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28/10/11 – Rosso pompeiano

venerdì, 28 ottobre 2011

E’ fatta! La Ue ci da 105 milioni di € (Galan, ministro dei Beni culturali)
E’ complicato proteggere case vecchie di duemila anni dal sole dalla pioggia dai terremoti. Ci vuole una amministrazione internazionale (M. Beard, Daily Telegraph)

Da quanto tempo non andate a Pompei? Se, come la maggioranza degli italiani, ci siete andati con la gita scolastica, forse è bene che lasciate intatto il ricordo. Se invece ci siete tornati, è fin troppo banale riconoscere in questo bene unico che si sbriciola, le condizioni del nostro umiliato Paese.
Sterpaglie erbacce e arbusti sono ovunque, guide improbabili sono divise per bande e si contendono i turisti più sprovveduti e polposi, i cani randagi sono pericolosi e molestano le caviglie dei visitatori che alla fine gli cedono la rosetta con la bresaola  nel tentativo di liberarsene.
Ogni anno due milioni e mezzo di turisti si recano a Pompei, e più di un milione va in pellegrinaggio al santuario dedicato alla Madonna. Ma, secondo i calcoli della banca Merril Lynch, sono solo il 5% i benefici economici che vengono tratti da questo bengodi che ci è toccato in sorte. Incredibilmente delle 160 persone che lavorano nella zona archeologica, ci sono solo cinque operai e un (1) archeologo. Fino a 18 anni fa c’era un mosaicista che, andato in pensione, non è stato sostituito. La municipalità che non è in grado di trarre beneficio dai suoi beni sarebbe felice di radere al suolo la zona archeologica. I pompeiani accusano i turisti di fare traffico e produrre spazzatura. Nei brutti bar e ristoranti si mangia da schifo e si spende tanto. Incredibile a dirsi ma fuori dall’ingresso degli scavi c’è un vivace giro di prostituzione che, insieme alla madonna di Pompei con le stelle in testa, racconta dell’Italia più di quanto vorremmo sapere.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

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Secondo le stime dell’Unfpa (United Nations Population Fund) entro il 31 ottobre saremo 7 miliardi.
E’ probabile che il traguardo sarà superato grazie a un bebè asiatico, considerati i ritmi di crescita demografica di quel continente.
Vediamo come siamo arrivati a questo incredibile numero in appena 200 anni

1804 – 1 miliardo
la città più popolata è Pechino con un milione e 100mila abitanti
1927 – 2 miliardi
in appena 123 anni la popolazione raddoppia e arriva a 2 miliardi di cui ¼  vive in Cina. Si svolge a Ginevra la Conferenza sulla Popolazione e per la prima volta si parla di sovrappopolazione.  In Italia ci sono 30 milioni di abitanti
1960 – 3 miliardi
si è arrivati a questa cifra nonostante i 50 milioni di morti (militari e civili) della II guerra mondiale. in questi anni Città del Messico passa da 5 a 9 milioni di abitanti
1974 – 4 miliardi
un miliardo in più in soli 14 anni. Nel 1980 la Cina raggiunge 1 miliardo. In Italia si arriva a 55 milioni
1987 – 5 miliardi
l’11 luglio si raggiungono i 5 miliardi e in quella data si celebra la Giornata della popolazione
1999 – 6 miliardi
continua ad aumentare il ritmo di crescita, un miliardo in appena 12 anni. L’India raggiunge il miliardo di persone
2011 – 7 miliardi
secondo le stime dell’Unfpa raggiungeremo gli 8 miliardi nel 2025 www.unfpa.org

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17/8/11 – Siamo troppi (e in molti dannosi)

mercoledì, 17 agosto 2011


Ripassa domani, realtà./Basta per oggi, signori (Ferdinando Pessoa)
A dire il vero, non ho alcuna visione d’avvenire. E’ già abbastanza difficile vivere al presente… Le profezie non mi interessano (avendo avuto a suo tempo qualche problema con i profeti, francamente non aspiro a questo mestiere). Qualunque sia l’impegno che mettiamo ad analizzare le probabilità, so che l’unica cosa di cui possiamo esser sicuri è che quel che accadrà supererà le nostre facoltà di previsione. Sarà forse meglio di quanto speriamo o peggio di quanto temiamo. La Storia ci prende sempre di sorpresa. Posso dire cosa mi piacerebbe vedere: meno religione, più giustizia, meno reality, più benevolenza, meno confusione durante i tea parties, più intelligenza e meno calcio… Ma se non avessi diritto che a un solo auspicio, meno religione mi andrebbe benissimo. Molta meno religione. Preferibilmente, che la religione non ci fosse affatto. Questo abbasserebbe il livello di idiozia mondiale di almeno una buona metà. Forse di più. Sarebbe sufficiente (Salman Rushdie, sul sito di BHL, La Règle du Jeau)
Chi paga? “L’evento – dice il sindaco – dovrebbe costare 3,5/ 4 milioni di euro. Ma poi lo vedremo a pie’ di lista. E Gianni Letta, col governo, si è impegnato a coprirne una parte”. Anche il Vaticano farà il suo: “La Santa Sede ci è venuta incontro. Tutti i video che ci sono in città sono pagati dall’Opera Romana Pellegrinaggi”. (Alemanno al Corriere della Sera del 1° maggio sugli scandalosi costi sostenuti per la beatificazione di GPII)

