Articoli marcati con tag ‘berlusconi’

30/10/11 – Partitocrazia

domenica, 30 ottobre 2011

“Che male c’è? Le Maserati sono italiane e costano meno delle berline tedesche… anche se io preferisco servirmi di una vecchia e solida Audi perché la Maserati la reputo troppo sportiva”. Così il ministro La Russa replica al deputato Fiano che ha denunciato lo sperpero di denaro pubblico alla Difesa a causa dell’acquisto di 19 Maserati blindate destinate ai dirigenti del ministero
Tutti i tuoi ministri, tutti i tuoi funzionari ti ubbidiscono per non essere defenestrati; ma l’intera nazione si vergogna. Il tuo genio proteiforme possa suggerirti la via per rimediare al tuo errore. Siimi grato dell’avvertimento. Ti saluto con un grido terribile: Italia! Italia! Italia! (dalla lettera del 12 settembre ’38 di Angelo Fortunato Formiggini a Mussolini)

Ci piacerebbe credere che B. sia una persona unica, purtroppo è una parte di noi, una cellula del nostro dna collettivo. C’è un B. in ognuno di noi ed è per questo che non riusciamo a sbarazzarcene.
La politica del fare – o meglio, del dire – ha portato all’irrilevanza gran parte delle forze politiche e sociali dando peso e visibilità alla Chiesa cattolica, la più corrotta delle istituzioni. La Santa Sede, che in Italia è il vero potere, strozza con nastri di seta, garbo e intuito. E ha intuito per prima come il vanesio B., non in linea con quello che le gerarchie considerano corretto, era ricattabile: la sua amoralità e incoerenza ha consentito concessioni economiche e stretta sui temi sociali, quelli che i cosi neri contro la patria e la modernità, chiamano temi etici. B. come un virus ha infettato la politica italiana, convincendo i suoi oppositori che per abbatterlo l’unico antibiotico sia un leader cesarista al pari di lui.
Intanto sarebbe utile sapere cosa intende fare il partito più grande dell’opposizione.
Vuole un governo tecnico? Le elezioni? L’alleanza con Di Pietro e Vendola? L’alleanza con Casini? Per la candidatura a Palazzo Chigi, Bersani Zingaretti o Renzi? Le idee per uscire dalla crisi quelle della Fiom o quelle della Bce?
E’ evidente che Silvio è re per difetto dei suoi oppositori, ma a defenestrarlo ci debbono pensare i cittadini con armi (figurate) proprie? I cittadini protestano non quando lo stomaco è vuoto, come amerebbero pensare gli antiquati deputati assisi in parlamento, ma quando sono consapevoli delle ingiustizie che subiscono. E che non vengono solo da B., ma vengono dalle infinite legislature di Bindi che non darebbe mai in adozione un bambino ad una coppia di omosessuali, dall’arroganza di D’Alema che invoca l’intervento del Vaticano contro B., dal barocco Vendola che intitola un aeroporto pugliese a Gran Premio II e forse vorrebbe fare l’attore, dal giustizialista Di Pietro che ha portato Scilipoti alla Camera. Via B., ma via anche questo vecchiume privilegiato e incolto buono solo per i talk show degli agevolati giornalisti di regime

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

7/10/11 – Fare il punto (2)

venerdì, 7 ottobre 2011

Fra le reazioni sfuggenti del centrodestra alle parole del card. Bagnasco sui politici che “ammorbano l’aria”, un colpo di genio l’ha avuto Maurizio Sacconi: “Nel breve i parlamentari che apprezzano il suo messaggio sanno di dover concorrere alla definitiva approvazione della legge sul fine vita”. Tiè, sempre perfido Sacconi. Che ama mettere in un vicolo cieco, i suoi interlocutori. Come nella barzelletta sulle monache, alle quali bastava dire no per non essere violentate. Peccato che a tutti noi, con la legge in questione, non basterà aver detto no, perché lo Stato rinunci a violentare la nostra scelta. Ma questo è un vicolo cieco, un cul de sac che non interessa Sacconi (Balthazar, Cattivi pensieri)
Sotto Palazzo Grazioli, la residenza romana di B., nessuno può più sedersi né appoggiarsi alle fioriere per ragioni di sicurezza. Lo spiegano i funzionari che l’anno scorso hanno soppresso prima il parcheggio destinato ai residenti, poi anche le fermate dell’autobus (18 linee). Una piccola zona rossa intorno alla quale sta crescendo il furore dei cittadini ai quali viene perfino impedita la sosta per scaricare la spesa. Solo le auto blu hanno diritto al parcheggio e di notte bivaccano a decine, controllate da agenti di polizia e carabinieri trasformati in posteggiatori. I quaranta Big Jim della guardia presidenziale fanno i duri con i passanti. Tengono quel che resta del premier in un vuoto d’aria, curando che nei trasferimenti non incappi mai in clamorose contestazioni… (Pino Corrias, Vanity Fair)

