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	<title>.:: No God ::. &#187; Varie</title>
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	<description>Ateismo è libertà</description>
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		<title>I neutrini di dio.</title>
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		<pubDate>Tue, 04 Oct 2011 18:06:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[neutrini]]></category>
		<category><![CDATA[scientismo]]></category>

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		<description><![CDATA[L&#8217;ipotesi che la velocità della luce non sia un limite invalicabile viene strumentalmente utilizzata su l&#8217;Avvenire per criticare lo &#8220;scientismo&#8221; e rilanciare surrettiziamente l&#8217;immaginaria entità soprannaturale chiamata &#8220;dio&#8221;.  La risposta del blog &#8220;scientista&#8221; Galileo. LEGGI]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;ipotesi che  la velocità della luce non sia un limite invalicabile viene strumentalmente utilizzata su <a href="http://www.avvenire.it/Commenti/Pagine/un-colpo-alla-relativita.aspx">l&#8217;Avvenire</a> per criticare lo &#8220;scientismo&#8221; e rilanciare surrettiziamente  l&#8217;immaginaria entità soprannaturale chiamata &#8220;dio&#8221;.  La risposta del blog  &#8220;scientista&#8221; Galileo. <a href="http://www.galileonet.it/blog_posts/4e82de6e72b7ab3b28000048">LEGGI</a></p>
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		<title>Eletto per la terza volta il sindaco gay di Berlino.</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Sep 2011 07:17:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Tiziana 2011]]></category>
		<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[il papa a Berlino]]></category>
		<category><![CDATA[sindaco di berlino]]></category>
		<category><![CDATA[Wowereit]]></category>

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		<description><![CDATA[Sarà lui ad accogliere il papa al suo arrivo a Berlino, ma non sappiamo se in quella occasione, oltre alle personalità del suo seguito, gli presenterà anche il suo compagno. Sarebbe la prima volta che assisteremmo al riconoscimento ufficioso di una coppia gay da parte di un pontefice dell&#8217;omofoba chiesa cattolica romana che contro quelle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><span style="color: #cc0000;"><span style="color: #000000;"><strong> </strong></span><span style="color: #000000;"><strong>Sarà lui ad accogliere il papa</strong> al suo arrivo a  Berlino, ma non sappiamo se in quella occasione, oltre alle personalità del suo  seguito, gli presenterà anche il suo compagno. Sarebbe la prima volta che  assisteremmo al riconoscimento ufficioso di una coppia gay da parte di un  pontefice dell&#8217;omofoba chiesa cattolica romana che contro quelle unioni d&#8217;amore  ha scatenato una compagna planetaria. Forse potrebbe essere trovata una via  d&#8217;uscita diplomatica se il compagno del sindaco si presentasse con i tacchi a  spillo e velato rigorosamente di nero. Ricordiamo che nei due precedenti viaggi  del papa la città di Berlino è stata accuratamente evitata, ma stavolta essendo  prevista una visita al Parlamento Ratzinger non può fare a meno di visitare la  capitale e incontrare il suo sindaco</span></span>.</p>
<p><strong>Ecco qui un bel Ritratto del sindaco curato da <span style="color: #ff0000;">Tiziana Ficacci. </span></strong></p>
<p><strong><span style="color: #cc0000;">13/10/08 – Ritratto di (signor) sindaco </span></strong></p>
<p><strong>Klaus Wowereit è sindaco di  Berlino,</strong> città dove è nato, dal 2001. E’ dell’ala sinistra dell’SPD e  molti osservatori prevedono per lui un futuro da primo ministro, specie se il  prossimo anno l’attuale capo del dicastero degli Esteri Frank-Walter Steinmeier  (SPD) dovesse perdere le elezioni dell’anno prossimo contro Angela Merkel.<br />
In  contrasto col suo partito ha formato una coalizione rossa-rossa (SPD-Linke)  attirandosi gli anatemi dell’allora cancelliere Gerhard Schroeder.  Ma  i fatti  gli hanno dato ragione: sette anni fa Wowereit ha preso in mano una città con 60  miliardi di € di debiti, e oggi può annunciare che dall’inizio del prossimo anno  Berlino sarà in attivo. Inoltre la città è in fiore: gallerie d’arte, musei,  discoteche, centri culturali. In seguito alle difficoltà economiche del dopo  Muro (’89), Berlino oggi ha imprese leader a livello nazionale e internazionale  specialmente nel settore delle nuove tecnologie. Gli stranieri sono tanti e ben  il 51% di questi sono disoccupati. Non ci sono stati ad oggi gli scontri che si  sono verificati nelle banlieu parigine, anche se a Neukolln, uno dei quartieri  più poveri ed a più alta densità di stranieri, i problemi sono lontani  dall’essere risolti.<br />
Certamente Wowereit ama la sfida: nel 2006, all’indomani  dell’omicidio di una giovane turca uccisa dal fratello che la considerava troppo  occidentale, il sindaco (cattolico), ha voluto l’abolizione in tutte le scuole  della città dell’ora di religione come materia obbligatoria (può essere  richiesta, ma le scuole devono garantirla fuori dall’orario scolastico),  sostituendola con una ora di etica. Qualche mese fa si è battuto per la chiusura  dell’aeroporto cittadino di Tegel, noto perché lì atterravano gli aerei  americani per rifornire Berlino ovest durante il blocco sovietico, ma accettando  comunque un referendum indetto da cittadini che lo volevano mantenere. Per la  cronaca il referendum è andato nel senso dei desiderata del sindaco. Sicuramente  però i berlinesi sono stati messi alla prova nel 2001 quando decise di rivelare  la sua serena omosessualità. Decisione che  scosse i vertici del suo partito ma  che ha lasciato totalmente indifferenti i cittadini. A 56 anni molto ben  portati, ha avuto anche una copertina su Men’s Health che l’ha eletto uomo  politico meglio vestito della Germania. Insieme ai colleghi Bertrand Delanoe  (Parigi), Boris Johnson (Londra), Michael Bloomberg (NY), e il “defunto” Walter  Veltroni, fa parte di quei sindaci la cui influenza politica va ben oltre la  sfera locale.<br />
Lo vedremo prima o poi Cancelliere? Nel frattempo Berlino  diventa sempre più bella, anche grazie alla campagna Be Berlin alla quale tutti  i cittadini sono chiamati a contribuire. E sempre più persone, anche nel resto  della Germania, lo chiamano Wowi.</p>
<p><span style="color: #cc0000;">Tiziana  Ficacci</span>, www.nogod.it</p>
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		<title>Verso un XX Settembre sempre più clericale.</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Sep 2011 05:31:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[eventi del 1867]]></category>
		<category><![CDATA[Giuditta Tavani Arquati]]></category>

