Articoli marcati con tag ‘berlusconi’

DuceSilvio, è il più grande !

domenica, 6 settembre 2009

Su YouTube l’intervista al “suo” canale. Il Cavaliere la rilasciò due settimane fa a “Nessma”
“La nascita di una nuova televisione è sempre un miracolo. Niente può influenzare le masse così”
Tunisi, in tv il Silvio-show
“Non devo pentirmi di nulla”
di RICCARDO STAGLIANO

IL “Silvio l’Africano Show” è stato un gran successo in sordina. Ma prima ancora del vero spettacolo il presidente del Consiglio, a Tunisi per il battesimo di un nuovo canale satellitare, si lascia andare a una confessione spontanea con i giornalisti locali: “La nascita di una nuova tv è sempre un miracolo. Oggi niente può influenzare le masse come la tv. La stampa è lontanissima dal farlo”. Non si capisce se, avendola pronunciata in francese, confidi che i radar italiani non la captino. O conti invece sulla natura privata della visita. Resta una candida interpretazione autentica del conflitto di interessi, la cui entità da noi più d’uno ancora fatica a capire.

Siamo a Tunisi, due settimane fa. E tra esibizioni di record diplomatici, fisici e di politica interna immaginaria, il premier inaugura il format dell’intervista con applauso non solo del pubblico in studio ma anche dei conduttori. Che, per inciso, sono suoi dipendenti. Nessma Tv ha nella sua struttura proprietaria Mediaset e il vecchio socio e sodale Tarak Ben Ammar. Gran lancio, en exclusivité mondiale: 40 minuti a ruota libera. Menu ricchissimo. Del presidente tunisino Ben Ali, su cui Human Rights Watch ha faldoni di denunce, il Cavaliere dice che è “un sincero democratico”

. In passato nutriva invece dubbi su Obama, “dovuti alla sua scarsa esperienza”, e poi “leggeva tutto dal gobbo, non sembrava farina del suo sacco”. Ora però si è ricreduto, e lo promuove: “Dal vivo dice cose intelligenti, crede nel futuro e ha senso dell’ironia. Sebbene in questo io sia il numero uno”.

Il conduttore in smoking e la conduttrice in tubino nero gli chiedono cos’abbia in comune con Ben Ammar, presente in studio. Il tycoon arabo sorride, quello italiano gongola: “La passione per l’altra metà del cielo!”. È l’antipasto del filone sessuale: “Cosa serve per una tv di successo? Un buon casting femminile. E su questo io ho una competenza incredibile”. Giù risate. Sebbene il fantasma del Noemigate sia evocato dallo stesso intervistato, i giornalisti si guardano bene dal lambirlo. E ancora: qual è la cosa di cui va più orgoglioso? “Di non aver nulla di cui dovermi pentire”.

Poi arrivano i temi forti. L’immigrazione? “Molti di quelli che arrivano sono in mano a organizzazioni criminali. Io voglio aumentare invece gli accessi legali. Tuttavia gli italiani sono un popolo di emigrati. Ciò ci dà il dovere di guardare a questa gente con una totale apertura di cuore. La politica del nostro governo è quindi di dar loro un lavoro, una casa, una scuola e l’assistenza sanitaria”. In due battute e quattro sorrisi, con buona pace della Lega, il pacchetto sicurezza sembra abrogato in diretta tv.

Le ricostruzioni controfattuali non si esauriscono qui. La crisi economica in Italia, per dire, non si sente perché “lo Stato dà a chi perde il lavoro l’80% del suo stipendio precedente”. Qualcuno dovrebbe spiegarlo agli operai che si arrampicano sui tetti, per evitar loro una fatica inutile. L’affascinante conduttrice però è visibilmente impressionata. Loda l’energia del premier: “È incredibile! Dove trova tutta questa determinazione?”. Provocato, lui non resiste: “Ora è il mio momento di fare una domanda. Qual è il suo numero di telefono?”. Standing ovation.

(6 settembre 2009)

28/8/09 – Serve un po’ d’ordine

venerdì, 28 agosto 2009

Schiacciata dagli abusi del potere di gente infame, che non sa cos’è il pudore; si credono potenti e gli va bene quello che fanno, e tutto gli appartiene. Tra i governanti, quanti perfetti e inutili buffoni! Ma come scusare le iene negli stadi e quelle dei giornali? Nel fango affonda lo stivale dei maiali (Povera patria, Franco Battiato, 1980)

