Articoli marcati con tag ‘berlusconi’

DuceSilvio, come lo vede Curzio Maltese su La Repubblica.

sabato, 1 maggio 2010

“L’ora delle vendette del partito dell’amore”, di Curzio Maltese

Con il manganello in una mano e il pugnale nell’altra, il partito dell’amore ha lanciato la stagione delle vendette. Obiettivo Gianfranco Fini e i suoi. Tutto scontato e avvilente come sempre. Ogni mattina il Giornale di famiglia, rovistando nella spazzatura, offre una variante del linciaggio al presidente della Camera.
Con notevole faccia di tolla, come si dice dalle sue parti, il premier finge di dissociarsi. Lo stesso Giornale, giorni fa, annunciava guarda caso che le epurazioni sarebbero cominciate da Italo Bocchino: «Sarà il primo a perdere la poltrona».
Puntuale è arrivato il siluro al vicepresidente del gruppo parlamentare del Pdl, che si è dimesso, con gesto inusuale. Con gesto ancora più inusuale, ha denunciato le pressioni personali di Berlusconi. Il presidente del consiglio l´avrebbe chiamato al telefono per dissuaderlo dal partecipare come ospite a Ballarò, proferendo minacce del tipo «farai i conti con me» e «io t´infilzo». A dar retta a Bocchino insomma avremmo un capo del governo che parla come un boss della ´ndrangheta. E meno male che Gomorra e la Piovra «danneggiano l´immagine dell´Italia all´estero». Ma a parte lo stile, stavolta c´è un enorme problema di sostanza: alla prima prova di confronto pubblico, il Partito del Popolo delle Libertà dimostra di essere peggio di una caserma. Chi non è d´accordo col Capo è fuori. Questo, oggi, dimostrano lo strappo di Fini e il caso Bocchino: nel Pdl c´è un enorme problema di democrazia interna. Era ovvio, nella dimensione del pensiero unico berlusconiano che prevede il consenso, predilige l´assenso, ma non può mai tollerare il dissenso.
C´è qualcosa di irrazionale, ma diciamo pure di follemente umorale, nella reazione del premier alle mosse di Fini. Del tutto prevedibili, da settimane, mesi e forse anni. Gianfranco Fini fa politica da una vita, ha vent´anni meno di Berlusconi, guarda avanti e vede una destra «normale», europea. Quindi, si muove di conseguenza. Non c´è quasi nulla di personale nella sua ribellione e questo rende molto efficaci gli argomenti del presidente della Camera. Berlusconi non fa più politica da anni. E´ soltanto una macchina elettorale. Al principio aveva una vaga idea di cambiare l´Italia, in qualche modo. Ma, l´ha abbandonata da tempo. Le riforme, promesse da quindici anni, sono ridotte a uno slogan da sfoderare a ogni vigilia elettorale e da rimettere subito nel cassetto il giorno dopo l´incasso di voti.
Le uniche cose che continuano a eccitare Berlusconi, al di là di vicende private, sono le vendette sui magistrati sotto forma di legge e l´ascesa al Quirinale, impossibile alle condizioni attuali. La totale assenza di un progetto politico qualsiasi da parte del leader si riflette sul partito. Il Pdl è più di plastica e più «personale» di quanto non fosse Forza Italia. Alla fine, nel partito azienda, per anni si sono confrontate anime diverse: gli ex democristiani alla Pisanu, gli ex craxiani, i laicisti radicali, i liberali storici come il professor Martino. Eppure si trattava di un partito inventato di sana pianta nelle riunioni ad Arcore, con i dirigenti selezionati da Marcello Dell´Utri a partire dai quadri di Publitalia, nato intorno al solo slogan «Berlusconi for president». In definitiva, una protesi del leader.
Il Pdl nasce invece come «partito federale», dalla fusione di Forza Italia e An, con due fondatori e, in teoria, un´ampia varietà di posizioni. Tuttavia si è rivelato paradossalmente assai meno libero e assai più anti-democratico di Forza Italia. I nuovi gerarchi importati da An, come Gasparri e La Russa, o presi sul mercato politico, come l´ineffabile ex mangiapreti Capezzone, si sono segnalati per un servilismo superiore a quello dei vecchi cortigiani del partito azienda. Neppure nei palazzi di Mediaset il capo aveva mai ottenuto una simile unanimità. Fedele Confalonieri o Gianni Letta, al confronto, sembrano guerriglieri.
Quanto poteva resistere in questa gabbia uno come Gianfranco Fini? Due anni gli saranno già parsi un´eternità. La ribellione di Fini a Berlusconi è il fatto più ovvio accaduto nella politica italiana negli ultimi anni. Com´è accaduto allora che soltanto Berlusconi e la sua corte ne siano rimasti sorpresi, al punto da annaspare oggi fra lagne puerili, maldestre vendette e grottesche campagne a mezzo stampa? Quale livello di dilettantismo politico, narcisismo e mitomania, allignano dunque nella banda che governa i destini del Paese? Fini pone questioni politiche serie, Berlusconi risponde con slogan. Ridotti come siamo, vinceranno sempre gli slogan. Chissà però a quale prezzo.

