Articoli marcati con tag ‘berlusconi’

31/1/11 – Alle opposizioni

lunedì, 31 gennaio 2011

Non occorre una visione evoluta della vita per amare il potere. Non occorre una visione evoluta della vita per andare al potere. Una visione evoluta della vita può, anzi, essere il peggiore impedimento, mentre non avere una visione evoluta può essere il più splendido vantaggio (Philip Roth)
Cca’ chi more fa ‘n affare

http://www.ilpost.it/2011/01/31/lettera-berlusconi-corriere/

Dopo tangentopoli in molti si aspettavano un completo rinnovamento della classe partitica e una gestione diversa dell’amministrazione pubblica. Con “la discesa in campo” Berlusconi ha intercettato la considerevole parte di italiani che voleva fare a meno della politica per sostituirla con “il fare”. Senza progettualità né visione per il futuro, Silvio ha offerto agli italiani una visione rassicurante ma falsa, e per riuscire a sostenerla si è circondato da adulatori, lacchè, servi sciocchi. Che – sia ben chiaro questa è una cosa del tutto secondaria – non hanno il coraggio di dirgli quanto è ridicolo con quella calotta di capelli che lo fa somigliare a un pupazzetto playmobile.
Il “fare” ha portato all’irrilevanza gran parte delle forze politiche e sociali che hanno contribuito alla storia d’Italia. Ma ha dato grande peso e visibilità alla più corrotta delle istituzioni, la Chiesa cattolica. Spregiudicata come pochi, la Chiesa ha capito per prima il baratro verso cui si andava con il vanesio uomo prestato alla politica. Sapevano bene, i gerarchi della SS, che Silvio era un uomo non in linea con i dettami della dottrina, pluridivorziato, edonista… il che va anche bene a noi normali. Ma conoscevano la sua amoralità e incoerenza, e quindi certi di avere le concessioni economiche e la sicurezza di non allentare sui diritti civili. Berlusconi come un virus ha infettato la politica italiana, convincendo che per abbatterlo l’unico antibiotico sia un leader cesarista al pari di lui. Il che è contrario a qualsiasi logica. I frutti migliori, anche in politica, arrivano quando si è deciso come potare innestare raccogliere. Insieme si decide e si fa. Un uomo solo al comando è la dittatura. Insopportabili sono i codazzi, sia a destra che a sinistra.
Moralmente, non moralisticamente, stiamo meglio oggi? In molti forse lo pensano ed è solo parlando a quei molti che la politica può ricominciare.
Con l’inizio della cosiddetta seconda Repubblica i buchi della politica italiana sono diventati voragini, e vedere il Pd che insegue modelli politici stranieri modificandoli in maniera pasticciona stringe il cuore. Sarebbe almeno una cosa che i partiti oggi all’opposizione, promuovessero la patrimoniale. Sarebbe un tentativo per stabilire termini equi di cooperazione per un nuovo contratto sociale. Sarebbe un punto di partenza, che non a caso il potente Silvio ha già bocciato.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

25/1/11 – Alzare il prezzo (4)

martedì, 25 gennaio 2011

La gente in Italia non protesta perché, probabilmente per una cultura tutta cattolica, prevalgono fatalismo e rassegnazione (Guy Dinmore, Financial Times)
Apprezzo le parole di Bagnasco che chiede una tregua nei conflitti di potere. Del resto la Chiesa parla a tutti, ai cristiani e ai non cristiani (Ministro del Welfare Sacconi)
Mannaggia il diavoletto che cia’ fatto litigà. Pace pace pace!!!

