Quando Kant afferma che uno dei tre grandi problemi della filosofia è “che cosa debbo sperare”, si riferisce con questa domanda al problema religioso. Le virtù del laico sono altre: il rigore critico, il dubbio metodico, la moderazione, il non prevaricare, la tolleranza, il rispetto delle idee altrui, virtù mondane, civili (Norberto Bobbio)
“Il nostro ippocastano è in piena fioritura dalla testa ai piedi, pieno di foglie e molto più bello dell’anno scorso” (dalla finestra al n. 263 di Prisengracht ad Amsterdam)
La Chiesa cattolica ha l’orribile vezzo di accreditarsi conversioni sul letto di morte di personaggi noti. O addirittura post mortem come sta succedendo per il regista Giorgio Strehler. Come tutti sanno – per primi familiari e amici che contestano quanto sostenuto dal gesuita Giovanni Ariedler sul prossimo numero della rivista Civiltà Cattolica e anticipato dal quotidiano della Cei Avvenire – il regista aveva una robusta cultura laica, coerente con la sua fede nell’uomo mantenuta fino alla fine, funerale compreso. Il sacerdote gli attribuisce “una spiritualità che egli certamente nascondeva”. L’ambiguità del gesuita – e per estensione della quasi totalità dei cattolici – è quella di sostenere che spiritualità sia sinonimo di religiosità. E’ più che possibile che Strehler avesse una forte spiritualità, ma per forza di stampo religioso? Il prete Ariedler scrive: “era convinto di preparare una società migliore”.
Ad eccezione dei momenti di nera depressione – quella malattia schifosa sempre pronta a stracciarci il cuore – è più o meno quello che pensiamo tutti, e probabilmente un artista talentuoso come il regista era, sarà stato convinto di lasciare un segno nel mondo attraverso la sua opera. E’ comprensibile che la famiglia e gli amici siano inaspriti e sconvolti di questa appropriazione. Quando si è amata una persona si è rispettosi delle sue idee qualunque siano state; distorcerle è intaccare l’integrità di quella figura.
Ma la Chiesa cattolica ha parametri diversi dalla stima, dall’amore, dall’umanità. Se può essere utile al proprio tornaconto l’utilizzo di un morto o di un moribondo si procede senza scrupoli. Molti funerali religiosi ai quali sacerdoti privi di scrupolo danno l’assenso, sono celebrati da nipoti miserabili timorosi del giudizio del paesello natio.
Va anche detto, per amore di verità, che spesso la Chiesa agisce come un tarlo su un legno non trattato. Intristisce, ad esempio, la sorte del carabiniere Salvo D’Acquisto, praticamente ignorato dall’Arma, che la Chiesa intende santificare, intanto attraverso il processo di beatificazione per atto eroico. Che il giovanissimo D’Acquisto si sia offerto per salvare popolazione inerme in balia dei nazisti è indubbio, ed è per questo che andando a Napoli si va a santa Chiara per portargli un fiore, rammaricandosi per un Paese che lascia i suoi figli migliori in balia della superstizione religiosa di una minoranza ladra (perché i cattolici in Italia sono una minoranza e soprattutto ladra). Il fratello Alessandro, che aveva circa 4 anni quando Salvo morì, ricorda la sua profonda religiosità ed è attivo in questa manovra offensiva per l’intelligenza. E’ lecito supporre che in famiglia un santo può tornare utile. Ma il giovanissimo carabiniere non è solo: in lista d’attesa anche il commissario Calabresi e il giudice Levatino.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it