Berlusconi che va alla Perdonanza celestiniana è lo stesso uomo che fa il damerino con le escort e le ministre? Lo vedremo indossare la berretta purpurea del cardinale Bertone per farsi fotografare con tutti i preti intorno? Il ministro Calderoli che indossò una grottesca canotta islamofoba che portò scompiglio nel reattivo mondo musulmano (e morti a Bengasi in Libia per l’appunto) è la stessa persona che adesso smania dalla voglia di salire in groppa sul cammello di Gheddafi? Il ministro La Russa che ha disseminato la città di soldati in mimetica (bei ragazzi per la verità) per difendere il patrio suolo dalle orde di “zingaracci” e di “branchi rumeni”, è lo stesso che si è messo a fare il rappresentante per piazzare le frecce tricolori ai governi amici? La Lega che voleva sfondare la breccia col carroccio (see) è la stessa “che incarna la cultura di territori radicalmente cristiani e che vogliamo mantenere tali” ? Ed è Debora Serracchiani , quella che per circa mezz’ora fece sospettare che era possibile un Pd meno bigotto, che oggi dice che “la società italiana è cambiata in senso multireligioso e quindi a scuola un’ora di formazione sulle religioni monoteiste, e si i gay si possono sposare ma, step by step, dopo un periodo di convivenza certificata”? E ancora è Bersani che critica la Lega che ha fatto la linguaccia ai preti per dire come è buona la Caritas coi migranti (che proprio non c’entra nulla) e il nato vecchio Enrico Letta che ripete ossessivamente che le giovani coppie devono fare più bambini che sono tanto belle le famiglie numerose. Tanti sforzi per niente, perché al Vaticano della presunta bontà non frega niente, vogliono solo i milioni dell’otto per mille e i benefit del concordato. E come ricorda Cossiga “la Chiesa fece accordi anche con Hitler e Mussolini tacendo sulla Shoah”. E alla Perdonanza ci va il cavaliere a mostrare lo scettro di defensor fidei.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

http://www.nessundio.net/blog/2009/04/17/1396/

27/8/09 – Realpolitik

giovedì, 27 agosto 2009

Imprenditore milanese beccato con la jeep anfibia (!) sulla spiaggia nell’isoletta di Budelli. In Costa Smeralda i riccastri fanno i gavettoni con lo champagne. Ah, il buon gusto della lotta di classe (Stefano Di Michele, Il Foglio)
I vogatori del rione Portaccia, uno dei cinque che partecipano al palio marinaro di Castiglion della Pescaia, sono stati multati (100 €) dal sindaco Pdl, per aver indossato durante la gara una canottiera rossa con la caricatura del premier sovrastata da un cartello divieto d’accesso (vari giornali)

Il sindaco Alemanno si è mosso in maniera adeguata perché si è reso conto che si stava sgretolando il punto cardine del suo programma, la sicurezza, che non riguarda soltanto l’omofobia ma anche gli immigrati e le donne. Andrea Berardicurti, segretario del Mario Mieli ha spiegato così l’apertura del sindaco di Roma alla richiesta della deputata Pd Anna Paola Concia di recepire la legge contro l’omofobia che potrebbe essere definita di buon senso e importante per entrambi i poli. Il problema è che il Pdl potrebbe pure rispondere affermativamente mentre non è sfuggito a nessuno che dal Pd non siano venute grandi sostegni alla comunità omosessuale ad eccezione (un po’ tardiva in verità) del candidato alla segreteria Ignazio Marino, odoroso di incenso, che si è recato al Gay Village. Intanto l’Arcigay ha denunciato che alla Festa nazionale del Pd di Genova non ci sia in programma nessun incontro tra partito e associazioni omosessuali. Imma Battaglia, presidente DiGay Project , non dimentica le umiliazioni che il sindaco ha inflitto al Gay Pride al quale ha rifiutato di concedere il patrocinio, trova inaspettato il si ad una visita al Gay Village e pensa che forse stia nascendo una destra moderna.
Intanto il presidente della Camera Gianfranco Fini ieri ha fatto il pienone alla Festa Pd, si è trovato in sintonia con Franco Marini, compagno sul palco, sulle politiche dell’immigrazione e di una evidente dipendenza del Pdl dalla Lega dai temi della sicurezza a quelli economici. Ma il presidente ha raccolto applausi da divo del rock quando, nominando i cattolici ma laici Scoppola ed Elia, ha ribadito che non esiste nel paese un conflitto tra laici e cattolici , ma tra laici e clericali. Franco Marini ha preferito non replicare.
Apprezzamenti per Gianfri anche dal Sinodo valdese* che lo ha dichiarato, insieme al Presidente della Repubblica, il solo uomo politico laico in tema di biotestamento e temi etici, e anche aperture dalla comunità ebraica che lo ritiene l’unico interlocutore possibile su laicità e immigrazione tanto da invitarlo ad un confronto su questi temi il 16 settembre. Finora solo Violante ha avuto un analogo invito consultivo.
Questo avviene nel silenzio del Pd col quale, di fatto, non si confronta più nessuno. Cogliendo al volo la infelice battuta sul “festino” ( “questa è una festa non un festino e per questo Berlusconi non è stato invitato” ha detto lo spiritoso organizzatore della convention Pd) i ministri si sono smarcati , i radicali , tra l’altro eletti in nove nelle liste del partito, non sono stati invitati, così i socialisti. Socialisti e radicali, che è come dire che del riformismo non frega niente. Nel frattempo Berlusconi se ne va per santuari come qualsiasi italiano, e tra lo svolazzar di tonache si prova un po’ di nostalgia per lo sfarfallio delle gonnelle delle escort. Il mondo cambia, gli operai accannano i sindacati e salgono sulle gru, e solo cariatidi sfigate parlano di comunisti e cattocomunisti. Intanto li incontra Berlusconi, che abbraccia Putin, Chavez (per il quale ha convocato la bella Aida Yespica), Lukashenko (ricevuto in Europa solo da lui e da B16) e il sedicente amico del popolo Gheddafi. Solo se si tocca il fondo si risale (speriamo).

