Articoli marcati con tag ‘canone rai’

30/9/09 – Gabbie

mercoledì, 30 settembre 2009

E quindi affronto l’ultimo sipario/ho vissuto una vita piena/ho viaggiato su tutte le strade/ma più, molto più di questo/l’ho fatto a modo mio

Nei giorni scorsi un noto matematico ha deciso di restituire un premio assegnatogli qualche anno fa, perché non desiderava che il suo nome figurasse accanto al vincitore di quest’anno. Decisione legittima e che, sia ben chiaro, nessuno ha criticato. Ha però colpito, soprattutto la giuria molto politically correct, la motivazione: il collega vincitore non è stato conteso per il lavoro premiato, ma perché ritenuto un fondamentalista sionista islamofobo. Accuse probabili, essendo – sempre secondo l’accusa – il vincente un noto ex comunista, e si sa che spesso da un fideismo si passa ad un altro. In sintesi, per un motivo ideologico, o meglio per una diversa visione del mondo, ci si mette sotto i piedi l’iscrizione nel libro d’oro dei matematici. Sembrerebbe il solito caso di doppia morale: la libertà di pensiero va bene se coincide con le mie idee, no se non coincide con le mie.
Più o meno la stessa doppiezza per la questione Polanski. Nella sua bella biografia Roman pubblicata nell’84, il regista racconta l’incontro con la tredicenne, l’assoluta mancanza di inibizioni della ragazzina, le pressioni della madre per avere servizi fotografici, l’indifferenza di Anjelica Huston e di Jack Nicholson, il sostegno di Dino De Laurentis. Ma, tutto ciò, oltre la faticosa infanzia e il raccapricciante omicidio di sua moglie Sharon al nono mese di gravidanza, non toglie che il regista ha fatto sesso con una bambina infrangendo le regole della convivenza civile. Il suo genio, innegabile, non può, come sostengono le molte autorevoli firme di colleghi e influenti ministri dei governi francese e polacco, giustificarlo da un crimine. L’attore e deputato Luca Barbareschi che ha lavorato con Polanski in Amadeus (era uno splendido Salieri) di Paul Shaffer, lo difende perché, racconta, in certi ambienti succede di avere proposte di ragazzine disposte a tutto. Sicuramente è così, come il mondo della politica ci ha mostrato in questi ultimi mesi, ma invocare il lodo Polanski (felice espressione di Maria Laura Rodotà) è fare un torto a tutte le ragazzine del mondo.
Doppiezza estrema nei freschi difensori del canone rai. Con tutta evidenza la campagna di Libero e Il Giornale sulla fuga dall’iniqua tassa per non finanziare annozero è pretestuosa; all’azienda andrebbero chiusi i rubinetti per la sua intera programmazione, da miss Italia a la vita in diretta, passando da ballarò a porta a porta agli incredibili telegiornali, per la goffaggine dei programmi d’evasione e per la scarsa professionalità dei duemila giornalisti. Il deputato radicale eletto nel Pd Marco Beltrandi, ricorda come la rai stia trasgredendo a tutti gli obblighi del servizio pubblico, evadendo quanto stabilito dal contratto di dotare almeno il 60% del palinsesto degli strumenti indispensabili per i non vedenti e non udenti, la mancata attuazione del sistema qualitel, la scomparsa delle tribune politiche e degli spazi autogestiti. La rai non è mai stata pluralista ma lottizzata e sarebbe salutare, soprattutto per la cassa, svendere una azienda che non è in grado di stare sul mercato e che grava sui cittadini contribuenti (lavoratori dipendenti e pensionati, ca va sans dire). Stupisce che (quei) giornalisti che sabato manifesteranno per la libertà di stampa vogliano mostrare solidarietà per una azienda che non garantisce corretta informazione e che perpetra lo spreco anche attraverso esosi contratti a star del giornalismo a tesi, soubrette e presentatori perennemente in ginocchio!

