Articoli marcati con tag ‘burqa’

5/8/11 – Razza padrona

giovedì, 4 agosto 2011

Questo è il complicato apparato giuridico, pronto a funzionare con efficacia pratica anche se non confessato nella Costituzione, nel quale si trova immessa una repubblica democratica governata da un partito di cattolici, qual è oggi l’Italia: i suoi governanti dovrebbero essere soltanto espressione e strumento della sovranità popolare interna, ma in realtà, come appartenenti al più vasto ordinamento internazionale dei fedeli, possono essere regolati da quella suprema autorità esterna i cui ordini non ammettono discussioni. …Si ha così il singolarissimo fenomeno di una repubblica democratica i cui governanti sono, spiritualmente ma non per questo meno rigorosamente, alle dipendenze di una monarchia assoluta: di un sovrano assoluto che ha il potere di dettare legge, attraverso questa compenetrazione dei due ordinamenti, a uno Stato che formalmente si regge a repubblica (Piero Calamandrei, Repubblica pontificia, Il Ponte, giugno 1950)
Dopo tutto nella stessa forma cavouriana “libera Chiesa in libero Stato”, la “libertà” della Chiesa sembra essere uguale alla “libertà” dello Stato, ma è in realtà assai privilegiata in confronto. Per lo Stato , infatti, essere “libero”, significa essere “liberale”, cioè rispettoso della libertà di tutti i cittadini, e quindi anche dei cattolici e delle loro organizzazioni; mentre per la Chiesa essere “libera” significa essere franca da controlli, e quindi anche dall’obbligo di essere “liberale” nel suo interno (Guido Calogero, Introduzione a La Conciliazione, Parenti, 1957)

Finalmente gli italiani possono tirare un sospiro di sollievo per la chiusura agostana del parlamento. Un mese e più di tregua da leggi personali, da deliberazioni agghiaccianti che toccano i nostri cuori come quella sul biotestamento, da provvedimenti che infangano la nostra integrità di cittadini come la bocciatura sulle norme che escludono l’aggravante nei reati per omofobia, da norme sul lavoro che fanno strame della emancipazione dei lavoratori nell’ultimo secolo, etc. etc.
Per chiudere in bellezza, come usa dire, gli scriteriati membri della commissione Affari costituzionali hanno dato il via libera per la eventuale trasformazione in legge, di un provvedimento che proibisce l’uso di burqa e niqab* nei luoghi pubblici ma con l’eccezione di alcuni casi particolari (!). Previsto il carcere e niente cittadinanza per chi costringe le donne a indossare il velo, introducendo così un nuovo reato. In Italia, come è noto, esiste una legge che vieta di coprirsi il volto in pubblico per ragioni di sicurezza, ed è la 152 del 1975. Per mostrare che esistono, i volenterosi membri della Commissione hanno modificato l’art. 1 del testo esistente, aggiungendo a “celare il volto”, le parole “anche con indumenti etnici e culturali come il niqab e il burqa”. I superficialissimi membri della Commissione ritengono che queste cinque parole siano un passo avanti verso l’integrazione, un gesto di libertà nei confronti delle donne. Le persone più imbarazzanti della politica italiana come Santanchè, ne rivendicano la primogenitura. Tra le mille e più cose che l’opposizione poteva dire, si è limitata ad un generico il burqa non lo indossa nessuno, il che francamente è una cosa stupidissima da dire anche se, per il momento, vera. Speriamo ma non contiamo che siano più preparati quando il provvedimento arriverà in aula forse ad ottobre. Ad esempio, perché non accelerare la pratica della cittadinanza che potrebbe essere l’unico baluardo per proteggere le donne da retaggi di culture diverse dalla nostra?** E siamo certi che il Parlamento non abbia niente di importante da fare sulla dignità delle donne anche italiane? Evocare l’islam invece è più facile e può portare qualche voto sollecitando la pancia degli islamofobi, intrisi a tal punto dal germe del cattolicesimo di ritenersi superiori a tutto e tutti. Chi è sicuro della propria identità e integrità non teme certo una religione, ma piuttosto la teocrazia e il non rispetto delle leggi uguali per tutti. (E, giova ripeterlo, non è previsto che in Italia si possa circolare col volto coperto)
Ha un po’ sorpreso la sorpresa di molti media, che i parlamentari vorrebbero le ferie anche per fare il pellegrinaggio (che va avanti dal 2004) in terrasanta (e almeno per non offendere la geografia sarebbe opportuno dire che i parlamentari si recano in Israele e nelle zone amministrate dall’Autorità palestinese per visitare i luoghi della tradizione religiosa cristiana snobbando quelli dell’ebraismo e dell’islam che sono anche di più e non meno suggestivi), mentre nella Commissione Affari costituzionali hanno legiferato in ottemperanza alla religione per loro di riferimento, ponendo mano ad una legge di buon senso e utile per la sicurezza di tutti come quella del 1975. I riferimenti al Belgio e alla Francia sono totalmente fuori sincrono, considerato che in quei paesi sono proibiti i simboli che ostentano una religione, pur avendo il Belgio una maggioranza cattolica. La minoranza laica italiana, ahimè sempre più lasca, non ha niente da dire che la Commissione Affari costituzionali ha legiferato in modo religiosamente corretto? (che qui vuol dire sottostare al cattolicesimo).

