Fa impressione vedere personaggi che hanno passato gran parte della loro vita a esaltare il fascismo e a contrapporsi con la forza a giovani di opposta ideologia, fare la predica ai ragazzi di oggi. Lo stupore di Alemanno per la mitezza dei giudici di Roma e lo spettacolo orribile di un signore che fa il ministro della Difesa che in tv offende un giovane contestatore, rappresentano bene la contraddizione fondamentale del nostro tempo. Non c’è una classe dirigente. Se fossi un poliziotto a 1.200 € al mese, mi ribellerei all’idea che prendano le mie difese due personaggi privilegiati che sono passati senza autocritica dagli scontri di piazza con le bandiere della destra alle seggiole del potere per dono berlusconiano… Non è moralismo fare la morale quando gente con biografie discutibili governa la sicurezza, le città, la politica economica, l’immagine del paese. (Peppino Caldarola, Mambo)
Nel recente dibattito sulla sfiducia al governo, Casini ha disapprovato l’esibizionismo del premier nell’indicare la Chiesa come suo grande sponsor (e il premier con le mani giunte ha scosso la testa come a commiserarlo). Ma è vero che Casini, che è il segretario del partito di centro e cattolico, è stato strapazzato dai suoi capi spirituali per l’amicizia politica con Fini ritenuto il caporione dei laicisti (sic). A quest’ultimo le gerarchie della Santa Sede gliel’avevano giurata già dal 2008, quando, in occasione del 70ennale della promulgazione delle leggi razziali, disse: “Ma l’ideologia fascista non spiega da sola l’infamia. C’è da chiedersi perché la società italiana si sia adeguata, nel suo insieme, alla legislazione antiebraica e perché, salvo talune luminose eccezioni non siano state registrate manifestazioni particolari di resistenza. Nemmeno da parte della Chiesa cattolica. A parziale giustificazione potremmo addurre il carattere autoritario del regime. Però dovremmo anche riconoscere che alla base della mancata reazione della popolazione ci furono altri elementi che può risultare scomodo riconoscere. Penso al conformismo e ad una possibile condivisione, negata ma presente, di una parte della popolazione dei pregiudizi e delle teorie antiebraiche”. Una chiamata in correità che, in effetti, nessun politico si era mai consentito.
E ancora, il neonato terzo polo (Casini-Fini-Rutelli e altri) è già storpio, giacché nelle primissime uscite sono emersi i nodi relativi ai temi etici (il nuovo nome dei diritti civili). Quando si presenterà l’occasione – dice La Malfa – voteranno secondo coscienza, un voto che è il paravento politico utilizzato per compiacere la Chiesa
Essendo questo lo stato dell’arte, sarebbe auspicabile che la Chiesa partecipasse in modo limpido e trasparente alle contese politiche così come accade negli Stati Uniti. Ma nel regime concordatario italiano ciò non è possibile. Nella nostra Costituzione (che non è la più bella del mondo) c’è l’art. 7 che impegna l’Italia ad abbassare il capo davanti ai dogmi religiosi del cattolicesimo sancendo una condizione di privilegio per la Chiesa che non corrisponde con uguali doveri civili. Unica Costituzione al mondo che contempla uno Stato che da sovranità ad un altro Stato sul proprio territorio.
Nel frattempo i nostri bravi politici rimangono asserragliati nei palazzi sacri delle istituzioni a mangiare brioche, mentre nei sacri palazzi si decide il nostro futuro (senza neanche massacrarsi con le primarie).
Tiziana Ficacci, www.nogod.it
