E in fondo perché no? Perché non andarcene/da questo brutto posto in un paese nuovo, dove sia per così dire possibile/ricominciare da zero (Natan Zach, Sento cadere qualcosa, Einaudi, 15 €)
O da una parte o dall’altra: così sembra essersi ridotto il Paese e noi con lui. Privi ormai di curiosità per le idee degli altri ci adeguiamo acriticamente al pensiero unico, diviso in una corrente di destra e una di sinistra. Aumentano siti e blog ma ognuno di noi resta arroccato sulle sue posizioni non avendo nessun interesse a mettersi in discussione, e così la magnifica rete diventa un miscuglio di informazione anodina che rischia di distruggere le idee, il dibattito, la critica, cioè esattamente il contrario di quel che dovrebbe essere.
In onore del politicamente corretto, che spesso decliniamo scorrettamente tanto da aver paura di prendere posizioni dissonanti col filone d’appartenenza, potremmo raccogliere l’invito della Federazione nazionale della Stampa (Fnsi) che chiede ai media di adottare un blog iraniano censurato dal regime. Ogni sabato alle 19, madri iraniane si incontrano al parco Laleh a Teheran e vestite di nero portano con sé una foto, spesso di ragazzi giovanissimi. E’ sorprendente come nel nostro canale di pensiero l’Iran interessi così poco e così poco ci colpisca sapere che il nostro Paese è il primo partner commerciale in Europa di quella teocrazia violenta.
In onore del politicamente scorretto, oggi mi riconosco di più, scrivo un po’ di cose in libertà.
Vivo a Roma e uso esclusivamente mezzi pubblici. La sera lavoro fino a tardi e prendo spesso il taxi, che trovo esclusivamente perché lavoro in pieno centro. Dopo le dieci le donne sole usufruiscono di uno sconto gentilmente concesso dal Comune di Roma, ma i tassisti lo schifano, anzi appena sali ti avvertono che se gli chiedi l’abbuono loro ci rimettono di tasca loro e ti tocca sentirli per tutto il viaggio che allungano in maniera incredibile se insisti che lo esigi. In linea di massima coprono il tassametro con un pupazzo o il gagliardetto della squadra, difficilmente ottieni il resto perché i tassisti viaggiano solo con banconote da 100 €. Sul taxi il cliente non fuma, ma il tassista ti accoglie in una macchina dove fino ad un secondo prima ha fumato e/o scoreggiato. Il sindaco Gianni Alemanno concederà ai tassisti – che hanno contribuito ad eleggerlo in quanto promise la non liberalizzazione del servizio che la corporativa categoria temeva come la peste - un aumento delle tariffe. Non serve un genio per capire che per decongestionare il traffico bisogna incoraggiare l’uso del mezzo pubblico anche diminuendo le tariffe. L’aumento è solo una concessione corporativa che prevede anche il ritocco della tariffa da Fiumicino da 40 a 45 € . Un notevole trasferimento di ricchezza (5 euro di aumento per n corse) per legge, da cittadino privato a tassinaro. Ha senso questo aumento? Un collaboratore del sindaco, con pragmatismo e spregiudicatezza, ha detto ai tassisti : “gli aumenti scatteranno dopo le elezioni regionali, così voi tassisti sarete contenti, ma il giorno del voto i cittadini non avranno ancora fatto i conti con le nuove tariffe” . Questa dichiarazione tra virgolette pubblicata sul Corriere della Sera non è stata smentita… sicché.
E neanche si parla più delle diciotto (18) linee di autobus che provenienti da via del Corso, via del Teatro Marcello, via Nazionale, per raggiungere largo Argentina saltano la fondamentale fermata palazzo Grazioli, sede di molti uffici e anche residenza privata del premier. Un gesto da servi da parte del prefetto e dell’Atac che, tra l’altro, non risponde a nessun criterio di sicurezza. Se il premier è in pericolo è doveroso e giusto proteggerlo, ad esempio consigliandogli vivamente di rimanere a palazzo Chigi che è pure un bel posto e che gli spetta di diritto. Dobbiamo assuefarci all’ingiustizia? Continuare ad essere vinti in un mondo di vincitori? O scegliere la strada del confronto di idee fra di noi per tentare di uscire dalla secca?
Tiziana Ficacci, www.nogod.it
