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Vatican Fashion

giovedì, 5 agosto 2010

5/08/10 – Il papa in galera ? No, in galero.

Tutti i media hanno dato molto risalto alla variopinta manifestazione di 50 mila chierichetti (stranamente non c’era però il sindaco Alemanno) che ieri hanno invaso Piazza San Pietro. A loro il papa si è mostrato indossando un delizioso copricapo rosso a larghe falde che molti hanno classificato come “galero”, un accessorio vecchio di almeno 700 anni che in varie fogge e con diversi ornamenti può essere indossato anche dai cardinali e da altri prelati. Tuttavia da opportune ricerche sembra che il copricapo esibito ieri dal papa debba più esattamente essere chiamato “saturno” che, a differnza del “galero” porta soltanto un semplice ornamento di cordoncino dorato, mentre l’altro è molto più ricco di fronzoli e nappe.. Bisogna dire che con Benedetto XVI la pontificia modisteria è stata chiamata a un grande lavoro di recupero di cappellini nelle più disparate versioni. Ricordiamo anche il pomposo “camauro” ornato di ermellino che il papa indossa in particolari occasioni nei mesi invernali. E ricordiamo anche il più recente e deliziosamente attuale cappellino bianco con lunga visiera esibito durante le passeggiate nel parco di Castelgandolfo. Ma la pontificia modisteria non è ancora stata incaricata di creare un più classico “panama” per le eventuali escursioni in luoghi marinari, né un semplice “borsalino” per le passeggiate in città. Naturalmente rigorosamente bianchi. Per la visita di settembre in Gran Bretagna pare sia del tutto esclusa la possibilità di indossare la tradizionale “bombetta” della city londinese.

3/05/10 – Straordinaria passerella papale ieri a Torino.

Sfoggiate ben 4 mises diverse in meno di 12 ore. Dal tradizionale taielleur da viaggio in arrivo e partenza con scarpette rosse di Prada, al ricco paludamento in panna matura e oro della messa solenne, con mitria in tinta e stola arricchita da croci rosse a banda rastremata, all’insuperabile chemisier bianca (con mozzetta ecru bordata di ermellino) in broccato a disegni shantung che apparivano e sparivano a seconda dei colpi di luce che sfioravano l’augusto personaggio inginocchiato in meditazione davanti alla sacra sindone. Che delizioso contrasto fra il telo di lino medievale, spacciato per un semplice manufatto del primo secolo che avrebbe accolto il cadavere del povero Cristo, e la ricca tessitura in broccato del vicario in terra di quello stesso Cristo ! E intanto uomini di poca fede come Flores d’Arcais sbugiardano la sacra sindone definendola un clamoroso falso. Ma chi glielo dice adesso a Bruno Vespa e a tutti i conduttori TV che campano di rendita sul sostegno alle bufale ? LEGGI

11/12/08 – Il papa mette il camauro sull’ ONU.

Ricordate il buffo cappellino rispolverato dai “dolce e gabbana” pontifici che curano il look del papa ? Si tratta di un copricapo molto vezzoso di velluto rosso orlato di bianca pelliccia. Benedetto lo ha sfoggiato in varie occasioni suscitando gridolini di ammirazione fra le signore-bene e le catto-checche. Ora ha deciso di metterlo metaforicamente sull’ ONU, anche se per dare maggior peso al suo gesto forse avrebbe dovuto sbatterci sopra il “triregno”, o tiara, la famosa corona papale ispirata alla doppia corona egizia che unificava in un solo simbolo il potere sull’alto e sul basso Egitto. Il triregno simboleggia addirittura un triplo potere (padre dei re, rettore del mondo, Vicario di Cristo) ed è quindi l’unico “cappello” adatto per sottoporre l’ONU al potere pontificio. Un potere annunciato ieri in occasione della Giornata dedicata alla dichiarazione universale dei diritti dell’uomo di cui B16 rivendica il copy-right. Come sedicente titolare unico di tutto ciò che riguarda il dio di cui è vicario in terra e il cristianesimo, secondo lui fu questa religione per prima a individuare quei diritti universali, dimenticando religioni e filosofie precedenti che avevano già conclamato gli stessi principi. Ma Benedetto ieri ha dimenticato anche di ricordare che per molti secoli la chiesa cattolica non solo ha fatto a pezzi quei diritti mandando a morte sui roghi, sulle forche e su tanti altri patiboli tutti quelli che osavano praticarli. E continua lui stesso, ancora oggi, a calpestarli facendo votare il suo rappresentante all’ ONU contro il diritto alla vita delle persone omosessuali. Quindi, per favore, eviti di voler imporre presunte radici cristiane su quei diritti umani, lui che rappresenta una religione disumana che per tanti secoli e ancora oggi quei diritti li ha umiliati e li umilia. E non cerchi di mettere il camauro sull’ONU. Questa, a differenza dell’ Italia, è ancora oggi un’ Istituzione laica, anche se vediamo bene che le due religioni più totalitarie del pianeta, il catto-cristianesimo e l’islam, stanno cercando di trasformarla in una teocrazia internazionale.