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

* Dopo i cattolici i valdesi sono i secondi percettori del gettito dell’8 per mille (quest’anno circa 8 milioni di €). Hanno richiesto di usufruire della quota non espressa e fra tre anni potranno accedere alla cifra che, presumibilmente, raddoppierà l’entrata. Su modello dei valdesi anche le comunità ebraiche hanno richiesto la quota non espressa e, presumibilmente lo faranno anche le altre fedi che hanno stipulato le intese con lo Stato italiano. Per un paese laico il concordato è il cancro, le intese le metastasi. (tf)

Papi, scopaci tutti !

giovedì, 23 luglio 2009

“Non sono un santo” dice DuceSilvio ammettendo implicitamente il suo priapismo incontenibile, e subito i suoi supporter, maschi e femmine, si mettono alla pecorina (metaforicamente) per testimoniare solidarietà al capo e inclinazione a soddisfare i suoi bisogni. Attenti però, che come risulta dai commenti della signora D’Addario, le sue prestazioni sono “dolorose”, quasi si trattasse di un concorrente dell’iperdotato Rocco Siffredi. Lui intanto prepara un viaggio di espiazione nei santi luoghi di Padrepio. Imperdibile commento di Giuseppe D’Avanzo.

Negare è la prima regola dei corifei azzurri. Salvo smentirsi o essere smentiti da altri
La seconda regola è banalizzare. E poi c’è la campagna di discredito contro la D’Addario
Il Cavaliere, Ghedini e Tarantini
al varietà delle contraddizioni
di GIUSEPPE D’AVANZO

Ghedini e Berlusconi in Parlamento

Lo ha negato ostinatamente, ha evocato trame oscure e complotti assassini, ma Silvio Berlusconi sapeva che Patrizia fosse una prostituta perché i patti prevedevano che dovesse pagarla. Il “regalo” del Cavaliere aveva promesso Gianpaolo Tarantini alla signora.

La voce di Silvio Berlusconi, le parole di Patrizia D’Addario, ascoltate ora nelle registrazioni messe a disposizione dall’Espresso, rendono onirici i discorsi, le parole e i gesti distribuiti nel corso del tempo dal capo del governo, dal suo avvocato Niccolò Ghedini, dai corifei azzurri, dai commessi obbedienti dell’informazione. Stiamo soltanto al presidente del Consiglio e al suo consigliere legale. Il fatto è stranoto a chi non guarda soltanto i telegiornali controllati dal “sultano” anche se pagati dal contribuente. Patrizia D’Addario racconta di aver fatto sesso a pagamento con il capo del governo, la notte del 4 novembre 2008 (la paga un ruffiano, Gianpaolo Tarantini, benvenuto e atteso ospite delle feste del premier).

La donna raccoglie, a Palazzo Grazioli, fotografie e registrazioni di quella notte. La sua testimonianza è fin dalle prime battute di una solidità che imporrebbe cautela, economia verbale. Ghedini muove per primo. Il suo passo, come sempre gli capita, pretende di eliminare l’evento, come se il fatto concreto (una prostituta a Palazzo Grazioli) potesse essere cancellato: è uno sgorbio sulla lavagna. “Non credo che la D’Addario sia mai andata a casa del premier”, dice Ghedini (Ansa, 17 giugno). C’è un metodo nella tecnica dell’avvocato e del suo Capo: non esiste alcun criterio di verità praticabile, soltanto opinioni e “credenze” che durano un giorno. E’ una credenza o un’opinione che la D’Addario sia stata a Palazzo. Le informazioni che gli giungono da Bari (occhio, le registrazioni sono state consegnate al pubblico ministero e sono inesorabili) devono consigliargli una maggiore prudenza.

Il secondo passo tende a minimizzare gli esiti giudiziari. “Ancorché fossero vere le indicazioni di questa ragazza, e vere non sono, il premier sarebbe l’utilizzatore finale e quindi mai penalmente punibile”. (Affaritaliani.

it, 17 giugno). Escluso ogni danno legale, Ghedini passa a banalizzare quel che è accaduto: se pure fosse vero quel è accaduto ma non è vero quel che è accaduto (Ghedini sa essere psichedelico), Berlusconi “sarebbe soggetto inconsapevole”. Quella sera, ammesso che la D’Addario fosse lì ma non è vero che fosse lì, Berlusconi è stato soltanto affascinato dalla bellezza di quella donna che non sapeva si prostituisse. Gli dà manforte Gianpaolo Tarantini.