Le parole esplicite da parte della Cei sono arrivate, ma non c’è stato l’intervento ad personam che la parte peggiore dell’opposizione e parecchi media estranei al libero pensiero si aspettavano. E’ il caso di rileggersi - e meditare – l’intervista rilasciata al Corriere della Sera (24/12/10) da Camillo Ruini che ad un Aldo Cazzullo in ginocchio diceva: “Non amo dare giudizi pubblici su comportamenti privati delle singole persone, specialmente quando questi giudizi verrebbero subito interpretati in chiave di lotta politica”.
E questo si che è un astuto politico che ha fatto gli interessi della Cei finché l’ha presieduta e oggi continua a farli per il suo Stato di riferimento che non è l’Italia ma il Vaticano. Quanto ai politici italiani che si buttano sulla Chiesa in modo strumentale, il puntuto Ruini dice: “Giudicare le intenzioni è molto difficile. Che i leader pensino ad un ritorno in termini politici forse è normale. Ma sono scelte che hanno dei costi. Perché la Chiesa dice spesso delle cose controcorrente”.
Proprio sicuri che bisogna chiedere l’ingerenza della Chiesa cattolica? Sono certi i politici nostrani che la potenza di fuoco del clero non spazzi via le macerie italiane?

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

19/1/11 Alzare il prezzo
21/1/11 Alzare il prezzo (2)
24/1/11 Alzare il prezzo (3)

Salvare Alemanno

Francesco Giro, sottosegretario ai Beni Culturali, lancia l’idea di un Coordinamento cattolici per Roma. “Unirà le personalità del mondo politico cattolico romano che hanno aderito al progetto di Silvio Berlusconi di mettere insieme moderati e riformisti in un unico partito, il Pdl. Contatterò Tajani, Baccini, Antoniozzi e tanti altri. L’impegno sarà un contributo al sindaco Alemanno nella seconda fase del suo mandato amministrativo sancito dalla nascita della nuova giunta” (la Repubblica, 24/1/11)

19/1/11 – Alzare il prezzo

mercoledì, 19 gennaio 2011

“Mi chiamano ape regina perché dicevano che ero la preferita del presidente, ma io non so se lo sono. Ho fatto il tatuaggio con le lettere S.B. perché il presidente è la cosa più bella che ho incontrato nella mia vita e quando guarderò il mio piede mi ricorderò del presidente” (Sabina Began,attrice)

Il Presidente del Consiglio accusato di concussione e favoreggiamento della prostituzione minorile mette in imbarazzo il Vaticano e la Cei . Solo poche settimane fa, nonostante le polemiche sulla compravendita dei deputati, dai sacri palazzi arrivarono parole di sostegno e apprezzamento per un siffatto esecutivo. Quanto durerà l’imbarazzo delle gerarchie?
Con tutta evidenza alla Chiesa non importa né di Berlusconi né di altri, ma cerca solo di essere pronta ad affiancarsi – qualora il premier dovesse lasciare il bastone del comando - al nuovo padrone. Perché le gerarchie hanno paura di perdere un ruolo di primo piano nella società e nella vita pubblica. In maniera molto teorica la Chiesa si dice interessata alle politiche che riguardano la famiglia, ma nonostante i clericaloni quali Lupi, Sacconi, Roccella in importanti settori del governo, fino ad oggi hanno avuto tante parole e pochi fatti. Il papa in persona, ricevendo gli amministratori laziali, ha ricordato ancora la questione, però ha anche aggiunto di pregare per il sindaco di Roma e perché la città accolga le Olimpiadi (sic), mentre si è ben guardato dal pregare perché non si erodano ancora i servizi sociali di cui hanno bisogno soprattutto le famiglie e i poveri. In un quadro così degradato la Chiesa non dispera – magari contestualizzando il favoreggiamento alla prostituzione minorile – di ricevere ancora sostegni per le sue scuole e per i suoi servizi sociali. Nello sfascio etico ed ideologico del nostro Paese, la Chiesa vuole continuare ad essere l’istituzione che fornisce la scala dei valori di riferimento della società italiana. Paradossalmente la Chiesa cattolica, considerata istituzione marginale in tutto l’Occidente, è tenuta a galla dalla decadenza della politica italiana.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°

