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31/1/11 – Alle opposizioni

lunedì, 31 gennaio 2011

Non occorre una visione evoluta della vita per amare il potere. Non occorre una visione evoluta della vita per andare al potere. Una visione evoluta della vita può, anzi, essere il peggiore impedimento, mentre non avere una visione evoluta può essere il più splendido vantaggio (Philip Roth)
Cca’ chi more fa ‘n affare

http://www.ilpost.it/2011/01/31/lettera-berlusconi-corriere/

Dopo tangentopoli in molti si aspettavano un completo rinnovamento della classe partitica e una gestione diversa dell’amministrazione pubblica. Con “la discesa in campo” Berlusconi ha intercettato la considerevole parte di italiani che voleva fare a meno della politica per sostituirla con “il fare”. Senza progettualità né visione per il futuro, Silvio ha offerto agli italiani una visione rassicurante ma falsa, e per riuscire a sostenerla si è circondato da adulatori, lacchè, servi sciocchi. Che – sia ben chiaro questa è una cosa del tutto secondaria – non hanno il coraggio di dirgli quanto è ridicolo con quella calotta di capelli che lo fa somigliare a un pupazzetto playmobile.
Il “fare” ha portato all’irrilevanza gran parte delle forze politiche e sociali che hanno contribuito alla storia d’Italia. Ma ha dato grande peso e visibilità alla più corrotta delle istituzioni, la Chiesa cattolica. Spregiudicata come pochi, la Chiesa ha capito per prima il baratro verso cui si andava con il vanesio uomo prestato alla politica. Sapevano bene, i gerarchi della SS, che Silvio era un uomo non in linea con i dettami della dottrina, pluridivorziato, edonista… il che va anche bene a noi normali. Ma conoscevano la sua amoralità e incoerenza, e quindi certi di avere le concessioni economiche e la sicurezza di non allentare sui diritti civili. Berlusconi come un virus ha infettato la politica italiana, convincendo che per abbatterlo l’unico antibiotico sia un leader cesarista al pari di lui. Il che è contrario a qualsiasi logica. I frutti migliori, anche in politica, arrivano quando si è deciso come potare innestare raccogliere. Insieme si decide e si fa. Un uomo solo al comando è la dittatura. Insopportabili sono i codazzi, sia a destra che a sinistra.
Moralmente, non moralisticamente, stiamo meglio oggi? In molti forse lo pensano ed è solo parlando a quei molti che la politica può ricominciare.
Con l’inizio della cosiddetta seconda Repubblica i buchi della politica italiana sono diventati voragini, e vedere il Pd che insegue modelli politici stranieri modificandoli in maniera pasticciona stringe il cuore. Sarebbe almeno una cosa che i partiti oggi all’opposizione, promuovessero la patrimoniale. Sarebbe un tentativo per stabilire termini equi di cooperazione per un nuovo contratto sociale. Sarebbe un punto di partenza, che non a caso il potente Silvio ha già bocciato.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