La Repubblica 30.04.10

1/2/10 – Adesioni passive

lunedì, 1 febbraio 2010

E in fondo perché no? Perché non andarcene/da questo brutto posto in un paese nuovo, dove sia per così dire possibile/ricominciare da zero (Natan Zach, Sento cadere qualcosa, Einaudi, 15 €)

O da una parte o dall’altra: così sembra essersi ridotto il Paese e noi con lui. Privi ormai di curiosità per le idee degli altri ci adeguiamo acriticamente al pensiero unico, diviso in una corrente di destra e una di sinistra. Aumentano siti e blog ma ognuno di noi resta arroccato sulle sue posizioni non avendo nessun interesse a mettersi in discussione, e così la magnifica rete diventa un miscuglio di informazione anodina che rischia di distruggere le idee, il dibattito, la critica, cioè esattamente il contrario di quel che dovrebbe essere.
In onore del politicamente corretto, che spesso decliniamo scorrettamente tanto da aver paura di prendere posizioni dissonanti col filone d’appartenenza, potremmo raccogliere l’invito della Federazione nazionale della Stampa (Fnsi) che chiede ai media di adottare un blog iraniano censurato dal regime. Ogni sabato alle 19, madri iraniane si incontrano al parco Laleh a Teheran e vestite di nero portano con sé una foto, spesso di ragazzi giovanissimi. E’ sorprendente come nel nostro canale di pensiero l’Iran interessi così poco e così poco ci colpisca sapere che il nostro Paese è il primo partner commerciale in Europa di quella teocrazia violenta.
In onore del politicamente scorretto, oggi mi riconosco di più, scrivo un po’ di cose in libertà.
Vivo a Roma e uso esclusivamente mezzi pubblici. La sera lavoro fino a tardi e prendo spesso il taxi, che trovo esclusivamente perché lavoro in pieno centro. Dopo le dieci le donne sole usufruiscono di uno sconto gentilmente concesso dal Comune di Roma, ma i tassisti lo schifano, anzi appena sali ti avvertono che se gli chiedi l’abbuono loro ci rimettono di tasca loro e ti tocca sentirli per tutto il viaggio che allungano in maniera incredibile se insisti che lo esigi. In linea di massima coprono il tassametro con un pupazzo o il gagliardetto della squadra, difficilmente ottieni il resto perché i tassisti viaggiano solo con banconote da 100 €. Sul taxi il cliente non fuma, ma il tassista ti accoglie in una macchina dove fino ad un secondo prima ha fumato e/o scoreggiato. Il sindaco Gianni Alemanno concederà ai tassisti – che hanno contribuito ad eleggerlo in quanto promise la non liberalizzazione del servizio che la corporativa categoria temeva come la peste - un aumento delle tariffe. Non serve un genio per capire che per decongestionare il traffico bisogna incoraggiare l’uso del mezzo pubblico anche diminuendo le tariffe. L’aumento è solo una concessione corporativa che prevede anche il ritocco della tariffa da Fiumicino da 40 a 45 € . Un notevole trasferimento di ricchezza (5 euro di aumento per n corse) per legge, da cittadino privato a tassinaro. Ha senso questo aumento? Un collaboratore del sindaco, con pragmatismo e spregiudicatezza, ha detto ai tassisti : “gli aumenti scatteranno dopo le elezioni regionali, così voi tassisti sarete contenti, ma il giorno del voto i cittadini non avranno ancora fatto i conti con le nuove tariffe” . Questa dichiarazione tra virgolette pubblicata sul Corriere della Sera non è stata smentita… sicché.
E neanche si parla più delle diciotto (18) linee di autobus che provenienti da via del Corso, via del Teatro Marcello, via Nazionale, per raggiungere largo Argentina saltano la fondamentale fermata palazzo Grazioli, sede di molti uffici e anche residenza privata del premier. Un gesto da servi da parte del prefetto e dell’Atac che, tra l’altro, non risponde a nessun criterio di sicurezza. Se il premier è in pericolo è doveroso e giusto proteggerlo, ad esempio consigliandogli vivamente di rimanere a palazzo Chigi che è pure un bel posto e che gli spetta di diritto. Dobbiamo assuefarci all’ingiustizia? Continuare ad essere vinti in un mondo di vincitori? O scegliere la strada del confronto di idee fra di noi per tentare di uscire dalla secca?

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

26/11/09 – Capre e cavoli

giovedì, 26 novembre 2009

Olaf (upon what were once knees) does almost ceaselessly repeat “there is some shit I will not eat”. E. E. Cummings, Sing of Olaf glad and big (*)

Sembrava la solita voce messa in giro per parlare male di Berlusconi, invece, per non tradire il detto il peggio è sempre certo, c’è stata la conferma. Il premier lunedì partirà alla volta di Minsk, in Bielorussia, per incontrare Alexander Lukashenko, amabilmente nominato dal Dipartimento di stato americano l’ultimo dittatore europeo. Non è stato comunicato il motivo del viaggio, ma probabilmente il premier dirà che è per mediare un eventuale ingresso della Bielorussia in Europa. In quel paese oltre all’analfabetismo democratico, è in vigore la pena capitale, e la Germania, la Francia e la Spagna non vogliono sentir parlare di una ipotesi del genere.
Di questo scellerato viaggio si parla poco, così come dell’incontro avuto ad aprile a palazzo Grazioli in occasione della visita del presidente bielorusso in Vaticano, ma sarebbe il caso che i media provassero a chiedere conto di queste spedizioni berlusconiane, magari sottraendo un po’ di tempo al fumoso moralismo sessuofobico che ha preso l’abbrivio e che ci sta rimandando l’immagine delle transessuali mostrificandole e facendoci fare a tutti almeno 999 passi indietro. Nel frattempo il premier annuncia che vuole parlarci di sé a reti unificate. Vuole spiegarci la “riforma” della giustizia, mentre il paese è afflitto da paure che riguardano la vita quotidiana, non quella di essere rapinati da un immigrato, foss’anche un clandestino, ma dall’assenza di prospettive. Perché, la ripresina che ciclicamente il ministro dell’Economia racconta, non riguarda le famiglie che vivono pesantemente il peso della crisi.
Nel frattempo Massimino D’Alema, che nella direzione del Pd ha detto “non dobbiamo aprire una polemica con il partito socialista europeo, che soffre di una debolezza di cui noi siamo stati partecipi”, il Pse sta tentando di ricucire lo strappo offrendo un incarico prestigioso al mancato mr Pesc. Intanto Massimino parteciperà al congresso del Pse il 7-8 dicembre a Praga, per l’eventuale presidenza della Feps (Foundation for european progressive studies) si è preso un po’ di tempo.
Molti interventi durante la direzione del Pd, specie di provenienti dalla Margherita, hanno ipotizzato di rompere col Pse. La questione dell’adesione al gruppo, ampiamente dibattuta nel Pd fin dalla sua accidentata nascita, non è passata inosservata tra i leader europei, ed è più che probabile che il Pd abbia pagato il prezzo della mancata promozione di D’Alema per le sceneggiate sgradevoli sull’affiliazione internazionale.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Su questo argomento