Un sampietrino davanti alle case dove hanno vissuto persone.
D’ottone, con inciso il nome e il cognome, la data di nascita, la data e il luogo di deportazione, la data di morte in un campo di sterminio nazista. Si chiamano Solpersteine, pietre di inciampo. “L’inciampo – dice Adachiara Zevi – non è fisico, ma visivo e mentale, costringe chi passa a interrogarsi su quella diversità e gli attuali abitanti della casa a ricordare quanto accaduto in quel luogo e in quella data, intrecciando continuamente il passato e il presente, la memoria e l’attualità”. I primi Solpersteine, ideati nel 1995 da Gunter Demning, sono nati ascoltando una signora che negava che a Colonia nel 1940 fossero stato deportati 1000 zingari. Sono già 27.000 le pietre d’inciampo in Germania, Austria, Ungheria, Ucraina, Polonia, Italia. In questi giorni a Roma verranno installati diversi sampietrini d’ottone: per gli Spizzichino di via Mameli, per gli Alatri di via Piemonte, per gli Efrati di via Germanico, per i Terracina di via del Tempio…

http://www.memoriedinciampo.it/home.htm

17/12/10 – Zona rossa

venerdì, 17 dicembre 2010

Olaf (upon what were once knees)/ does almost ceaselessly repeat/“there is some shit I will not eat” (E. E. Cummings, Sing of Olaf glad and big)
La febbre è salita quando si è saputo della vittoria della maggioranza, ed è normale perché non sopportano più questo governo né il suo capo e non hanno nel Parlamento nessuno che li rappresenti. E dagli e dagli faranno proseliti, recluteranno i più giovani, perché se non hai grande futuro ti viene voglia di menare le mani. E’ il funzionamento fisiologico della democrazia… Quando gli studenti inglesi se la sono presa anche con Carlo e Camilla nessuno ha gridato al regicidio e alla fine della democrazia (Lanfranco Pace, Il Foglio)
Dice il sindaco di Roma che gli scontri di lunedì hanno provocato danni per 20 milioni di €. Dicono i commercianti della via che i danni sono di circa 150mila € (diversi quotidiani romani)

Viktor Orban, premier ungherese, è uno dei buoni amici stranieri di Silvio Berlusconi (come Putin, Gheddafi, Lukashenko, Chavez, Bertone). L’Ungheria è un paese di cui si parla poco, al più qualcuno di noi è stato a Budapest la bella città attraversata dal Danubio.
Nel primo semestre del 2011 il paese avrà la presidenza dell’Unione europea, ma, è legittimo chiederselo, all’Europa va bene?
In questi giorni alcuni quotidiani ungheresi sono usciti con le pagine bianche per protestare contro una norma che entrerà in vigore a gennaio e che limiterà la libertà di stampa. Sarà istituito un organo di controllo, cinque membri di nomina politica, lottizzato interamente da Viktor Orban. In questo modo tutti i media ungheresi saranno controllati dai partiti di governo – tra cui anche Jokkib partito xenofobo di ispirazione nazista – e saranno sanzionati ad ogni piccolo sgarro. Con multe così salate da decretare la chiusura di giornali e emittenti radiotelevisive.
Orban dispone di oltre i due terzi del Parlamento, una maggioranza che gli consente di poter cambiare la Costituzione.
Qualcuno ne parla?

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

*Olaf (su quelle che una volta erano ginocchia)/ripete senza sosta/ “c’è della merda che non mangerò” E.E. Cummings, Canto di Olaf grosso e contento

E’ Vendola il vero avversario di Berlusconi.

sabato, 23 ottobre 2010

L’unico che abbia le stesse capacità affabulatorie per vendere sogni e miracoli. Solo che le promesse di Berlusconi sono più concrete e credibili, mentre quelle dell’immaginifico Vendola sono vecchi slogan di aria fritta a cui abboccheranno soltanto i combattenti e reduci del ’68, i metalmecanici della Fiom. i ragazzotti dei centri sociali. e gli odiatori di Israele di destra e di sinistra. Se sarà Nichi l’avversario di DuceSilvio ci terremo gli imbrogliusconi per altri vent’anni..LEGGI

La speranza di No God è che con una nuova legge elettorale si formino 5 schieramenti, il partito dei comunisti (ex, post e in corso d’opera), il partito dei fascisti (ex, post e in corso d’opera), l partito dei democristi (in corso d’opera da sempre con il programma della dottrina socio-teocratica della chiesa), il partito dei separatisti, autonomisti e secessionisti, e infne il partito dei laici e liberal-socialisti. Che sogno meraviglioso poter scegliere fra questi cinque ! E con il voto di prefernza su un candidato di nostra scelta sia per il premier che per il deputato o senatore.