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		<description><![CDATA[Come ricorderete, la storica data della riunificazione di Roma all&#8217;Italia con l&#8217;abbattimento del potere temporale della chiesa fu celebrata l&#8217;anno scorso del Segretario di Stato vaticano Cardinale Bertone che, messe in fila e sull&#8217;attenti tutte le autorità civili e militari presenti davanti alla Breciia di Porta Pia, riportò Roma e l&#8217;Italia sotto la tiara pontificia. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Come ricorderete</strong>, la storica data della riunificazione di Roma  all&#8217;Italia con l&#8217;abbattimento del potere temporale della chiesa fu  celebrata l&#8217;anno scorso del Segretario di Stato vaticano <strong>Cardinale Bertone </strong>che,  messe in fila e sull&#8217;attenti tutte le autorità civili e militari  presenti davanti alla Breciia di Porta Pia, riportò Roma e l&#8217;Italia  sotto la tiara pontificia. Con l&#8217;unanime consenso di tutti i partiti,  tranne i radicali. Non sappiamo ancora se e come verrà ricordato il 141°  anniversario di quell&#8217;evento ma, nella speranza che non sia celebrato  con una messa solenne in Vaticano con il sindaco <strong>Alemanno</strong> a fare il chierichetto, vogliamo ricordare  gli eventi rivoluzionari del 1867 che a Roma si conclusero con l&#8217;eccidio del <strong>Lanificio Ajani</strong> e l&#8217;assassinio dalla patriota romana <a href="../../giudittatavaniarquati.htm">Giuditta Tavani Arquati</a> da parte dei sanguinari zuavi del papa <strong>Pio IX</strong>,  assassino di italiani.. Con questa pubblicazione vogliamo ricordare  oltre all&#8217;evento che perpetua nei secoli la ferocia di cui sono capaci  le teocrazie, ivi compresa quella cattolica, anche il nostro compagno di  lotta politica e di resistenza laica,  <strong>Gianni Lubrano</strong>, recentemente scomparso, che per noi scrisse queste pagine qualche anno fa.</p>
<p>In ricordo di<strong> Gianni Lubrano, </strong>nostro compagno<strong> socialista e laico.</strong></p>
<p><span style="color: #ff0000;"><strong>ALLA RINFRESCATA  MUOVEREMO !</strong></span></p>
<p><strong>Verso l’eccidio nel lanificio  Ajani  &#8211; 25 ottobre  1867 </strong></p>
<p>La Convenzione del settembre  1864 tra Italia e Francia è quella che impegna il governo italiano a “non  attaccare il territorio attuale del Santo Padre” e “ad impedire, anche con la  forza qualunque attacco esterno contro quel territorio”. In compenso Roma, entro  l’11 settembre 1866, sarebbe stata libera da truppe francesi. I francesi,  tuttavia, appena sottoscritto il patto, pensano subito ad eluderlo con la  costituzione di un grosso corpo di volontari cattolici. La Legione di Antibo,  dal luogo della sua formazione, Antibes. Proprio nei primi giorni del ’67 la  legione è definitivamente formata, ricca di tutti i maggiori rappresentanti del  clericalismo e del legittimismo francese. Non solo – osserva Piero Pieri nella  sua “Storia militare del Risorgimento” – ma erano stati chiamati a farne parte  anche soldati dell’esercito francese che figuravano come volontari che avevano  terminato la ferma ma che conservavano, nei loro libretti personali, persino il  numero del loro reggimento. Gli ufficiali erano poi tutti francesi e indossavano  la divisa dell’esercito imperiale. I democratici italiani sono indignati da  questa provocazione, ma una scappatoia si presenta pure a loro: la Convenzione  non prevede l’intervento italiano qualora si fosse prodotta una sollevazione  all’interno dello Stato pontificio e che le popolazioni di Roma e del Lazio  avessero di conseguenza, con un plebiscito, proclamato di volersi annettere al  regno d’Italia.</p>
<p>Nel febbraio del ’67 Bettino  Ricasoli ha sciolto la Camera: i democratici sperano in un futuro governo di  sinistra. Garibaldi si lancia generosamente nella battaglia elettorale. A  Firenze, Bologna, Ferrara, Venezia, in Veneto, Lombardia, Piemonte, i suoi  discorsi battono sempre sulla “questione romana”.</p>
<p><strong>Ma qual è la situazione a Roma?</strong></p>
<p>Qui ci sono due comitati  clandestini: il Comitato nazionale dei moderati e il Centro di insurrezione  repubblicano. Naturalmente, sono in contrasto tra loro. I repubblicani sono per  l’insurrezione in città, gli altri frenano. I repubblicani si appellano a  Garibaldi perché assuma la direzione dei moti popolari e della guerra di  volontari per la liberazione di Roma. E a farsi appoggiare da un comitato di  emigrati romani. Garibaldi, il 22 marzo, accetta l’incarico. Il 1° aprile il  Centro di insurrezione diffonde nello Stato pontificio un proclama eccitante  alla rivolta ed emette dei buoni a prestito, formalmente per aiutare la  popolazione bisognosa, in realtà si tratta di una misura mirante a raccogliere  denaro per la vicina lotta. La situazione è talmente in movimento che il  Comitato romano dei moderati decide di fondersi con quello repubblicano. Nasce  la Giunta nazionale e romana che riunisce i Patrioti di tutte le tendenze col  solo, immediato scopo di provocare l’insurrezione a Roma.</p>
<p><strong>Incombono le elezioni del 10  aprile.</strong></p>
<p>Doccia fredda elettorale:  vince Rattazzi, l’uomo di Aspromonte che con la sua politica ha illuso per  troppo tempo Garibaldi, fino al punto di fargli sparare addosso dalle regie  truppe sugli altipiani di Calabria. Rattazzi, di fronte a quanto si muove per  Roma, non si smentirà. Per le proteste di Napoleone III, allarmato dalla piega  che stanno prendendo gli eventi, il capo del governo assicura il francese che la  Convenzione del ’64 sarà rispettata. E spedisce Crispi da Garibaldi, per  calmarlo. L’agitazione per Roma sembra attenuarsi. Ma Garibaldi insiste nella  sua propaganda. Afferma a Siena: “Alla rinfrescata, muoveremo!”</p>
<p>Spedisce a Roma il  bergamasco Francesco Cucchi per dirigere il movimento popolare; il figlio  Menotti nel Mezzogiorno per iniziare l’arruolamento dei volontari, e Giovanni  Acerbi alla frontiera tosco-umbra perché raccolga i giovani che affluiscono dal  nord. A Ginevra (congresso della Lega della Pace e della Libertà) Garibaldi  rilancia con veemenza il tema della questione romana e, tornato in Italia,  dichiara che si muoverà a sostegno degli insorti: la Giunta nazionale lo aveva  assicurato che, qualora fossero giunti denaro e armi, l’insurrezione non sarebbe  mancata. Rattazzi cerca di convincere il Generale a tornarsene a Caprera, ma  Garibaldi da quell’orecchio non ci sente; è convinto che quanto più i romani  vedranno come certo l’aiuto in caso di insurrezione, tanto più saranno spinti ad  agire. Rimanda Cucchi a Roma, Menotti a Terni, Acerbi a Orvieto e Nicotera verso  Frosinone. Lo scopo del movimento è, secondo le intenzioni di Garibaldi, di  rovesciare il governo dei preti, proclamare Roma capitale d’Italia e lasciare il  popolo romano libero sulle proprie condizioni di plebiscito.</p>
