassinato da una testa di cazzo della sinistra verdastra, accecato dall’odio per la libertà che accomuna tutte le forze ispirate dall’ideologia sorella gemella (anche se solo apparentemente avversaria) del nazi-fascismo. Ricordiamo anche che in Italia altre teste di cazzo della sinistra vomitavano odio contro Fortuyn fino al giorno del suo assassinio accusandolo di fascismo e xenofobia solo perchè metteva in guardia i suoi concittadini dal pericolo islamista, totalitario, criminale e feroce come le ideologie politiche sue  degne consorelle.

“il Frankenstein del multiculturalismo”

L’Eurabia ha una capitale: Rotterdam
Qui interi quartieri sembrano Medio Oriente, le donne camminano velate, il sindaco è musulmano, nei tribunali e nei teatri si applica la sharia. Un grande reportage dalla città più islamizzata d’Europa

ROMA, 19 maggio 2009 – Uno dei frutti più incontestabili del viaggio di Benedetto XVI in Terra Santa è stato il migliorato rapporto con l’islam. I tre giorni passati in Giordania e poi la visita alla Cupola della Roccia a Gerusalemme hanno fatto circolare anche tra il grande pubblico musulmano – per la prima volta in misura così diffusa – l’immagine di un papa amico, attorniato da leader islamici visibilmente felici di accoglierlo e di collaborare con lui per il bene della famiglia umana.

Ma altrettanto incontestabile è la distanza tra questa immagine e la cruda realtà dei fatti. Non solo nei paesi a dominio musulmano, ma anche là dove i seguaci di Maometto sono minoranza, ad esempio in Europa.

Nel 2002 Bat Ye’or, una studiosa nata in Egitto e di nazionalità britannica, specialista della storia e della condizione delle minoranze cristiane ed ebraiche – dette “dhimmi” – nei paesi musulmani, coniò il termine “Eurabia” per definire il destino verso il quale vede incamminata l’Europa. Un destino di sottomissione all’islam, di “dhimmitudine”

.

Oriana Fallaci riprese nei suoi scritti la parola “Eurabia” e diede ad essa una risonanza mondiale. Il 1 agosto 2005 Benedetto XVI ricevette la Fallaci in udienza privata, a Castel Gandolfo. Lei rifiutava il dialogo con l’islam, lui lo voleva e lo vuole. Ma si trovarono d’accordo – come poi riferì la Fallaci – nel riconoscere “l’odio di sé” che l’Europa mostra, il suo vuoto spirituale, la sua perdita d’identità, proprio mentre aumentano in essa gli immigrati di fede islamica.

L’Olanda è un test di verifica straordinario. È il paese in cui l’arbitrio individuale è più legittimato ed esteso – fino al punto di consentire l’eutanasia sui bambini –, in cui l’identità cristiana si è più dissolta, in cui la presenza musulmana cresce più spavalda.

Qui il multiculturalismo è la regola. Ma drammatici sono anche i contraccolpi: dall’uccisione del leader politico anti-islamista Pim Fortuyn alla persecuzione della dissidente somala Ayaan Hirsi Ali, all’assassinio del regista Theo Van Gogh, condannato a morte per il film “Submission” di denuncia dei crimini della teocrazia musulmana. Il successore di Fortuyn, Geert Wilders, vive da sei anni protetto minuto per minuto dalla polizia.

In Olanda c’è una metropoli dove questa nuova realtà si vede a occhio nudo, più che altrove. Qui interi quartieri sono pezzi di Medio Oriente, qui sorge la più grande moschea d’Europa, qui nei tribunali e nei teatri si applica la legge islamica, la sharia, qui molte donne camminano velate, qui il sindaco è musulmano, figlio di un imam.

Questa metropoli è Rotterdam, la seconda città d’Olanda per popolazione, il primo porto d’Europa per volume di traffico.

Quello che segue è un reportage da Rotterdam uscito sul quotidiano italiano “il Foglio” il 14 maggio 2009, seconda di sette puntate di una grande inchiesta riguardante l’Olanda.

L’autore, Giulio Meotti, scrive anche per il “Wall Street Journal”. Nel prossimo settembre uscirà un suo libro-inchiesta su Israele.