Qualche anno fa il regista Moretti, che a voce alta disse l’ovvio affermando che con gli attuali leader non si sarebbe mai cavato un ragno dal buco, fornì di esca una serie di manifestazioni che sembravano poter smuovere quel monolitico piombo dei partiti. Quel movimento morì strozzato quando a circondare i palazzi del potere insieme alla gente comune apparsero i potenti segretari di partito, i deputati, i senatori. Appena ieri (13 febbraio) sebbene su un appello discutibile (basti ricordare il richiamo alla coscienza religiosa della nazione) donne di diverse età e culture riempirono le piazze. Ma le manifestazioni erano piene di segretari di partito che si buttavano in braccio ai giornalisti (soprattutto della rai che, si sa, è una pertinenza di palazzochigi) che per qualche ora sgrullarono quell’albero per coglierne i frutti con la loro risibile immagine spiattellata sugli schermi all’ora di cena. Per non dire del popolo viola che è praticamente guidato dal capo ufficio stampa dell’Idv. Anche le associazioni omosessuali non sono riuscite a portare a casa niente, neanche (ed era una piccola cosa) l’aggravante nei reati per omofobia. E’ probabile che il motivo di tanta scarsezza di successo, oltre che di capacità di indignazione durevole, sia determinata dalla inadeguatezza di spogliarsi da ideologie vecchie e superate che allignano a destra e sinistra e si incardinano in formazioni partitiche. Invece nelle grandi capitali dell’Occidente assistiamo alla nascita di movimenti trasversali per età e cultura, che vogliono confrontarsi con i potentati dell’economia di mercato. Non sono espressioni folcloristiche, ma contestazioni che segnano passaggi epocali.
E’ deprimente che per disturbare la tranquillità degli inquilini dei palazzi del potere italiano sia dovuto intervenire un “padrone” che ha interpretato il buon senso di quella imprenditoria saldamente radicata sul territorio. Ebbene, dopo quella lettera critica a tutta pagina sui grandi quotidiani deputati e deputatesse hanno sentito la necessità di rispondergli piccati (Bindi che è stata al governo con Mastella gli ha rinfacciato di essergli amico, La Russa gli ha dato dello scarparo che deve comprarsi le pagine per farsi sentire, e tutti gli hanno detto di scendere in politica se vuole parlare). Ebbene, questi campioni della democrazia con infinite legislature alle spalle, se si fossero presi lo scomodo di fare un po’ di spesa al supermercato, o fossero saliti qualche volta su un autobus, quelle cose di senso comune le avrebbero sentite dire dai cittadini.
E visto che ci occupiamo – modestamente con questo piccolo sito – di comunicazione, basta con questi talk show con pochi argomenti, con sempre gli stessi reiteratamente invitati nelle medesime trasmissioni. Sarebbe, secondo me, l’ora di dare un calcio a questo morbo che è nato nella politica e si è esteso a tutto il Paese – e che ha annientato il libero pensiero, o meglio il pensare autonomamente – di dividersi in fronti contrapposti, prendere posizioni pro o contro, da una parte o dall’altra, che ci costringe a cantare in cori. Cori stonatissimi .

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

La Conferenza degli Ayatollah unanime contro Berlusconi.

mercoledì, 28 settembre 2011

La prolusione del generale-cardinale Bagnasco è stata condivisa approvata dai vescovi della CEI che, come gli Ayatollah in Iran, hanno potere assoluto sul governo italiano, qualunque sia la composizione e l’ispirazione ideologica. E tutto il mondo dei politicanti pende dalle loro labbra, chi plaudendo alle loro decisioni, chi replicando umilmente, ma tutti si adeguano sapendo benissimo chi è che comanda. E’ questo che ci ferisce e ci indigna. Questo atteggiamento remissivo e sottomesso ad una autorità religiosa che rende l’Italia l’unico Paese democratico occidentale del tutto simile ai paesi in cui vige la sharìa, cioè l’allineamento della politica ai precetti della religione dominante e delle conseguenti direttive emanate suoi rappresentanti. Non che in alcuni casi non abbiano ragione, ma l’insistenza e l’ingerenza dei gerarchi vaticani sulla politica italiana è assolutamente abnorme. Sappiamo bene che gran parte di questo debordante potere del clero deriva dal famigerato articolo 7 della nostra Costituzione che, appesantita dall’inserimento dei Patti Lateranensi nel suo Corpus, ufficializza e tutela quell’ingerenza. Ma sappiamo anche che ci si può liberare dal peso di questa anomalia (solo italiana in tutto l’occidente democratico) come è successo in due soli casi: le leggi che hanno consentito la possibilità di rifarsi una famiglia e il diritto delle donne di decidere sulla propria maternità. Si deve adesso trovare il modo di cancellare sia la mostruosità istituzionale (l’articolo 7) che impone all’Italia i meccanismi dello “stato etico” derivanti dall’entità statuale e religiosa che ci domina da oltretevere, ed anche di abbattere nello stesso tempo tuti i privilegi ed esenzioni fiscali che rendono quel sistema doppio di potere insopportabilmente parassitario della nsotra economia nazionale.