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

*Il burqa, particolarmente usato in Afghanistan, copre completamente il corpo femminile dalla testa ai piedi, incluso il volto, con una griglia di tessuto all’altezza degli occhi. Il niqab è un tipo di velo integrale molto utilizzato nei Paesi del Golfo. Esiste in diversi stili e lunghezze, copre il capo e il volto ma non gli occhi.
** Tra l’altro acquisizioni recenti per l’Italia. Nel 1963 viene abolita l’esclusione delle donne dal lavoro negli uffici pubblici; nel 1996 cancellato il reato di adulterio che puniva le donne con due anni di carcere; nel 1975 viene approvato il nuovo diritto di famiglia che stabilisce la parità tra marito e moglie, abrogando la patria potestà e la potestà maritale; nel 1981 è abolito il delitto d’onore che puniva con la carcerazione da tre a sette anni il marito “offeso”; nel 1996 viene riconosciuta la violenza sessuale come reato contro la persona e non più contro la morale.

Il velo della discordia.

venerdì, 22 ottobre 2010

Su questo sito è stato più volte affrontato, soprattutto da parte di Tiziana Ficacci , il problema dell’uso del velo islamico nelle sue diverse varianti : niqab e burqa (mascheramento totale del corpo) e hijab (velatura di capelli, orecchie e gola, ma visibilità della faccia). Pochi giorni fa si è svolto un importante convegno a Milano (Burqa? Tra libertà individuale e sicurezza sociale) in cui sono intervenuti alcune esponenti della comunità islamica e noti intellettuuali laici. Un accurato resoconto di quel convegno ci è stato cortesemente inviato da Antonietta Dessolis che ringraziamo. Da segnalare le opinioni espresse da due signore islamiche favorevoli al diveto del burqa e il parere cerchiobottista di Sergio Romano che successivamente, a una domanda sul concetto di laicità, ci ha meravigliato con una aggettivazione fino ad ora sconosciuta : la laicità “liberale”. E così dopo quella “sana” inventata dal Ratzinger e fatta propria dai sui sudditi vaticaliani, quella “positiva” sparata da Sarkozy scopriamo la lacità “liberale” che secobdo Romano sarebbe di ispirazione inglese. Pur di annacquare il concetto di laicità non mancheranno in futuro altre più fantasiose definizione, magari anche quella di laicità “religiosa”.

Da Antonietta Dessolis

Il giorno 20 ottobre all’università di  Milano  sono stata alla conferenza-dibattito del CIPMO, “Burqa? Tra libertà individuale e sicurezza sociale”.

A presiedere Janiki Cingoli, direttore del CIPMO, e Silvio Ferrari, docente di diritto canonico all’Università di Milano e moderatore: questi, prima di presentare i relatori, ha espresso la sua opinione affermando di avere diverse perplessità sia sull’utilità che sulla necessità  di vietare l’uso del burqa o del niqab.

