Archivi per la categoria ‘Tiziana 2012’

4/10/12 – Buona fortuna. E ridete!

giovedì, 4 ottobre 2012

5/10/12 – Buona fortuna. E ridete!

Lascia l’errore altrui dove si trova (Marco Aurelio)
Sometimes when
you’re doing simple things around the house. Maybe you’ll think of me and smile. You know I’m tied to you like the buttons on your blouse. Keep me in your heart for awhile (Warren Zevon)

Alla fine del mese compirò 55 o 56 anni, e voglio cambiare un po’ di cose della mia vita. Dedicherò il tempo che mi rimane dal lavoro all’implementazione di un progetto sanitario rivolto agli stranieri poveri romani dedicato alla memoria dell’amatissimo amico Gianni e promosso da una onlus per malati oncologici
Ringrazio enormemente Giulio Cesare Vallocchia per la generosa ospitalità sul suo sito, dove ho potuto scrivere tante cose in piena libertà. Grazie anche ai lettori e a quelli che hanno commentato e linkato i post dando spazio allo scambio di idee.
A tutti, anche agli antipatici, auguro di ridere.
Ridere, si sa, è un modo diverso di piangere, ma soprattutto è un modo per dire che la morte non avrà l’ultima parola. Neanche quella del pensiero libero.
Buona fortuna,
Tiziana

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Nine’ nun ce lassa’ !!!
Nel film “Riusciranno i nostri eroi a trovare l’amico misteriosamente scompraso in Africa” con questo accorato appello una tenera tribù africana implorava Nino Manfredi di non lasciarli al loro triste destino.per tornare in Italia. Ora anche noi della tribù di No God abbiamo lo stesso problema con Tiziana Ficacci che ci annuncia il suo distacco da questo sito, anche se per nobilissimi e pesanti impegni di lavoro nel sociale. Ci ha mandato questo MESSAGGIO a cui rispondiamo affettuosamente
Tizia’ nun ce lassa’ !!!
nel pieno rispetto però delle sue decisioni.

Grazie Tiziana, ma sai benissimo che finché terremo aperto questo sito potrai tornare a scrivere quello che vorrai, se lo vorrai e quando lo vorrai.
Giulio.

2/10/12 – Sull’annosa questione dell’ora di religione

lunedì, 1 ottobre 2012

In un giorno d’estate il giovane Ermafrodito si gettò nudo nelle acque di un lago dove abitava la ninfa Salmacis. Colpita dalla sua bellezza se ne innamorò, lo abbracciò e implorò gli dei di fare in modo che il suo corpo e quello del ragazzo non si separassero mai più. Gli dei la accontentarono e i due rimasero uniti in un essere nuovo, insieme maschio e femmina. Ma a Roma l’ermafrodito era un monstrum, un essere che segnalava l’ira degli dei. Il mostro sfuggendo alla regola fondamentale della divisione dei sessi, rappresentava un pericolo per la convivenza civile, perciò andava eliminato. Non solo uccidendolo,ma cancellandone le tracce sommergendolo nelle acque profonde del mare o di un fiume. Spesso il mito e la realtà non coincidono

L’ora di religione prima della revisione concordataria (‘84) era obbligatoria. Potevano, con giustificati motivi e producendo verificabile documentazione, essere esonerati gli studenti che, ad esempio, avevano un’altra fede. Perché, è opportuno ricordarlo, in Italia ci sono sempre state persone non cattoliche che hanno collaborato a rendere prospero e libero il Paese.
Siccome l’Italia si divide in fazioni piuttosto che ragionare, si accusa Craxi che tanto è morto male e non può replicare, dell’assurda questione. Certamente sarebbe stato meglio che l’allora Presidente del Consiglio socialista avesse avuto la forza di sopprimere il Concordato, ma è lecito continuare a chiedersi se avesse avuto l’apporto del Pci su quella questione come sarebbero andate le cose. Di sicuro i comunisti persero l’occasione per sanare l’errore di Togliatti che, in opposizione a Nenni, siglò il mortale articolo 7 della Costituzione. E’ appena il caso di ricordare che nella revisione concordataria anche l’ingiusto 8 per mille e sue degenerazioni sostituisce la congrua obbligatoria prima devoluta dallo Stato alla Chiesa.
Ma, torniamo all’ora facoltativa di religione e, ancor più ridicola questione dell’ora alternativa. Un ossimoro. E’ doveroso riflettere per un secondo sul perché la Cei sollecitò l’ora alternativa che piace a tanti boccaloni. Studenti ciondolanti per i corridoi avrebbero creato scandalo, quindi meglio offrire - beninteso con doppia spesa per lo Stato – una materia sciocca tanto per riempire i buchi, insegnamento che nella pratica non si svolge in tutte le scuole. Il motivo per cui tanti genitori caldeggiano l’ora alternativa è determinato dall’ansia di dover lasciare i bambini senza fare nulla. E’ una insicurezza/inedia dei genitori che non hanno la forza di sostenere un figlio fuori dal gregge. Questi parenti sono dei veri disgraziati perché, per la loro apatia, perpetrano una situazione che fa comodo alla Cei e all’intero sistema scolastico. E hanno anche l’arroganza di sostenere che lo fanno per i loro figli, mentre perdono l’occasione per spiegargli il significato del libero arbitrio.
Nel frattempo le gerarchie ecclesiastiche supportate dai partiti e dai media, sostengono che l’ora di insegnamento della religione cattolica è una materia di studio importante perché appartenente alla cultura italiana. Cosa vuol dire? Che a distanza di trenta anni delle intese stipulate dallo Stato con altre confessioni religiose si torna al passato, quando le fedi diverse dal cattolicesimo erano, obtorto collo, tollerate? Che non avere una religione ma altre concezioni della vita è un errore? Che non esistono modi più adeguati per la nostra istruzione, che come è noto non gode di grande credibilità al di fuori dei confini, di sostituire neanche in futuro la famigerata ora di religione con insegnamenti utili, quali materie scientifiche o l’ educazione civica, o la musica come proposto dal nostro lettore Sergio? Che chi rinuncia all’ora di religione rifiuta un pezzo dell’identità nazionale diventando automaticamente uno studente da sorvegliare e magari domani un cittadino sospetto da “rieducare”? Per giustificare lo studio dell’ora di religione cattolica, in molti si adoperano nel dire che è un’ora di insegnamento di cultura comprensiva della storia delle religione e di temi etici, in questo modo aggirando quanto stabilito dal concordato che prevede che l’ora sia di insegnamento cattolico. E ammesso – ma non concesso – che lo studio della dottrina cattolica sia un arricchimento culturale, ma è equo che faccia parte dell’insegnamento semicoatto di una scuola che, almeno sulla carta, è laica? Purtroppo, a tenere bordone agli sfacciati della Cei oltre ai politici italiani ci sono quella massa di intellettualoidi, giornalisti, artisti, valletti e velini che mai si discostano dal pensiero unico intenti a mangiare nella greppia del padrone qualunque sia, che ritengono che si potrebbe introdurre lo studio delle religioni (che saranno milioni) oppure solo quelle monoteiste (ed è discutibile che il cattolicesimo lo sia) senza chiedersi neanche se gli insegnanti saranno sempre scelti dalla Cei. Eppure, queste pericolose proposte vengono anche dai sedicenti laici. La domanda che dovremmo porci – tanto per rimanere in ambito religioso ripeterla come un mantra da mattina a sera – è: possibile che i laici abbiano un concetto così basso di sé da appaltare l’etica alle religioni? Torna utile a questo proposito citare Guido Calogero “I laici che non sanno contestare il complesso di superiorità dei cattolici, diminuiscono anche l’efficacia della propria battaglia ideale e politica… la loro modestia davanti alle fedi sminuisce il principio di laicità, l’unico che possiede quella compiuta universalità e assolutezza che le fedi pretendono per se stesse”. E’ questo complesso di inferiorità – per me che non sono certa di niente ma stavolta credo di avere ragione – il vero problema.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