Questo è l’anno in cui gli esseri umani diventeranno 7 miliardi (secondo i calcoli dei demografi intorno al 31 ottobre). Oggi dovremmo essere 6,94 miliardi : 4 miliardi in Asia (60% del totale), 1 miliardo in Africa (15%), 733 milioni in Europa (11%), 589 milioni in America latina e Caraibi (9%), 353 milioni in Nord America (5%) e 25 milioni in Oceania (0,5%). A queste cifre l’Unfpa (Fondo delle Nazioni Unite per la Popolazione) aggiunge che 2,1 miliardi di persone sono analfabete, e di queste il 66% è costituito da donne. In base alle stime che tengono conto dei tassi di crescita l’umanità dovrebbe subire nel volgere dei prossimi 10 anni un incremento di un miliardo di persone (per arrivare allo stesso numero – nel 1804 – ci sono voluti millenni).
Una riflessione sulla erosione dei suoli, sul consumo dei beni non rinnovabili, sul carico ambientale di ogni nuovo nato, sulla salute delle donne, sulla qualità di vita di un pianeta sovrappopolato, non sembra toccare la maggior parte del mondo, specie quella porzione in cui la religione detta le regole.
Sembra essere, tra gli altri Paesi, anche il caso della Russia.
Al principio dell’estate si è svolto a Mosca un summit promosso dal Congresso mondiale delle famiglie – WCF (comprendetene 60 paesi), che ha l’obiettivo di ripristinare la famiglia tradizionale come cellula fondamentale della società civile. All’evento hanno partecipato demografi, economisti, sociologi e, soprattutto, religiosi, tra cui importanti esponenti della Chiesa ortodossa russa. L’incontro è stato ospitato presso l’Università di Stato e l’anfitrione è stata Svetlana Medvedeva, moglie del presidente Dimitri Medvedev. La first lady russa si è ritagliata un importante spazio nella politica russa occupandosi di politiche famigliari, il ruolo che il marito ricopriva durante la presidenza Putin. Ha collaborato fattivamente con il patriarca della Chiesa ortodossa Alessio II e oggi con il successore Kirill I. Svetlana è a capo del programma “Cultura morale e spirituale delle prossima generazione di Russia”, che patrocina orfanotrofi, pellegrinaggi, oratori. Quando i giornalisti parlano di lei, ama che i servizi vengano illustrati con le foto che la ritraggono genuflessa nel duomo di Mosca. Il suo strettissimo rapporto con la Chiesa ortodossa ha rafforzato il ruolo politico del marito (così che i detrattori lo chiamano burattino di Putin e di Svetlana).
Nel 2003 Vladimir Putin varò un piano di incremento demografico approvando aiuti per le famiglie numerose. Dimitri Medvedev si è spinto oltre offrendo premi e promozioni nel lavoro alle famiglie numerose. Secondo i dati Unfpa la popolazione russa diminuirà di 136 milioni nel 2030.
Il patriarca Kirill I ha particolarmente apprezzato l’incontro, ed ha inviato un messaggio ribadendo l’inviolabilità della pena di morte, la necessità di rendere sempre più complesso e difficile l’accesso all’aborto e alla contraccezione, la repressione dell’omosessualità. Intanto la possibilità di abortire, in Russia consentita da tempo, è diventata macchinosa e complessa così come nel periodo staliniano. Tutte le dittature colpiscono le donne e vedono nel numero la forza!
Altro paese che teme la solitudine e l’estinzione della sua pura razza ariana è l’Ungheria che, nel silenzio stupefacente dei commentatori ha guidato il primo semestre Ue. Come è noto quel Paese ha riscritto la Costituzione con un continuo riferimento a Dio, al cristianesimo, alla famiglia tradizionale, al riconoscimento della persona fin dal primo momento del concepimento. Con tali presupposti non è sembrato grave che il governo ungherese utilizzasse i fondi messi a disposizione dalla Ue per una campagna sulle pari opportunità per scoraggiare l’aborto. Pare che l’ideatore della campagna che utilizza delle banalità dette da madre Teresa di Calcutta, sia stato proprio il premier Viktor Orban. L’Ue, finalmente, ha intimato all’Ungheria di ritirare questa campagna e restituire il denaro per il progetto grazie alla commissaria Viviane Reding. Rattrista che questi due paesi abbiano scelto di passare da un fideismo ad un altro senza sperimentare mai l’entrata nella modernità.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

