11/1/12

11 gennaio 2012

11/1/12 –  Sempre ed inevitabilmente ognuno di noi sottovaluta il numero di individui stupidi in circolazione
La probabilità che una certa persona sia stupida è indipendente da qualsiasi altra caratteristica della stessa persona
Una persona stupida è una persona che causa un danno ad un’altra persona o gruppo di persone senza nel contempo realizzare alcun vantaggio per sé od addirittura subendo una perdita(I,II e III, legge fondamentale della stupidità. Carlo M. Cipolla – Allegro ma non troppo, il Mulino,  € 8.80)

La sera del 7 gennaio 1978, cinque militanti missini stanno uscendo dalla sezione di via Acca Larenzia al Tuscolano a Roma. Il gruppetto viene investito da una raffica di colpi sparati da un commando dell’ultrasinistra, armato di una skorpion appartenuta al cantante Jimmy Fontana e poi utilizzata dalle Br per uccidere l’economista Ezio Tarantelli. Franco Bigonzetti muore sul colpo, Francesco Ciavatta cerca di fuggire ma viene inseguito e freddato alle spalle.  Informati della sparatoria una folla di militanti missini si raduna in via Acca Larenzia, scoppiano dei disordini e un terzo giovane, Stefano Recchioni, viene ucciso da un colpo sparato ad altezza d’uomo da un capitano dei carabinieri. Una targa apposta fuori la sede della sezione ricordava i tre giovani “vittime della violenza politica”. Forse per un clima percepito come più acquiescente, tre settimane fa la targa ha subito qualche modifica , e i tre giovani sono “vittime dell’odio comunista e dei servi dello Stato”.
Nel frattempo nella provincia di Vercelli si verifica uno strano caso. Nella seconda metà del XIII secolo ad Ossola (nel novarese) l’eretico fra Dolcino resistette coi suoi seguaci a una crociata lanciata da Clemente V e durata due anni. Catturato insieme alla sua compagna Margherita fu arso vivo sulla pubblica piazza a Vercelli il 1 giugno 1307. Dante lo mette all’Inferno (XXVIII), Dario Fo gli ha dedicato fiumi di parole.  Sei secoli dopo, cioè nel 1907, per l’anniversario della sua morte, alcuni socialisti vercellesi commissionarono una lapide che avrebbe dovuto essere collocata nel luogo dell’esecuzione: “a fra Dolcino qui in Vercelli dalla tirannide sacerdotale attanagliato ed arso per aver predicato la pace e l’amore tra gli uomini. Oggi che l’antica speranza rivivente nei secoli sta con la nuova era per diventare realtà”. Ritrovata nel 1998, la lapide è stata offerta alla Provincia che l’ha rifiutata.
I morti continuano a vivere se ne ricordiamo il nome. Addolora  che le giovani vittime di via Acca Larenzia, che non sono morte per difendere la libertà o la terra dall’invasione ma per un malinteso senso della politica, debbano subire il mulinello di chi vuole accaparrarsi la sedia più a destra.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

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10/1/12

10 gennaio 2012

10/1/12 – Siamo in sette miliardi sulla Terra e saranno nove miliardi nel 2050. L’aspettativa di vita che negli anni 50 era di 48 anni, oggi è di 68. Negli anni 50 ogni mille nati ne morivano 133, oggi 46. Allora una donna metteva al mondo sei figli, oggi due. Ma il divario fra chi è davvero ricco e chi è troppo povero continua ad aumentare. Quanti miliardi di poveri si potrà permettere la Terra del 2050? (Giuseppe Remuzzi, La Lettura)
Numerosi esperti prevedono che tra 20 – 30 anni, potrebbe verificarsi un terremoto spaventoso nell’area urbana di Tokyo, e tuttavia gli abitanti continuano a condurre una vita normale. Perché non impazziscono di terrore? In giapponese abbiamo un termine, mujò, per indicare che non vi è nulla di permanente a questo mondo, che ogni cosa è transitoria. Tutto ciò che esiste si estingue, tutto muta costantemente. Non esiste alcun equilibrio eterno, non vi è nulla di sufficientemente immutabile in cui si possa riporre eterna fiducia. Anche così noi giapponesi abbiamo saputo cogliere una forma di bellezza dentro questa rassegnazione. Se osserviamo la natura ammiriamo d’estate le lucciole e in autunno le foglie gialle dei boschi. Osserviamo ogni cosa con passione perché la bellezza svanisce in brevissimo tempo (Haruki Murakami)

La Regione Lombardia ha deciso che comunicherà agli assistiti della sanità regionale il costo delle prestazioni erogate. Il motivo addotto è di responsabilizzare (o colpevolizzare?) i cittadini che si ammalano. Tra Stato e cittadini c’è – almeno teoricamente – un patto non scritto: il cittadino paga le tasse, lo Stato fornisce i servizi essenziali: l’emocromo, ma anche un costosissimo trapianto se si è così sfortunati di averne la necessità. Se sprechi esistono le Regioni hanno il dovere, nell’interesse dei contribuenti, di verificare. E’ appena il caso di ricordare che nella splendida isola della sanità lombarda illustri medici (condannati finalmente) toglievano polmoni e mammelle sane per intascare denaro, mentre al san Raffaele si sovrafatturava.
Pagare le tasse è bellissimo? Un ministro (che tra l’altro aveva fatto notare al suo governo di centrosinistra -che si arrabbiò molto- che l’esenzione dell’Ici alla chiesa era molto stonata) lo sostenne e ancora oggi – sebbene sia morto – viene spernacchiato. In realtà aveva ragione, pagare le tasse vuol dire che si percepisce un reddito, forse si hanno delle proprietà, e si contribuisce allo sviluppo e al benessere di ognuno. Naturalmente il discorso vale in teoria, perché in Italia la maggior parte delle persone che possono evitano di pagare azzoppando il meccanismo. E non hanno neanche il disprezzo della società: solitariamente ancora trasecolo quando vedo in tv uno sportivo che, scoperto evasore, continuò imperterrito a pubblicizzare qualcosa.
Ma torniamo alla sanità lombarda. Non è che il fine ultimo sarà che se si ha un irpef piccolino (ad esempio un reddito di 28mila €) puoi fare solo una appendicectomia, se invece salti a 70mila l’anno puoi fare un bypass coronario, e così via? Già oggi il sistema sanitario nazionale non offre ai malati terminali la chemio e la radio palliativa che, si badi, non è accanimento terapeutico ma un modo per affrontare con maggiore autonomia le cure antalgiche.
Ma torniamo alla questione di chi mette le mani nelle tasche di chi. Il premier Monti ha precisato che le mani nelle tasche degli italiani le mettono quegli italiani che non pagano. E ha anche aggiunto che ogni cittadino dovrà pretendere scontrini e ricevute. Da un premier così per bene ci si aspetta che non possa consentire ancora a lungo l’evasione dell’ici alla Chiesa. Per la precisione a qualsiasi ente religioso.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