6/10/08 – Contro il dilagare dell’incredulità nelle loro balle religiose gli spacciatori cattolici della Menzogna Globale si riuniscono in Sinodo.

Dalla basilica di San Paolo fuori le mura Ratzinger ha guidato una straordinaria sfilata di moda vescovile e cardinalizia e, In un’apoteosi di mantelli e cotte sfolgoranti d’oro, d’argento e pietre preziose, croci pettorali da mezzo chilo d’oro e mitrie luminose come alberi di natale, ha spettacolarizzato insieme ai top-manager della Santa Ditta Trangugia e Divora lo stravolgimento del vangelo : opulenza e potere delle gerarchie religiose.
Ratzinger ha poi scodellato la solita minestra di aria fritta sul pericolo dell’allontanamento dalla fede nel suo dio con questa ridicola domanda retorica : “”" Quando gli uomini si proclamano proprietari assoluti di se stessi e unici padroni del creato, possono veramente costruire una società dove regnino la libertà, la giustizia e la pace ? “”"
Ma una domanda più precisa e realistica la facciamo noi al Papa Re : in 20 secoli di dominio del cristianesimo nel mondo occidentale quando mai hanno regnato la libertà, la giustizia, la pace ? Nemmeno in quella micidiale teocrazia chiamato Stato della Chiesa, dove i suoi predeccessori hanno dominato per 14 secoli realizzando solo fame, miseria e tirannide.

19/07/08 – Follie di Broadway a Sidney.

Solita grandiosa messinscena per l’esibizione di B16 nella veglia di preghiera che precede la giornata conclusiva della tournèe australiana. Per la veglia all’aperto il papa, dopo la lussureggiante toilette esibita nell’omelia in chiesa, non ha sfoggiato i consueti vistosi paludamenti d’oro e d’argento preferendo un più modesto ma raffinato abbinamento di mozzetta e papalina rossa con le griffatissime scarpette di Prada, rigorosamente in tinta, che occhieggiavano vezzose e birichine ad ogni ondeggiamento della cotta e della preziosa tonaca bianca. La parte del leone l’hanno fatta però la scenografia, dominata da una gigantesca e scintillante corona solare ispirata alla simbologia di Amon-Ra, e le spettacolari coreografie che hanno accompagnato la veglia. Ma l’effetto più grandioso e applaudito si è verificato quando il papa, dopo aver acceso un fiaccola tenuta da una graziosa aborigena ha dato l’avvio all’ accensione progressiva di dodici altre fiaccole, portate da altrettanti ragazzi e ragazze in bellissimi costumi tradizionali in rappresentanza di vari popoli e culture. A mano a mano che l’aborigena accendeva le fiaccole dei compagni che incontrava lungo la discesa questi le si accodavano in lenta processione lungo una passerella che si snodava a zig zag. Splendida citazione di una memorabile messinscena di Ziegfeld a Broadway, riprodotta in un film del 1941 (Le fanciulle delle follie) con le coreografie del geniale e inimitabile Busby Berkeley. In quel fantasmagorico film dodici splendide ragazze in indimenticabili abiti da sposa scendevano lentamente lungo una passerella che si svolgeva a spirale intorno a una simbolica e monumentale torta nuziale accompagnate da musiche sublimi. Qualcosa del genere l’ha tentata, più modestamente, anche la nostra Wanda Osiris in una bella rivista del 1946, ma il papa non se l’è sentita di emulare la Wandissima ed è rimasto in cima alla passerella lasciando la scena alle giovani star etniche. Ma anche così, fra un preghierina e una pantomima, lo splendido spettacolo non è riuscito a farci sbollire la rabbia per l’ennesima ma non definitiva richiesta di perdono che Ratzinger è stato costretto a chiedere anche in Australia per i danni fatti dai preti pedofili, a cui la sua chiesa -per decenni- ha garantito indecente copertura e impunità.

29/06/08 – The Pope in Red, l’Anno Paolino e un trono per due.