<p>Garibaldi le cose le  organizza in modo che lo sforzo bellico si sviluppi con azione concentrica con  epicentro il Lazio settentrionale. Teme – e ha ragione – di essere arrestato. Il  che puntualmente avviene a Sinalunga, nel senese. Riesce però, a Pistoia, mentre  lo stanno trasferendo nella fortezza di Alessandria, a passare al fidato Vecchio  un biglietto scritto a matita: “24 settembre. I romani hanno il diritto degli  schiavi, insorgere contro i loro tiranni: i preti. Gli Italiani hanno il dovere  di aiutarli – e spero lo faranno – a dispetto della prigionia di cinquanta  Garibaldi. Avanti dunque nelle vostre belle intenzioni, romani e  Italiani…”</p>
<p>Rattazzi, di fronte alle  proteste che si levano altissime per l’arresto di un deputato – e che deputato –  in violazione dell’immunità parlamentare, decide allora di rispedire Garibaldi a  Caprera. Lo trattano come un pacco postale. Menotti, Canzio, Acerbi e Nicotera  sono scettici: non credono che i romani, pur con denaro e armi, faranno subito  per primi una grande insurrezione, tale che possa trionfare o, almeno,  sostenersi per vari giorni. In tal caso non si potrebbe eludere la Convenzione  italo-francese. Ma la differenza di opinioni con Crispi, Cairoli, Cucchi,  Guerzoni, non impedisce che i combattimenti inizino il 3 ottobre ad  Acquapendente, a nord del lago di Bolsena. Il 7 ottobre, Menotti occupa Nerola e  Montelibretti. E si muove anche Acerbi da Torre Alpine tra Orvieto e  Acquapendente. Nicotera, con 800 uomini, sconfina a Frosinone.</p>
<p><strong>Pur con tutti i suoi limiti, la macchina da guerra si è  mossa. Obiettivo: Roma.</strong></p>
<p>Rattazzi, vista la piega che  hanno preso gli eventi, tenta di correre ai ripari:crea una legione romana con  sudditi del territorio pontificio e ne affida il comando a un certo Ghirelli, al  quale fa arrivare denaro tramite Crispi. E’ un tentativo maldestro di  partecipare, in qualche modo, alla eventuale presa di Roma. Il Ghirelli non  vuole però sottostare ad alcuna autorità e agisce in modo così scorretto e  disonesto da far persino sospettare di essere un agente provocatore governativo  con l’incarico di screditare tutti i volontari. Garibaldi riesce ad “evadere” da  Caprera, grazie alla paranza di Stefano Canzio: non si fida più della mediazione  di Crispi tra lui e Rattazzi, e vuole partecipare direttamente alla lotta.  L’Eroe e Canzio sbarcano il 19 a Vada e il 20 ottobre sono a Firenze, accolti  con entusiasmo. Ma, il 17 ottobre, il governo francese ha deciso di intervenire  a Roma poiché quello italiano è impotente ad impedire l’invasione del territorio  pontificio. Rattazzi si dimette il 19 di fronte alla minaccia francese. Intanto  “il re galantuomo” Vittorio Emanuele II promette a Napoleone III che l’esercito  italiano non sarebbe intervenuto a Roma. Il 22 ottobre, il generale Cialdini cui  il Savoia ha conferito l’incarico di formare il nuovo ministero (non ce la farà…  ), tenta di convincere  Garibaldi a desistere dall’azione ma il Generale è  inflessibile e dichiara: “Redimere l’Italia o morire”. E, in un successivo  proclama, in cui scrive che già a Roma i fratelli innalzano barricate e dalla  sera prima si battono contro gli sgherri papali, così conclude: “L’Italia spera  da noi che ognuno faccia il proprio dovere”. Purtroppo Garibaldi non è bene  informato sui fatti reali.</p>
<p>In quello stesso 22 ottobre  a Roma dovrebbe essere effettivamente scoppiata l’insurrezione che il Cucchi  preparava da tempo. Circolano notizie false o esagerate: che Roma è piena di  barricate, che l’insurrezione trionfa, che la popolazione si batte da due  giorni. Ma non è così: troppo complessa si presenta l’azione e troppo se ne è  parlato. La polizia è ormai da tempo in stato d’allarme. Tuttavia i Patrioti ci  provano: una grossa schiera, quella di Cucchi, deve assalire il Campidoglio;  un’altra attaccare il corpo di guardia di piazza Colonna; Guerzoni, con 100  uomini, prova a forzare Porta San Paolo e introdurre in città un carico d’armi e  distribuirle; il muratore Giuseppe Monti deve minare la caserma Serristori.  Francesco Zoffetti e altri sette cannonieri tentano di inchiodare le artiglierie  di Castel Sant’Angelo così che non possano funzionare. Inoltre i fratelli Enrico  e Giovanni Cairoli(che però non agivano in accordo con il Comitato romano)  devono scendere lungo il Tevere con 75 compagni fino a Ripetta con un carico di  armi. Nel frattempo il generale Zappi, governatore di Roma, fa murare sei delle  dodici porte della città. Tutti i tentativi falliscono: Guerzoni, che invece di  100 compagni se ne trova accanto solo sette, viene sorpreso e assalito da zuavi,  gendarmi e dragoni pontifici e, dopo breve lotta, abbandona al nemico il carico  d’armi. Pure l’assalto al Campidoglio si trasforma in un insuccesso e quello a  Piazza Colonna, dispersi i congiurati prima dell’ora fissata, non poteva nemmeno  essere tentata.</p>
<p><strong>La caserma Serristori, minata dai due  muratori Giuseppe Monti e Gaetano Tognetti, aiutati dagli ex emigrati Ansiglioni  e Silvestri, rimane rovinata in parte e l’esplosione provoca vari feriti</strong>. Ma  il grosso degli zuavi era già uscito per correre contro la colonna di Guerzoni.  I Cairoli, del cui arrivo né Cucchi né altri erano stati avvertiti , giunti in  ritirata all’altezza del ponte Milvio e avvertiti della difficoltà della  sollevazione, si nascondono tra i canneti della riva; all’alba si avviano verso  Villa Glori. Nel pomeriggio del 23 ottobre la schiera è assalita da un nemico  triplo di numero. Giovanni Cairoli è crivellato da ben dieci ferite, il fratello  Enrico colpito a morte. Gli altri valorosi, che si sono difesi strenuamente,  sono uccisi, o feriti, o fatti prigionieri.</p>
<p>Scrivono Montanelli-Nozza  nel loro “Garibaldi” : “Enrico Cairoli si accasciò tra le braccia del fratello  Giovanni, che due anni dopo doveva morire anche lui per le ferite riportate in  quello scontro. E così, di cinque fratelli, tutti garibaldini, sarebbe rimasto  il solo Benedetto, futuro presidente del Consiglio. Perché in Italia ci sono  anche di queste famiglie”.</p>
<p><strong>Un ultimo episodio si avrà il 25 ottobre  alla Lungaretta ed era il solo che valeva a salvare l’onore del popolo  romano</strong>. Nel lanificio Ajani un gruppo di ardenti repubblicani sta preparando  cartucce. All’avanzare dei gendarmi pontifici, pare che partisse per errore un  colpo d’arma da fuoco e allora i papalini assaltarono l’edificio. Li accoglie  una resistenza accanita. Anima di essa sono i Patrioti Francesco Arquati con  l’eroica moglie Giuditta Tavani Arquati e i tre figli. I pontifici riescono  peraltro a penetrare nel lanificio ma i pochi difensori, rincuorati dall’eroina,  continuano a resistere. Alla fine, più che mai inferociti, riescono a passare e  cadono massacrati l’Arquati, Giuditta, i tre figli e altri quattro  Patrioti.</p>