Nella casbah di Rotterdam

di Giulio Meotti

A Feyenoord si vedono ovunque donne velate che sfrecciano come lampi per le strade del quartiere. Evitano ogni contatto, soprattutto con gli uomini, perfino il contatto visivo. Feyenoord ha le dimensioni di una città e vi convivono settanta nazionalità. È una zona che vive di sussidi e di edilizia popolare, è qui che si capisce di più come l’Olanda – con tutte le sue norme antidiscriminazione e con tutta la sua indignazione morale – è una società completamente segregata. Rotterdam è nuova, venne bombardata due volte nella seconda guerra mondiale dalla Luftwaffe. Come Amsterdam è sotto il livello del mare, ma a differenza della capitale non ha fascino libertino. A Rotterdam sono i venditori arabi di cibo halal a dominare l’estetica urbana, non i neon delle prostitute. Ovunque si vedono casbah-caffè, agenzie di viaggio che offrono voli per Rabat e Casablanca, poster di solidarietà con Hamas e lezioni di olandese a buon prezzo.

È la seconda città del paese, una città povera, ma è anche il motore dell’economia con il suo grande porto, il più importante d’Europa. È una città a maggioranza immigrata, con la più alta e imponente moschea di tutta Europa. Il sessanta per cento degli stranieri che arrivano in Olanda vengono ad abitare qui. La cosa che più colpisce giungendo in città con il treno sono queste enormi affascinanti moschee su un paesaggio verdissimo, lussurreggiante, boschivo, acquoso, come corpi alieni rispetto al resto. La chiamano “Eurabia”. È imponente la moschea Mevlana dei turchi. Ha i minareti più alti d’Europa, più alti persino dello stadio della squadra di calcio Feyenoord.

Rotterdam è una città che ha molti quartieri sequestrati dall’islamismo più cupo e violento. La casa di Pim Fortuyn spicca come una perla in un mare di chador e niqab. Si trova al numero 11 di Burgerplein, dietro la stazione. Di tanto in tanto qualcuno viene a portare fiori davanti alla casa del professore assassinato ad Amsterdam il 6 maggio del 2002. Altri lasciano un biglietto: “In Olanda si tollera tutto, tranne la verità”. È stato un milionario di nome Chris Tummesen ad acquistare la casa di Pim Fortuyn perché rimanesse intatta. La sera prima dell’omicidio Pim era nervoso, lo aveva detto in televisione che si era creato un clima di demonizzazione contro di lui e le sue idee. E così avvenne, con quei cinque colpi alla testa sparati da Volkert van der Graaf, un militante della sinistra animalista, un ragazzotto mingherlino, calvinista, capelli rasati, occhi cupi, vestito da ecologista puro, maglia lavorata a mano, sandali e calze di lana caprina, vegetariano assoluto, “un ragazzo impaziente di cambiare il mondo”, dicono gli amici.

Nel centro di Rotterdam non molto tempo fa sono apparse foto mortuarie di Geert Wilders, poste sotto un albero, con una candela a lumeggiarne la morte prossima ventura. Oggi Wilders è il politico più popolare in città. È lui l’erede di Fortuyn, il professore omosessuale, cattolico, ex marxista che aveva lanciato un partito per salvare il paese dall’islamizzazione. Al suo funerale mancava soltanto la regina Beatrice, perché l’addio al “divino Pim” diventasse un funerale da re. Prima lo hanno mostrificato (un ministro olandese lo chiamò “untermensch”, subuomo alla nazista), poi lo hanno idolatrato. Le prostitute di Amsterdam deposero una corona di fiori all’obelisco dei caduti in piazza Dam.

“The Economist”, settimanale lontano dalle tesi antislamiche di Wilders, tre mesi fa parlava di Rotterdam come di un “incubo eurabico”. Per gran parte degli olandesi che ci vivono l’islamismo è oggi un pericolo più grande del Delta Plan, il complicato sistema di dighe che previene l’inondazione dal mare, come quella che nel 1953 fece duemila morti. La pittoresca cittadina di Schiedam, attaccata a Rotterdam, è sempre stata un gioiello nell’immaginazione olandese. Poi l’alone fiabesco è svanito, quando sui quotidiani tre anni fa è diventata la città di Farid A., l’islamista che minacciava di morte Wilders e la dissidente somala Ayaan Hirsi Ali. Da sei anni Wilders vive 24 ore su 24 sotto la protezione della polizia.