3/11- Mr. Europe,

23/11 – Amori e disamori

Video ameno

(*) Olaf (su quelle che una volta erano ginocchia)/ripete senza sosta/ “c’è della merda che non mangerò” E.E. Cummings, Canto di Olaf grosso e contento

12/10/09 – Giovedì gnocchi.

lunedì, 12 ottobre 2009

Per Berlusconi “la Consulta, il Quirinale, la stampa e i magistrati sono di sinistra”. Non ha citato il Pd (F.d’E.)
Non è l’essere arrabbiati che conta, è l’essere arrabbiati per cose giuste (Philip Roth)

Diciamo che sarebbe stato molto più opportuno che il premier per contraddire Bindi le avesse dato della cogliona o della farabutta. Invece ha preferito la battuta, vecchia e già utilizzata da quell’altro volgare di Sgarbi, della Rosi più bella che intelligente. Nel salotto di Porta a Porta, l’inqualificabile padrone di casa pagato coi soldi del canone, ha taciuto all’offesa alla sua ospite come Casini Castelli e Alfano. Berlusconi è la rappresentanza plastica della stronzaggine maschile che con la sua battutaccia su Bindi si aggiunge alla schifosa immagine femminile riproposta nelle pubblicità. Con le donne che continuano a fare il bucato e a non godersi le gite coi bambini perché pensano alle macchie, che mangiano uno yogurtino piuttosto che rivolgersi al medico se hanno problemi intestinali, e che, solo loro per carità, devono stare attente a non traspirare deodorandosi ogni parte del corpo fino alla consunzione. Il femminismo ha condotto una grande rivoluzione ma le donne politicamente sono ancora troppo assenti e quelle poche che sono nei partiti, da destra a sinistra, hanno comportamenti scandalosamente inutili e punitivi nei confronti del loro genere. Sarebbe stato opportuno che ai ripetuti attacchi alla veramente bella e raccomandata Carfagna, non si fossero aggiunte comiche sguaiate, le scortesie dei manifesti del gay pride che nulla aggiungevano alla critica politica, il silenzio complice delle signore dell’opposizione. Il mondo cambia e siamo sempre lì, con i maschi che vivono di fantasie da rincretiniti sulle belle gnocche, senza considerare che le donne italiane sono più somiglianti a Rosi Bindi che a Mara Carfagna.
Pare proprio che il destino delle donne conti meno di quello degli animali. Degli asini sicuramente. Giornali e tg ci hanno raccontato la commovente storia dello zoo di Gaza vuoto dopo l’ultimo conflitto, e dove l’ingegnoso proprietario per divertire i bambini ha dipinto le strisce sugli asinelli mascherandoli da zebre. E’ probabile che da Ramat Gan, città israeliana con un ricchissimo zoo, presto arriveranno vere zebre e vere giraffe per allietare i bambini palestinesi. Ma chi alleggerirà il dolore delle donne di Gaza alle quali è stato vietato di utilizzare la bicicletta e la motoretta per spostarsi.? Però è per il loro bene, perché una donna in bicicletta può dare scandalo e le reazioni maschili potrebbero essere incontrollate, e andare in moto è pericoloso per una donna che potrebbe cadere se non cingesse alla vita il guidatore maschio, così ha detto Hamas che governa la Striscia. .
In fondo è fatto tutto per il nostro bene.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Oro, incenso e mirra in dono da DuceSilvio al Vicario di Cristo.

giovedì, 10 settembre 2009

Diamo un’occhiata a quello che Berlusconi si prepara a regalare ai gerarchi della SS Vaticana. Si comincia con la Legge sulla tortura obbligatoria di fine vita, tanto desiderata dai discepoli del turturatore Torquemada, e poi molto altro…

Da Notizie Radicali

La situazione. Biotestamento: il baratto è ormai è ufficiale. Le tre P del “felice” incontro tra Ratzinger e Berlusconi: ragioni pratiche, politiche, di potere di Valter Vecellio

Prima “l’Osservatore Romano” con un editoriale del suo direttore garantisce che i rapporti tra Vaticano e Stato italiano sono ottimi; poi l’incontro tra Joseph Ratzinger e il sottosegretario Gianni Letta, in un “clima di evidente serenità istituzionale”; infine le parole flautate di Silvio Berlusconi a “Mattino5″. Il Cavaliere assicura che il rapporto tra il Governo e la Chiesa “si consoliderà nei prossimi mesi anche su questioni molto importanti, come il testamento biologico”. Parole che sicuramente sono state ascoltate con
compiacimento, miele per le sensibili e attente orecchie d’oltretevere. Berlusconi assicura che sarà paladino dei principi basilari di civiltà che “sono alla base della dottrina cattolica”; principi che sono “la difesa
della vita umana che è al centro del testamento biologico”; legge sulla quale, evidentemente, Berlusconi punta per “consolidare” in futuro i rapporti con la Santa Sede.

