Articoli marcati con tag ‘boom demografico’

Le rivoluzioni in corso e la bomba demografica.

giovedì, 10 febbraio 2011

Quello che sta succedendo lungo la faglia musulmana dal Mediterraneo al Mar Rosso è stato messo spesso in relazione con la crisi delle risorse alimentari e l’aumento dei relativi prezzi. Ma pochi osano andare al dilà del fenomeno economico per accorgersi che tutto ha una causa vera ed esplosiva, il boom demografico che nel solo Egitto, per esempio, ha portato la popolazione da 20 a 80 milioni in soli 60 anni. Per questo seguiamo con particolare attenzione l’impegno di quei partiti (i Radicali Italiani) e quelle associazioni come RientroDolce che coraggiosamente continuano a denunciare la gravità del fonemo demografico a cui dobbiamo le invasioni disperate dei clandestini nelle aree ricche del pianeta, e la fame, la miseria e le malattie che provocano le invasioni da noi e le rivoluzioni sanguinose da loro. Su quest’ultimo fenomeno segnaliamo il commento di Luca Pardi, Segrtario di RientroDolce.

Nella valle del Nilo.

Luca Pardi (segretario di Rientrodolce)

Come dice Emma Bonino nella sua intervista pubblicata su Notizie Radicali, è vero che tutti i popoli aspirano alla libertà. Ma prima di tutto aspirano ad avere la pancia piena. In cambio di questo molti uomini sono disposti anche a rinunciare a fette importanti di diritti civili e politici. Per questo i regimi totalitari hanno sempre un sistema di sussidi che letteralmente “compra” la pace sociale. L’Egitto non fa eccezione, esiste infatti un sistema di sussidi energetici, come ad esempio in Venezuela, e per i generi alimentari di cui l’Egitto è uno dei principali importatori: 40% del cibo e 60% del grano usati in Egitto sono di importazione. Tale sistema di sussidi si è basato nel passato sull’esportazione di petrolio e poi di gas che forniva i fondi necessari a sostenere questa forma di welfare.

La popolazione egiziana è raddoppiata dal 1980 ad oggi raggiungendo gli 80 milioni di abitanti. Tale popolazione vive in una stretta striscia di territorio lungo le rive del Nilo. Il resto del paese è un deserto. Nel frattempo la produzione petrolifera nazionale ha attraversato e superato un picco, poco sotto il milione di barili a giorno, ed oggi i circa 680.000 barili al giorno prodotti a livello nazionale sono interamente consumati all’interno del paese. L’Egitto è diventato importatore di petrolio da esportatore che era. Il regime ha spostato le esportazioni sul gas che sono molto cresciute dal 90′ ad oggi, ma anche esse sono stagnanti da almeno cinque anni. Inoltre la crisi mondiale che ha colpito prevalentemente i paesi sviluppati ha ridotto i traffici attraverso il Canale di Suez, altra fonte di reddito per l’Egitto. La situazione finanziaria del paese si è dunque inevitabilmente e rapidamente degradata.

Aggiungiamo a questo il generale aumento dei prezzi dei cibi (non ci dilunghiamo qui sulle cause di tale aumento) e l’equazione è fatta.

I tentativi del governo egiziano di spingere sulle riforme economiche al fine di attrarre investimenti dall’estero ha avuto un certo successo, ma ha anche aumentato le distanze fra ricchi e poveri in una paese tradizionalmente egualitario con un indice di Gini al 2001 confrontabile con quello dei paesi europei.

Anche una democrazia liberale avrebbe delle difficoltà in una situazione simile, ma è anche vero che nelle democrazie liberali  le persone hanno pieno e consapevole controllo della propria fertilità e sono meno soggette alla propaganda natalista di origine ideologica e religiosa. Le donne, in particolare, scelgono la maternità in piena autonomia e sono informate su come ritardare o evitare le gravidanze. L’Egitto con una media di natalità di 3 figli per donna è ancora molto lontano dal necessario livello di stabilizzazione demografica (si parla sempre di 2,1 figli per donna, ma qui se si vuole decrescere si deve andare almeno ad 1,8). L’aumento vertiginoso della popolazione egiziana, e di tutto il Nord Africa, ha di fatto vanificato ogni possibile miglioramento delle condizioni economiche.

Anche su questo tema l’Europa, per un malinteso senso di pudore, o semplicemente in ossequio al conformismo natalista di chiese e imam, resta immobile.

Perfino i liberali democratici europei hanno mostrato di non vedere il nesso fra collasso economico, migrazioni, e i problemi sociali indotti dalla sovrappopolazione, se è vero come è vero che al Congresso ELDR di Helsinky nell’ottobre del 2010, nel quale si sono affrontati i temi demografici  l’assemblea ha respinto ogni emendamento indirizzato a sostenere nella mozione finale, una politica di sostegno all’educazione sessuale, alla salute riproduttiva e al controllo delle nascite, proposti dai Radicali Italiani e da altri partiti liberali europei.

Le classi dirigenti europee, occupate a mantenere lo status quo, sembrano non vedere come la cosiddetta sfida demografica stia diventando rapidamente una vera e propria minaccia per la pace, la stabilità e il benessere di tutti i popoli inclusi quelli europei.