A Rotterdam gli avvocati musulmani vogliono cambiare anche le regole del diritto, chiedendo di poter restare seduti quando entra il giudice. Riconoscono soltanto Allah. L’avvocato Mohammed Enait si è appena rifiutato di alzarsi in piedi quando in aula sono entrati i magistrati, ha detto che “l’islam insegna che tutti gli uomini sono uguali”. La corte di Rotterdam ha riconosciuto il diritto di Enait di rimanere seduto: “Non esiste alcun obbligo giuridico che imponga agli avvocati musulmani di alzarsi in piedi di fronte alla corte, in quanto tale gesto è in contrasto con i dettami della fede islamica”. Enait, a capo dello studio legale Jairam Advocaten, ha spiegato che “considera tutti gli uomini pari e non ammette alcuna forma di ossequio nei confronti di alcuno”. Tutti gli uomini ma non tutte le donne. Enait è noto per il suo rifiuto di stringere la mano alle donne, che più volte ha dichiarato di preferire con il burqa. E di burqa se ne vedono tanti a Rotterdam.

Che l’Eurabia abiti ormai a Rotterdam lo ha dimostrato un caso avvenuto in aprile allo Zuidplein Theatre, uno dei più prestigiosi in città, un teatro modernista, fiero di “rappresentare la diversità culturale di Rotterdam”. Sorge nella parte meridionale della città e riceve fondi del comune, guidato dal musulmano e figlio di imam Ahmed Aboutaleb. Tre settimane fa lo Zuidplein ha consentito di riservare un’intera balconata alle sole donne, in nome della sharia. Non accade in Pakistan o in Arabia saudita, ma nella città da cui sono partiti per gli Stati Uniti i Padri Fondatori. Qui i pellegrini puritani sbarcarono con la Speedwell, che poi scambiarono con la Mayflower. Qui è iniziata l’avventura americana. Oggi c’è la sharia legalizzata.

In occasione dello spettacolo del musulmano Salaheddine Benchikhi, lo Zuidplein Theatre ha accolto la sua richiesta di riservare alle sole donne le prime cinque file. Salaheddine, editorialista del sito Morokko.nl, è noto per la sua opposizione all’integrazione dei musulmani. Il consiglio municipale lo ha approvato: “Secondo i nostri valori occidentali la libertà di vivere la propria vita in funzione delle proprie convinzioni è un bene prezioso”. Anche un portavoce del teatro ha difeso il regista: “I musulmani sono un gruppo difficile da far venire in teatro, per questo siamo pronti ad adattarci”.

Un altro che è stato pronto ad adattarsi è il regista Gerrit Timmers. Le sue parole sono abbastanza sintomatiche di quella che Wilders chiama “autoislamizzazione”. Il primo caso di autocensura avvenne proprio a Rotterdam, nel dicembre 2000. Timmers, direttore del gruppo teatrale Onafhankelijk Toneel, voleva mettere in scena la vita della moglie di Maometto, Aisha. Ma l’opera venne boicottata dagli attori musulmani della compagnia quando fu evidente che sarebbero stati un bersaglio degli islamisti. “Siamo entusiasti dell’opera, ma la paura regna”, gli dissero gli attori. Il compositore, Najib Cherradi, comunicò che si sarebbe ritirato “per il bene di mia figlia”. Il quotidiano “Handelsblad” titolò così: “Teheran sulla Mosa”, il dolce fiume che bagna Rotterdam. “Avevo già fatto tre lavori sui marocchini e per questo volevo avere degli attori e cantanti musulmani”, ci racconta Timmers. “Poi mi dissero che era un tema pericoloso e che non potevano partecipare perché avevano ricevuto delle minacce di morte. A Rabat uscì un articolo in cui si disse che avremmo fatto la fine di Salman Rushdie. Per me era più importante continuare il dialogo con i marocchini piuttosto che provocarli. Per questo non vedo alcun problema se i musulmani vogliono separare gli uomini dalle donne in un teatro”.

Incontriamo il regista che ha portato la sharia nei teatri olandesi, Salaheddine Benchikhi. È giovane, moderno, orgoglioso, parla un inglese perfetto. “Io difendo la scelta di separare gli uomini dalle donne perché qui vige libertà d’espressione e di organizzazione. Se le persone non possono sedersi dove vogliono è discriminazione. Ci sono due milioni di musulmani in Olanda e vogliono che la nostra tradizione diventi pubblica, tutto si evolve. Il sindaco Aboutaleb mi ha sostenuto”.

Un anno fa la città entrò in fibrillazione quando i giornali resero nota una lettera di Bouchra Ismaili, consigliere del comune di Rotterdam: “Ascoltate bene, pazzi freak, siamo qui per restarci. Siete voi gli stranieri qui, con Allah dalla mia parte non temo niente, lasciatevi dare un consiglio: convertitevi all’islam e trovate la pace”. Basta un giro per le strade della città per capire che in molti quartieri non siamo più in Olanda. È un pezzo di Medio Oriente. In alcune scuole c’è una “stanza del silenzio” dove gli alunni musulmani, in maggioranza, possono pregare cinque volte al giorno, con un poster della Mecca, il Corano e un bagno rituale prima della preghiera. Un altro consigliere musulmano del comune, Brahim Bourzik, vuol far disegnare in diversi punti della città segnali in cui inginocchiarsi in direzione della Mecca.