28/12/10 – Buone feste

martedì, 28 dicembre 2010

L’albero addobbato, il presepe illuminato da mille lucine. Un centinaio di turisti e romani affollano piazza Venezia per una foto ricordo. Ma all’improvviso l’incantesimo si spezza: in quella mangiatoia sul prato il bambinello non c’è. “L’hanno rubato”, “se lo sono dimenticato”, commenta la gente. “Ma certo, ormai viviamo in una società multietnica – cerca di spiegare la signora Franca al marito – non l’hanno messo apposta per non fare torto a nessuno”. Il signor Carlo non la prende bene: “ma statte zitta, qui siamo a Roma, nun lo devono tocca’.Mo’ ce manca solo questo…” Accanto due carabinieri, che “certificano” l’assenza del bambinello, non sanno resistere alla battuta: “beh, si, ci hanno mandato qui a cercarlo”. Il Campidoglio dopo una serie di verifiche su un’assenza tanto importante quanto imprevedibile, assicura: “si tratta di un impedimento tecnico. E’ stato impossibile fare i collegamenti elettrici con la pioggia. Ora lo mettiamo subito”. Ma fino a tarda sera, nonostante le rassicurazioni, l’attesissimo ospite non si è visto. (Flavia Fiorentino, Corriere della Sera, cronaca di Roma)
Il vecchio trasportato dalle renne è un re perché è vestito di scarlatto. Non è un essere mitico, poiché non c’è mito che renda conto della sua origine e delle sue funzioni; e non è nemmeno un personaggio di leggenda, poiché non è collegato a nessun racconto semistorico. Appartiene piuttosto alla famiglia delle divinità. E’ la divinità di una sola fascia di età della nostra società e la sola differenza tra Babbo Natale e una vera divinità è che gli adulti non credono in lui, benché incoraggino i propri figli a crederci (Claude Lévi Strass, Babbo Natale giustiziato, Sellerio)
Sondaggio Uaar – Sei solito fare doni durante la festività del natale ?

http://www.uaar.it/sei-solito-fare-doni-durante-la-festivit-cristiana-del-natale

Durante la grande abbuffata delle feste di fine anno, un lieve fastidio pervade quelli che, almeno non a pieno titolo, partecipano al banchetto. Intanto tutti quelli che non sanno se sia il caso di augurare buon natale. Nel mio studio un anno brindammo al solstizio, quest’anno abbiamo (hanno) optato per una più banale bicchierata per i consueti saluti pre-vacanze. Per quel che mi riguarda sono grata per tutte le feste che mi consentono di dedicarmi agli affari miei, ma non posso fare a meno di sorprendermi, ogni anno con una certa meraviglia, che il mondo cristiano rende onore ad uno sfigato pupetto ebreo che riconosce come messia e addirittura figlio di Dio!
Ma con maggiore stupore constato che il mondo cristiano con il suo capo in testa, accetta ben volentieri tutte le degenerazioni che la “sacra festa” comporta. I ridicoli babbo natale vestiti di rosso per esempio. Ricorda Volli in un suo articolo su moked.it, la bizzarra trasformazione della figura : “dicono gli storici di un mitico hagios Nikolaos – letteralmente santo vincitore del popolo, forse mai esistito forse vescovo di Myra in Licia – in san Nicola da Bari, san Nicola il grande, san Niccolò, sinterclass, santa Klaus, santa e basta. Passato in ultimo negli anni Trenta dal tradizionale verde alla divisa della pubblicità della Coca Cola”. E ancora l’albero pagano, le abbuffate di cibi unti e grassi, la befana al posto dei re magi, l’inaugurazione del presepio benedetto dal pontefice con il sindaco di Roma tra le statue di Maria e Giuseppe, i giornalisti del servizio pubblico che garruli augurano buone feste, i trenini aspettando la mezzanotte con lo spumante in mano, i dodici chicchi d’uva inghiottiti nel primo minuto dell’anno nuovo… indossando mutande rosse ovviamente.
Noi auguriamoci, come sempre, di non abbrutire nel luogo comune.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

24 /12/10 – Amabili resti

venerdì, 24 dicembre 2010

21 dicembre ore 10, annuncio di Atac (azienda romana trasporti) “è stato trovato un ordigno sulla metro B”. Ore 14.24, primo comunicato del sindaco “bomba atta a esplodere”. Ore 14.45, secondo dispaccio del sindaco “la notizia è preoccupante”. Ore 15.31, terzo messaggio del sindaco “dopo ulteriori verifiche con gli artificieri risulta che l’ordigno non poteva esplodere, perché il rudimentale congegno non era in grado di provocare un’esplosione”. Ore 16.21, quarto bollettino del sindaco “non ci sono problemi per i cittadini”. La Procura di Roma ha aperto un fascicolo ipotizzando il reato di procurato allarme. Inspiegabilmente contro ignoti

