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Carta vince carta prede.

venerdì, 4 settembre 2009

Nel gioco delle tre carte Feltri vince e Boffo perde i giornali, ma conserva la cassa.

Dal sito di Dagospia

Attenti, prima di alzare i calici dela vittoria, leggete attentamente la
lettera di dimissioni di Foffo *Boffo*, quel passo dove scrive: “Eminenza
carissima, sono arrivato alla serena e lucida determinazione di dimettermi
irrevocabilmente dalla direzione di ‘Avvenire, ‘Tv2000′ e ‘Radio Inblù, con
effetto immediato”.

Ebbene, il nostro Eroe non fa accenno né all’Istituto Toniolo, ergo
l’istituto che amministra l’Università cattolica e i vari istituti di di
ricerca. Ma soprattutto il puparo di Ruini non ha mollato le redini della
borsa, vale a dire la Struttura per il Progetto Culturale, che è il vero
nocciolo del potere boffo-ruinista poiché amministra il 30 per cento delle
risorse della CEI (Conferenza Episcopale Italiana).

Il “Progetto” inventato dal mitologico vincitore del “Terni al lotto” ha in
mano la cassa di tutti i grandi eventi della Chiesa: dalle settimane sociali
ai convegni ecclesiali, dalla pastorale giovanile ai raduni giovanili), etc.
Quindi gli anti-ruinisti potrebbero essere messi nelle condizioni di non
nuocere.

Chiudendo la baracca adesso, Boffo ha poi sparigliato le carte per la
successione. *Gianfranco Fabi*, il vice ciellino del Sole 24 Ore, comincerà
a trattare il pre-pensionamento a fine settembre. E già si mornora che, per
“motivi di urgenza”, per non lasciare sguarnito il comando del reparto
comunicazione (“Avvenire”, le radio della rete “InBlù” e il circuito di Sat
2000) la direzione potrebbe essere affidata a un altro ciellino doc, *Roberto
Fontolan*. (Non dite a Berlusconi che Fontolan fu, nel programma “Milano,
Italia”, lo storico braccio destro del debenedettino Gad Lerner)

Dagospia

Cosa c’è dietro la clamorosa disputa Feltri-Boffo ?

lunedì, 31 agosto 2009

Secondo queste notizia tratte da Dagospia all’origine del tutto ci sarebbe una lotta senza quartiere fra opposte correnti di potere interne al Vaticano. Una ricostruzione più eccitante e certamente più verosimile de “Il codice Da Vinci” e di “Angeli e Demoni”.

Documentazione pescata in una mailing-list

Domenica 30 agosto 2009, 13:44:11
BOMBA da DAGOSPIA: IL VATICANO (Bertone) ha passato i documenti su BOFFO a Feltri per colpire Ruini e Boffo

*DAGO REPORT*
L’irresistibile ascesa e l’infernale discesa del duplex Ruini-Boffo è il
racconto di un mondo che farebbe felice l’ispirazione di Dan Brown per
buttare giù un nuovo best-seller zeppo di sesso, sangue, soldi.
* <http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_gallery-12096/251365.htm>**EMINENCE
CAMILLO RUINI – copyright Pizzi*

Il Vaticano sbirciato ai raggi x è più intricato di una puntata di “Lost”,
quindi perfetto per chi, come noi, ritiene che “dal male (presunto) possa
venire un bene quasi certo. Il bene è scoprire che nessun big possa sperare
di farla franca se c’è qualcosa che non va nella sua vita privata. Chi
diceva: il privato è politico? Adesso ci siamo. Piangerci sopra non serve a
niente” (dall’editoriale di oggi di Giampaolo Pansa su “Il Riformista”)

.

L’historia di Camillo Ruini decolla nel 1987 al congresso ecclesiale di
Loreto. Il vescovo ausiliario di Reggio Emilia scalza il carmelitano scalzo
Anastasio Balestriere dalla segreteria generale della Conferenza Episcopale
Italiana (CEI), organismo che rappresenta le 250 diocesi italiane. Due anni
prima della caduta del Muro di Berlino, a cinque anni prima di Tangentopoli,
la preveggente chiesa italiana dichiara chiusa l’epopea della Democrazia
Cristiana: il partito di Andreotti e Forlani è ormai un malato terminale.
Che fare?
* <http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_gallery-12096/251360.htm>**CAMILLO
RUINI PIERFERDINANDO CASINI – copyright Pizzi*

Dal congresso di Loreto escono due linee contrapposte: da una parte si
registra la nascita dei cattolici popolari (i Bottiglione e i Formigoni)
intenzionati a rifondare la DC prima maniera; dall’altra prevale l’ala
riformista, capitanata di Ruini, che predica la via del cattolicesimo
emiliano (contraltare del comunismo al ragù: voi avete le coop, noi
rispondiamo con la Compagnia delle Opere). In sostanza, sostiene Ruini, la
Balena Bianca non va abbattuta a colpi di cattolicesimo torinese, duro e
puro, ma si può riportarla nel gregge di Dio. Di qui sboccia la corrente
Dorotea che ebbe tra i suoi virgulti i bolognesi Casini e Follini.

Di tale spaccatura nel mondo episcopale italiano, nell’anno di grazia 1987,
a Papa Wojtyla non frega una mazza. Karol è indaffaratissimo nella sua
missione di abbattere il tardo comunismo inviando in Polonia, destinazione
Lech Walesa, i soldi raccolti dal Banco Ambrosiano di Calvi dallo Ior di
Marcinkus.
* <http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_gallery-12096/241860.htm>**ROSI
BINDI – Copyright Pizzi*

Atterrato nella Città Santa, il neo segretario generale della CEI, Camillo
Ruini, con la mission di riprendersi e rilanciare la DC, riceve subito un
regalone dal cielo benigno: 870 miliardi di lire. Una somma immensa, due
volte il fatturato della Fiat, che ha origine dalla prima volta dell’8 per
mille per Santa madre Chiesa.
* <http://www.dagospia..com/mediagallery/dago_gallery-12096/233445.htm>**Direttore
di Famiglia Cristiana*

Una sorpresa anche per chi decise l’elargizione prelevata dal 740 tricolore:
Bettino Craxi, allora presidente del Consiglio. Il Cinghialone era così a
digiuno del potere della chiesa italiana che, all’inizio, la sua proposta fu
del 12 per mille. Percentuale che la stessa Santa Sede bocciò perché la
ritenne esagerata.

Inondato da una simile fortuna, Ruini comprende, con la sua esperienza del
comunismo emiliano, che deve trovarsi una struttura per gestirli. E comincia
a inventarsi un ruolo. Uno dei principali suggeritori fu Dino Boffo.

Nei primi anni Ottanta, il vispo Boffo ricopriva, insieme a Rosi Bindi, il
ruolo di vice presidente dell’Azione Cattolica. Ebbe una sbandata filo
Comunione & Liberazione, poi si attovagliò nell’apparato ruiniano.
* <http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_gallery-12096/255675.htm>**AVVENIRE-IL
FALSO*

Come un piccolo berluscone parrocchiale, Boffo suggerì a Ruini di utilizzare
l’immensa cuccagna dell’8 per mille per un progetto multimediale: la
creazione di un network cattolico. Che metta insieme, come un sol ariete,
carta stampata (non solo il foglio della CEI “Avvenire”, ma soprattutto
“Famiglia Cristiana” che all’epoca con le oltre due milioni di copie era il
settimanale più venduto in Italia). A seguire il network delle radio
diocesane da convogliare in Radio in Blu e quello televisivo da mettere al
servizio di Sat 2000.