DuceSilvio, come lo vede Curzio Maltese su La Repubblica.

sabato, 1 maggio 2010

“L’ora delle vendette del partito dell’amore”, di Curzio Maltese

Con il manganello in una mano e il pugnale nell’altra, il partito dell’amore ha lanciato la stagione delle vendette. Obiettivo Gianfranco Fini e i suoi. Tutto scontato e avvilente come sempre. Ogni mattina il Giornale di famiglia, rovistando nella spazzatura, offre una variante del linciaggio al presidente della Camera.
Con notevole faccia di tolla, come si dice dalle sue parti, il premier finge di dissociarsi. Lo stesso Giornale, giorni fa, annunciava guarda caso che le epurazioni sarebbero cominciate da Italo Bocchino: «Sarà il primo a perdere la poltrona».
Puntuale è arrivato il siluro al vicepresidente del gruppo parlamentare del Pdl, che si è dimesso, con gesto inusuale. Con gesto ancora più inusuale, ha denunciato le pressioni personali di Berlusconi. Il presidente del consiglio l´avrebbe chiamato al telefono per dissuaderlo dal partecipare come ospite a Ballarò, proferendo minacce del tipo «farai i conti con me» e «io t´infilzo». A dar retta a Bocchino insomma avremmo un capo del governo che parla come un boss della ´ndrangheta. E meno male che Gomorra e la Piovra «danneggiano l´immagine dell´Italia all´estero». Ma a parte lo stile, stavolta c´è un enorme problema di sostanza: alla prima prova di confronto pubblico, il Partito del Popolo delle Libertà dimostra di essere peggio di una caserma. Chi non è d´accordo col Capo è fuori. Questo, oggi, dimostrano lo strappo di Fini e il caso Bocchino: nel Pdl c´è un enorme problema di democrazia interna. Era ovvio, nella dimensione del pensiero unico berlusconiano che prevede il consenso, predilige l´assenso, ma non può mai tollerare il dissenso.
C´è qualcosa di irrazionale, ma diciamo pure di follemente umorale, nella reazione del premier alle mosse di Fini. Del tutto prevedibili, da settimane, mesi e forse anni. Gianfranco Fini fa politica da una vita, ha vent´anni meno di Berlusconi, guarda avanti e vede una destra «normale», europea. Quindi, si muove di conseguenza. Non c´è quasi nulla di personale nella sua ribellione e questo rende molto efficaci gli argomenti del presidente della Camera. Berlusconi non fa più politica da anni. E´ soltanto una macchina elettorale. Al principio aveva una vaga idea di cambiare l´Italia, in qualche modo. Ma, l´ha abbandonata da tempo. Le riforme, promesse da quindici anni, sono ridotte a uno slogan da sfoderare a ogni vigilia elettorale e da rimettere subito nel cassetto il giorno dopo l´incasso di voti.
Le uniche cose che continuano a eccitare Berlusconi, al di là di vicende private, sono le vendette sui magistrati sotto forma di legge e l´ascesa al Quirinale, impossibile alle condizioni attuali. La totale assenza di un progetto politico qualsiasi da parte del leader si riflette sul partito. Il Pdl è più di plastica e più «personale» di quanto non fosse Forza Italia. Alla fine, nel partito azienda, per anni si sono confrontate anime diverse: gli ex democristiani alla Pisanu, gli ex craxiani, i laicisti radicali, i liberali storici come il professor Martino. Eppure si trattava di un partito inventato di sana pianta nelle riunioni ad Arcore, con i dirigenti selezionati da Marcello Dell´Utri a partire dai quadri di Publitalia, nato intorno al solo slogan «Berlusconi for president». In definitiva, una protesi del leader.
Il Pdl nasce invece come «partito federale», dalla fusione di Forza Italia e An, con due fondatori e, in teoria, un´ampia varietà di posizioni. Tuttavia si è rivelato paradossalmente assai meno libero e assai più anti-democratico di Forza Italia. I nuovi gerarchi importati da An, come Gasparri e La Russa, o presi sul mercato politico, come l´ineffabile ex mangiapreti Capezzone, si sono segnalati per un servilismo superiore a quello dei vecchi cortigiani del partito azienda. Neppure nei palazzi di Mediaset il capo aveva mai ottenuto una simile unanimità. Fedele Confalonieri o Gianni Letta, al confronto, sembrano guerriglieri.
Quanto poteva resistere in questa gabbia uno come Gianfranco Fini? Due anni gli saranno già parsi un´eternità. La ribellione di Fini a Berlusconi è il fatto più ovvio accaduto nella politica italiana negli ultimi anni. Com´è accaduto allora che soltanto Berlusconi e la sua corte ne siano rimasti sorpresi, al punto da annaspare oggi fra lagne puerili, maldestre vendette e grottesche campagne a mezzo stampa? Quale livello di dilettantismo politico, narcisismo e mitomania, allignano dunque nella banda che governa i destini del Paese? Fini pone questioni politiche serie, Berlusconi risponde con slogan. Ridotti come siamo, vinceranno sempre gli slogan. Chissà però a quale prezzo.