Sylvain Ephimenco è un giornalista franco-olandese che vive a Rotterdam da dodici anni. È stato per vent’anni corrispondente di “Libération” dall’Olanda ed è fiero delle sue credenziali di sinistra. “Anche se ormai non ci credo più”, dice accogliendoci nella sua casa che si affaccia su un piccolo canale di Rotterdam. Non lontano da qui si trova la moschea al Nasr dell’imam Khalil al Moumni, che in occasione della legalizzazione del matrimonio gay definì gli omosessuali “malati peggio dei maiali”. Da fuori si vede che la moschea ha più di vent’anni, costruita dai primi immigrati marocchini. Moumni ha scritto un libercolo che gira nelle moschee olandesi, “Il cammino del musulmano”, in cui spiega che agli omosessuali si deve staccare la testa e “farla penzolare dall’edificio più alto della città”. Accanto alla moschea al Nasr ci sediamo in un caffè per soli uomini. Davanti a noi c’è un mattatoio halal, islamico. Ephimenco è autore di tre saggi sull’Olanda e l’islam, e oggi è un famoso columnist del quotidiano cristiano di sinistra “Trouw”. Ha la miglior prospettiva per capire una città che, forse anche più di Amsterdam, incarna la tragedia olandese.

“Non è affatto vero che Wilders raccoglie voti delle periferie, lo sanno tutti anche se non lo dicono”, ci dice. “Oggi Wilders viene votato da gente colta, anche se all’inizio era l’Olanda bassa dei tatuaggi. Sono tanti accademici e gente di sinistra a votarlo. Il problema sono tutti questi veli islamici. Dietro casa mia c’è un supermercato. Quando arrivai non c’era un solo velo. Oggi alla cassa ci sono soltanto donne musulmane col chador. Wilders non è Haider. Ha una posizione di destra ma anche di sinistra, è un tipico olandese. Qui ci sono anche ore in piscina per sole donne musulmane. È questa l’origine del voto per Wilders. Si deve fermare l’islamizzazione, la follia del teatro. A Utrecht c’è una moschea dove si danno servizi municipali separati per uomini e donne. Gli olandesi hanno paura. Wilders è contro il Frankenstein del multiculturalismo. Io che ero di sinistra, ma che oggi non sono più niente, dico che abbiamo raggiunto il limite. Ho sentito traditi gli ideali dell’illuminismo con questo apartheid volontario, nel mio cuore sento morti gli ideali d’eguaglianza di uomo e donna e la libertà d’espressione. Qui c’è una sinistra conformista e la destra ha una migliore risposta al pazzo multiculturalismo”.

Alla Erasmus University di Rotterdam insegna Tariq Ramadan, il celebre islamista svizzero che è anche consulente speciale del comune. A scovare dichiarazioni di Ramadan critiche sugli omosessuali è stata la più celebre rivista gay d’Olanda, “Gay Krant”, diretta da un loquace giornalista di nome Henk Krol. In una videocassetta, Ramadan definisce l’omosessualità “una malattia, un disordine, uno squilibrio”. Nel nastro Ramadan ne ha anche per le donne, “devono tenere lo sguardo fisso a terra per strada”. Il partito di Wilders ha chiesto lo scioglimento della giunta municipale e la cacciata dell’islamista ginevrino, che invece si è visto raddoppiare l’ingaggio per altri due anni. Questo accadeva mentre al di là dell’oceano l’amministrazione Obama confermava il divieto d’ingresso a Ramadan nel territorio degli Stati Uniti. Fra i nastri in possesso di Krol ve ne è uno in cui Ramadan dice alle donne: “Allah ha una regola importante: se cerchi di attrarre l’attenzione attraverso l’uso del profumo, attraverso il tuo aspetto o i tuoi gesti, non sei nella direzione spirituale corretta”.

“Quando venne ucciso Pim Fortuyn fu uno shock per tutti, perché un uomo venne assassinato per quello che diceva”, ci dice Krol. “Non era più il mio paese quello. Sto ancora pensando di lasciare l’Olanda, ma dove potrei andare? Qui siamo stati critici di tutto, della Chiesa cattolica come di quella protestante. Ma quando abbiamo mosso critiche all’islam ci hanno risposto: State creando nuovi nemici!”. Secondo Ephimenco, è la strada il segreto del successo di Wilders: “A Rotterdam ci sono tre moschee enormi, una è la più grande d’Europa. Ci sono sempre più veli islamici e un impulso islamista che viene dalle moschee. Conosco tanti che hanno lasciato il centro città e vanno nella periferia ricca e bianca. Il mio quartiere è povero e nero. È una questione di identità, nelle strade non si parla più olandese, ma arabo e turco”.