NOTA DI MARCUS PROMETHEUS  NEL 1950 LA POPOLAZIONE DELL’EGITTO ERA DI 20 MILIONI DI ABITANTI IN 60 ANNI E’ RADDOPPIATA  2 VOLTE ovvero QUADRUPLICATA

La Cina copia i cristianisti americani in tema di repressione sessuale, ma l’omosessualità può salvare il mondo.

domenica, 5 settembre 2010

In una provincia del grande paese asiatico sarà avviata una cmpagna tesa a convincere maschi e femmine all’astinenza sessuale. Lo scopo è quello di limitare il boom demografico che è sempre stato, in Cina come in qualunque altra parte del mondo, il più grande ostacolo alla crescita del benessere, provocando invece fame, miseria, turbamenti sociali e migrazioni di sterminate masse di diseredati. Non sorprende però che un regime politico basato ancora sulla repressione dei diritti civili si avvalga di esempi mutuati da un versione restrittiva e moralistica del cristianesimo, quella degli evangelici americani. Il moralismo infatti, soprattutto sui temi della sessualità, è una caratteristica di tutti i sistemi di potere, politici e religiosi, per mantenere il controllo sui propri seguaci. E la Cina, ancora formalmente comunista, ne è un evidente esempio continuando ad applicare, fra l’altro, una legislazione fortemente punitiva nei confronti delle persone omosessuali. Eppure basterebbe un semplice accorgimento libertario per dare ai cinesi (ed anche un esempio applicabile a livello planetario per la riduzione del boom demografico) un ottimo incentivo a non crescere e moltiplicarsi in maniera esponenziale : liberalizzare e rendere leciti per tutti i rapporti omosessuali. Se anche in Cina come nel resto del mondo la percentuale di chi ha quel diverso orientamento sessuale è del 5 % significa che una volta liberi di potersi amare alla luce del sole almeno 100 milioni di cinesi maschi e femmine smetterebbero di mentire auto-costringendosi a rapporti matrimoniali e sessuali contro la loro personale natura, ed eviterebbero di procreare diversi milioni di nuovi cinesini solo per evitare di apparire gay e lesbiche in un paese fortemente punitivo nei loro confronti. Ma soprattutto farebbero regredire la crescita demografica provocando un grande sollievo sociale ed economico. Da esportare in tutto il mondo.

Qui la fonte della notizia da il Giornale LEGGI

Quella strana ondata di morelismo che ha toccato la Cina.

Di Marcello Foa
Pechino multa le coppie che hanno figli prima del matrimonio. Arrivano i corsi per insegnare l’astinenza tenuti da evangelici americani
La Cina ha un nuovo nemico: il sesso. E per combatterlo ha deciso di chiedere aiuto all’America. Non a quella di Barack Obama, né a quella di Bill Clinton, che in mate­ria era alquanto disinvolto, ma a quella evangelica e ultraconserva­trice di George W. Bush. Come osserva il Washington Post , se tutto andrà secondo i pro­grammi, quest’autunno molte ra­gazze della provincia dello Yun­nan, nel Sud-ovest del Paese, an­nunceranno al proprio ragazzo di non poter far sesso con lui. E pro­porranno all’affranto spasimante di seguire un corso di astinenza. Made in Usa . Già, perché per tentare di argina­re la crescita demografica, la Com­mis­sione per l’istruzione dello Yun­nan ha ordinato a tutti gli insegnan­ti delle scuole cinesi superiori e del­le università di seguire il program­ma No apologies , ideato da Focus on the Family , organizzazione ame­ricana cristiana fondata nel ’ 77 dal­lo psicologo James Dobson e che si propone di promuovere «una cor­retta educazione sessuale». Tra le tante forme di contagio cul­turale ed economico, che hanno portato la Cina a preferire il consu­mismo al comunismo e il capitali­smo alla lotta proletaria, questa è una delle più sorprendenti. La Re­pubblica popolare cinese è infatti rigorosamente atea e non gradisce la diffusione di religioni all’interno del suo territorio, se non quelle au­torizzate e considerate innocue, co­me ben sanno i cattolici, divisi in due comunità: una clandestina e preseguitata, fedele alla Santa Se­de, l’altra legata al governo. O co­me sa il Dalai Lama, che continua a essere bandito e trattato come un pericoloso terrorista. Gli ultrà cri­stiani americani, in teoria, sarebbe­ro tutt’altro che graditi in Cina, an­che per la loro tendenza al proseliti­smo. Ma la necessità di contenere le nascite ha indotto i cinesi e gli evan­gelici a un compromesso, sebbene limitato a una sola provincia. A Chongqing, ad esempio, la munici­palità più estesa e popolosa della Cina con 32 milioni di abitanti, ha deciso di condannare i genitori di bambini nati fuori del matrimonio a pagare, ognuno, una multa sala­tissima; fino a 250mila yuan, oltre 28mila euro. Ma le autorità dello Yunnan sono convinte che le pres­sion­i morali possano essere più effi­caci del timore delle sanzioni e han­no deciso di aprire le porte agli evangelici. Tra non poche polemiche, peral­tro. Convincere i giovani a seguire il programma non è facile. «I genito­ri rispondono positivamente, ma i loro figli, passati i quindici anni, tendono a non seguire più i consi­gli di mamma e papà», ha ammes­so uno degli educatori americani trasferitosi in Cina. Altri commentatori, sui giornali e sui blog, biasimano il mancato ri­corso a misure contraccettive, co­me i preservativi. Ma lo Yunnan non desiste, confortato dai risultati ottenuti da Focus on the Family in Paesi musulmani, come Malaysia ed Egitto. Il metodo si basa essenzialmente sulla persuasione dei giovani e sul rafforzamento della loro consape­volezza. «Se una ragazza prima del matrimonio ha rapporti sessuali con il suo ragazzo – ha spiegato al Global Times un professore del­l’Università dello Yunnan – la cosa può avere riflessi anche negativi sulla sua vita e sui suoi studi, per­ché si crea una sorta di dipendenza dal ragazzo.Il modo di pensare del­­l’organizzazione americana è otti­mo ». Gli evangelici, in ogni caso, ringraziano. Volevano sbarcare in Cina e in Cina sono arrivasti. Puri e, soprattutto, casti.