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Ma Bertone per chi tifa ?

lunedì, 19 settembre 2011

Sappiamo già che le linea politica del governo vaticaliano per i prossimi mesi sarà decisa dalla riunione della CEI nei prossimi giorni (vedi sotto) e sappiamo altrettanto bene che la chiesa fornirà il suo consenso, e non potrebbe essere diversamente, ai partiti che si richiameranno espressamente alla sua dottrina sociale e ai valori cristiani da trasferire nella politica nazionale. Quindi i partiti che usufruiranno del benefico apporto saranno sicuramente il PDL e l’UDC che entrambe le opzioni ce l’hanno dentro i propri statuti. Non ricordiamo se anche Rutelli e Fini li abbiano previsti ma non ricordiamo di averli visti codificati negli statuti di Fli e Api. Il cristianesimo, nella versione più fortemente cristianista, sta pure di fatto nella politica leghista ma non pensiamo che i vertici vaticani si spingano oltre una vaga benevolenza . Quelle due opzioni fortemente impegnative invece non appaiono nei programmi di SEL, IDV e PD, nonostante che la massiccia presenza di cattolici ci ha spinto spesso a definire il PD Partitus Dei. Non parliamo poi dei radicale che per i preti padroni sono addirittura il demonio. E allora questo punto una domanda sorge spontanea : con chi si shiereranno Bertone e Bagnasco, i due massimi esponenti della presenza e ingerenza politica vaticana in Italia ? Se conosciamo bene la chiesa cattolica le loro preferenze andranno ai leader di PDL e UDC, ma soprattutto a quello più condizionabile per i suoi comportamenti non conformi alla morale cattolica. Non l’etica in generale, perché di quella ai preti non gliene frega niente, ma solo la morale sessuale. In sostanza il leader più peccaminoso è quello da cui i preti padroni possono ottenere le migliori contropartite. Quindi se non potranno sostenere Berlusconi, sfacciato fornicatore e quindi più facilmente condizionabile, dovranno accontentarsi di Casini, convivente more uxorio. Sapremo per chi tifa Bagnasco fra pochi giorni, ma non abbiamo ancora capitro per chi tiferà Bertone. LEGGI

Ratzinger ha stabilito con il suo plenipotenziario in Vaticalia l’agenda politica italiana.

Si è svolto a Castelgandolfo, con un po’ di anticipo rispetto alle abitudini, l’incontro del papa con il generale-cardinale Angelo Bagnasco, presidente della CEI, il Governo Ombra dei vescovi italiani che controlla e guida il governo uifficiale in carica. Dal 26 settembre, quando il papa sarà in Germania per la sua visita ufficiale, il Governo Ombra dei vescovi italiani si riunirà per la consueta sessione dedicata all’esame della situazione politica italiana e fisserà l’agenda dei provvedimenti già concordati da Bagnasco con il papa. Non è escluso che fra le preghiere dell’introibo e quelle di fine cerimonia l’austero consesso dedichi anche un de profundis al governo Berlusconi.

21/1/11 – Alzare il prezzo (2)

venerdì, 21 gennaio 2011

Ai miei fratelli cattolici ricorderei solo questo: che san Paolo ci ha sempre chiesto di pregare per re e principi non in misura della loro coerenza morale e assenza di vizi, ma in misura che garantisse al popolo “pace e tranquillità di vita”. Venendo all’osso è dirimente questo: da una parte, anche il solo atto di governo come il cassato decreto per graziare Eluana da morte per fame e per sete, firmato dal reprobo. Dall’altra un premier cattolicissimo che, in quel di Roma, su territorio italiano, per invito di istituzioni italiane, in un tempio della libera ricerca e della sapienza, non è stato capace nemmeno di garantire la libertà di parola al papa. (Luigi Amicone, direttore Tempi, settimanale di Comunione e Liberazione)
Sono anni che il cardinale Bagnasco chiede coerenza e serietà ai politici cattolici e monsignor Crociata è arrivato proporre loro Maria Goretti, come esempio. La Chiesa condanna i comportamenti e lo fa in modo severo. Non ci si può aspettare che faccia dei j’accuse alle persone, verso le quali tiene sempre un atteggiamento improntato alla misericordia. (Paola Binetti, deputato Udc e membro dell’Opus Dei)
Il Vaticano non si commenta, ma penso che per loro sia più facile parlare. Berlusconi si è trovato la casa circondata. Controllavano tutti quelli che entravano e che uscivano. Perché non hanno controllato anche lì? (Umberto Bossi, Ansa, 20.1.11 ore 17.53)
Il papa… il papa… Lei è il direttore dell’Unità e mi cita il papa. (Daniela Santanchè, Annozero)