E qui inizia il bellum.. Intanto, Famiglia Cristiana, in mano ai paolini di
Don Zega, si arrabbia e si intesta al volo il “tesoretto”: il fondo
pensione. La reazione di Ruini è decisa: chiede che la vendita del fondo
venga sottoposta a una indagine pontificia. E sollecita i vescovi a
consegnare tutte le radio diocesiane nel consorzio Rete in Blu, e poi pone
la prima antenna per Sat 2000

Il berlusconismo catodico del duo Boffo-Ruini, nell’era stramediatica di
Karol Wojtyla, scatena un bel dibattito all’interno della chiesa. Gli
oppositori obiettano che la vera forza del cattolicesimo è nella sua
territorialità; insomma, meno centralismo, più localismo.
* <http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_gallery-12096/197936.htm>**8r55
segr papa stanislao
dwitz**<http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_gallery-12096/226976.htm>
**Cardinale Stanislao Dziwisz*

Lo scontro tra Ruini e la conferenza episcopale italiana sul sistema Boffo,
s’infiamma. I vescovi del nord ovest non rinunciano alle tv e radio locali.
“Il Cittadino”, quotidiano di Genova in mano al cardinal Bertone (attuale
segretario di Stato del vaticano) non accetta di finire nel centralismo
ruiniano ideato da Boffo. E diventa il capofila dell’opposizione al duplex
della CEI.

Un duplex che diventa triplex aggiungendo il nome del potentissimo
segretario del papa Karol, Stanislao Wjiwiz, che si intende subito il
presidente della Cei. Un appoggio che spara Ruini-Boffo nell’alto dei cieli:
monsignori classificati con la formula ‘sia archiviato e non venga più
proposto’ dopo due giorni venivano proclamati vescovi su chiamata diretta di
Ruini a don Stanislao. Il top del loro gaio potere si raggiunse alla fine
della vita del papa polacco: 3 giorni prima di morire un Wojtyla in
condizione più comatose che pietose “firma” la nomina di 22 vescovi…
* <http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_gallery-12096/244015.htm>**Karol
Wojtyla in bandana*
*<http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_gallery-12096/244016.htm>
**Karol Wojtyla in tenda con gli studenti*

Morto un papa, se ne fa un altro. E il destino cinico e santo vuole l’ascesa
di Ratzinger. Cioè di colui che ha retto più a lungo (24 anni) la
congregazione per la Dottrina delle Fede. In soldoni Ratzinga conosce la
curia e i suoi dossier bollenti a menadito, sa tutto di tutto e, da bravo
fan della regola di San Benedetto (“prendi il tempo di decidere e una volta
deciso non pentirti”) non attua lo spoils system ma preferisce mettere
l’organigramma del Vaticano in proroga.

Ci vuole tempo e pazienza per rompere il sistema Ruini, che si era inventato
un formidabile ‘manuale Cencelli’ ecclesiale che metteva in moto un
meccanismo che produceva vescovi per schieramento “politico”, in base al
loro potere. Il neo-papa schiaccia pian piano il ruinismo nominando vescovi
solo tra i preti che hanno tirato la carretta nella diocesi ed emarginando
quelli graziati dai favori di Ruini e don Stanislao.

(Da un pezzo è scomparsa la corte che piantonava l’appartamento del
segretario di stato, non c’è più spazio per le primedonne Fisichella,
Ravasi, Betori. Ciò che dicono è solo ‘opinione personale’, non più la voce
della Santa Sede.)
* <http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_gallery-12096/72826.htm>**Gianfranco
Ravasi**<http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_gallery-12096/229307.htm>
**Karol Wojtyla *

Il disimpegno della Chiesa dal ruinismo inizia nel 2005, proprio mentre
arriva in Vaticano la notizia che il direttore di “Avvenire” (da 12 anni),
Radio in Blu, Sat 2000 e responsabile di ogni mega-evento mediatico era
finito nei gay in quel di Terni. E subito i Sacri Palazzi approfittano
dell’”incidente” a Boffo per spifferare la notizia ai vaticanisti dei
quotidiani laici. Circola zoppicando tra i giornali (vedi Ingrao su Panorama
del gennaio 2008: più un avviso ai naviganti che una indiscrezione) ma senza
successo. Il potere di Ruini-Boffo è duro da estirpare ancora oggi.

L’uscita di scena dalla Conferenza Episcole Italiana (CEI) di Ruini viene a
lungo patteggiata con il neo segretario cardinal Bertone. Che finalmente
gode quando lo “solleva” dalla poltrona e come contentino gli concede la
gestione del progetto culturale della CEI. Ma gli toglie la benzina, alias
il budget dell’8 per mille è nella mani dell’uomo che Bertone decide come
successore: Bagnasco, ex segretario di Siri, figlio di un portinaio, che ha
sempre incarnato la forza popolare del cattolicesimo della diocesi di
Genova.
* <http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_gallery-12096/254106.htm>**PIERFERDINANDO
CASINI E RINO FISICHELLA – copyright Pizzi*

Quindi, dopo il primo anno, il tesoretto dell’8 per mille scompare e la
forza d’intervento di Ruini – già debilitato dal papa sulle nomine vescovili
e messo in un angolo dall’”incidente” della suo braccio armato Boffo -
comincia a svanire. C’è da sistemare ora Boffo. Ma non è facile perché
racchiude tanti poteri: non è solo un direttore di un giornale ma ha in mano
le redini di comando di radio, tv, eventi (congresso eucaristico, giornate
dei giovani, etc). Un consigliere di ogni mossa politica vaticana, capace di
chiedere a Berlusconi di riprendersi nella compagine governativa il partito
di Casini sloggiando i mangiapreti della Lega.
* <http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_gallery-12096/256296.htm>**
boffo*

Ora pare che il sostituto per la direzione di “Avvenire” sia stato trovato
nella persona ‘affidabile’ di Gianfranco Fabi, attuale vice direttore del
Sole24 Ore nonché direttore di Radio 24. Il cambio, dopo l’attacco gay di
Feltri, potrebbe avvenire, da oggi a ottobre: con una letterina Boffo, per
non imbarazzare la Santa Sede, compie “un gesto di responsabilità” e si
dimette.
* <http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_gallery-12096/256286.htm>**berlusconi,
bertone*

E quel giorno in Vaticano si stapperanno molte bottiglie di champagne. La
de-ruinizzazione della chiesa è compiuta. Non c’è dubbio che il documento
del tribunale pubblicato da “Il Giornale” con la prova del “pistolino
fumante” sia stato fatto circolare da ambiente vaticani. Non è piovuto sul
Feltri per caso o per investigazione dei suoi giornalisti ma dall’alto dei
cieli…