Il partito vaticano e gli zuavi pontifici alla Sacconi e alla Roccella, hanno dunque di che essere soddisfatti; ora il banco di prova sarà costituito soprattutto dal comportamento dell’opposizione. Finalmente anche
dalle parti del PD mostrano di accorgersi di quello che accade. Finalmente il segretario del PD Dario Franceschini parla di “scambio politico”. Finalmente la presidente dei senatori del PD Anna Finocchiaro sembra accorgersi che “la legge sul testamento biologico sarà il pegno che Berlusconi darà alla Santa Sede per recuperare un rapporto politico”. Finalmente la vicepresidente dei deputati del PD Marina Sereni promette che si farà di tutto per impedire che “il delicatissimo tema del testamento biologico sia usato come filo per ricucire i lacerati rapporti con parti della gerarchia ecclesiastica”.

Tra qualche giorno la commissione affari Sociali della Camera comincerà a discutere il disegno di legge sul testamento biologico. Si vedrà, allora, se alle tante parole seguiranno comportamenti concreti ; se i tanti deputati laici del centro-destra che si oppongono a questo disegno di legge retrogrado e punitivo, decideranno di intervenire, e come, in Commissione: se daranno corpo e sostanza al loro NO a questa legge, e a quello che essa rappresenta e costituisce. Una loro massiccia partecipazione contribuirebbe
non solo ad arricchire il dibattito in commissione, ma lo renderebbe «appetibile» dal punto di vista mediatico; e sarebbe più difficile per i mezzi di comunicazione ignorare quanto vi accade.

Il ministro Sacconi, da zelante pontificio quale ha scelto di essere, propone di votare a colpi di maggioranza i punti della legge inaccettabili, come quelli relativi all’alimentazione e all’idratazione obbligatoria a prescindere; e poi votare con calma in resto. E una «fretta» che ha una sola spiegazione: si vuole, in tempi rapidi portare in dono alle gerarchie ecclesiastiche il testo di legge sul testamento biologico; in questo modo, offensivo per le coscienze di tantissimi cattolici, la PdL intende farsi
perdonare stili di vita e personali comportamenti dell’attuale presidente del Consiglio: in pubblico difensore di quelle virtù e di quella morale, che privatamente in modo plateale contraddice e smentisce.

Non sono gli unici “doni”. Il Governo fa sapere che si verificherà con rigore la compatibilità della legge 194 sull’aborto con l’uso della pillola RU486; ci sono poi le nuove linee guida sulla procreazione assistita, dopo l’intervento della Corte Costituzionale; le unioni civili; i finanziamenti alle scuole private cattoliche, le esenzioni fiscali e i finanziamenti a pioggia di cui il Vaticano beneficia senza vergogna.La sintonia tra Vaticano e Berlusconi si basa su questo: potere e denaro. Vale quello che ha rilevato il professor
Michele Martelli, docente di filosofia morale all’università di Urbino e autore dell’importante “Quando Dio entra in politica”: “Alle gerarchie ecclesiastiche non importa un bel nulla se Berlusconi sia o non sia un
cattolico devoto e praticante, se sia o no pluridivorziato o si circondi, da buon edonista paganeggiante, di vallette ed attricette, se sia stato un piduista o abbia avuto guai con la giustizia. Il felice incontro tra
Ratzinger e Berlusconi ha solo ragioni pratiche, politiche, di Realpolitik”.

Sono ragioni che dureranno almeno fino alle prossime elezioni amministrative; poi la probabile implosione; e per quel tempo è possibile che qualche altro “attore” più affidabile sia spuntato.

DuceSilvio, è il più grande !

domenica, 6 settembre 2009

Su YouTube l’intervista al “suo” canale. Il Cavaliere la rilasciò due settimane fa a “Nessma”
“La nascita di una nuova televisione è sempre un miracolo. Niente può influenzare le masse così”
Tunisi, in tv il Silvio-show
“Non devo pentirmi di nulla”
di RICCARDO STAGLIANO

IL “Silvio l’Africano Show” è stato un gran successo in sordina. Ma prima ancora del vero spettacolo il presidente del Consiglio, a Tunisi per il battesimo di un nuovo canale satellitare, si lascia andare a una confessione spontanea con i giornalisti locali: “La nascita di una nuova tv è sempre un miracolo. Oggi niente può influenzare le masse come la tv. La stampa è lontanissima dal farlo”. Non si capisce se, avendola pronunciata in francese, confidi che i radar italiani non la captino. O conti invece sulla natura privata della visita. Resta una candida interpretazione autentica del conflitto di interessi, la cui entità da noi più d’uno ancora fatica a capire.

Siamo a Tunisi, due settimane fa. E tra esibizioni di record diplomatici, fisici e di politica interna immaginaria, il premier inaugura il format dell’intervista con applauso non solo del pubblico in studio ma anche dei conduttori. Che, per inciso, sono suoi dipendenti. Nessma Tv ha nella sua struttura proprietaria Mediaset e il vecchio socio e sodale Tarak Ben Ammar. Gran lancio, en exclusivité mondiale: 40 minuti a ruota libera. Menu ricchissimo. Del presidente tunisino Ben Ali, su cui Human Rights Watch ha faldoni di denunce, il Cavaliere dice che è “un sincero democratico”

. In passato nutriva invece dubbi su Obama, “dovuti alla sua scarsa esperienza”, e poi “leggeva tutto dal gobbo, non sembrava farina del suo sacco”. Ora però si è ricreduto, e lo promuove: “Dal vivo dice cose intelligenti, crede nel futuro e ha senso dell’ironia. Sebbene in questo io sia il numero uno”.