Ieri pomeriggio, per la gioia dei telespettatori italiani orfani di Michele Cocuzza, Rai Uno ha trasmesso in diretta l’inaugurazione dell’ Anno Paolino dalla Basilica di San Paolo in Roma. Con una star assoluta, Benedetto XVI, e una guest star, Bartolomeo I arcivescovo di Costantinopoli. Spettacolare reality religioso iniziato con una solenne processione che, dopo il periplo del quadriportico, entra poi in Basilica fra gli sguardi ammirati di prestigiosi spettatori fra i quali la telecamera coglie un sindaco Alemanno sbadigliante a ganasce spalancate, per la gioia di Blob e Striscia la Notizia. Ma naturalmente tutta l’attenzione è rivolta ai due protagonisti del reality. Sotto una sfolgorante mitria dorata Benedetto è ammantato e quasi soffocato da una pesantissimo e arabescato mantello in rosso valentino, ma alcune signore esperte giurano che ci sono almeno due gradazioni di nuances in più rispetto al colore amato dal noto stilista. Chiude il mantello sul petto una pesantissima, enorme, aurea borchia ovale da cui emergono prepotenti tre grossi speroni d’oro spiraliformi. La prima impressione è che il costumista vaticano si sia ispirato alla placca ovale fissata sulla fronte del negrone che interpreta Star Gate, popolarissima serie su la 7. Bartolomeo invece ha un mantello apparentemente più modesto ma -sorpresa- è talmente lungo che lo strascico deve essere sorretto da un pope in modestissimo abito nero. 1 a 0 per Bartolomeo, almeno per quanto riguarda il mantello. La star e la guest star procedono appaiate e apparentemente in sorridente e complice armonia, ma quando alla fine arrivano alla meta in fondo alla Basilica, ci accorgiamo che non ci sono due troni gemelli, come sarebbe ovvio vista la celebrazione in condominio. Purtroppo il Trono è uno solo, e accanto ad esso, sulla sinistra di chi guarda, c’è solo uno strapuntino. E allora l’impressione dello spettatore è che le due star accelerino il passo, come se solo la più veloce dovesse vincere la corsa al trono. A questo punto le chiese sorelle, quella di Roma e quella di Costantinopoli, diventano improvvisamente cugine. Più o meno come Elisabetta Tudor e Maria Stuarda. Solo che in questo caso Elisabetta acchiappa il trono e Maria, poverina, per non perdere la testa sul patibolo si deve accontentare dello strapuntino. E là si accuccia. Così impara a venire qua con il mantello a strascico, ‘sta fanatica !

26/06/08 – Un cappellino estivo per il Papa Re.

La premiata modisteria vaticana, in gara continua con quella di Bukingham Palace che sforna i più fantasiosi cappellini per la Regina Elisabetta, ha fornito a B16 una nuovissima edizione del “saturno”, il cappello rosso a larghe tese che ricorda vagamente il sesto pianeta del sistema solare con il suo ampio giro di cerchi concentrici. Ma la ricchezza dei ricami che ornano il cappellino destinato a proteggere l’augusta epidermide dai danni del soleggiamento non hanno nulla da invidiare alle velette, alle penne di volatili, ai ghirigori floreali che rendono così popolari e divertenti i cappellini sfoggiati da Elisabetta. VEDI

16/06/08 – Settimana trionfale per il Papa Re e Imperatore.

Omaggiato da Bush, obbedito ciecamente dal Governo vaticaliano, osannato dalle folle pugliesi, Benedetto XVI ha chiuso la settimana nell’apoteosi di Brindisi, dove ha sfoggiato una mitria così enorme che per non renderla sproporzionata gli stilisti del Vaticano hanno dovuto gonfiare il resto dei sacri paludamenti con opportuni accorgimenti sartoriali di sostegno. Come quei cuscinetti nascosti nel fondo schiena che, nell’ottocento, rendevano irresistibilmente appetibili i culi delle donne poco dotate.

17/05/08 – B16, il Fuhrer dei cattolici e del Reich bimillenario del Vaticano, ieri si è scatenato

contro la parità di diritti delle persone omosessuali. Guardatelo in questa foto su La Stampa, addobbato come un gigantesco mont-blanc, crisoelefantino come la statua di Pallade Atena dentro al Partenone, corrusco come l’ Atena Pròmachos che guardava al Pireo, ieratico come le Cariatidi della Loggetta, potente come Hashepsut, la faraona che si mascherava da uomo per poter regnare, e bello come Nefertari la favorita di Ramses II. Ha approfittato ancora una volta dell’ennesima adunata degli idolatri cattolici, bisognosi di immagini e icone sfolgoranti d’oro e d’argento, per lanciare i suoi anatemi contro le rivendicazioni delle coppie omosessuali che si amano e che vogliono vedersi riconosciuti gli stessi diritti delle coppie etero. Che pena sentire quelle parole di avversione e discriminazione in bocca al sedicente vicario del dio dell’amore universale. Beati i tempi in cui l’unica divinità dell’amore era Afrodite che lo proteggeva in tutte le sue forme. Anche noi atei sappiamo apprezzare le immaginarie entità soprannaturali quando non fanno del male all’umanità.

17/04/08 – Guarda ‘o papa quant’è bbello…..! (ore 16,30)