Magari la “feltrusconata” de “Il Giornale” ha sbagliato i tempi (attenzione:
è stato il Vescovo dell’Aquila a cancellare la cena mica Bertone) ma l’altro
giorno Ratzinger e mezzo Vaticano hanno ballato la tarantella leggendo il
quotidiano che infeltriva i loro nemici più intimi Ruini-Boffo.
* <http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_gallery-12096/202796.htm>**2p33
ruini comunione
storace**<http://www.dagospia.com/mediagallery/dago_gallery-12096/205408.htm>
**n pa05 camillo ruini ditanelnaso*

Oggi sul Riformista, articolo di Alessandro De Angelis, si legge: ” Un
azzurro vicinissimo al premier spiega a microfoni spenti: “Tratteremo con la
Segreteria di Stato al momento opportuno. Ma non c’è stato nessun incidente.
Basta vedere quello che scrive l’Osservatore Romano. Silurando Boffo poi si
è fatto un regalo a Bertone. E la reazione di Bagnasco era prevedibile. La
crisi si è aperta più Oltretevere che nei rapporti tra Santa Sede e
Governo”.
http://www.dagospia.com/rubrica-3/politica/articolo-8803.htm

Un’enciclica di aria fritta e barzellette.

martedì, 7 luglio 2009

Tutta ammonimenti e utopici indirizzi la Caritas in Veritate, l’ultima complicata fatica del presunto grande teologo B 16. Dopo aver gocherellato sulle parole di una lettera di Paolo per esibire una maestria nei sofismi pari a quella del celebre Gorgia da Lentini, il papa si lancia in un ammonimento moralistico-bancario che, se avesse un minimo di coerenza, dovrebbe lui per primo applicare allo IOR di cui è il massimo e assoluto proprietario e gestore. Con il risultato di sembrare un emulo del DuceSilvio quando racconta le barzellette. E come ciliegina sulla torta scadente delle sue elocubrazioni metafisiche e meta-economiche B16 aggiunge un attacco senza senso all’ateismo, tanto per indicare qualcuno o qualcosa da demonizzare. Gli risponde per le rime Raffele Carcano, Segretario dell’UAAR.

Qui la fonte della notizia su Corsera  LEGGI

Ed ecco un campionario di bla bla bla di cui sono maestri i teologi

….Già nel titolo l’enciclica rovescia i termini classici del problema: la carità dev’essere coniugata con la verità, «non solo nella direzione, segnata da San Paolo, della “veritas in caritate” (Ef 4,15), ma anche in quella, inversa e complementare, della “caritas in veritate”». Il Papa dice infatti di essere «consapevole degli sviamenti e degli svuotamenti di senso a cui la carità è andata e va incontro, con il conseguente rischio di fraintenderla, di estrometterla dal vissuto etico e, in ogni caso, di impedirne la corretta valorizzazione» in ambito sociale, giuridico, culturale, politico, economico, «ossia nei contesti più esposti a tale pericolo».

Senza verità, la carità, parola «abusata e distorta», diventa «irrilevante» e rimane esclusa «dai progetti e dai processi di costruzione di uno sviluppo umano di portata universale, nel dialogo tra i saperi e le operatività». La «carità nella verità», invece, è essenziale nel momento in cui la crisi del modello di sviluppo globale richiede «nuove regole» e fondamenti. Di qui il contributo della Chiesa, che pure non ha «soluzioni tecniche da offrire e non pretende di interferire nella politica degli Stati». Carità e verità, Agape e Logos. Questo aspetto «razionale» della carità è comprensibile anche dalla ragione umana e ne fa una «base» universale, anzi globale, di dialogo tra tutti gli esseri umani, le nazioni, le culture….

Da Raffaele Carcano

Caro Papa, si sbaglia: ateismo e benessere vanno a braccetto. Lo dice anche l’Onu

Non parla solo di lavoro, il Papa, nella sua ultima enciclica. Spara a zero anche verso l’ateismo, definito ateismo dell’indifferenza, che sarebbe, secondo Benedetto XVI, “uno tra i maggiori ostacoli allo sviluppo”. Perché lo sviluppo, si legge nell’enciclica Caritas in veritate, “ha bisogno di cristiani con le braccia alzate verso Dio nel gesto della preghiera”. Ma ci permetta di dissentire, il Santo Padre: l’ateismo è anzi diffuso nei paesi più sviluppati. E non lo dice solo l’Uaar.
«Le nazioni ai primi posti dell’Indice di sviluppo umano – spiega Raffaele Càrcano, segretario nazionale dell’Uaar – contano il maggior numero di atei e agnostici, mentre i paesi che si collocano agli ultimi posti sono spesso caratterizzati da alti indici di religiosità e dalla quasi totale assenza di increduli. Lo dicono tutti i dati empirici raccolti da autorità indipendenti, Onu in testa». Come dire che ateismo, benessere e ricchezza vanno di pari passo. Anche se nessun ateo si mette a dirlo in giro o pontifica sui perché.
L’Indice di sviluppo umano dei paesi del mondo può essere consultato qui: http://hdr.undp.org/en/statistics/.

6/7/09 – Soldi (sporchi)

lunedì, 6 luglio 2009

Sabato 4 luglio la Santa Sede ha pubblicato il bilancio rivelando al mondo preoccupato che è in rosso. Il disavanzo è pari a quasi un milione (911.514 €) . Il dato è stato fornito dal Segretario di Stato Tarcisio Bertone dopo tre giorni di lavoro del Consiglio dei Quindici (i cardinali che sovrintendono ai problemi organizzativi ed economici). Sul bilancio ha gravato soprattutto il settore della comunicazione (entrate per 253.953.869 € e uscite per 254.865.383), in particolare radio vaticana che si è convertita già da qualche settimana alla raccolta pubblicitaria. Anche l’Obolo di san Pietro ha registrato una flessione (il paese più generoso è l’Italia). Contrariamente alle aspettative non è stata diramata nessuna notizia sui cambiamenti al vertice dello Ior (la banca vaticana), anche se voci dai sacri palazzi fanno intendere che presto Ettore Gotti Tedeschi, oggi presidente del Banco di Santander – Italia, assumerà la presidenza. Secondo Gianluigi Nuzzi, che ha scritto il fortunato Vaticano S.p.A (chiarelettere, € 15) basandosi sull’archivio di monsignor Dardozzi, consigliere della Segreteria di Stato del Vaticano dal 1983 al 2003 (alcuni documenti sono visibili su blog.chiarelettere.it), il bilancio diffuso dalla Santa Sede è del tutto fuorviante e parziale proprio perché tace sulle attività dello Ior. Per confermare questa sua convinzione, Nuzzi cita il bilancio del 1994 che parlava di un avanzo di 2.4 miliardi di lire, mentre nell’archivio Dardozzi si legge che l’utile dello Ior era di 72.5 miliardi di lire. Inoltre Nuzzi ritiene che, a differenza del resto del mondo, il Vaticano non ha subito perdite grazie alle vendite di immobili e agli investimenti in oro. Va ricordato che lo Ior non risponde alle norme antiriciclaggio come le altre banche estere. Pur operando nel cuore di Roma.
Nella enciclica Caritas in Veritate, licenziata da Benedetto XVI nella giornata di san Pietro e Paolo (29 giugno), si parla di crisi e esigenza di riportare l’etica al centro della vita economica. Encomiabile obiettivo, anche se è lecito nutrire qualche dubbio che a parole così alte seguano fatti. Del resto noi non dimentichiamo che Giovanni Paolo II si recò in Sicilia a condannare la mafia, mentre lo Ior risciacquava i soldi di Vito Ciancimino.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

19/1/09 – I belong to money (dalla curva di San Siro all’indirizzo di Kakà)

Viva Israele !

lunedì, 8 giugno 2009

Sequestrati beni della SS Vaticana perchè non paga le tasse. Quando riusciranno gli italiani a far pagare le tasse ai gerarchi cattolici ?