Intervistato dal quotidiano della Casa, il ruffiano nega di pagare le signore “per prestazioni intime” con il premier: “Il presidente non poteva immaginare che io rimborsassi a delle ragazze le spese che dovevano sostenere per venire a Roma. Se avessi saputo che Patrizia D’Addario faceva la escort non l’avrei mai frequentata e tantomeno l’avrei portata a cena col presidente. Si era presentata come figlia di un imprenditore del settore edile” (Il Giornale, 27 giugno).

Vediamo come vanno davvero le cose nei documenti sonori dell’Espresso. Tarantini chiama Patrizia: “Ti passo a prendere alle nove e un quarto, andiamo lì…”. Tarantini sa che Patrizia è una prostituta: “Lui non ti prende come una escort, capito? Lui ti prende come un’amica mia, che ho portato…”. Tarantini sa che c’è l’eventualità che Patrizia debba fare sesso con il “sultano”: “… Poi se lui decide rimani lì…”. Se viene “eletta” per una notte “favorita” del serraglio, sarà ospitata nel “letto grande”. Patrizia vuole essere pagata, beninteso: “Mille per la serata”. I patti sono chiari. Gianpaolo non paga l’intera posta, solo un gettone, il resto tocca al “sultano”. Dice “Mille te li ho già dati… poi se rimani con lui… ti fa il regalo solo lui…”. Dunque, “se fa il regalo” Berlusconi è consapevole del lavoro di Patrizia. Non è il povero diavolo raggirato da invitati ingrati. E’ questa la linea di difesa che il premier propone in pubblico. “Purtroppo abbiamo sbagliato l’ospite, e lui ha sbagliato l’ospite dell’ospite” (Ansa, 25 giugno).

Se ci sono limiti allo stravagante, si deve concludere al contrario che Berlusconi sollecita e sa qual è l’impegno di Tarantini e il lavoro professionale delle amiche che gli porta in casa. Gianpaolo conosce finanche le abitudini sessuali del premier (“Non usa il preservativo”). Prepara le “ragazze”. Le rassicura che Berlusconi “farà il regalo”. Patrizia D’Addario protesterà, il giorno dopo, che nessuna busta le è stata data. Tarantini se ne meraviglia.

Le registrazioni sgonfiano quel che ci è stato raccontato finora. Ghedini ci aveva rassicurato che nessuno poteva essere così sciocco da credere che il “sultano” dovesse pagarsi il sesso. “Il presidente non ha bisogno che qualcuno gli porti le donne. Pensare che Berlusconi abbia bisogno di pagare 2000 euro una ragazza, perché vada con lui, mi sembra un po’ troppo. Penso che potrebbe averne grandi quantitativi, gratis” (Corriere, 17 giugno). Falso. Come falso è quel che racconta Berlusconi a un salariato della Casa: “Ha mai pagato una donna perché restasse con lei?”. Risponde: “Naturalmente no. Non ho mai capito che soddisfazione ci sia, se non c’è il piacere della conquista…” (Chi, 24 giugno).

Più che falso, è colpevolmente menzognero il Cavaliere quando la butta in politica, adombrando alle spalle della D’Addario un complotto e un partito. “C’è qualcuno che ha dato un mandato molto preciso e benissimo retribuito a questa signora D’Addario” (Chi, 24 giugno). Non c’è il mandato del ruffiano amico che ha ingaggiato Patrizia, e non solo, per animare le sue notti, ma addirittura il solito “progetto eversivo”.

Questa è la scena, questo il metodo. Primo, negare. Lo si è visto anche lunedì alla diffusione dei primi nastri. “Materiale senza pregio, del tutto inverosimile e frutto di invenzione”, dice Ghedini (Ansa, 20 luglio). Quel che sentivamo era “frutto di un’invenzione” meglio tapparsi le orecchie. Secondo, banalizzare. Nessun eccesso del Cavaliere, soltanto un invito infelice. Le parole di Tarantini liquidano anche questa: “… Poi ti fa il regalo solo lui…”. Terzo, il discredito contro la donna: “E’ stata mandata e retribuita benissimo”. Il solo che l’ha “retribuita” è stato Tarantini, Berlusconi se n’è dimenticato anche se lo doveva fare come era nei patti.

L’audio delle conversazioni a Palazzo Grazioli documenta che il capo del governo ha mentito a gola piena dal primo giorno di questa storia (terzo capitolo di uno scandalo cominciato con le Veline e continuato con Noemi). Non si può far torto a Luigi Zanda che ieri nell’aula di Palazzo Madama ha detto: “Gli ultimi scampoli di conversazione resi noti ieri e oggi sono lì a dimostrare quanto ci sia bisogno che chi governa il nostro Paese dica la verità. Anche nel dire il vero e il falso, il presidente Berlusconi ha superato ogni limite consentito. Non esiste alcuna nazione dove la menzogna dei governanti non corrompa pericolosamente la società e le istituzioni”.