Sara Silvestri, docente di Religione e Politica internazionale in Inghilterra, dopo aver fatto una serie di riflessioni sociologiche sulla situazione delle comunità islamiche in Europa, ha  espresso la sua contrarietà ai  divieti che alcuni paesi hanno già introdotto e alla prospettiva di adottarli in altri.

Gli interventi più interessanti e brillanti sono stati quelli di due donne musulmane, una marocchina, Dounia Ettaib, presidente dell’associazione DARI-Donne Arabe in Italia e Maryan Ismail, una dottoressa etiope, entrambe molto chiare e decise sulla necessità di vietare qualsiasi velo integrale, in Italia integrando la legge 152/75 che, pur  vietando di girare a viso coperto, lascia spazio a una certa discrezionalità nell’applicarla nei confronti del niqab perché vien fatto rientrare tra i “giustificati motivi” alla sua deroga; come da proposta della parlamentare Souad Sbai, un articolo integrativo ha come obiettivo di togliere tale ambiguità; entrambe impegnate nella difesa delle donne immigrate, nella lotta contro le mutilazioni genitali, nel favorire il processo di emancipazione e secolarizzazione e, guarda caso, entrambe senza nessun velo.

Altre due donne, velate, una italiana autoctona, Patrizia Dal Monte, vicepresidente UCOII, un’altra figlia di genitori marocchini ma nata qui, Sumaya Qader, del comitato esecutivo del  European forum of muslim women, hanno fatto degli interventi farraginosi e prolissi: della serie “benaltrismo” (ci sono altri problemi ben più importanti, lavoro, crisi etc), non sono un problema per la sicurezza, poche lo portano, i diritti umani, la Costituzione, la “libertà di scelta”, l’islamofobia, la discriminazione e altre amenità richiamate a sproposito; bontà loro, non incoraggiano l’uso del niqab, ma si sono pronunciate contro il divieto.

L’intervento per me più deludente però è stato quello di Sergio Romano, che ha espresso l’opinione non molto diversa dalla maggioranza dei relatori, con in più l’invito paternalistico a scoraggiare l’uso del niqab perché “son tempi brutti, è meglio non alimentare l’islamofobia che sta prendendo piede…”. Avendo letto il suo libro “Libera Chiesa, in libero Stato?”, mi sembrava che in filigrana lo percorresse un’idea liberale di laicità, perciò mi ha sorpreso che la sua posizione se ne allontanasse e che questa parola non l’abbia nemmeno nominata, come d’altronde è stata tabù in quasi tutte le relazioni.

Ci sono stati diversi interventi dal pubblico, alcuni pertinenti altri meno, in particolare mi ha colpito quello di un musulmano che affermava perentoriamente che nel corano è prescritto il velo e che chi non lo usa non è una buona musulmana (sintetizzo e semplifico naturalmente): chiamate in causa e indignate, a lui hanno risposto le due donne senza velo, ribattendo e argomentando come non sia affatto vero che ci sia alcun obbligo,  e tanto meno che la bontà di una buona religiosa dipenda da un segno così esteriore.

Io sono intervenuta sulla questione laicità, esprimendo la mia sorpresa sul fatto che l’oggetto dell’incontro non sia stato affrontato anche sotto questa variabile e chiedendo a Sergio Romano come la pensasse a riguardo.  Nella risposta ha esordito dicendo che ci sono tante laicità, fra le quali una liberale (esempio quella inglese) e una democratica (esempio quella francese).