Il conduttore in smoking e la conduttrice in tubino nero gli chiedono cos’abbia in comune con Ben Ammar, presente in studio. Il tycoon arabo sorride, quello italiano gongola: “La passione per l’altra metà del cielo!”. È l’antipasto del filone sessuale: “Cosa serve per una tv di successo? Un buon casting femminile. E su questo io ho una competenza incredibile”. Giù risate. Sebbene il fantasma del Noemigate sia evocato dallo stesso intervistato, i giornalisti si guardano bene dal lambirlo. E ancora: qual è la cosa di cui va più orgoglioso? “Di non aver nulla di cui dovermi pentire”.

Poi arrivano i temi forti. L’immigrazione? “Molti di quelli che arrivano sono in mano a organizzazioni criminali. Io voglio aumentare invece gli accessi legali. Tuttavia gli italiani sono un popolo di emigrati. Ciò ci dà il dovere di guardare a questa gente con una totale apertura di cuore. La politica del nostro governo è quindi di dar loro un lavoro, una casa, una scuola e l’assistenza sanitaria”. In due battute e quattro sorrisi, con buona pace della Lega, il pacchetto sicurezza sembra abrogato in diretta tv.

Le ricostruzioni controfattuali non si esauriscono qui. La crisi economica in Italia, per dire, non si sente perché “lo Stato dà a chi perde il lavoro l’80% del suo stipendio precedente”. Qualcuno dovrebbe spiegarlo agli operai che si arrampicano sui tetti, per evitar loro una fatica inutile. L’affascinante conduttrice però è visibilmente impressionata. Loda l’energia del premier: “È incredibile! Dove trova tutta questa determinazione?”. Provocato, lui non resiste: “Ora è il mio momento di fare una domanda. Qual è il suo numero di telefono?”. Standing ovation.

(6 settembre 2009)

28/8/09 – Serve un po’ d’ordine

venerdì, 28 agosto 2009

Schiacciata dagli abusi del potere di gente infame, che non sa cos’è il pudore; si credono potenti e gli va bene quello che fanno, e tutto gli appartiene. Tra i governanti, quanti perfetti e inutili buffoni! Ma come scusare le iene negli stadi e quelle dei giornali? Nel fango affonda lo stivale dei maiali (Povera patria, Franco Battiato, 1980)

Berlusconi che va alla Perdonanza celestiniana è lo stesso uomo che fa il damerino con le escort e le ministre? Lo vedremo indossare la berretta purpurea del cardinale Bertone per farsi fotografare con tutti i preti intorno? Il ministro Calderoli che indossò una grottesca canotta islamofoba che portò scompiglio nel reattivo mondo musulmano (e morti a Bengasi in Libia per l’appunto) è la stessa persona che adesso smania dalla voglia di salire in groppa sul cammello di Gheddafi? Il ministro La Russa che ha disseminato la città di soldati in mimetica (bei ragazzi per la verità) per difendere il patrio suolo dalle orde di “zingaracci” e di “branchi rumeni”, è lo stesso che si è messo a fare il rappresentante per piazzare le frecce tricolori ai governi amici? La Lega che voleva sfondare la breccia col carroccio (see) è la stessa “che incarna la cultura di territori radicalmente cristiani e che vogliamo mantenere tali” ? Ed è Debora Serracchiani , quella che per circa mezz’ora fece sospettare che era possibile un Pd meno bigotto, che oggi dice che “la società italiana è cambiata in senso multireligioso e quindi a scuola un’ora di formazione sulle religioni monoteiste, e si i gay si possono sposare ma, step by step, dopo un periodo di convivenza certificata”? E ancora è Bersani che critica la Lega che ha fatto la linguaccia ai preti per dire come è buona la Caritas coi migranti (che proprio non c’entra nulla) e il nato vecchio Enrico Letta che ripete ossessivamente che le giovani coppie devono fare più bambini che sono tanto belle le famiglie numerose. Tanti sforzi per niente, perché al Vaticano della presunta bontà non frega niente, vogliono solo i milioni dell’otto per mille e i benefit del concordato. E come ricorda Cossiga “la Chiesa fece accordi anche con Hitler e Mussolini tacendo sulla Shoah”. E alla Perdonanza ci va il cavaliere a mostrare lo scettro di defensor fidei.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

http://www.nessundio.net/blog/2009/04/17/1396/

27/8/09 – Realpolitik

giovedì, 27 agosto 2009

Imprenditore milanese beccato con la jeep anfibia (!) sulla spiaggia nell’isoletta di Budelli. In Costa Smeralda i riccastri fanno i gavettoni con lo champagne. Ah, il buon gusto della lotta di classe (Stefano Di Michele, Il Foglio)
I vogatori del rione Portaccia, uno dei cinque che partecipano al palio marinaro di Castiglion della Pescaia, sono stati multati (100 €) dal sindaco Pdl, per aver indossato durante la gara una canottiera rossa con la caricatura del premier sovrastata da un cartello divieto d’accesso (vari giornali)