E’ natale, non carnevale, quindi ‘sta cosa non è uno scherzo. Il ministro degli Esteri Frattini (che non trema quando il suo premier, unico leader europeo* incontra il presidente bielorusso) ha scritto una letteraccia, supportato dalla Polonia (paese col quale condividiamo il regime semiteocratico) al presidente della Commissione europea José Manuel Barroso, chiedendo il ritiro di tre milioni di eurodiari scolastici distribuiti gratis in 21 mila scuole europee, perché l’agenda non riporta le festività religiose cristiane che sono, secondo il ministro italiano, le fondamenta dell’Europa. Il commissario Ue per la difesa dei consumatori il maltese e probabilmente cattolico John Dalli a cui fa capo l’iniziativa, ha spiegato che nell’agenda le indicazioni culturali e religiose sono marginali rispetto alle informazioni utili ad avvicinare i giovani ai diritti e ai doveri dell’Ue. Insomma, l’agenda è una sorta di manuale di educazione civica, ma per Frattini che si è preso di recente i complimenti dal papa per aver difeso le sorti del crocefisso simbolo della nazione, si può fare di più e meglio. Perciò chiede il ritiro dell’euroagenda dalle scuole dell’Ue per proteggere le nostre radici. Grazie!
Altro giro altra corsa.
Il sindaco di Roma Alemanno querela il Pd romano che ha impiastricciato la città con manifesti che recitano: Atac, Ama, Acea: assunti 4000 amici, Alemanno vergogna. Non lo fa certo per lui che, come è noto, con parentopoli non c’entra niente, o meglio, non sapeva. Ma per noi romani che non possiamo essere offesi da queste bugie affisse sui muri. Ancora grazie!
Non dispiacerà agli agnostici lettori di NoGod una chiusa in stile natalizio romano.
Questi i fatti: a Roma sono aperti i cantieri della linea metro B1, e la seconda stazione dovrebbe chiamarsi Annibaliano, come la piazza in cui verrà aperta la stazione. E’ la prassi adottata per la linea B ed A (Lepanto per l’uscita in via Lepanto, Bologna per l’uscita in piazza Bologna, san Paolo Basilica per l’uscita a san Paolo…) . Ma già un comitato di bravi cittadini sta facendo pressioni all’assessorato alla Mobilità per titolare la stazione a sant’Agnese, giacché in quell’area c’è il complesso archeologico di santa Agnese. Vero, naturalmente, il complesso archeologico esiste e sarà visibile proprio accanto all’uscita della seconda stazione della metro B1. E’ probabile che il comune di Roma accoglierà la richiesta. Nel caso di risposta positiva, annuncio che raccoglierò firme per rinominare la fermata Piramide (c’è la piramide Cestia) in “9/10 settembre ’43, resistenza militare ai nazisti”.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

*la prima volta il premier incontrò Lukashenko a Roma dove il presidente era stato ricevuto da Benedetto XVI. La seconda volta Silvio si è recato a Minsk

vedi anche http://www.nessundio.net/tiziana2010.htm 12/12/10 – Er più

22/12/10 – Zona rossa (3)