Capirete il mio stupore a sentire che liberalismo e democrazia (o almeno gli aggettivi correlati) fossero messi in antitesi, quando oggi ormai si parla di liberal-democrazia. Certo è vero che in Inghilterra, il cui modello di  “laicità” il nostro lasciava intendere di condividere, le ultime cronache ci hanno abituato a sentire prese di posizione, a mio avviso pericolose per la stesse storiche conquiste laiche, nella direzione di indulgere un po’ troppo al comunitarismo islamico, accettando l’applicazione di alcune norme della sharia nel proprio territorio. E’ vero altresì che in Francia la laicità è intesa in altro modo, a partire dalla legge del 1905 fino alle norme che vietano il velo nella scuola superiore e quello integrale in tutti i luoghi pubblici, ma ancora non avevo sentito un’aggettivazione nello stile di Romano; conoscevo la papalina “sana laicità” , la “positiva laicità” di Sarkozy in visita al Vaticano, la “laicità che non vuol dire laicismo”, il “conflitto tra laici e credenti”  e tante curiose aggettivazioni che, di fatto, servono a svuotarla di senso e smentiscono la caratteristica principale e, guarda caso di provenienza liberale, che consiste nel considerare la religione un legittimo e libero fatto privato (separazione tra chiesa e stato), che le nega un ruolo pubblico (che non significa pubblica espressione); altri concetti sono conseguenti a questo assunto principale: possibilmente l’estraneità dello Stato al suo finanziamento, ancor più  la negazione di privilegi a una religione in particolare, la pari dignità e pari opportunità di espressione  a tutte le visioni del mondo, comprese quelle della non credenza, la libertà di culto e naturalmente il rifiuto di discriminazione alcuna, purché a sua volta rispetti le altre e accetti i principi  democratici.

Certo che se Carlo Rosselli, o Gaetano Salvemini o Ernesto Rossi,  avessero sentito Sergio Romano si sarebbero rivoltati nella tomba: ma già, forse loro non erano né democratici né liberali, chissà cos’erano, forse solo anticlericali? Si sa che oggi è una parolaccia e offende qualcuno, lassù in alto.

Antonietta Dessolis

13/10/10 – Guerra di classe

mercoledì, 13 ottobre 2010

Dove c’è vita c’è compromesso. L’opposto del compromesso non è l’integrità bensì il fanatismo e la morte (Amos Oz)
… le donne potrebbero essere le uniche
che incontrando una donna infagottata, avrebbero la capacità di chiedere se è possibile che ai loro occhi siamo così impure da non potere scambiarci un sorriso. Domandare se usano gli strumenti della libertà democratica, che tanto ci è costata, per abolire la libertà, loro e nostra
(Vedi  http://www.nessundio.net/blog/2010/09/20/4438/)
Non è l’essere arrabbiati che conta,
è l’essere arrabbiati per cose giuste (Philip Roth. Indignazione, Einaudi)

L’immigrazione porta con sé stili di vita, spesso conditi da arretratezze religiose, che cozzano con la nostra quotidianità. Della complicatezza si giovano i movimenti xenofobi e razzisti che ormai fanno man bassa di voti in Italia, Ungheria, Olanda, Svezia, Austria… Seppellito il multiculturalismo, la strada da percorrere sarebbe l’integrazione, e c’è chi si ispira al modello Gert Wilders di una assimilazione forzata che porti tutti ad adeguarsi alla cultura dominante considerando gli stranieri, soprattutto quelli islamici, potenziali nemici. Più o meno è quello che propone la Lega che contrappone il crocefisso all’islam. La differenza fra Wilders – che oggi da un appoggio esterno al governo democristiano-liberale olandese – e la Lega nostrana, è che l’Olanda è un paese non teocratico. Per cui il segretario del Pvv, seppure in modo illiberale, rivendica Amsterdam come capitale dell’omosessualità (per esempio) e la Lega rivendica il crocefisso inchiodato sui muri e la salsiccia di maiale pucciata nel cappuccino in chiave antislamica. La crisi economica favorisce questi movimenti che confermano che separare l’emotività dalla razionalità è complicato. E purtroppo gli elettori non possono avvalersi di uno psichiatra che li aiuti a districarsi tra parte bassa e alta del corpo mentre votano.
Quanto all’eccesso di malevolenza nei confronti degli immigrati islamici è bene tenere a mente un paio di cose: alle nostre latitudini la situazione delle donne è certamente migliore che negli Stati islamici, ma certo non per quello che è scritto nei rispettivi libri sacri, ma perché siamo ad un diverso livello di sviluppo*. Viene bene questo esempio: in Turchia una direttora di un settimanale è stata licenziata perché, in occasione del bicentenario della nascita di Darwin, ha messo la foto del naturalista in copertina. Ma anche in Occidente (non solo in Italia) autorevoli politici e intellettuali vorrebbero far passare il disegno intelligente unito all’evoluzione come teoria scientifica. Credo che dovremmo tendere all’emancipazione degli immigrati, soprattutto di quelli che ancora non riescono a districarsi dalla superstizione religiosa, mentre sembra che ci stiamo spensieratamente avviando a un generale arretramento delle nostre società.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