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15/6/11 – L’alba del nazismo
(in Ritratti di Signori) LEGGI alla data del 21/09/2010 – “vecchi bavosi”

Avrebbe reagito con tanta scompostezza il “galletto francese” se a fargli la giusta reprimenda fosse stato monsieur Reding invece che madame? I fatti: in calo di consenso principalmente per la crisi economica, il presidente francese Sarkozy ha stabilito che gli zingari devono essere respinti soddisfacendo così il bisogno di sicurezza che anima l’elettorato impaurito dall’incerto futuro. La signora Viviane Reding, vicepresidente della Commissione europea con delega alla Giustizia, diritti fondamentali e cittadinanza, il 14 settembre ha accusato il governo francese per il respingimento degli zingari. Il passaggio che ha mandato via di testa il presidente francese è stato “pensavo che l’Europa non sarebbe più stata testimone di questo genere di situazioni dopo la seconda Guerra mondiale. Le discriminazioni etniche o razziali non hanno posto in Europa. Sono convinta che alla Commissione non resta altra scelta che avviare una procedura di infrazione contro la Francia per non avere rispettato la legislazione dell’Unione europea”.
E’ sempre brutto avere delle accuse così dure specie quando chi le fa ha ragione, ma deve essere pesante quando vengono da una donna. Non occorre essere misogino, anzi il presidente pare che sia portato a scegliersi come mogli donne forti e intelligenti, ma un uomo è pur sempre un uomo.
Reding è stata nomignolata la signora in rosso per l’abito che indossava durante l’intervento critico nei confronti della Francia, dama di ferro, palle d’acciaio, e via col solito corredo che si usa con le donne che non piacciono.
Reding, a differenza della maggior parte dei nostri politici che siedono nel Parlamento italiano ed europeo, ha un curriculum.
59enne con tre figli maschi, divorziata, è commissaria dal 1999. Nata in una piccola città del Lussemburgo (uno staterello che Sarkozy giudicherà – probabilmente – da operetta) ha studiato alla Sorbona conseguendo un dottorato in Scienze umane. Era il ’68 e Reding partecipa alle rivolte studentesche, ma mal tollera il ruolo secondario riservato alle donne e sceglie di militare nel movimento femminista. A 27 anni diventa editorialista di punta del Luxemburger Wort e si fa la nomea di tosta e battagliera. Viene votata presidente dell’Unione giornalisti Lussemburgo e nel 1979 è eletta al Parlamento lussemburghese nelle fila dei cristiano sociali. Approda nel Parlamento europeo nel 1989 e guida la delegazione del suo Paese nel Ppe. Il Lussemburgo la indica come Commissario europeo (nel 1999 durante la guida di Romano Prodi) e riceve la delega per l’Istruzione media e sport. Nel 2004 (guida Barroso) ricopre l’incarico Informazione e media. Tutti noi consumatori le dobbiamo la riduzione dei costi sul roaming, per cui possiamo ricevere e fare telefonate e sms dalla Lituania o dall’Armenia senza avere costi proibitivi. Oggi col suo nuovo incarico si occupa dei deboli e conta di portare a termine durante il suo mandato la Carta europea per le donne “per sancire una dichiarazione volta ad affermare i valori di noi tutte”.
Questa è la signora che ha sgrullato monsieur le président.

http://80.241.231.25/ucei/PDF/2010/2010-09-19/2010091916677746.pdf

Tiziana Ficacci, www.nogod.it – Qui i vostri COMMENTI

La grande presa per il culo di Copenhagen.

mercoledì, 16 dicembre 2009

La più grande masrtubazione collettiva internazionale senza nemmeno un orgasmo decente è in corso a Copenhagen. E ci fosse uno, uno solo di queli che contano, che abbia denunciato il vero colpevole del surriscaldamento del clima che è l’inarrestabile sviluppo demografico con la conseguente crescita dei consumi cui è legato l’utilizzo di sempre più numerose, costose e inquinanti fonti di energia.