La Repubblica 30.04.10

1/2/10 – Adesioni passive

lunedì, 1 febbraio 2010

E in fondo perché no? Perché non andarcene/da questo brutto posto in un paese nuovo, dove sia per così dire possibile/ricominciare da zero (Natan Zach, Sento cadere qualcosa, Einaudi, 15 €)

O da una parte o dall’altra: così sembra essersi ridotto il Paese e noi con lui. Privi ormai di curiosità per le idee degli altri ci adeguiamo acriticamente al pensiero unico, diviso in una corrente di destra e una di sinistra. Aumentano siti e blog ma ognuno di noi resta arroccato sulle sue posizioni non avendo nessun interesse a mettersi in discussione, e così la magnifica rete diventa un miscuglio di informazione anodina che rischia di distruggere le idee, il dibattito, la critica, cioè esattamente il contrario di quel che dovrebbe essere.
In onore del politicamente corretto, che spesso decliniamo scorrettamente tanto da aver paura di prendere posizioni dissonanti col filone d’appartenenza, potremmo raccogliere l’invito della Federazione nazionale della Stampa (Fnsi) che chiede ai media di adottare un blog iraniano censurato dal regime. Ogni sabato alle 19, madri iraniane si incontrano al parco Laleh a Teheran e vestite di nero portano con sé una foto, spesso di ragazzi giovanissimi. E’ sorprendente come nel nostro canale di pensiero l’Iran interessi così poco e così poco ci colpisca sapere che il nostro Paese è il primo partner commerciale in Europa di quella teocrazia violenta.
In onore del politicamente scorretto, oggi mi riconosco di più, scrivo un po’ di cose in libertà.
Vivo a Roma e uso esclusivamente mezzi pubblici. La sera lavoro fino a tardi e prendo spesso il taxi, che trovo esclusivamente perché lavoro in pieno centro. Dopo le dieci le donne sole usufruiscono di uno sconto gentilmente concesso dal Comune di Roma, ma i tassisti lo schifano, anzi appena sali ti avvertono che se gli chiedi l’abbuono loro ci rimettono di tasca loro e ti tocca sentirli per tutto il viaggio che allungano in maniera incredibile se insisti che lo esigi. In linea di massima coprono il tassametro con un pupazzo o il gagliardetto della squadra, difficilmente ottieni il resto perché i tassisti viaggiano solo con banconote da 100 €. Sul taxi il cliente non fuma, ma il tassista ti accoglie in una macchina dove fino ad un secondo prima ha fumato e/o scoreggiato. Il sindaco Gianni Alemanno concederà ai tassisti – che hanno contribuito ad eleggerlo in quanto promise la non liberalizzazione del servizio che la corporativa categoria temeva come la peste - un aumento delle tariffe. Non serve un genio per capire che per decongestionare il traffico bisogna incoraggiare l’uso del mezzo pubblico anche diminuendo le tariffe. L’aumento è solo una concessione corporativa che prevede anche il ritocco della tariffa da Fiumicino da 40 a 45 € . Un notevole trasferimento di ricchezza (5 euro di aumento per n corse) per legge, da cittadino privato a tassinaro. Ha senso questo aumento? Un collaboratore del sindaco, con pragmatismo e spregiudicatezza, ha detto ai tassisti : “gli aumenti scatteranno dopo le elezioni regionali, così voi tassisti sarete contenti, ma il giorno del voto i cittadini non avranno ancora fatto i conti con le nuove tariffe” . Questa dichiarazione tra virgolette pubblicata sul Corriere della Sera non è stata smentita… sicché.
E neanche si parla più delle diciotto (18) linee di autobus che provenienti da via del Corso, via del Teatro Marcello, via Nazionale, per raggiungere largo Argentina saltano la fondamentale fermata palazzo Grazioli, sede di molti uffici e anche residenza privata del premier. Un gesto da servi da parte del prefetto e dell’Atac che, tra l’altro, non risponde a nessun criterio di sicurezza. Se il premier è in pericolo è doveroso e giusto proteggerlo, ad esempio consigliandogli vivamente di rimanere a palazzo Chigi che è pure un bel posto e che gli spetta di diritto. Dobbiamo assuefarci all’ingiustizia? Continuare ad essere vinti in un mondo di vincitori? O scegliere la strada del confronto di idee fra di noi per tentare di uscire dalla secca?