8/1/12

7 gennaio 2012

8/1/12Quasi ovunque, e spesso anche per questioni squisitamente tecniche, il fatto di prendere partito, di prendere posizione pro o contro, ha sostituito il fatto di pensare. E’ una peste che si è originata nel contesto politico e si è diffusa a tutto il paese, alla quasi totalità del pensiero (Simone Weil)
“Non mi ero mai accorto
che Alemanno fosse un antifascista. Quando militavamo insieme in Alleanza nazionale tutto mi sembrava tranne che lo fosse e questa continua smemoratezza del sindaco di Roma a me pare semplicemente stupefacente” (F. Storace, segretario La Destra)
http://www.cronachelaiche.it/2012/01/il-cimitero-delle-intenzioni/

Dice Gianni Alemanno – incredibilmente sindaco di Roma – che per il momento non ci sarà una via dedicata a Giorgio Almirante, almeno fino a quando non ci sarà una storia condivisa. Sostiene il sindaco che “il segretario dell’msi è stato un grande italiano che ha dedicato la sua attività politica principalmente alla pacificazione tra gli italiani e che ha sempre lottato contro la violenza, il razzismo e il terrorismo”. E’ per questi nobilissimi motivi che, secondo il sindaco, meriterebbe l’intitolazione di una strada ma, aggiunge “la mia parte politica vorrebbe una strada, ma si procederà solo quando l’approfondimento storico e il dibattito civile e culturale permetteranno a tutti di comprendere il reale significato del percorso di Almirante”.
Chissà se a suggerire al sindaco questo slittamento sia stata la constatazione che la toponomastica* della città non è riempire caselle per soddisfare questo o quello, ma piuttosto l’osservazione che nelle strade e intorno ai monumenti c’è gente che vive. Come pensa che si sentono quelli che abitano accanto alle equivoche targhe che ha inaugurato dedicate ai giovani fascisti per i quali sarebbe stato meglio forse piangere per una inutile morte, così come per i loro antagonisti del momento del resto, provocata da equivoci storici. O cosa pensa che sentano le persone che rispettano l’armonia nel vedere la installazione raffigurante Gran Premio II ficcata come un cuneo gigante tra gli autobus il palazzo Massimo e le terme di Diocleziano (senza considerare il frustrato rispetto della laicità con un simile manufatto). O, sembra una stupidata ma è il portato di questa degenerazione, gli angeli con la tromba piro-piro che hanno involgarito e disturbato la città durante le feste natalizie. Avere gusto, garbo, intelligenza, il coraggio di liberarsi dagli schematismi ideologici e familiari, richiede intelligenza e cultura che non tutti abbiamo. In un bel racconto di Antonio Debenedetti, si racconta la storia del latinista Nebuloni, al quale, dopo che la vedova ha percorso un lungo e faticoso iter per riconoscergli una strada, finalmente gliene viene dedicata una in una decentrata periferia romana. Accade però che in quella strada venga uccisa una prostituta che lì batteva. Solo allora la vedova prenderà coscienza degli sforzi fatti per sopportare quel matrimonio: “Maledetta strada! Nemmeno lo sapessero i signori del Comune e, con loro, quell’intrigante della senatrice Nardacci. E’ stato il colmo assegnare al puttaniere e latinista, più puttaniere che latinista Nullo Nebuloni la strada delle prostitute. Giusto, anche troppo giusto e ben fatto, grazie! Mille grazie! Così, tutto va a finire in cacca!”*

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

*le norme di legge che disciplinano la toponomastica stradale e monumenti a personaggi contemporanei, sono indicate nella legge 23.6.1927 n. 1188
*Antonio Debenedetti, Spavaldi e strambi, Rizzoli

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Il 9, il 10 e l’11 gennaio l’artista Gunter Demnig sarà a Roma per installare 72 Stolpersteine (pietre d’inciampo) in memoria dei deportati razziali, politici, militari.

L’idea di Demnig è del 1993, quando, davanti ad una obiezione di una signora che sosteneva che a Colonia non c’erano mai stati rom, decise di dedicarsi alla testimonianza dell’esistenza di cittadini scomparsi a seguito delle persecuzioni naziste: zingari, ebrei, omosessuali, politici, testimoni di Geova… L’artista sceglie il marciapiede prospiciente la casa in cui hanno vissuto uno o più deportati e vi installa altrettante pietre d’inciampo. Sampietrini di ottone lucente, su cui è scritto il nome del deportato, l’età, il luogo di deportazione, e, quando possibile, la data di morte. Le prime pietre d’inciampo italiane sono del 2010. Il progetto romano è promosso da Aned (Ass, Nazionale ex deportati), Anei (Ass, nazionale ex internati), Cdec (Centro di documentazione ebraica contemporanea), Federazione delle amicizie ebraico cristiane, Museo storico della Liberazione. Il progetto ha il patrocinio del Presidente della Repubblica e dell’Unione delle comunità ebraiche italiane. La pietre sono finanziate da sottoscrizioni private, il costo di ognuna, compresa l’installazione, è di 100 €. Il primo sampietrino di quest’anno sarà installato a via Urbana 2 in memoria di don Pietro Pappagallo, sacerdote che durante l’occupazione nazista di Roma dette asilo ai perseguitati. Denunciato da una spia tedesca fu arrestato, condannato a morte e assassinato alle Fosse Ardeatine il 24 marzo 1944 (la figura di don Pappagallo interpretato da Aldo Fabrizi, è illustrata nel film Roma città aperta di Roberto Rossellini). Il sampietrino – ed è la prima volta che accade – è stato commissionato da don Francesco Pesce, parroco di Santa Maria ai Monti. Questa chiesa ha visto il dolore e l’ingiustizia, provocati dalla pretesa di superiorità dei cattolici: infatti è stata la sede della Confraternita dei Catecumeni e Neofiti, dove avevano luogo i battesimi forzati degli ebrei che vivevano nel ghetto, ma anche di luterani e qualche musulmano. Desidero segnalare che, nel III municipio, l’11 gennaio alle 9.30 in via Alessandro Torlonia 9, saranno poste 5 pietre a ricordo della famiglia Finzi.
Lunedì 9 gennaio alle ore 9.30, presso la Galleria Roma club, via Baccina 66 verrà presentato alla stampa l’intero progetto e il calendario della posa delle 72 pietre. www.memoriedinciampo.it

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

4/1/12

4 gennaio 2012

4/1/12 “A lungo termine, ci vuole ottimismo: le rivoluzioni arabe porteranno a democrazie più solide, come in Tunisia e Marocco. In Egitto e in Libia il percorso è più difficile. Ma è un errore pensare che questi Paesi non abbiano i nostri stessi sogni di democrazia. Per vedere i risultati, gli uomini abbiano la stessa pazienza della storia” (Itamar Rabinovich, docente di politica araba, Università di Harvard)