Un vero esempio di Grand Opera la cerimonia papale in diretta da Washington. Musiche, canti e coreografie degne dei più grandi teatri d’opera. Ma il costumista è da Premio Oscar. Tutto in rosso Valentino l’ampio mantello del papa, con croci stilizzate e ghirigori in oro. Una stola bianca si incrocia e si sovrappone con nonchalance sulla spalla sinistra. In testa una mitria sfolgorante d’oro giallo, ma foderata dello stesso tessuto rosso che sarà pure la scelta giusta per Vogue, ma fa terribilmente Forza Roma, signora mia ! Lasciamo stare i contenuti del discorso perché sempre di aria fritta si tratta. Invece in mattinata Ratzinger aveva sorpreso tutti con una novità assoluta, sovrapponendo allo spolverino bianco anziché la solita modesta mantellina uno splendido scialle ecrù probabilmente in cachemire, con sottilissime filigrane d’oro e una deliziosa bordatura di soffice e preziosa pelliccia. Beati noi italiani che ci godiamo queste passerelle di alta moda 24 ore su 24 per appena 106 Euro l’anno di canone. Queste dirette del papa sono meglio di “donna sotto le stelle” da Piazza di Spagna. Speriamo solo che tutta la messinscena stavolta se la paghino i cattolici americani. Almeno in America, dicono, a differenza dell’ Italia la religione se la pagano direttamente i credenti e non viene messa a carico di tutti i cittadini, compresi gli atei. Da parte nostra noi italiani abbiamo già contribuito con le spese di viaggio, grazie all’ Alitalia che sarà pure a secco per pagare gli stipendi ai dipendenti, ma i soldi per finanziare la tournée americana del papa e dei sui cari li ha tirati fuori senza batter ciglio.

16/04/08 – Per il papa in trasferta americana una lunga non-stop del TG1.

Ce lo fanno vedere da ore in diretta B16 ospite di Bush. Peccato cha a differenza di madame Carlà Sarkozy in questa prima giornata di visita ufficiale e di colloqui presidenziali non possa cambiar vestito. Ci dobbiamo accontentare di ammirare il consueto straccetto bianco, per quanto molto ben portato e imbaldanzito da ben nascoste spalline. Clamorosamente vivaci i morbidi mocassini rossi che occhieggiano sbarazzzini sotto la candida sottana. Ma sempre eccitante il passo breve e nervoso che, non accompagnato dal naturale ondeggiamento delle braccia tenute rigidamente accostate ai fianchi, ricorda stranamente la grande Bette Davis di cui noi, vecchi cinefili, ricordiamo lo straordinario “passo d’ambio”. Vabbe’, per vedere qualche mise più colorata e interessante aspetteremo le funzioni religiose previste, e in particolare quella allo Yankee Stadium dove ci aspettiamo una messinscena degna del personaggio.

29/01/08 – Benedetto comunista ?

Sorprendente esternazione odierna di B16 che, forse per mettersi in sintonia con i contenuti del suo discorso, ha scelto dal suo vastissimo guardaroba griffato una mise minimalista, senza il consueto ed eccessivo sfolgorio d’oro e d’argento, ma con ricami eleganti e raffinatissimi. Veramente scicchissimo, signora mia ! Dicevamo del discorso? Ah, sì ! Dunque, pare che per i cattolici, e forse anche per i vescovi, la proprietà se non un furto è almeno un’ appropriazione indebita…. ma temporanea, per carità. Giusto il tempo di amministrala correttamente e di farla fruttificare. Forse è per questo che l’ Amministrazione Pontificia dei beni immobili degli ordini religiosi sta sfrattando centinaia di disgraziati che pagano affitti modesti, per riaffittare gli appartamenti (pregiatissimi) a clienti molto più disponibili a lauti esborsi. Si tratta di corretta amministrazione e rigorosamente limitata nel tempo….. appena duemila anni fino ad oggi. Signora mia ! LEGGI

18/03/07 – The pink pope.

.Sfolgorante in una vistosa càsula rosa oggi il papa ha mostrato ancora una volta la sua straordinaria capacità di abbigliarsi con le palandrane e i copricapi più originali e appariscentii. Ma nella visita odierna al carcere minorile di Casal del Marno non è stato tanto la càsula ciò che ha colpito e fatto ridacchiare commentatori e fedeli, quanto il colore della mise così corrusca e poco consueta; un bel rosa tea luminoso che rendeva più diafano l’ eburneo incarnato delle gote. Naturalmente i conseguenti tenui e rosei riflessi contribuivano non poco a mitigare la profondità delle rughe, orribile sfregio dell’ età sulla sacra epidermide pontificia. Straordinario anche l’accostamento perfetto della càsula con gli addobbi e i decori viola tipici del periodo quaresimale. Grande turbamento fra gli stilisti più affermati che ignorano quale sia la griffe che suggerisce alla sartoria vaticana il taglio e le nuances dei vestimenti, degli addobbi e delle scenografie. Ma i più maligni hanno ricordato come un abbigliamento dello stesso colore, arricchito di un boa di struzzo e tacchi a spillo sia stato già usato in “Priscilla, la regina del deserto”.

3/1/07 – (riceviamo da una nostra cortese lettrice) Scarpette rosse.