(22 luglio 2009)

5/7/09 – La terra trema

domenica, 5 luglio 2009

…la plebe sempre all’opra china/senza ideali in cui sperar…
Con una abile manovra diversiva il capo indiano Cavallo pazzo, attirò, nel 1876 a Little Big Horn il Settimo cavalleria comandato dal generale Custer sterminandolo.

Chissà se Silvio Berlusconi ha pensato a Cavallo pazzo quando tra le macerie fumanti, mentre prometteva dentiere e tailleur scuri alle anziane aquilane, emotivamente spostò il G8 dalla Maddalena all’Aquila. Forse intuiva che le promesse che andava facendo a quei nostri disgraziati connazionali, difficilmente sarebbero state mantenute e meglio era tenersi aperta una via di fuga per distrarre gli osservatori. Ed ora è finalmente tutto pronto per il G8: l’aeroporto di Preturo ampliato, la strada per arrivare alla scuola della Guardia di Finanza asfaltata e verniciata in modo di simulare un praticello, allestito un campo per il basket di Obama… e soprattutto il modo per ripiegare verso mete più tranquille qualora, come può accadere, si verificassero scosse sismiche. L’asso nella manica di Silvio è un filmato per i giottini, un catalogo dove gli 8 potranno scegliersi una chiesa, un paese, un muro da adottare per il rifacimento. Si sa che i tedeschi ricostruiranno Onna, già distrutta una volta dagli antenati nazisti, e un paio di chiese saranno rifatte dagli Usa. Meglio di niente, certo, anche se i Grandi dovrebbero mettere mano al portafoglio per altre cose e altri paesi. E del resto l’amatissimo Silvio aveva detto, all’indomani del terremoto, che l’Italia non aveva bisogno di aiuti. Impulsivo, è evidente, perché se andiamo a vedere con calma il decreto Abruzzo non ci sono i soldi promessi. Intanto è coperta solo la ricostruzione delle prime case e solo dei residenti. Il terremotato che ha diritto ai soldi ancora non può averli perché il governo non ha ancora scritto l’ordinanza per rendere spendibili gli stanziamenti; per cui quelli che stanno in albergo, nelle tende, dai parenti, non possono iniziare i lavori che gli consentirebbero di rientrare in casa. I comuni sono senza entrate ormai da tre mesi, mentre i terremotati dovranno, da gennaio, restituire all’erario quanto finora non corrisposto. Gli umbri solo adesso, cioè dopo dieci anni, hanno cominciato a restituire le tasse sospese per l’evento sismico. Sembra passato un secolo da quando Silvio prometteva le new town alla giapponese, per poi passare alle case campus, e alla fine promettere “tutti dentro le casette nuove” a settembre. Però i cantieri sono in alto mare, e dopo una fuga di notizie svelata dal quotidiano il manifesto, lo stesso Bertolaso ha dovuto ammettere che ben cinque siti individuati sono a grave rischio idrogeologico. Se l’emergenza dei primissimi giorni è stata ben gestita (non è detto, certo, ma è altamente probabile che un qualsiasi governo sarebbe riuscito) adesso sembra che si navighi a vista e le conferenze stampa al chiuso di Silvio sembrano testimoniarlo. E anche le passerelle dei ministri sono finite, scomparsa anche Gelmini che pure aveva promesso la nascita di una nuova Bocconi all’Aquila. Come? E dove dovrebbero stare gli eventuali studenti?
Per aggiungere casino il redivivo Veltroni (lo stesso che ha disperazzato il voto del 70% dei romani dimettendosi anzitempo dall’incarico di sindaco) porterà il 9 luglio all’Aquila una sfilza di premi Nobel per la pace guidati da Clooney. Stento ancora a credere che questo sia vero.
Se l’Abruzzo non riuscirà ad uscire dall’impasse nei tempi promessi, allora si che potrebbe saltare la testa di Silvio, altro che foto scollacciate.
In questa complessa situazione la fiacchissima opposizione invece di studiare il modo migliore per tornare al governo alle prossime elezioni, si becca (ad oggi Adinolfi, Bersani, Franceschini, Marino) per chi deve guidare il nulla, “s’ingegnavano a beccarsi l’uno con l’altro, come accade troppo sovente tra compagni di sventura”.
Se il Pd continuerà questa lotta al coltello tra vecchi democristiani e vecchi comunisti, diventerà un partitino sempre più marginale. Mentre come sciacalli, Vendola e Ferrero stanno lì a guardare che fanno al Pd per capire quale brandello di carne potranno abbrancare. E la terra continua a tremare.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

http://www.nessundio.net/blog/2009/04/08/1329/

http://www.nessundio.net/blog/2009/04/29/1515/

http://www.nessundio.net/blog/2009/04/30/1534/

http://www.nessundio.net/blog/2009/04/17/1396/

DuceSilvio, brutta copia di Alvaro Vitali in un film mal riuscito dei Vanzina.

lunedì, 22 giugno 2009

Impietoso confronto su l’Unità.