Lunedì al Consiglio episcopale permanente della Cei che si terrà ad Ancona, il presidente dei vescovi italiani, il card. Angelo Bagnasco, dirà parole chiare forti e inequivocabili sulla vicende porcellone (e ahimè gravissime) del premier. La fretta di traversare il Ruby-cone secondo il gossip dei sacri palazzi, è stato determinato dalla copertina di un settimanale inglese dove Elton John e David Furnish sono ritratti insieme al figlio e il terrore di arrivare anche in Vaticalia a simili “degenerazioni da disordine sessuale”. Ma una paura di questo tipo forse percorre le vene di qualche parroco di sperduta provincia (che probabilmente non esiste più) mentre i gerarchi S.S. sanno benissimo che una simile fotografia in Italia non la vedranno nel breve periodo con nessun governo. Almeno fino a che la Chiesa cattolica continuerà ad essere l’istituzione che fornisce la scala dei valori di riferimento della società italiana, e che l’eccesso di arroganza del premier sembrerebbe porgergli su un piatto d’argento. L’opposizione, a cui come spesso accade fa da mosca cocchiera la stampa “amica”, non si scandalizza dell’ennesima ingerenza della Chiesa, ma anzi la incita. Il cesarista Vendola – intervistato da Gruber – ha detto che i laici devono collaborare con la Chiesa che da utili indicazioni etiche. Bypartisanamente si avvera la prima omelia di Giovanni Paolo II (22 ottobre 1978) : “Non abbiate paura! Aprite, anzi, spalancate le porte a Cristo! Alla sua salvatrice potestà aprite i confini degli Stati, i sistemi economici come quelli politici, i vasti campi di civiltà, di sviluppo”. Sarebbe opportuno a questo punto che la gerarchia invece di mettere il cappello (e le catene) sui diversi partiti, se ne facesse uno tutto suo. Un partito confessionale che abbia una analogia assoluta tra fede e politica, che è si un passo indietro sulla via dell’occidente, ma è un modo per contarsi in maniera definitiva. Nel frattempo, invece di rimanere appesi alle mozzette del clero, sarebbe opportuno che l’opposizione – magari guidata dal segretario Pd Bersani che sembra essere quello col maggiore buon senso – non perdesse tempo ed energie a spiegare che non si fa sesso con le minorenni, ma crei alleanze, prepari una squadra di governo, compili una agenda con pochi punti precisi su economia, lavoro, ambiente. Occupandosi dei dolori del Paese e lasciando la valutazione sui divertimenti del premier e la sua inconcludenza nell’azione di governo al giudizio degli elettori. E soprattutto, tenendo ben lontano qualsiasi ulteriore ingerenza della Chiesa cattolica.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

17/12/10 – Zona rossa

venerdì, 17 dicembre 2010

Olaf (upon what were once knees)/ does almost ceaselessly repeat/“there is some shit I will not eat” (E. E. Cummings, Sing of Olaf glad and big)
La febbre è salita quando si è saputo della vittoria della maggioranza, ed è normale perché non sopportano più questo governo né il suo capo e non hanno nel Parlamento nessuno che li rappresenti. E dagli e dagli faranno proseliti, recluteranno i più giovani, perché se non hai grande futuro ti viene voglia di menare le mani. E’ il funzionamento fisiologico della democrazia… Quando gli studenti inglesi se la sono presa anche con Carlo e Camilla nessuno ha gridato al regicidio e alla fine della democrazia (Lanfranco Pace, Il Foglio)
Dice il sindaco di Roma che gli scontri di lunedì hanno provocato danni per 20 milioni di €. Dicono i commercianti della via che i danni sono di circa 150mila € (diversi quotidiani romani)

Viktor Orban, premier ungherese, è uno dei buoni amici stranieri di Silvio Berlusconi (come Putin, Gheddafi, Lukashenko, Chavez, Bertone). L’Ungheria è un paese di cui si parla poco, al più qualcuno di noi è stato a Budapest la bella città attraversata dal Danubio.
Nel primo semestre del 2011 il paese avrà la presidenza dell’Unione europea, ma, è legittimo chiederselo, all’Europa va bene?
In questi giorni alcuni quotidiani ungheresi sono usciti con le pagine bianche per protestare contro una norma che entrerà in vigore a gennaio e che limiterà la libertà di stampa. Sarà istituito un organo di controllo, cinque membri di nomina politica, lottizzato interamente da Viktor Orban. In questo modo tutti i media ungheresi saranno controllati dai partiti di governo – tra cui anche Jokkib partito xenofobo di ispirazione nazista – e saranno sanzionati ad ogni piccolo sgarro. Con multe così salate da decretare la chiusura di giornali e emittenti radiotelevisive.
Orban dispone di oltre i due terzi del Parlamento, una maggioranza che gli consente di poter cambiare la Costituzione.
Qualcuno ne parla?