Il cuore ha accelerato il battito vedendo la piazza Tahrir che ha accolto il nuovo anno augurandosi il cambiamento. Ce la faranno gli egiziani a non farsi mangiare dal fanatismo della minoranza? L’islam moderato sembra avere difficoltà a imporsi, e non trova la strada per affrontare la modernizzazione, l’analfabetismo e la povertà: è l’incapacità che spalanca la porta agli islamici radicali. Le minoranze fanatiche (qui parliamo di quelle religiose, ma il discorso vale anche per i partiti regionalisti) vincono quando i moderati sono poco presentabili. Come nel caso della Palestina quando Hamas vinse contro la corruzione del Fatah.
Inoltre andare alle urne non vuol dire elezioni democratiche. Le votazioni si devono svolgere in ambiente democratico: una società civile, diritti per le donne, possibilità di esercitare il libero pensiero, accesso all’informazione.
Molti egiziani vorrebbero un paese laico e noi glielo auguriamo. Però neanche bisogna stupirsi se molti non vogliono rinunciare alle proprie radici religiose, perché cambiare richiede tempo e fastidiosi sono i toni di alcune critiche che mostrano la superiorità di una visione filosofica della vita su un’altra, una specie di colonialismo cristiano. Peggio ancora fanno alcuni commentatori che si spingono a mostrare nostalgia per la stabilità perduta pagata da quei popoli con la dittatura.
Purtroppo, così come nella vita privata, voltare pagina richiede tempi lunghi e percorsi faticosi. Per questo è meglio non dimenticare mai che da noi la situazione delle donne e di alcune minoranze è sicuramente migliore che negli Stati islamici, ma non per quello che è scritto nei rispettivi libri sacri, ma perché abbiamo un diverso livello di sviluppo e, in molti casi ma non in Italia, completa secolarizzazione.
Per questo motivo fa disperare la rivolta messa in atto da una parte di haredim in Israele, paese di provata democrazia, che pretenderebbero una divisione rigida fra i sessi, cosa che peraltro non è scritta in nessun libro ma è in caso il frutto di un movimento messianico nato nel Seicento nell’est europeo, così come non esiste nessun precetto che preveda di fare figli a raffica, né che in una coppia il sostentamento economico debba essere addossato solo alle mogli. Allevati per lungo tempo dai partiti religiosi, eterni aghi della bilancia nel circo pazzo della politica israeliana, ormai sono fuori controllo. Questi fanatici si ribellano violentemente alle leggi di quel Paese avanzatissimo nei confronti di donne, omosessuali, minoranze religiose. A tutt’oggi la posizione più dura nei confronti dei facinorosi della Torah è stata quella di Dov Halbertel che per lungo tempo ha ricoperto l’incarico di direttore dell’ufficio del rabbino capo di Israele. Che dice: “Proprio come l’occupazione corrompe, allo stesso modo la politica corrompe la religione. L’istituzione religiosa corrompe il tessuto dello Stato, mentre lo Stato corrompe il tessuto della religione. L’unica soluzione possibile, per il bene della religione e il bene dello Stato, è quella di adottare il primo emendamento della Costituzione degli Stati Uniti e separare Stato e Chiesa”. E ancora: “Non è etico che i laici finanzino gli studenti delle yeshivot e l’alto tasso di natalità degli ebrei ultraortodossi. Gli ultraortodossi si oppongono ai valori di una società laica – il sionismo, la creatività, l’arruolamento nell’esercito, l’uguaglianza tra i sessi e altro ancora. Tuttavia essi non esitano a chiedere e ricevere denaro da questa società, intensificando così l’animosità dell’opinione pubblica nei loro confronti… Non c’è nessuna ragione per cui l’opinione pubblica laica debba finanziare coloro che mostrano disprezzo per i loro valori. Non voglio far parte di una società in cui vi è istigazione al razzismo, e non voglio far parte di una società religiosa ingrata”. Non solo: “è giunto il momento di dire basta con i partiti religiosi, con la loro vergognosa preoccupazione concentrata sui bilanci, ignorando il resto del mondo. Sogno di appartenere ad una società religiosa moderata, con ampi orizzonti, il cui slogan è vivi e lascia vivere. Ad ogni essere umano, ebreo o gentile, deve essere consentito vivere secondo le sue convinzioni, con pari diritti, sulla base di un riconoscimento effettivo dei diritti umani concessi a tutti coloro che sono stati creati a immagine di Dio. Una cosa è chiara: non esiste combinazione peggiore del mix di religione e politica”. Parole chiare che possono valere anche alle nostre latitudini. La religione che è diventata una branca della politica, quella che pretende di governare le vite di tutti, è una miccia sempre accesa.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

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Scrivevamo un anno fa
5/1/11
L’eccidio alla chiesa copta di Alessandria sembra presagire il collasso del regime di Hosni Mubarak. Una incognita per gli equilibri di cristallo di tutto il medio oriente, con la possibilità di un incremento di scontri fino alle elezioni presidenziali fissate a novembre. La parte liberale della società egiziana è al fianco dei copti e i Fratelli musulmani hanno condannato, con tanto di comunicato stampa, l’attentato. Molti egiziani sono stufi delle mancate riforme democratiche promesse da Mubarak, e potrebbero imboccare la via dei partiti religiosi. I Fratelli sembrano in grado di intercettare quella società che un tempo vantava un laicismo inesistente nel resto del medio oriente, tessuto con fatica da Nasser e Sadat e che sembra essersi sfilacciato nella mani di Mubarak. I Fratelli musulmani aspirano a governare l’Egitto e per questo hanno bisogno di mettere una linea di confine tra loro e il terrorismo, insomma, hanno bisogno di rifarsi una immagine. Nel paese sono molto popolari grazie all’impegno sociale, ai servizi paralleli a quelli offerti dallo Stato ma molto più efficienti.

http://80.241.231.25/ucei/PDF/2012/2012-01-02/2012010220561187.pdf

2/1/12

2 gennaio 2012

2/1/12Il Console italiano in Giappone è stato deferito alla Commissione disciplinare della Farnesina. Si tratta di Mario Vattani, 45 anni, nominato ad Osaka dall’ex ministro degli Esteri Frattini a luglio mentre era consigliere per le Relazioni diplomatiche del sindaco di Roma Alemanno. Il ministro degli Esteri Giulio Terzi ha disposto l’immediato deferimento del console quando ha appreso che Vattani è il fondatore della band Sotto fascia, gruppo col quale si è esibito lo scorso maggio durante un raduno di Casa Pound. Il video su youtube lo mostra inneggiante alla bandiera nera e alla Rsi, attorniato da fan che fanno il saluto romano. Mario Vattani è il figlio di Umberto, ex segretario generale della Farnesina. Il 45enne Vattani è stato prosciolto nel ’91 dall’accusa di aver aggredito due giovani (uno gravemente ferito) di sinistra in uno scontro davanti al cinema Capranica (adiacenze Pantheon). E’ stato consigliere diplomatico di Alemanno, prima al ministero dell’Agricoltura e successivamente al Campidoglio. Il suo incarico al Comune fu contestato isolatamente dall’Anpi (Carlo Smuraglia) e dalla comunità ebraica (Riccardo Pacifici).(da vari quotidiani del 31.12.11)