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Canone RAI, perchè pagarlo quando l’emittente pubblica non rispetta il pluralismo dell’informazione ?

lunedì, 28 settembre 2009

La RAI (Radio e TV) è a tutti gli effetti anche l’emittente del Vaticano, sia come Stato che come Chiesa, ammollandoci annualmente migliaia di ore di trasmissioni dedicate sia alla religione cattolica (senza contraddittorio) che agli interessi mondani della Vaticano SpA. Nessuna informazione sull’esistenza di milioni di cittadini italiani atei, agnostici o comunque non credenti che pure hanno le loro Organizzazioni rappresentative mai chiamate ad esprimere un loro parere neanche quando esponenti religiosi di tutti i livelli, dal papa in giù, sparano le loro bordate contro chi esercita il suo diritto di non credere alle favole della Menzogna Globale. Ora un campagna di stampa sostenuta da il Giornale sta raccogliendo adesioni per sopprimere il canone RAI con il quale viene pagato anche Santoro, unico oppositore mediatico di Berlusconi in casa Rai, ma anche le CENTINAIA di giornalisti e dirigenti che devono la loro carriera alla lottizzazione che ora favorisce maggioritariamente proprio i sodali di DuceSilvio. Perchè noi atei non dovremmo aderire a questa iniziativa che, con l’abolizione del canone, ci libererebbe almeno dall’incubo e dall’incazzatura di essere i finanziatori obbligati della Propaganda Fide a favore del Vaticano ? Aggiungiamo che DuceSilvio, contro il quale in questo sito non avete mai trovato un solo elogio o sostegno, almeno un merito ce l’ha : quello di aver dimostrato che senza il canone e con tre reti si guadagnano miliardi e si campa benissimo. Costringiamo la RAI a campare anche lei della sola pubblicità, che del resto ci propina in quantità industriali pari a quella che ci affligge nelle reti berlusconiane, ma almeno i suoi servizi ai preti-padroni non saremo noi atei a pagarli.

Qui la fonte della notizia LEGGI

28/1/09 – Hai pagato il canone rai?

mercoledì, 28 gennaio 2009

“I titoli nobiliari non sono riconosciuti”. Così il primo paragrafo della XIV delle Disposizioni Transitorie e Finali della Costituzione della Repubblica italiana. Essa non è stata sottoposta a revisione. E allora, perché la conduttora di Ballando con le stelle, una del trio Lescano, pardon Carlucci, continua a omaggiare Emanuele Filiberto Savoia chiamandolo principe? Non sarebbe ora che i pensosi custodi della Magna Charta si svegliassero dal loro sonnolento torpore e, motu proprio, intervenissero senza aspettare un rituale (e spesso inutile) ricorso alla Corte Costituzionale?
Insieme sul due, programma della tarda mattinata della seconda rete invita in studio Giuliana Lojodice, brava attrice di teatro, compagna e collega, fino alla morte, di Aroldo Tieri, uomo che al cinema e al teatro ha dato moltissimo. E che quando morì non fu degnato di un benché minimo ricordo in tv. In tanti anni di attività la compagnia Tieri-Lojodice aveva ottenuto più che lusinghieri successi in Italia e in Europa. Logico aspettarsi, visto che in studio c’era Lojodice, documenti del loro repertorio. Ma gli sciattoni rai non si smentiscono, e sono apparse immagini del film Totò sceicco con Tieri e Totò, e neanche le più significative di quella pellicola. Un pessimo regalo alla Lojodice e agli utenti (paganti) del servizio pubblico. More solito.
Che la baracca-rai sia da chiudere è esigenza che si basa anche sul fatto che il baraccone continua a pagare lautamente vecchi arnesi come il Pippo nazionale. Che ha dato della cretina (ma lei aveva già lasciato lo studio)all’attrice Francesca Reggiani, rea di aver protestato perché la schermata nel gradimento verso il capo del governo spagnolo, il socialista Zapatero, era passata troppo in fretta. I commenti dissertavano (…) su quanto fossero amati i vari leaders europei. A noi un sospetto sul perché Zapatero sia passato in fretta ci è venuto…
Questo è successo domenica a Domenica in, ma Pippo il ferrovecchio davanti al tapiro di Striscia la notizia si è scusato. Inutile.