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

*Olaf (su quelle che una volta erano ginocchia)/ripete senza sosta/ “c’è della merda che non mangerò” E.E. Cummings, Canto di Olaf grosso e contento

Ratzinger costringe a scusarsi…

mercoledì, 30 giugno 2010

… l’unico cardinale che aveva tentato di frenare gli abusi dei preti.
Comportamento schizofrenico del papa che da una parte dice di denunciare gli abusi e dall’altra punisce chi lo fa.

MERA RETORICA DI STATO

L’idolatria della Chiesa

Costretto a fare pubblica ammenda il cardinale Schönborn, che aveva accusato Sodano di aver coperto un caso di pedofilia
Il Papa ripete che il pericolo più grande per la Chiesa viene dal suo interno, ma ha umiliato pubblicamente il cardinale in prima linea nella denuncia degli abusi
30 giugno 2010 | Mondo

Il cardinale austriaco Schönborn, che un mese e mezzo fa aveva accusato pubblicamente il cardinale Sodano di aver coperto uno dei casi più gravi di pedofilia nella Chiesa Cattolica, è stato convocato ieri in Vaticano e costretto a pubbliche scuse. “Umiliato”, scrivono i giornali di tutto il mondo.

L’origine dei fatti risale allo scorso 9 maggio. Cristoph Schönborn sostenne che negli anni Novanta Joseph Ratzinger (allora capo della Congregazione per la dottrina della fede, suo vecchio amico) fosse intenzionato a fare chiarezza sul caso di Hans Hermann Groër – predecessore di Schönborn come arcivescovo di Vienna, morto nel 2003 e responsabile di un numero imprecisato di violenze sessuali – e “usare una linea di tolleranza zero”. La volontà e l’influenza di Angelo Sodano nella Curia romana avrebbero finito però per metterlo in minoranza: secondo Schönborn, l’allora segretario di Stato avrebbe deciso di coprire gli abusi e insabbiare le inchieste, per evitare effetti negativi sull’immagine della Chiesa. La portata delle accuse di Schönborn era stata gigantesca: era la prima volta che un cardinale accusava pubblicamente un altro cardinale e i giornali parlarono di “atto senza precedenti”.

A seguito di quelle frasi Joseph Ratzinger ha convocato Schönborn a Roma e lo ha costretto a fare pubblica ammenda al termine di un incontro con l’attuale segretario di stato Tarcisio Bertone e lo stesso Angelo Sodano. Il comunicato con cui il Vaticano ha annunciato l’incontro dà l’idea della situazione, facendo riferimento ai “giudizi equivoci” di Schönborn nei confronti dell’allora segretario di stato Sodano e del “compianto” cardinale Hans Hermann Groër. Dice altre due cose importanti, il comunicato. La prima è che “nella Chiesa, quando si tratta di accuse contro un cardinale, la competenza spetta unicamente al Papa”. La seconda è che Schönborn – che aveva anche fatto aperture verso le coppie gay e l’abolizione del celibato sacerdotale – farebbe bene a tenere per sé le sue divagazioni dottrinali.

A Schönborn non è rimasto che abbozzare e dirsi “dispiaciuto”, ma l’umiliazione rimane: secondo il New York Times sarebbe stata pretesa dallo stesso Sodano. E in molti hanno osservato una nuova contraddizione da parte della Chiesa e di papa Benedetto XVI: che un giorno allude al peccato che contagia la Chiesa al suo interno e l’altro attacca i giornali accusati di persecuzioni; un giorno annuncia “tolleranza zero” nei confronti dei preti pedofili e quello dopo umilia un cardinale che ha denunciato proprio l’esistenza del male all’interno della Chiesa. Simili perplessità sono espresse oggi su Repubblica da Vito Mancuso, teologo e già sacerdote.