* Si dice: orrori come questo sono sempre successi. E’ vero: le pareti di casa hanno sempre coperto stupri, incesti e botte. Ma è vero solo a metà, dunque è falso. Perché la sproporzione fra l’arcaismo degli uomini e la modernità delle ragazze è una novità enorme. Nelle figure della adolescente Sarah e di suo zio si è incarnata atrocemente. Uno dei due era mostruosamente fuori posto, e dunque ha violato e tolto al mondo quella per la quale la vita era una promessa… Chi si accontenta di osservare che “è sempre successo” dovrebbe tirarne le conseguenze. Che proprio questo resti uguale in un mondo così cambiato, bisognerà pur spiegarlo. (Piccola Posta di Adriano Sofri)

20/9/10 – Soffiare sul fuoco

lunedì, 20 settembre 2010

Abdel Muti al-Bayyumi, influente membro del consiglio dei religiosi della moschea al-Azhar del Cairo, si è detto più che favorevole alla nuova legge che vieta il burqa nei luoghi pubblici e che entrerà in vigore in Francia nell’aprile del 2011. L’imam egiziano dice “il burqa non ha basi religiose, non c’è un riferimento nel corano e nella sunna. E del resto il divieto è in vigore nell’università di ricerche islamiche di al-Azhar”. Oltre ad aver scritto un libro sull’argomento, l’imam si è rivolto ai fratelli di Francia e d’Europa affinché desistano dall’utilizzo (france24.com) .

Per vietare il burqa basterebbe aggiungere una parola alla legge 152/1975, quella che vieta di girare col passamontagna. Un supermercatino di via Cavour dove vado spesso, dopo un furto operato da un motociclista col casco integrale, ha fatto una vetrofania con la legge e nessuno si scandalizza. Il buon senso dice che non è possibile che una donna indossi una galera ambulante, ma il gusto della politica, o meglio dell’appartenenza partitica, fa dividere anche su questo. Per cui si finisce col decidere che è ben altro che serve e si giustifica l’islam più involuto. Proibire il burqa è una mossa contro il fondamentalismo che serve a rafforzare i moderati e isolare gli estremisti. Potrebbe avere anche controindicazioni. Ad esempio, le donne smetteranno il burqa o smetteranno di andare in pubblico? E la scelta, la faranno i mariti e i padri? Le decisioni politiche non sono né semplici né indolori, ma non aiuta la supponenza del “politicamente corretto”, l’altra faccia del paternalismo. Stupisce che la sinistra abbia lasciato completamente in mano alla destra ai populisti agli xenofobi ai razzisti, la lotta contro l’islamizzazione delle nostre città, lasciando la mano libera ai loschi figuri che rappresentano questi movimenti di vietare la costruzione di luoghi per la preghiera, così come previsto dalla nostra Costituzione, o di organizzare ridicole manifestazioni innalzando salsicce e prosciutti, carni che non mangiano i musulmani – ma anche gli ebrei che pure non si terrorizzano alla vista dell’innocente porco – e il cui uso aumenta il rischio cardiovascolare tanto per dire come sono intelligenti i manifestanti. E ferisce che le donne italiane, che pure hanno lottato duramente per ottenere uno straccetto di parità, siano piuttosto insensibili alla sopraffazione che mole musulmane subiscono, così come è stato plasticamente evidente durante le manifestazioni per Sakineh Mohammadi Ashtiani. Eppure le donne potrebbero essere le uniche che incontrando una donna infagottata, magari fuori una scuola come è successo a Sonnino, avrebbero la capacità di chiedere se è possibile che ai loro occhi siamo così impure da non potere scambiarci un sorriso. Domandare se usano gli strumenti della libertà democratica, che tanto ci è costata, per abolire la libertà, loro e nostra.
Nel frattempo il centrodestra leghista (che ormai il Bossi tratta il Berlusca come la trota) della rai, ha dato il via alla produzione del film di Renzo Martinelli (Porzus, Il mercante di pietre, Barbarossa) su Marco d’Aviano dal titolo 11 settembre. E’ la ricostruzione della grande battaglia combattuta nella Vienna assediata dai turchi l’11 e 12 settembre 1683. La Lega santa, compattata dal frate cappuccino Marco d’Aviano, vinse le truppe dell’impero ottomano guidate dal pascià Kara Mustafà e pronte ad invadere l’Europa. Un fatto storico che, secondo la sinossi presentata dal regista, avrà una lettura marcatamente antislamica.
Il turco sconfitto in battaglia venne decapitato e la testa mozzata esposta a Costantinopoli. Marco d’Aviano morì il 14 agosto 1699 nel convento dei cappuccini di Vienna stringendo tra le mani il crocefisso che sedici anni prima aveva alzato verso il cielo sull’altura di Kahlenberg. Come si vede l’origine del male è sempre lì, nel conflitto di religioni.
Le Crociate di Ridley Scott, che Martinelli ha definito una marchetta, prendeva in esame le due parti, cioè musulmani e cristiani, senza esaltare le posizioni di nessuno. In genere i marchettari sono quelli che si vendono ad una parte. Perché poi il problema, almeno in Italia, è sempre quello: provare a picconare con la croce per dimenticarsi di amministratori incapaci e crisi economica.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Su questa stessa pagina vedi anche