Zorro
l’Unità, 20 giugno 2009

Chi pensava, anzi sperava, che i talloni d’Achille di Al Tappone fossero la
mafia, le tangenti, i fondi neri, i conflitti d’interessi, aveva sopravvalutato
l’Italia e gli italiani. Ora che l’”utilizzatore ultimo” sprofonda per gli
eccessivi “quantitativi di donne” (secondo le poetiche definizioni ghediniane),
chiediamo umilmente scusa a un paese ridotto a un film minore di Alvaro Vitali
per esserci troppo occupati delle quisquilie di cui sopra. Là dove non poterono
le ultime parole di Borsellino e le indagini di valorosi pm milanesi e
siciliani, potranno forse gli stock di signorine a tassametro traghettate da un
fabbricante di pròtesi nelle magioni del Premier Utilizzatore su mezzi aerei e
nautici degni dello sbarco in Normandia; e la candid camera di una delle
“utilizzate”, sfuggita alla formidabile security di Palazzo Grazioli. Ogni epoca
ha il 25 luglio che si merita.

Restano da capire alcuni particolari: 1) chi saranno il Dino Grandi e il
Galeazzo Ciano di questo film dei Vanzina che si sta girando fra Palazzo
Grazioli e Palazzo Chigi; 2) che ne sarà della Guardia Repubblicana alla caduta
del satrapo (l’altroieri Ostellino lo paragonava a Cavour, mentre Chirac
raccontava le visite guidate ai bidet di Villa Certosa, accompagnate da
apprezzamenti berlusconiani sulle “chiappe” che vi si erano posate); 3) con
quali leggi ad personam, anzi ad pisellum, Al Tappone conta di salvarsi
dall’inchiesta di Bari. Essendo stato intercettato non da una toga rossa, ma da
un’amica escort armata di cellulare, abolire le intercettazioni non basta più.
Bisogna abrogare i telefonini.

Lo scettro non c’è più.

venerdì, 19 giugno 2009

Con una crisi economica micidiale che ha visto il crollo del 5% del prodotto interno lordo e l’aumento di un milione di disoccupati, in quel paese dei balocchi che è l’ Italia le prime pagine dei giornali sono occupate dalle vicende pecorecce che ruotano intorno al DuceSilvio. Situazione drammatica ma non seria. Abbiamo già scritto ieri che secondo noi un leader mignottaro e scopone piace agli italiani maschi e femmine che proiettano su di lui la liberazione dalle proprie frustazioni sessuali, familiari, lavorative e sociali. Ma oggi scopriamo, grazie a Vittorio Feltri direttore di Libero (libero ?), che questa situazione di gran favore popolare rischia di essere ridimensionata. Nel gran chiacchiericcio scatenato dalle vicende morbose uscite dall’inchiesta di Bari si affrontano su tutti i media i difensori e i detrattori del DuceSilvio. Fra i suoi più forti sostenitori c’è anche Vittorio Feltri che oggi, in una pagina interna del suo giornale, nel tentativo di difendere l’immagine del cavaliere, arriva a dire che non può essere quel peccatore del sesso che molti credono dal momento che è stato operato anni fa di cancro alla prostata, quindi…. Ahi, ahi, ahi Feltri ! Che colpo mortale al mito del Grande Scopatore, il più amato dagli italiani e dalle italiane ! Siamo stati ingannati, il DuceSilvio ha perso lo scettro, il simbolo fallico che da sempre caratterizza la potenza fisica, morale e sessuale di chi ha il comando. Se poi ci mettete che lo stesso Feltri alcuni giorni fa, con una caduta di stile che contrasta terribilmente con il suo esibito aplomb inglese tutto sussiego e cashemire, denunciò una presunta relazione extra-coniugale dell’ augusta consorte, la frittata è completa. Cornuto e impotente. E’ la fine di un mito. Dimissioni, dimissioni !

Vediamo qui come si difende il Cavaliere,
dal Corriere della Sera LEGGI

Er mignottaro.

giovedì, 18 giugno 2009

Chissà se sia vero tutto quanto sta uscendo a proposito della presunta straordinaria vivacità sessuale del DuceSilvio. Quello di cui siamo certi è che la figura del mignottaro colpisce positivamente l’immaginario di quegli uomini e donne (minoranza, maggioranza ?) che alla figura del leader “forte” non possono fare a meno di associare il concetto del grande scopatore. Quello che in preda a eretismo perpetuo sfoga la sua libidine intervallando il disbrigo degli affari di Stato con una scopatina rapida fra una firma e l’altra. Ciò che più o meno pare che facesse anche il Duce Benito. Se la maggioranza degli italiani apprezza (come temiamo) un leader siffatto, proiettando su di lui la liberazione dalle proprie frustazioni sessuali, familiari, lavorative e sociali, non c’è dubbio che il DuceSilvio accrescerà fama e consensi.

