La lumachella de la Vanagloria,
ch’era strisciata sopra n’obbelisco
guardò la bava e disse: già capisco
che lascerò n’impronta ne la storia
Trilussa
Tutto si può dire tranne che Roma sia governata. La città è molto sporca, il traffico è caotico – lo è stato anche durante le settimane estive grazie al dimezzamento dei mezzi pubblici del tutto ingiustificato visto che la popolazione non si dimezza -, la microcriminalità, il cavallo di battaglia destrista nelle ultime elezioni, è in aumento, tanto che anche i giornali filogovernativi hanno rinunciato a nascondere l’esistente. Il sindaco dei romani passa tutto il suo tempo in dibattiti fighetti a Cortina o al superconvegno di Comunione e Liberazione, da dove annuncia pure cose interessanti – ad esempio demolire le periferie fatiscenti – ma totalmente a piffero visto che l’amministrazione non ha soldi neanche per ripianare le buche delle strade. Stante lo sfascio il sindaco Alemanno ha deciso che l’argomento all’ordine del giorno per la salvezza della città e dei romani è la cacciata degli zingari. Di passaggio a Parigi, dove guidava l’ennesimo pellegrinaggio alla santa croce addolorata madonna cuore di gesù bambino trafitto al cuore e sanguinante da ferite purulente, ha chiesto lumi su come trattare la questione e ha stabilito che la città può ospitare seimila zingari mentre nei campi ce ne sono settemila e cento. Quindi un esubero di millecento che sporcano la città, impediscono di ripianare le buche, fanno barricate sulle strade per non far camminare gli autobus e fregano il posto negli asili nido. Naturalmente il sindaco, impegnato a fare il pontiere (secondo lui, mentre non è neppure in grado di ripristinare la fermata di ben 23 linee di autobus che per l’arroganza di uno non fermano più nella fondamentale via del Plebiscito ora nomignolata palazzo Grazioli residenza del presidente del Consiglio) per il premier, non spiega perché non si deve superare il fatidico seimila, ma è desideroso di appiccicarsi sul petto la medaglietta di quello che ha cacciato 1.100 zingari. Non chi delinque, chi è zingaro.
Mi riesce difficile pensare che la nuova formazione – non ancora partito – futuro e libertà* , possa dare vita ad un raggruppamento di destra liberale come quella che, in concorso con altre forze, fece l’Unità d’Italia. Ormai la destra se l’è presa il pdl e la lega, la destra becera e populista che rappresenta così bene il sindaco di Roma. Sotto un braccio una croce, sotto l’altro un decreto di espulsione su base etnica.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it
*Fini a Mirabello ha affermato che se non fosse stato espulso dal Pdl avrebbe detto qualcosa sulla visita di Gheddafi che col suo folclore e la corte delle fanciulle ha riportato indietro le lancette della storia. Ma anche il presidente della Camera, così come tutti i critici del viaggio di Gheddafi ha eluso il fatto che per la prima volta in assoluto – fatte salve le riparazioni di guerra, quali quelle sostenute dalla Germania dopo la Seconda guerra mondiale – viene monetizzato e pagato il danno subito da un Paese per un evento, cioè la colonizzazione della Libia, accaduto ben un secolo prima (1911).
Su questa pagina 27/8/10 – Zingari
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