Come fa un paese a diventare xenofobo e razzista?
Una rilevante disoccupazione, la recessione economica, la convinzione di avere alle spalle un passato di agiatezza e privilegio, un ceto medio depresso e avvilito, un nordest lontano dalla capitale convinto di essere sfruttato da terroni crapuloni e privilegiati che lavorano nello Stato, una opinione pubblica consapevole che la classe politica è ormai diventata una casta intenta a farsi gli affari suoi, la convinzione che il Paese sia in mano agli stranieri che rubano lavoro e diritti, la crescita di partitini regionalisti che accarezzano e coltivano identità locali meschine ed egoiste, il convincimento che il resto del mondo complotta o rida alle spalle, giovani umiliati e arrabbiati. Tutto questo in un ambiente sulla carta democratico, cioè con un governo non eletto dai cittadini ma legittimato dal parlamento, e che è il risultato di una crisi sociale, economica, politica, culturale, etica. Ma sole, queste cose non bastano a spiegare il perché di rinascenti forme di antisemitismo, di spregio etnico nei confronti dei rom, di pretese superiorità razziali dei figli della lupa.
La repulsa nasce da lontano, forse dalla non accettazione della storia. Si potrebbe arrivare ad ipotizzare che la pura razza italica non ha fatto ancora pace con il Risorgimento e le sue conquiste politiche e civili. Brutalmente stoppate dai fascismi a tutt’oggi presenti nel sistema partitocratrico.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

30 /12/11 – Augurarsi che…

30 dicembre 2011

Armageddon was yesterday. Today we have a serious problem

Finalmente questo convulso e per certi versi drammatico anno sta finendo.
Sembra difficile che mangiarsi le luttuose lenticchie porterà soldi, che ingollarsi i 12 chicchi d’uva nel primo minuto dell’anno frutterà mesi di pari dolcezza, che bagnare tonde mele nel miele addolcirà i giorni. Le persone che ricordano l’uscita dalla guerra, raccontano che almeno c’erano tante aspettative. Quelli nati con me, sebbene non abbiano quasi mai realizzato i loro ambiziosi sogni, hanno avuto un paio di opzioni. E oggi? Scartata la possibilità della profezia Maja (e comunque arrivarci al 12.12.12) qui tocca starci.
Augurarsi che il governo clericobancario almeno serva a radere al suolo i partiti che zavorrano la crescita etica del Paese: non saranno certo questi spilungoni col turibolo in mano a migliorare le nostre povere vite, ma il fatto che non scoreggiano e ruttano in piazza è una base per un mm di ottimismo. Augurarsi che i populisti che hanno ridotto a brandelli l’etica e l’economia scompaiano non dovrebbe rappresentare una spesa inutile, anzi. Augurarsi che la constatazione che con lo stipendio e la pensione non si campa e che la casetta che ritenevamo la nostra via di fuga è diventata un lusso, porti all’eutanasia delle parassite gerarchie ecclesiastiche. Augurarsi che scompaia il sindaco di Roma, autonominatosi amministratore unico delle nostre paure e che ha ridotto la città al set perpetuo di Romanzo criminale, che ha involgarito la città disseminandola di ridicoli angeli con tromba, che ha promosso l’assunzione di amici e conoscenti (439 al Campidoglio, 684 all’Atac, 1.518 all’Ama, 435 all’Acea, 227 a Risorse per Roma e tutti in posizioni apicali) che ha impoverito i cittadini sciupando i soldi per accattivarsi il Vaticano (ad esempio portando piccoli romani a vedere il gatto con gli stivali… ma solo quelli selezionati dagli oratori), e con lui la presidente della Regione Lazio che avvilisce il genere femminile con la sua grossolanità rimpannucciata di abiti costosi, e tutti i laziali con le concessioni di gaudenti vitalizi, tagli alla sanità, oltre a benefici da stato pontificio per sé e sua madre che sono palpabili ai romani residenti tra la Piramide e l’Aventino. Augurarsi che l’ordine dei giornalisti e la fnsi convochino un bel convegno per decidere di chiudere per sempre per aprire le porte ai free che, più di tanti giornalisti culoni, fanno informazione. Augurarsi di vedere facce nuove nei talk show che vanno in vacanza per il santonatale, meritato riposo di giornalisti garantiti che dopo averci sfranto l’anima temendo le censure berlusconiane si fanno fotografare in montagna accanto all’ onorevole col maglione. Augurarsi che i blogger italiani scrivano meno ma linkino di più, magari promuovendo il confronto con i colleghi. Augurarsi che don Verzè si trascini nella polvere i suoi amici, quelli che varano ospedali per il mezzogiorno e quelli che pontificano dalle cattedre della sua università. Augurarsi che il santopadre affacciandosi dalla finestra (ma sarebbe più appropriato il balcone) si ricordi che quello che fanno i fanatici che uccidono i cristiani, loro lo hanno già fatto, e per parlare autorevolmente bisogna almeno sanare il proprio passato. Augurarsi che la classe dirigente e politica di un Paese che si pensa democratico si emancipi dalla Chiesa cattolica anche rivedendo la Costituzione. Augurarmi che mia sorella esaurisca i viaggi nei deserti arabi e africani lasciandomi a Roma con papà che ha novanta anni. Augurandovi, soprattutto, di non imbarbarire nel luogo comune.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

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…e siccome ho tanto parlato degli amministratori laziali, vorrei ricordare che io Roma la amo molto e per questo linko
http://www.iloveroma.it/articoli/romanel2012.htm e http://mondodelbelli.blogspot.com/

Gli italiani e la Chiesa, la secolarizzazione avanza

21 dicembre 2011

Gli italiani e la Chiesa, la secolarizzazione avanza
di Maria Mantello

“Privilegi, immunità, ingerenze, denari, disparità giuridica… Ma quale libertà religiosa!”. Questo il titolo del convegno che si è svolto a Roma presso l’Aula Magna della facoltà valdese il 12 dicembre, promosso da CGIL-Nuovi Diritti (responsabile Gigliola Toniollo) e Fondazione Critica Liberale (direttore Enzo Marzo) per presentare un’anteprima del VII Rapporto sulla secolarizzazione in Italia dell’Osservatorio Laico, che verrà pubblicato sul prossimo numero di Critica Liberale.

Lo studio, curato da Giovanna Caltanissetta, Laura Caramanna e Silvia Sansonetti, si serve delle fonti statistiche Istat, di dati governativi (Ministero dell’Istruzione e della Sanità), ed ecclesiastici (Annuario statistico vaticano e Cei). Dati ufficiali, quindi, che ognuno può consultare, ma che in questo rapporto formano un quadro organico che delinea un crescente, sicuro e progressivo processo di secolarizzazione della società italiana. Insomma, l’incidenza della Chiesa cattolica sui comportamenti e le scelte degli italiani è decisamente in ribasso.