<p>In tal modo si spegneva  l’insurrezione romana su cui i Patrioti di tutta Italia tanto avevano sperato.  Purtroppo, la popolazione romana mostrò nell’insieme un ben diverso spirito dai  tempi di Ciceruacchio, della giornata del 30 aprile 1849 e delle prime settimane  della difesa della Repubblica Romana.</p>
<p>E, come non s’era mossa  Roma, così neppure si mosse la popolazione della campagna. Episodi di alto  valore, come quello della Lungaretta, non furono però sufficienti a ribaltare la  situazione a favore degli insorti. I diversi comitati romani non riuscirono a  mobilitare più di 8000 uomini. Garibaldi stesso non ritrovò i suoi momenti  migliori. Pochi giorni dopo a Mentana gli venne meno quella meravigliosa  celerità di manovra e quella ricchezza di risorse nei suoi movimenti che turbava  e sconcertava gli avversari.</p>
<p>(Giovanni Lubrano di Scorpaniello, <a href="http://www.nogod.it/">www.nogod.it</a> )</p>
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		<title>Come trasformare l&#8217;ateismo in una para-religione.</title>
		<link>http://www.nessundio.net/blog/2011/09/12/5249/</link>
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		<pubDate>Mon, 12 Sep 2011 07:00:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[ateismo]]></category>

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		<description><![CDATA[Curiose proposte di uno scrittore ateo che hanno suscitato l&#8217;ironia di un commentatore su il Foglio dell&#8217;ateo devoto Giuliano Ferrara. LEGGI Non avendo ancora letto il libro, ma basandoci solo su questo commento molto parziale e pregiudizialmente malizioso, non ci sembra che le proposte di Alain De Botton siano del tutto peregrine. E&#8217; certo che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Curiose proposte</strong> di uno scrittore ateo che hanno suscitato l&#8217;ironia di un commentatore su il Foglio dell&#8217;ateo devoto <strong>Giuliano Ferrara</strong>. <a href="http://www.ilfoglio.it/soloqui/10311">LEGGI</a></p>
<p><strong>Non avendo ancora letto il libro,</strong> ma basandoci solo su questo commento molto parziale e pregiudizialmente malizioso, non ci sembra che le proposte di <strong>Alain De Botton</strong> siano del tutto peregrine. E&#8217; certo che oltre alla fede in una  qualsiasi immaginaria entità soprannaturale, che accomuna tutti i  sistemi religiosi della <a href="../../menzognaglobale.htm">Menzogna Globale</a>,  il collante di quei sistemi è costituito anche dalla comunione  (socialità fra correligionari) e dalla ritualità. Ebbene, secondo  l&#8217;autore del saggio, il desiderio di stare insieme a chi ha weltanshauung  simili o assimilabili (un mondo senza fantasiose divinità) e il  compimento di periodiche riunioni amichevoli e conviviali potrebbero  costituire per gli atei elementi costituitivi di una ritualità non  sacralizzata, utile a cementare amicizie e costruire un baluardo di  libero pensiero contro la deriva clericale (di tutte le religioni) che  sta travolgendo il pianeta. Ci sembra però che questo ruolo unificante  venga già svolto dalle associazioni degli atei e degli umanisti, anche  se le occasioni di incontro, più che da distensive cenette, sono  dedicate pravalentemente alla programmazione di lotte civili e  iniziative culturali.</p>
<p>Curiose proposte di uno scrittore ateo che hanno suscitato l&#8217;ironia di un commentatore su il Foglio dell&#8217;ateo devoto Giuliano Ferrara. LEGGI &#8211; Non avendo ancora letto il libro, ma basandoci solo su questo commento molto parziale e pregiudizialmente malizioso, non ci sembra che le proposte di Alain De Botton siano del tutto peregrine. E&#8217; certo che oltre alla fede in una qualsiasi immaginaria entità soprannaturale, che accomuna tutti i sistemi religiosi della Menzogna Globale, il collante di quei sistemi è costituito anche dalla comunione (socialità fra correligionari) e dalla ritualità. Ebbene, secondo l&#8217;autore del saggio, il desiderio di stare insieme a chi ha weltanshaung simili o assimilabili (un mondo senza fantasiose divinità) e il compimento di periodiche riunioni amichevoli e conviviali potrebbero costituire per gli atei elementi costituitivi di una ritualità non sacralizzata, utile a cementare amicizie e costruire un baluardo di libero pensiero contro la deriva clericale (di tutte le religioni) che sta travolgendo il pianeta. Ci sembra però che questo ruolo unificante venga già svolto dalle associazioni degli atei e degli umanisti, anche se le occasioni di incontro, più che da distensive cenette, sono dedicate pravalentemente alla programmazione di lotte civili e iniziative culturali</p>
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		<title>Ma quale libertà viaggia con la Freedom Flotilla? E per chi?</title>
		<link>http://www.nessundio.net/blog/2011/07/10/5031/</link>
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		<pubDate>Sun, 10 Jul 2011 06:51:35 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Vittorio Arrigoni]]></category>

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		<description><![CDATA[Una riflessione di Marco Taradash per far luce sul barbaro assassinio di Vittorio Arrigoni che i mentitori abituali &#8220;de sinistra&#8221; cercano di attribuire in ogni modo agli israeliani. Vittorio Arrigoni. Una luce sinistra sul funerale di stato voluto da Hamas. Arrigoni ne aveva condannato la brutalità. pubblicata da Marco Taradash C&#8217;è qualcosa su Vittorio Arrigoni che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> Una riflessione di Marco Taradash</strong> per far luce sul barbaro assassinio di Vittorio Arrigoni che i mentitori abituali &#8220;de sinistra&#8221; cercano di attribuire in ogni modo agli israeliani.</p>
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<div><strong>Vittorio Arrigoni. Una luce sinistra sul funerale di stato voluto da Hamas. Arrigoni ne aveva condannato la brutalità.</strong></div>
<div>pubblicata da <a href="https://www.facebook.com/marco.taradash" target="_blank">Marco  Taradash</a></div>