Il sindaco Alemanno si è mosso in maniera adeguata perché si è reso conto che si stava sgretolando il punto cardine del suo programma, la sicurezza, che non riguarda soltanto l’omofobia ma anche gli immigrati e le donne. Andrea Berardicurti, segretario del Mario Mieli ha spiegato così l’apertura del sindaco di Roma alla richiesta della deputata Pd Anna Paola Concia di recepire la legge contro l’omofobia che potrebbe essere definita di buon senso e importante per entrambi i poli. Il problema è che il Pdl potrebbe pure rispondere affermativamente mentre non è sfuggito a nessuno che dal Pd non siano venute grandi sostegni alla comunità omosessuale ad eccezione (un po’ tardiva in verità) del candidato alla segreteria Ignazio Marino, odoroso di incenso, che si è recato al Gay Village. Intanto l’Arcigay ha denunciato che alla Festa nazionale del Pd di Genova non ci sia in programma nessun incontro tra partito e associazioni omosessuali. Imma Battaglia, presidente DiGay Project , non dimentica le umiliazioni che il sindaco ha inflitto al Gay Pride al quale ha rifiutato di concedere il patrocinio, trova inaspettato il si ad una visita al Gay Village e pensa che forse stia nascendo una destra moderna.
Intanto il presidente della Camera Gianfranco Fini ieri ha fatto il pienone alla Festa Pd, si è trovato in sintonia con Franco Marini, compagno sul palco, sulle politiche dell’immigrazione e di una evidente dipendenza del Pdl dalla Lega dai temi della sicurezza a quelli economici. Ma il presidente ha raccolto applausi da divo del rock quando, nominando i cattolici ma laici Scoppola ed Elia, ha ribadito che non esiste nel paese un conflitto tra laici e cattolici , ma tra laici e clericali. Franco Marini ha preferito non replicare.
Apprezzamenti per Gianfri anche dal Sinodo valdese* che lo ha dichiarato, insieme al Presidente della Repubblica, il solo uomo politico laico in tema di biotestamento e temi etici, e anche aperture dalla comunità ebraica che lo ritiene l’unico interlocutore possibile su laicità e immigrazione tanto da invitarlo ad un confronto su questi temi il 16 settembre. Finora solo Violante ha avuto un analogo invito consultivo.
Questo avviene nel silenzio del Pd col quale, di fatto, non si confronta più nessuno. Cogliendo al volo la infelice battuta sul “festino” ( “questa è una festa non un festino e per questo Berlusconi non è stato invitato” ha detto lo spiritoso organizzatore della convention Pd) i ministri si sono smarcati , i radicali , tra l’altro eletti in nove nelle liste del partito, non sono stati invitati, così i socialisti. Socialisti e radicali, che è come dire che del riformismo non frega niente. Nel frattempo Berlusconi se ne va per santuari come qualsiasi italiano, e tra lo svolazzar di tonache si prova un po’ di nostalgia per lo sfarfallio delle gonnelle delle escort. Il mondo cambia, gli operai accannano i sindacati e salgono sulle gru, e solo cariatidi sfigate parlano di comunisti e cattocomunisti. Intanto li incontra Berlusconi, che abbraccia Putin, Chavez (per il quale ha convocato la bella Aida Yespica), Lukashenko (ricevuto in Europa solo da lui e da B16) e il sedicente amico del popolo Gheddafi. Solo se si tocca il fondo si risale (speriamo).

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

* Dopo i cattolici i valdesi sono i secondi percettori del gettito dell’8 per mille (quest’anno circa 8 milioni di €). Hanno richiesto di usufruire della quota non espressa e fra tre anni potranno accedere alla cifra che, presumibilmente, raddoppierà l’entrata. Su modello dei valdesi anche le comunità ebraiche hanno richiesto la quota non espressa e, presumibilmente lo faranno anche le altre fedi che hanno stipulato le intese con lo Stato italiano. Per un paese laico il concordato è il cancro, le intese le metastasi. (tf)

Papi, scopaci tutti !

giovedì, 23 luglio 2009

“Non sono un santo” dice DuceSilvio ammettendo implicitamente il suo priapismo incontenibile, e subito i suoi supporter, maschi e femmine, si mettono alla pecorina (metaforicamente) per testimoniare solidarietà al capo e inclinazione a soddisfare i suoi bisogni. Attenti però, che come risulta dai commenti della signora D’Addario, le sue prestazioni sono “dolorose”, quasi si trattasse di un concorrente dell’iperdotato Rocco Siffredi. Lui intanto prepara un viaggio di espiazione nei santi luoghi di Padrepio. Imperdibile commento di Giuseppe D’Avanzo.

Negare è la prima regola dei corifei azzurri. Salvo smentirsi o essere smentiti da altri
La seconda regola è banalizzare. E poi c’è la campagna di discredito contro la D’Addario
Il Cavaliere, Ghedini e Tarantini
al varietà delle contraddizioni
di GIUSEPPE D’AVANZO

Ghedini e Berlusconi in Parlamento

Lo ha negato ostinatamente, ha evocato trame oscure e complotti assassini, ma Silvio Berlusconi sapeva che Patrizia fosse una prostituta perché i patti prevedevano che dovesse pagarla. Il “regalo” del Cavaliere aveva promesso Gianpaolo Tarantini alla signora.

La voce di Silvio Berlusconi, le parole di Patrizia D’Addario, ascoltate ora nelle registrazioni messe a disposizione dall’Espresso, rendono onirici i discorsi, le parole e i gesti distribuiti nel corso del tempo dal capo del governo, dal suo avvocato Niccolò Ghedini, dai corifei azzurri, dai commessi obbedienti dell’informazione. Stiamo soltanto al presidente del Consiglio e al suo consigliere legale. Il fatto è stranoto a chi non guarda soltanto i telegiornali controllati dal “sultano” anche se pagati dal contribuente. Patrizia D’Addario racconta di aver fatto sesso a pagamento con il capo del governo, la notte del 4 novembre 2008 (la paga un ruffiano, Gianpaolo Tarantini, benvenuto e atteso ospite delle feste del premier).