Incontriamo l’uomo che ha ereditato la rubrica di Fortuyn sul quotidiano “Elsevier”, si chiama Bart Jan Spruyt, è un giovane e aitante intellettuale protestante, fondatore della Edmund Burke Society, ma soprattutto autore della “Dichiarazione di indipendenza” di Wilders, di cui è stato collaboratore dall’inizio. “Qui un immigrato non ha bisogno di lottare, studiare, lavorare, può vivere a spese dello Stato”, ci dice Spruyt. “Abbiamo finito per creare una società parallela. I musulmani sono maggioranza in molti quartieri e chiedono la sharia. Non è più Olanda. Il nostro uso della libertà ha finito per ripercuotersi contro di noi, è un processo di autoislamizzazione”.

Spruyt era grande amico di Fortuyn. “Pim disse ciò che la gente sapeva da decenni. Attaccò l’establishment e i giornalisti. Ci fu un grande sollievo popolare quando scese in politica, lo chiamavano il `cavaliere bianco’. L’ultima volta che parlai con lui, una settimana prima che fosse ucciso, mi disse di avere una missione. La sua uccisione non fu il gesto di un folle solitario. Nel febbraio 2001 Pim annunciò che avrebbe voluto cambiare il primo articolo della costituzione olandese sulla discriminazione perché a suo dire, e aveva ragione, uccide la libertà di espressione. Il giorno dopo nelle chiese olandesi, perlopiù vuote e usate per incontri pubblici, venne letto il diario di Anna Frank come monito contro Fortuyn. Pim era veramente cattolico, più di quanto noi pensiamo, nei suoi libri parlava contro l’attuale società senza padre, senza valori, vuota, nichilista”.

Chris Ripke è un’artista noto in città. Il suo studio è vicino a una moschea in Insuindestraat. Scioccato nel 2004 dall’omicidio del regista Theo Van Gogh per mano di un islamista olandese, Chris decise di dipingere un angelo sul muro del suo studio e il comandamento biblico “Gij zult niet doden”, non uccidere. I vicini nella moschea trovarono il testo “offensivo” e chiamarono l’allora sindaco di Rotterdam, il liberale Ivo Opstelten. Il sindaco ordinò alla polizia di cancellare il dipinto perché “razzista”. Wim Nottroth, un giornalista televisivo, si piazzò di fronte in segno di protesta. La polizia lo arrestò e il filmato venne distrutto. Ephimenco fece lo stesso nella sua finestra: “Ci misi un grande telo bianco con il comandamento biblico. Vennero i fotografi e la radio. Se non si può più scrivere `non uccidere’ in questo paese, allora vuol dire che siamo tutti in prigione. È come l’apartheid, i bianchi vivono con i bianchi e i neri con i neri. C’è un grande freddo. L’islamismo vuole cambiare la struttura del paese”. Per Ephimenco parte del problema è la decristianizzazione della società. “Quando arrivai qui, negli anni Sessanta, la religione stava morendo, un fatto unico in Europa, una collettiva decristianizzazione. Poi i musulmani hanno riportato la religione al centro della vita sociale. Aiutati dall’élite anticristiana”.

Usciamo per un giro fra i quartieri islamizzati. A Oude Westen si vedono soltanto arabi, donne velate da capo a piedi, negozi di alimentari etnici, ristoranti islamici e shopping center di musica araba. “Dieci anni fa non c’erano tutti questi veli”, dice Ephimenco. Dietro casa sua, una verdeggiante zona borghese con case a due piani, c’è un quartiere islamizzato. Ovunque insegne musulmane. “Guarda quante bandiere turche, lì c’è una chiesa importante, ma è vuota, non ci va più nessuno”. Al centro di una piazza sorge una moschea con scritte in arabo. “Era una chiesa prima”. Non lontano da qui c’è il più bel monumento di Rotterdam. È una piccola statua in granito di Pim Fortuyn. Sotto la testa lucente in bronzo, la bocca che accenna l’ultimo discorso a favore della libertà di parola, c’è scritto in latino: “Loquendi libertatem custodiamus”, custodiamo la libertà di parlare. Ogni giorno qualcuno depone dei fiori.

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