Quello che sta succedendo lungo la faglia musulmana dal Mediterraneo al Mar Rosso è stato messo spesso in relazione con la crisi delle risorse alimentari e l’aumento dei relativi prezzi. Ma pochi osano andare al dilà del fenomeno economico per accorgersi che tutto ha una causa vera ed esplosiva, il boom demografico che nel solo Egitto, per esempio, ha portato la popolazione da 20 a 80 milioni in soli 60 anni. Per questo seguiamo con particolare attenzione l’impegno di quei partiti (i Radicali Italiani) e quelle associazioni come RientroDolce che coraggiosamente continuano a denunciare la gravità del fonemo demografico a cui dobbiamo le invasioni disperate dei clandestini nelle aree ricche del pianeta, e la fame, la miseria e le malattie che provocano le invasioni da noi e le rivoluzioni sanguinose da loro. Su quest’ultimo fenomeno segnaliamo il commento di Luca Pardi, Segrtario di RientroDolce.
Nella valle del Nilo.
Luca Pardi (segretario di Rientrodolce)
Come dice Emma Bonino nella sua intervista pubblicata su Notizie Radicali, è vero che tutti i popoli aspirano alla libertà. Ma prima di tutto aspirano ad avere la pancia piena. In cambio di questo molti uomini sono disposti anche a rinunciare a fette importanti di diritti civili e politici. Per questo i regimi totalitari hanno sempre un sistema di sussidi che letteralmente “compra” la pace sociale. L’Egitto non fa eccezione, esiste infatti un sistema di sussidi energetici, come ad esempio in Venezuela, e per i generi alimentari di cui l’Egitto è uno dei principali importatori: 40% del cibo e 60% del grano usati in Egitto sono di importazione. Tale sistema di sussidi si è basato nel passato sull’esportazione di petrolio e poi di gas che forniva i fondi necessari a sostenere questa forma di welfare.
La popolazione egiziana è raddoppiata dal 1980 ad oggi raggiungendo gli 80 milioni di abitanti. Tale popolazione vive in una stretta striscia di territorio lungo le rive del Nilo. Il resto del paese è un deserto. Nel frattempo la produzione petrolifera nazionale ha attraversato e superato un picco, poco sotto il milione di barili a giorno, ed oggi i circa 680.000 barili al giorno prodotti a livello nazionale sono interamente consumati all’interno del paese. L’Egitto è diventato importatore di petrolio da esportatore che era. Il regime ha spostato le esportazioni sul gas che sono molto cresciute dal 90′ ad oggi, ma anche esse sono stagnanti da almeno cinque anni. Inoltre la crisi mondiale che ha colpito prevalentemente i paesi sviluppati ha ridotto i traffici attraverso il Canale di Suez, altra fonte di reddito per l’Egitto. La situazione finanziaria del paese si è dunque inevitabilmente e rapidamente degradata.
Aggiungiamo a questo il generale aumento dei prezzi dei cibi (non ci dilunghiamo qui sulle cause di tale aumento) e l’equazione è fatta.
I tentativi del governo egiziano di spingere sulle riforme economiche al fine di attrarre investimenti dall’estero ha avuto un certo successo, ma ha anche aumentato le distanze fra ricchi e poveri in una paese tradizionalmente egualitario con un indice di Gini al 2001 confrontabile con quello dei paesi europei.
Anche una democrazia liberale avrebbe delle difficoltà in una situazione simile, ma è anche vero che nelle democrazie liberali le persone hanno pieno e consapevole controllo della propria fertilità e sono meno soggette alla propaganda natalista di origine ideologica e religiosa. Le donne, in particolare, scelgono la maternità in piena autonomia e sono informate su come ritardare o evitare le gravidanze. L’Egitto con una media di natalità di 3 figli per donna è ancora molto lontano dal necessario livello di stabilizzazione demografica (si parla sempre di 2,1 figli per donna, ma qui se si vuole decrescere si deve andare almeno ad 1,8). L’aumento vertiginoso della popolazione egiziana, e di tutto il Nord Africa, ha di fatto vanificato ogni possibile miglioramento delle condizioni economiche.
Anche su questo tema l’Europa, per un malinteso senso di pudore, o semplicemente in ossequio al conformismo natalista di chiese e imam, resta immobile.
Perfino i liberali democratici europei hanno mostrato di non vedere il nesso fra collasso economico, migrazioni, e i problemi sociali indotti dalla sovrappopolazione, se è vero come è vero che al Congresso ELDR di Helsinky nell’ottobre del 2010, nel quale si sono affrontati i temi demografici l’assemblea ha respinto ogni emendamento indirizzato a sostenere nella mozione finale, una politica di sostegno all’educazione sessuale, alla salute riproduttiva e al controllo delle nascite, proposti dai Radicali Italiani e da altri partiti liberali europei.
Le classi dirigenti europee, occupate a mantenere lo status quo, sembrano non vedere come la cosiddetta sfida demografica stia diventando rapidamente una vera e propria minaccia per la pace, la stabilità e il benessere di tutti i popoli inclusi quelli europei.
NOTA DI MARCUS PROMETHEUS NEL 1950 LA POPOLAZIONE DELL’EGITTO ERA DI 20 MILIONI DI ABITANTI IN 60 ANNI E’ RADDOPPIATA 2 VOLTE ovvero QUADRUPLICATA
