21/3/12 - Ai nostri tempi, odiarsi e mordersi perché non abbiamo il cranio assolutamente costruito nello stesso modo, inizia ad essere la più mostruosa delle follie (E. Zola, Le Figaro, 16 maggio 1896)
Alcuni mi rimproverano di essere ebreo, altri mi lodano per esserlo, altri ancora me lo perdonano, ma tutti ci pensano… sono tutti affascinati da questo cerchio magico ebraico, nessuno può uscirne (Ludwig Borne (Loeb Baruch), 1830)
L’antisemitismo non rientra nella categoria dei pensieri protetti dal diritto di libera opinione (Jean- Paul Sartre)
“Anche tu sei gay?” “No, io sono frocio, sono antico” (Saturno contro, Ferzan Ozpetek)
Giovedì (22 marzo ore 20) la comunità ebraica romana ha invitato i cittadini al tempio maggiore per un momento di riflessione e confronto sui fatti di Tolosa. Sicuramente in prima fila ci sarà il sindaco, qualche politico, un po’ di commedianti in cerca di visibilità, la comunità ebraica come sempre compatta e impaurita, pochi cittadini comuni. Perché la popolazione è sicuramente addolorata per quel che è successo, ma non è mai interamente solidale con gli ebrei. Molto c’entra l’arroganza del cristianesimo che ha inventato l’accusa massima – via via ripetuta dai papi -, quella di aver ucciso Dio, e che condanna tutti i discendenti dei “colpevoli” ad una espiazione senza fine. E poi c’è l’avarizia, l’amore per il denaro, la bramosia del potere, il dominio del mondo, la tendenza ad isolarsi e a essere ostili con la società contigua. Cose che non è possibile confutare. Si può discutere con chi creda che un intero popolo sia avaro? Che abbia la bramosia del potere? Che sia ostile verso il mondo? Chi sostiene queste tesi, piaccia o no a loro, è razzista, e con i razzisti non si discute. L’ultima, e per certi versi più infida, forma di antisemitismo, consiste nel prendere a pretesto qualsiasi atto compiuto da Israele (pensate a noi italiani che abbiamo sperimentato il fascismo, il berlusconismo, conviviamo con mafia e corruzione e nutriamo uno Stato subalterno al Vaticano). La correttezza politica abituale in tante circostanze – chi si permetterebbe mai di accendere una sigaretta davanti a un bambino o mettere alla berlina una coppia omosessuale al pranzo di natale? – si sfilaccia quando si parla di ebrei. L’intolleranza per l’ebreo è l’elemento più vecchio delle società: è come la frattura alla caviglia che ti sei fatta da bambina e che, quando sei stanca e depressa, torna a dolerti.
E’ noto a chiunque non sia in malafede, che gli ebrei sono cittadini leali pur amando Israele, un paese dove vivono persone con cui condividono un destino storico, culturale, religioso (anche). Purtroppo i pregiudizi antiebraici che allignano fortemente a destra nonostante l’esibizione volgare di chippà (ed è inutile perfino parlarne), sono ampiamente diffuse anche a sinistra. Si pensi ai coccolati fraticelli di Assisi autori di documenti a forte contenuto antiebraico, o all’eterno D’Alema che è intriso di pregiudizi che esterna pubblicamente (salvo pentirsene quando l’Ue non lo promuove commissario europeo), o il filosofo Vattimo che giustifica gli atti di terrorismo che fanno saltare le consumistiche discoteche israeliane, o la giornalista Spinelli che chiede agli ebrei di fare un mea culpa collettivo, cadendo nella trita abitudine di assegnare al popolo ebraico una condotta omogenea. E la ridicola battuta di Bertinotti: “noi siamo ebrei come siamo disabili, omosessuali, neri”. Una logica per cui gli ebrei vanno bene solo quando sono vittime. La stupidità bertinottiana è quella trainante dei pianti ufficiali della giornata della memoria, il giorno dell’anno in cui il ciglio si inumidisce per gli ebrei uccisi, sia chiaro per colpa degli altri.
Per chiudere: sebbene sia probabile che la tristezza del ministro Riccardi sia di sincera partecipazione per gli uccisi di Tolosa, il suo approccio al multiculturalismo tende ad espungere dalla società gli ebrei che, pur non assimilandosi si integrano. E’ noto che il ministro della Cooperazione ha dato vita ad una consulta delle religioni ritenendo che gli immigrati siano portatori soprattutto di fedi diverse. Che le diverse religioni si incontrino e parlino è lodevole, ma è insopportabile da parte della politica costruire una società che sia un insieme di diversi egoismi che si esprimono in modo rivendicativo ed egoistico. La società democratica riconosce i cittadini senza aggettivi. Come si dice in sinagoga: sii un buon ebreo nella tua capanna e un buon cittadino fuori dalla tua capanna.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it
http://www.uaar.it/news/2012/03/19/lettera-aperta-uaar-ministro-riccardi/
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Zalkind Hourwitz, Apologia degli ebrei, Medusa Edizioni, € 11.50 Nel 1787 l’Accademia delle arti e delle scienze di Metz mise a concorso un premio per la migliore esposizione sul tema “C’è modo di rendere gli ebrei più felici e più utili alla Francia?”. In quel paese nel tardo Settecento l’atteggiamento verso gli ebrei era estremamente colpevolizzante per il timore che la religione non gli consentisse di accettare le leggi francesi. L’idea corrente era quella di “rigenerare” questa etnia, togliendogli le abitudini alimentari, la ritualità, la prospettiva della Terra promessa. Il premio per il contributo più originale venne assegnato a Zalkind Hourwitz, un venditore ambulante che veniva da uno shtetl della Polonia che aveva una idea ben diversa: il sistema per rendere gli ebrei felici e utili? Smettere di renderli felici e inutili. Leggiamo: “non sono gli ebrei, ma i cristiani che bisognerebbe rigenerare. Offrire la possibilità di avere altre occupazioni e rendere possibile l’accesso alla cittadinanza. Cittadini come gli altri, lavoratori come gli altri, ben presto gli ebrei si integreranno nella collettività dei cristiani senza per questo rinunciare alla loro identità religiosa. Occorre vietare ai rabbini l’esercizio di qualsiasi potere al di fuori della sinagoga; bisogna aprire ai bambini le porte delle scuole pubbliche, proibire l’uso dell’ebraico nelle transazioni commerciali”. Le tesi di Hourwitz sembrarono così buone ai funzionari della monarchia borbonica che il 23 maggio 1789 (50 giorni prima della presa della Bastiglia) l’ambulante ebreo diventò il conservatore dei libri e dei manoscritti orientali presso la Bibliothèque royale. Purtroppo l’emancipazione ottenuta dagli ebrei nel 1791 durante la rivoluzione, venne quasi azzerata da Napoleone.
Tiziana Ficacci
