21/3/12

21 marzo 2012

21/3/12 - Ai nostri tempi, odiarsi e mordersi perché non abbiamo il cranio assolutamente costruito nello stesso modo, inizia ad essere la più mostruosa delle follie (E. Zola, Le Figaro, 16 maggio 1896)
Alcuni mi rimproverano di essere ebreo, altri mi lodano per esserlo, altri ancora me lo perdonano, ma tutti ci pensano… sono tutti affascinati da questo cerchio magico ebraico, nessuno può uscirne (Ludwig Borne (Loeb Baruch), 1830)
L’antisemitismo non rientra nella categoria dei pensieri protetti dal diritto di libera opinione (Jean- Paul Sartre)
“Anche tu sei gay?” “No, io sono frocio, sono antico” (Saturno contro, Ferzan Ozpetek)

Giovedì (22 marzo ore 20) la comunità ebraica romana ha invitato i cittadini al tempio maggiore per un momento di riflessione e confronto sui fatti di Tolosa. Sicuramente in prima fila ci sarà il sindaco, qualche politico, un po’ di commedianti in cerca di visibilità, la comunità ebraica come sempre compatta e impaurita, pochi cittadini comuni. Perché la popolazione è sicuramente addolorata per quel che è successo, ma non è mai interamente solidale con gli ebrei. Molto c’entra l’arroganza del cristianesimo che ha inventato l’accusa massima – via via ripetuta dai papi -, quella di aver ucciso Dio, e che condanna tutti i discendenti dei “colpevoli” ad una espiazione senza fine. E poi c’è l’avarizia, l’amore per il denaro, la bramosia del potere, il dominio del mondo, la tendenza ad isolarsi e a essere ostili con la società contigua. Cose che non è possibile confutare. Si può discutere con chi creda che un intero popolo sia avaro? Che abbia la bramosia del potere? Che sia ostile verso il mondo? Chi sostiene queste tesi, piaccia o no a loro, è razzista, e con i razzisti non si discute. L’ultima, e per certi versi più infida, forma di antisemitismo, consiste nel prendere a pretesto qualsiasi atto compiuto da Israele (pensate a noi italiani che abbiamo sperimentato il fascismo, il berlusconismo, conviviamo con mafia e corruzione e nutriamo uno Stato subalterno al Vaticano). La correttezza politica abituale in tante circostanze – chi si permetterebbe mai di accendere una sigaretta davanti a un bambino o mettere alla berlina una coppia omosessuale al pranzo di natale? – si sfilaccia quando si parla di ebrei. L’intolleranza per l’ebreo è l’elemento più vecchio delle società: è come la frattura alla caviglia che ti sei fatta da bambina e che, quando sei stanca e depressa, torna a dolerti.
E’ noto a chiunque non sia in malafede, che gli ebrei sono cittadini leali pur amando Israele, un paese dove vivono persone con cui condividono un destino storico, culturale, religioso (anche). Purtroppo i pregiudizi antiebraici che allignano fortemente a destra nonostante l’esibizione volgare di chippà (ed è inutile perfino parlarne), sono ampiamente diffuse anche a sinistra. Si pensi ai coccolati fraticelli di Assisi autori di documenti a forte contenuto antiebraico, o all’eterno D’Alema che è intriso di pregiudizi che esterna pubblicamente (salvo pentirsene quando l’Ue non lo promuove commissario europeo), o il filosofo Vattimo che giustifica gli atti di terrorismo che fanno saltare le consumistiche discoteche israeliane, o la giornalista Spinelli che chiede agli ebrei di fare un mea culpa collettivo, cadendo nella trita abitudine di assegnare al popolo ebraico una condotta omogenea. E la ridicola battuta di Bertinotti: “noi siamo ebrei come siamo disabili, omosessuali, neri”. Una logica per cui gli ebrei vanno bene solo quando sono vittime. La stupidità bertinottiana è quella trainante dei pianti ufficiali della giornata della memoria, il giorno dell’anno in cui il ciglio si inumidisce per gli ebrei uccisi, sia chiaro per colpa degli altri.
Per chiudere: sebbene sia probabile che la tristezza del ministro Riccardi sia di sincera partecipazione per gli uccisi di Tolosa, il suo approccio al multiculturalismo tende ad espungere dalla società gli ebrei che, pur non assimilandosi si integrano. E’ noto che il ministro della Cooperazione ha dato vita ad una consulta delle religioni ritenendo che gli immigrati siano portatori soprattutto di fedi diverse. Che le diverse religioni si incontrino e parlino è lodevole, ma è insopportabile da parte della politica costruire una società che sia un insieme di diversi egoismi che si esprimono in modo rivendicativo ed egoistico. La società democratica riconosce i cittadini senza aggettivi. Come si dice in sinagoga: sii un buon ebreo nella tua capanna e un buon cittadino fuori dalla tua capanna.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it