27/9/12 – Sulla pelle degli altri

giovedì, 27 settembre 2012

Dice: “si stava meglio quando si stava peggio”. Bene, auspichi pure il ritorno dei vecchi tiranni migliori di quelli attuali. Ma, per un minimo di giustizia, proponga un cambio. Stavolta tocca ai laudatori dei tempi antichi, ben protetti in Occidente, saturi delle libertà dell’Occidente, riscaldati dalla democrazia dell’Occidente, assaggiare le meraviglie dei regimi rimpianti. Mica sempre le parti non possono rovesciarsi, e lasciare nel privilegio dello status quo sempre i soliti fortunati. Un semplice scambio : a un egiziano o a un libico il posto del laudatore imbozzolato nei comodi occidentali, a quest’ultimo invece un po’ di sana galera alla Mubarak, o un bel trattamento nelle mani degli sgherri della polizia politica di Gheddafi, a scelta. Che ne dite? Un po’ per uno non va bene? … Il valore universale della democrazia si, ma solo se conviene (Pierluigi Battista, Corriere della Sera)
Mezio aveva concluso un trattato di alleanza con il re Tullio Ostilio. Ma era un alleato infedele che profittava di ogni occasione per incitare i popoli vicini a ribellarsi ai romani. Fino a quando si spinse oltre. Roma era in guerra con gli abitanti di Fidene e Mezio, come alleato, era schierato con i romani. Ma prese tempo e solo quando capì che i romani avrebbero vinto si espose, simulando poi grande soddisfazione per la vittoria congratulandosi col re. Ma questi, al quale non era sfuggito l’operato di Mezio, gli inflisse una pena durissima: “Tu hai tenuto l’animo diviso tra i fidenati e i romani, e ora sarai te ad essere diviso” . E fatte avanzare due quadrighe fece legare le braccia di Mezio a una di queste, le gambe a un’altra, e fece spronare i cavalli in direzione opposta.

All’origine delle primavere arabe c’è la società civile: donne e uomini in lotta contro le dittature. Caduti i tiranni l’opposizione si è rivelata non pronta, e il vuoto politico è stato riempito dall’unica forza che per decenni ha continuato a organizzarsi, quella degli islamisti. Non dovrebbe sorprenderci più di tanto in Italia, dove i partiti, oggi molto più di ieri quando avevano nel bene e nel male una storia e una ideologia, lavorano sotto dettatura della Chiesa cattolica che ha idee.
Lascia basiti che molti editorialisti (soprattutto di Libero e Il Giornale che amano populismo e nazionalismo) non comprendano che tutte le rivoluzioni nella storia hanno avuto alti e bassi. In Medio Oriente il fanatismo confessionale c’era già, solo prima veniva brutalmente represso.
Soprattutto è detestabile l’incapacità di distinguere tra persone comuni e militanti politici. La gente comune non è settaria e vuole esattamente le cose che vogliono tutti: viaggiare, educare i propri figli, studiare, consumare… A tutti quelli che ricordano il bel tempo andato delle dittature arabe, non morde un po’ la coscienza quando gli islamisti in Tunisia propongono una legge costituzionale per sancire l’inferiorità delle donne e si dimenticano di riferire che le ragazze scendono coraggiosamente in strada? O che in Libia più della metà degli elettori ha scelto l’opzione laica e che donne e uomini hanno sfilato contro gli islamisti assaltando una caserma senza finire sulle pagine di chi non vuole la libertà per tutti? O scordare che in Egitto quasi la metà degli elettori ha votato il candidato laico, cosa che i Fratelli musulmani e Morsi sembrano (per il momento) ricordare. Meglio non guardare questa realtà e giudicare per blocchi. Meglio non dare una mano alle donne di Tunisi, ai laici del Cairo e di Bengasi. I fanatici fondamentalisti ringraziano sentitamente.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

14/9/12 – La seduzione del male

venerdì, 14 settembre 2012

 

…Ninna nanna, tu non senti/li sospiri e li lamenti/de la gente che se scanna/per un matto che commanna;/che se scanna e che s’ammazza/a vantaggio de la razza/o a vantaggio d’una fede/per un Dio che nun se vede/ma che serve da riparo/ar Sovrano macellaro/…(Trilussa, La ninna nanna de la guerra, ottobre 1914)