Ieri il papa ha sottolineato che il pericolo più grande per la Chiesa viene dal fronte interno: “Il danno maggiore lo subisce da ciò che inquina la fede e la vita cristiana dei suoi membri e delle sue comunità”. Ma allora perché, due giorni fa, ha pubblicamente umiliato il cardinale Christoph Schönborn, finora il più coraggioso degli uomini di Chiesa nel lottare contro il terribile inquinamento interno che è la pedofilia del clero? Io quasi non volevo crederci, non poteva essere vero che Benedetto XVI, dopo aver più volte affermato di voler fare tutto il possibile per stabilire la verità e perseguire la giustizia nello scandalo pedofilia, avesse costretto l’arcivescovo di Vienna a una specie di Canossa vaticana. Eppure era vero.

Mancuso si dice colpito soprattutto dal “disinteresse mostrato dal papa per il merito delle accuse” mosse da Schönborn. Possibile che a Ratzinger non interessi se Schönborn dice o no la verità? Se Sodano abbia coperto davvero le indagini di Vienna sul cardinale Groër, addirittura compianto?

Il papa semplicemente non se ne è curato, non è entrato nel merito, alla verità ha preferito la forma ricordando che solo a lui è concesso accusare un cardinale. Così il comunicato ufficiale: “Nella Chiesa, quando si tratta di accuse contro un cardinale, la competenza spetta unicamente al papa”. Ma se è così, allora il papa è tenuto ad andare fino in fondo verificando se le accuse di Schönborn a Sodano sono fondate o sono solo calunnie. Lo farà?

Mancuso ricorda le parole dette da Ratzinger soltanto lo scorso 11 giugno, quando disse di “voler fare tutto il possibile affinché un tale abuso non possa succedere mai più”. Mera retorica di stato, visto il comportamento concreto di Ratzinger: che dice altre due cose.

Primo: se non fosse stato per la forza dei giornali e delle tv tutto sarebbe rimasto sconosciuto e insabbiato; se la Chiesa riuscirà un giorno a fare pulizia al proprio interno lo dovrà alla forza delle scomode verità fatte emergere dalla libera informazione. Secondo: fino a poco tempo fa la linea tenuta dal cardinal Sodano sul caso Groër era la prassi abituale, come appare anche dalla Epistula de delictis gravioribus inviata il 18 maggio 2001 dall’allora cardinal Ratzinger ai vescovi di tutto il mondo che imponeva il secretum Pontificium per tutte le gravi trasgressioni del clero (notare: il caso Groër risale a sei anni prima!). È proprio questa la peculiarità dello scandalo, non tanto la pedofilia di preti e vescovi, quanto l’insabbiamento da parte delle gerarchie, il fatto incredibile che i vertici ecclesiastici sapevano di questi crimini e, per non indebolire il potere politico della Chiesa, tacevano e insabbiavano. Per anni e anni. Per interi decenni è stata preferita l’onorabilità della struttura politica della Chiesa rispetto alla giustizia verso le vittime, e quindi verso Dio.

Ecco perché secondo Mancuso non c’è speranza che le cose cambino, almeno per ora. Malgrado il cambio di tono, la Chiesa si trova esattamente dove si trovava dieci anni fa.

Le dichiarazioni del cardinal Sodano che riduceva a “chiacchiericcio” le accuse erano esattamente in linea con questa politica dell’insabbiare, e l’umiliazione inferta dal papa al cardinale Schönborn per averlo criticato è una conferma che questa politica non è terminata. La subdola peculiarità di questo scandalo mondiale è purtroppo ancora in vita. Salvare la Chiesa prima di tutto. Prima dei bambini e della loro vita psichica e affettiva. Prima dei genitori e del loro inestirpabile dolore. Prima del senso di giustizia di tutta una società. Prima della giustizia di cui rendere conto davanti a Dio. Prima di tutto, la Chiesa e la sua immagine, e il conseguente potere che ne deriva. Per questo l’ordine era (anzi è, perché altrimenti non si sarebbe salvata l’onorabilità del potente cardinal Sodano) coprire, insabbiare, dissimulare, mentire, negare, comprare. Tra l’ottantina di cardinali della Chiesa solo uno aveva avuto il coraggio e l’onestà di puntare il dito contro il vertice della nomenclatura. Il papa l’ha messo a tacere, l’ha fatto rientrare tra le fila, imponendogli una bella dichiarazione di facciata.