La donna raccoglie, a Palazzo Grazioli, fotografie e registrazioni di quella notte. La sua testimonianza è fin dalle prime battute di una solidità che imporrebbe cautela, economia verbale. Ghedini muove per primo. Il suo passo, come sempre gli capita, pretende di eliminare l’evento, come se il fatto concreto (una prostituta a Palazzo Grazioli) potesse essere cancellato: è uno sgorbio sulla lavagna. “Non credo che la D’Addario sia mai andata a casa del premier”, dice Ghedini (Ansa, 17 giugno). C’è un metodo nella tecnica dell’avvocato e del suo Capo: non esiste alcun criterio di verità praticabile, soltanto opinioni e “credenze” che durano un giorno. E’ una credenza o un’opinione che la D’Addario sia stata a Palazzo. Le informazioni che gli giungono da Bari (occhio, le registrazioni sono state consegnate al pubblico ministero e sono inesorabili) devono consigliargli una maggiore prudenza.

Il secondo passo tende a minimizzare gli esiti giudiziari. “Ancorché fossero vere le indicazioni di questa ragazza, e vere non sono, il premier sarebbe l’utilizzatore finale e quindi mai penalmente punibile”. (Affaritaliani.

it, 17 giugno). Escluso ogni danno legale, Ghedini passa a banalizzare quel che è accaduto: se pure fosse vero quel è accaduto ma non è vero quel che è accaduto (Ghedini sa essere psichedelico), Berlusconi “sarebbe soggetto inconsapevole”. Quella sera, ammesso che la D’Addario fosse lì ma non è vero che fosse lì, Berlusconi è stato soltanto affascinato dalla bellezza di quella donna che non sapeva si prostituisse. Gli dà manforte Gianpaolo Tarantini.

Intervistato dal quotidiano della Casa, il ruffiano nega di pagare le signore “per prestazioni intime” con il premier: “Il presidente non poteva immaginare che io rimborsassi a delle ragazze le spese che dovevano sostenere per venire a Roma. Se avessi saputo che Patrizia D’Addario faceva la escort non l’avrei mai frequentata e tantomeno l’avrei portata a cena col presidente. Si era presentata come figlia di un imprenditore del settore edile” (Il Giornale, 27 giugno).

Vediamo come vanno davvero le cose nei documenti sonori dell’Espresso. Tarantini chiama Patrizia: “Ti passo a prendere alle nove e un quarto, andiamo lì…”. Tarantini sa che Patrizia è una prostituta: “Lui non ti prende come una escort, capito? Lui ti prende come un’amica mia, che ho portato…”. Tarantini sa che c’è l’eventualità che Patrizia debba fare sesso con il “sultano”: “… Poi se lui decide rimani lì…”. Se viene “eletta” per una notte “favorita” del serraglio, sarà ospitata nel “letto grande”. Patrizia vuole essere pagata, beninteso: “Mille per la serata”. I patti sono chiari. Gianpaolo non paga l’intera posta, solo un gettone, il resto tocca al “sultano”. Dice “Mille te li ho già dati… poi se rimani con lui… ti fa il regalo solo lui…”. Dunque, “se fa il regalo” Berlusconi è consapevole del lavoro di Patrizia. Non è il povero diavolo raggirato da invitati ingrati. E’ questa la linea di difesa che il premier propone in pubblico. “Purtroppo abbiamo sbagliato l’ospite, e lui ha sbagliato l’ospite dell’ospite” (Ansa, 25 giugno).

Se ci sono limiti allo stravagante, si deve concludere al contrario che Berlusconi sollecita e sa qual è l’impegno di Tarantini e il lavoro professionale delle amiche che gli porta in casa. Gianpaolo conosce finanche le abitudini sessuali del premier (“Non usa il preservativo”). Prepara le “ragazze”. Le rassicura che Berlusconi “farà il regalo”. Patrizia D’Addario protesterà, il giorno dopo, che nessuna busta le è stata data. Tarantini se ne meraviglia.

Le registrazioni sgonfiano quel che ci è stato raccontato finora. Ghedini ci aveva rassicurato che nessuno poteva essere così sciocco da credere che il “sultano” dovesse pagarsi il sesso. “Il presidente non ha bisogno che qualcuno gli porti le donne. Pensare che Berlusconi abbia bisogno di pagare 2000 euro una ragazza, perché vada con lui, mi sembra un po’ troppo. Penso che potrebbe averne grandi quantitativi, gratis” (Corriere, 17 giugno). Falso. Come falso è quel che racconta Berlusconi a un salariato della Casa: “Ha mai pagato una donna perché restasse con lei?”. Risponde: “Naturalmente no. Non ho mai capito che soddisfazione ci sia, se non c’è il piacere della conquista…” (Chi, 24 giugno).

Più che falso, è colpevolmente menzognero il Cavaliere quando la butta in politica, adombrando alle spalle della D’Addario un complotto e un partito. “C’è qualcuno che ha dato un mandato molto preciso e benissimo retribuito a questa signora D’Addario” (Chi, 24 giugno). Non c’è il mandato del ruffiano amico che ha ingaggiato Patrizia, e non solo, per animare le sue notti, ma addirittura il solito “progetto eversivo”.