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

26/11/09 – Capre e cavoli

giovedì, 26 novembre 2009

Olaf (upon what were once knees) does almost ceaselessly repeat “there is some shit I will not eat”. E. E. Cummings, Sing of Olaf glad and big (*)

Sembrava la solita voce messa in giro per parlare male di Berlusconi, invece, per non tradire il detto il peggio è sempre certo, c’è stata la conferma. Il premier lunedì partirà alla volta di Minsk, in Bielorussia, per incontrare Alexander Lukashenko, amabilmente nominato dal Dipartimento di stato americano l’ultimo dittatore europeo. Non è stato comunicato il motivo del viaggio, ma probabilmente il premier dirà che è per mediare un eventuale ingresso della Bielorussia in Europa. In quel paese oltre all’analfabetismo democratico, è in vigore la pena capitale, e la Germania, la Francia e la Spagna non vogliono sentir parlare di una ipotesi del genere.
Di questo scellerato viaggio si parla poco, così come dell’incontro avuto ad aprile a palazzo Grazioli in occasione della visita del presidente bielorusso in Vaticano, ma sarebbe il caso che i media provassero a chiedere conto di queste spedizioni berlusconiane, magari sottraendo un po’ di tempo al fumoso moralismo sessuofobico che ha preso l’abbrivio e che ci sta rimandando l’immagine delle transessuali mostrificandole e facendoci fare a tutti almeno 999 passi indietro. Nel frattempo il premier annuncia che vuole parlarci di sé a reti unificate. Vuole spiegarci la “riforma” della giustizia, mentre il paese è afflitto da paure che riguardano la vita quotidiana, non quella di essere rapinati da un immigrato, foss’anche un clandestino, ma dall’assenza di prospettive. Perché, la ripresina che ciclicamente il ministro dell’Economia racconta, non riguarda le famiglie che vivono pesantemente il peso della crisi.
Nel frattempo Massimino D’Alema, che nella direzione del Pd ha detto “non dobbiamo aprire una polemica con il partito socialista europeo, che soffre di una debolezza di cui noi siamo stati partecipi”, il Pse sta tentando di ricucire lo strappo offrendo un incarico prestigioso al mancato mr Pesc. Intanto Massimino parteciperà al congresso del Pse il 7-8 dicembre a Praga, per l’eventuale presidenza della Feps (Foundation for european progressive studies) si è preso un po’ di tempo.
Molti interventi durante la direzione del Pd, specie di provenienti dalla Margherita, hanno ipotizzato di rompere col Pse. La questione dell’adesione al gruppo, ampiamente dibattuta nel Pd fin dalla sua accidentata nascita, non è passata inosservata tra i leader europei, ed è più che probabile che il Pd abbia pagato il prezzo della mancata promozione di D’Alema per le sceneggiate sgradevoli sull’affiliazione internazionale.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Su questo argomento

3/11- Mr. Europe,

23/11 – Amori e disamori

Video ameno

(*) Olaf (su quelle che una volta erano ginocchia)/ripete senza sosta/ “c’è della merda che non mangerò” E.E. Cummings, Canto di Olaf grosso e contento