Giovanni Lubrano di Scorpaniello, per www.nogod.it

28/1/09 – Hai pagato il canone rai ?

mercoledì, 28 gennaio 2009

107 € e 50 centesimi è la cifra annua (scadenza 31 gennaio) che siamo obbligati a pagare per usufruire del servizio pubblico, quasi sicuramente il più scadente del mondo. Conosciamo bene i tg che disinformano, gli approfondimenti sulla cronacaccia nera e quelli a tesi, appaltati al giornalista dell’1 del 2 e del 3, i reality volgarissimi e costosi della pettuta Ventura e la fiction delle famiglie felici. Spadroneggia in questo lerciume la fiction religiosa.
“La televisione è atea perché la sua concezione non prevede l’esistenza di Dio, l’idea della creazione”. E’ una vera affermazione di Ettore Bernabei che con la Lux Vide ha invaso gli schermi (rai) di racconti biblici, vite di santi e di papi, storie varie, serial clericali.
Bernabei (nato a Firenze nel 1921) è stato direttore generale della rai dal 1961 al 1974. Andato in pensione con 800 milioni di liquidazione, ha mobilitato alcuni amici fidati per fondare Lux Vide e portare Dio sullo schermo. Gli episodi della Bibbia (33 episodi dal Genesi all’Apocalisse) sono il fiore all’occhiello della casa produttrice. Un progetto faraonico per il quale anche il grande regista Ingmar Bergman offrì il suo contributo. Ma Bernabei, dopo essersi confrontato con la Segreteria di Stato vaticana (allora il cardinale Benelli) lasciò cadere la proposta del regista svedese per timore che la sua cultura protestante e un certo riscontro con l’ateismo, potesse non rendere onore (nel senso garantire la lettura cattolica) al progetto. E poi i papi, l’ultimo Paolo VI, padre Pio, tutti i santi del calendario, e la tremenda fiction su Coco Chanel*, una donna che nel bene e nel male ha dominato il secolo e che la Lux ha reso un ridicolo santino. Alle critiche Bernabei ha risposto : “la stilista ha tolto tanti inutili orpelli dagli abiti, e si sa la semplicità avvicina a Dio”. Con tutta evidenza una sfrontatezza che, volendo, potrebbe applicare anche al caro Giulio C. Vallocchia curatore di questo sito, e volendo raffigurarlo mentre compie miracoli.
Il capolavoro della tv bernabeiana resta però don Matteo. Piccoli crimini consumati a Gubbio, una caserma di carabinieri da barzelletta, il maresciallo Cecchini (interpretato dall’ottimo Nino Frassica), un prete belloccio e accattivante che risolve i casi criminosi a colpi di buoni sentimenti, perdono, fede, famiglie felici. In un solo colpo si umiliano le istituzioni e si glorifica il crocefisso.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

*(dal sito www.liberelaiche.it)

tra la donna e il santino noi amiamo la donna

Diceva Jean Cocteau. “Chanel sta alla couture come Picasso sta alla pittura”. Seguendo il suo esempio le donne si sono tagliati i capelli, hanno gettato via i bustini strizzavita, accorciato le gonne, scelto i pantaloni e i maglioni, cominciato a prendere il sole al mare.
La Rai ha trasmesso un film in due puntate prodotto da Lux Vide (specializzata nella vita dei santi) dandoci una immagine di Chanel molto “per bene”, un quadretto oleografico a tratti molto noioso. Invece Coco è stata una donna trasversale, nell’amore, nella politica, nella professione.
Cresciuta in un orfanotrofio tenuto da suore, si gettò il suo triste passato alle spalle con la stessa rapidità con cui le donne si abbandonavano alla sua fantasia, buttando alle ortiche le vetustà di una femminilità che la guerra stava mettendo in discussione.
Finanziò e amò Picasso, Cocteau, Stravinsky… Fu amica di Luchino Visconti . Fu amante di un ufficiale nazista e per questo venne accusata di collaborazionismo. Era di Chanel il tailleur rosa di Jacqueline Kennedy il giorno dell’attentato di Dallas. E Chanel n.5 il profumo con cui andava a letto Marylin.
Purtroppo Lux Vide invece di mostrarci una donna che ha posseduto un secolo, ha preferito farne un patetico santino.
Angela Segrè

L’ottopermile è un furto, ma il canone RAI non è da meno.

venerdì, 23 gennaio 2009

23/01/09 – Per motivi partitici è stata sciolta la Commissione di Vigilanza sulla Rai, stabilendo un pericoloso precedente. Da oggi ogni presidente di commissione, ogni singolo parlamentare, se va in conflitto con il suo gruppo corre il rischio di essere rimosso per via regolamentare. E’ caduta l’ultima barriera di un sistema che prevede nella Costituzione la libertà del parlamentare di agire senza vincolo di mandato, ma che in realtà elegge e tratta i parlamentari come dipendenti di una azienda (pagati con soldi pubblici).