mercoledì, 22 dicembre 2010

… non si vuole coinvolgere Alemanno nei crimini commessi a Roma, a opera della destra eversiva. Ma fu nell’82 che all’attuale sindaco di Roma capitò di finire in carcere per poi essere regolarmente assolto dall’accusa di aver lanciato bottiglie incendiarie contro l’ambasciata dell’Unione Sovietica. E’ mai possibile che Alemanno odi se stesso, o almeno una parte di sé, a tal punto da infierire su tutto ciò che quella parte di sé evoca, magari nell’opposto campo ideologico? Insomma, perché mai i La Russa e gli Alemanno devono invocare la forca contro gli studenti che fanno – eventualmente – le medesime cose da loro fatte? Ah come deve essere potente e insidioso il complesso di inferiorità che li pervade e che li induce a inseguire una rispettabilità borghese-istituzionale che, palesemente, sembra sfuggire loro, facendoli apparire sempre un po’ goffi, con la cravatta e la sintassi malferme, con la mano che sembra irresistibilmente tesa a scattare nel saluto romano. (Luigi Manconi, rubrica Politicamente correttissimo, Il Foglio, 21 dicembre)
“Possiamo fermare il progresso e la modernità perché gli abitanti dell’Eur hanno paura del rumore dei bolidi della Formula 1? E’ possibile che i figli delle famiglie dei romani non possano avvantaggiarsi della crescita economica perché una parte della città vuole dormire e non si vuole mettere i tappi nelle orecchie per cinque giorni all’anno? Possiamo stare sempre a pensare al rumore, agli alberi, a quello che forse crolla?” (il sindaco Alemanno all’incontro con i cittadini a Eur Spa, Sala Quaroni, 21dicembre)

Gran casino in Erez come di consueto. No, non per le ennesime rivelazioni di Wikileaks che raccontano le richieste dell’Anp ad Israele per proteggersi da Hamas. Quello gli israeliani – e pure il resto del mondo senza paraocchi – lo sapevano anche senza i file diffusi da Assange, ma per la annosa e tremenda questione degli ultraortodossi.
Gli haredim (timorati) passano la maggior parte della loro vita a studiare la Torah e il Talmud, in genere preferiscono far lavorare le mogli, si sposano giovani e fanno tanti figli. Sono una minoranza che in un paese laico come Israele è, vengono vissuti come un ostacolo, non tanto per il loro stile di vita – ogni volta che qualcuno di loro, specialmente haredim gerosolimitani, si spinge sfacciatamente a imporre regole religiose alla società viene represso, talvolta anche brutalmente, dalla polizia – ma per il peso economico che i loro usi comportano.
A mettere napalm sul fuoco ha contribuito un provvedimento voluto fortemente dal premier Benjamin Netanyahu che ha aumentato il budget di 5 milioni di € all’anno (era di 25) per le loro esigenze. Da ormai più di trenta anni qualsiasi governo concede finanziamenti ai gruppi religiosi per finanziare le scuole rabbiniche, quasi sempre perché il piccolissimo ma determinante e ricattatorio partito religioso fa da ago della bilancia, ma adesso la Corte suprema ha chiesto di porre dei limiti perché è intollerabile una disparità tra i cittadini. Netanyahu ritiene di aver fatto una vera rivoluzione liberale, perché pur aumentando il budget, per la prima volta ha stabilito che gli studenti delle scuole rabbiniche possono percepire denaro solo per un periodo di cinque anni e comunque non oltre i 29 anni di età. Dopo i religiosi dovranno cercarsi un lavoro. Ma gli oppositori trovano che ci siano delle gravi falle nel provvedimento che, ad esempio, non è retroattivo. Su 22 ministri otto hanno votato contro il provvedimento (tutti i laburisti). Il capo di Stato maggiore Gabi Ashkenazi ha chiesto di revocare l’esenzione al servizio di leva agli haredim, perché ritiene che diversamente è impossibile chiedere un sacrificio di tre anni ai ragazzi che obbligatoriamente devono svolgere il servizio militare. Secondo il quotidiano Haaretz fra meno di dieci anni gli haredim potrebbero essere il 20% della popolazione; e avere una parte così cospicua della popolazione che non partecipa ai processi produttivi e di difesa metterebbe a rischio – insieme a tutte le altre note cose – l’esistenza dello Stato. La parte più sana degli ultraortodossi è rappresentata dalle donne che, lavorando, tendono ad integrarsi con la società.
Gli israeliani che si godono la vita nella terra del latte e del miele e che lavorano e pagano le tasse, non hanno nulla contro chi prega e promuove interessanti pilpul (dibattiti), anzi. Solo che non tollerano di dover pagare per chi fa scelte così personali.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