Qui la fonte della notizia da La Repubblica
LEGGI

ROMA - A poche settimane dalla visita di Benedetto XVI in Israele, il governo israeliano ha bloccato i conti correnti della Custodia di Terra Santa e di altri enti cattolici in Israele per costringere le istituzioni ecclesiastiche a pagare le tasse, senza attendere le conclusioni del negoziato che verte in particolare sullo statuto fiscale della Chiesa in Israele.

Il provvedimento, firmato da Yehezkel Abrahamoff, capo dell’esattoria, manifesta di fatto un cambiamento di rotta del governo Natanyahu e avrà pesanti ricadute sulla gestione di scuole e ospedali cattolici………

Fotovoltaico benedetto per Benedetto.

venerdì, 29 maggio 2009

Ecco come il Vaticano ci prende per il culo e, fra risparmio energetico ed incentivi, si cucca in venti anni 1 miliardo e 326 milioni di Euro a spese dei contribuenti italiani, a fronte di un investimento iniziale di 500 milioni. Riceviamo dal nostro amico Nino Biddau questo piccolo, semplice ma straordinario conticino che non troverete in nessun altro mezzo di informazione pubblico e privato nel Vicereame del Papa Re. Grazie Nino !

Circolo Bettino Craxi Via dei Ramni 4 Roma

Le belle trovate di Monsignor Boccardo e del Cardinal Lajolo E io pago !!

Monsignor Boccardo, segretario generale del Governatorato del Vaticano si offese per essere stato trattato come un moroso quando l’ACEA nel 1999 si decise a richiedergli 50 miliardi di lire quale arretrato per 20 anni di scarichi abusivi di liquami nei depuratori dell’ente .Sino al 1970 gli scarichi finivano direttamente nel Tevere,in seguito vennero riversati in vasche di purificazione ,gestite appunto dall’ACEA ,allora comunale. Monsignor Boccardo si rifiutò di onorare il debito, appellandosi all’articolo 6 del Concordato secondo cui il Vaticano ha diritto a ricevere “gratis et amore Dei “tutta l’acqua di cui ha bisogno ; gli azionisti dell’ACEA ,che nel frattempo era stata privatizzata ,protestarono per cui il governo italiano fu costretto ad inserire nella finanziaria del 2004 una voce di 25 milioni di euro, più 5 milioni dal 2005 , da versare all’ACEA per i liquami arretrati dello Stato della Chiesa ,di cui in verità nel Concordato non si fa cenno. Chi alla fine ha dovuto mettere le mani al portafoglio è il povero contribuente romano che, non potendo appellarsi ad alcun concordato, nella bolletta per l’acqua trova regolarmente incluso il canone “fognature”, comprensivo anche della gestione dei depuratori.

Monsignor Boccardo è munito di una fertile fantasia e non si contenta di ricevere l’acqua (6 milioni di metri cubi l’anno) e di usufruire degli impianti di depurazione senza versare un soldo ,ma ha trovato il modo di rifornire il Vaticano di energia elettrica non solo in maniera gratuita ma addirittura guadagnandoci sopra. I media hanno riportato il contenuto di una trasmissione vaticana nella quale in relazione alle iniziative ecologiche del Vaticano si è data notizia dell’inaugurazione di un impianto fotovoltaico del quale s’è dotata l’aula Paolo VI° , progettata dall’architetto Nervi ed utilizzata per le udienze papali. Le tegole di copertura della struttura sono state sostituite da 2400 pannelli solari in grado di garantire ,ci informa la stampa, una potenza di 221 KW.

La realizzazione ecologica sostenibile e progressista , ci informano monsignor Boccardo e l’ing. Cuscianna, direttore dei servizi tecnici del Governatorato, “si colloca nella scia della cultura del verde,caratterizzata da valori etici, così come è nelle intenzioni di Papa Benedetto XVI“ e permettere, richiamandosi alle discutibili conclusioni dell’IPCC (l’organismo politico, pseudoscientifico dell’ONU che s’è inventato l’effetto serra di origine antropica) di evitare l’emissione di 225.000 Kg di CO2 .

Mons. Boccardo deve aver riflettuto sul fatto che nell’atmosfera vi sono 400 miliardi di tonnellate di anidride carbonica e che l’IPCC valuta annualmente in 20 milioni di tonnellate il CO2 creato da attività dell’uomo ; conseguentemente l’illustre prelato deve essere giunto alla logica conclusione che , se persino la riduzione mondiale del 5% , prevista dai protocolli di Kyoto, in realtà è una turlupinatura perché si risolve in un’insignificante riduzione di mezzo milione di tonnellate di emissioni del gas con risultati pratici pari a zero , a maggior ragione le 225 tonnellate risparmiate con il FV installato sull’aula Paolo VI° sono in realtà un nulla ,anzi una presa in giro ed infatti Mons. Boccardo ha furbescamente sottolineato subito dopo che “ le nostre iniziative sono simboliche e pedagogiche “ ; ed anche , aggiungo  malignamente io, remunerative .

Fra queste iniziative Monsignore ha incluso anche una serie di cervellotiche idee , che ricordano tanto le realizzazioni estemporanee del mai dimenticato Pecoraro Scanio , come l’utilizzazioni di biomasse , ottenute da deiezioni animali ,per alimentare i consumi energetici della villa papale di Castelgandolfo ed il proposito di permettere l’entrata in Vaticano solo a macchine alimentate elettricamente od ad idrogeno .

I media sono scarsi di informazioni sulle caratteristiche tecniche dell’impianto fotovoltaico ,inaugurato in Vaticano .Qualche considerazione possiamo però trarla ugualmente dagli unici dati disponibili secondo cui la potenza massima sarebbe di 221 Kw ed i pannelli occuperebbero un area di 5.000 mq .

Il costo di un impianto FV , con moduli di silicio monocristallino , “ grid connected , cioè collegato in parallelo alla rete elettrica dell’ENEL ,comprensivo di inverter (che trasforma la corrente continua in corrente alternata) e di contatore di energia , s’aggira intorno alle 7 euro/watt ,per cui il valore complessivo può essere valutato all’incirca pari ad un milione e mezzo di euro.

Una centrale normale con la potenza di 221 Kw produrrebbe a regime 1936 Mwh annue ,ma un impianto FV funziona in maniera ottimale solo di giorno e d’estate se non piove ,cioè quando la radiazione solare incide sulle celle che compongono il pannello e da queste viene trasformato in corrente elettrica ; di conseguenza l’energia disponibile prodotta in un anno da un impianto FV con 221 Kw di picco sarebbe di soli 215 Mwh .