Diminuiscono matrimoni concordatari, aumentano quelli civili, e soprattutto le coppie di fatto. In calo battesimi, prime comunioni, cresime. Gli anticoncezionali e le interruzioni di gravidanza non sono certo più tabù. Sempre meno studenti si avvalgono dell’ora di religione cattolica (IRC). Le scuole cattoliche chiudono per mancanza di discepoli.

Anche il portafoglio degli italiani è sempre meno generoso: le offerte e le donazioni sono in caduta libera, e pure lo scudato meccanismo dell’8 per mille regista un calo di firme pro-Chiesa. Per non parlare della crisi di vocazioni sacerdotali, che nessun serial televisivo alla “don Matteo” riesce a far crescere.

Questa situazione, allarmante per la Chiesa, la porta a cercare sempre maggiori appoggi politici per riconquistare il terreno perduto. Così, mentre le chiese si svuotano e la fede catechistica è da tempo in default, aumentano i politici-chierichetti che la incensano e la rilanciano elargendo finanziamenti e sfornando (quando possibile) leggi-precetto. Un fenomeno che nell’era berlusconiana, coincidente quasi con gli anni del Rapporto dell’Osservatorio Laico, si è amplificato oltre ogni misura assecondando il sogno papista della riconquista cattolica. A partire dall’Italia, considerata eccellente cosa propria.

Interessanti in questa operazione di riconquista, sono anche i due dossier del Rapporto sulla quantificazione della presenza del “sacro” nelle trasmissioni televisive: dai telegiornali, ai dibattiti, alle dirette di riti sacri, viaggi pontifici, iniziative religiose, . fino alle fiction con storie di santi e prelati: Don Fumino, Don Matteo, Papa Pio XII°, Frati in convento, La monaca di Monza, Don Fabrizio Canepa, Suor Therese, Mons. Simon Castell, Suor Amelia e le consorelle, Don Blasco, Don Silvano, Suor Clotilde, il Cardinale Rospigliosi, Frà Tuck, Karol, un uomo diventato Papa, Jesus, AnnoDomini, Dio vede e provvede, Il sangue e la rosa, ecc.
Un mare mediatico, che irrompe nelle case degli italiani per “normalizzarli” all’universalità della fede.

Insomma, se gli italiani non vanno in chiesa, la Chiesa entra in casa loro dalla finestra TV. Una sorta di spirito santo via etere, universale e totalizzante, dove la laicità è ridotta a lumicino e anche i minimi spazi che erano dati a protestanti e ebrei – le altre due religioni importanti per presenza e storia in Italia – sono stati erosi fino a scomparire quasi del tutto, o relegati a fasce orario impossibili.

In definitiva, mentre la secolarizzazione avanza, si tende a dare della cattolicità un quadretto idilliaco di unica possibile normalità, che indipendentemente dal fatto di non credere o credere, è spacciata quasi come appartenenza etnica che ingloba all’italianità.
Un gioco pericoloso che in Italia ha portato alle famigerate leggi razziali del fascismo, e che oggi, nella stessa brodaglia fa crescere i veleni che armano spedizioni contro Rom e stranieri.

Ma entriamo in questo Rapporto sulla secolarizzazione attraverso i descrittori e i relativi indici che esso propone.

Crolla la sacra famiglia – Sul totale di tutti matrimoni celebrati, sono in aumento quelli con rito civile che nel 2008 sono arrivati al 62,8% del totale.
Ma l’elemento ancora di maggior crisi per la l’appartenenza alla Chiesa cattolica è proprio la diversa concezione di famiglia, al di fuori del sigillo matrimoniale. 820.000 le unioni di fatto nel 2009. E se nel 1991 erano 207.000, tra il 1993-2003 se ne sono registrate 556.000. Molte di queste coppie hanno figli, il cui numero è in aumento costante. Tra il 1991 ed il 2009, cresce oltre sedici punti percentuali, raggiungendo quota 23,7% dei nati.
Tra gli italiani, nonostante la pressione clericale abbia fatto fallire la legge sul riconoscimento delle coppie di fatto, si conferma sempre più l’esigenza di vivere l’affettività familiare e di coppia al di fuori della concezione cattolica. E non fa certo più scandalo per nessuno “il convivere”, né tantomeno il matrimonio civile. E nessun chierico oggi si sognerebbe di imitare il vescovo di Prato Fiordelli che nel 1956 definì pubblicamente “peccatori e concubini” i coniugi Bellandi per aver pronunciato il loro laico sì in Comune, chiedendo addirittura che il loro matrimonio fosse ritenuto nullo. Vale appena ricordare, che denunciato dagli interessati, l’alto prelato fu condannato dal Magistrato anche al pagamento di una multa in denaro (40.000 lire), perché, come stabilì la sentenza: «le leggi della Chiesa non possono contenere norme che autorizzino le autorità ecclesiastiche a ledere un bene del cittadino tutelato dalle leggi dello Stato».

Diminuiscono Battesimi, prime comunioni e cresime – Sul totale dei nati, nel 2009 i battezzati entro il primo anno di vita sono il 70,3%. Nel 1991 erano il 90%. Più di 19 punti percentuali in meno dunque. Un dato che sostanzialmente resta tale anche se depurato dal numero dei bimbi di genitori non cattolici, aumentati con la presenza degli immigrati negli ultimi anni.
Non va meglio per le comunioni e le cresime. Anzi. Le prime sono scese dal 9,9% del 1991 al 7,5% del 2008 e le seconde dall’11,1% al 7,6%. Trattandosi di riti di “confermazione”, la tendenza all’emancipazione dalla chiesa curiale è evidente.

Anticoncezionali crescono – Nonostante l’educazione sessuale lasci moltissimo a desiderare nel nostro Paese, il catechistico crescete-e-moltiplicatevi è molto in ribasso.
Mettere al mondo un figlio è una scelta seria e consapevole, e l’uso degli anticoncezionali è quindi un atto di responsabilità. I dati di Federfarma sulla diffusione della pillola anticoncezionale segnano una indicizzazione del 16,3% nel 2009, rispetto al 10,3% del 1992. Per contrastare questa tendenza la Chiesa ha intensificato negli ultimi anni i propri centri di difesa della vita e della famiglia, che da 487 nel 1991, sono passati a 2.345 nel 2009. E sta andando all’assalto dei consultori pubblici per addomesticarli con infornate di personale a lei fedelissimo (i pro-vita).