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<p>C&#8217;è qualcosa su Vittorio Arrigoni che ci hanno nascosto e che getta una luce  sinistra sul funerale di stato deciso da Hamas. Vale a dire la dura condanna di  Arrigoni nei confronti delle violenze della polizia di Hamas contro i giovani  palestinesi di Gaza, scesi in piazza il 15 marzo scorso. Ci sono arrivato per  caso. Mi chiedevo cosa Arrigoni, così preciso e compassionevole verso le vittime  delle ritorsioni israeliane, avesse scritto all&#8217;indomani dell&#8217;eccidio di Itamar,  la colonia israeliana dove il 12 marzo scorso furono trovati morti nella loro  casa, colla gola tagliata, padre madre e tre bambini israeliani. Stranamente  tutte le raccolte degli ultimi scritti di Arrigoni, pubblicate sui siti amici,  non andavano oltre l&#8217;ultimo mese. Sono andato allora sul sito di Arrigoni,  Guerrilla Radio, e, come immaginavo, non c&#8217;era nemmeno una parola sulla strage  di Itamar. Ma ho trovato qualcosa di più interessante. Arrigoni si era schierato  con i giovani di Gaza che il 15 marzo scorso avevano indetto una manifestazione  interrotta da un brutale attacco della polizia di Hamas, e ne aveva scritto il  17 marzo su Peace Reporter in questi termini: &#8220;Ne è nato per alcuni minuti un  furibondo parapiglia che ha visto alcuni feriti, finché i ragazzi sono riusciti  a ricacciare indietro i facinorosi di Hamas dalla manifestazione. Alle 19 circa,  quando ho lasciato Katiba square, la nuova Tahrir palestinese, la situazione era  tranquilla: manifestanti e paramedici della mezza luna rossa avevano montato le  tende e si preparavano per la notte. Molte famiglie con bimbi al seguito si  susseguivano in visita l&#8217;accampamento dei giovani portando cibo, bevande calde e  coperte. Meno di un’ora dopo Hamas decideva di terminare la festa a modo suo:  centinaia di poliziotti e agenti in borghese hanno accerchiato l’area, e armati  di bastoni hanno assaltato brutalmente i manifestanti pacifici, dando alle  fiamme le tende e l’ospedale da campo. Circa 300 i ragazzi feriti, per la  maggior parte donne, una decina con fratture. Per tutta la notte di ieri fuori  dall&#8217;ospedale Al Shifa, nel centro di Gaza city, poliziotti arrestavano i  contusi mano a mano che venivano rilasciati dal pronto soccorso. Molti gli  attacchi ai giornalisti, ai quali sono stati confiscati telecamere e macchine  fotografiche. Ad Akram Atallah, giornalista palestinese è stata spezzata una  mano. Samah Ahmed, giovane collega di Akram, è stata colpita da un fendente di  coltello alle spalle. Asma Al Ghoul, nota blogger della Striscia è stata  ripetutamente percossa dagli agenti in borghese mentre cercava di soccorrere  l’amica ferita. Le forze di sicurezza di Hamas hanno convogliato l’attacco nel  centro della piazza Katiba, dove si concentrava il presidio delle donne, figlie  e madri di una Gaza che hanno conosciuto la gioia della speranza di un  cambiamento, per poi risvegliarsi alla cruda realtà dopo un breve sogno&#8221;. Cosa  chiedevano i giovani del GYBO che avevano promosso la manifestazione? Qualcosa  cui tutti noi dovremmo prestare grande attenzione. Ecco un passaggio del loro  manifesto che si apre con queste parole: &#8220;Vaffanculo Hamas. Vaffanculo Israele.  Vaffanculo Fatah. Vaffanculo ONU. Vaffanculo UNWRA. Vaffanculo USA! Noi, i  giovani di Gaza, siamo stufi di Israele, di Hamas, dell’occupazione, delle  violazioni dei diritti umani e dell’indifferenza della comunità  internazionale!&#8221;. Qualche paragrafo più avanti si spiega il perché: &#8220;Qui a Gaza  abbiamo paura di essere incarcerati, picchiati, torturati, bombardati, uccisi.  Abbiamo paura di vivere, perché dobbiamo soppesare con cautela ogni piccolo  passo che facciamo, viviamo tra proibizioni di ogni tipo, non possiamo muoverci  come vogliamo, né dire ciò che vogliamo, né fare ciò che vogliamo, a volte non  possiamo neanche pensare ciò che vogliamo perché l’occupazione ci ha occupato il  cervello e il cuore in modo così orribile che fa male e ci fa venire voglia di  piangere lacrime infinite di frustrazione e rabbia! Non vogliamo odiare, non  vogliamo sentire questi sentimenti, non vogliamo più essere vittime. BASTA!  Basta dolore, basta lacrime, basta sofferenza, basta controllo, proibizioni,  giustificazioni ingiuste, terrore, torture, scuse, bombardamenti, notti insonni,  civili morti, ricordi neri, futuro orribile, presente che ti spezza il cuore,  politica perversa, politici fanatici, stronzate religiose, basta incarcerazioni!  DICIAMO BASTA! Questo non è il futuro che vogliamo! Vogliamo tre cose. Vogliamo  essere liberi. Vogliamo poter vivere una vita normale. Vogliamo la pace&#8221;.  Arrigoni, per il suo sostegno ai ragazzi del GYBO era stato accusato di  raccontare &#8220;bufale&#8221; dal cosiddetto Campo Antimperialista, e ne era nata una dura  polemica (di cui però non ho trovato traccia sul sito del Campo, dove resta  invece il testo di un faticoso tentativo di riconciliazione). Quale sia stata  invece la reazione ddl governo di Hamas non è dato sapere. Così come non  sappiamo come sia stato giudicato il fatto che il 18 marzo il suo blog  riportasse un documento del Centro palestinese per i diritti umani (PCHR) dove  si puó leggere fra l&#8217;altro: &#8220;PCHR condanna con forza questi attacchi contro le  donne. Secondo attivisti per i diritti umani del PCHR presenti sulla scena,  poliziotti in divisa e agenti in borghese hanno duramente picchiato con pugni,  calci e bastoni i manifestanti che fuggivano dalla piazza. La polizia ha  inseguito fotografi e giornalisti che lavorano per le agenzie di stampa che  erano presenti alla scena, sequestrando un numero di telecamere. Un certo numero  di giornalisti sono stati duramente picchiati e hanno sostenuto contusioni e  fratture. Mohammed al-Baba, fotografo dell’AFP, è stato duramente picchiato e ha  subito una frattura nella mano sinistra&#8221;. Arrigoni tornerà ancora  sull&#8217;argomento. Questi suoi scritti gettano una luce sinistra sul funerale di  stato organizzato da Hamas in sua memoria. Se questi articoli nulla ci possono  dire sui mandanti e gli esecutori dell&#8217;omicidio, almeno ci aiutano a capire come  nella mente efferata dei suoi aguzzini possa essere balenata l&#8217;idea che Arrigoni  fosse, come hanno proclamato nel video del rapimento, un collaborazionista  venuto a spargere disordine e corruzione.</p>
<p>Marco Taradash</p>
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		<title>Money Flotilla.</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Jul 2011 06:55:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[freedom flotilla]]></category>

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		<description><![CDATA[Da una parte la Freedom Flotilla vuol portare la libertà ai palestinesi di Gaza, ma una ben più ricca Flotilla del tutto legale e con il consenso e la protezione di tutte le autorità internazionali porta un fiume di soldi agli stessi destinatari. Soldi dei contribuenti e pensionati anche italiani che stanno per essere ulteriormente [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Da una parte la Freedom Flotilla</strong> vuol portare la libertà ai palestinesi di Gaza, ma una ben più ricca Flotilla del tutto legale e con il consenso e la protezione di tutte le autorità internazionali porta un fiume di soldi agli stessi destinatari. Soldi dei contribuenti e pensionati anche italiani che stanno per essere ulteriormente impoveriti dalla manovra di Berlusconi e Tremonti.</p>