Questa è la scena, questo il metodo. Primo, negare. Lo si è visto anche lunedì alla diffusione dei primi nastri. “Materiale senza pregio, del tutto inverosimile e frutto di invenzione”, dice Ghedini (Ansa, 20 luglio). Quel che sentivamo era “frutto di un’invenzione” meglio tapparsi le orecchie. Secondo, banalizzare. Nessun eccesso del Cavaliere, soltanto un invito infelice. Le parole di Tarantini liquidano anche questa: “… Poi ti fa il regalo solo lui…”. Terzo, il discredito contro la donna: “E’ stata mandata e retribuita benissimo”. Il solo che l’ha “retribuita” è stato Tarantini, Berlusconi se n’è dimenticato anche se lo doveva fare come era nei patti.

L’audio delle conversazioni a Palazzo Grazioli documenta che il capo del governo ha mentito a gola piena dal primo giorno di questa storia (terzo capitolo di uno scandalo cominciato con le Veline e continuato con Noemi). Non si può far torto a Luigi Zanda che ieri nell’aula di Palazzo Madama ha detto: “Gli ultimi scampoli di conversazione resi noti ieri e oggi sono lì a dimostrare quanto ci sia bisogno che chi governa il nostro Paese dica la verità. Anche nel dire il vero e il falso, il presidente Berlusconi ha superato ogni limite consentito. Non esiste alcuna nazione dove la menzogna dei governanti non corrompa pericolosamente la società e le istituzioni”.

(22 luglio 2009)

5/7/09 – La terra trema

domenica, 5 luglio 2009

…la plebe sempre all’opra china/senza ideali in cui sperar…
Con una abile manovra diversiva il capo indiano Cavallo pazzo, attirò, nel 1876 a Little Big Horn il Settimo cavalleria comandato dal generale Custer sterminandolo.

Chissà se Silvio Berlusconi ha pensato a Cavallo pazzo quando tra le macerie fumanti, mentre prometteva dentiere e tailleur scuri alle anziane aquilane, emotivamente spostò il G8 dalla Maddalena all’Aquila. Forse intuiva che le promesse che andava facendo a quei nostri disgraziati connazionali, difficilmente sarebbero state mantenute e meglio era tenersi aperta una via di fuga per distrarre gli osservatori. Ed ora è finalmente tutto pronto per il G8: l’aeroporto di Preturo ampliato, la strada per arrivare alla scuola della Guardia di Finanza asfaltata e verniciata in modo di simulare un praticello, allestito un campo per il basket di Obama… e soprattutto il modo per ripiegare verso mete più tranquille qualora, come può accadere, si verificassero scosse sismiche. L’asso nella manica di Silvio è un filmato per i giottini, un catalogo dove gli 8 potranno scegliersi una chiesa, un paese, un muro da adottare per il rifacimento. Si sa che i tedeschi ricostruiranno Onna, già distrutta una volta dagli antenati nazisti, e un paio di chiese saranno rifatte dagli Usa. Meglio di niente, certo, anche se i Grandi dovrebbero mettere mano al portafoglio per altre cose e altri paesi. E del resto l’amatissimo Silvio aveva detto, all’indomani del terremoto, che l’Italia non aveva bisogno di aiuti. Impulsivo, è evidente, perché se andiamo a vedere con calma il decreto Abruzzo non ci sono i soldi promessi. Intanto è coperta solo la ricostruzione delle prime case e solo dei residenti. Il terremotato che ha diritto ai soldi ancora non può averli perché il governo non ha ancora scritto l’ordinanza per rendere spendibili gli stanziamenti; per cui quelli che stanno in albergo, nelle tende, dai parenti, non possono iniziare i lavori che gli consentirebbero di rientrare in casa. I comuni sono senza entrate ormai da tre mesi, mentre i terremotati dovranno, da gennaio, restituire all’erario quanto finora non corrisposto. Gli umbri solo adesso, cioè dopo dieci anni, hanno cominciato a restituire le tasse sospese per l’evento sismico. Sembra passato un secolo da quando Silvio prometteva le new town alla giapponese, per poi passare alle case campus, e alla fine promettere “tutti dentro le casette nuove” a settembre. Però i cantieri sono in alto mare, e dopo una fuga di notizie svelata dal quotidiano il manifesto, lo stesso Bertolaso ha dovuto ammettere che ben cinque siti individuati sono a grave rischio idrogeologico. Se l’emergenza dei primissimi giorni è stata ben gestita (non è detto, certo, ma è altamente probabile che un qualsiasi governo sarebbe riuscito) adesso sembra che si navighi a vista e le conferenze stampa al chiuso di Silvio sembrano testimoniarlo. E anche le passerelle dei ministri sono finite, scomparsa anche Gelmini che pure aveva promesso la nascita di una nuova Bocconi all’Aquila. Come? E dove dovrebbero stare gli eventuali studenti?
Per aggiungere casino il redivivo Veltroni (lo stesso che ha disperazzato il voto del 70% dei romani dimettendosi anzitempo dall’incarico di sindaco) porterà il 9 luglio all’Aquila una sfilza di premi Nobel per la pace guidati da Clooney. Stento ancora a credere che questo sia vero.
Se l’Abruzzo non riuscirà ad uscire dall’impasse nei tempi promessi, allora si che potrebbe saltare la testa di Silvio, altro che foto scollacciate.
In questa complessa situazione la fiacchissima opposizione invece di studiare il modo migliore per tornare al governo alle prossime elezioni, si becca (ad oggi Adinolfi, Bersani, Franceschini, Marino) per chi deve guidare il nulla, “s’ingegnavano a beccarsi l’uno con l’altro, come accade troppo sovente tra compagni di sventura”.
Se il Pd continuerà questa lotta al coltello tra vecchi democristiani e vecchi comunisti, diventerà un partitino sempre più marginale. Mentre come sciacalli, Vendola e Ferrero stanno lì a guardare che fanno al Pd per capire quale brandello di carne potranno abbrancare. E la terra continua a tremare.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

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