Qui la fonte della notizia dal Corriere della Sera LEGGI

………A gestire le ragazze sareb­be stato Giampaolo Taranti­ni, l’imprenditore pugliese di 35 anni titolare insieme al fratello Claudio, 40 anni, di un’azienda — la Tecnohospi­tal — che si occupa di tecno­logie ospedaliere. Per questo è stato iscritto nel registro degli indagati per induzione alla prostituzione e la scorsa settimana è stato interroga­to alla presenza di un avvoca­to. Sono gli stessi vertici del­la Procura di Bari a confer­mare che «è in corso un’in­dagine su questo reato in luoghi esclusivi di Roma e della Sardegna», nata da al­cune conversazioni telefoni­che durante le quali lo stes­so Tarantini avrebbe trattato con le ragazze le trasferte e i compensi.

Non sapeva l’imprendito­re di essere finito sotto in­chiesta per associazione a de­linquere finalizzata alla cor­ruzione. Secondo l’ipotesi della Guardia di Finanza la sua azienda avrebbe versato laute mazzette per ottenere appalti nel settore sanitario. Un filone di questi accerta­menti ha coinvolto tre mesi fa anche l’allora assessore re­gionale alla Sanità Alberto Tedesco, che per questo si è dimesso dall’incarico. Parla­va al telefono con le ragazze Tarantini, ma anche con le persone dell’entourage del premier. E quando ha af­frontato l’argomento soldi, sono scattate le verifiche……

Mills condannato, ma il DuceSilvio si salva.

martedì, 19 maggio 2009

Pubblicate le motivazioni della condanna inflitta a Mills dopo il processo da cui è stata stralciata la posizione di Berlusconi grazie alla legge salva-culo-del-duce votata da PDL e Lega.

Commento imperdibile di Marco Travaglio.

Si dice il corrotto ma non il corruttore

“Beati quelli che, pur non avendo visto, crederanno”. Lo dice Gesù all’apostolo
Tommaso, che ha dovuto infilare la mano nella piaga del costato per credere
nella resurrezione.
Il processo Berlusconi-Mills (noto a tutti, grazie a un’informazione serva,
soltanto come il “processo Mills”: si diceva il corrotto, ma non il corruttore)
non ha nulla di spirituale né di trascendente. E’ una sporca storia di
corruzione, il paradigma del modus operandi di Silvio Berlusconi, presidente del
Consiglio dei ministri della Repubblica Italiana. Un grande corruttore che ha
sempre comprato tutto e tutti, avendo sempre avuto la fortuna di incontrare
gente comprabile.

lI suo gruppo comprava la Guardia di Finanza perché chiudesse gli occhi sui
libri contabili taroccati. Comprava politici, da Craxi in giù, in cambio di
leggi à la carte. Comprava giudici, da Vittorio Metta in giù, per vincere cause
civili perdute in partenza, come quella che scippò la Mondadori a De Benedetti
per dirottarla nelle mani del Cavaliere. Pagava persino la mafia, per motivi
facilmente immaginabili. Per sapere tutto questo non era necessario attendere la
sentenza di ieri: bastavano tutte le altre, emesse negli ultimi 15 anni nella
beata indifferenza della quasi totalità della stampa e della totalità della
televisione, per non parlare della cosiddetta opposizione.

Ora il Tribunale di Milano ci informa che il Cavaliere comprò con 600 mila
dollari anche un falso testimone, il suo ex consulente inglese David Mackenzie
Mills (che gli aveva costruito un sistema di 64 società occulte, nei paradisi
fiscali), per garantirsi “l’impunità e i profitti” nei processi Guardia di
Finanza e All Iberian. Il tutto nel 1998-99, quando era già travestito da
politico, aveva già guidato un governo e si accingeva a guidarne altri due. Ma
anche questo si sapeva da anni. O meglio: lo sapeva chiunque avesse dato
un’occhiata alle carte del processo o ne fosse stato informato. La sentenza
doveva semplicemente sanzionare penalmente una condotta già assodata. Perché uno
dei due protagonisti, David Mills, aveva confessato tutto al suo commercialista
Bob Drennan, in una lettera che pensava sarebbe rimasta top secret: “… la mia
testimonianza (non ho mentito ma ho superato curve pericolose, per dirla in modo
delicato) aveva tenuto Mr B. fuori da un mare di guai nei quali l’avrei gettato
se solo avessi detto tutto quello che sapevo… Nel 1999 mi fu detto che avrei
ricevuto dei soldi… 600 mila dollari furono messi in un hedge fund… a mia
disposizione…”.

