Articoli marcati con tag ‘Casini’

20/12/10 – Zona rossa (2)

lunedì, 20 dicembre 2010

Fa impressione vedere personaggi che hanno passato gran parte della loro vita a esaltare il fascismo e a contrapporsi con la forza a giovani di opposta ideologia, fare la predica ai ragazzi di oggi. Lo stupore di Alemanno per la mitezza dei giudici di Roma e lo spettacolo orribile di un signore che fa il ministro della Difesa che in tv offende un giovane contestatore, rappresentano bene la contraddizione fondamentale del nostro tempo. Non c’è una classe dirigente. Se fossi un poliziotto a 1.200 € al mese, mi ribellerei all’idea che prendano le mie difese due personaggi privilegiati che sono passati senza autocritica dagli scontri di piazza con le bandiere della destra alle seggiole del potere per dono berlusconiano… Non è moralismo fare la morale quando gente con biografie discutibili governa la sicurezza, le città, la politica economica, l’immagine del paese. (Peppino Caldarola, Mambo)

Nel recente dibattito sulla sfiducia al governo, Casini ha disapprovato l’esibizionismo del premier nell’indicare la Chiesa come suo grande sponsor (e il premier con le mani giunte ha scosso la testa come a commiserarlo). Ma è vero che Casini, che è il segretario del partito di centro e cattolico, è stato strapazzato dai suoi capi spirituali per l’amicizia politica con Fini ritenuto il caporione dei laicisti (sic). A quest’ultimo le gerarchie della Santa Sede gliel’avevano giurata già dal 2008, quando, in occasione del 70ennale della promulgazione delle leggi razziali, disse: “Ma l’ideologia fascista non spiega da sola l’infamia. C’è da chiedersi perché la società italiana si sia adeguata, nel suo insieme, alla legislazione antiebraica e perché, salvo talune luminose eccezioni non siano state registrate manifestazioni particolari di resistenza. Nemmeno da parte della Chiesa cattolica. A parziale giustificazione potremmo addurre il carattere autoritario del regime. Però dovremmo anche riconoscere che alla base della mancata reazione della popolazione ci furono altri elementi che può risultare scomodo riconoscere. Penso al conformismo e ad una possibile condivisione, negata ma presente, di una parte della popolazione dei pregiudizi e delle teorie antiebraiche”. Una chiamata in correità che, in effetti, nessun politico si era mai consentito.
E ancora, il neonato terzo polo (Casini-Fini-Rutelli e altri) è già storpio, giacché nelle primissime uscite sono emersi i nodi relativi ai temi etici (il nuovo nome dei diritti civili). Quando si presenterà l’occasione – dice La Malfa – voteranno secondo coscienza, un voto che è il paravento politico utilizzato per compiacere la Chiesa
Essendo questo lo stato dell’arte, sarebbe auspicabile che la Chiesa partecipasse in modo limpido e trasparente alle contese politiche così come accade negli Stati Uniti. Ma nel regime concordatario italiano ciò non è possibile. Nella nostra Costituzione (che non è la più bella del mondo) c’è l’art. 7 che impegna l’Italia ad abbassare il capo davanti ai dogmi religiosi del cattolicesimo sancendo una condizione di privilegio per la Chiesa che non corrisponde con uguali doveri civili. Unica Costituzione al mondo che contempla uno Stato che da sovranità ad un altro Stato sul proprio territorio.
Nel frattempo i nostri bravi politici rimangono asserragliati nei palazzi sacri delle istituzioni a mangiare brioche, mentre nei sacri palazzi si decide il nostro futuro (senza neanche massacrarsi con le primarie).

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

5/8/10 – Ultimi fuochi d’agosto

giovedì, 5 agosto 2010

Vorrei proprio vedere quei 20 milioni di combattenti padani pronti a battersi! Possibile che i miei concittadini romani, gli abitanti del Centro e del Sud e anche la parte più nobile del Nord non reagiscano? Ognuno può pensarla come vuole, ma io trovo ingiusto che si permetta ai ministri di fare certe sparate, mentre, per le stesse dichiarazioni, si persegue l’uomo della strada (una lettera al Corriere della Sera dal lettore Fabio Todini)

Anche alla luce di questi ultimi tuoni d’agosto, viene da chiedersi se il Pd serva.
Se – se – come più di un commentatore ipotizza una terza forza in caso di elezioni anticipate in tempi brevi, è probabile che i democristiani che oggi militano in quella formazione, trovino più naturale allearsi con l’Api di Rutelli o con l’Udc di Casini. E’ possibile che in questo caso, votando con il porcellum, i bersaniani verranno espunti dal Parlamento. Spiace per Bersani che pure nell’ultimo governo Prodi fu un buon ministro, ma questo è. Secondo me i bersaniani dovrebbero riflettere, possibilmente al chiuso e non occupando qualsiasi aiola con le feste dell’unità o come si chiamano oggi, sul perché sono arrivati a questo punto. Ad esempio potrebbero chiedersi come è stato possibile che un paese che ha avuto il partito comunista più grande del mondo ha la classe operaia e impiegatizia più povera e bistrattata dell’occidente, in questo modo condannando all’irrilevanza la più parte della popolazione che, negletta e umiliata, si vendica non votandoli. Può passare sotto silenzio che i bersaniani sono stati anche fisicamente assenti a Pomigliano? O può essere taciuto che durante la votazione in parlamento sulla manovra economica i bersaniani hanno deciso di andare in pullman – con un ritardo di oltre un anno – all’Aquila?
Se il Pd sparirà finirà una parte della nostra storia, ma è bene anche dirsi che oggi, così come è, questo partito è fonte di imbarazzo per chi lo ha votato. E’ insostenibile la pretesa di D’Alema di definirsi intelligente e continuamente fare ipotesi sbagliate come in Puglia, ingiustificabili le azioni di Veltroni che, nonostante i romani lo avessero eletto con il 70% dei voti, si è dimesso anzitempo consegnando la città ad Alemanno , inqualificabile candidare capolista in importanti città un paio di belle ragazze (solo perché belle e amiche), assurdo non avere sostenuto Bonino alla Regione Lazio (che comunque senza nessun aiuto da parte della coalizione a Roma ha stravinto). E ancora, da suicidio accodarsi alla campagna giornalistica di Repubblica sulle pupe del premier, azione che gli si è immediatamente ritorta contro con la vicenda Marrazzo, nota ai più da anni e venuta allo scoperto grazie al direttore di Chi (giornale di gossip della famiglia del premier) solo perché i sondaggi lo davano in odore di rielezione. La totale confusione – per meglio dire inconsistenza – sui temi bioetici e dei diritti civili, accompagnata ad una sudditanza affettata allo strapotere vaticano, del resto connaturata alla sua storia, fino alla apertura di credito di queste ultime ore nei confronti della Lega, completano il quadro.
Per crescere l’albero ha bisogno di essere potato, così i bersaniani dovrebbero studiare le loro radici, dissodare il terreno e provare a mettere a dimora nuove piantine.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it