12/10/09 – Giovedì gnocchi.

lunedì, 12 ottobre 2009

Per Berlusconi “la Consulta, il Quirinale, la stampa e i magistrati sono di sinistra”. Non ha citato il Pd (F.d’E.)
Non è l’essere arrabbiati che conta, è l’essere arrabbiati per cose giuste (Philip Roth)

Diciamo che sarebbe stato molto più opportuno che il premier per contraddire Bindi le avesse dato della cogliona o della farabutta. Invece ha preferito la battuta, vecchia e già utilizzata da quell’altro volgare di Sgarbi, della Rosi più bella che intelligente. Nel salotto di Porta a Porta, l’inqualificabile padrone di casa pagato coi soldi del canone, ha taciuto all’offesa alla sua ospite come Casini Castelli e Alfano. Berlusconi è la rappresentanza plastica della stronzaggine maschile che con la sua battutaccia su Bindi si aggiunge alla schifosa immagine femminile riproposta nelle pubblicità. Con le donne che continuano a fare il bucato e a non godersi le gite coi bambini perché pensano alle macchie, che mangiano uno yogurtino piuttosto che rivolgersi al medico se hanno problemi intestinali, e che, solo loro per carità, devono stare attente a non traspirare deodorandosi ogni parte del corpo fino alla consunzione. Il femminismo ha condotto una grande rivoluzione ma le donne politicamente sono ancora troppo assenti e quelle poche che sono nei partiti, da destra a sinistra, hanno comportamenti scandalosamente inutili e punitivi nei confronti del loro genere. Sarebbe stato opportuno che ai ripetuti attacchi alla veramente bella e raccomandata Carfagna, non si fossero aggiunte comiche sguaiate, le scortesie dei manifesti del gay pride che nulla aggiungevano alla critica politica, il silenzio complice delle signore dell’opposizione. Il mondo cambia e siamo sempre lì, con i maschi che vivono di fantasie da rincretiniti sulle belle gnocche, senza considerare che le donne italiane sono più somiglianti a Rosi Bindi che a Mara Carfagna.
Pare proprio che il destino delle donne conti meno di quello degli animali. Degli asini sicuramente. Giornali e tg ci hanno raccontato la commovente storia dello zoo di Gaza vuoto dopo l’ultimo conflitto, e dove l’ingegnoso proprietario per divertire i bambini ha dipinto le strisce sugli asinelli mascherandoli da zebre. E’ probabile che da Ramat Gan, città israeliana con un ricchissimo zoo, presto arriveranno vere zebre e vere giraffe per allietare i bambini palestinesi. Ma chi alleggerirà il dolore delle donne di Gaza alle quali è stato vietato di utilizzare la bicicletta e la motoretta per spostarsi.? Però è per il loro bene, perché una donna in bicicletta può dare scandalo e le reazioni maschili potrebbero essere incontrollate, e andare in moto è pericoloso per una donna che potrebbe cadere se non cingesse alla vita il guidatore maschio, così ha detto Hamas che governa la Striscia. .
In fondo è fatto tutto per il nostro bene.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Oro, incenso e mirra in dono da DuceSilvio al Vicario di Cristo.

giovedì, 10 settembre 2009

Diamo un’occhiata a quello che Berlusconi si prepara a regalare ai gerarchi della SS Vaticana. Si comincia con la Legge sulla tortura obbligatoria di fine vita, tanto desiderata dai discepoli del turturatore Torquemada, e poi molto altro…

Da Notizie Radicali

La situazione. Biotestamento: il baratto è ormai è ufficiale. Le tre P del “felice” incontro tra Ratzinger e Berlusconi: ragioni pratiche, politiche, di potere di Valter Vecellio

Prima “l’Osservatore Romano” con un editoriale del suo direttore garantisce che i rapporti tra Vaticano e Stato italiano sono ottimi; poi l’incontro tra Joseph Ratzinger e il sottosegretario Gianni Letta, in un “clima di evidente serenità istituzionale”; infine le parole flautate di Silvio Berlusconi a “Mattino5″. Il Cavaliere assicura che il rapporto tra il Governo e la Chiesa “si consoliderà nei prossimi mesi anche su questioni molto importanti, come il testamento biologico”. Parole che sicuramente sono state ascoltate con
compiacimento, miele per le sensibili e attente orecchie d’oltretevere. Berlusconi assicura che sarà paladino dei principi basilari di civiltà che “sono alla base della dottrina cattolica”; principi che sono “la difesa
della vita umana che è al centro del testamento biologico”; legge sulla quale, evidentemente, Berlusconi punta per “consolidare” in futuro i rapporti con la Santa Sede.