POLITICA DEMOGRAFICA E AMBIENTE
COPENHAGEN 15

Documento dell’ ASSOCIAZIONE RADICALE RIENTRODOLCE – http://www.rientrodolce.org/
ROMA – VIA DI TORRE ARGENTINA, 78

Di fronte al previsto fallimento della quindicesima Conferenza delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici, la vera speranza per un cambiamento del rapporto tra l’uomo e la natura risiede nel VERTICE DELLA GENTE, che, da ogni parte del mondo, chiede che si raggiunga un accordo, anche gravoso ma necessario per evitare, a noi stessi e alle future generazioni, tragedie peggiori.
L’accordo sul clima, pur indispensabile per mitigare le conseguenze degli errori del passato (ma che dovremo ancora attendere), non è di per sé sufficiente. E’ necessario riconoscere le seguenti realtà:
a.La crescita demografica avvenuta nel passato, da un miliardo di persone, nel 1800 a 2,5 miliardi nel 1950, fino ai 7 miliardi odierni, unitamente alla crescita dei consumi pro capite, ha avuto le seguenti conseguenze: ha provocato il cambiamento climatico, un crescente inquinamento, l’innalzamento del livello dei mari e l’espansione dei deserti; è stata “finanziata” attraverso un intenso sfruttamento del capitale della natura (le sue risorse finite, come i combustibili fossili, le falde acquifere, i minerali, la fertilità dei suoli, le foreste, le zone di pesca e la biodiversità) anziché attraverso l’utilizzo dei dividendi sostenibili da essa forniti.
b.La capacità della Terra è finita, si sta riducendo a causa dei cambiamenti climatici e non è più sufficiente a sostenere una crescita indefinita del numero di umani e dello sfruttamento intensivo delle risorse.
c.Le previsioni di crescita della popolazione globale, che oggi cresce di 80 milioni l’anno (9.000 ogni ora), si assestano intorno ai 9,1 miliardi di persone nel 2050. I 2,3 miliardi di persone aggiuntivi, anche tenendo in considerazione la loro collocazione in paesi che emettono tenori ridotti di biossido di carbonio, equivalgono al doppio delle emissioni attuali degli Stati Uniti.
d.La crescita indefinita della popolazione è fisicamente impossibile e in qualche momento dovrà interrompersi: ciò potrà avvenire o prima, attraverso una diminuzione delle nascite, ottenuta con l’informazione mediatica di massa, la pianificazione familiare, la contraccezione e con una azione politica comune dell’umanità, diretta a questo obiettivo, o dopo, attraverso un aumento della mortalità per carestie, malattie, guerre e collasso ambientale, oppure attraverso una combinazione di entrambi i fattori.
e.Il degrado ambientale e lo sfruttamento intensivo delle risorse stanno riducendo il numero di persone che la Terra può sostenere per un tempo indefinito.
f.L’irrazionale diffusione dell’industrializzazione

, l’urbanizzazione e i modelli di consumo del primo mondo stanno ulteriormente riducendo la capacità di carico massima della Terra.
g.La disponibilità globale di cibo dipende pesantemente dalla disponibilità di petrolio e di acqua, risorse, entrambe, che stanno rapidamente divenendo più scarse e costose.
h.Lo sviluppo materiale (crescita del PIL pro capite) dei paesi più poveri continua ad essere impedito dagli alti tassi di natalità (e da una popolazione in continua crescita).
i.La popolazione ottimale (che permetta un vero sviluppo umano e un dignitoso livello di vita per tutti) è certamente molto minore di quella possibile (a meri livelli di sopravvivenza).
CONCLUSIONE
L’attuale crescita della popolazione è ecologicamente insostenibile ed è il problema di fondo che,
insieme ai provvedimenti urgenti per mitigarne le conseguenze, deve sin da subito essere affrontato
dall’umanità in prospettiva di lungo termine, per evitare che esso si risolva da solo,
in morte per guerre, fame, miseria e malattie, che sempre più affliggono una grande parte del mondo.

ASSOCIAZIONE RADICALE RIENTRODOLCE
ROMA – VIA DI TORRE ARGENTINA, 78
stampato in proprio

La bomba demografica.

martedì, 24 novembre 2009

E’ regolarmente ignorata dai burocrati che campano lautamente grazie ai fondi dell’ONU, i quali evitano accuratamente di proporre misure per contrastare la crescita indiscriminata delle nascite. Ma il fenomeno viene anche ignorato da insospettabili organizzazioni culturali, come ad esempio il TCI – Touring Club Italiano, che nell’ Agendina omaggio che fornisce ai soci ogni anno continua a mantenere praticamente invariati da dieci anni i dati relativi agli abitanti di alcuni dei paesi maggiormmente interessati alla crescita demografica. Forse è il caso farglielo notare da qui  http://www.touringclub.it/contatti/
Potete telefonare o scrivere.

La notizia ci è stata segnalata dal nostro amico L:F

Lunedì 23 novembre 2009 alle 20:22 da Marcus:

> Risultati? Esplosione demografica non riconosciuta e non presa sul serio,
> che sta portando alla rovina il mondo.