Va inoltre rilevato che ,considerando la potenza specifica media annuale alla latitudine di Roma di un sistema di trasformazione FV dell’energia solare pari a 20watt/mq , un impianto FV con una potenza di di 221 Kw necessita di una superficie di 11.500 mq e non dei 5.000 mq di cui ha accennato radio vaticana .

Se il vantaggio,ottenuto con l’impianto fotovoltaico installato sui tetti dell’auditorium Paolo VI°, si limitasse al solo risparmio dei 0,15 euro per Kwh ,che i contribuenti pagano all’ENEL per l’energia consumata, non ci sarebbe alcuna utilità finanziaria per il fruitore dell’energia solare FV , nella fattispecie monsignor Boccardo , perché l’economia di danaro ottenuta sarebbe appena di 32.266 euro annui ed il costo dell’impianto verrebbe ad essere ammortizzato in 47 anni , ma monsignor Boccardo sa che potrà utilizzare il famigerato, inutilmente dispendioso decreto 287/2003 del governo Berlusconi.

L’incentivo previsto in attuazione di tale decreto sarebbe per strutture superiori a 20 Kw di 0,32 euro per ogni Kwh prodotto nel caso di impianti esteticamente discutibili e di 0,44/Kwh per pannelli solari integrati architettonicamente all’ambiente .Naturalmente come osserva Monsignore “un’ecologia estetica,ancor che con finalità di salvaguardia climatica ,deve per lunga e classica tradizione coniugarsi col bello” ; ed infatti ha coerentemente optato per il  più sostanzioso incentivo di 44 centesimi di euro per Kwh.

Tale incentivo permetterà alle casse vaticane di incassare un premio complessivo di 91.444 euro l’anno che, aggiunto alle 32.266 euro di risparmio, sarà in grado di ammortizzare l’ investimento iniziale del Vaticano di 1.500.000 euro in soli 12 anni .

In venti anni fra risparmio ed incentivi il vantaggio finanziario per il Vaticano sarà di 2.500.000 euro Considerando l’ investimento iniziale di un milione e mezzo, non c’è certo di che lamentarsi .

A proposito, l’investimento del Vaticano di 1.500.000 euro in realtà non esiste perché l’installazione FV completa è stata donata generosamente dalla tedesca Solar World Act ad un Papa tedesco e non può che essere stata una manifestazione, come ha commentato Radio Vaticana, della Divina Provvidenza . La tariffa incentivante di 0,44 euro per Kwh prodotto invece non piove dal cielo –o dalla Germania – grazie alla Provvidenza Divina, ma viene prelevata dai fondi del cip6 che è un’addizionale sulla bolletta dell’energia elettrica pagata da tutti gli utenti d’Italia.

L’appetito vien mangiando .Visti gli ottimi risultati ottenuti dall’impianto installato sul tetto della sala Paolo VI° , per cui si dispone per venti anni di energia elettrica gratuita a spese del contribuente italiano , il cardinal Giovanni Lajolo presidente del Governatorato e monsignor Boccardo hanno pensato di organizzare le cose in grande. Hanno dato mandato al già citato ing. Cuscianna , responsabile dei servizi tecnici vaticani , ed al dott. Villarini, responsabile dei progetti per le fonti rinnovabili ed ecoprogressiste , il mandato di sostenere i consumi, soprattutto quelli turistici gestiti dai preti (alberghi,ristoranti,bar,ecc.) di S. Giovanni Rotondo con tecnologie fotovoltaiche che saranno naturalmente tramite il già citato cip6 a carico degli utenti italiani . Il cip6 è una bella torta di 3 miliardi di euro l’anno ed alla  sua  spartizione non può mancare il Vaticano.

Il progetto più prestigioso e remunerativo , che sta per essere messo in cantiere , sarà il parco fotovoltaico progettato nei terreni del borgo medioevale di S. Maria di Galeria ,donato al Papa dal governo italiano nel 1930 , dove attualmente sono installate le antenne radio vaticane . I giornali parlano di un investimento di 500 milioni ; l’impianto eretto su una area di 300 ettari svilupperà una potenza di 100.000 kw ed una produzione annua di 130 GWH, sufficiente per soddisfare le esigenze energetiche non solo delle potenti antenne radio ma della totalità delle strutture vaticane. La produzione verrà collegata in parallelo alla rete elettrica pubblica e, a quanto hanno evidenziato alcuni organi di stampa, verrà agevolata fiscalmente dallo Stato italiano e godrà, sempre grazie alla legge 287 del governo Prodi, di un incentivo di 0,32 euro per ogni Kwh prodotto. Dopo un incontro con il ministro Scaiola pare che il Vaticano abbia ottenuto l’approvazione per l’elaborazione di un piano di fattibilità che sarà affidato –guarda un po’- alla tedesca Solaword AG .

Senza tediare ulteriormente chi legge con noiosi calcoli aritmetici concludo evidenziando che in venti anni la Santa Sede godrà di un guadagno fra risparmio energetico ed incentivi di 1.326.000,000 euro, sempre a spese dei contribuenti italiani, a  fronte di un investimento iniziale di 500 milioni.

Il cardinal Lajolo ha commentato”Nei momenti di crisi si devono sviluppare le energie rinnovabili e –evitando,con la struttura fotovoltaica in progetto a Ponte Galeria , l’emissione di 70.000 tonnellate di CO2 – si da una mano all’Italia “ che ne ha tanto bisogno visto che il Climate Chang Performance Index la pone al 44° posto su 57 fra i Paesi che dovrebbero rispettare il santificato e benedetto  protocollo di Kyoto.

Ringraziamo il cardinal Lajolo e prepariamoci ad un probabile aumento della bolletta dell’ENEL. (N.B.)

Fotovoltaico benedetto per Benedetto.

giovedì, 28 maggio 2009

Ecco come il Vaticano ci prende per il culo e, fra risparmio energetico ed incentivi, si cucca in venti anni 1 miliardo e 326 milioni di Euro a spese dei contribuenti italiani, a fronte di un investimento iniziale di 500 milioni. Riceviamo dal nostro amico Nino Biddau questo piccolo, semplice ma straordinario conticino che non troverete in nessun altro mezzo di informazione pubblico e privato nel Vicereame del Papa Re. Grazie Nino !

Circolo Bettino Craxi Via dei Ramni 4 Roma

Le belle trovate di Monsignor Boccardo e del Cardinal Lajolo E io pago !!

Monsignor Boccardo, segretario generale del Governatorato del Vaticano si offese per essere stato trattato come un moroso quando l’ACEA nel 1999 si decise a richiedergli 50 miliardi di lire quale arretrato per 20 anni di scarichi abusivi di liquami nei depuratori dell’ente .Sino al 1970 gli scarichi finivano direttamente nel Tevere,in seguito vennero riversati in vasche di purificazione ,gestite appunto dall’ACEA ,allora comunale. Monsignor Boccardo si rifiutò di onorare il debito, appellandosi all’articolo 6 del Concordato secondo cui il Vaticano ha diritto a ricevere “gratis et amore Dei “tutta l’acqua di cui ha bisogno ; gli azionisti dell’ACEA ,che nel frattempo era stata privatizzata ,protestarono per cui il governo italiano fu costretto ad inserire nella finanziaria del 2004 una voce di 25 milioni di euro, più 5 milioni dal 2005 , da versare all’ACEA per i liquami arretrati dello Stato della Chiesa ,di cui in verità nel Concordato non si fa cenno. Chi alla fine ha dovuto mettere le mani al portafoglio è il povero contribuente romano che, non potendo appellarsi ad alcun concordato, nella bolletta per l’acqua trova regolarmente incluso il canone “fognature”, comprensivo anche della gestione dei depuratori.