http://www.uaar.it/news/2012/03/19/lettera-aperta-uaar-ministro-riccardi/

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Zalkind Hourwitz, Apologia degli ebrei, Medusa Edizioni, € 11.50 Nel 1787 l’Accademia delle arti e delle scienze di Metz mise a concorso un premio per la migliore esposizione sul tema “C’è modo di rendere gli ebrei più felici e più utili alla Francia?”. In quel paese nel tardo Settecento l’atteggiamento verso gli ebrei era estremamente colpevolizzante per il timore che la religione non gli consentisse di accettare le leggi francesi. L’idea corrente era quella di “rigenerare” questa etnia, togliendogli le abitudini alimentari, la ritualità, la prospettiva della Terra promessa. Il premio per il contributo più originale venne assegnato a Zalkind Hourwitz, un venditore ambulante che veniva da uno shtetl della Polonia che aveva una idea ben diversa: il sistema per rendere gli ebrei felici e utili? Smettere di renderli felici e inutili. Leggiamo: “non sono gli ebrei, ma i cristiani che bisognerebbe rigenerare. Offrire la possibilità di avere altre occupazioni e rendere possibile l’accesso alla cittadinanza. Cittadini come gli altri, lavoratori come gli altri, ben presto gli ebrei si integreranno nella collettività dei cristiani senza per questo rinunciare alla loro identità religiosa. Occorre vietare ai rabbini l’esercizio di qualsiasi potere al di fuori della sinagoga; bisogna aprire ai bambini le porte delle scuole pubbliche, proibire l’uso dell’ebraico nelle transazioni commerciali”. Le tesi di Hourwitz sembrarono così buone ai funzionari della monarchia borbonica che il 23 maggio 1789 (50 giorni prima della presa della Bastiglia) l’ambulante ebreo diventò il conservatore dei libri e dei manoscritti orientali presso la Bibliothèque royale. Purtroppo l’emancipazione ottenuta dagli ebrei nel 1791 durante la rivoluzione, venne quasi azzerata da Napoleone. 
Tiziana Ficacci

20/3/12

20 marzo 2012

20/3/12 – Riusciremo noi italiani ad avere presto una legislazione – preferibilmente il matrimonio e l’adozione – per le coppie omosessuali che ci faccia sentire meno avulsi dall’Occidente ?     http://www.cronachelaiche.it/2012/03/unioni-gay-la-civilta-bussa-alla-porta-qualcuno-aprira/

E’ possibile che nel dibattito entreranno in campo i fondamentalisti religiosi che parleranno di atti contro natura che spiacciono a Dio. Se, come probabile, verrà tirata in ballo la Bibbia (libro epico che racconta la storia del popolo ebraico) potrà essere utile conoscere alcuni episodi del libro. L’espressione contro natura è una terminologia utilizzata dalla Chiesa cattolica riguardo la morale sessuale. Ma la teologia cristiana ignora la natura perché guarda attraverso gli occhiali del creazionismo, che considera le persone e l’universo un dono di Dio. Sembra un paradosso quindi il richiamo alla natura da parte di chi alla natura non crede. Ma, è anche incredibile che la Chiesa cattolica che sentenzia, giudica, condanna con grande sicumera, basi le sue sicurezze su fonti labili. Nel catechismo di Pio X (papa dal 1903 al 1914) la sodomia era tra i quattro peccati che gridano vendetta al cospetto di Dio, gli altri tre sono omicidio volontario, oppressione dei poveri, frode. Gridano vendetta, cioè provocano la punizione divina come nel Genesi viene distrutta la città di Sodoma. Però, l’assunto che il cristianesimo e in particolare il cattolicesimo si rifacciano alla Bibbia è una affermazione quanto meno gonfiata. Come si sa nel libro si racconta la storia del popolo di Israele e non ha un carattere propriamente religioso come vogliono sostenere i cristiani, ma è piuttosto un romanzo epico. Nell’episodio biblico a cui la Chiesa romana si richiama per condannare l’omosessualità, non c’è questa assertività, tanto che Dio si lamenta perché il popolo non ubbidisce e discute su ogni cosa. I cristiani dicono di essere figli di Abramo, ma Abramo contratta con Dio: se a Sodoma esistono cinquanta giusti… o anche un solo giusto tu distruggeresti con una pioggia di fuoco la città di Sodoma? E dice a Dio : il giudice di tutta la terra non giudica secondo giustizia (Genesi 18:25-32). L’omosessualità era molto diffusa tra i popoli mediorientali nel periodo storico dei fatti raccontati nella Bibbia, ma non era comune, secondo il libro, tra gli Ebrei. Raccontiamo l’episodio: Lot viveva a Sodoma quando due angeli arrivarono in città e Lot li invitò ad entrare a casa sua per mangiare e riposarsi. Rapidamente si sparse la voce che a casa di Lot c’erano due uomini bellissimi e presto una folla di uomini anziani e giovani si recò in quella casa chiedendo: dove sono gli uomini che sono venuti da te? Falli uscire. Lot comprese che gli abitanti di Sodoma volevano violentare i suoi ospiti, e decise, pur con dolore, di offrire le sue due giovani figlie vergini pur di salvaguardare i sui ospiti. La folla allora si scagliò contro Lot per sfondare l’uscio, ma i due angeli afferrarono Lot e colpirono la gente di fuori con un bagliore accecante, così essi si affannarono inutilmente a cercare un’entrata (Genesi 19:1-11). Secondo molti commentatori in questo passo il peccato va ricercato nella bramosia di “cosa altrui”. Nel Levitico (che elenca le regole che gli ebrei dovrebbero osservare), l’omosessualità è comunque da evitare. Non dovrete avere relazioni sessuali con un uomo come si hanno con la donna: è una pratica mostruosa (Levitico 18:22). Perché tanta severità per pratiche così poco conosciute tra gli Ebrei? Probabilmente perché l’omosessualità è intesa come mezzo di culto a divinità pagane, come leggiamo in Deuteronomio 23:17, dove si fa riferimento al prostituto sacro. Però troviamo anche passi delicati e che ci indicano rapporti omosessuali improntati a grande tenerezza. Il primo episodio è riferito a David, futuro re di Israele, e a Gionathan, figlio di re Saul. Il loro è un rapporto intenso e per l’amore che gli portava, Gionathan fece giurare David, perché: l’amò più di un fratello (I Samuele 18:4), David, l’amò come l’anima sua (I Samuele 18:1) E David dopo la morte dell’amico dirà: Per me il tuo amore era dolce più che l’amore di donna (II Samuele 1:26). E lo stesso Saul dirà al figlio : Figlio di una donna perduta! Non so forse che sei legato al figlio di Isaia, a vergogna tua e a vergogna della nudità di tua madre? (I Samuele 20:30). Il cattolicesimo ha un giudizio sprezzante sulle donne, quindi non prende neanche in esame di giudicarle per la loro omosessualità, ma nella Bibbia troviamo anche passi che riguardano l’amore fra donne. Il racconto riguarda Ruth che, rimasta vedova, potrebbe ricongiungersi alla sua famiglia ma chiede alla suocera di rimanere con lei: non chiedermi di abbandonarti, lasciami venire con te, dove tu abiterai abiterò con te. Solo la morte potrà separarmi da te (Ruth 1:16-20) . Ruth decide di rimanere con Noemi e leggiamo che si unisce a lei (davka bah) proprio come leggiamo nel Genesi quando un uomo lascia padre e madre per unirsi alla donna (davka) . Sotto al cielo e nei libri esistono molte più realtà di quante sembra comprenderne la Chiesa cattolica e sant’Agostino (se si offende l’ordine naturale si offende Dio stesso in qualità di ordinatore della natura). E’ complesso coniugare il cristianesimo e la modernità soprattutto quando non si ha nessuna propensione e interesse per la concezione non creazionista – e quindi naturale – del mondo e delle persone.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