Interruzione volontaria di gravidanza in calo; ginecologi obiettori in aumento – Gli aborti volontari sono in netto calo, e attualmente vi fanno ricorso soprattutto le immigrate. Se nel 1991, l’Istituto Superiore di Sanità registrava 157.173 interruzioni volontarie di gravidanza, nel 2009 ne segnala 118.579.
Le difficoltà di abortire in strutture sanitarie pubbliche è però aumentata in molte realtà territoriali, a causa del personale sanitario (medico e paramedico) che si appella all’obiezione di coscienza, prevista dalla 194. In Trentino, Puglia e Sardegna è praticamente impossibile.
Il ricorso all’obiezione di coscienza è elevatissimo per i ginecologi, che oscillano tra un 60, 4% del 1992 e un 57,8% del 2003, raggiungendo un picco del 67% nel 2000 (potenza del Giubileo?) con variazioni successive altalenanti, date in crescita a ridosso delle massicce campagne contro l’abrogazione della legge 40, grimaldello per attaccare la 194. Se nel 2005 i ginecologi obiettori sono 58.7 %, nel 2006 diventano il 69.2% , con un incremento che arriva a più del 70% tra il 2007 e il 2009 (70.5 nel 2007, 71,5% nel 2008, 70,7% nel 2009). Quanto in questa obiezione sia più dettato dall’aderenza alla fede cattolica o piuttosto da ragioni di carriera andrebbe approfondito.

8 per mille e offerte. Il portafoglio per l’obolo di Dio piange – Va ricordato che il meccanismo dell’8 per mille è truffaldino. Esso consente infatti alla Chiesa cattolica di fare l’asso pigliatutto, nonostante solo un italiano su tre scelga di destinarlo ad essa. Questo avviene grazie all’espediente voluto dal governo Craxi e suggerito dal consulente Tremonti: «in caso di scelte non espresse da parte dei contribuenti la destinazione si stabilisce in proporzione alle scelte espresse» (L. 222, 1985, art.37). Un articoletto che fa incamerare alla Cei anche oltre l’85% del totale. Una quota sicurissima che porta nelle casse vaticane ogni anno ormai circa un miliardo di euro.

Più dello scudato 8 per mille, è il calo del numero e dell’entità delle offerte ad evidenziare come gli italiani non siano così propensi a mettere mani al portafoglio per sostenere la Chiesa. Da 185.000 offerte nel 1991, si è scesi a 146.000 nel 2009, con un valore medio di erogazione che si aggira sui 102 euro.

Ora di religione. Aumentano i No grazie – L’insegnamento della religione cattolica (IRC), previsto dal nuovo Concordato craxiano del 1984, dopo essersi mantenuta intorno al 93% fino al 2003, negli ultimi tre anni è diminuita, raggiungendo nel 2009 il 90,0%.
Il dato però è globale e quindi non emerge, ad esempio, che nelle grandi città (Roma, Milano, Torino, ecc) alle superiori – e in particolare nei licei – i ragazzi che si avvalgono dell’IRC sono una minoranza. Molto spesso uno o due per classe .

Scuole cattoliche: molte chiudono – Nonostante le campagne a favore della scuola privata (in Italia per lo più cattolica), e le generose erogazioni statali per sostenerla (anche contravvenendo all’art. 33 della Costituzione – prevede che i privati possano istituire scuole, ma “senza oneri per lo Stato” – famiglie e studenti preferiscono le scuole statali in tutti gli ordini e gradi.
Il calo delle iscrizioni alla scuola cattolica è costante (anche quando aumentano le altre private). Se nel 1992 gli iscritti erano 9,1% del totale degli studenti, nel 2009 scendono a 7,1%. Il numero di iscritti più basso è caratteristico delle superiori, a cui si rivolgono attualmente il 3% di studenti. Le scuole superiori cattoliche sono passate da un totale di 304 nel 1991, a 146 nel 2008, e solo 89 nel 2009.
La decrescita, contrariamente a quanto si potrebbe credere, è notevole nella fascia della scuola elementare, passata dal 6,5% nel 1992 al 4,7% del 2008; in quella d’infanzia poi, la percentuale passa dal 28,1% del 1992 al 22,7% del 2008. Sembra essere ormai lontana l’epoca della scuola materna ed elementare cattolica che faceva man bassa di alunni a causa della mancanza del tempo pieno nelle scuole pubbliche. Un tempo pieno che si sta cercando di tagliare. E non è l’unico taglio da favoreggiamento del trio Berlusconi-Tremonti-Gelmini. con appendice di calunnie sugli insegnanti fannulloni di Brunetta.

Enti di assistenza cattolici crescono, ma non per gli anziani – Perso terreno sulla scuola, ma anche nella gestione diretta degli ospedali, la Chiesa ha riconvertito queste strutture in centri di assistenza sociale: passati da 4.805 nel 1991, a 6.777 nel 2009. In prevalenza si tratta di strutture in difesa della vita e della famiglia (da 487 a 2.346), consultori (da 487 a 549), ma anche di nidi d’infanzia (da 130 a 485).
Le case di cura per anziani, invalidi e cronici sono invece in flessione (1.731 nel 1991; 1.645 nel 2009).

Le vocazioni non arrivano. E molte si perdono – Se nel 1991 i sacerdoti erano 57.274, nel 2009 sono 48.333. Un calo questo, che non è compensato dalle nuove ordinazioni (405 nel 2009). In relazione al rapporto popolazione-abitanti, se nel 1991, ogni diecimila abitanti c’erano 10,09 sacerdoti, nel 2009 diventano 8,03. Inoltre, circa 40 preti ogni anno lasciano l’abito. Gli ordini monastici poi si sono dimezzati: da 4.947 a 2.988 quelli maschili; da 125.887 a 93.391 quelli femminili.

Un aumento si registra invece tra diaconi (non soggetti a voto di castità) che se nel 1991 erano 1.146, nel 2009 hanno raggiunto quota 3.799. Aumentato notevolmente il numero di catechisti, che se nel 1996 (primo dato annuale disponibile) erano 75.648, sono diventati 235.306 nel 2009. Per la crescita esponenziale di questo ultimo mestiere, aperto anche alle donne, sarebbe da approfondire quanto pesi la vocazione o piuttosto la crisi occupazionale.

(19 dicembre 2011)

20/12/11 – Gli auguri

20 dicembre 2011

Il vecchio trasportato dalle renne è un re perché è vestito di scarlatto. Non è un essere mitico, poiché non c’è mito che renda conto della sua origine e delle sue funzioni; e non è nemmeno un personaggio di leggenda, poiché non è collegato a nessun racconto semistorico. Appartiene piuttosto alla famiglia delle divinità. E’ la divinità di una sola fascia di età della nostra società e la sola differenza tra Babbo Natale e una vera divinità è che gli adulti non credono in lui, benché incoraggino i propri figli a crederci (Claude Lévi Strauss, Babbo Natale giustiziato, Sellerio)
Il 25 dicembre ragazzi miei, è l’antica festa pagana del Sol invictus, il sole invincibile, che coincide con il solstizio d’inverno… spesso le nuove religioni adottano le festività già esistenti per rendere la conversione meno traumatica. E’ un fenomeno che si chiama trasmutazione. Aiuta la gente ad abituarsi alla nuova fede: i fedeli mantengono le stesse festività, pregano negli stessi templi, usano gli stessi simboli. L’unica cosa che cambia è l’oggetto di culto, il dio che si adora (Angeli e demoni, Dan Brown, Mondadori)