20/12/10 – Zona rossa (2)

lunedì, 20 dicembre 2010

Fa impressione vedere personaggi che hanno passato gran parte della loro vita a esaltare il fascismo e a contrapporsi con la forza a giovani di opposta ideologia, fare la predica ai ragazzi di oggi. Lo stupore di Alemanno per la mitezza dei giudici di Roma e lo spettacolo orribile di un signore che fa il ministro della Difesa che in tv offende un giovane contestatore, rappresentano bene la contraddizione fondamentale del nostro tempo. Non c’è una classe dirigente. Se fossi un poliziotto a 1.200 € al mese, mi ribellerei all’idea che prendano le mie difese due personaggi privilegiati che sono passati senza autocritica dagli scontri di piazza con le bandiere della destra alle seggiole del potere per dono berlusconiano… Non è moralismo fare la morale quando gente con biografie discutibili governa la sicurezza, le città, la politica economica, l’immagine del paese. (Peppino Caldarola, Mambo)

Nel recente dibattito sulla sfiducia al governo, Casini ha disapprovato l’esibizionismo del premier nell’indicare la Chiesa come suo grande sponsor (e il premier con le mani giunte ha scosso la testa come a commiserarlo). Ma è vero che Casini, che è il segretario del partito di centro e cattolico, è stato strapazzato dai suoi capi spirituali per l’amicizia politica con Fini ritenuto il caporione dei laicisti (sic). A quest’ultimo le gerarchie della Santa Sede gliel’avevano giurata già dal 2008, quando, in occasione del 70ennale della promulgazione delle leggi razziali, disse: “Ma l’ideologia fascista non spiega da sola l’infamia. C’è da chiedersi perché la società italiana si sia adeguata, nel suo insieme, alla legislazione antiebraica e perché, salvo talune luminose eccezioni non siano state registrate manifestazioni particolari di resistenza. Nemmeno da parte della Chiesa cattolica. A parziale giustificazione potremmo addurre il carattere autoritario del regime. Però dovremmo anche riconoscere che alla base della mancata reazione della popolazione ci furono altri elementi che può risultare scomodo riconoscere. Penso al conformismo e ad una possibile condivisione, negata ma presente, di una parte della popolazione dei pregiudizi e delle teorie antiebraiche”. Una chiamata in correità che, in effetti, nessun politico si era mai consentito.
E ancora, il neonato terzo polo (Casini-Fini-Rutelli e altri) è già storpio, giacché nelle primissime uscite sono emersi i nodi relativi ai temi etici (il nuovo nome dei diritti civili). Quando si presenterà l’occasione – dice La Malfa – voteranno secondo coscienza, un voto che è il paravento politico utilizzato per compiacere la Chiesa
Essendo questo lo stato dell’arte, sarebbe auspicabile che la Chiesa partecipasse in modo limpido e trasparente alle contese politiche così come accade negli Stati Uniti. Ma nel regime concordatario italiano ciò non è possibile. Nella nostra Costituzione (che non è la più bella del mondo) c’è l’art. 7 che impegna l’Italia ad abbassare il capo davanti ai dogmi religiosi del cattolicesimo sancendo una condizione di privilegio per la Chiesa che non corrisponde con uguali doveri civili. Unica Costituzione al mondo che contempla uno Stato che da sovranità ad un altro Stato sul proprio territorio.
Nel frattempo i nostri bravi politici rimangono asserragliati nei palazzi sacri delle istituzioni a mangiare brioche, mentre nei sacri palazzi si decide il nostro futuro (senza neanche massacrarsi con le primarie).

