Porta guasta. Non si apre. Out of order (su molte porte della metro B di Roma)
Going for growth 2010 è l’ultimo rapporto dell’Ocse che conferma il divario di produttività tra l’Italia e il resto delle economie più avanzate. Il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi ha denunciato più volte il quindicennio perduto per la crescita. Viene da chiedersi se l’Italia ha attuato le condizioni minime per contrastare gli esiti peggiori della crisi. Sembrerebbe di no, persa come è in sanguinose quanto improduttive dispute partitiche. Anche nel caso delle recenti elezioni regionali – in particolare mi riferisco al Lazio per la mia posizione geografica – solo la candidata del centro sinistra ha avanzato ad oggi qualche idea per ripianare il buco della sanità (allargatosi a dismisura con la gestione Storace (dx) e appena rabberciato da Marrazzo (sx) di cui con troppa faciloneria sessuofobica il Pd si è liberato) e misure per lo sviluppo legato alla green economy , mentre la candidata di centro destra si muove populisticamente rassicurando le diverse categorie sociali.
Lo Stato e le pubbliche amministrazioni spendono male, mentre dovrebbero avere programmi controllabili e rendiconti precisi per valutarne i benefici. Sarebbe l’ora di un processo di semplificazione legislativa e soprattutto di riforme – alcune liberalizzazioni e soprattutto la giustizia civile – per modernizzare l’elefantiaca burocrazia italiana, oltre a promuovere una lotta reale contro l’evasione fiscale.
Anche le retribuzioni dovrebbero essere collegate alla produttività, ma con tetti verso l’alto e verso il basso. Non è ammissibile sentire lavoratori che percepiscono salari di 800 € mensili e arbitri (o quel che è il sig. Collina) 500mila € l’anno. E soprattutto, innovazione, ricerca scientifica, formazione, infrastrutture. La politica dovrebbe servire per stimolare, o anche guidare, scelte economiche che stimolino sviluppo e crescita. Più facile promettere un milione di posti di lavoro e l’eliminazione delle tasse e dell’Irap, tanto in conferenza stampa nessun giornalista chiederà mai conto delle promesse.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it