Monsignor Boccardo è munito di una fertile fantasia e non si contenta di ricevere l’acqua (6 milioni di metri cubi l’anno) e di usufruire degli impianti di depurazione senza versare un soldo ,ma ha trovato il modo di rifornire il Vaticano di energia elettrica non solo in maniera gratuita ma addirittura guadagnandoci sopra. I media hanno riportato il contenuto di una trasmissione vaticana nella quale in relazione alle iniziative ecologiche del Vaticano si è data notizia dell’inaugurazione di un impianto fotovoltaico del quale s’è dotata l’aula Paolo VI° , progettata dall’architetto Nervi ed utilizzata per le udienze papali. Le tegole di copertura della struttura sono state sostituite da 2400 pannelli solari in grado di garantire ,ci informa la stampa, una potenza di 221 KW.

La realizzazione ecologica sostenibile e progressista , ci informano monsignor Boccardo e l’ing. Cuscianna, direttore dei servizi tecnici del Governatorato, “si colloca nella scia della cultura del verde,caratterizzata da valori etici, così come è nelle intenzioni di Papa Benedetto XVI“ e permettere, richiamandosi alle discutibili conclusioni dell’IPCC (l’organismo politico, pseudoscientifico dell’ONU che s’è inventato l’effetto serra di origine antropica) di evitare l’emissione di 225.000 Kg di CO2 .

Mons. Boccardo deve aver riflettuto sul fatto che nell’atmosfera vi sono 400 miliardi di tonnellate di anidride carbonica e che l’IPCC valuta annualmente in 20 milioni di tonnellate il CO2 creato da attività dell’uomo ; conseguentemente l’illustre prelato deve essere giunto alla logica conclusione che , se persino la riduzione mondiale del 5% , prevista dai protocolli di Kyoto, in realtà è una turlupinatura perché si risolve in un’insignificante riduzione di mezzo milione di tonnellate di emissioni del gas con risultati pratici pari a zero , a maggior ragione le 225 tonnellate risparmiate con il FV installato sull’aula Paolo VI° sono in realtà un nulla ,anzi una presa in giro ed infatti Mons. Boccardo ha furbescamente sottolineato subito dopo che “ le nostre iniziative sono simboliche e pedagogiche “ ; ed anche , aggiungo  malignamente io, remunerative .

Fra queste iniziative Monsignore ha incluso anche una serie di cervellotiche idee , che ricordano tanto le realizzazioni estemporanee del mai dimenticato Pecoraro Scanio , come l’utilizzazioni di biomasse , ottenute da deiezioni animali ,per alimentare i consumi energetici della villa papale di Castelgandolfo ed il proposito di permettere l’entrata in Vaticano solo a macchine alimentate elettricamente od ad idrogeno .

I media sono scarsi di informazioni sulle caratteristiche tecniche dell’impianto fotovoltaico ,inaugurato in Vaticano .Qualche considerazione possiamo però trarla ugualmente dagli unici dati disponibili secondo cui la potenza massima sarebbe di 221 Kw ed i pannelli occuperebbero un area di 5.000 mq .

Il costo di un impianto FV , con moduli di silicio monocristallino , “ grid connected , cioè collegato in parallelo alla rete elettrica dell’ENEL ,comprensivo di inverter (che trasforma la corrente continua in corrente alternata) e di contatore di energia , s’aggira intorno alle 7 euro/watt ,per cui il valore complessivo può essere valutato all’incirca pari ad un milione e mezzo di euro.

Una centrale normale con la potenza di 221 Kw produrrebbe a regime 1936 Mwh annue ,ma un impianto FV funziona in maniera ottimale solo di giorno e d’estate se non piove ,cioè quando la radiazione solare incide sulle celle che compongono il pannello e da queste viene trasformato in corrente elettrica ; di conseguenza l’energia disponibile prodotta in un anno da un impianto FV con 221 Kw di picco sarebbe di soli 215 Mwh .

Va inoltre rilevato che ,considerando la potenza specifica media annuale alla latitudine di Roma di un sistema di trasformazione FV dell’energia solare pari a 20watt/mq , un impianto FV con una potenza di di 221 Kw necessita di una superficie di 11.500 mq e non dei 5.000 mq di cui ha accennato radio vaticana .

Se il vantaggio,ottenuto con l’impianto fotovoltaico installato sui tetti dell’auditorium Paolo VI°, si limitasse al solo risparmio dei 0,15 euro per Kwh ,che i contribuenti pagano all’ENEL per l’energia consumata, non ci sarebbe alcuna utilità finanziaria per il fruitore dell’energia solare FV , nella fattispecie monsignor Boccardo , perché l’economia di danaro ottenuta sarebbe appena di 32.266 euro annui ed il costo dell’impianto verrebbe ad essere ammortizzato in 47 anni , ma monsignor Boccardo sa che potrà utilizzare il famigerato, inutilmente dispendioso decreto 287/2003 del governo Berlusconi.

L’incentivo previsto in attuazione di tale decreto sarebbe per strutture superiori a 20 Kw di 0,32 euro per ogni Kwh prodotto nel caso di impianti esteticamente discutibili e di 0,44/Kwh per pannelli solari integrati architettonicamente all’ambiente .Naturalmente come osserva Monsignore “un’ecologia estetica,ancor che con finalità di salvaguardia climatica ,deve per lunga e classica tradizione coniugarsi col bello” ; ed infatti ha coerentemente optato per il  più sostanzioso incentivo di 44 centesimi di euro per Kwh.

Tale incentivo permetterà alle casse vaticane di incassare un premio complessivo di 91.444 euro l’anno che, aggiunto alle 32.266 euro di risparmio, sarà in grado di ammortizzare l’ investimento iniziale del Vaticano di 1.500.000 euro in soli 12 anni .

In venti anni fra risparmio ed incentivi il vantaggio finanziario per il Vaticano sarà di 2.500.000 euro Considerando l’ investimento iniziale di un milione e mezzo, non c’è certo di che lamentarsi .

A proposito, l’investimento del Vaticano di 1.500.000 euro in realtà non esiste perché l’installazione FV completa è stata donata generosamente dalla tedesca Solar World Act ad un Papa tedesco e non può che essere stata una manifestazione, come ha commentato Radio Vaticana, della Divina Provvidenza . La tariffa incentivante di 0,44 euro per Kwh prodotto invece non piove dal cielo –o dalla Germania – grazie alla Provvidenza Divina, ma viene prelevata dai fondi del cip6 che è un’addizionale sulla bolletta dell’energia elettrica pagata da tutti gli utenti d’Italia.