Mesi fa qualcuno paragonò Benedetto XIV a Wanda Osiris (si riferisce a un nostro articolo  apparso in Vatican Fashion, nota di GCV).  Mai paragone fu più azzeccato. Il Papa tedesco rifiuta l’abbigliamento formale dei suoi predecessori. Vuole spalle dritte, imbottite, squadrate come per un’iniforme.Camicia di seta sotto la palandrana bianca con gemelli d’oro. Scarpette rosse che fa tanto “pendant” con la mozzetta rossa. E grande risalto all’ornamento della mitria. Naturalmente dei tre tipi di mitria (-preziosa con gemme, aurifregiata, -bianca con decorazioni d’oro -semplice, bianca con diversi ornamenti di stoffa) la scelta va alla mitria preziosa. Oro, gemme, fregi sempre, disegni vari e preziosi, frutto di design. E mai farsi vedere in TV con la stessa “mise” Tutto deve essere prezioso e diverso dalla testa ai piedi. Altrimenti, che direbbero gli ortodossi? Avete visto la gara a chi aveva più gioie fra Bendetto e il Patriarca ortodosso quando è andato in Turchia? E anche il saluto alla folla è cambiato. Non più mani tese, ma braccia alzate e mani serrate fra loro con tanto di anello vistoso in mostra. Ma quando si parla ai poveri del mondo, questo li incoraggia molto….(Fiorella)

21/12/06 – Due coppie gay nel presepio di Montecitorio.

La sacrilega offesa alla scenografia teatrale che rappresenta la nascita di un uomo-dio (una delle più inverosimili favolette partorite nei millenni da almeno 25 diverse religioni prima che il cristianesimo ne scippasse l’ esclusiva), è stata biasimata con facce compunte e disgustate da seriosi parlamentari cattolicissimi. Ma il cardinale Ruini, Capo del Governo Ombra che comanda effettivamente in Italia indipendentemente da qualunque maggioranza, ha potuto constatare, accompagnato da Bertinotti, che l’orribile offesa era stata prontamente rimossa. Tuttavia nè il cardinale Ruini, nè i sensibili parlamentari che credono alle favole, si scandalizzano della presenza nel presepio di personaggi transessuali che da sempre sono protagonisti della scena, al pari della vergine-madre e del padre in prestito. Ci riferiamo agli angeli che annunciano “pax ( o pacs) in terra”. E, come la Chiesa cattolica insegna da sempre, gli angeli sono senza sesso specifico, quindi sicuramente transgender o pansessuali. Proprio per questo suggeriamo ai creatori napoletani delle celebri figurine di fare angioletti con l’ effige del più rappresentativo esemplare italiano, Vladimir Luxuria.

7/09/06 – Joseph come Elisabetta e la kermesse di Assisi.

Ieri a tarda sera su Rai 2 abbiamo assitito a un lungo panegirico del convegno interreligioso di Assisi caratterizzato, più che dalla banalità e inutilità degli appelli alla pace, dalla straordinaria sfilata di anziani maschi, per la maggior parte obesi, abbigliati in multicolori e fantasiosi costumi e incappellati con i più inverosimili copricati, bianchi, rossi, neri, a tronco di cono, a cupola, a falde. E che dire di scenografia e coreografia ? Un semicerchio di seggi da cui uno alla volta scendevano i personaggi, chi austero, chi sorridente, e qualcuno con una irrisolta domanda negli occhi : ma che ci faccio qui ? A turno brandivano un lungo cero bianco e accendevano moccolotti disposti a cerchio su due trespoli ardenti. Forse una nostalgica evocazione di antichi roghi. A parte il fuoco purificatore dei peccati niente poteva manifestare più platealmente la diversità delle fedi e delle relative immaginarie divinità di riferimento quanto le inverosimili fogge dei paludamenti che nulla avevano da invidiare ai costumi di altre famose sfilate . Forse ricorderete il grandioso finale del primo tempo del felliniano “Roma”, dove la sublime ironia del maestro presentava una fantasmagorica sfilata di moda per monache e preti, vescovi e cardinali che si concludeva con un rutilante papa a luci intermittenti come un albero di natale che veniva portato in trionfo su un trono gestatorio d’oro e d’argento tempestato di gemme corrusche. Ebbene, proprio questo è mancato ieri alla manifestazione d’ Assisi, la star principale che chiudesse in trionfo l’eccezionale sfilata di moda presentata non già da comparse, ma da autentici vescovi, cardinali, rabbini, imam, pope, pastori, bonzi, sciamani e santoni. Mancava solo il fachiro indiano con letto di chiodi portatile. Come si fa a prendere sul serio le religioni vedendo queste cose ! In compenso il papa ha avuto anche lui il suo momento di gloria modaiola sfoggiando, nell’udienza generale a Piazza san Pietro, un nuovo modello di cappellino tardo estivo sul quale, sempre il TG 2, ha dissertato a lungo ricordando tutti i fantasiosi modelli creati dalla premiata modisteria vaticana. Pare che Elisabetta II , la cui collezione di cappellini non ha paragoni al mondo, appena avuta notizia dell’ultima creazione vaticana abbia esclamto : “Questo mi manca, ne voglio uno uguale ! ”

2/03/06 – Doppia mise per il papa.