Scrivevamo il 6/5/11 – Per quanto atroci siano state le immagini delle Torri gemelle, il fatto che gli Usa prima agiscono e poi informano danno l’idea che gli americani fanno un po’ quel che gli pare. E se le 2974 vittime delle Torri gridavano vendetta – ma questa parola non appartiene ai fondamentalisti? Non è più equo cercare giustizia? – sembrano dimenticati i morti di Madrid, di Londra, di Mumbai. E delle troppe vittime di attacchi terroristici nei paesi arabi per i quali in Occidente non si versano lacrime. Comunque, bin Laden è morto in una azione di guerra come lo fu l’attacco dell’11 settembre. Sarebbe stato meglio processarlo, tutto l’Occidente ci avrebbe guadagnato in immagine, specie dopo lo scandalo di Guantanamo. Per vedere il bicchiere mezzo pieno non possiamo tralasciare che il presidente Usa ha utilizzato i mezzi dell’intelligence a differenza del suo predecessore. Una parte del mondo islamico contesta la sepoltura in mare di bin Laden. Per l’islam il cadavere deve essere lavato con acqua limpida, profumato con olio canforato, avvolto stretto in fasce di cotone, il corpo disposto parallelamente verso la Mecca con il volto rivolto verso la Kabaa e sepolto in profondità nella terra. Nell’attentato delle Torri gemelle delle 2974 vittime (+ i 19 dirottatori) solo 1600 sono state identificate. I morti avevano 90 nazionalità differenti e sicuramente credevano in cose diverse. I loro amici, i loro familiari, non hanno avuto la possibilità di prepararli per la sepoltura. C’erano fra le vittime dei musulmani che avrebbero dovuti essere profumati con l’olio canforato, ebrei che avrebbero dovuto essere lavati con l’acqua contenente una goccia del mare e una piovana, avvolti nel sudario e interrati dentro una bara di legno leggero, cristiani vestiti con i loro abiti migliori, le mani giunte, chiusi in bare lucide con vistose maniglie d’ottone e crocifissi dorati, non religiosi che avrebbero scelto casse semplici, vestiti sobri, magari una bandiera. O defunti che avrebbero desiderato che le loro ceneri fossero sparse sui prati della loro infanzia, o nel mare del loro primo amore… ricoperti di serti di fiori colorati, segnalati da lapidi con incise croci, mani giunte, magen David, poesie… Spesso pensiamo a come affrontare la malattia, disponiamo per non soffrire inutilmente. Dovremmo stabilire anche come essere sepolti, perché purtroppo – per quanto possa sembrare puerile – rimarremo nella memoria delle persone amiche così. Sempre che non rimaniamo sepolti sotto le macerie di un attentato terroristico.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it
Scrivevamo il 20/11/09 – (…) L’uso strumentale delle conversioni non è una novità per la Chiesa cattolica, basti pensare all’uso di Edith Stein, santificata da Giovanni Paolo II e nominata patrona d’Europa. Su di lei si stanno pubblicando saggi, libri, film, si organizzano convegni e conferenze tentando il più possibile di cancellare le sue tracce di ebrea. Stein nata a Breslavia in Polonia, giovane filosofa assistente di Edmund Husserl, si convertì volontariamente al cattolicesimo affascinata dalla figura di Teresa d’Avila, diventò monaca carmelitana con il nome di suor Teresa Benedetta della Croce. Approfittando della sua posizione di suora tra il 1933 e il 1938 provò a chiedere udienza al papa Pio XII per sollecitarlo a condannare la politica antiebraica di Hitler, udienza sempre negata ufficialmente per mancanza di tempo. Il merito di Stein, anche di Stein cattolica, è quello di aver provato a parlare col papa, ma che meriti hanno quelli che adesso ne esaltano la figura e che non ebbero il coraggio di chiamare gli sterminatori con il loro nome? Nella clausura del convento nell’Alta Slesia racconta la sua vita nella autobiografia “Storia di una famiglia ebraica”. Il suo racconto finisce nel momento in cui un treno blindato la prelevò per portarla ad Auschwitz. Arrestata nel convento chiese di condividere il destino del suo popolo. E’ per apportare correzioni ai suoi errori che la Chiesa si è inventata una martire ideale la cui esaltazione altro non è che una autoesaltazione?
Tiziana Ficacci, www.nogod.it
E’ morta Helen Gurley Brown storica direttore di Cosmopolitan. Nel 1962 pubblicò il dossier Sex and the Single Girl, manifesto per l’indipendenza sessuale delle ragazze, che incoraggiava l’affrancamento economico dai fidanzati/mariti e una autonoma e libera vita sessuale. In Italia nel 1963 venne abolita l’esclusione delle donne dal lavoro negli uffici pubblici.