L’appetito vien mangiando .Visti gli ottimi risultati ottenuti dall’impianto installato sul tetto della sala Paolo VI° , per cui si dispone per venti anni di energia elettrica gratuita a spese del contribuente italiano , il cardinal Giovanni Lajolo presidente del Governatorato e monsignor Boccardo hanno pensato di organizzare le cose in grande. Hanno dato mandato al già citato ing. Cuscianna , responsabile dei servizi tecnici vaticani , ed al dott. Villarini, responsabile dei progetti per le fonti rinnovabili ed ecoprogressiste , il mandato di sostenere i consumi, soprattutto quelli turistici gestiti dai preti (alberghi,ristoranti,bar,ecc.) di S. Giovanni Rotondo con tecnologie fotovoltaiche che saranno naturalmente tramite il già citato cip6 a carico degli utenti italiani . Il cip6 è una bella torta di 3 miliardi di euro l’anno ed alla  sua  spartizione non può mancare il Vaticano.

Il progetto più prestigioso e remunerativo , che sta per essere messo in cantiere , sarà il parco fotovoltaico progettato nei terreni del borgo medioevale di S. Maria di Galeria ,donato al Papa dal governo italiano nel 1930 , dove attualmente sono installate le antenne radio vaticane . I giornali parlano di un investimento di 500 milioni ; l’impianto eretto su una area di 300 ettari svilupperà una potenza di 100.000 kw ed una produzione annua di 130 GWH, sufficiente per soddisfare le esigenze energetiche non solo delle potenti antenne radio ma della totalità delle strutture vaticane. La produzione verrà collegata in parallelo alla rete elettrica pubblica e, a quanto hanno evidenziato alcuni organi di stampa, verrà agevolata fiscalmente dallo Stato italiano e godrà, sempre grazie alla legge 287 del governo Prodi, di un incentivo di 0,32 euro per ogni Kwh prodotto. Dopo un incontro con il ministro Scaiola pare che il Vaticano abbia ottenuto l’approvazione per l’elaborazione di un piano di fattibilità che sarà affidato –guarda un po’- alla tedesca Solaword AG .

Senza tediare ulteriormente chi legge con noiosi calcoli aritmetici concludo evidenziando che in venti anni la Santa Sede godrà di un guadagno fra risparmio energetico ed incentivi di 1.326.000,000 euro, sempre a spese dei contribuenti italiani, a  fronte di un investimento iniziale di 500 milioni.

Il cardinal Lajolo ha commentato”Nei momenti di crisi si devono sviluppare le energie rinnovabili e –evitando,con la struttura fotovoltaica in progetto a Ponte Galeria , l’emissione di 70.000 tonnellate di CO2 – si da una mano all’Italia “ che ne ha tanto bisogno visto che il Climate Chang Performance Index la pone al 44° posto su 57 fra i Paesi che dovrebbero rispettare il santificato e benedetto  protocollo di Kyoto.

Ringraziamo il cardinal Lajolo e prepariamoci ad un probabile aumento della bolletta dell’ENEL. (N.B.)

Pioggia di soldi per i preti.

lunedì, 11 maggio 2009

Un commento del nostro amico Luigi Feruglio pescato in una mailing-list ci ricorda quanto ci costa mantenere in vita nel nostro Paese la versione cattolica della Menzogna Globale.

La gran parte dell’8 per mille finisce alla chiesa cattolica anche se solo una minoranza dei cittadini esprime una preferenza.

Una parte del 5 per mille finisce alle associazioni della stessa.

Poi ci sono gli Oneri di Urbanizzazione secondaria che, in percentuale variabile a seconda delle regioni o delle scelte comunali (e poi dicono che non esiste già il federalismo) servono per chiese, oratori, canoniche, fotocopiatrici etc.

Che una parte dei soldi per “Roma capitale” fossero utilizzati per le necessità della religione cattolica era scontato.

Che gli insegnanti, diventati di ruolo, della materia facoltativa “religione” che viene insegnata a spese dello stato da insegnanti scelti dalle curie di una sola chiesa costino cari lo si sa.

Ma poi ci sono le migliaia e migliaia di decisioni (comuni, province, regioni e lo stato fanno a gara) per fornire altri contributi.

Ogni iniziativa è buona.

Anche la sindone ha bisogno di soldi da tutti i cittadini, non solo dai “suoi”.

L’articolo pubblicato su “l’Espresso”

, datato 7 maggio 2009, ne parla.

Gigi

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Sacra Sindone
COSTI PROFANI
Per l’Ostensione della reliquia servono almeno 5 milioni. Ed è alta tensione tra il cardinale, le banche e le istituzioni
DI FRANCESCO BONAZZI

Ci sono almeno due misteri sulla Sindone. Quello con la “m” maiuscola riguarda la sua autenticità come sudario di Gesù. L’altro, con la minuscola, è quanto costerà l’Ostensione dei record che a Torino stanno preparando per la primavera 2010. La organizza la curia guidata dal cardinale Severino Poletto, ma il conto lo pagheranno gli enti locali e le due fondazioni bancarie della città, la Compagnia di San Paolo e la Crt. Comprensibile, visto che si attendono oltre due milioni e mezzo di pellegrini, papa Ratzinger compreso, e che Torino avrà una nuova formidabile occasione per mettersi in mostra, dopo le Olimpiadi invernali. Ma provate a riunire intorno a un tavolo personaggi abituati a comandare come lo stesso Poletto, mai tenero con il Partito democratico e con i poteri forti, due amministratori di centrosinistra come Mercedes Bresso e Sergio Chiamparino, e poi Angelo Benessia, il riservatissimo avvocato che guida la Compagnia di San Paolo. Impossibile che prima o poi non voli qualche piatto. Metaforicamente, ovvio. Però, al momento di mettere nero su bianco budget e ripartizione delle spese, poco c’è mancato che lo scontro diventasse pubblico.
Il cardinale, per battere il record di visitatori del 1998, ha deciso di prolungare a sei settimane la durata dell’Ostensione (dal 10 aprile al 22 maggio). Una maratona, della fede e della fioriera, visto che il percorso obbligato sarà di un paio di chilometri. La scorsa primavera, quando il “pensionando” Poletto ottenne dal papa una rarissima proroga personale di due anni e l’autorizzazione alla nuova Ostensione, si era parlato di un budget da 10 milioni. Poi è arrivata la crisi e le stime sono scese a 8. Dopo l’ultimo braccio di ferro gira una cifra intorno ai 5.
Il punto di rottura è stato sfiorato il 5 aprile, nel corso di una riunione con il cardinale, gli assessori e i vertici delle fondazioni.
Il giorno dopo, si è scritto che Benessia avrebbe cercato di ridurre la quota-parte del San Paolo, ma che dopo vivace discussione il cardinale l’avrebbe convinto a non versare un solo centesimo in meno della Crt (e del previsto). Il tutto, dopo un severo predicozzo cardinalizio sui finanziamenti “all’”effimero” dei quali si sarebbe macchiato il primo azionista di Intesa-Sanpaolo. A “L’espresso”, però, risulta che in quella riunione le cose sarebbero andate diversamente. L’assessore comunale alla Cultura, Fiorenzo Alfieri, si era presentato con un documento che indicava un budget generoso, e alcune previsioni di spesa, come quei 900 mila euro per la comunicazione, hanno innervosito gli astanti. I rappresentanti della Regione, sotto schiaffo per l’affaire Soria-Grinzane, non hanno protestato più di tanto. La parte del miscredente è dunque toccata a Benessia, che ha fatto notare come la Sindone si comunichi da sola e ha chiesto di sponsorizzare opere “che restino alla città”. Sì ai soldi per rifare il camminamento del teatro romano: no a celebrazioni e paccottiglia varia.
Così, alla fine, sui costi non c’è certezza. Il documento con il primo budget ufficialmente non è mai esistito. Il Comune lo riscriverà. Ma la tensione resta alta, anche perché Poletto è uno che non le manda a dire. Fu durissimo ai funerali degli operai della Thyssen e riservò parole di fuoco alla nascita del Pd, accusato di “emarginare i cattolici”. Ha sgridato i parroci no-Tav, trasferendone più d’uno, e ha mezzo scomunicato la Bresso quando la Regione si offrì di ospitare Eluana Englaro. Ora tiene tantissimo a questa Ostensione, con la quale vuol chiudere in bellezza la sua esperienza pastorale. Il problema è che nel 2010 termina il mandato la Bresso e l’anno dopo Chiamparino. Più che poteri forti, poteri in scadenza. E l’unico appena salito in sella è Benessia.