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

17/12/10 – Zona rossa

venerdì, 17 dicembre 2010

Olaf (upon what were once knees)/ does almost ceaselessly repeat/“there is some shit I will not eat” (E. E. Cummings, Sing of Olaf glad and big)
La febbre è salita quando si è saputo della vittoria della maggioranza, ed è normale perché non sopportano più questo governo né il suo capo e non hanno nel Parlamento nessuno che li rappresenti. E dagli e dagli faranno proseliti, recluteranno i più giovani, perché se non hai grande futuro ti viene voglia di menare le mani. E’ il funzionamento fisiologico della democrazia… Quando gli studenti inglesi se la sono presa anche con Carlo e Camilla nessuno ha gridato al regicidio e alla fine della democrazia (Lanfranco Pace, Il Foglio)
Dice il sindaco di Roma che gli scontri di lunedì hanno provocato danni per 20 milioni di €. Dicono i commercianti della via che i danni sono di circa 150mila € (diversi quotidiani romani)

Viktor Orban, premier ungherese, è uno dei buoni amici stranieri di Silvio Berlusconi (come Putin, Gheddafi, Lukashenko, Chavez, Bertone). L’Ungheria è un paese di cui si parla poco, al più qualcuno di noi è stato a Budapest la bella città attraversata dal Danubio.
Nel primo semestre del 2011 il paese avrà la presidenza dell’Unione europea, ma, è legittimo chiederselo, all’Europa va bene?
In questi giorni alcuni quotidiani ungheresi sono usciti con le pagine bianche per protestare contro una norma che entrerà in vigore a gennaio e che limiterà la libertà di stampa. Sarà istituito un organo di controllo, cinque membri di nomina politica, lottizzato interamente da Viktor Orban. In questo modo tutti i media ungheresi saranno controllati dai partiti di governo – tra cui anche Jokkib partito xenofobo di ispirazione nazista – e saranno sanzionati ad ogni piccolo sgarro. Con multe così salate da decretare la chiusura di giornali e emittenti radiotelevisive.
Orban dispone di oltre i due terzi del Parlamento, una maggioranza che gli consente di poter cambiare la Costituzione.
Qualcuno ne parla?

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

*Olaf (su quelle che una volta erano ginocchia)/ripete senza sosta/ “c’è della merda che non mangerò” E.E. Cummings, Canto di Olaf grosso e contento

14/12/10 – Libri

martedì, 14 dicembre 2010

Nei cable di Wikileaks sul Vaticano ce n’è uno che parla della riunione ad alto livello per decidere quale linea adottare contro Il Codice da Vinci, il libro di Dan Brown che criticava l’Opus Dei