Il partito vaticano e gli zuavi pontifici alla Sacconi e alla Roccella, hanno dunque di che essere soddisfatti; ora il banco di prova sarà costituito soprattutto dal comportamento dell’opposizione. Finalmente anche
dalle parti del PD mostrano di accorgersi di quello che accade. Finalmente il segretario del PD Dario Franceschini parla di “scambio politico”. Finalmente la presidente dei senatori del PD Anna Finocchiaro sembra accorgersi che “la legge sul testamento biologico sarà il pegno che Berlusconi darà alla Santa Sede per recuperare un rapporto politico”. Finalmente la vicepresidente dei deputati del PD Marina Sereni promette che si farà di tutto per impedire che “il delicatissimo tema del testamento biologico sia usato come filo per ricucire i lacerati rapporti con parti della gerarchia ecclesiastica”.

Tra qualche giorno la commissione affari Sociali della Camera comincerà a discutere il disegno di legge sul testamento biologico. Si vedrà, allora, se alle tante parole seguiranno comportamenti concreti ; se i tanti deputati laici del centro-destra che si oppongono a questo disegno di legge retrogrado e punitivo, decideranno di intervenire, e come, in Commissione: se daranno corpo e sostanza al loro NO a questa legge, e a quello che essa rappresenta e costituisce. Una loro massiccia partecipazione contribuirebbe
non solo ad arricchire il dibattito in commissione, ma lo renderebbe «appetibile» dal punto di vista mediatico; e sarebbe più difficile per i mezzi di comunicazione ignorare quanto vi accade.

Il ministro Sacconi, da zelante pontificio quale ha scelto di essere, propone di votare a colpi di maggioranza i punti della legge inaccettabili, come quelli relativi all’alimentazione e all’idratazione obbligatoria a prescindere; e poi votare con calma in resto. E una «fretta» che ha una sola spiegazione: si vuole, in tempi rapidi portare in dono alle gerarchie ecclesiastiche il testo di legge sul testamento biologico; in questo modo, offensivo per le coscienze di tantissimi cattolici, la PdL intende farsi
perdonare stili di vita e personali comportamenti dell’attuale presidente del Consiglio: in pubblico difensore di quelle virtù e di quella morale, che privatamente in modo plateale contraddice e smentisce.

Non sono gli unici “doni”. Il Governo fa sapere che si verificherà con rigore la compatibilità della legge 194 sull’aborto con l’uso della pillola RU486; ci sono poi le nuove linee guida sulla procreazione assistita, dopo l’intervento della Corte Costituzionale; le unioni civili; i finanziamenti alle scuole private cattoliche, le esenzioni fiscali e i finanziamenti a pioggia di cui il Vaticano beneficia senza vergogna.La sintonia tra Vaticano e Berlusconi si basa su questo: potere e denaro. Vale quello che ha rilevato il professor
Michele Martelli, docente di filosofia morale all’università di Urbino e autore dell’importante “Quando Dio entra in politica”: “Alle gerarchie ecclesiastiche non importa un bel nulla se Berlusconi sia o non sia un
cattolico devoto e praticante, se sia o no pluridivorziato o si circondi, da buon edonista paganeggiante, di vallette ed attricette, se sia stato un piduista o abbia avuto guai con la giustizia. Il felice incontro tra
Ratzinger e Berlusconi ha solo ragioni pratiche, politiche, di Realpolitik”.

Sono ragioni che dureranno almeno fino alle prossime elezioni amministrative; poi la probabile implosione; e per quel tempo è possibile che qualche altro “attore” più affidabile sia spuntato.