<p><strong>Articolo di Ugo Volli segnalato dal nostro amico Marcus Promtheus</strong>.</p>
<p><span style="color: #ff0000;">*Dieci centesimi, per carità*</span></p>
<p>Cari amici,</p>
<p>ce l&#8217;avete un salvadanaio? Qualche spicciolo in tasca? &#8220;Che,  ce l&#8217;hai cento lire&#8221;? Certo che sì, mi leggete su internet, quindi siete ricchi.  Bene, è il momento di tirar fuori i vostri risparmi, di essere generosi.  &#8220;Perché?&#8221; chiedete voi:  non c&#8217;è perché,  vi rispondo è sempre bene essere  generosi. In questo caso poi è obbligatorio La domanda è per chi. E la risposta  anche in questo caso è chiara. Per i palestinesi, naturalmente, che hanno tanto  bisogno. Ma come, senza dubbio replicherete voi, in tre o quattro milioni che  sono prendono più aiuti internazionali di tutta l&#8217;Africa messa insieme: &#8220;l&#8217;aiuto  pubblico allo sviluppo è cresciuto da 179 milioni di dollari nel 1993 a 2,6  miliardi di dollari nel 2008, con un aumento del 1.350%&#8221;, come scrive una pagina  chiaramente filopalestinese e antisraeliana, <a href="http://www.amiciziaitalo-palestinese.org/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=2244"><span style="color: #2e4b9b;">http://www.amiciziaitalo-palestinese.org/index.php?option=com_content&amp;task=view&amp;id=2244</span></a>).  Calcolando l&#8217;aumento negli ultimi tre anni siamo ormai vicini ai 1000 dollari di  aiuto internazionale a testa, bambini e miliardari inclusi. Un record mondiale  assoluto.</p>
<p>Be&#8217;, non importa, bisogna aiutarli, poveri palestinesi. Non ce  la fanno. In particolare non ce la fa l&#8217;Autorità Palestinese, che ha deciso di  pagare solo la metà degli stipendi di luglio ai suoi dipendenti (<a href="http://www.statesman.com/news/world/palestinian-authority-to-cut-in-half-employee-pay-1579782.html?cxtype=rss_news"><span style="color: #2e4b9b;">http://www.statesman.com/news/world/palestinian-authority-to-cut-in-half-employee-pay-1579782.html?cxtype=rss_news</span></a>)  . Naturalmente, voi dite, la colpa è dei cattivi israeliani, che boicottano  l&#8217;accordo con Hamas e negano all&#8217;AP i dazi che Israele raccoglie sulle merci  dirette nei territori palestinesi. No, non è così, purtroppo. Quel boicottaggio  è stato un atto dimostrativo, durato solo qualche giorno, un paio di mesi fa (a  proposito, avete più sentito parlare di questa famosa unificazione, annunciata  con tanta enfasi? Il presidente Mahmoud  Abbas ha per caso messo piede su quella  metà secessionista del suo &#8220;stato&#8221; che è la striscia di Gaza? No, nada, missing,  non se ne sa più nulla&#8230;).</p>
<p>Ciò che manca all&#8217;Autorità palestinese, sono  gli aiuti, in particolare quelli dei paesi arabi. (<a href="http://blogs.cfr.org/abrams/2011/07/04/on-palestinians-pledges-and-budgets/"><span style="color: #2e4b9b;">http://blogs.cfr.org/abrams/2011/07/04/on-palestinians-pledges-and-budgets/</span></a>)  L&#8217;America fa la sua parte, dà al buon Abbas 600 milioni di dollari l&#8217;anno,  l&#8217;Europa 275. Ma per esempio l&#8217;Arabia Saudita, che ha un avanzo di bilancio  quest&#8217;anno di 25 miliardi di dollari (grazie al petrolio), due anni fa diede  all&#8217;AP 241 milioni, l&#8217;anno scorso 146 milioni, quest&#8217;anno ancora niente.  Insomma, di solidarietà a parole tanta, di soldini sempre meno. E i poveri  impiegati dell&#8217;AP tirano la cinghia. Avete mica un soldino per fare la  carità?</p>
<p>Ugo Volli</p>
<p>PS 1: Io non sono tanto preoccupato per gli  impiegati dell&#8217;anagrafe di Ramallah o vigili urbani di Jenin. C&#8217;è una categoria  che mi preoccupa di più. L&#8217;autorità palestinese ha di recente approvato una  legge che garantisce un salario a tutti gli arabi prigionieri nelle carceri  israeliane, per qualunque ragione e dunque in particolare per terrorismo. Gli  assassini, i bombaroli, gli stragisti, i tagliagola, sono tutti dipendenti  dall&#8217;autorità palestinese (<a href="http://undhimmi.com/2011/05/21/palestinian-authority-to-pay-salaries-to-terror-prisoners-in-israeli-jails/"><span style="color: #2e4b9b;">http://undhimmi.com/2011/05/21/palestinian-authority-to-pay-salaries-to-terror-prisoners-in-israeli-jails/</span></a>).  Per esempio anche quelli che hanno ammazzato la famiglia Fogel qualche mese fa:  padre, madre, bambini, fino a una neonata di otto mesi sgozzata senza pietà. I  colpevoli sono stati scoperti e incarcerati e hanno un giusto diritto a ricevere  lo stipendio dell&#8217;AP. Non vorrete che restino senza? Su, fate l&#8217;elemosina, tanto  sono soldi che comunque paghiamo noi occidentali.</p>
<p>PS2: Rischiano di  restare senza suldi anche le scuole dell&#8217;odio palestinese, che comunque paghiamo  noi. Se volete un&#8217;analisi su questa importante fuzione degli aiuti pubblici alla  &#8220;palestina&#8221;, leggete qui:<a href="http://tpa.typepad.com/home/files/funding_hate_proof6_cors.pdf"><span style="color: #2e4b9b;">http://tpa.typepad.com/home/files/funding_hate_proof6_cors.pdf</span></a></p>
<p>PS3:  Ma comunque, non temete, la crisi finanziaria, cioè il fatto di non essere  autosufficiente sul piano economico come su quello territoriale e della  popolazione, non impedirà i piani di riconoscimento del nuovo stato palestinese  da parte dell&#8217;Onu, alla faccia del diritto internazionale. Lo dice il primo  ministro Fayyad (la faccia moderna del regime, quella che non piace ad Hamas):<a href="http://www.jpost.com/DiplomacyAndPolitics/Article.aspx?id=228189"><span style="color: #2e4b9b;">http://www.jpost.com/DiplomacyAndPolitics/Article.aspx?id=228189</span></a>.</p>
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		<title>Sgarbi&#8230; tutto Dio, Patria e Famiglia.</title>
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		<pubDate>Thu, 19 May 2011 08:13:23 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Vittorio Sgarbi]]></category>