Dare priorità assoluta alle origini etniche, territoriali – se non razziali – di un individuo si chiama tribalismo. Così i modi di agire dei gruppi umani vengono legati automaticamente alle loro presunte radici: gli africani col ritmo nel sangue, i piemontesi falsi e cortesi, i rom tutti ladri, gli ebrei spilorci, i musulmani terroristi. Il tribalismo è un fenomeno più diffuso di quel che sembra e accomuna sia i più accesi sostenitori del multiculturalismo tout court che gli islamofobi cristianofobi ecc. Entrambi questi gruppi infatti riducono tutto, dal disagio sociale a quello economico, ad una questione etnica, statica, chiusa, immobile. Al contrario la storia ci insegna che le culture sono il frutto del cambiamento , di scambi, di ri-elaborazioni, di individui, di invenzioni.
E’ una disfatta dell’intelligenza e della razionalità, constatare che frequentemente il dibattito su questi temi, anche attraverso la rete che ha un effetto rimbombo sull’informazione, è sminuito da sensazionalismi adatti ai palati più grossolani, da avvitamenti reazionari, da ripicche, da ricerca di sette minoritarie sconosciute ai più e alle quali si da un risalto mediatico che sarebbe meglio dedicare a questioni reali.
Si finisce in questo modo per abbracciare quello che si crede di condannare, rivelandosi presto di gran lunga peggiori dei bersagli contro cui scagliavano le frecce.
La vita è molto complessa e non aiutano quelle persone che entrano a gamba tesa in qualsiasi confronto con posizioni nette, quelli che vedono bianco/nero, bene/male. E senza mai produrre concetti nuovi ma riproponendo solo pensieri regressivi. L’intelligenza, insieme a un po’ di calma, dovrebbe portarci a non applaudire sempre e soltanto i luoghi comuni, ma piuttosto ad apprezzare il pensiero libero e le persone che lo praticano e che, quasi sempre, non temono di rimetterci. Considerare i rom ladri, i napoletani sporcaccioni, gli immigrati musulmani potenziali tagliatori di teste… altro non è che un termometro dell’irrazionalità da cui si lascia avvolgere il senso comune delle persone più fragili e ignoranti conducendoci dritti dritti al temuto populismo

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Di tanto in tanto, fingendo di guardare la spiaggia, lanciava speranzoso furtive occhiate alla ragazza lunga distesa non lontano da lui, che s’abbronzava esponendo il volto fisso contro il sole e senza cambiare posizione. Meir rifletteva sui raggi del sole e sul modo in cui penetravano e dilagavano entro la sua cute, che da anni non esponeva, risvegliando e attivando pigmenti latenti… Gli venne voglia di essere tutto impregnato di benessere e ovviamente anche di abbronzatura, cose che tanto auspicava, così si guardò e rimase deluso dal proprio fisico ancora ricoperto di un imbarazzante candore, niente più che leggermente arrossato, gli dispiaceva d’aver deciso solo ora di andare al mare, alle soglie dell’inverno e in fine stagione (Yaakov Shabtai, In fine)

Questa pagina sarà aggiornata dopo il 26 settembre

11/9/12 Lo scandalo

martedì, 11 settembre 2012

Ci dimentichiamo che esistono i minatori nello stesso modo in cui ci dimentichiamo che ci scorre il sangue nelle vene…
Me ciami Brambilla e fu l’uperari/lauri la ghisa per pochi denari/e non ho in tasca mai/la lira per poter uscire con lei/Mi piace il lavoro ma non sono contento/non è per i soldi che io mi lamento/ma questa gioventù/ci avrei giurato che mi avrebbe dato di più/
Che fine fa il ruolo del sindacato quando un lavoratore per sostenere le proprie ragioni si procura una dolorosa ferita in diretta televisiva e i suoi compagni minacciano persino di usare il tritolo? (Dario Di Vico, CorSera)
Tristo chi se presenta a li cristiani/scarzo e cencioso. Inzino pe’ le scale/lo vanno a mozzicà puro li cani (G.G.Belli, Er merito, dai Sonetti)

Scriveva Leo Longanesi: “La parola democrazia mi destava una insofferenza fisica , come l’odore stantio dei vecchi cassetti o l’alito guasto di certe vecchie; sentivo nell’aria un odore di muffa, di umida miseria, un odore di cavoli lessi nelle scale della nuova società, come in certe vecchie portinerie, un odore di farisei. Poi scoprii che corrispondevano a un mio giudizio storico e morale”. Si può dire meglio?
In nessun paese europeo i partiti hanno deciso di ritrarsi perché non erano in grado di affrontare la crisi economica. La partitocrazia italiana – non per responsabilità ma per incapacità – ha deciso di cedere il posto a dei tecnici. Dopo aver abbandonato il loro posto maggioranza e opposizione oggi pensano di potersi presentare fra qualche mese alle elezioni come niente fosse. E’ incredibile ma questo è.
Tra le varie cose di cui la partitocrazia non sa, è che in questo Paese ci sono i poveri che non hanno nessuna visibilità grazie a media di regime che li ignorano. Queste due flaccide categorie che hanno distrutto la politica e informazione e che si danno del tu, quando mai vengono in contatto con le persone? Chi mangia brioche in tempo di guerra è in grado di dare risposte per il domani? E la lotta di classe? E’ giusto aver accantonato questo tema? Anche noi ci siamo dimenticati di questa cosa.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it


5/9/12 – Aspirazioni e realtà

mercoledì, 5 settembre 2012

In un giorno d’estate il giovane Ermafrodito si gettò nudo nelle acque di un lago dove abitava la ninfa Salmacis. Colpita dalla sua bellezza se ne innamorò, lo abbracciò e implorò gli dei di fare in modo che il suo corpo e quello del ragazzo non si separassero mai più. Gli dei la accontentarono e i due rimasero uniti in un essere nuovo, insieme maschio e femmina. Ma a Roma l’ermafrodito era un monstrum, un essere che segnalava l’ira degli dei. Il mostro sfuggendo alla regola fondamentale della divisione dei sessi, rappresentava un pericolo per la convivenza civile, perciò andava eliminato. Non solo uccidendolo,ma cancellandone le tracce sommergendolo nelle acque profonde del mare o di un fiume. Spesso il mito e la realtà non coincidono.
http://www.artapartofculture.net/2011/06/21/moataz-nasr-the-other-side-of-the-mirror-di-manuela-de-leonardis/