Non so quanti di noi siano iscritti al TCI (Touring Club Italiano).
I soci del TCI hanno molta fiducia in quello che viene riportato nelle agendine che vengono pubblicate ogni anno e fanno parte del pacco-soci.
Ad esse viene attribuita autorevolezza così come, in genere, nelle altre pubblicazioni edite dal Touring.
Vi ricopio velocemente un esempio:
Nigeria, agendina 2001 abitanti 117.897.000
Nigeria, agendina 2002 abitanti 117.897.000
Nigeria, agendina 2003 abitanti 111.506.000
Nigeria, agendina 2004 abitanti 111.506.000
Nigeria, agendina 2005 abitanti 114.628.000
Nigeria, agendina 2006 abitanti 114.628.000
Nigeria, agendina 2007 abitanti 114.628.000
Nigeria, agendina 2008 abitanti 114.628.000
Nigeria, agendina 2009 abitanti 114.628.000
Nigeria, agendina 2010 abitanti  114.628.000
La stessa cosa si ripete per la maggioranza degli stati.
Ho anche scritto una lettera di protesta direttamente ai probiviri parecchi mesi fa in modo che potessero intervenire nei confronti di chi lavora (?) così male.
Non mi hanno degnato di una risposta.
Ciao
Gigi

L’imbroglio FAO.

domenica, 22 novembre 2009

E’ finita la grande kermesse romana del Vertice da cui si sono tenute lontane le primedonne (Obama, Merkel, Sarkozy, Brown, ecc,), ma non B16, che però è una primadonna solo per i media italiani e per gli zuavi pontifici che presidiano il Parlamento. Invece hanno brillato le attricette di varietà e le ballerine del chorus line, e le “dittarici” come Tiziana Ficacci ha soprannominato le mogli dei dittatorelli che hanno arricchito i negozianti di Via Condotti. LEGGI http://www.nessundio.net/blog/2009/11/18/2996/

Come epilogo dello squallido spettacolo (che ha ignorato la bomba demografica e il controllo delle nascite come unico rimedio per non far nascere un altro miliardo di disgraziati destinati a morire di fame) vi proponiamo due commenti illuminanti.

Orrore al vertice FAO
da Luca Pardi

Il papa e tutti gli altri (incluso il nostro amico Mario Ferrandi che crede nella regolazione genetica delle nascite) devono accettare di affrontare il tema della sovrappopolazione umana: controllo delle nascite, programmazione familiare, educazione alla salute sessuale e riproduttiva. Interrompere la propaganda natalista che i preti in tonaca di qualsiasi religione e quelli in giacca e cravatta delle school of economics, propinano direttamente o indirettamente, interropere il più rapidamente possibile il trend di crescita demografica dei poveri e incoraggiare quello di decrescita gia iniziato dei ricchi, in cambio di una migliore redistribuzione delle risorse (che poi basterebbe lasciarle dove sono). Propaganda a favore dei metodi anticoncezionali e loro diffusione gratis per chi li vuole. Propaganda sul “valore” della famiglia piccola. Interrompere il flusso di melassa retorica sulle famiglie numerose e su come sono belli molti bambini e come è triste la società invecchiata. E’ più triste una società con molti bambini che muoiono di fame e di
malattie ad essa collegate. Quello che si deve fare è affrontare è il tabù, in versione aggiornata e corretta, affrontato da Malthus più di due secoli fa. La sostenibilità è un problema di popolazione oltre che di consumi. I ricchi devono, e sottolineo il devono, rinunciare alla bulimia consumistica in cambio di una riduzione della natalità dei poveri. Senza questo ci saranno solo sangue, sudore e lacrime per tutti. Anche per i preti in tonaca e in giacca e cravatta.

Da il Velino
Luca Ponzi

Una grande kermesse, quella di Roma, ma al di là degli appelli e delle nobili dicharazioni (di intenti) c’è un mostro insaziabile che macina un smisurata quantità denaro soprattutto per alimentare … sè stesso. Qualche cifra che dovrebbe far meditare, soprattutto chi lancia facili accuse.