23/9/11 – Ingerenze

venerdì, 23 settembre 2011

Ai miei fratelli cattolici ricorderei solo questo: che san Paolo ci ha sempre chiesto di pregare per re e principi non in misura della loro coerenza morale e assenza di vizi, ma in misura che garantisse al popolo “pace e tranquillità di vita”. Venendo all’osso è dirimente questo: da una parte, anche il solo atto di governo come il cassato decreto per graziare Eluana da morte per fame e per sete, firmato dal reprobo. Dall’altra un premier cattolicissimo che, in quel di Roma, su territorio italiano, per invito di istituzioni italiane, in un tempio della libera ricerca e della sapienza, non è stato capace nemmeno di garantire la libertà di parola al papa. (Luigi Amicone, direttore Tempi, settimanale di Comunione e Liberazione)
Sono anni che il cardinale Bagnasco chiede coerenza e serietà ai politici cattolici e monsignor Crociata è arrivato proporre loro Maria Goretti, come esempio. La Chiesa condanna i comportamenti e lo fa in modo severo. Non ci si può aspettare che faccia dei j’accuse alle persone, verso le quali tiene sempre un atteggiamento improntato alla misericordia. (Paola Binetti, deputato Udc e membro dell’Opus Dei)
Il buon nome si fonda più sull’apparenza che sui fatti. Perciò se uno non è casto sia almeno cauto (Baltasar Graciàn, gesuita che nel ‘600 scrisse l’Oracolo manuale)

Puntuali come la morte tornano i giornali, i blog, forse qualche sparso cattolico a chiedere perché la Chiesa taccia sull’amoralità del principe. Nei sacri palazzi non importa né di Berlusconi né di altri. La Chiesa tace non per rispetto istituzionale ma perché è pronta – qualora ci fosse un passaggio del testimone – a cambiare cavallo. E’ interessata a che non venga meno il suo ruolo di primo piano nella società e vita pubblica italiana. Qualche ingenuo (nei giornali, nei blog, nella minoranza di cattolici) crede che la Chiesa sia interessa alle politiche che riguardano la famiglia, ma nonostante i clericaloni quali Lupi, Sacconi, Roccella in importanti settori del governo, fino ad oggi hanno avuto tante parole e pochi fatti. Il papa in persona, ricevendo gli amministratori laziali, ha ricordato la questione, però ha anche aggiunto di pregare per il sindaco di Roma e perché la città accolga le Olimpiadi (sic), mentre si è ben guardato dal pregare perché non si erodano ancora i servizi sociali di cui hanno bisogno soprattutto le famiglie e i poveri. In un quadro così degradato la Chiesa non dispera – magari contestualizzando il favoreggiamento alla prostituzione minorile, le barzellette volgari, l’uso improprio del crocefisso… – di ricevere ancora sostegni per le sue scuole e per i suoi servizi sociali. Nello sfascio etico ed ideologico del nostro Paese, la Chiesa vuole continuare ad essere l’istituzione che fornisce la scala dei valori di riferimento della società italiana. Paradossalmente la Chiesa cattolica, considerata istituzione marginale in tutto l’Occidente, è tenuta a galla dalla decadenza della politica italiana.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