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Segnaliamo

Fotografie del National Geographic al Palazzo delle Esposizioni, Via Nazionale, Roma, dalle 10 alle 20 fino al 13 maggio (ingresso gratuito)

19/3/12

18 marzo 2012

19/3/12 – Lo scorpione deve attraversare il torrente e chiede alla rana di portarlo in groppa. La rana si rifiuta perché, dice allo scorpione, quando arriveremo tu mi pungerai a morte. Lo scorpione rassicura la rana che non lo farà. La rana si persuade e lo porta in groppa, ma arrivati a destinazione lo scorpione la punge a morte e gli dice, mi spiace, ma è la mia natura.

Vittorio Arrigoni è stato ucciso a Gaza il 15 aprile 2011. Si occupava della questione palestinese e nel 2005 venne inserito nella lista di persone non gradite da Israele. Per cui decise di trasferirsi a Gaza, lavorando in rete e pubblicando il libro Restiamo umani.  Il 14 aprile di un anno fa, mentre usciva dalla palestra, venne rapito da una banda legata a gruppi jihadisti salafiti che lo mostrò sanguinante e bendato su youtube. I rapitori chiesero la liberazione di alcuni militanti detenuti nelle carceri palestinesi. Il corpo  di Arrigoni  venne ritrovato il giorno dopo nel corso di un blitz delle brigate al-Qassam, il braccio armato di Hamas, e il 19 aprile due presunti responsabili vennero uccisi in un conflitto a fuoco con i miliziani di Hamas.  Il processo per l’omicidio dell’italiano  si è aperto a Gaza l’8 settembre 2011 per giudicare 4 giovani accusati di concorso in omicidio.  Teoricamente i quattro rischiano l’impiccagione – lì è praticata senza suscitare grande scandalo – ma la madre di Arrigoni, la signora Egidia Beretta, ha scritto al procuratore generale di essere contraria alla pena di morte, il che sta portando ad un ripensamento del processo. Per Rosa Schiano, giovane procidana cooperante dell’International Solidarity Movement (Ism) come Vittorio, il processo in corso è farsesco, gli imputati vengono accolti come eroi, parlano fra di loro, posano per le foto. Gilberto Pagani, l’avvocato della famiglia Arrigoni, ribadisce il concetto: “gli interrogatori sono  ridicoli, Salman Hat che è stato l’ultimo a vederlo vivo, non è stato neanche ascoltato”.  La madre di Arrigoni ha scritto al ministro degli Esteri e della Giustizia del governo Berlusconi senza avere risposta. Governo nuovo lettere ai nuovi ministri: la Guardasigilli Severino, le ha risposto complimentandosi per la sua ferma intenzione di respingere la pena capitale per i presunti assassini di suo figlio. E basta, perché l’Italia non desidera interloquire con Hamas che riconosce come organizzazione terroristica. Del resto la famiglia lo scorso anno fu molto netta nel prendere le distanze dall’Italia che si offrì di far rientrare la salma attraverso Israele, che, nonostante l’evidenza dei fatti, gli amici e la famiglia considera responsabile della morte del cooperante dell’Ism. Il 15 aprile la signora Beretta si recherà a Gaza dove, per ricordare l’anniversario della morte di Vittorio, gli verrà intitolato un pozzo che fornirà acqua a ventimila famiglie. La accoglierà il padre di uno dei 4 accusati che vuole ringraziarla per la sua contrarietà all’eventuale impiccagione. Un episodio doloroso e triste. Tradita anche la sua memoria.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it.