Mancuso ha una spiegazione per il fatto che la Chiesa prediliga gli interessi degli aguzzini a quelli delle vittime: la prevalenza della Chiesa su Dio nella fede di molti cattolici.

La risposta a mio avviso consiste nella teologia elaborata lungo i secoli che ha condotto a una vera e propria idolatria della struttura politica della Chiesa, a una sorta di sequestro dell’intelligenza da parte della struttura per affermare se stessa sopra ogni cosa, il cui inizio si può emblematicamente collocare, come già intuito da Dante, nella stesura del falso documento conosciuto come “Donazione di Costantino” da parte della cancelleria papale (documento svelato come falso da Lorenzo Valla nel 1440). Questa teologia ecclesiastica ha condotto a fare dell’obbedienza alla Chiesa gerarchica il segno distintivo dell’essere cattolico: il cattolico è anzitutto colui che obbedisce al papa e ai vescovi. Se non obbedisci, non sei cattolico. Dante non lo sarebbe più, neppure san Paolo, che ebbe l’ardire di opporsi pubblicamente a Pietro, non potrebbe far parte di questa Chiesa cattolica. Al termine degli Esercizi spirituali così Ignazio di Loyola illustrava il rapporto con la verità che deve avere il cattolico: “Quello che io vedo bianco, lo credo nero se lo stabilisce la Chiesa gerarchica”.

http://www.ilpost.it/2010/06/30/ratzinger-contro-schonborn/

L’articolo completo

Preti pedofili perché il Papa difende Sodano?

di Vito Mancuso (la Repubblica, 30 giugno 2010)

Ieri il papa ha sottolineato che il pericolo più grande per la Chiesa viene dal fronte interno: “Il danno maggiore lo subisce da ciò che inquina la fede e la vita cristiana dei suoi membri e delle sue comunità”. Ma allora perché, due giorni fa, ha pubblicamente umiliato il cardinale Christoph Schönborn, finora il più coraggioso degli uomini di Chiesa nel lottare contro il terribile inquinamento interno che è la pedofilia del clero?

Io quasi non volevo crederci, non poteva essere vero che Benedetto XVI, dopo aver più volte affermato di voler fare tutto il possibile per stabilire la verità e perseguire la giustizia nello scandalo pedofilia, avesse costretto l’arcivescovo di Vienna a una specie di Canossa vaticana.

Eppure era vero. Benedetto XVI aveva costretto il presule, nonché stimato teologo di orientamento conservatore a lui molto vicino, a una conciliazione forzata con il cardinal Sodano. La logica del potere romano è la forza che ancora domina la Chiesa cattolica.

Quello che però a mente fredda colpisce di più è il disinteresse mostrato dal papa per il merito delle accuse mosse pubblicamente da Schönborn il 28 aprile scorso contro il cardinale Angelo Sodano, Segretario di Stato sotto Giovanni Paolo II, accusandolo di aver insabbiato il caso Groer.

Hans Hermann Groer (1919-2003), monaco benedettino, arcivescovo di Vienna e cardinale, fu costretto a dimettersi nel 1995 per aver molestato un seminarista minorenne (in seguito a suo carico emersero molti altri casi).

Immediato successore di Groer nella diocesi di Vienna, Schönborn quando accusava Sodano parlava di cose che conosce molto bene. Ma diceva la verità oppure mentiva? È vero o non è vero che Sodano da Roma ostacolò le indagini di Vienna? Il papa semplicemente non se ne è curato, non è entrato nel merito, alla verità ha preferito la forma ricordando che solo a lui è concesso accusare un cardinale. Così il comunicato ufficiale: “Nella Chiesa, quando si tratta di accuse contro un cardinale, la competenza spetta unicamente al papa”.

Ma se è così, allora il papa è tenuto ad andare fino in fondo verificando se le accuse di Schönborn a Sodano sono fondate o sono solo calunnie. Lo farà? Non lo farà, per il motivo che dirò alla fine di questo articolo.

Nella predica a conclusione dell’Anno sacerdotale a piazza San Pietro l’11 giugno Benedetto XVI aveva detto di “voler fare tutto il possibile affinché un tale abuso non possa succedere mai più”. Alla luce del trattamento riservato a Schönborn queste parole appaiono molto sfuocate, mera retorica di stato. Di che cosa stiamo parlando, infatti? Stiamo parlando (occorre ricordarlo sempre!) di migliaia e migliaia di giovani vittime.

Oltre all’Austria scandali sono emersi ovunque. Negli Stati Uniti finora sono stati pagati indennizzi per 1.269 miliardi di dollari, con il conseguente fallimento di non poche diocesi.