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		<description><![CDATA[E&#8217; mancato solo il segno della croce ma la nuova trasmissione di Vittorio Sgarbi su Rai Uno è sembrata la copia conforme delle rubriche cattoliche che infestano a tutte le ore, per ore e ore, tutti i programmi delleTV pubbliche e private. Esordisce in compagnia del vescovo di complemento inventandosi le radici cristiane anche nella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong> E&#8217; mancato solo  il segno della croce</strong> ma la nuova trasmissione di Vittorio Sgarbi su Rai  Uno è sembrata la copia conforme delle rubriche cattoliche che  infestano a tutte le ore, per ore e ore, tutti i programmi delleTV  pubbliche e private. Esordisce in compagnia del vescovo di complemento  inventandosi le radici cristiane anche nella cultura pagana di greci e  romani. Poi rispolvera Benedetto Croce mistificando il significato del  suo &#8220;non possiamo non dirci cristiani&#8221; sapendo benissimo che Croce si  riferiva ai riflessi condizionati di cui noi tutti soffriamo, atei  compresi, dopo essere stati manipolati fin dall&#8217;infanzia da catechismo,  famiglie bigotte, cresime, comunioni e condizionamenti religiosi di  tutti tipi. Ma lui va anche oltre affermando che &#8220;non possiamo non  essere cristiani&#8221; come se dovessimo obbligatoriamente allinearci alle  sue stesse convinzioni. Poi all&#8217;improvviso perde il filo della  trasmissione sconvolgendo tutto il programma e si lancia in una  intemerata contro giornali e persone che lo hano criticato, a torto  secondo lui. Ma il meglio della trasmissione, dopo la sua dichiarazione  d&#8217;amore alla Patria di cui lui difende la bellezza deturpata, arriva  quando introduce il tema del &#8220;padre&#8221; e quindi della famiglia. Chiama in  causa il  vescovo di complemento, addobbato con un enorme crocione fuori  misura, coinvolgendolo sul concetto di &#8220;padre&#8221; non prima di aver  richiamato la famosa affermazione di Papa Luciani che Dio è Padre  e&#8230;Madre. Forse perché non se lo aspettava il povero vescovo si è  arrampicato sugli specchi di una spiegazione metafisica, metareligiosa e  metaparacula senza capo né coda, talmente arzigogolata che alla fine  non sapeva più nemmeno lui come uscirne. E tanto per restare in tema di  sacra famiglia il divo Sgarbi non si fa mancare niente e  presenta  all&#8217;Italia cristiana suo padre e suo figlio in una apoteosi familista a  cui  mancava solo il Mulino Bianco in fondo alla scenografia. In  sostanza una trasmissione caotica, confusa, ma soprattutto noiosa, senza  nemmeno i lampi di interesse culturale che a volte Sgarbi riesce  meritatamente a suscitare quando il suo eloquio è rivolto all&#8217;arte e  agli artisti. Ma le benemerenze cristianiste che il neo-conduttore ha  sicuramente accumulato ieri lo mettono al riparo per la continuazione di  tutte le trasmissioni previste.</p>
<p>Giulio C. Vallocchia</p>
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		<title>La Russa, un vero gentleman&#8230;</title>
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		<pubDate>Sun, 08 May 2011 06:09:18 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[più belli che intelligenti]]></category>

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		<description><![CDATA[Meriterebbe il secondo posto nella lista maschile della serie &#8220;più belli che intelligenti&#8221; che l&#8217;altro ineffabile gentleman, Berlusconi, ha inaugurato dedicandola però alle donne donne.  Anzi, proviamo a stilare una classifica al maschile  cominciando proprio da questi due, con culoflaccido Silvio al primo posto, naturalmente&#8230;.. 1) &#8211; Silvio Berlusconi 2) &#8211; Ignazio La Russa 3) [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Meriterebbe il secondo posto nella lista maschile della serie &#8220;più belli che intelligenti&#8221; che l&#8217;altro ineffabile gentleman, Berlusconi, ha inaugurato dedicandola però alle donne donne.  Anzi, proviamo a stilare una classifica al maschile  cominciando proprio da questi due, con culoflaccido Silvio al primo posto, naturalmente&#8230;..</p>
<p>1) &#8211; Silvio Berlusconi</p>
<p>2) &#8211; Ignazio La Russa</p>
<p>3) &#8211; Carlo Giovanardi</p>
]]></content:encoded>
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		<title>Habemus papam.</title>
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		<pubDate>Tue, 19 Apr 2011 06:21:32 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[habemus papam]]></category>

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		<description><![CDATA[HABEMUS PAPAM, una bella avventura di Peter Boom Ho vissuto nella parte di un cardinale la lavorazione del film Habemus Papam come una bellissima avventura, ricca di un&#8217;autentica e sentita interpretazione  artistica e professionale di Nanni Moretti e di tutti gli attori. Il primo ciak per me era per esprimere la paura e la disperazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>HABEMUS PAPAM, una bella avventura di Peter Boom</p>
<p>Ho vissuto nella parte di  un cardinale la lavorazione del film Habemus Papam come una bellissima  avventura, ricca di un&#8217;autentica e sentita interpretazione  artistica e  professionale di Nanni Moretti e di tutti gli attori. Il primo ciak per me  era per esprimere la paura e la disperazione di venir eletto. E certamente  non era per l&#8217;enorme responsabilità che in fondo nessun papa è in  grado di  affrontare e questo si è visto nella storia della chiesa di Roma, ma  laddove  i cardinali godono ancora di certe libertà i papi sono troppo esposti a   controlli e critiche dal interno e da tutta la società. Il personaggio  del papa eletto, interpretato in modo splendido da Michel  Piccoli, invece  sente profondamente questa responsabilità e non sa come  affrontarla in modo  giusto e cristiano. Pensiamo ad una morale veramente  cristiana, che parla di  povertà, di non giudizio e già ci si convince che non è  per niente in  sintonia con una chiesa che si  è dimostrata agli opposti. Il  Vaticano  infatti non sa affrontare nemmeno un dibattito per un eventuale  cambiamento  nel senso puramente cristiano e rimane arroccato su politiche   anticristiche.<br />
Habemus Papam viene accusato di essere una offesa alla  fede cristiana. Sarà un  mio parere personale, ma sono proprio i papi  ad  offendere la figura di un Gesù  Cristo, esistito realmente o invece  no. Zeffirelli, che ho conosciuto dai tempi di Rocco e i suoi fratelli (1960)  del  grande Visconti, parla di un insulto alla fede dei cattolici ed al papa  e di  un&#8217;arruffianata di un regista (Moretti) di sinistra. Ha dimenticato  tutto d&#8217;un  botto che a destra ci stanno molti laici, come a sinistra ci  stanno molti  cattolici (finti o meno). Visconti era coraggiosamente  omosessuale, questo vale  anche per Zeffirelli ed io stesso sono un fervente  attivista gay o meglio detto  “pansessuale” e mi chiedo come faccia Franco  Zeffirelli a rispettare una chiesa  che lo accusa per omosessualità e blatera  a destra e a sinistra allucinanti e  fuorvianti giudizi sulla sessualità in  genere. Un teologo tedesco ha parlato  apertamente dell&#8217;omosessualità di papa  Ratzingher. Ho letto l&#8217;interessante giudizio del nobile Sforza Ruspoli che  dichiara che è  lo spirito santo a scegliere i pontefici, dimentico forse che  allora le  crociate, la caccia alle streghe, l&#8217;inquisizione, le atroci  torture, il rogo di Giordano Bruno, lo IOR, l&#8217;imposizione del segreto sulla  pedofilia dei preti e molte altre cose carine sarebbero state ordite ed  inspirate in origine da questo loro spirito santo.<br />