Tiziana Ficacci, per www.nogod.it

23/1/09 – A chi la baracca? A noi! A chi le fetenzie? A voi!

Anni fa le entrate della baracca-rai ammontavano a 5mila miliardi di lire per anno: 2.500 estorti ai cittadini contribuenti con la tassa denominata canone, il balzello forse più odiato dagli italiani. Gli altri 2.500 figuranti come introiti pubblicitari raccolti e veicolati dalla controllata baracca Sipra. Oggi quelle cifre dovrebbero attestarsi sui 6mila miliardi di lire, con i continui aumenti della tassa che ogni governo prima smentisce, poi conferma infilando le rapaci mani nel portafoglio (già vuoto di per sé) degli sfortunati teleutenti. Qualche illuso pensava che il problema fosse l’innocuo Villari? O parimenti, il gonzo, supponeva che veramente stesse a cuore ai presidenti di Camera e Senato, che, la inutile e costosa Commissione di vigilanza sulle teletrasmissioni fosse messa in grado di funzionare? Ma quando mai! A questi emeriti esponenti della casta interessa solo quel gran mucchio di quattrini e i favori che da essi discendono: assunzioni, nomine, piatto ricco mi ci ficco. La madre di tutte le battaglie (non la giustizia, non il federalismo, non i diritti civili, non la politica internazionale…) e di tutte le tangenti.

Ultima perla: i commissari pdl e pd si sono dimessi. Tale rinuncia ha permesso a Fini e Schifani di revocare la Commissione. Che sarà prontamente rinominata con gli stessi commissari di cui prima, ad eccezione del massacrato Villari. Come diceva mio padre: di questo legno sono fatti i strummoli.

Giovanni Lubrano di Scorpaniello, per www.nogod.it

21/1/09 – Chiudere la rai

mercoledì, 21 gennaio 2009

Prima c’è stato il concerto con Springsteen www.npr.org/music/ gli U2 www.goyb.u2.com ,Stevie Wonder, Laura Linney… Garth Brooks ha ballato con ragazzi vestiti con maglie blu e rosse a simboleggiare la fine della contrapposizione tra democratici (blu) e repubblicani (rossi). Poi Obama ha giurato sulla bibbia di Lincoln, emozionato… ma queste cose le hanno potute vedere solo quelli che hanno il digitale o una parabola. Sulla tv generalista solo stralci molestati dal chiacchiericcio stupido del giornalista di turno. Un po’ meglio la7…
Il futuro di un paese passa anche dalla televisione, il servizio pubblico, che è pagato pesantemente dai cittadini, non ha dato la possibilità di ascoltare Beyoncé, ammirare i guanti verdi di Michelle, la cappa azzurra della splendente Segretario di Stato, il discorso di Obama…
L’audacia della speranza ci appartiene, vogliamo una informazione de-raizzata.

Tiziana Ficacci

Perché la baracca partito-rai va chiusa – di Giovanni Lubrano

Tutti a prendersela con il conduttore di Annozero per il modo in cui ha diretto la trasmissione di giovedì 15 gennaio e per l’uscita tempestosa da quell’arena di Annunziata, indignata per il senso unico impresso alla discussione. E tutti gli autorevoli colleghi, anche della parte politica del giornalista, lo hanno rampognato. Ma il punto non è l’ex europarlamentare pci-pds-ds, ma di chi ce lo ha messo nel teleschermo e continua a tenerlo in quel posto. E qui arriviamo alo snodo essenziale: la baracca partito-rai assolve ancora alla fondamentale, e unica, funzione di servizio pubblico visto che i cittadini-contribuenti continuano a pagare l’iniquo balzello del canone? Oppure, abiurando da tempo immemore a tale fondamentale compito, è diventato lo specchio esclusivo di qualche politico, di telegiornali che sarebbero fatti meglio da giornalisti di free press, in una parola di nani e ballerini. A cosa serve, e quanto costa, Porta a Porta? Per vedere per 23 volte quasi di seguito l’ex capo del defunto prc Bertinotti? Per ammannire ai telespettatori il delitto di Cogne? A che serve, e quanto costa, l’inutile, ahimè imminente, passerella del festival di Sanremo. Potremmo continuare all’infinito, ma ci fermiamo qui.