Moataz Nasr, importante artista egiziano che espone le sue opere da Tokyo a Oslo, realizza sculture, fotografie, installazioni sull’identità del suo essere arabo, e ha fatto del suo impegno sociale e politico il fulcro del suo lavoro. Nasr ha partecipato alle manifestazioni di piazza Tahrir e, come fattiva testimonianza, ha fondato al Cairo il circolo Darb 1718, uno spazio per mostre, film, pubblicazioni… In questo centro si proietta continuamente il documentario di Ahmed Basiony, ammazzato durante i primi giorni della rivoluzione proprio mentre lo girava. L’ultima opera di Nasr si chiama We Need Education, e consiste in una grande lavagna scolastica. Ai piedi della lavagna piccole montagne di gesso e come suono di sottofondo lo stridore di un gessetto che lascia la scritta abbiamo bisogno di educazione. Le opere più note di Nasr, esposte ovunque ma poco in Italia, sono le serie di foto Man-made realizzate nel 2006, dove sono ritratti profili di giovani con paraocchi simili a quelli dei cavalli.
Nasr è uno di quei tanti esponenti della primavera araba che non chiamava in causa in nessun modo l’islam, ma che si è distinta per essere composta da singoli e distinti individui. La domanda che molto Occidente continua a porsi è se l’islam è compatibile con la democrazia, con i diritti umani, con i diritti della donna. Continuare a rispondere no è un po’ seguire i vecchi schemi dello scontro di civiltà illustrati da Samuel Huntington . Questa idea – pregiudizio? – ha portato i governi occidentali a sostenere dittature apparentemente secolarizzate come quelle di Mubarak in Egitto, di Ben Ali in Tunisia e di Gheddafi in Libia scendendo i gradini più bassi della realpolitik. Ma le società arabe erano in movimento ben prima delle primavere del 2011. Piccoli imprenditori, intellettuali, donne, giovani, da tempo rifiutavano l’islam istituzionalizzato, scegliendo piuttosto un percorso molto flessibile e individuale rispetto alla religione. Non sempre e non per tutti però essere individuo significa scegliere la modernità. Si pensi ai fanatismi cristiani, per esempio alla destra religiosa americana . In sintesi estrema nel mondo islamico che noi occidentali ancora leggiamo come un monolite, c’è un pluralismo religioso che va dagli islamici moderati ai salafiti. I governi occidentali devono attrezzarsi a rapportarsi con un mondo arabo dove c’è di tutto, compresi molti laici, o meglio, persone del tutto indifferenti alla tematica religiosa.(come la maggior parte delle persone nel mondo)

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

http://it.wikipedia.org/wiki/Lo_scontro_delle_civilt%C3%A0

 

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Mercoledì 5 settembre alle 23.45 su rai 3 Doc3 propone La dolce morte (The suicide Tourist). Realizzato nel 2007 dal documentarista canadese e premio Oscar John Zaritsky, sul suicidio assistito. E’ il frutto di un lungo lavoro di preparazione condotto dal regista all’interno della Dignitas, organizzazione svizzera con sede a Zurigo che dal 1999, in conformità alle legge elvetiche , ha aiutato a morire più di 700 persone provenienti da 25 paesi diversi. Nel 2006 Zaritsky conosce Craig Ewert , 59enne professore universitario in pensione colpito da Sla (una grave malattia degenerativa del sistema nervoso che conduce alla disfunzione di tutti i muscoli del corpo, compresi quelli dcon cui parliamo, mangiamo, respiriamo). Ewert ha deciso di mettere fine alla sua vita nel pieno delle proprie facoltà mentali, non vuole restare”prigioniero di una tomba”. Esprime però anche un’altra volontà; desidera che il suo ultimo viaggio venga filmato, che possa essere un contributo utile a stimolare il dibattito sull’eutanasia. Nel documentario gli ultimi 4 giorni di vita di Ewert, dal saluto con i figli, al viaggio dall’Inghilterra alla Svizzera, fino all’ultimo bacio con la moglie pochi istanti prima di ingerire la letale bevanda di barbiturici.

1/9/12 – Qual è lo scandalo? (2)

sabato, 1 settembre 2012


http://www2.italialaica.it/news/editoriali/37255

Ci dimentichiamo che esistono i minatori nello stesso modo in cui ci dimentichiamo che ci scorre il sangue nelle vene…

Ci hanno fatto orrore alcuni stupri perpetrati da fanatici musulmani alla fine del ramadan. Sanzionati, e non era scontato, anche nei paesi dove sono stati commessi. Il posto che sarà riservato alle donne rappresenterà il termometro del reale cambiamento – così fortemente voluto dai protagonisti della breve primavera araba – di quei paesi.
Va detto però che è sempre più difficile parlare serenamente dal nostro Paese di rispetto delle donne.
E’ appena il caso di ricordare l’annunciato possibile ricorso del ministro tecnico/europeista contro la sentenza della Corte di Strasburgo che ha bocciato la legge 40 sulla fecondazione. Praticamente una riedizione del ministro Sacconi e la pillola Ru486 che pretendeva che la donna sarebbe dovuta rimanere in ospedale fino all’espulsione del feto. In entrambi i casi si vuole riaffermare che per le donne abortire o concepire un figlio non malato deve essere faticoso, doloroso, avvilente, snervante, impegnativo, angoscioso, degradante, ignominioso. Entrambi i due ministri non vogliono consentire alle donne di essere maggiorenni. E per giustificare l’ingiustificabile si concentrano i più frustri luoghi comuni sulle donne scervellate che se facilitate abortirebbero un giorno si e un giorno pure. Anche questa volta siamo davanti a scelte ideologiche ma difficilmente applicabili. Sono norme che gettano veleno nella società, e qualcuno si chiederà: se la politica le donne le vede come delle stolte che inghiottono una pilloletta come fosse una zolletta di zucchero, o gettano via gli embrioni come fossero cotton fioc, perché non posso permettermelo io che sono il marito e la schiaffeggio, io che sono il collega e le faccio mobbing, io che sono il corteggiatore respinto e le faccio lo stalking?
Impressiona anche molto che sulla rete si dia per dato che Julian Assange , che ha rivelato al mondo che l’Ecuador è la culla del libero giornalismo, sia un cavaliere senza macchia. Assange è accusato di stupro da due giovani donne svedesi. Sembra che il rapporto, all’inizio, fosse consenziente e che abbia smesso di esserlo nel momento in cui le due donne si sono ribellate a certi modi violenti del loro partner. In Italia si direbbe che le due sciocche se la sono cercata.. In Svezia, invece, sembra prevalere la convinzione che una donna abbia gli stessi diritti di un uomo e sia sempre libera di cambiare idea. E del resto la violenza sessuale si compie durante un atto sessuale. A me questo sembra giusto ; e credo che se Assange accettasse un equo processo, anche la sua campagna per la libertà di informazione avrebbe un maggior peso Tiziana Ficacci, www.nogod.it