Un&#8217;altra illuminante  esternazione dice che “non è la psicanalisi che salva  l&#8217;uomo”. Infatti, nel  film anche Moretti prende un po&#8217; in giro la psicanalisi  che invece può  aiutare ad approfondire la condizione psichica dell&#8217;uomo senza mettere  regole o dogmi asfissianti. Pericolosa è invece l&#8217;affermazione “gioca con i  fanti e lascia stare i santi”, proprio in vista della santificazione di  un  papa che per diventare santo non avrebbe dovuto sapere niente di ciò che  avveniva dentro il Vaticano (IOR, pedofilia, etc., etc.). Forse papa Luciani  è morto proprio perché si sentiva più responsabile e volle cambiare certi  comportamenti.<br />
Giusta infine la risposta di Nanni: “Vedete prima il film,  poi giudicate  liberamente!” L&#8217;auspicato boicottaggio del film ricorda  soltanto il rogo dei  libri effettuata dai nazisti nel   1933.</p>
<p>Peter Boom – <a href="http://www.pansexuality.it/">http://www.pansexuality.it</a><br />
Copyleft</p>
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		<title>Chi vincerà il &#8220;Bugiardone d&#8217;Oro&#8221; di Aprile ?</title>
		<link>http://www.nessundio.net/blog/2011/04/07/4829/</link>
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		<pubDate>Thu, 07 Apr 2011 20:17:02 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Varie]]></category>
		<category><![CDATA[Berlusconi e la villa a Lampedusa]]></category>

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		<description><![CDATA[Berlusconi o il Corrierone ? Trascriviamo questo post trovato in una mailing-list di cui non conosciamo l&#8217;autore. °°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°° La balla del premier sulla villa di Lampedusa è solo l’ultima e la meno rilevante della lunga carriera del presidente del Consiglio. La vera notizia di oggi è come il più importante quotidiano nazionale racconta ai suoi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Berlusconi o il Corrierone ?<br />
Trascriviamo questo post trovato in una mailing-list di cui non conosciamo l&#8217;autore.</p>
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La <a href="http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/04/07/l%E2%80%99ultima-balla%E2%80%A6la-a-lampedusa/102732/" target="_blank"><span style="color: #231f20;">balla del premier sulla villa di  Lampedusa</span></a> è solo l’ultima e la meno rilevante della lunga  carriera del presidente del Consiglio. <strong>La vera notizia di oggi</strong> è come il più importante quotidiano nazionale racconta ai suoi lettori questa  vicenda grottesca. Un esempio di giornalismo all’italiana che sorprende ancor di  più perché a sollevare in televisione il caso era stato l’ex direttore del  <em>Corriere della Sera</em> <strong>Paolo Mieli</strong>, un uomo molto  importante nella Rizzoli Corriere della Sera Spa. Mieli, già direttore del  Corrierone per dieci anni (dal 1992 al 1997, e dal 2004 al 2009) e tuttora  presidente di Rcs libri, a <em>Ballarò</em> aveva detto sostanzialmente:  “<em>Berlusconi ha detto una bugia. Conosco il proprietario della villa di  Lampedusa e il premier non l’ha comprata</em>”.</p>
<p>Dopo una smentita  dell’avvocato-onorevole Ghedini, in serata ieri è arrivata la conferma di  Berlusconi: non compro più. La <strong>retromarcia</strong> è stata giustificata  con la seguente motivazione addebitabile al venditore: la casa sorge su terreno  del Demanio. Peccato che, come riportato sul <em>Fatto Quotidiano</em> in  edicola oggi, la scusa di Berlusconi è smentita oltre che dal proprietario anche  dalla conservatoria.</p>
<p>Il <em>Corriere della Sera</em> oggi opera una  chiara scelta di campo. Tra Mieli e Berlusconi, tra la verità del suo ex  direttore e la menzogna dell’attuale premier, non esita a schierarsi dalla parte  del secondo.</p>
<p>L’articolo, pubblicato a pagina 8 è firmato R.R. (<a href="http://www.corriere.it/politica/11_aprile_07/berlusconi-villa-lampedusa_1749164c-60f5-11e0-9e67-aae4bf36a1a3.shtml" target="_blank"><span style="color: #231f20;">qui la versione online</span></a>),  andrebbe studiato nelle scuole di giornalismo.</p>
<p><em>…La visita di sabato  offrirà anche l’occasione per cercare una nuova villa da acquistare. Quella che  in un primo tempo era stata prescelta non possiede i requisiti giusti. Lo ha  rivelato lo stesso Cavaliere durante la riunione a Palazzo Chigi alla quale  hanno preso parte i rappresentanti delle Regioni e i ministri che compongono la  cabina di regia sull’immigrazione.</em><br />
<em><strong>La villa, che si trova in  una zona limitrofa all’aeroporto, </strong></em><em>sorge su un terreno  demaniale. «L’ho scoperto – ha detto Berlusconi – dopo che sono state fatte  alcune verifiche e quindi trattandosi di un terreno che appartiene a tutti noi  non posso più acquistarla. Ne cercherò un’altra». A parte questo dettaglio, il  governo sta esaminando una serie di progetti per fare decollare Lampedusa da un  punto di vista economico.<br />
</em><br />
La versione di Silvio Berlusconi viene  riportata come se fosse la verità rivelata: “<em>la villa sorge su un terreno  demaniale</em>”.</p>
<p>Così all’indicativo, senza virgolette, <strong>senza un  minimo dubbio</strong>, senza dare la possibilità al proprietario di replicare,  senza sentire l’ufficio tecnico di Lampedusa, senza fare una visura catastale  storica, senza fare un’ispezione in conservatoria. Tutte attività che richiedono  una spesa di pochi euro e pochi minuti. Le visure si possono fare online con una  spesa di 12 euro. Mentre il proprietario De Stefani non era difficile da  rintracciare essendo amico di Mieli, che certamente avrebbe aiutato il suo  giornale a rintracciarlo. Le conseguenze di questo modo di fare giornalismo non  sono irrilevanti.</p>
<p>I lettori del <em>Corriere della Sera</em> che hanno  visto lo show del premier il 30 marzo a Lampedusa, grazie all’articolo di oggi  del loro giornale, resteranno convinti di avere un presidente del Consiglio che  mantiene la parola data. Anche a beneficio dei lettori e dei colleghi del  <em>Corriere</em> che fossero interessati a conoscere lo stato reale della  pratica “Villa due palme”, pubblichiamo le visure catastali e ipotecarie dalle  quali risulta che la villa è dei legittimi proprietari.</p>
<p><a href="http://st.ilfattoquotidiano.it/wp-content/uploads/2011/04/visura_lampedusa.pdf" target="_blank"><strong><span style="color: #231f20;">Clicca qui per vedere la visura  catastale</span></strong></a></p>
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