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24/1/11
Contestualizzare è la parola d’ordine che i galoppini del Pdl e i giornalisti lacchè si sono passati di bocca in bocca. Così ci capita di vedere il sottosegretario alla Famiglia Giovanardi che spiega, a chi faceva notare che il premier pur divorziato prende la comunione ai funerali degli alpini, come il vescovo che è sicuramente cattolico sia in grado di distinguere tra le diverse situazioni. Roba che se non fossimo italiani potremmo ridere per tali scemenze. Ma non c’è niente da ridere, soprattutto quando nessuna opposizione, neanche quella alla quale pur con molti affanni ci sentiamo più vicini (o meno lontani) gioisce, se non sollecita, la Santa Sede per l’ingestione negli affari italiani. Abbiamo leader di partito, che pure denunciano il profilo anticostituzionale del premier, chiedere come Di Pietro “dove sono i cattolici del Pdl? Ascoltino il papa”. O D’Alema, che già dal 2 novembre scorso disse “ingerite, ingerite, se non ora quando?” . O Vendola che afferma “la Chiesa da utili insegnamenti etici ai laici”. E’ grave che personale politico che dovrebbe identificarsi con il paese che rappresenta, provi una tale sottomissione nei confronti della Chiesa cattolica al punto di vederla come deus ex machina per espungere il premier. Gioco facile hanno avuto i giornali e i politici del premier che hanno descritto “i comunisti” come quelli che “chiudono un occhio sulla deriva nichilista e mortuaria della civiltà d’oggi, sui suoi tic, sulle condizioni in cui vivono le minorenni e i minorenni a scuola, sul conformismo della trasgressione che avvilisce la maternità e la natalità, sulla manipolazione della vita e sulla distruzione di matrimonio e famiglia”, come scrive forbitamente Ferrara, oppure come dice più rudemente il leghista Castelli: “meglio la sinistra che vuole un premier omosessuale e porta in parlamento transessuali, travestiti, tutta quella roba lì?”. Realista il commento del cattolicissimo Buttiglione, vicepresidente della Camera, che conoscendo bene le gerarchie cattoliche ricorda che “ Per la Chiesa, comunque, è meglio un donnaiolo che fa buone leggi che un bigotto che fa leggi sbagliate”. Nucara, repubblicano che ha deciso di ingrossare il Pdl, ha mantenuto ferma la barra sulla laicità e ha dichiarato “con il dovuto rispetto per le alte cariche dello Stato della Chiesa, che si dichiarano preoccupate per le leggi e per la morale italiane, riteniamo che farebbero bene a occuparsi in primis dei casi di pedofilia all’interno delle loro comunità. Casi confessati e quindi più diseducativi delle ipotesi di reato contestate all’Italia”. Si badi, l’anziano Nucara non parla di premier, ma di Italia, perché pure se Berlusconi con la sua presenza ci inquina pure l’aria che respiriamo, è innegabile che una ingerenza dalla Santa Sede offende il nostro Stato, tutto e non solo il premier. Auspicabile sarebbe che le opposizioni, si facessero una agenda con pochi punti chiari che tenesse conto dei dolori del Paese, dolori che le pesanti intromissioni della Chiesa cattolica con i suoi tanti divieti e con i suoi troppi benefit, impoveriscono sempre di più la vita degli italiani.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Un de profundis per Berlusconi ?

mercoledì, 21 settembre 2011

Pochi giorni fa scrivevamo che la sorte del Governo Berlusconi era legata alle decisioni che avrebbe preso il generale-cardinale Bagnasco nella prossima riunione del Governo Ombra dei vescovi italiani. LEGGI

- Ora anche all’interno del mondo cattolico
aumentano quelli che si chiedono come i preti-padroni d’Italia possano continuare a sostenere il grande scopatore. LEGGI

- Se lo chiede anche qualche giornalista celebre. LEGGI

- Da parte nostra però non vorremmo che la fine del governo Berlusconi dipendesse dai comportamenti sessuali del leader. Preferiremmo che cadesse innanzi tutto per la sua manifesta incapacità di risolvere i problemi economici, politici e sociali del nostro paese e anche per il suo “immorale” asservimento agli interessi e ai privilegi dei gerarchi vaticani oltre che per aver messo nelle loro mani con la Legge sulla Tortura Obbligatoria di Fine Vita il nostro diritto a decidere sul nostro corpo e sulla nostra salute. Ma se saranno i gerarchi vaticani a farlo cadere chiunque lo sostituirà continuerà come lui a sottomettere l’Italia alla volontà della teocrazia oggi dominate.

11/7/11 – Il gatto di La Capria

lunedì, 11 luglio 2011

Porta Pia – Sulla base del monumento dedicato ai fanti piumati, in corrispondenza di una frase attribuita al fondatore del corpo Alessandro La Marmora, “nulla resiste al bersagliere”, qualcuno con vernice spray rossa, ha aggiunto “tranne Rosalba”.
I sampietrini – Inventati nel Cinquecento per agevolare il passo delle carrozze, pavimentano le strade cittadine. Si tratta di cubetti di basalto tagliati a forma di piramide tronca, I più grandi misurano 12 x 12 x 18. Detti anche serci sono, si, un simbolo di Roma, eppure molti residenti gioiscono quando, periodicamente, l’autorità preposta decide di sostituirli con l’asfalto.
Souvenir – Cosa portare con sé da Roma al momento d’andare via? Personalmente andrei sul classico, quindi opterei per un bambolotto di panno Lenci, un bersagliere, un carabiniere, una guardia svizzera con alabarda… volendo spaziare, una maxi penna tipo Carioca tempestata di vedute romane. Lo stesso modello di quella che papa Wojtyla donò a Lec Walesa, e quest’ultimo usò per firmare uno storico patto con il generale Jaruzelski nella sua Polonia. Andrei sul classico perché non mi pare che Roma abbia prodotto nel frattempo nulla di nuovo, nulla di più moderno (Fulvio Abbate, ROMA guida non conformista alla città, Cooper, € 12)