Spettacolare cerimonia delle “ceneri” ieri a Roma. Sfila il papa in “rosso Valentino” con vistosi ricami in oro sulla lunga passerella fra S.Alessio e S.Sabina. Giusto il tempo di un batter di ciglia e appare poi in azzurro “manto della madonna” (azzurro “Renato Balestra” secondo le frivole signore presenti) con una punteggiatura di fili d’argento “ti vedo e non ti vedo” che, a seconda della luce magistralmente dosata da un grande scenografo, creavano un effetto “pioggia di gocce argentate” sul glauco manto. Altri esperti parlano invece di un effetto “argentea rugiada” . Tutti addobbati in tinta i chierichetti e lo stuolo di efebici pretini che hanno dato vita alla spettacolare cerimonia. Non c’ è uscita pubblica di Benedetto 16 che non si caratterizzi per la ricchezza, la varietà e l’originalità dell’abbigliamento come quando in dicembre sfoggiò il “camauro”, bizzarro copricapo di velluto rosso ornato di caldo ermellino, che mise in crisi il mago Otelma rendendo obsoleta la sua intera collezione di mitrie multicolori. Ma la spettacolare cerimonia odierna, dedicata al rito delle “ceneri”, sarebbe stata ricordata solo per l’abbigliamento se gli oculati esperti di comunicazione vaticana non avessero avuto la geniale idea di arricchire la giornata con un messaggio papale contro il razzismo da leggere in apertura della partita di calcio serale Italia-Germania. Novità assoluta che prelude a un nuovo filone di messaggi che temiamo accompagnerà ogni futuro evento sportivo.

10/4/06 – Domenica delle Palme.

Ricordate Wanda Osiris ? Scendeva lunghe scalinate con elegantissimi abiti bianchi di enorme circonferenza, adornata di pennacchi e circondata da boys sculettanti. Scendendo lanciava baci al pubblico con larghi gesti della mano e arrivata sul proscenio sceglieva ad una ad una le rose che portava con sè donandole graziosamente ai sui fans adoranti. Guardate ora questa foto, la messinscena è la stessa: una star internazionale che scende la scalinata ammantata da una lussuosa e amplissima cappa di raso rosso tutta bordata di ricami geometrici, un copricapo sfolgorante d’oro, un enorme pennacchio giallo in mano e tanti bei ragazzoni intorno. Con la mano libera e inanellata sappiamo che disegna collaudati gesti apotropaici rivolti alla folla in delirio. Sorprendente il messaggio rivolto : ” Corruzione e avidità devastano il mondo”. Una domanda sorge spontanea : con chi ce l’ha ? Forse con i pedofili le cui imprese sono state coperte per anni ? Forse con l’ottopermille e l’esenzione dall’ ICI ? E che ci farà con quel pennacchio giallo ?

21/12/05 – Il Vicario di Dio, il Legionario di Cristo, e il cappellino old fashion. Comunicato di NO GOD.

Grande sorpresa a Piazza San Pietro per la presenza del Legionario di Cristo ed ex Governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio all’udienza generale del mercoledì con il Vicario di Dio, papa Ratzinger. Il cordiale omaggio del Legionario al Vicario, ripreso dalla TV vaticana, non è andato in onda. Chissà perchè. Ma la sorpresa più grande è stata per il recupero dalla cappelleria vaticana del “camauro”, lo storico copricapo creato dagli stilisti del rinascimento e molto amato dai papi di quel periodo. Benedetto 16 l’ha sfoggiato oggi fra i gridolini ammirati delle signore presenti. I maligni invece hanno ricordato che il periodo storico in cui quell’elegante copricapo adornava le auguste cervici si caratterizzava per la controriforma con l’allegro scoppiettio delle fascine che alimentavano i roghi delle streghe e degli eretici. Più banali le giustificazioni della modisteria vaticana : faceva freddo e il “camauro”, ornato di calda pelliccia, ripara il papa dai pericoli di un’infreddatura. Gli animalisti protesteranno, Dolce e Gabbana rilanceranno, i cinesi imiteranno, e il mago Otelma lo esibirà quanto prima.
Giulio C.Vallocchia, Presidente di NO GOD – Atei per la laicità degli Stati

18/08/05 – Rai Vaticaliana.

Come il dio Amon-Ra, portato in processione sul Nilo dagli antichi egizi su navi fastosamente addobbate, oggi i tedeschi hanno riservato lo stesso trattamento al Papa-Re che, come vicario di un altro dio in terra, meritava giustamente una crociera sul Reno non meno splendida e fastosa di quella spettante alla divinità egizia. Mancavano solo le palme, i flabellari, e la marcia dell’Aida. E la Rai-Tv italiana non poteva essere da meno, dedicando alla crociera trionfale di Ratzinger interminabili ore di ossequiosa cronaca. Dopo i due mesi di messe perpetue che ci hanno imposto le TV di stato e private, dall’agonia e morte di Woytjla con tridui, trigesimo e novendiali di suffragio, conclave con annesse e connesse messe propiziatorie pre e post arrivo dello Spirito Santo che avrebbe scelto (dicono loro) Ratzinger, questa nuova catto-kermesse televisiva ci mancava proprio. Eravamo alle soglie della crisi di astinenza. Per fortuna che Ratzinger darà spettacolo fino a sabato, e la Rai TV non ce lo farà certamente mancare. Questa volta però le spese di produzione le paga la Germania, anche se il canone Rai lo paghiamo sempre noi, credenti e non.