18/4/11 C’è qualcosa di più scandaloso che morire per mano dei tuoi amici, essere tradito, avere la mano morsa da chi hai nutrito? E’ quello che è accaduto al nostro Vittorio Arrigoni, attivista dichiarato per la causa del popolo palestinese (“per vocazione non per lavoro” si legge nel suo blog guerrillaradio.iobloggo.com). Vik scriveva “non credo ai confini e alle barriere, credo che apparteniamo tutti, indipendentemente dalle latitudini, alla stessa famiglia umana”. E’ quello che in molti pensiamo nei nostri confini e che ci muove all’ammirazione per chi ha il coraggio di dirlo da una porzione di terra sovrappopolata e sigillata, che riesce a vivere con estrema difficoltà per concessione dei vicini israeliani che li teme e li controlla, e l’indifferenza assoluta degli egiziani che hanno blindato il confine. Nel dolore per una morte tanto violenta, avrebbe fatto fare un passo alla difficile situazione di quella sfortunata area del mondo un po’ di sincerità. La denuncia, ad esempio, oltre che delle sofferenze del popolo palestinese, di organizzazioni violente ai fianchi e fiancheggiatrici di Hamas, coordinate da paesi arabi-musulmani e spesso in combutta fra di loro. Dire a voce piena che Vittorio Arrigoni è stato ucciso crudelmente per un regolamento di conti fra le organizzazioni palestinesi avrebbe contribuito alla causa del pacifismo ricercata dall’attivista. Raccontare che le fazioni palestinesi, eterodirette da organizzazioni arabe-musulmane coordinate dall’esterno e che non hanno nessun interesse a disinnescare la potenziale bomba della Striscia, sarebbe utile soprattutto per i palestinesi che hanno diritto ai diritti indipendentemente da chi li governa.
Anche questa volta i commentatori italiani hanno preferito tenere infilati gli occhiali dell’ideologia, inebriandosi del profumo mediorientale e non sentendo l’odore rancido delle violazione dei diritti delle persone – delle donne soprattutto – dando una mano ai signori della guerra pervasi da un fanatismo religioso violento e maschilista. Pure stavolta i pacifisti nostrani hanno percorso il sentiero di disprezzare tutto ciò che viene dall’Occidente  per stordirsi coll’aroma d’Oriente.
Il solito pacifismo silente davanti ai ragazzi di piazza Tahir in Egitto, alle onde verdi iraniane, agli sbarchi dei tunisini. Ahimè sono gli stessi esponenti che trovano spesso punti di congiunzione con la Chiesa cattolica italiana.
Leggo che una delle citazioni preferite dall’attivista italiano era dello scrittore americano Henry David Thoreau, ispiratore dei movimenti non violenti: “Andai nei boschi per vivere con saggezza, vivere con profondità e succhiare tutto il midollo della vita, per sbaragliare tutto ciò che non era vita e non scoprire, in punto di morte, che non ero vissuto”.
Il corpo torturato di Vik uscirà dalla Striscia dalla parte egiziana. Quel confine che il grande paese arabo non apre per i fratelli palestinesi.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it

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Segnaliamo

Maxxi, Galleria 2, Via Guido Reni,  Roma – fino al 24 giugno
Plegaria Muda è la mostra installazione di Doris Salcedo, costituita da centinaia di tavoli di legno rovesciati e sovrapposti da cui nascono esili fili d’erba, metafora di speranza in un clima che sa di dolore, sepolture, fosse comuni. Salcedo si ispira alle vittime di stragi per mano dell’esercito colombiano e alle morti violente nei sobborghi di Los Angeles

Macro, Via Nizza  138  , Roma –  stagione artistica 2012
Personali di Marcello Maloberti (video, guardrail, pantere di ceramica, specchi) e di Mircea Cantor (strutture con assi di legno + video).  Sull’ingresso di via Reggio Emilia Plastic Bags dell’artista africano Pascale  Tayou. In mostra collezione privata Berlingieri (con Warhol e Cattelan) e mostra omaggio a Vettor Pisani (con opere di Pistoletto e Catalano)

16/03/12 – Strage di gufi su Via della Conciliazione.

16 marzo 2012

Sulla celebre arteria creata da Mussolini per celebrare la sottomissione dell’Italia al Vaticano con la firma dei Patti Lateranensi si è registrata ieri una caduta al suolo di gufi agonizzanti. Si tratta di uccellacci omofobi di tipo religioso, politico e giornalistico equamente ditribuiti a destra, sinistra e centro, tutti affranti dal dolore per una sentenza della Corte di Cassazione che riconosce il diritto a un riconoscimento giuridico per le coppie formate da cittadini omosessuali. Per il momento viene escluso il matrimonio e viene demandato al Parlamento il compito di legiferare sulla materia. Siamo certi che i gufi agonizzanti riceveranno linfa vitale dai palazzi del potere religioso dominante in Italia, laddove la liberalizzazione e il riconoscimento di quei rapporti è maggiormente temuto. La possibilità di vivere al riparo delle leggi una relazione omosessuale di coppia potrebbe aggravare la crisi delle vocazioni di quanti nella tonaca cercano l’alibi per non cercare moglie.

A morte i froci !