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Molti film presenti quest’anno alla Mostra del Cinema di Venezia esplorano in maniera diversa e da diverse angolazioni i mille modi in cui viene usato Dio e la religione
. A cominciare dal film di apertura della rassegna The reluctant fundamentalist , thriller politico tratto dal romanzo di Mohsin Hamid dove la regista Mira Nair riflette sulle imprevedibili conseguenze dell’attacco alle Torre Gemelle. L’argomento è di attualità: irrazionale paura che fa scattare barriere e porta alla demonizzazione di interi paesi sono le reazioni che mandano in frantumi il sogno americano di un giovane pachistano che lavora a Wall Street. Faith del regista austriaco Ulrich Seidl, presenta Annamaria , una cinquantenne ultrà di Gesù, che ama in tutti i modi. Alzando la gonna davanti al crocefisso, per esempio. Girerà Vienna con una statua della madonna in braccio per tentare di portare il paese sulla retta via. L’amore invece è terreno ma messo a dura prova in una comunità chassidica in Fill the Void della regista israeliana Rama Burstein . Il tema è l’enigma del rapporto uomo-donna nella fede ebraica. Prete in crisi in To the Wonder del regista Terrence Malick che veste lo splendido Javier Bardem con gli abiti di padre Quintana, la cui vocazione vacilla. E poi The Master di Paul Thomas Anderson, che nega (per paura si dice) si tratti della storia di Hubbard fondatore di Scientology. Comunque si raccontano le vicende di un giovane adepto e le difficoltà che deve affrontare per uscire dalla setta. Il suo sull’argomento lo da anche l’Italia con il regista Marco Bellocchio e il suo Bella addormentata. Protagoniste due donne: una fanatica della fede, ultrà della vita anche se non è più tale (Alba Rohrwacher) e un’altra che incita le suore a recitare rosari pretendendo il miracolo per la figlia in coma irreversibile(Isabelle Huppert). Un film che ci ricorda (e come dimenticarlo?) una delle pagine più umilianti della nostra storia recente.

I commenti di Amgela Cannizzaro http://www.lascatolachiara.it/articoli/venezia2012/venezia2012.htm

24/8/12 – Qual è lo scandalo?

venerdì, 24 agosto 2012

 

Apri gli occhi e guardami in tutto il mio splendore, perché a questo punto del viaggio hai visto cose tali da esser in grado di sostenere la luce del mio sorriso (XIII Canto del Paradiso)
Nel 1996 in Italia viene riconosciuta la violenza sessuale come reato contro la persona e non più contro la morale

La Caritas, fedele al motto porgi l’altra guancia specie se non è la mia, ha dato il via a Bolzano all’esperimento denominato Change (e un giorno dedicheremo un trattato al provincialismo di usare l’inglese quando c’è un equivalente italiano). Il programma è dedicato agli offender, cioè agli uomini che odiano le donne, spesso mariti amanti fidanzati padri. Si tratta di 28 incontri coordinati da una coppia (maschio/femmina) di specialisti. L’offender si impegna a firmare una promessa a interrompere qualsiasi comportamento di prevaricazione fisica e/o psicologica. Tra le tecniche quella del time out, cioè quando la tensione sale si usa una parola concordata con la maltrattata che segnala lo stop. Se il progetto consiste solo in questo sembra un po’ come curare la tubercolosi col formitrol, ma se don Gelmini riesce a persuadere i tossicodipendenti a smettere con il solo aiuto della preghiera (e soprattutto a convincere la Regione Umbria a sborsare per un pater ave gloria 160 € al giorno per ogni assistito) tutto è possibile. Che la violenza sulle donne sia considerata irrilevante (esagero ma non troppo esageratamente) è una scomoda verità che assurge agli onori della cronaca solo se riguarda casi di prevaricazione di tipo religioso/islamico. Più o meno come lo stupro che fa notizia solamente se a compierlo è uno sbandato straniero, ma per motivi di ordine pubblico, non per la gravità del reato. In un caso recente dove lo stupratore era un giovane dell’esercito italiano, c’è stata da parte di quell’istituzione il massimo della copertura e la protezione del carcere militare. Perfino nel caso Assange si da per dato che l’accusa di stupro per la quale la Svezia intende processarlo è una montatura.
A reagire allo stupro ormai solo l’ex ministro leghista Calderoli che con il suo consueto garbo propone di tagliarlo e zac. Ma per una volta (secondo me) ha perfettamente ragione. Quella che popolarmente viene chiamata castrazione chimica è una misura che affianca la carcerazione con farmaci, ed è in uso in molti paesi (Usa, Gran Bretagna, Scandinavia) con discreti successi. Viene il dubbio che qui fa scandalo proprio perché piace allo scalmanato leghista. Sembra che anche per questo reato che minaccia tutte le donne e a qualsiasi età, le parti in causa siano colpite dal virus della guerra civile che blocca il Paese e rende difficile viverci. Quanto alle donne che con troppa facilità dimenticano di esserlo per accodarsi a qualche maschione di partito, non sarebbe male ricordarsi quello che scrive Tacito su Nerone. Il quale ripudiata Ottavia per adulterio la esiliò a Ventotene. Ma per compiacere la nuova moglie Poppea, fece uccidere Ottavia immobilizzandola con lacci stretti e tagliandole le vene. Per affrettarne la fine venne immersa in un bagno caldissimo e la sua testa recisa fu offerta a Poppea. Ma anche lei però non sfuggì alla violenza di Nerone che, seccato dalle sue richieste, la uccise con un calcio nella pancia. E non si curò neanche che fosse incinta.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