In un bel palazzo a piazza Grazioli vive lo scrittore Raffaele La Capria. Ha un bel gattone che è spesso sdraiato sul davanzale a prendersi il caldo e il fresco. Nella stessa piazza c’è Palazzo Grazioli, reso celebre dal pendolare milanese costretto, per mettere una toppa a certi suoi affari, a scendere in campo a Roma. Sfortunatamente per il gatto, che dalla sua finestra sarà costretto pure a vedersi le cene eleganti del premier, la piazza, tranquillissima nonostante sia ad un passo da piazza Venezia, è diventato uno dei punti più putrefatti della città.
Prima, lo scrittore Raffaele La Capria, sottobraccio a sua moglie, scendeva da uno dei 18 autobus che fermavano in via del Plebiscito e rientrava a casa sua. Poi, il pendolare milanese ha ordinato al sindaco e al prefetto che per la sua sicurezza – e per consentire ai suoi amici di percorrere contromano il pezzo di strada che da via degli Astalli (dove ha abitato fino alla sua morte Anna Magnani) porta all’ingresso del Plebiscito – gli autobus non fermano più. A quasi due anni dalla censura della fermata, dopo migliaia di lettere di protesta, raccolte di firme, proteste dei commercianti della strada, qualche giorno fa il portavoce dei servizi per la mobilità di Roma attraverso una lettera aperta al Corriere della Sera ha risposto a Raffaele La Capria. E gli ha detto che si, la soppressione determina disagi, “ma lo stato dei luoghi e le discipline viarie non offrono alcuna ubicazione adeguata a realizzare una valida fermata alternativa”. Chiunque conosca la pianta della città sa che non è una questione di lana caprina, perché piazza Venezia è grandissima e la soppressione della fermata per ben 18 linee è un abuso enorme per i già maltrattati utenti dei mezzi pubblici.
Questo è un fatto. Uno dei fatti. Roma è morta davanti ai nostri occhi.
E’ possibile che in ogni romano ci sia una memoria di bellezza che gli consente di resistere a questo degrado. Perché la bellezza della città è reale. Quella dei gatti ad esempio, che cercano di salvarsi dall’aggressività dei grassi piccioni che li insidiano in largo Argentina e che non sanno che alla Piramide quegli uccelli non ci sono. Ma, incredibilmente, ci crescono i capperi, come a Pantelleria.
L’ombra cupa delle mille chiese, il camminare sudaticcio dei troppi preti e suore che con i loro vestiti sintetici fanno del corpo la loro dolorosa prigione, le stradine intorno al Pantheon infestate dai parlamentari che strillano nei telefoni e vestono perennemente in cachemire anche d’estate. E non si accorgono che in quella bolgia di bar per cafoni, suonatori, bancarelle, lavori in corso, quella cupola a qualche romano fa stringere il cuore per la sua perfezione. Del resto, niente sanno della vita dei cittadini comuni e dell’affanno del vivere. E al centro vicoli aggrovigliati che la notte diventano l’inferno dei residenti, rinascimento luccicante, bei palazzi e sventramenti dell’era fascista, poche costruzioni moderne, lo splendido Maxxi per esempio, che ancora non si sono integrate col resto della città. E ovunque sfascio, buche nell’asfalto, abusi pubblicitari, tubi innocenti rugginosi con appesi cartelli scoloriti dei lavori in corso, i cantieri delle piscine per i mondiali di nuoto ancora chiusi… forse per quelli che si svolgeranno? , le macchine ovunque, gli scivoli utilizzati per parcheggiarsi ovunque, perfino le biciclette a Roma sono un carico che attenta alla tranquillità. Gli autobus in via Nazionale stracarichi, con i volenterosi che spingono a braccia le persone dentro il 64 nel tentativo di entrarci pure loro e farlo ripartire… Dolore e rabbia. Forse si, nel cuore dei romani c’è un piccolo frutto di bellezza e di grazia che gli consente di vivere.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