Appelli e promesse; il direttore generale della Fao, Jacques Diouf, che evoca la cifra di 44 miliardi di dollari l’anno per sconfiggere la fame nel mondo; gli aiuti alle banche, le speculazioni, i consumi e gli sprechi nei Paesi ricchi oggetto del biasimo internazionale e “papale”. Ma a quanto ammonta il budget della Fao e come viene speso? Si parla abbastanza dell’efficacia dell’attuale modello di aiuti, o delle terribili responsabilità di regimi corrotti e criminali, di capi di Stato che affamano i loro popoli e vengono accolti con tutti gli onori ai vertici Fao? Basti per tutti l’esempio di Mugabe, il dittatore dello Zimbabwe che ha trasformato l’ex Rhodesia del Sud, uno dei “granai d’Africa”, in una terra di fame, miseria e malattia. Dal bilancio di previsione per il biennio 2008-2009 risulta che la Fao ha potuto contare su un budget di 929 milioni 800mila dollari (1,8 miliardi complessivi considerando anche le donazioni private). Tuttavia, circa la metà delle sue risorse se ne va in costi di struttura, stimava ottimisticamente nel 2007 una commissione di valutazione esterna incaricata dalla direzione generale, certificando così l’inefficienza dell’organizzazione. Ma si stima che le spese “operative”, quelle effettivamente destinate ad aiutare le popolazioni vittime della fame nel mondo, possano ammontare addirittura a molto meno della metà, forse solo ad un terzo del bilancio.

Difficile stabilirlo con certezza. Dei 930 milioni garantiti alla Fao dai 191 stati membri, circa 248 milioni di dollari, il 27 per cento, risultano dedicati ai programmi, alla voce “sistemi sostenibili di alimentazione e agricoltura”. Di questi, tuttavia, 21 milioni vengono spesi nella “gestione” dei programmi (quasi quanto l’intera voce “nutrizione e protezione del consumatore”, cui sono destinati 25 milioni 453mila dollari), nonostante nel bilancio già compaia una voce a se stante “gestione e supervisione”, la parte amministrativa, per un ammontare di 126 milioni di dollari. Un altro 25 per cento di risorse è destinato ai programmi decentralizzati e alla cooperazione con le Nazioni Unite, ma anche sotto questa seconda voce “operativa” del bilancio, accanto ai 70 milioni dedicati al capitolo “sicurezza alimentare, riduzione della povertà e programmi di cooperazione allo sviluppo” troviamo le immancabili spese di “gestione”. Per la sola “coordinazione dei servizi decentralizzati” 23 milioni di dollari. Per la sua “governance” la Fao spende 21 milioni di dollari, di cui oltre 9 se li “mangia” l’ufficio del direttore generale, mentre tutto ciò che serve ad elaborare i programmi – l’acquisizione e lo scambio di informazioni, studi, analisi e statistiche, la promozione e la comunicazione, fino all’”information technology” – costa 220 milioni di dollari. Per fare qualche esempio, le statistiche sull’agricoltura quasi 13 milioni, la comunicazione 19. Tra gli uffici decentrati, la sede più costosa è quella di Bangkok per l’Asia, quasi 19 milioni di dollari, ma ci sono anche quelle di Santiago, in America Latina, e di Accra, in Africa (12 e 11 milioni). Per non parlare dei costi per il personale e i meeting: oltre 200 milioni. Dei 4 mila funzionari della Fao, la metà sono a Roma a godersi gli stipendi da 8 mila euro al mese esentasse.


L’impressione, dunque, è che la cosiddetta spesa “operativa”, per programmi concreti contro la fame nel mondo, non raggiunga la metà del bilancio della Fao, mentre ben più della metà venga assorbito da una burocrazia dalle dimensioni elefantiache e inefficiente. E’ quanto certificava nel 2007 la Commissione Christoffersen: “In molti uffici i costi amministrativi sono superiori ai costi del programma”. Nel rapporto si legge che la burocrazia della Fao è “molto costosa e farraginosa e si caratterizza per un elevato livello di sovrapposizione e di duplicazione degli sforzi”, e inoltre ha difficoltà a “identificare le vere priorità”. Nonostante quanto si spende per “coordinare”, nel rapporto si osserva che “le relazioni tra le attività sul campo e la sede sono gravemente frammentate”. Problemi che pongono la Fao in uno stato di “crisi” che “mette in pericolo il suo futuro”, concludeva la Commissione Christoffersen invocando una riforma urgente. Nonostante tutti gli sforzi e le somme spese, secondo Robert Paarlberg, autore di “Starved for Science: How Biotechnology Is Being Kept Out of Africa”, oggi gli agricoltori africani producono, su base procapite, il 19 per cento in meno rispetto al 1970. E’ così in quasi tutta l’Africa sub sahariana e le altre variabili (conflitti etnici, dittature, corruzione, inflazione, Aids, accesso ai mercati, aiuti dall’estero) sono quasi insignificanti. La produzione è stagnante perché non sarebbero arrivati i progressi tecnologici: sementi migliorate, fertilizzanti chimici, corrente elettrica, irrigazione. Chi doveva promuoverli?