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Scrivevamo il 5/10/11
Adesso a parlare di femminismo c’è il rischio che qualcuno ti definisca oltre che ridicola anche passatista antiquata ecc. ecc. E invece sarebbe proprio il caso di rispolverarlo quel femminismo che ci insegnava che le donne non si devono strumentalizzare mai. Specialmente tra donne. Fermo restando che l’obiettivo di mandare via un premier sempre più simile al dittatore dello stato libero delle banane è più che lodevole, e sorvegliare il potere anche nei suoi comportamenti privati è un canone della democrazia, tirare dentro le ragazze di Silvio con nomi cognomi abitudini travestimenti ecc ecc, giudicandole, è inaccettabile. Il premier, un qualsiasi premier, non può consentirsi simili comportamenti e sarebbe normale in qualsiasi angolo di mondo che si presentasse dai pubblici ministeri e che, soprattutto, si dimettesse per il bene del Paese. E non certo per lo stile di vita condannato dal cardinale Bagnasco. Sappiamo bene che al prete per purificare l’aria non gli basta un Silvio più composto, ma punta sui nostri letti, quelli dove ci divertiamo e quelli dove ci ammaliamo. Ma torniamo alle ragazze. Le giovani, non sprovvedute, non povere, non sfruttate, laureate e spesso “di madre lingua straniera”, hanno partecipato ad uno scambio. E torniamo al femminismo che ci ha insegnato a riconoscere l’autonomia di ogni donna, perché non esiste un modello unico di comportamento femminile. Basisco al pensiero che giovani fanciulle scelgano di vendere il loro corpo, ma mi rifiuto di cadere nella misoginia. Piuttosto mi piacerebbe vedere un colpo di reni da parte delle (poche) donne della classe dirigente del nostro Paese, che rimangono inerti quando l’Ue comunica che tra i 27 paesi siamo i penultimi per l’occupazione femminile. Che l’agenda di Lisbona che fissava un obiettivo minimo di 60% di donne al lavoro vede l’Italia inchiodata al 46%. Che prendessero atto che le donne non sono libere di avere figli perché solo 9 bambini su 100 trovano il posto all’asilo. Che anche quando le donne sono bravissime – e lo sono, basti il dato che su 100 laureati 65 sono donne – la carriera è ostacolata perché le valutazioni che danno gli uomini (purtroppo ai vertici ci sono quasi sempre loro) non sono legate al merito ma alla giovane età e alla bellezza.
Se si continua a fare le reggicoda di maschi partitocrati, prima o poi il bunga bunga di Silvio va nel dimenticatoio, ma ci toccherà sorbirci quello di qualcun’altro.
Ma torniamo a noi. Per le non giovanissime che hanno vissuto quel momento indimenticabile del femminismo, dove indipendentemente dall’età dalla cultura dall’appartenenza ideologica e politica si era sorelle, rappresenterebbe una grande chance trasmettere alle nostre figlie quello che ci ha insegnato il femminismo: la compattezza di genere. Questo è il punto fermo per infrangere gli ostacoli posti dalla complicità tra maschi. Purtroppo capita spesso che le donne che riescono a imporsi per le loro capacità invece di promuovere le altre, quelle rimaste indietro, se ne dimenticano, come se temessero una concorrenza. Le donne che perdono la memoria delle donne, anche in politica e nei diversi schieramenti, prima o poi ci rimettono.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it

22/8/12 – Pussy

mercoledì, 22 agosto 2012

 

Quando si indebolisce l’immagine politica e morale del potere statale, quest’ultimo reagisce con misure repressive. E’ lo stesso potere statale a mettere in moto il meccanismo della primavera araba imponendo una scelta: rassegnarsi o ribellarsi. La probabilità che i giovani si rassegnino è pari a zero. La probabilità che la repressione dei giovani spinga la generazione più vecchia a dimenticare la propria moderazione è grande (Mikhail Khodorkovskij, oppositore politico di Putin, ex uomo più ricco della Russia, oggi in prigione in Carelia)
Confortato dalla potente Chiesa ortodossa il governo ucraino attraverso la Commissione per la protezione della pubblica moralità, ha censurato il cartoon per bambini SpongeBob, “accusato” di omosessualità per tenere spesso per mano la stella marina Patrizio. Sotto accusa anche i Simpson, Pokemon e i deliziosi Teletubbies

