Caro Giulio, una “bella” notizia di stamattina del televideo del Ticino:
Assistenza al suicidio: riuscita la raccolta delle firme nel Canton Vaud (capoluogo: Losanna) L’iniziativa promossa per permettere l’assistenza al suicidio negli istituti medico-sociali (EMS – établissements médico-sociaux) è riuscita: la proposta ha raccolto più di 14′000 firme, annuncia oggi l’associazione “Per il diritto di morire nella dignità” (Exit). L’iniziativa chiede che i residenti di un EMS che riceve sovvenzioni pubbliche possano ricevere l’assistenza al suicidio quando ne fanno richiesta. Attualmente non tutti gli istituti permettono a Exit d’intervenire. L’organizzazione annuncia che potrebbe ritirare l’iniziativa qualora il Gran Consiglio vodese (= il governo) presentasse un controprogetto valido. Finora le due associazioni di aiuto o assistenza al suicidio – Exit e Dignitas – operavano nella legalità, ma in privato. L’anno scorso la CHUV di Losanna (clinica universitaria) ha permesso a Exit d’intervenire all’interno della struttura. Ora apparentemente si vorrebbe estendere la possibilità di assistenza anche ad altre strutture.
Comunque puoi misurare la distanza che separa un paese normale e laico come la Svizzera da un paese confessionale come l’Italia.
Qua Exit entra negli ospedali per somministrare il pentobarbital, in Italia invece stanno per istituire il sondino obbligatorio di stato per tutti.
L’assistenza al suicidio non è eutanasia: l’eutanasia – diretta e indiretta – non è lecita nemmeno in Svizzera. L’assistenza consiste nel mettere a disposizione il farmaco che però il paziente deve assumere da solo (al massimo gli si può tenere il bicchiere davanti, ma l’aspirante suicida deve bere il liquido con la cannuccia).
Ciao.
S.P.