E veniamo ai sedicenti “organi di controllo”. Intanto, se a suo tempo il Parlamento decise l’istituzione di una Commissione bicamerale (40 membri, 20 deputati e 20 senatori), voleva dire che la baracca era, già allora, fuori controllo. Poi , era l’epoca del compromissorio compromesso storico, i compromessi stabilirono che tale organo diventasse di garanzia e venisse appaltato alla opposizione del momento: cioè i deputati della maggioranza pro-tempore votavano per un candidato della minoranza. Ciò in barba alla Costituzione ove non sta scritto da nessuna parte che sia prevista l’assegnazione di una Commissione al partito o ai partiti che rappresentano gli sconfitti. Si tratta dell’ennesimo vulnus alla “Magna Charta”. E, per ironia della sorte, la Costituzione italiana è considerata “rigida” mentre in realtà sembra essere piuttosto “molliccia”. In questo, come in altri, purtroppo moltissimi, casi. E che cosa controllava? Nulla, faceva il passa-candidati per l’elezione del cda e del presidente della baracca e, così facendo, legittimava la nascita del partito-baracca. Cominciava così il grande mercato (che per rispetto degli animali osannati dal Carducci non menzioneremo) che divise la baracca per feudi politici nella santissima trinità: prima rete alla dc, seconda al psi, terza al pci. Qualcuno sollevò il problema che, prima della spartizione, fosse più urgente individuare i criteri di una vera riforma del servizio pubblico, garantendo buone tematiche, oculatezza e risparmio di gestione, scelta delle migliori professionalità esistenti nel mercato interno ed esterno della baracca? Manco per sogno, la lottizzazione (vocabolo reinventato dal probo repubblicano Alberto Ronchey) appagò e aumentò gli appetiti stravolgendo e annullando quel tanto – o poco – che la baracca aveva saputo inventarsi, dall’Eiar in poi. Si, qualche buon professionista, qualche ottimo giornalista armato di passione per il mestiere e per l’azienda ci fu. E ci furono anche rubriche di eccellenza. Ma quei pochi e isolati tentativi furono sommersi nel mare del qualunquismo politico e di spettacolo che più becero non si può. La progressiva degenerazione portò agli aumenti annuali dell’iniquo balzello e , paradossalmente, indusse i dirigenti della baracca, sostenuti ciascuno da ben individuate camarille parlamentari di partito, non a migliorare la qualità del prodotto, avvalendosi delle buone risorse umane che pure esistevanoall’interno del baroccume. Capisco il grido di dolore dell’attore Tono Servillo che domenica 18 gennaio nella rubrica in mezz’ora di Annunziata, ha lamentato l’inesistenza di qualunque spunto di cultura nei programmi di baraccopoli. Quello che tra l’altro è assolutamente insopportabile è che si siano installate alcune satrapie, appaltate all’esterno, ove si permette al conducator di fare quello che gli pare, spendendo e spandendo quanto vuole perché tanto paga mamma comanda, ossia i gonzi che siamo noi costretti a versare l’iniquo balzello. Ho sentito che, a proposito dell’ultimo Annozero, qualcuno lamentandosi della telefonata del presidente della Camera al capobaracca, ha sostenuto che ciò è potuto avvenire perché in questo momento non esiste la Commissione di vigilanza. Perché, se ci fosse stata, cosa sarebbe cambiato?

P.Q.M.
sorge imperiosa la richiesta di chiudere la baracca. Pur capendo di essere in netta controtendenza rispetto al Palazzo che invece, maggioranza e opposizione è ahimè concorde nel continuare a mantenerla in pedi, occorre perseverare in tale posizione.

E torni a Toni Servillo che ricordava i tempi di Paolo Grassi presidente della rai: Chi era costui? Un socialista milanese pre-Craxi, grande e autorevole manager di teatro, il primo e unico che permise agli italiani contribuenti di vedere in tv una grande prima de la Scala. Poi venne Enrico Manca e tutto finì a tarallucci e vino. E non si può fare a meno di considerare perlomeno come ingombrante la presenza vaticana in ogni tg nazionale e regionale. Francamente eccessivo che in tutte le trasmissioni ci sia un prete o sedicente tale. A proposito, la baracca tiene in piedi il carrozzone varato per il giubileo del 2000. Tiene in piedi significa soldi – e molti – per giornalisti, programmisti, registi, segretari, autisti… Fino a quando, onorevole ministro Paolo Romani?

Giovanni Lubrano di Scorpaniello , per www.nogod.it