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11/1/10 – Benedetto XVI in sinagoga

domenica, 10 gennaio 2010

“Fascista” mi diceva ogni tanto passandomi vicino. E lo diceva con disprezzo, come fosse stata una parolaccia. “So’ fascista e me ne vanto. “Bella roba sterminatore di ebrei”. “Che c’entrano gli ebrei?”, perché dicevo che non era vero niente, che avevano inventato tutti gli americani, era propaganda: “Ma ti pare possibile che un essere umano si mette a sterminare sei milioni di ebrei?” “Ci stanno i filmati”. “Si, i filmati. Ma quelli hanno Hollywood. Sono tanto bravi a fare i film di cento anni fa, che ci mettono a farne uno sui campi di sterminio? E’ tutto finto, o ti credi che davvero Clark Gable muore tutte le volte?” E comunque, per sicurezza, ogni volta aggiungevo: “E poi gli ebrei sono sempre stati i padroni della finanza mondiale, hanno strozzato l’Italia fascista e prima ancora hanno ammazzato Gesù Cristo”. (A. Pennacchi, Il fasciocomunista, Mondadori, € 17)

Con il Concilio Vaticano II, voluto da Giovanni XXIII su forte pressione del rabbino Jules Isaac e portato a compimento da Paolo VI, si sono avviati lentamente i rapporti tra ebrei e cattolici, ma due millenni di “teologia del disprezzo” non si cancellano facilmente . Dopo il Concilio e in particolare negli anni Ottanta, alcuni gesti e pronunciamenti da parte ecclesiastica crearono l’illusione che un sereno scambio di idee fosse possibile. Un abbaglio però, perché i rapporti tra le due religioni – e i rapporti diplomatici tra Santa Sede e Israele – già con Giovanni Paolo II hanno subito una frenata. La Chiesa ha di recente confermato che l’obiettivo della conversione degli ebrei non è venuto meno, e questo vuol dire che c’è una fondamentale non accettazione dell’identità ebraica. E la storia, anche la più recente, insegna che dalla non accettazione scaturiscono animosità, odio, persecuzioni…
E’ bene ricordare che l’antisemitismo teologico è stata una costante nella storia della Chiesa. Ricorda lo storico Adam Smulevich che uno dei santi più venerati dal cattolicesimo, Ambrogio, fu violentemente antisemita al punto di minacciare di scomunica l’imperatore Teodosio che voleva punire i cristiani che bruciavano le sinagoghe. Mutatis mutandis, perché Pio XII avrebbe dovuto diventare il difensore degli ebrei? Per quanto riguarda l’accelerazione della beatificazione di quest’ultimo, va sottolineato che, grazie alla svolta impressa da Giovanni Paolo II che ha promosso una gran quantità di santi, può sembrare che per la Chiesa ormai la santità deve essere collettiva e coinvolgere gli stessi vertici, giacché tutti i papi contemporanei sono stati indicati alla venerazione (tra cui Pio IX, il papa del Sillabo), e il diverso livello di santità è evidentemente legato alla durata del processo di canonizzazione. Oltre alla questione di Pio XII, che sembra lasciare indifferenti i cattolici ai quali viene indicata per il culto una figura quanto meno controversa – gli ebrei potranno pure continuare a protestare inutilmente e tra l’indifferenza, ma i cattolici davanti ad un santo potranno solo inginocchiarsi – , papa Benedetto XVI ha compiuto un gesto che porta indietro la Chiesa – e la civiltà – a tempi preconciliari: cioè la riproposizione , avvenuta nel febbraio del 2008, dell’auspicio alla conversione degli ebrei contenuto nel vecchio Missale Romanum tridentino di Pio V. Un episodio definito da rav Giuseppe Laras , presidente dell’assemblea rabbinica italiana , “una sconfitta dei presupposti stessi del dialogo tra ebrei e cattolici” .
Il 17 gennaio papa Benedetto XVI sarà nel ghetto di Roma per visitare la sinagoga (tempio maggiore) della capitale, invitato da rav Riccardo Di Segni all’indomani della salita al trono di Pietro. Un invito che ha il suo perché in una città e in un Paese dove atti di antisemitismo sono sempre più frequenti, e dove l’influenza della Chiesa cattolica sulla vita civile arriva spesso a mettere a rischio il principio di laicità. Basti pensare alla negazione delle nuove famiglie, alla bioetica, all’ora di religione o all’esposizione dei crocefissi. In sintesi, nel nostro Paese non si pone tanto il problema di libertà della religione ma piuttosto di libertà dalla religione, cioè dalla tutela di interferenze e pressioni da parte del clero che segnano, nel mondo ebraico, un arretramento rispetto al proprio sentire religioso.
In tale contesto la visita del papa agli ebrei viene vissuta con una reale apprensione, addirittura più di qualcuno ipotizza contestazioni.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it