L’incredibile episodio delle Pussy Riot (e complimenti al gruppo per l’ironia del nome) ha mostrato plasticamente il potente oscurantismo del potere clericopolitico. E’ possibile che il presidente russo, eletto per la terza volta con qualche oscura spintarella, abbia considerato che la condanna inflitta alle tre giovani – spontanee disarmate graziose innocenti per definizione – avrebbe portato una ondata di critiche occidentali. Ha preferito però non apparire debole davanti ai suoi elettori e alla comunità ortodossa che, va ricordato, è una platea vastissima e risorgente in tutti i paesi dell’est europeo. Finito per consunzione il comunismo, il potere politico ha riesumato la religione: da una illusione ad un’altra senza passare per l’intelligenza del libero pensiero. L’astuto russo sa che per bloccare un popolo non c’è niente di più potente dei lacci di velluto e seta che la religione – che non c’entra nulla con la spiritualità ma è una branca della politica – usa per strozzare la libertà. Lo sappiamo bene noi italiani che, per la cultura cattolica di cui siamo intrisi, non protestiamo mai perché prevale in noi il fatalismo e la rassegnazione. In altri paesi (la Germania ad esempio) il caso delle Pussy Riot, ha coinvolto nel dibattito oltre i politici anche rappresentati delle diverse comunità di fede che compattamente hanno condannato la Chiesa ortodossa, una posizione non scontata considerato il grande numero di immigrati ucraini romeni moldavi che vivono su quel territorio. Al momento il mondo cattolico italiano, sempre pronto ad entrare a gamba tesa e senza essere sfiorato dal dubbio in qualsiasi dibattito, ha taciuto sulla pretestuosa sentenza. Silenzio anche dal chiacchierone mondo politico italiano attento a non urtare la sensibilità dei chierici.
Addolora l’abulia della parte sinistra della partitocrazia che ne manca una via l’altra. Rattrista la confusione sui temi dei diritti civili (impropriamente detti eticamente sensibili) che li vede divisi: i diritti non sono lussi che la crisi economica non ci permetterebbe di affrontare, piuttosto sono l’indicatore di quello che una società pensa di se stessa e delle scelte che intende tutelare. Fa male un sindacato che non è riuscito ad intercettare le trasformazioni del lavoro. Dispiace un partito che scrive ecologia nel suo stemma ma ignora nella sua azione quotidiana l’ambiente. Preoccupa la malleveria al giustizialismo e indigna l’indifferenza per gli abusi della carcerazione preventiva e il disinteresse per un sistema carcerario obsoleto. E fa soffrire il silenzio tombale sul monumento al maresciallo Graziani completato col denaro pubblico (sarà interessante sapere cosa ne pensano libici ed etiopi che subirono i gas tossici grazie a lui) e sullo scorazzare per Roma in piena libertà di Erich Priebke. E’ sgradevole contestare così fortemente la parte politica che, anche se con l’amaro in bocca, è quella che poi si finisce per votare. Ma, come per tutte le questioni della vita, per (ri)costruire è meglio prima rimuovere le macerie.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

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Per i lettori di NoGod il calendario delle prossime mostre a Roma.

Dal 27 settembre al 20 gennaio presso le Scuderie del Quirinale: Veermer e il secolo d’oro dell’arte olandese. Dal 29 settembre al 3 febbraio al Palazzo delle Esposizioni (Via Nazionale) Paris en liberté, 240 foto di Robert Doisneau affiancate da film sulla città. Dall’11 settembre nell’Aula Ottagona delle Terme di Diocleziano Il moderno attraverso l’antico. Dal 3 ottobre al 10 marzo, Roma Caput Mundi al Colosseo e ai Fori. Paul Klee e l’Italia dal 9 ottobre alla Gnam (Valle Giulia) . Al Maxxi (Via Guido Reni) da settembre Le Corbusier e l’Italia con gli interventi di William Kentridge. Dal 1 ottobre al 20 gennaio al Vittoriano (ingresso san Nicola in carcere) omaggio a Renato Guttuso nel centenario della sua nascita. Stesse date ai Musei Capitolini per I giorni di Roma, l’età dell’equilibrio sulla produzione del periodo aureo dell’arte romana coincidente con i principati di Traiano e Adriano. All’Ara Pacis (che il sindaco non smonterà più) dal 4 settembre al 4 ottobre L’Italia vista dal mondo–100 anni di stampa estera, e dal 13 ottobre Purché se ne parli, una mostra sul press-agent Enrico Lucherini. Al Museo Carlo Bilotti (Aranciera di Villa Borghese) dall’11 ottobre Afro: dalla forma mimetica alla forma mentale 1935-55. Dal 1 novembre al 30 marzo al Museo di Roma Classico e classicismi, Antonio Canova a Roma. Dal 27 novembre al Museo Napoleonico (lungotevere Tor di Nona) La villa Aldini a Montmorency nelle vedute di Felice Giani e dal 28 novembre Michelangelo Pistoletto alle Terme di Caracalla

20/8/12 – Il paradiso obbligatorio

domenica, 19 agosto 2012

Quando Kant afferma che uno dei tre grandi problemi della filosofia è “che cosa debbo sperare”, si riferisce con questa domanda al problema religioso. Le virtù del laico sono altre: il rigore critico, il dubbio metodico, la moderazione, il non prevaricare, la tolleranza, il rispetto delle idee altrui, virtù mondane, civili (Norberto Bobbio)
“Il nostro ippocastano è in piena fioritura dalla testa ai piedi, pieno di foglie e molto più bello dell’anno scorso” (dalla finestra al n. 263 di Prisengracht ad Amsterdam)