14 marzo 2012

A morte i froci !
Dopo che il Parlamento europeo ha approvato il riconoscimento da parte dei paesi dell’UE dei matrimoni fra persone dello stesso sesso ovunque celebrati si è scatenato il Ku Klux Klan politico, mediatico e religioso degli omofobi italiani. Non solo politici e giornalisti di antica o recente matrice fascista e democristiana, ma anche quelli che vantano indebitamente una presunta cultura liberale. Sono questi in effetti quelli che deludono maggiormante, anche perché li ricordiamo in orgoliose e ben pubblicizzate partecipazioni ai gay-pride qua e là per l’Italia. Ma evidentemente non condividono più i diritti che difendevano nei cortei e adesso è per loro più redditizio, ai fini della carriera politica o nei media, assumere ruoli più ostili al riconoscimento di quei diritti altrove conclamati e codificati. Non deludono invece per coerenza i gerarchi della chiesa cattolica, l’istituzione che secondo molti attenti osservatori presenta la più alta concentrazione di persone omosessulai a tutti i livelli gerarchici. La loro ostilità a quanto approvato a Bruxelles è l’ovvia conseguenza dell’omofobia millenaria della loro chiesa, ma secondo noi adesso per quanti di loro sono omosessuali più o meno praticanti in segreto, si aggiunge anche l’invidia, dal momento che non potranno mai sposarsi con i loro eventuali partner senza perdere lo status e i privilegi della consolidata carriera ecclesiatica.

14/3/12

14 marzo 2012

14/3/12 “Dimenticate Auschwitz!”, è il titolo dell’ultimo libro di Henryk Broder. L’autore polacco naturalizzato tedesco, ebreo, è figlio di genitori sopravvissuti ai lager nazisti. Secondo l’autorevole scrittore “Auschwitz è un’oscena Disneyland della morte, un’oasi wellness per il superamento del passato, perché la cosiddetta cultura della memoria consiste in rituali autoconsolatori per i posteri degli sterminatori”. In effetti le folle che ogni 27 gennaio si prenotano per la visita rituale al lager  sembrano dargli ragione.

Marek Halter è nato a Varsavia nel ’36, fuggito dal ghetto che  i nazisti avevano costruito intorno alla città polacca,  arrestato insieme ai genitori in Unione Sovietica , deportato in Uzbekistan, poi finalmente a Parigi dove è diventato uno scrittore.
Il suo ultimo libro “Il cabalista di Praga” (Newton  Compton editore 9.90 €) è ambientato nella Praga del 1600. I cristiani minacciano il ghetto della città, ne assediano le porte, cercano di entrare  per distruggerlo. Gli ebrei sono impotenti davanti a questo vandalismo cristiano; persino l’imperatore Rodolfo II, che pure li aveva protetti, finge di non vedere il massacro che sta per compiersi. Solo l’intervento del gran rabbino Judah Loew, sarà in grado di salvarli. Grazie alla conoscenza della cabala e alle sue cognizioni esoteriche, Loew riuscirà a creare dal fango un essere soprannaturale, dotato di una forza spaventosa e che risponde solo al suo volere: il Golem. A raccontare la storia del gigante d’argilla  sarà David Gans, allievo prediletto del rabbino di Praga, diviso tra la passione per le scoperte scientifiche di Copernico e Galileo, l’amore per Eva, lo studio dei testi sacri.  Una storia gotica ma non solo. L’essere mitologico fatto d’argilla, il Golem cui il rabbino Loewe insufflò magicamente la vita creando un mostro obbediente e invincibile, difensore del ghetto aggredito dai cristiani, ma poi anche distruttivo e non più controllabile, ci ricorda che la forza senza l’intelligenza e la libertà di pensiero è pericolosa. Una storia di magia nera e di alchimia ma anche il ricordo di un ebraismo sepolto tra le rovine dell’Europa centrale, distrutto dal nazismo e affondato dai sovietici. Un omaggio a Praga, dove ancora oggi i turisti si recano nell’antico cimitero ebraico per lasciare un sasso sulle lapidi, magari per Franz Kafka che riposa stretto fra i suoi genitori.   E infine, un atto di riverenza a Marek Halter che è passato attraverso l’inferno del Novecento e oggi è qui a scrivere storie per noi. Una speranza per chi, come tanti fra noi, vivono un periodo scuro pensando di non poter uscire dal dolore.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Guarda anche 23/1/12

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Segnaliamo
I COLORI DEL BUIO, Complesso del Vittoriano, Sala Zanardelli, Roma, fino al 25 marzo
Una mostra sulla speleologia  e sugli ambienti sotterranei naturali del pianeta. Un viaggio attraverso diversi ambienti della Terra, dalle montagne carsiche ai ghiacciai, dalle foreste pluviali ai deserti.

12/3/12

12 marzo 2012

12/3/12 – L’Agenzia per la mobilità comunica che qualsiasi automobile che appartiene ad una ambasciata accreditata presso la Santa Sede paga un permesso annuale alla Ztl (zona a traffico limitato) di 74,62 € contro i 550 € per tutti le auto escluse quelle dei residenti (dal comunicato dell’Agenzia per la mobilità)
Gianni Alemanno va aiutato. Stiamo lavorando affinché intorno a lui ci sia una classe dirigente capace che lo possa aiutare ad essere riconfermato (Franco Frattini ex ministro degli Esteri)
La lumachella de la Vanagloria/ch’era strisciata sopra n’obbelisco/guardò la bava e disse: già capisco/che lascerò n’impronta ne la storia (Trilussa)