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22/2/10 – Via Padova a Milano è una via lunga,
semicentrale abitata soprattutto da stranieri extracomunitari dove, qualche giorno fa, un ragazzo egiziano è stato ucciso per futilissimi motivi. Un episodio di cronacaccia, tipico delle grandi metropoli, ma che ha scatenato la furia leghista che pure governa la città e la regione da tantissimi anni. A Roma invece via Padova è una strada di circa 400 metri che va da via delle Province a via Catanzaro, dritta come una spada, tranquilla fino alla noia. Una prima parte è più sciccosa, con dei palazzoni bellissimi costruiti negli anni Trenta e ben mantenuti e un secondo tratto più caotico, anche per il fatto che un brutto cinema è diventato una sinagoga di rito tripolino. Grazie alle frenesie governative sulla sicurezza la sobria volante dei carabinieri che lì davanti stazionava, è stata rimpiazzata da una jeep con tre soldati, peraltro quasi sempre bei ragazzi, con mimetica e fucile spianato. Quindi, anche chi passasse lì per caso – ma per quale caso si passa in via Padova? – si accorgerebbe che lì c’è una sinagoga, e magari si chiederebbe anche perché. In realtà la zona Bologna, un quartiere destinato al ceto medio, piccolo ma con pretese, è diventato il territorio d’elezione degli ebrei espunti dalla Libia quaranta anni fa, probabilmente per caso, verosimilmente per imitare un amico già lì da tempo. E così, ignorata dalla più parte degli abitanti del quartiere, nella zona c’è una enclave di ebrei che vive come se non avesse ancora lasciato Tripoli. Se esci la mattina presto in via Padova incontri giovani maschi con la chippà che vanno al tempio, poi dopo un po’ si tuffano nel kosher bakery café, poggiano l’astuccio dei tefillin sui tavolini e si buttano sui cornetti e dolci senza lievito animale, che io mangio ma che riconosco pesanti come sassi. Ci sono parecchi lubavich con il cappello duro e gli tzizit che spuntano dal soprabito, che spingono passeggini mentre le loro mogli, quasi sempre incinte, comprano il pane e i dolcetti al miele e corrono al lavoro. Lasciando via Padova finiscono i ragazzi con la chippà, e i lubavich camminano rasente il muro e a passo svelto. Le scale della chiesa di sant’Ippolito a pochi metri di distanza, sembrano ergersi come un confine di sicurezza . Appena poco più su, piazza Bologna, con l’ufficio postale littorio, le scale fanatiche ma ancora, nonostante le richieste dei residenti, inaccessibili per chiunque abbia un handicap o anche solo una gamba ingessata. Bologna è anche una delle principali stazioni della metro B; a volte mi è capitato di vedere tutte le scale mobili funzionanti, ma soprattutto mi sorprende perché puntualmente l’8 dicembre il personale della metro allestisce albero di natale e presepio! Dalla piazza parte via Sambucuccio d’Alando, una strada corta che porta le ferite della guerra: da un lato un paio di palazzi crivellati dai colpi di fucile dei mitragliatori tedeschi , dall’altro la casa di Pilo Albertelli, professore di filosofia che insegnava agli studenti “la fedeltà socratica alla verità e al dovere” prima di morire alle Fosse Ardeatine, e come è scritto nella lapide che i suoi compagni di Giustizia e Libertà gli hanno dedicato. Lo scorso anno il 24 marzo, mi sono trovata per caso alla sua commemorazione quando due vigili hanno portato una corona, l’hanno appesa e sono ripartiti velocemente anche per togliere la vettura dalla doppia fila. Eravamo in tre… compresi i due vigili. Macchine ovunque, anche perché ci sono genitori che accompagnano bambini alla scuola Fratelli Bandiera dove insegnò il maestro Manzi, l’inventore della trasmissione Non è mai troppo tardi, che permise a milioni di italiani di ottenere la licenza elementare. Erano i tempi della rai servizio pubblico sul serio, oggi neanche il direttore della scuola sa più chi era Manzi. Speriamo che ai bambini dicano chi erano i fratelli Bandiera. Parallela corre via Livorno dove c’è la lapide rotta di Eugenio Colorni, strada conosciuta perché c’era la sezione più nera dell’msi, poi diventata di tutto, oggi addirittura Milizia. La zona infatti è piena di fascisti molesti che disegnano svastiche e celtiche sui muri, attaccano manifesti ovunque sull’anniversario dei vari fascisti morti, sull’onore all’rsi ecc., ma questo, per il momento, non ha un riscontro elettorale, considerato che, con grande scherno di tutti questi odiosi facinorosi attivisti, il municipio è in mano al cosiddetto centrosinistra. Oltre ai nomi delle province (ma via Torino è in via Nazionale e via Perugia sta al Pigneto) la toponomastica è ricca di donne: via Stamira, Piccarda Donati, Eleonora d’Arborea, Duchessa di Galliera, Isabella d’Aragona, Contessa Bertinoro… In questo quartiere è cresciuta la fascistissima Francesca Mambro e tanti fascisti ora in rai, alla Camera, al Campidoglio. Passeggiando si incontra Alessandra Mussolini e sua madre, grandi frequentatrici delle bancarelle dei bangla; entrambe tirano sul prezzo delle finte pashmine e delle finte prada. Ma anche Luigi De Marchi allo sma che compra il latte e che è una gioia salutare e Remo Remotti che qui è nato e riempie gli occhi coi suoi vestiti coloratissimi. In via Arezzo ha abitato Aldo Fabrizi, in via Monaci nell’immediato dopoguerra ci fu il delitto Fenaroli che interessò molto i romani. E’ un quartiere romano come tanti.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Cazzari Padani.