Purtroppo per lui (e per “Mr B.”), Drennan lo denunciò al fisco inglese, così la
lettera finì sul tavolo dei pm milanesi. Interrogato a botta calda, Mills
confessò a verbale che era tutto vero, salvo poi ritrattare con una tragicomica
e incredibile retromarcia. La sentenza di ieri aggiunge la sanzione a ciò che
chi voleva o poteva sapere già sapeva: il nostro presidente del Consiglio è, per
l’ennesima volta, un corruttore, per giunta impunito per legge. Ha comprato un
testimone in cambio di una falsa testimonianza. Un reato commesso per occultarne
altri, a loro volta commessi per nasconderne altri ancora. Ora che è di nuovo al
governo, per garantirsi l’impunità non ha più bisogno di corrompere nessuno: gli
basta violare la Costituzione con leggi come la Alfano, approvata e promulgata
nell’indifferenza di chi avrebbe dovuto contrastarla e respingerla. La stessa
indifferenza, salvo rare eccezioni, ieri ha accolto un verdetto che in qualunque
altro paese avrebbe portato su due piedi all’impeachment. Lo stesso silenzio di
Mills. Che però, almeno, si faceva pagare bene.

8/5/09 – Solo per chi distingue la (mano) destra dalla sinistra

venerdì, 8 maggio 2009

Amy, il coniglio più grande del mondo dal peso di 20 kg, è morta per un attacco di cuore dopo il viaggio dalla sua casa di Worcester (GB) verso Milano. Secondo il Telegraph, Amy si stava recando presso gli studi Mediaset per partecipare allo show dei record, il programma in onda su Canale 5 condotto da Barbara D’Urso (Ansa)

Ci mancava pure l’affaire moglie-marito per allontanarsi dalla via del dibattito politico. Invece sarebbe interessante capire le motivazioni e gli eventuali sbocchi delle dichiarazioni di Gianfranco Fini: perfette sul 25 aprile, apprezzabili i distinguo in materia etica, precisi gli argomenti sull’immigrazione, preziosi i richiami (isolati) alla laicità delle istituzioni. Sembrerebbe che la Destra italiana, una parte almeno, abbia incluso i valori della Sinistra. Pure sarebbe stato degno di attenzione (ah, maledetto l’amore e la sua fine!) il sondaggio del Sole-24 ore che rileva che il 60% del voto operaio è diviso tra pdl e lega. La Sinistra ha reagito scompostamente e, soprattutto, sorpresa. Il segretario Pd ha detto che lo strapotere elettorale degli avversari trasformerà l’Italia in Turkmenistan (repubblica ex sovietica), Ferrero (già segretario di Rc) ha disconosciuto come operai questo 60% traditore.
Le diverse Sinistre fanno le arrabbiate se l’opposizione vince e nel frattempo non propongono nessuna alternativa. Intanto il cav. fa il brillante parlando delle sue cavolate e Franceschini cita l’Avvenire, sperando in un Berlusconi sconfitto (ma non credo) dalla moglie piuttosto che dalla proposta politica della Sinistra. Tutto ciò mentre la lega alza il tiro, e l’opposizione butta in caciara la questione xenofoba citando le leggi razziali del ‘38 invece che l’art. 34 della Costituzione e gli articoli 1, 2 e 26 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo, mentre tira la mozzetta alla clericaglia perché sanzioni la moralità di Berlusconi. Ma si è mai visto un prete che strapazza un potente? Sempre in palla ma isolatissimi i Radicali che mettono in guardia dalla fine della politica, anche se il maghen David sul bavero è usato a sproposito (e mi da molto fastidio).
Noi, gente comune mediamente più intelligente dei parlamentari, cosa possiamo fare per uscire dalla mota? Tenerci informati, lamentandoci, perché l’informazione è un diritto che ci viene negato, ma è anche un dovere esserlo (conoscere per deliberare come dicono i radicali, che però sono meglio senza maghen David sul bavero).

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

p.s. Domenica 10 maggio è la festa della mamma. Vorreste farle un regalino ma vi sentite a disagio perché pensate sia la festa della madonnina? Niente vero. L’idea della celebrazione venne nel 1908 ad Anna Jervis, militante pacifista che invitava le mamme d’America a unirsi contro la guerra di secessione e a costituire una rete per la riconciliazione tra le parti. Scelse la data del 10 maggio, anniversario della morte di sua madre. L’idea venne ripresa da parecchi stati federali fino a quando, nel 1914, il presidente Wilson istituzionalizzò la festa fissandone la data alla seconda domenica di maggio. Dall’America la celebrazione venne rapidamente esportata in altri paesi; in Italia venne diffusa da un francescano di Assisi che ha dato una lettura diversa dell’appuntamento. Date il significato reale alla festa e fate tranquillamente gli auguri alla mamma! Auguri Angela!

http://www.nessundio.net/blog/2008/12/18/418/

http://www.quirinale.it/costituzione/costituzione.pdf

http://www.interlex.it/testi/dichuniv.htm