Potevamo sottrarci agli auguri del periodo? Certamente no.
Come ogni anno la vostra ingenua Biancaneve si sorprende che il mondo cristiano renda onore ad uno sfortunato pupetto ebreo che riconosce come messia e addirittura – chi glielo avesse mai detto – figlio di Dio! E ancora, il teocrate vaticano, gran cerimoniere della celebrazione, che accetta di buon grado tutte le degenerazioni che la “sacra festa” comporta. I babbo natale ciccioni vestiti di rosso, l’albero pagano, i cotechini che trasudano unto, la befana al posto dei re Magi, le inaugurazioni dei presepi insieme ai sindaci (come dimenticare il sindaco di Roma fra le statue del presepe di piazza san Pietro lo scorso anno. Era meno alto di Giuseppe!), il feticismo della benedizione dei bambinelli Gesù, i programmi sciropposi della rai – garruli giornalisti in testa – che augurano il buon natale e salutano il santopadre mentre commossi seguono le funzioni religiose… Cose che diventano addirittura sobrie se confrontate ai riti del passaggio al nuovo anno: trenini festosi aspettando la mezzanotte, i dodici chicchi d’uva inghiottiti nel primo minuto dell’anno, lo spumante, e le incredibili mutande rosse.
La vita, ahimè, è complicata, e se serve ad alleggerire un po’ l’affanno tutto questo è benvenuto, e non sarà certo l’incredulità di Biancaneve a smorzare i festeggiamenti.
Auguriamo ai lettori di NoGod di non abbrutire nel luogo comune.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

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L’Africa è il solo continente che secondo le previsioni raddoppierà la sua popolazione entro il 2045 raggiungendo i 2 miliardi di persone. Il numero di The Economist in questa settimana in edicola, riflette sulla sfida demografica africana e sui rischi che i Paesi più poveri dovranno affrontare, a meno di non elaborare politiche efficaci di controllo delle nascite e introdurre forme di contraccezione. Stati come il Niger e la Liberia, che dovrebbero raddoppiare il numero di abitanti in meno di 20 anni, Secondo stime riportate dal settimanale, un quarto delle donne africane è favorevole ma non ha accesso ai contraccettivi. Le difficoltà sono dovute a resistenze culturali, fiacca volontà politica, scarsi livelli di istruzione femminile
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18/12/11 – Le parole per dirlo

17 dicembre 2011

“Bisogna sapere che nel Paese dei Barbagianni c’è un campo benedetto, chiamato da tutti il Campo dei miracoli. Tu fai in questo campo una piccola buca e ci metti dentro, per esempio, uno zecchino d’oro. Poi ricopri la buca con un po’ di terra, l’annaffi con due secchie d’acqua di fontana, ci getti sopra una presa di sale, e la sera te ne vai tranquillamente a letto. Intanto, durante la notte, lo zecchino germoglia e fiorisce, e, la mattina dopo, di levata, tornando nel campo che cosa trovi? Trovi un bell’albero carico di tanti zecchini d’oro quanti chicchi di grano può avere una bella spiga” (C.Collodi,Le avventure di Pinocchio, cap. 18)

Le vittime del raid punitivo in un campo nomadi torinese e l’omicidio di due senegalesi in un mercato di Firenze, meriterebbero almeno le parole giuste. La cronaca italiana di questi anni è prodiga di episodi più o meno gravi che recano un indubbio stigma razzista. La adolescente torinese che si è inventato uno stupro da parte di uno zingaro è intrisa di pregiudizi, i torinesi che hanno partecipato al pogrom hanno agito al posto di istituzioni che ritengono inefficaci, l’omicida dei senegalesi ha agito spinto dalle sue convinzioni nenonaziste e negazioniste. Sono episodi gravi, ancora più pericolosi in un periodo di dura crisi che nutre rancori, invidie, tabù. La timidezza nel denunciare a piena gola il razzismo montante, è una forma di complicità.
Non è un segno d’amore negare che il nostro Paese ha coperto e approvato secoli di antigiudaismo cattolico, ha praticato un colonialismo feroce e predatorio, e, negli ultimi decenni, ha emanato leggi e circolari discriminatorie e meschine nei confronti dei migranti.
Nessuno di noi ama sentirsi dire che è razzista, ma se ci facessimo un breve e sincero esame, ci renderemmo conto di quante preclusioni abbiamo. Soprattutto nei confronti degli zingari rom nomadi sinti, anche se è caricaturale sforzarsi di usare la definizione giusta quando da destra a sinistra si pensa che siano un popolo di ladri. Nei loro confronti è viva una forma di razzismo etnico: è ovvio che ci sono zingari onestissimi, ma a nessuno frega niente, i rom sono un problema sociale che va estirpato, non meritano né un futuro né hanno diritto a poter sperare in una vita alternativa per sé e i loro figli. I nazisti sterminarono gli zingari e gli ebrei insieme, perché razze inferiori neanche buone per la sudditanza ma solo per la morte. Della Shoah gli ebrei hanno – con fatica – testimoniato, del Porrajmos manca pure la memoria. Quelli tra di loro che ce l’hanno fatta, i Togni gli Orfei, cercano di farlo dimenticare che appartengono a quell’etnia lì.
Non ci porta nelle strade il fuoco che viene usato per mandarli via: per loro mai una parola, neanche da quei leader di partito che non perdono una piazza. Anche la Chiesa cattolica, che ha la superbia di affermare che protegge gli ultimi, sulle etnie non scherza, e ripete, per silenzi reticenze e tardive prese di posizione, le pagine più schifose della sua storia: antisemitismo, pedofilia, complicità con le dittature, furto. I media di regime, come sempre volenterosi carnefici, non risparmiano caratteri cubitali: nel maggio del 2008 raccontavano che nel quartiere di Ponticelli a Napoli gli zingari volevano rubarsi una bambina. Niente vero, ma un manipolo di giustizieri picchiò un romeno che neanche conosceva quel campo nomadi che venne smantellato dalla furia delle brave persone. Così come tanta enfasi venne riservata a due rom accusati immotivatamente di un brutto stupro ai danni di una coppietta romana; così appetibile il fatto che, nonostante il veloce rilascio, ai due non si diede pace continuando il massacro nei laidi programmi televisivi. O i due arrestati a Catania per un inesistente rapimento, scarcerati dopo 4 mesi senza neanche le scuse dei media che ci avevano campato sopra.
Ma non solo. La scorsa estate a Roma un membro della comunità ebraica venne assassinato mentre rientrava a casa e l’omicidio velocemente attribuito a un giro d’usura. Le indagini presero un’altra strada e i giornalisti dovettero scusarsi per il riflesso condizionato dovuto ad antichi stereotipi sul commerciante ebreo. E l’assassinato non era neanche un commerciante. O anche una interlocutrice infantile e grossolana che credendo che sei ebrea vuole da te conto dell’omicidio di Arrigoni (crudelmente ucciso per un regolamento di conti fra organizzazioni palestinesi). Che fare? Le sbarri le porte di casa tua, ma il razzismo di cui è imbevuta continua a suppurare con lei.
E cosa è se non razzismo, la faccia feroce ostentata ai giovani nordafricani che sbarcavano in massa lo scorso marzo? Eppure l’Italia avrebbe potuto esibire un volto gentile a quei giovani disperati, esaminare le posizioni di ognuno, accogliere gli aventi diritto e rimpatriare gli altri, mostrando un paese accogliente ma rispettoso delle leggi, mentre si è preferito gridare al feroce Saladino.
E’ meglio abbandonare il mito di italiani brava gente. E l’unica strada è riconoscere quanto percorrere caparbiamente strade sbagliate ci porti nel baratro. Pubblico e privato.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