lunedì, 20 giugno 2011

Si è svolta ieri a Pontida il 15° Festival del Flatus Vocis Leghista, con un leader stanco e malato che non ha saputo far altro che ripetere vaghe minacce a destra e sinistra senza nessuna proposta concreta sui problemi reali dell’economia e del lavoro. Le solite stanche litanie su Roma ladrona tanto per riscaldare le frattaglie dei seguaci, ma nessuna risposta compromettente alla richiesta dei facinorosi che invocavano in coro la secessione. E’ stato invece Roberto Maroni a spingersi fino a una pericolosa e inaccettabile esclamazione per una “Padania libera e indipendente”, che detta dal ministro dell’Interno sembra un pesante tradimento della Costituzione unitaria su cui ha giurato. Ma Bossi una cosa giusta l’ha detta, quando ha parlato dei cicli storici di 15 / 20 anni in cui hanno dominato particolari ideologie e i relativi gruppi di potere: la destra storica di fine ottocento, il giolittismo, il fascismo, la democrazia cristiana, il consociativismo catto-comunista e il berlusconismo. Ma nel dirlo voleva far credere che il prossimo ventennio dovrebbe essere quello dominato dalla Lega, senza rendersi conto che proprio nel ventennio berlusconiano il suo partito personale, co-responsabile del berlusconismo, ha esaurito ormai tutte le sue potenzialità. E chiamando in causa anche Tremonti con accenti severi ha di fatto messo nelle mani del ministro la risposta vera ai problemi che ci riguardano tutti. E sarà proprio lui nei prossimi giorni che uscirà vincitore dal caos attuale o imponendo una manovra di 40 miliardi da lacrime e sangue o, per restare al potere, accontentando i demagoghi di destra e sinistra mandano a picco il paese. Se Tremonti salverà l’Italia dalla crisi simil-greca sarà solo lui il vincitore e nessun altro; se fallirà sranno travolti quelli che l’hanno messo al potere, primi fra tutti Berlusconi e Bossi. Ed ecco l’ampio minestrone di aria fritta che la Lega ha distribuito come “dodecalogo” per il governoLEGGI – Le solite vecchie proposte che tornano a galla da almeno venti anni e che nessun governo, compresi quelli degli ultimi 20 anni con la Lega dentro, è mai riuscito a realizzare. Ma per illudere il popolo bue della Padania va bene anche questo. Ciliegina sulla torta nella migliore tradizione del teatro dell’arte la rivelazione di Capitan Fracassa Bossi che Brighella Berlusconi era pronto a firmare per il trasferimenti di alcuni ministeri al Nord, ma “poi si è cagato sotto”.

….’a Berlusco’, facce ride !

martedì, 31 maggio 2011

E adesso ? Il povero DuceSilvio ha avuto notizia della sua disfatta proprio a Bucarest, nel luogo fatale dove il suo omologo Ceaucescu, dopo aver convocato la piazza per riceverne l’ennesima ovazione, fu crivellato da una bordata di fischi e pochi giorni dopo fu crivellato da una bordata di pallottole. Non era per niente il luogo giusto per aspettare i risultati del ballottaggio, ma almeno Berlusconi non rischia la fucilazione né a Bucarest né a Roma. Dopo le sue ultime squallide esibizioni internazionali, quando lo abbiamo visto scodinzolante e piagnucoloso cercare il conforto pietoso di Obama e Medvedev, dopo la stanca ripetizione di vecchie barzellette e slogan ammuffiti a reti unificate, siamo convinti che il vecchio guitto intrattenitore di crocieristi meriti almeno un “serata d’onore”, come si usava una volta fra i teatranti a fine carriera. E per consolarlo delle delusioni potrenmmo onorarlo parafrasando la battuta più fulminante mai pronunciata nel teatro italiano grazie alla penna del grande Ennio Flaiano nel suo “Marziano a Roma” : “”" …’a Berlusco’, facce ride !!! “”"

Totò e Peppino provano a comprarsi i milanesi.

lunedì, 23 maggio 2011

Noio, volevan canceller le contravvension e porter du’ minister a Milan. Punto, punto e virgole, punto a capo“.
Pur di raccattare i voti necessari per vincere il ballottaggio il duo comico composto dal Barzellettiere d’Italia e Capitan Fracassa promettono la sanatoria sulle multe e due ministeri a Milano. Non sappiamo come voteranno quelli che le multe le hanno già pagate e quelli che hanno capito benissimo che le prossime saranno raddoppiate per compensare il mancato gettito. Resta il fatto che l’immagine data da B&B è veramente quella squallidissima dei venditori di fumo, anzi peggio. Perchè lo spostamento dei ministeri (e non solo quelli che andrebbero a Milano ma anche quelli che per il “decentramento” di cui parla esplicitamente Berlusconi finirebbero a Napoli e forse in altre Regioni) prelude anche alla dissoluzione dello Stato unitario. Ma chissenefrega, l’importante e salvare il culo a DuceSilvio e arrivare alla secessione del Nord. Vedremo domenica prossima se i milanesi si venderanno a questo prezzo.

