8/1/12 – Quasi ovunque, e spesso anche per questioni squisitamente tecniche, il fatto di prendere partito, di prendere posizione pro o contro, ha sostituito il fatto di pensare. E’ una peste che si è originata nel contesto politico e si è diffusa a tutto il paese, alla quasi totalità del pensiero (Simone Weil)
“Non mi ero mai accorto che Alemanno fosse un antifascista. Quando militavamo insieme in Alleanza nazionale tutto mi sembrava tranne che lo fosse e questa continua smemoratezza del sindaco di Roma a me pare semplicemente stupefacente” (F. Storace, segretario La Destra)
http://www.cronachelaiche.it/2012/01/il-cimitero-delle-intenzioni/
Dice Gianni Alemanno – incredibilmente sindaco di Roma – che per il momento non ci sarà una via dedicata a Giorgio Almirante, almeno fino a quando non ci sarà una storia condivisa. Sostiene il sindaco che “il segretario dell’msi è stato un grande italiano che ha dedicato la sua attività politica principalmente alla pacificazione tra gli italiani e che ha sempre lottato contro la violenza, il razzismo e il terrorismo”. E’ per questi nobilissimi motivi che, secondo il sindaco, meriterebbe l’intitolazione di una strada ma, aggiunge “la mia parte politica vorrebbe una strada, ma si procederà solo quando l’approfondimento storico e il dibattito civile e culturale permetteranno a tutti di comprendere il reale significato del percorso di Almirante”.
Chissà se a suggerire al sindaco questo slittamento sia stata la constatazione che la toponomastica* della città non è riempire caselle per soddisfare questo o quello, ma piuttosto l’osservazione che nelle strade e intorno ai monumenti c’è gente che vive. Come pensa che si sentono quelli che abitano accanto alle equivoche targhe che ha inaugurato dedicate ai giovani fascisti per i quali sarebbe stato meglio forse piangere per una inutile morte, così come per i loro antagonisti del momento del resto, provocata da equivoci storici. O cosa pensa che sentano le persone che rispettano l’armonia nel vedere la installazione raffigurante Gran Premio II ficcata come un cuneo gigante tra gli autobus il palazzo Massimo e le terme di Diocleziano (senza considerare il frustrato rispetto della laicità con un simile manufatto). O, sembra una stupidata ma è il portato di questa degenerazione, gli angeli con la tromba piro-piro che hanno involgarito e disturbato la città durante le feste natalizie. Avere gusto, garbo, intelligenza, il coraggio di liberarsi dagli schematismi ideologici e familiari, richiede intelligenza e cultura che non tutti abbiamo. In un bel racconto di Antonio Debenedetti, si racconta la storia del latinista Nebuloni, al quale, dopo che la vedova ha percorso un lungo e faticoso iter per riconoscergli una strada, finalmente gliene viene dedicata una in una decentrata periferia romana. Accade però che in quella strada venga uccisa una prostituta che lì batteva. Solo allora la vedova prenderà coscienza degli sforzi fatti per sopportare quel matrimonio: “Maledetta strada! Nemmeno lo sapessero i signori del Comune e, con loro, quell’intrigante della senatrice Nardacci. E’ stato il colmo assegnare al puttaniere e latinista, più puttaniere che latinista Nullo Nebuloni la strada delle prostitute. Giusto, anche troppo giusto e ben fatto, grazie! Mille grazie! Così, tutto va a finire in cacca!”*
Tiziana Ficacci, www.nogod.it
*le norme di legge che disciplinano la toponomastica stradale e monumenti a personaggi contemporanei, sono indicate nella legge 23.6.1927 n. 1188
*Antonio Debenedetti, Spavaldi e strambi, Rizzoli
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Il 9, il 10 e l’11 gennaio l’artista Gunter Demnig sarà a Roma per installare 72 Stolpersteine (pietre d’inciampo) in memoria dei deportati razziali, politici, militari.
L’idea di Demnig è del 1993, quando, davanti ad una obiezione di una signora che sosteneva che a Colonia non c’erano mai stati rom, decise di dedicarsi alla testimonianza dell’esistenza di cittadini scomparsi a seguito delle persecuzioni naziste: zingari, ebrei, omosessuali, politici, testimoni di Geova… L’artista sceglie il marciapiede prospiciente la casa in cui hanno vissuto uno o più deportati e vi installa altrettante pietre d’inciampo. Sampietrini di ottone lucente, su cui è scritto il nome del deportato, l’età, il luogo di deportazione, e, quando possibile, la data di morte. Le prime pietre d’inciampo italiane sono del 2010. Il progetto romano è promosso da Aned (Ass, Nazionale ex deportati), Anei (Ass, nazionale ex internati), Cdec (Centro di documentazione ebraica contemporanea), Federazione delle amicizie ebraico cristiane, Museo storico della Liberazione. Il progetto ha il patrocinio del Presidente della Repubblica e dell’Unione delle comunità ebraiche italiane. La pietre sono finanziate da sottoscrizioni private, il costo di ognuna, compresa l’installazione, è di 100 €. Il primo sampietrino di quest’anno sarà installato a via Urbana 2 in memoria di don Pietro Pappagallo, sacerdote che durante l’occupazione nazista di Roma dette asilo ai perseguitati. Denunciato da una spia tedesca fu arrestato, condannato a morte e assassinato alle Fosse Ardeatine il 24 marzo 1944 (la figura di don Pappagallo interpretato da Aldo Fabrizi, è illustrata nel film Roma città aperta di Roberto Rossellini). Il sampietrino – ed è la prima volta che accade – è stato commissionato da don Francesco Pesce, parroco di Santa Maria ai Monti. Questa chiesa ha visto il dolore e l’ingiustizia, provocati dalla pretesa di superiorità dei cattolici: infatti è stata la sede della Confraternita dei Catecumeni e Neofiti, dove avevano luogo i battesimi forzati degli ebrei che vivevano nel ghetto, ma anche di luterani e qualche musulmano. Desidero segnalare che, nel III municipio, l’11 gennaio alle 9.30 in via Alessandro Torlonia 9, saranno poste 5 pietre a ricordo della famiglia Finzi.
Lunedì 9 gennaio alle ore 9.30, presso la Galleria Roma club, via Baccina 66 verrà presentato alla stampa l’intero progetto e il calendario della posa delle 72 pietre. www.memoriedinciampo.it
Tiziana Ficacci, www.nogod.it