30/4/09 – Ma che so’ tanti 5 milioni di euri ?

giovedì, 30 aprile 2009

Fino ad oggi la Cei ha stanziato per i terremotati dell’aquilano 5 milioni di € più 500 uova di cioccolato, regalo personale del santopadre, per i piccoli terremotati.
La prima tranche, 3 milioni, è stata allocata dopo un paio di giorni e gli allocchi hanno fatto oooooo! Nel frattempo Emma Bonino, le piccole e frammentate associazioni laiche e l’uaar, hanno provato a chiedere che i fondi dell’8×1000 fossero riservati allo Stato. La legge prevede che quei fondi vengano destinati, soprattutto, al contrasto delle calamità naturali, anche se è successo che i fondi sono stati utilizzati per finanziare le missioni militari all’estero. In venti anni dall’istituzione dell’8×1000, nessun governo – mai nessun governo – ha pensato a farsi un po’ di pubblicità così come fanno le confessioni che hanno diritto al contributo. Noi avremmo messo la mano sul fuoco, volendo anche tutte e due, che anche questo governo avrebbe evitato “la concorrenza scorretta alla Chiesa”, come ebbe a dire il cassiere pontificio mons. Attilio Nicora all’ingenua Livia Turco che propose di destinare la quota statale dell’8 ai bambini poveri. Ma sia mai che le tragedie portino ad un ripensamento… così il cardinale Angelo Bagnasco si è affrettato ad andare tra le macerie per testimoniare preghiere e vicinanza aggiungendo altri 2 milioni, dichiarati con clamore ai microfoni dei giornalisti leccaculo. La pensata della Cei è evidente: perché dare soldi allo Stato che non è nemmeno in grado di controllare come si fa il cemento armato, quando ci siamo noi? Noi che abbiamo scritto quel bell’editoriale sull’Avvenire per dire che la solidarietà non è più una emergenza ma uno stile di vita.
Come è noto dell’8×1000 lo Stato raccoglie le mollichelle; in parte questo è dovuto al meccanismo bizantino di assegnazione dei fondi. Per destinare il contributo a una delle istituzioni accreditate bisogna indicare espressamente la propria scelta nella dichiarazione dei redditi. A farlo è solo il 40% dei contribuenti (36% alla Chiesa cattolica, 3% allo Stato e 0,qualcosa agli altri) mentre il restante 60% lascia la casella in bianco, in molti pensando che i soldi finiranno in ogni caso nelle casse pubbliche. Sbagliando però, perché la quota residua dell’8×1000, che è la fetta più grossa della torta, viene ripartita percentualmente secondo le scelte esplicite. In questo modo la Cei invece dei 360 milioni decisi dai contribuenti incassa novecento milioni (i dati citati sono del 2007).
In estrema sintesi, per ottenere finanziamenti alla Chiesa cattolica, bisogna attuare un espediente per prendere dalle tasche dei presunti cattolici quello che mai donerebbero spontaneamente. Ben il 61% dei contribuenti invece, aderì al 5×1000, nato nel 2006 per destinare lo 0,5 dell’Irpef alla ricerca e al volontariato. Su pressioni, indovinate di chi, nella finanziaria 2007 il governo (di centrosinistra) decise di porre un tetto di 250 milioni alle contribuzioni del 5×1000. Come ha ben sintetizzato Curzio Maltese ne La Questua (Feltrinelli, € 14) “con una mano lo Stato regala 600 milioni di quote non espresse alla Cei e con l’altra sottrae 150 milioni di quote espresse a favore di onlus e ricerca. Nella stessa pagina del modello 730!”
L’iniquo sistema dell’8×1000 costringe i cittadini che non vogliono finanziare le religioni a contribuire forzosamente con la ripartizione, oppure a scegliere la fede che ritiene meno molesta per la sua quotidianità. Alla faccia dei cittadini virtuosi che vorrebbero che le proprie tasse, tutte, andassero allo Stato.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Preti parassiti e paraculi.

venerdì, 24 aprile 2009

Dal nostro amico Alessandro : “”" Ricapitolando – 1) si fanno l’impianto fotovoltaico pagandolo con i soldi drenati agli italiani – 2) lo installano su terreni donati dall’Italia – 3) l’eccedenza di energia invece di regalarla all’Italia gliela RIVENDONO.

Da la Repubblica  del 23/04/09

http://www.repubblica.it/2009/04/sezioni/ambiente/vaticano-verde/vaticano-verde/vaticano-verde.html

Il Vaticano avrà l’impianto
solare più grande d’Europa
Il progetto è alle fasi finali di studio. I lavori potrebbero partire entro due-tre mesi. Prezzo: 500 mln di euro. E il surplus di energia sarà venduto all’Italia

Papa Benedetto XVI

CITTA’ DEL VATICANO – Il Vaticano avrà l’impianto fotovoltaico più grande del mondo ed il progetto è ormai alle fasi finali di studio. I lavori, se ogni nodo verrà sciolto positivamente, dovrebbero partire entro due-tre mesi per poi durare dai tre ai quattro anni. Il prezzo dell’impianto sarà di 500 milioni di euro.

I pannelli fotovoltaici verranno installati a Santa Maria Galeria, nel terreno della Santa Sede che ospita gli impianti della Radio Vaticana. Già lo scorso autunno, dopo il collaudo dell’impianto a pannelli solari dell’Aula Paolo VI in Vaticano, venne annunciata la futura creazione di un impianto analogo per Santa Maria Galeria, che nel 2014 porterebbe il Vaticano ad avere l’impianto di immagazzinamento di energia solare più grande d’Europa.

Un progetto che costerà alle casse dello Stato della Città del Vaticano circa 500 milioni di euro e verrà affidato alla tedesca Solarworld AG, azienda specializzata nella costruzione di pannelli solari. Produrrà un quantitativo di energia pari a 100 MegaWatt, necessari non solo a soddisfare il bisogno dell’impianto radio, ma anche dell’intero stato e di circa 40mila abitazioni: il surplus verrà quindi venduto all’Italia.

(23 aprile 2009) Tutti gli articoli di Scienze e Ambiente