23/8/10 – Il nervo scoperto
6/9/10 – Shuqran ya rais
13/9/10 – Fuoco e fiamme

29/1/10 – Burqa

venerdì, 29 gennaio 2010

Uno straniero mi segnala di aver veduto il 15 aprile a Massaua un sottufficiale della regia marina giocare amichevolmente a carte con un indigeno. Deploro nella maniera più grave queste dimestichezze e ordino siano evitate (dispaccio del 5 maggio 1936 di B. Mussolini a R. Graziani)
Meno extracomunitari, meno forze che vanno a ingrossare la criminalità (S. Berlusconi, CdM del 28 gennaio 2010)

Qualche giorno prima delle elezioni europee Nicolas Sarkozy dichiarò che il burqa “non sarà mai il benvenuto sul territorio della Repubblica francese”. Poi, la maggioranza presidenziale avviò un dibattito sull’identità nazionale che ben presto scappò di mano ai suoi patrocinatori per lasciare spazio, dietro l’anonimato garantito da internet, a quanti mescolavano immigrazione-islam-terrorismo ecc.. Dibattito riequilibrato dal presidente direttamente dalle colonne di Le Monde che ha ribadito che “la religione islamica deve essere messa allo stesso livello d’uguaglianza con tutte le altre religioni”. Come ulteriore gesto per rassicurare gli islamici francesi ingiustamente impallinati da gratuiti insulti nel corso del dibattito dai toni padani, Sarkozy , recandosi al cimitero militare di Notre Dame de Lorette, ha reso omaggio a “tutti i militari morti per la Francia qualunque sia la loro origine e fede”. L’innesco alla questione divieto di burqa (che nella nazione riguarda circa 2000 donne) è stata avviata da un minisindaco (comunista) della cintura parigina che si è rifiutato di celebrare un matrimonio dove la donna della coppia era nascosta da un drappo pesante. La sua protesta è stata raccolta prontamente dalla ministro delle Politiche per le periferie Fadela Amara, che ha richiesto la messa al bando del costume. Per il momento è stato accolto il divieto nei soli servizi pubblici e le donne integralmente velate non potranno più avvalersi dei servizi erogati dallo Stato. Una interdizione totale del burqa su tutto il territorio potrebbe incorrere in un pronunciamento contrario del Consiglio costituzionale o addirittura in una condanna della Corte europea dei diritti della persona.
Secondo gli esegeti della dottrina/legge islamica, il volto coperto non è richiesto dal corano (così come le mutilazioni genitali femminili) ma è piuttosto una tradizione appartenente ad alcune aree geografiche. La commissione Stasi, che ha deciso saggiamente che i simboli religiosi e identitari non possono essere esibiti in pubblico, troverà il modo di limitare questo indumento che umilia le donne. Argomenti complessi che spaventano quando vengono affrontati nel nostro inutilmente amato Paese. Quando parla la Lega per reazione anche a me viene voglia di intabarrarmi! La ministro per le Pari Opportunità Mara Carfagna propone il divieto, precisando che il burqa è pericoloso per la sicurezza stando ben attenta, come le volenterose deputatesse Pd, a non parlare di simbolo religioso, sia mai