In Irlanda nel 2009 sono usciti documenti come il Rapporto Murphy e il Rapporto Ryan, quest’ultimo sugli abusi del clero dagli anni ’30 agli anni ’70 (notare: anni ’30, altro che responsabilità della rivoluzione sessuale del postconcilio come scrive Benedetto XVI nella “Lettera ai cattolici irlandesi”): il risultato è che la Chiesa irlandese deve versare 2.100 milioni di euro di risarcimenti.

Poi c’è la Germania del papa: abbazia benedettina di Ettal in Alta Baviera, coro di Ratisbona, dimissioni di mons. Mixa vescovo di Augusta per molestie sessuali su minori, collegio Canisius dei gesuiti a Berlino…

C’è il Belgio con le dimissioni del vescovo di Bruges per i medesimi tristi motivi e le perquisizioni delle tombe nella cattedrale di Malines con le conseguenti deplorazioni pontificie.

Ci sono Polonia, Svizzera, Olanda, Danimarca, Norvegia, Inghilterra, Australia…

Don Ferdinando Di Noto, il prete da anni in prima linea contro la pedofilia, simbolo della rettitudine della gran parte dei preti, dichiarava il 18 febbraio scorso che in Italia i casi accertati sarebbero un’ottantina. Da allora, vista la frequenza delle notizie sui giornali, temo che la cifra sia aumentata non poco.

Di fronte a questi dati due cose sono sicure. Primo: se non fosse stato per la forza dei giornali e delle tv tutto sarebbe rimasto sconosciuto e insabbiato; se la Chiesa riuscirà un giorno a fare pulizia al proprio interno lo dovrà alla forza delle scomode verità fatte emergere dalla libera informazione.

Secondo: fino a poco tempo fa la linea tenuta dal cardinal Sodano sul caso Groer era la prassi abituale, come appare anche dalla Epistula de delictis gravioribus inviata il 18 maggio 2001 dall’allora cardinal Ratzinger ai vescovi di tutto il mondo che imponeva il secretum Pontificium per tutte le gravi trasgressioni del clero (notare: il caso Groer risale a sei anni prima!). È proprio questa la peculiarità dello scandalo, non tanto la pedofilia di preti e vescovi, quanto l’insabbiamento da parte delle gerarchie, il fatto incredibile che i vertici ecclesiastici sapevano di questi crimini e, per non indebolire il potere politico della Chiesa, tacevano e insabbiavano.

Per anni e anni. Per interi decenni è stata preferita l’onorabilità della struttura politica della Chiesa rispetto alla giustizia verso le vittime, e quindi verso Dio. Le dichiarazioni del cardinal Sodano che riduceva a “chiacchiericcio” le accuse erano esattamente in linea con questa politica dell’insabbiare, e l’umiliazione inferta dal papa al cardinale Schönborn per averlo criticato è una conferma che questa politica non è terminata. La subdola peculiarità di questo scandalo mondiale è purtroppo ancora in vita.

Salvare la Chiesa prima di tutto. Prima dei bambini e della loro vita psichica e affettiva. Prima dei genitori e del loro inestirpabile dolore. Prima del senso di giustizia di tutta una società. Prima della giustizia di cui rendere conto davanti a Dio. Prima di tutto, la Chiesa e la sua immagine, e il conseguente potere che ne deriva.

Per questo l’ordine era (anzi è, perché altrimenti non si sarebbe salvata l’onorabilità del potente cardinal Sodano) coprire, insabbiare, dissimulare, mentire, negare, comprare. Tra l’ottantina di cardinali della Chiesa solo uno aveva avuto il coraggio e l’onestà di puntare il dito contro il vertice della nomenclatura. Il papa l’ha messo a tacere, l’ha fatto rientrare tra le fila, imponendogli una bella dichiarazione di facciata.

Ma com’è possibile che nella Chiesa tanti crimini siano stati occultati e che all’interesse delle vittime sia stato preferito quello dei loro aguzzini? La risposta a mio avviso consiste nella teologia elaborata lungo i secoli che ha condotto a una vera e propria idolatria della struttura politica della Chiesa, a una sorta di sequestro dell’intelligenza da parte della struttura per affermare se stessa sopra ogni cosa, il cui inizio si può emblematicamente collocare, come già intuito da Dante, nella stesura del falso documento conosciuto come “Donazione di Costantino” da parte della cancelleria papale (documento svelato come falso da Lorenzo Valla nel 1440).