La Chiesa cattolica ha l’orribile vezzo di accreditarsi conversioni sul letto di morte di personaggi noti. O addirittura post mortem come sta succedendo per il regista Giorgio Strehler. Come tutti sanno – per primi familiari e amici che contestano quanto sostenuto dal gesuita Giovanni Ariedler sul prossimo numero della rivista Civiltà Cattolica e anticipato dal quotidiano della Cei Avvenire – il regista aveva una robusta cultura laica, coerente con la sua fede nell’uomo mantenuta fino alla fine, funerale compreso. Il sacerdote gli attribuisce “una spiritualità che egli certamente nascondeva”. L’ambiguità del gesuita – e per estensione della quasi totalità dei cattolici – è quella di sostenere che spiritualità sia sinonimo di religiosità. E’ più che possibile che Strehler avesse una forte spiritualità, ma per forza di stampo religioso? Il prete Ariedler scrive: “era convinto di preparare una società migliore”.
Ad eccezione dei momenti di nera depressione – quella malattia schifosa sempre pronta a stracciarci il cuore – è più o meno quello che pensiamo tutti, e probabilmente un artista talentuoso come il regista era, sarà stato convinto di lasciare un segno nel mondo attraverso la sua opera. E’ comprensibile che la famiglia e gli amici siano inaspriti e sconvolti di questa appropriazione. Quando si è amata una persona si è rispettosi delle sue idee qualunque siano state; distorcerle è intaccare l’integrità di quella figura.
Ma la Chiesa cattolica ha parametri diversi dalla stima, dall’amore, dall’umanità. Se può essere utile al proprio tornaconto l’utilizzo di un morto o di un moribondo si procede senza scrupoli. Molti funerali religiosi ai quali sacerdoti privi di scrupolo danno l’assenso, sono celebrati da nipoti miserabili timorosi del giudizio del paesello natio.
Va anche detto, per amore di verità, che spesso la Chiesa agisce come un tarlo su un legno non trattato. Intristisce, ad esempio, la sorte del carabiniere Salvo D’Acquisto, praticamente ignorato dall’Arma, che la Chiesa intende santificare, intanto attraverso il processo di beatificazione per atto eroico. Che il giovanissimo D’Acquisto si sia offerto per salvare popolazione inerme in balia dei nazisti è indubbio, ed è per questo che andando a Napoli si va a santa Chiara per portargli un fiore, rammaricandosi per un Paese che lascia i suoi figli migliori in balia della superstizione religiosa di una minoranza ladra (perché i cattolici in Italia sono una minoranza e soprattutto ladra). Il fratello Alessandro, che aveva circa 4 anni quando Salvo morì, ricorda la sua profonda religiosità ed è attivo in questa manovra offensiva per l’intelligenza. E’ lecito supporre che in famiglia un santo può tornare utile. Ma il giovanissimo carabiniere non è solo: in lista d’attesa anche il commissario Calabresi e il giudice Levatino.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Scrivevamo il 6/5/11 – Per quanto atroci siano state le immagini delle Torri gemelle, il fatto che gli Usa prima agiscono e poi informano danno l’idea che gli americani fanno un po’ quel che gli pare. E se le 2974 vittime delle Torri gridavano vendetta – ma questa parola non appartiene ai fondamentalisti? Non è più equo cercare giustizia? – sembrano dimenticati i morti di Madrid, di Londra, di Mumbai. E delle troppe vittime di attacchi terroristici nei paesi arabi per i quali in Occidente non si versano lacrime. Comunque, bin Laden è morto in una azione di guerra come lo fu l’attacco dell’11 settembre. Sarebbe stato meglio processarlo, tutto l’Occidente ci avrebbe guadagnato in immagine, specie dopo lo scandalo di Guantanamo. Per vedere il bicchiere mezzo pieno non possiamo tralasciare che il presidente Usa ha utilizzato i mezzi dell’intelligence a differenza del suo predecessore. Una parte del mondo islamico contesta la sepoltura in mare di bin Laden. Per l’islam il cadavere deve essere lavato con acqua limpida, profumato con olio canforato, avvolto stretto in fasce di cotone, il corpo disposto parallelamente verso la Mecca con il volto rivolto verso la Kabaa e sepolto in profondità nella terra. Nell’attentato delle Torri gemelle delle 2974 vittime (+ i 19 dirottatori) solo 1600 sono state identificate. I morti avevano 90 nazionalità differenti e sicuramente credevano in cose diverse. I loro amici, i loro familiari, non hanno avuto la possibilità di prepararli per la sepoltura. C’erano fra le vittime dei musulmani che avrebbero dovuti essere profumati con l’olio canforato, ebrei che avrebbero dovuto essere lavati con l’acqua contenente una goccia del mare e una piovana, avvolti nel sudario e interrati dentro una bara di legno leggero, cristiani vestiti con i loro abiti migliori, le mani giunte, chiusi in bare lucide con vistose maniglie d’ottone e crocifissi dorati, non religiosi che avrebbero scelto casse semplici, vestiti sobri, magari una bandiera. O defunti che avrebbero desiderato che le loro ceneri fossero sparse sui prati della loro infanzia, o nel mare del loro primo amore… ricoperti di serti di fiori colorati, segnalati da lapidi con incise croci, mani giunte, magen David, poesie… Spesso pensiamo a come affrontare la malattia, disponiamo per non soffrire inutilmente. Dovremmo stabilire anche come essere sepolti, perché purtroppo – per quanto possa sembrare puerile – rimarremo nella memoria delle persone amiche così. Sempre che non rimaniamo sepolti sotto le macerie di un attentato terroristico.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Scrivevamo il 20/11/09 – (…) L’uso strumentale delle conversioni non è una novità per la Chiesa cattolica, basti pensare all’uso di Edith Stein, santificata da Giovanni Paolo II e nominata patrona d’Europa. Su di lei si stanno pubblicando saggi, libri, film, si organizzano convegni e conferenze tentando il più possibile di cancellare le sue tracce di ebrea. Stein nata a Breslavia in Polonia, giovane filosofa assistente di Edmund Husserl, si convertì volontariamente al cattolicesimo affascinata dalla figura di Teresa d’Avila, diventò monaca carmelitana con il nome di suor Teresa Benedetta della Croce. Approfittando della sua posizione di suora tra il 1933 e il 1938 provò a chiedere udienza al papa Pio XII per sollecitarlo a condannare la politica antiebraica di Hitler, udienza sempre negata ufficialmente per mancanza di tempo. Il merito di Stein, anche di Stein cattolica, è quello di aver provato a parlare col papa, ma che meriti hanno quelli che adesso ne esaltano la figura e che non ebbero il coraggio di chiamare gli sterminatori con il loro nome? Nella clausura del convento nell’Alta Slesia racconta la sua vita nella autobiografia “Storia di una famiglia ebraica”. Il suo racconto finisce nel momento in cui un treno blindato la prelevò per portarla ad Auschwitz. Arrestata nel convento chiese di condividere il destino del suo popolo. E’ per apportare correzioni ai suoi errori che la Chiesa si è inventata una martire ideale la cui esaltazione altro non è che una autoesaltazione?
Tiziana Ficacci, www.nogod.it

E’ morta Helen Gurley Brown storica direttore di Cosmopolitan. Nel 1962 pubblicò il dossier Sex and the Single Girl, manifesto per l’indipendenza sessuale delle ragazze, che incoraggiava l’affrancamento economico dai fidanzati/mariti e una autonoma e libera vita sessuale. In Italia nel 1963 venne abolita l’esclusione delle donne dal lavoro negli uffici pubblici.