Ho visto cose che voi non romani non avete mai udito. Esagerato? Non troppo. L’Ama, che non ha niente a che vedere col noto afflato dell’animo, è il nome dell’azienda che si occupa della raccolta dei rifiuti cittadini. 7.840 dipendenti di cui 822 impiegati, 52 funzionari e 31 dirigenti. Fra il 2009 e il 2010 le assunzioni hanno avuto un incremento del 24% (1.518 neoassunti). Appendice dell’Ama è Roma multiservizi, specializzata nelle pulizie delle scuole comunali con 3.683 dipendenti. Dirigenti, funzionari e operatori ecologici (spazzini) dovrebbero garantire una città linda, ma sappiamo che non è così e non da oggi, anche se il peggioramento è incrementale e i passi verso la raccolta differenziata è ancora a carissimo amico.
Una cosa parecchio curiosa è il bando di gara – visto su diversi quotidiani – per la “pulizia, sanificazione e il decoro” di 45 sedi Ama per cinque anni pari a un costo di 19 milioni di €. E’ appena il caso di ricordare che 19 milioni di € dovrebbe essere la cifra (parecchio scontata per la verità) che arriverà a Roma dall’Ici-Imu della Chiesa giusto nel 2013, in piena campagna elettorale per il nuovo sindaco e con la quale, presumiamo, l’attuale giunta farà carne di porco.
Ma torniamo al bando che, a voler essere moderati, è quanto meno surreale considerato che a fine 2010 l’Ama aveva 620 milioni di debiti. E l’Ama, non va dimenticato, ha anche una società che si chiama Ama servizi integrati srl che potrebbe essere in grado di passare il mocio nei suoi uffici!
Basta? No, perché ogni bella torta ha la sua ciliegia.
Merita raccontare che dal 2010 il personale dell’Ama gode di benefit – giusto, in un mondo normale i lavoratori dovrebbero avere una compartecipazione agli utili della loro azienda – con criteri veramente unici. Infatti il premio riguarda i dipendenti in possesso di questi requisiti: “percentuale di assenza 2010 minore del 50% e sanzioni disciplinari 2010 inferiore a 6 giorni di sospensione”. All’Ama per prendere il bonus è sufficiente lavorare un giorno su due e non essere stati puniti per più di una settimana lavorativa. Ovviamente il secondo nome di Ama è parentopoli. Con tanti baci da Roma alemanna che ha anche ritoccato all’insù la tassa per la raccolta rifiuti

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

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Segnaliamo ai lettori
Tintoretto – Scuderie del Quirinale, fino al 10 giugno

La mostra si concentra sui tre temi principali della pittura di Jacopo Robusti detto il Tintoretto (1519-1594): quello religioso, quello mitologico, la ritrattistica. Un viaggio in quaranta opere dal Miracolo dello schiavo (1548) alla Deposizione al sepolcro (1594), l’ultima in cui è sicuramente riconoscibile la mano del Tintoretto.

12/03/12 – Alfano presenta il programma di governo del PDL.

12 marzo 2012

- Alfano presenta il programma di governo del PDL.
Rifiuto della parità di diritti per le persone omosessuali e divieto a tutti i cittadini di poter decidere sul proprio corpo, sulla propria salute e sulla propria vita.
Facciamo nostro il commento del segretario di LiberaUscita.

Leggiamo su ”la Repubblica” di domenica 11 marzo 2012 che il segretario PDL Angelino Alfano alla convention di Orvieto ha dichiarato, fra l’altro, che la sinistra ”va all’attacco di valori che noi difendiamo, come abbiamo fatto con il decreto su Eluana Englaro” e se andrà al Governo “farà quello che ha fatto in Spagna: il matrimonio tra uomini, le coppie di fatto”.

Carlo Giovanardi si congratula con lui: “Alfano ha ricordato la necessità di sostenere i principi costituzionali”, vale a dire la “famiglia come società naturale fondata sul matrimonio tra uomo e donna”.

Evidentemente siamo già in campagna elettorale per le prossime amministrative di primavera, il cui esito influenzerà moltissimo le elezioni politiche del 2013. Ed allora riecco slogan desueti e privi di fondamento, finalizzati a bucare la comunicazione e convincere la Chiesa e gli elettori cattolici a votare per loro.

Nel merito delle dichiarazioni di Alfano e Giovanardi si ricorda che:

- Nessuno chiede la celebrazione di “matrimoni” fra omosessuali appellandosi all’art. 29 della Costituzione, bensì “Patti civili di convivenza” per riconoscere legalmente le unioni di coloro che, volendosi bene, decidono di convivere e assistersi reciprocamente, anche nel rispetto del principio costituzionale che “richiede l’adempimento dei doveri inderogabili di solidarietà politica, economica e sociale”;

- Se il “decreto su Eluana Englaro” cui si riferisce Alfano è la circolare emanata nel novembre 2010 dai Ministri Fazio, Sacconi e Maroni nonché dalla sottosegretaria Roccella, con cui si voleva vietare ai Comuni di autenticare e registrare le dichiarazioni anticipate di volontà (testamenti biologici) sottoscritti dai cittadini, allora si tratta di un atto CONTRO l’art. 32 della Costituzione (Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana), CONTRO l’art. 114 della Costituzione (I Comuni, le Province, le Città metropolitane e le Regioni sono enti autonomi con propri statuti, poteri e funzioni secondo i principi fissati dalla Costituzione) nonché CONTRO il DPR n. 445/2000 che all’art. 76 ha istituito le “dichiarazioni sostitutive dell’atto di notorietà”. Stupiscono, in particolare, i comportamenti dei Ministri e deputati della Lega (Maroni, Giovanardi) i quali quando si tratta di quattrini sono i primi a battersi per il “federalismo” e le autonomie locali, e degli ex-socialisti (Sacconi) che evidentemente hanno rinnegato la loro storia;