29/05/05 – Spettacolare messinscena per Benedetto 16 a Bari.

Nemmeno Zeffirelli avrebbe saputo immaginare una scenografia più grandiosa. Un palcoscenico gigantesco dal cui fondale esplode una mega ostia, davanti alla quale siede in trono il vicario in terra del Re dei Re. Qualcosa a metà fra la scena del trionfo in Aida e il finale del primo atto di Tosca. E a fronte di tanta opulenza, grandiosità, trionfalismo del pensiero unico cattolico stride come un’unghiata sulla lavagna il richiamo alla santificazione della domenica e il rifiuto del consumismo e della vacuità mondana, rappresentata da quella televisione che proprio con questa trasmissione in diretta costituisce il più potente supporto al sistema di potere che si nasconde dietro l’apparenza salvifica del messaggio papale. Ancora più stridente e paradossale in quel contesto faraonico appare il richiamo del papa all’unità dei cristiani dal momento che è proprio il riaffermato primato di Pietro, e quindi della chiesa cattolica romana, di cui tutto l’apparato scenografico segna il trionfo, il vero ostacolo al dialogo ecumenico, ma anche a qualunque altro dialogo sui valori di cui solo la chiesa cattolica è depositaria e interprete unica.

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GUIDA ALLE NOVITA’ DELL’ABBIGLIAMENTO PAPALE E ANNESSI E CONNESSI

9/06/08 – Da La Repubblica.it

Oggi, giorno dei SS.Pietro e Paolo, il Pontefice ha inaugurato la nuova stola
Dall’inizio del Pontificato modificati anche il bastone e l’eucarestia

Pallio, pastorale e trono papale
Benedetto XVI rifà il look al rito

Monsignor Marini, responsabile delle celebrazioni liturgiche pontificie,
spiega all’Osservatore Romano il motivo di questa rivoluzione di simboli
di CLAUDIA FUSANI

Il nuovo pallio di Benedetto XVI

ROMA – Le grandi rivoluzioni s’intravedono sempre nelle piccole cose. E la difesa di un credo riparte sempre dai suoi simboli, più o meno antichi, più o meno dimenticati, per questo, magari, più forti. Seguendo, a modo suo, il filo che lega spiritualità e fisicità Benedetto XVI sta compiendo una grande rivoluzione con piccoli gesti: tentare il rilancio della religione cattolica utilizzando la forza fisica e simbolica del rito, degli oggetti, dei simboli e dei paramenti. Se una liturgia è stanca – come può essere quella cattolica e della SS.Messa – il suo rilancio, la sua ripartenza, passa dalla celebrazione della messa in latino ma anche dalla stola di lana bianca riveduta e corretta, dai cappelli a larghe tese ai mocassini dello stesso punto di rosso antico, da altri copricapi e coprispalla ai grandi crocifissi pettorali. Come quello d’oro con diamanti e zaffiri che Silvio Berlusconi ha regalato a Sua Santità nel giorno della visita in Vaticano.

Oggi, giorno dei SS.Pietro e Paolo, celebrando messa in S. Pietro, il Pontefice ha realizzato un altro passo di un percorso in realtà iniziato con l’avvio del suo pontificato. Percorso spirituale ma soprattutto “politico”, massmediatico, qualcuno osa anche dire “modaiolo”. Si faceva notare, giovedì 26 giugno, la pagina con foto a colori su L’Osservatore romano dedicata alle vesti liturgiche, quasi una concessione alle vanità di un magazine di moda. E comunque Esquire, magazine americano di moda e costume, ha indicato Benedetto XVI come l’uomo che meglio sceglie gli accessori di abbigliamento. Molti avranno notato, poi, con quale attenzione il Pontefice leva appena può gli occhiali. Insomma, studioso, scrittore (due milioni di copie di libri venduti), politico, attento all’ecumenismo, legato alla tradizione e… così umanamente vanesio.

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Il Credo Niceno. Cominciamo dall’ecumenismo. Con un gesto “rivoluzionario”, nella messa di questa mattina in San Pietro, Benedetto XVI ha ceduto la parola al patriarca di Costantinopoli Bartolomeo I, chiedendo che fosse lui a tenere l’omelia “per la grande festa dei Santi Pietro e Paolo, patroni di questa Chiesa di Roma e posti a fondamento, insieme agli altri Apostoli, della Chiesa una, santa, cattolica ed apostolica”.
Per tradizione il 29 giugno una delegazione della Chiesa di Costantinopoli è presente in Vaticano. Quest’anno la delegazione è guidata dallo stesso Patriarca, Sua Santità Bartolomeo I. Il Santo Padre lo ha atteso sul sagrato della Basilica, insieme sono entrati in S. Pietro, hanno rivestito i paramenti e sono saliti all’altare. Insieme poi, i “capi” delle due chiese, hanno recitato la professione di fede, il Simbolo Niceno Costantinopolitano nella lingua originale greca, secondo l’uso liturgico delle Chiese bizantine. Poi l’omelia e infine anche un’unica benedizione nel nome di San Paolo, apostolo delle genti.