Federico Punzi Il Velino

Al vertice della FAO ipocriti e bugiardi.

martedì, 17 novembre 2009

Ieri c’è stata solo una passerella di soubrettine della politica internazionale (Gheddafi, Berlusconi, ecc.) e ballerine di chorus line, senza primedonne, a parte il papa che arricchisce la sua presenza con un minestrone di aria fritta e la bugia più clamorosa del vertice, vale a dire che la fame non dipende dalla crescita demograficale e che le risorse del pianeta possono nutrire tutti. E’ questa la più grave e destabilizzante menzogna che apre la strada alla crescita senza fine delle popolazioni affamate, delle malattie, delle guerre, delle rivoluzioni e della fuga di milioni di disgraziati dai paesi di desolazione e morte. E nemmeno una parola per avviare una seria politica di denatalizzazione che non faccia nascere milioni di bambini per poi farli morire di fame, ma solo generici impegni per rimuovere le cause della fame e della povertà senza mai pronunciare le fatidiche parole “controllo delle nascite”.

Dal Corriere della Sera LEGGI

Il vertice Fao di Roma è arrivato al termine. I partecipanti hanno approvato per acclamazione una dichiarazione finale sulla sicurezza alimentare che cita fra gli obiettivi il dimezzamento della povertà entro il 2015. Nel testo non è previsto alcun impegno finanziario, bensì cinque azioni da mettere in campo per combattere la fame per cui si chiede ai governi di assicurare ai Paesi in via di sviluppo i fondi promessi. Nella dichiarazione di 41 paragrafi sono ripresi i cinque principi sulla food security del G8 dell’Aquila, che diventano i “Five Rome principles for sustainable food security” (il testo completo in inglese – pdf).

Alle 11.30 nella sede Fao di Roma ha preso la parola Benedetto XVI. «La Terra può nutrire tutti i suoi abitanti – ha detto nel suo discorso in francese -. Bisogna dunque vincere la lotta alla fame e alla malnutrizione». Il Papa ha parlato della «deprecabile» pratica di distruggere derrate alimentari per finalità di tipo economico e commerciale. E ha sottolineato la necessità di affrontare il problema in una prospettiva di lungo periodo con investimenti nello sviluppo rurale, infrastrutture, trasporti, diffusione di tecniche agricole appropriati. «Il cibo viene spesso considerato alla stregua di tutte le altre merci – ha poi evidenziato mettendo in risalto soprattutto lo sviluppo diseguale tra le nazioni nelle diverse parti del mondo e precisando che la fame non dipende dalla crescita demografica – e quindi vanno ripensati i meccanismi della distribuzione alimentare»

La bomba demografica sta per esplodere.

venerdì, 11 settembre 2009

Segnaliamo questo appello internazionale promosso da http://www.rientrodolce.org – Ricordiamo ancora una volta che sono soprattutto i due sistemi religiosi più totalitari e totalizzanti, cattolicesimo e islam, ad opporsi a qualsiasi forma di controlo delle nascite. Nella loro gara criminale a superarsi numericamente stanno portando il mondo al disastro finale.

POLITICA DEMOGRAFICA E AMBIENTE
DICHIARAZIONE INTERNAZIONALE

1) Le organizzazioni firmatarie dichiarano di riconoscere quanto segue:
a. La crescita demografica avvenuta nel passato, da un miliardo di persone,
nel 1800 a 2,5 miliardi nel 1950, fino ai 6,5 miliardi odierni, unitamente
alla crescita dei consumi pro capite, ha avuto le seguenti conseguenze: ha
provocato il cambiamento climatico, un crescente inquinamento,
l’innalzamento del livello dei mari e l’espansione dei deserti; è stata
“finanziata” attraverso un intenso sfruttamento del capitale della natura
(le sue risorse finite, come i combustibili fossili, le falde acquifere, i
minerali, la fertilità dei suoli, le foreste, le zone di pesca e la
biodiversità) anziché attraverso l’utilizzo dei dividendi sostenibili da
essa forniti.
b. La capacità della Terra è finita, si sta riducendo a causa dei
cambiamenti climatici e non è più sufficiente a sostenere una crescita
indefinita del numero di umani e dello sfruttamento intensivo delle risorse.
c. Le previsioni di crescita della popolazione globale, che cresce di 78
milioni l’anno (9.000 ogni ora), si assestano intorno ai 9,1 miliardi di
persone nel 2050. I 2,3 miliardi di persone aggiuntivi, anche tenendo in
considerazione la loro locazione in paesi che emettono tenori ridotti di
biossido di carbonio, equivalgono al doppio delle emissioni attuali degli
Stati Uniti.
d. La crescita indefinita della popolazione è fisicamente impossibile e in
qualche momento dovrà interrompersi: ciò potrà avvenire o prima, attraverso
una diminuzione delle nascite, ottenuta con la contraccezione e con una
azione politica comune dell’umanità, diretta a questo obiettivo, o dopo,
attraverso un aumento della mortalità per carestie, malattie, guerre e
collasso ambientale, oppure attraverso una combinazione di entrambi i
fattori.
e. Ogni persona in più cresce l’impatto totale dell’uomo sull’ambiente e
riduce le risorse pro capite disponibili; pertanto tutti i problemi
dell’ambiente (e molti altri problemi economici e sociali) sono più
facilmente risolvibili se la popolazione si riduce e divengono più difficili
(e alla fine impossibili) da affrontare con una popolazione in crescita.
f. Il degrado ambientale e lo sfruttamento intensivo delle risorse stanno
riducendo il numero di persone che la Terra può sostenere per un tempo
indefinito.
g. Il diffondersi dell’industrializzazione, l’urbanizzazione e i modelli di
consumo del primo mondo stanno ulteriormente riducendo la capacità di carico
massima della Terra.
h. La disponibilità globale di cibo dipende pesantemente dalla disponibilità
di petrolio e di acqua, risorse, entrambe, che stanno rapidamente divenendo
più scarse e costose.
i. Lo sviluppo (crescita del PIL pro capite) dei paesi più poveri continua
ad essere impedito dagli alti tassi di natalità (e con una popolazione in
continua crescita).
j. La popolazione ottimale (che permetta una migliore qualità della vita per
tutti) è certamente molto minore di quella possibile (a meri livelli di
sopravvivenza).