20/5/11 – Schigerùn (=nebbione a Milàn)

venerdì, 20 maggio 2011

Sempre ed inevitabilmente ognuno di noi sottovaluta il numero di individui stupidi in circolazione
La probabilità che una certa persona sia stupida è indipendente da qualsiasi altra caratteristica della stessa persona
Una persona stupida è una persona che causa un danno ad un’altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé od addirittura subendo una perdita. (I, II e III legge fondamentale della stupidità. Carlo M. Cipolla – Allegro ma non troppo, il Mulino, € 8.80)

Dice Bossi che con Pisapia Milano si riempirà di minareti e di zingari.
Il candidato sindaco si è proposto di costruire piccole case per alloggiare i rom milanesi su modello di quanto fatto con successo a Venezia, utilizzando i fondi messi a disposizione proprio per questo dalla Ue. Pisapia vorrebbe anche costruire una grande moschea con annesso centro islamico. Bossi dovrebbe sapere che i musulmani che vivono in Italia, se vogliono pregare pregano indipendentemente dal fatto che ci sia o no la moschea. Confinarli nei garage e nei sottoscala, oltre ad essere una violazione alla Costituzione italiana che prevede la libertà religiosa e la possibilità di praticarla, è pericoloso da parecchi punti di vista. Solo la struttura fisica e giuridica della moschea consente alla comunità islamica di discutere e negoziare con le istituzioni e tutta la società.
I cittadini vogliono tranquillità e persone moderate nelle istituzioni. Sono stufi delle esasperazioni della Lega e del Pdl che stanno continuamente con la pistola in mano davanti alla gente normale, sempre a fare la guerra del più forte contro il debole approfittando dello status di privilegio che gli da la politica. Giuliano Pisapia, che è bene ricordarlo sempre è un candidato senza partito anche se inizialmente proposto da Sel, incarna una tradizione che è stata a lungo presente nella sinistra – purtroppo oggi abbandonata – di attenzione ai diritti delle persone, dei più deboli, di garantismo reale, cioè quello che pone attenzione alle prevaricazioni degli inquirenti e alle garanzie per gli imputati.
Vediamo il bicchiere mezzo pieno e godiamoci l’idea che Giuliano Pisapia riesca ad imporsi al ballottaggio (noi romani abbiamo avuto un amaro risveglio con la vittoria di Alemanno su Rutelli che pure aveva una percentuale più alta di voti), ma per non scolare fino all’ultima goccia quel calice riempito da Pisapia, sarebbe opportuno che leader e leaderini di decotti partiti si nascondessero fino alla fatidica data dello scrutinio decisivo. La sortita di Massimino D’Alema, anche noto come il corvo della sinistra che impiomba le ali di chi prova a spiccare il volo, che annuncia che “il successo di Fassino a Torino è un buon segnale per noi della vecchia guardia”, stronca le gambe a chi cerca il nuovo. Gli abboccamenti del pd alla potente ma deludente presidente della Regione Lazio che ha presentato sue liste personali oggi al ballottaggio con liste pdl, per tacere dei corteggiamenti alla Lega dimenticando che è un partito barricadiero e razzista che dipinge le scuole di verde. Silenzio assoluto dovrebbero poi mantenere i vari leader che si sono frammentati in diverse denominazioni e che sono stati anche la concausa della caduta del governo Prodi, che non sarà stato l’ottimo ma era mille volte meglio dell’esistente.
Si sente la voglia di politici che al di là del proprio colore sappiano essere moderati. Basta con i fondamentalismi di Alemanno che da fondo alle casse del Campidoglio per fare un mese di festeggiamento per la beatificazione di Giovanni Paolo II (che la Santa Sede ha già bello e archiviato mentre ai romani rimane sul groppo il debito e l’inopportuna statua di bronzo) , e le frenesie di Moratti che si aspetta migliaia di persone a Milano per l’Expo e ha paura di costruire una moschea che – poi si sorprenderà – sarà quasi sempre vuota. Perché un po’ di gente prega pure, però ha bisogno soprattutto di vivere serenamente e in tranquillità.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

http://salon-voltaire.blogspot.com/2011/05/rivalse-clericali-uninquietante-statua.html?showComment=1305813209545#c4882458904991522965
http://www.linkiesta.it/ecco-sinistra-milanese-spaventa-berlusconi
http://www.avantidelladomenica.it/site/artId__1043/408/408-Marina_Lombardi_Sindaco_di_Stella.aspx