Questa teologia ecclesiastica ha condotto a fare dell’obbedienza alla Chiesa gerarchica il segno distintivo dell’essere cattolico: il cattolico è anzitutto colui che obbedisce al papa e ai vescovi. Se non obbedisci, non sei cattolico. Dante non lo sarebbe più, neppure san Paolo, che ebbe l’ardire di opporsi pubblicamente a Pietro, non potrebbe far parte di questa Chiesa cattolica. Al termine degli Esercizi spirituali così Ignazio di Loyola illustrava il rapporto con la verità che deve avere il cattolico: “Quello che io vedo bianco, lo credo nero se lo stabilisce la Chiesa gerarchica”.

Da tempo immemorabile la bilancia è il simbolo della giustizia. Su un piatto della bilancia ci sono le vite di migliaia di bambini, ragazzi e giovani irrimediabilmente deturpate da uomini di Chiesa. Sull’altro, che cosa mette la Chiesa? Oggi è costretta a mettere i nomi dei colpevoli, e tantissimi soldi. Ma si ferma qui, e non basta. Essa infatti deve aggiungere se stessa, la struttura di potere che l’ha fatta precipitare in questo abisso. Solo a questa condizione i due piatti possono tornare in equilibrio e generare la vera giustizia, quella che Gesù diceva di cercare sopra ogni altra cosa.

Pedofilia pretesca e statistiche rivelatrici.

giovedì, 15 aprile 2010

Secondo fonti vaticane il pressapochista e confuso cardinale Bertone nell’associare la pedofilia all’omosessualità si riferiva solo a statistiche riguardanti i casi emersi fra il personale religioso cattolico. E secondo queste statistiche il 60% dei casi di pedofilia pretesca vedrebbe come protagonisti sacerdoti di orientamento omosex, mentre il 40 % evidentemente riguarda preti e frati eterosessuali. Però Bertone si è guardato bene dall’ associare l’eterosessualità alla pedofilia. In questo momento al cardinale e ai suoi fratelli serve soprattutto di trovare un capro espiatorio (i gay) su cui convogliare l’indignazione popolare, e non poteva associare alla pedofilia anche l’eterosessualità che pure al 40%, secondo le statistiche sbandierate, riguarda chi abusa di bambine e quindi, secondo la metodologia usata, ha un altrettanto colpevole orientamento eterosessuale. Da cui discende che se per ogni caso di abuso da parte di un omosesex su un bambino si può affermare che tutti i gay siano pedofili anche per ogni abuso di un “vero” maschio su una bambina possiamo affermare che tutti i maschi etero sono pedofili. Però Bertone afferma solo la prima ipotesi. E veniamo ora ad un aspetto illuminante. Siccome la scienza statistica ha regole molto precise anche se non perfette non può essere un caso che il rapporto dei preti colpevoli di abusi sessuali su bambine e bambini (che sono certamente una minoranza rispetto al numero totale di preti e frati) è di 40 a 60. Dal che discenderebbe che il 40% di tutti i preti e frati della chiesa cattolica è composto da eterosessuali e il 60% da omosessuali. Invece sul piano generale di tutta la popolazione mondiale statistiche serie comunemente accettate rivelano che il rapporto fra etero ed omo è di circa 95 a 5. Chiediamoci a questo punto come mai nella chiesa cattolica questo rapporto è invece di 40 a 60. Azzardiamo un’ipotesi. Non sarà il fatto che con il celibato obbligatorio moltissimi omosessuali maschi vedono nella carriera ecclesiastica un comodo mezzo per mettersi al riparo dalla classica e imbarazzante domanda di familiari e amici sul perchè non si sposano ? E non sarà per questo che la chiesa cattolica è così determinata nell’ostacolare il matrimonio (civile) di coppie omosessuali ? Se i gay raggiungono la piena omologazione e rispetto a livello sociale, potendosi addirittura sposare fra loro, non avranno più ragione di farsi preti per nascondere il loro disinteresse sessuale verso le donne. E la chiesa cattolica perderebbe il 60% del suo personale.