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E’ morto Vittorio (Wicky) Hassan stroncato da un brutto tumore. Aveva 57 anni ed era un amico. Era molto conosciuto a Roma, soprattutto per il suo lavoro. Era il titolare del marchio di abbigliamento Sixty e Murphy e Nye. Nel 1983 il suo negozio Energie di via del Corso stupì i passanti con le vetrine realizzate da Andrea Pazienza. Wicky era un ebreo osservante, omosessuale, legato da anni a Stefano col quale aveva adottato 3 bambini. Il dolore per la sua perdita è mitigato dal ricordo di una persona appassionata alla libertà.

14/12/11 – A destra

14 dicembre 2011

Mentre me leggo er solito giornale
Spaparacchiato all’ombra d’ un pajaro
Vedo un porco e je dico: – addio majale! –
Vedo un ciuccio e je dico : – addio somaro! -
Forse ste bestie nun me capiranno
Ma provo armeno la soddisfazione
De poté di le cose come stanno
Senza paura de finì in priggione (Trilussa)

http://www.iloveroma.it/articoli/ilconodinatale.htm

La destra romana non è spiegabile in poche parole: è reazionaria, è papalina, è pagana, è salottiera, è borgatara, è golpista, è qualunquista, è ministeriale, è ultras del calcio. Il sindaco di Roma Alemanno ne rappresenta la sintesi. Si vanta di indossare la croce celtica, ha ripristinato concerti anacronistici (29 giugno santi Pietro e Paolo) in onore del papa e apre gratis i musei romani per l’immacolata (e non per il 20 settembre) e ha, nonostante la forte crisi economica, fatto erogare prestiti ai dipendenti capitolini per finanziare i pellegrinaggi a Lourdes, oltre a finanziare in maniera esagerata la beatificazione del papa piuttosto che provvedere ai bisogni dei romani. Pensando di onorare l’architettura fascista – appena insediato organizzò ben due convegni sulla via dei Fori Imperiali addirittura spingendosi a scrivere via dell’Impero nell’invito – provò a dargli il colpo di grazia con l’assurdo progetto della Formula 1 all’Eur, dimostrando che gli epigoni sono sempre peggio dei precursori. Ha esaltato oltre ogni buonsenso la figura di un tifoso laziale per la cui morte tutti siamo rimasti feriti così come per la sua esaltazione. Ha portato ghirlande a qualsiasi camerata morto di malattia o ucciso negli anni bui (dal Sessanta all’Ottanta), ha apposto lapidi – che hanno sorpreso gli studiosi della storia romana e della toponomastica – a presunti passaggi di santi in varie zone della città. Ha proposto progetti faraonici (ad esempio radere al suolo e ricostruire il quartiere Tor Bella Monaca) . Ha informato durante la Conferenza sulla famiglia che è meglio non aprire nidi perché conviene fare convezioni con le suore. Ha inscenato un vergognoso banchetto imboccando Bossi e i suoi di coda alla vaccinara. Ha fatto installare una inopportuna ed enorme statua di Gran Premio II alla stazione senza neanche vagliare il bozzetto. Contro ogni buon senso ha creato un disastro spostando importanti capolinea dalla brutta piazza san Silvestro in funzione dei deputati che la useranno come parcheggio privato (esattamente come fanno i senatori nella piazza di san Luigi dei francesi). Ha paragonato una abbondante pioggia al terremoto dell’aquilano, e siccome è ripiovuto si è compreso che se a Roma nevicherà la città dovrà essere evacuata. Ha difficoltà perfino a scegliere l’albero di natale che, per malleveria nei confronti delle gerarchie della Santa Sede, ha circondato con i personaggi del presepio provincializzando una città che pure ha avuto nei secoli una nobile storia di inclusione. Usa senza ritegno la comunità ebraica romana come una coperta, tentando di essere all’altezza degli auguri fattigli per la sua elezione, quando gli si ricordò che con i suoi due predecessori non c’erano stati episodi di discriminazione.
Ha dimostrato come pochi di essere fedele agli amici: ne ha assunti in posti di responsabilità parecchi, senza mostrare nessun pregiudizio per la fedina penale macchiata di alcuni. Ha un conflitto di interessi grosso come una casa dentro casa. Infatti il sindaco è il marito di Isabella Rauti cooptata alla Regione Lazio attraverso il listino bloccato della presidente Polverini. Non sorprende che l’appetito domestico si sia esteso anche alle aziende comunali. Che per la verità sono state sempre un grande serbatoio per chiunque abbia amministrato, ma che con l’attuale sindaco ha raggiunto livelli parossistici, tanto più in presenza di un palpabile degrado dei servizi erogati e dell’aumento del deficit. Si dice che il sindaco non è responsabile personalmente di parentopoli, poiché aspirante statista nazionale è disinteressato a queste piccolezze locali. Ma gli assessori e i presidenti delle municipalizzate che hanno imbucato mogli figli amanti fidanzati cugini sorelle fratelli generi e nuore li ha scelti lui. E se, come si racconta, Alemanno aspira a ruoli più alti, vuol dire che non ha compreso che amministrare in maniera almeno sufficiente, lo aiuterebbe ad uscire dal sottoscala politico da cui, di fatto, proviene (un velo discreto copre i suoi anni da ministro dell’Ambiente dove, pare, fece peggio del suo predecessore Pecoraro Scanio che non si era accorto della spazzatura napoletana). Serviva portare Alemanno al Campidoglio per capire che la destra romana è incapace di azione politica? Non bastava l’esperienza della Regione Lazio con Storace che produsse un buco nella sanità di proporzioni inaudite e che ormai neanche lui nega più? Nella mia giovinezza da “compagna”, quando all’uscita di scuola ci si fronteggiava in via delle Milizie con i “camerati”, gli si gridava “fascisti carogne tornate nelle fogne”. Una frase di cui faccio ammenda. Però molti di noi si sono lasciati alle spalle le guerriglie di strada senza nostalgia e molti topi sono usciti dalle fogne. Talvolta sono rimasti accecati dalla luce del giorno.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it