che venga messo in discussione il mascheramento di suore e/o preti. Come al solito gran dibattiti pecorecci in tv, dove la questione si rimpalla tra Santanchè, che scappuccia le donne per strada con le sue manine, e l’imam de’ quartiere, in genere un furbastro che invece di vendere gli ombrelli fuori la metro si è improvvisato leader spirituale. Fuori dal dibattito i musulmani laici – e comunque non fondamentalisti come il bravo Abdallah Redouane responsabile del centro culturale della Grande Moschea di Roma invitato solo una volta a Porta a Porta – tagliati fuori perché i nostri politici preferiscono parlare con le marginalità religiose che ritengono siano vicine e in grado di gestire i rapporti con i fondamentalisti potenziali terroristi. Del resto uno dei primi atti del ministro degli Interni Maroni , è stato quello di annullare la Consulta islamica, formata da diverse realtà anche molto moderate, istituita dal suo predecessore Pisanu e confermata da Amato. Nessun passo indietro viene chiesto alla Chiesa cattolica, anzi, la partitocrazia tutta tiene bordone con la questione crocefisso, un simbolo che, con palese evidenza, è obsoleto in una società che, solo la politica non vede, è fortemente mutata.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Vedi 9/11/09 http://www.nessundio.net/blog/2009/11/09/2931/

Verso la proibizione del velo integrale ?

mercoledì, 7 ottobre 2009

Non succede in Italia ma in Egitto, dove la più importante personalità del mondo religioso sunnita afferma che il “niqàb”, la velatura integrale che lascia scoperti solo gli occhi, non deriva dai precetti coranici ma solo da antiche tradizioni tribali. Non è escluso che il “laico” Egitto arrivi a proibire l’uso di quella velatura mentre in Italia circolano liberamente donne in “niqab” e addirittura in “burqa”, quel mostruoso infagottamento che non lascia intravvedere nemmeno gli occhi. (Testimonianza personale di chi scrive che ha visto recentemente una signora (o quel che era) coperta dal burqa proprio nella centralissima Piazza Vittorio di Roma).

Da Corsera
LEGGI

Sarkozy contro il burqa.

martedì, 23 giugno 2009

In controtendenza rispetto al pavido atteggiamento di alcuni paesi occidentali nei confronti dell’islam più oppressivo, il Presidente francese cerca di porre un rimedio all’uso del burqa, la mostruosa prigione di stoffa che nega l’esistenza stessa dalla donna come persona umana.

Dal Corriere della Sera LEGGI
E qui il video GUARDA

VERSAILLES - Il burqa è «un segno di avvilimento, non è il benvenuto sul territorio francese». Lo ha dichiarato il presidente Nicolas Sarkozy nel suo intervento in una speciale sessione a Camere riunite nella reggia di Versailles. Al Parlamento è stata depositata una proposta per vietare il burqa in Francia. Il burqa è un segno «di asservimento», ha aggiunto il capo dell’Eliseo. «Non è un problema religioso ma un problema di libertà. Il Parlamento si è fatto carico della questione, è la strada migliore. Bisogna che tutte le opinioni siano espresse».