Criminali e bugiardi

martedì, 13 aprile 2010

I gerarchi della SS Vaticana travolti dallo scandalo dei preti pedofili che hanno abusato impunemente per anni di bambine e bambini ora cercano di addossare la responsabilità delle perversioni pedofile ai soli omosessuali, proprio mentre l’ultimo caso denunciato a Teramo riguarda l’abuso su una bambina di 10 anni. Secondo il metro di giudizio del cardinale Bertone dovremmo dunque affermare che tutti gli eteresessuali sono pedofili. E invece, caro cardinale sociologo da strapazzo, le statistiche generali dimostrano che la pedofila è un vizio orrendo le cui vittime sono bambine e bambini abusati da maschi criminali di qualunque orientamento sessuale. Ma in questo momento ai gerarchi vaticani fa comodo aprire un nuovo fronte su cui indirizzare la giusta indignazione della gente, e gli omosessuali sono le vittime sacrificali che nei loro calcoli potrebbero distogliere l’attenzione popolare dagli orrendi crimini dei preti pedofili e dalle specifiche, gravissime responsabilità omertive delle gerarchie cattoliche a tutti i livelli. Intanto le parole di Bertone suscitano forti reazioni contrarie del mondo scientifico (anche di organizzazioni cattoliche).e naturalmente da parte delle associazini gay. Quello che emerge nell’articolo di Repubblica, che qui proponiamo, è anche il sospetto sulle capacità intellettuali del cardinale, la cui alteza fisica rishia di apparire inversamente proporzionale al suo livello di intellgenza.

Fonte della notizia da La Repubblica LEGGI


Cristo e il Dio Po

sabato, 26 settembre 2009

ispirano un nuovo sincretismo politico-religioso. Umberto Bossi, Gran Sacerdote del culto del Dio Po ha incontrato a Roma il Cardinale Bertone, plenipotenziario del Sommo Pontefice del Dio Cattolico. Dal punto di vista della rirualità riti non risultano accordi particolari, le Sacre Acque del Dio Po raccolte alle sorgenti sotto il Monviso continueranno a essere versate dai gallo-padani nel bacino di San Marco a Venezia senza dare origine a ritualità parallele. Ma i sacri interessi della politica saranno coltivati in pieno accordo fra i sommi sacerdoti del Cristo cattolico e quelli del Dio Po.

Articolo tratto da Notizie Radicali

La situazione. L’incontro Bertone-Bossi.
Simonia elettorale
di Valter Vecellio

Il Vaticano detta le sue condizioni su testamento biologico, pillola RU 486
e in generale i cosiddetti temi etici; e puntualmente si candidano zelanti
esecutori: a Palazzo Madama tra i più attivi il presidente dei senatori del
PdL Maurizio Gasparri, che è riuscito a imporre la commissione parlamentare
d’inchiesta sulla RU 486; contemporaneamente la Lega di Umberto Bossi,
perfetta riedizione degli zuavi di pontificia memoria, corre in Vaticano per
“offrire” quello che è un vero e proprio baratto. Bossi e la Lega intendono
infatti dimostrare a Silvio Berlusconi che sono in grado di avere un proprio
canale autonomo e diretto con il Vaticano; il segretario di Stato Tarciso
Bertone ne approfitta per portare avanti la sua strategia: incondizionato
appoggio al ministro Maurizio Sacconi e alla sottosegretaria Eugenia
Roccella, per riaffermare che nutrizione e idratazione artificiali sono
obbligatori, e ottenere il massimo ottenibile da un Berlusconi indebolito e
screditato a livello internazionale; contemporaneamente si manda un preciso
“segnale”: per il Vaticano l’attuale inquilino di palazzo Chigi non è l’unico
interlocutore. Che sappia, il presidente del Consiglio, che nonostante i
buoni uffici assicurati da Gianni Letta, le gerarchie possono guardare
altrove, e anzi, già lo fanno: la Lega appunto, dimentica dei suoi passati
furori, e ora devota sostenitrice delle ragioni clericali; e l’UdC di
Pierferdinando Casini, o altre formazioni e gruppi, costituiti o in via di
costituzione.

La partita che si sta giocando appare chiara: mancano pochi mesi alle
elezioni amministrative, in palio molte regioni chiave per i futuri assetti
di potere. La Lega si offre per un “patto”: difesa incondizionata degli
interessi e dei “desiderata” d’oltretevere; in cambio il consenso e l’appoggio
dei vescovi almeno nelle regioni del Nord, quell’appoggio e quel consenso
che alle passate elezioni vennero dirottati sul candidato berlusconiano in
Sardegna e su Gianni Alemanno a Roma.

Un baratto evidente, avvilente e mortificante, di potere sulla pelle del
paziente e di tutti noi. Una vera e propria simonia elettorale, e come tale
va denunciata.