 - Se invece il “decreto sul caso Eluana Englaro” si riferisce alla richiesta della Camera e del Senato, approvata  con i voti PDL, Lega e UDC, di sottoporre alla Corte Costituzionale il “conflitto di  attribuzione tra poteri dello Stato” contro le sentenze della  Cassazione e della Corte d’Appello di Milano sul caso Englaro, si ricorda che tale richiesta è stata respinta dalla suprema Corte nell’ottobre 2008 perchè CONTRO la Costituzione;

- Chi “va all’attacco dei principi fondamentali” della Costituzione sono invece proprio Alfano e Giovanardi, i quali dimenticano che la laicità dello Stato è un principio fondamentale stabilito dall’art. 7 (Lo Stato e la Chiesa cattolica sono, ciascuno nel proprio ordine, indipendenti e sovrani) e ribadito dalla Corte Costituzionale con la sentenza n. 203 del 1989. Tale principio, che ricalca “Libera Chiesa in Libero Stato” di cavourriana memoria, significa che lo Stato e la Chiesa (o meglio, le Chiese, come specificato nel successivo art. 8) si dotano di proprie norme indipendenti, ma significa anche che ciascuna parte non può e non deve entrare nel merito delle regole altrui. Mentre tale comportamento è rispettato dallo Stato, appunto perché laico, non è rispettato dalla Chiesa cattolica romana, la quale continuamente indica ai cittadini quali leggi debbono sostenere e quali no.

Anche se alla infallibilità del Papa ormai non crede più nessuno.

Giampietro Sestini

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5/3/12

5 marzo 2012

5/3/12 – Dire che una scuola cattolica che reinveste gli utili nella scuola stessa è un’attività non profit è interpretazione molto estensiva. La mia impresa si occupa di formazione e da anni pago i dipendenti, compreso me stesso, ma reinvesto tutti gli utili nell’azienda. Se l’azienda fosse della Chiesa sarebbe non profit? (Carlo Rossi, lettera al Corriere della Sera)
L’Italia è il Paese dei cavilli che nascono ai confini dello Stato di diritto; e il mondo ecclesiastico ha in materia un’esperienza millenaria. Ora il presidente Monti è intervenuto per mettere ordine sull’Ici alla Chiesa un provvedimento opportuno da sostenere senza riserve come del resto le altre decisioni del governo prese sotto la spada dell’Europa pronta a sanzionare i comportamenti illegittimi dell’Italia. Ma il diavolo, sotto specie di cavillo, si cela nei particolari. L’attuazione della norma necessita di specificazioni, distinzioni, eccezioni, come richiesto dai gestori delle molteplici attività del mondo cattolico. Il governo emanerà un decreto del Tesoro e tre linee guide interpretative, mentre nel frattempo è stata acquietata l’Europa che vuole ficcare il naso nell’ambiguità dei nostri affari. … Quanto tempo occorrerà per valutare i requisiti stabili per l’esenzione dell’Ici di diecimila scuole cattoliche? E’ facile prevedere una stagione ricca di ricorsi, lungaggini, comitati di studio, vertenze fiscali, commissioni bilaterali, tribunali amministrativi… Con Monti abbiamo sperato di essere usciti dal Paese dei cavilli per entrare nella legalità: e per gran parte è così. Ma per l’Ici alla Chiesa permane il dubbio di essere su un binario rettilineo (Massimo Teodori)

La scuola per tutti e l’obbligo scolastico prolungato, serve per cancellare lo svantaggio di partenza nelle condizioni sociali, la cultura come privilegio di pochi, le disparità di conoscenze come destino inevitabile di una società che promuove il rango piuttosto che il merito. Perfetto no? E invece quelli che hanno i soldi – ma non la cultura nel senso più profondo e reale del termine – e che spesso sono la nostra classe dirigente, tra cui esponenti di partito, intellettuali (!) giornalisti, mandano i loro figli nelle scuole private lasciando agli altri la scuola sfasciata dequalificata svalutata. Una scuola così cristallizza la divisione sociale favorendo quelli che con i soldi rendono eterno il proprio privilegio.
Lo Stato corrisponde alle scuole private religiose – senza controllarne i programmi, la regolarità delle assunzioni dei docenti che sovente ricevono remunerazioni addirittura più basse degli insegnanti delle scuole pubbliche – cospicue sovvenzioni, sottraendole al pubblico.
Le scuole cattoliche, nel timore di vedersi applicata l’Imu, utilizzano l’odiosa arma del ricatto intestandosi “la mission” che esistono per istruire i più poveri e sfortunati, che, non fosse per la loro bontà, resterebbero analfabeti. Sappiamo che non è così: se spesso i genitori iscrivono i figlioli agli “asili e alle elementari delle suore” , lo fanno perché costretti dalla esiguità dei posti nelle scuole comunali. A Roma, ad esempio, durante la consiliatura in corso, non è stato aperto né un nuovo nido né un asilo, e non tutte le elementari garantiscono il tempo pieno. Per le scuole medie e superiori le famiglie che hanno qualche soldino in più, volentieri lo spendono per le scuole private, dove, sperano, i loro pargoli faranno le conoscenze giuste per trovarsi domani un bel posto in società. Un esempio stellare è quello del liceo Massimo dell’Eur gestito dai gesuiti, che funziona come incubatrice per la classe dirigente. Licei che vengono scelti “per fare cordata” come se non contasse la formazione l’istruzione la crescita, ma solo come status symbol dove i figli delle elite non corrono il rischio di contaminazione. Uno Stato serio dovrebbe respingere il ricatto della sussidiarietà, che è cosa ben diversa dal privato senza sovvenzioni statali che opera una concorrenza leale e legittima.