Il pallio. Come annunciato tre giorni fa da L’Osservatore Romano che ha ospitato una lunga intervista a monsignor Guido Marini, maestro delle celebrazioni liturgiche pontificie, stamani il Papa ha inaugurato un nuovo pallio, il simbolo del vescovo buon pastore e insieme dell’Agnello crocifisso, il paramento che più di tutti fa chiesa in quanto comunità. In realtà si tratta del recupero del vecchio pallio che ha una forma circolare chiusa, con i due estremi pendenti sul petto e sulla schiena. Le croci che lo adornano restano rosse, ma la forma è più grande e lunga. “Si recuperano alcuni aspetti della forma precedente al pontificato di Giovanni Paolo II” ha spiegato monsignor Marini.
Il pallio pontificio, paramento liturgico utilizzato fin dall’antichità, è un panno di lana bianca che usano solo il Papa e i metropoliti (quello del Pontefice è diverso da quello degli Arcivescovi). Finora Benedetto XVI ha indossato una stola simile a quelle usate prima del X secolo, incrociato sulla spalla e con cinque croci rosse, simbolo delle piaghe di Cristo. “Ma era scomodo – confessa monsignor Marini senza però dire perchè – e ha creato diversi e fastidiosi problemi dall’inizio del Pontificato”.

Si rinnova anche il pastorale. Da alcuni mesi, ha spiegato monsignor Marini, il Papa ha deciso di cambiare anche il pastorale, il modello Pio IX ha vinto su Paolo VI: quello dorato a forma di croce greca usato da Pio IX al posto di quello argentato con la figura del crocifisso introdotto da Paolo VI. Questa scelta, ha spiegato il monsignore “non è solo un ritorno all’antico, ma testimonia uno sviluppo nella continuità, un radicamento nella tradizione che consente di procedere ordinatamente nel cammino della storia”. Il nuovo pastorale si chiama ferula ed è “più fedele alla forma del pastorale papale tipico della tradizione romana, che sempre stato a forma di croce e senza crocifisso”. E’ anche more comfortable, più leggero e maneggevole. Lo dice il monsignore, perché c’è lo spirito ma anche il corpo vuole le sue.

Paramenti liturgici. L’attenzione di Esquire al papa modaiolo scatta in inverno quando Benedetto recupera da armadi e vetrinette vaticane indumenti che non si vedevano più da anni. Ad esempio il camauro (berretto rosso dal bordo bianco portato solo in inverno), mai più visto dai tempi di Giovanni XXIII. “Le vesti liturgiche adottate, come anche alcuni particolari del rito, intendono sottolineare la continuità della celebrazione liturgica attuale con quella che ha caratterizzato nel passato la vita della Chiesa”, ha spiegato monsignor Marini. La parola chiave, “l’ermeneutica”, per comprendere tutto questo quindi è la continuità “nei simboli, nei paramenti e nel rito tra il prima, il dopo e il presente”. L’importante, ha osservato, non è tanto l’antichità o la modernità dei paramenti liturgici, “quanto la bellezza e la dignità, componenti importanti di ogni celebrazione liturgica”. Dopodichè ci sarebbe anche da dire cosa tutto questo significa e implica nell’epoca dove il visivo e l’immagine sono quasi un sesto senso.

Alto trono papale. Cambia anche quello. Anzi, ritorna, al centro dell’altare. “Vuole semplicemente mettere in risalto la presidenza liturgica del Papa, successore di Pietro e vicario di Cristo” spiega monsignor Marini. E la croce tornata al centro dell’altare, indica “la centralità del crocifisso nella celebrazione eucaristica e l’orientamento esatto che tutta l’assemblea chiamata ad avere durante la liturgia eucaristica: non ci si guarda, ma si guarda a Colui che nato, morto e risorto per noi, il Salvatore”.

Modifiche anche alla comunione. C’è anche la distribuzione della comunione in bocca e in ginocchio (viaggio del Papa a Brindisi) che, rispetto all’ostia in bocca, “sottolinea – dice monsignore – la verità della presenza reale nell’eucaristia, aiuta la devozione dei fedeli, introduce con più facilità al senso del mistero”. L’ostia in bocca, in fondo, è e resta “un indulto alla legge universale concesso dalla Santa Sede”.

Nella società dell’immagine anche la Chiesa rafforza il suo rito recuperando i simboli. E come ha scritto Juan Manuel de Prada su L’Osservatore, “il Papa non veste Prada ma Cristo. E questa sua preoccupazione non riguarda l’accessorio ma l’essenziale. Benedetto XVI recupera gli ornamenti liturgici per rendere più comprensibile agli uomini del nostro tempo la realtà più vera della liturgia”. Guardandoli, si riscopre cosa significa pallio, cosa pastorale, il trono e l’eucarestia.

( 29 giugno 2008 )