CONCLUSIONE
L’attuale crescita della popolazione è ecologicamente insostenibile.

2) Noi raccomandiamo che le Nazioni Unite e le organizzazioni
intergovernative, i governi e gli enti non governativi, ambientalisti e
promotori dello sviluppo:
a. Prendano atto e rIconoscano che la presente dichiarazione corrisponde
alla realtà dei fatti
b. Appoggino, finanzino e assicurino la possibilità, per tutti e in tutto il
mondo, di accedere alla pianificazione familiare, come convenuto alla
Conferenza del Cairo del 1994 e al punto 5 dei Millennium Developments Goals
per il 2012.
c. Adottino politiche non coercitive dirette a stabilizzare o ridurre le
popolazioni a livelli sostenibili, anche affrontando il problema della
crescita relativa della popolazione anziana.
d. Provvedano con fermezza, specialmente nelle aree ove i consumi sono più
elevati, a promuovere la riduzione dello sfruttamento delle risorse e del
degrado ambientale pro capite.

( qui grafico della crescita della popolazione a partire dall’introduzione
dell’agricoltura)

SITO DELL’ASSOCIAZIONE RIENTRODOLCE
http://www.rientrodolce.org

LE ORGANIZZAZIONI FIRMATARIE
OPTIMUM POPULATION TRUST – U. K.
POPULATION INSTITUTE – U.S.A.
POPULATION INSTITUTE OF CANADA
SUSTAINABLE POPULATION AUSTRALIA
DEMOGRAPHIE RESPONSABLE – FRANCE
ASSOCIAZIONE RADICALE RIENTRODOLCE – ITALIA

Gran minestrone di aria fritta a Piazza San Pietro.

lunedì, 15 giugno 2009

Per l’ ennesima volta il papa ha richiamato il drammatico problema della fame del mondo. Con parole accorate e strappalacrime ha invocato la discesa dello Spirito sulla prossima Conferenza dell’ ONU sulla crisi economica e finanziaria. Ma non una parola sulla causa prima ed assoluta della fame che divora e uccide decine di milioni di bambini e adulti ogni anno, e che spinge altri milioni di disgraziati a cercare scampo nei paesi dove almeno la sopravvivenza è assicurata a tutti. Neanche un accenno alla madre di tutte le disgrazie, la crescita demografica esponenziale e senza freni. Ricordiamo ancora una volta che la SS Vaticana e i paesi musulmani, in tutte le conferenza internazionali precedenti dedicate al dramma della fame nel mondo, hanno sempre impedito che venisse affrontato e neppure messo allo studio un progetto planetario organico e condiviso per disinnescare la bomba demografica.

Qui la fonte della notizia dal Corriere della Sera
LEGGI

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Benedetto mistificatore.

giovedì, 11 dicembre 2008

Secondo il papa la fame nel mondo non dipende dalla mancanza di cibo, ma dagli speculatori che ne ostacolano la distribuzione. Può anche essere così, ma il miliardo di affamati calcolati in un recente documento della FAO sono soprattutto la conseguenza di un dissennato sviluppo demografico sostenuto dai sistemi religiosi che giocano al reciproco sorpasso numerico, in primo luogo la chiesa cattolica e l’islam. Solo una politica globale di educazione e controllo demografico salverà il pianeta dalla bomba demografica che sta esplodendo. Fonte della notizia LEGGI