Tiziana Ficacci – www.nogod.it

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Segnaliamo: Pollock Project 7 marzo ore 21
Roma – Auditorium Parco della Musica www.pollockproject.com

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Scrivevamo il 16/10/10 – Nick Clegg, vice primo ministro inglese, è al centro di durissime polemiche, accusato principalmente di incoerenza. Il politico LibDem si dice ateo, e grazie anche a questa sua dichiarazione, percepita come una maggiore neutralità di giudizio, si è conquistato il voto dei musulmani moderati. Clegg, sposato con una spagnola cattolica, ha tre figli che ha battezzato, ma in campagna elettorale ha teso a interpretare questo fatto come un piccolo omaggio alla cultura della sua compagna. Una volta arrivato al governo l’ateo Clegg ha iscritto suo figlio al London Oratory, prestigiosissima scuola cattolica. In Gran Bretagna le scuole cattoliche non sono come le nostre Villa Flaminia, san Giuseppe Demerode, Massimo, dove l’unico requisito per essere accolti è avere un cospicuo conto bancario, ma viene richiesto agli studenti di appartenere ad una parrocchia di quartiere, con tanto di dichiarazione da parte del parroco, e la provata fede dei genitori. Come non bastasse Clegg ha anche forzato sul domicilio, in quanto la scuola è a Chelsea, mentre lui e la sua famiglia abitano a Putney. E a Londra la ripartizione territoriale degli studenti è rigidissima. La scuola scelta dal vicepremier è considerata integralista rispetto ad altri istituti cattolici, gli studenti sono obbligati a pregare più volte al giorno oltre a frequentare la messa giornalmente. Gli insegnanti sono di livello altissimo, il che rende possibile un curriculum prestigioso per accedere alla fine del corso di studio ai più autorevoli college universitari.
I talk show, i giornali, ma anche gli elettori, stanno martellando Clegg perché dia spiegazioni credibili sulla scelta, che oltre ad essere incoerente sul piano etico mostra un eccesso di classismo, ahimè tipico tra i borghesi piccoli piccoli, quelli del vorrei anche se non potrei. E’ molto interessante questa “curiosità” sulla vita privata dei politici. Curiosare in questo privato qui, sarebbe importante anche nel nostro Paese.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it

La chiesa cattolica e la cremazione.

4 marzo 2012

LA CHIESA APRE ALLA CREMAZIONE MA VIETA LA DISPERSIONE DELLE CENERI

da: la Repubblica di sabato 3 marzo 2012

ROMA — «La Chiesa accetta la cremazione, se non è decisa in odio alla fede, cioè per negare la risurrezione dei corpi proclamata nel Credo, ma non la incoraggia». La Conferenza episcopale italiana apre all’idea della cremazione dei defunti, ma resta contraria allo spargimento delle ceneri. È quanto emerge dalla seconda edizione del libro liturgico “Rito delle Esequie” presentata ieri che ha un’apposita appendice con le preghiere “in caso di cremazione”.

Nel testo ci sono molte indicazioni sulla liturgia funebre, particolarmente importante è l’affermazione che la cremazione si ritiene conclusa con la deposizione dell’urna nel cimitero. Questo soprattutto per contrastare la prassi di spargere le ceneri in natura o di conservarle in casa o in luoghi diversi dal cimitero, scelte che risultano inammissibili per la Chiesa. «Tale prassi — sottolinea infatti il documento Cei — solleva non poche perplessità sulla sua piena coerenza con la fede cristiana, soprattutto quando sottintende concezioni panteistiche o naturalistiche».

La Chiesa comunque continua a ritenere la sepoltura del corpo dei defunti la forma più idonea a «esprimere la fede nella risurrezione della carne e ad aumentare la pietà dei fedeli verso coloro che sono passati da questo mondo al Padre».

 

Commento. In altre parole la cremazione non è più un peccato ed è accettata – meglio tardi che mai! – dalla Chiesa Cattolica Romana. Resta comunque peccato per coloro che vi ricorrono “in odio alla Chiesa”, i quali – peraltro – se ne strafregano delle conseguenti sanzioni. Nulla dice la CEI sui credenti che, in numero crescente, sono convinti che la “risurrezione della carne” non necessiti di una salma imputridita e per di più ritengono che la dispersione delle ceneri rappresenti una forma civile di contribuire all’ecologia del pianeta e alla vita delle future generazioni. Ciò detto, la Chiesa è libera di considerare un “peccato” la dispersione delle ceneri, ma non si azzarda a pretendere una legge dello Stato che la vieti, tramutandola in un “reato”. Vorremmo soltanto che altrettanto facesse per la procreazione assistita, l’aborto, l’uso degli antifecondativi, il divorzio, il testamento biologico e l’eutanasia, senza attendere che il tempo la costringa a farlo.

Giampietro Sestini

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