Qualche settimana fa la comunità ebraica romana ha organizzato una piccola manifestazione in Campo dei Fiori accanto alla statua di Giordano Bruno, per ricordare i roghi cattolici del Talmud (raccolta di insegnamenti ebraici trascritti intorno al V secolo). L’incontro è stato propiziato da una interessante conferenza tenuta da Adin Steinsaltz (http://www.gadlerner.it/2010/11/26/dialogo-con-rav-steinsaltz.html) che ha dedicato gran parte della sua vita a riordinare questo libro fondamentale per gli ebrei. Durante la cerimonia la Comunità ebraica romana ha chiesto all’amministrazione capitolina di apporre un targa nella piazza che ricordi il rogo dei libri, quelli ebraici e tutti gli altri. Al momento non c’è stata risposta.
L’Unione delle comunità ebraiche italiane è impegnata nella traduzione del monumentale libro e per la cui traduzione occorreranno tempo e denaro. Ritenendo che la lettura del Talmud potrebbe essere utile e interessante per chiunque volesse saperne di più del fondamentale testo ebraico, l’Ucei un anno fa chiese al Ministero dell’Istruzione di finanziare una parte del lavoro.
Ha fatto bene l’Ucei? Teoricamente si, perché un libro è un bene prezioso per chiunque, oggi o domani, desideri leggerlo per informarsi, soprattutto vivendo in un paese dove il pensiero libero è soffocato dal pensiero unico cattolico. Le risposte del ministero sono state vaghe, ma il pericolo in un paese dispari come è il nostro, è quello di essere – e per una minoranza, religiosa o no, è mortale – esposti a ricatti.
E’ quindi con sgomento gli ebrei hanno letto, la mattina dell’8 dicembre sul quotidiano Libero il titolo “Talmud tradotto, Berlusconi soffia gli ebrei al Fli” firmato da Franco Bechis. Nell’articolo poche righe vengono dedicate al finanziamento per la traduzione – anche perché al momento non c’è stata una attribuzione di denaro ma solo progetti – mentre si prosegue che gli ebrei in maggioranza finiani devono abbassare la testa davanti a Berlusconi per i quattrini. C’è qualcosa di vero? O è solo perché un deputato di etnia ebraica, Alessandro Ruben, è un Fli? Al direttore del quotidiano Libero, Maurizio Belpietro, Renzo Gattegna, presidente Ucei, ha scritto: “Sono rimasto stupito e costernato nel leggere l’articolo firmato da Bechis. E’ grave che un professionista cada in un errore tanto grossolano e che confonda una iniziativa culturale, la cui progettazione risale a tanti mesi fa, con un presunto mercanteggiamento elettorale che non è mai avvenuto né potrebbe mai avvenire. Le chiedo di riesaminare ciò che è stato pubblicato, tenendo presente che gli ebrei italiani si sono sentiti offesi e sono preoccupati per la riproposizione di vecchi stereotipi che in passato hanno prodotto lutti e orrori”.
E’ bene ricordare che gli ebrei in Italia sono un numero esiguo, non hanno un leader né spirituale né politico, gli organismi comunitari sono eletti – non nominati – e le cariche vengono rinnovate ogni quattro anni. A Roma, dove c’è il più alto numero di ebrei italiani, sia il sindaco che la presidente della Regione fanno a gara a segnalare i loro appuntamenti istituzionali con la comunità ebraica, che non sono superiori a quelli del presidente della Provincia, e, soprattutto, non sono diversi da quelli intrattenuti con i loro predecessori di diverso orientamento politico.
Piccoli fatti di un paese alla deriva.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

13/9/10 – Che ai media sia venuto in mente di paragonare il paventato rogo del corano da parte del pastore battista americano al falò nazista del 1933 sembra scontato. Bruciarono tra le fiamme i libri di Heinrich Heine, Stefan Zweig, Bertold Brecht, Karl Marx… ma che la Chiesa cattolica si rifaccia a quei roghi lì sembra l’ennesima rimozione del Vaticano. Chissà perché agli inventori del cristianesimo e delle sue più suppuranti degenerazioni cattoliche, non siano venuti in mente gli affreschi tardocinquecenteschi sul trionfo delle fiamme dei libri eretici custoditi nei musei vaticani. Negli Atti degli apostoli leggiamo “molti di quelli che avevano abbracciato la fede venivano a confessare in pubblico le loro pratiche magiche e un numero considerevole di persone bruciavano i loro libri davanti a tutti”. Durante le crociate i cristiani bruciarono le biblioteche a Costantinopoli, i roghi antieretici e antiebraici dell’Inquisizione, la distruzione dei manoscritti arabi a Granada (1499), i falò dei libri luterani (1524) e i libri sacri dei Maya (1562). E in Italia i roghi cattolici del Talmud ebraico, e l’ incredibile Index librorum prohibitorum ideato da papa Paolo IV nel 1558 e abolito solo nel 1966 . La parola stessa autodafè (= atto di fede) è il termine adottato durante l’Inquisizione che, fatta dai bravi cattolici che volevano convertire gli eretici (musulmani e ebrei) prevedeva anche il rogo delle persone dopo averle avvolte in panni ghiacciati per dargli il tempo di ravvedersi. Non sembra un azzardo sostenere che i nazisti nel 1933, europei di religione prevalentemente cristiana, si rifacessero a quegli esempi. Anche altri fanatici religiosi hanno usato lo sbrigativo metodo del fuoco, e l’islam radicale non è da meno dei colleghi cristiani della menzogna globale. In tempi recenti l’ayatollah Khomeini , ripreso il possesso dell’Iran nel 1980, organizzò un rogo di 80mila libri. Dei giorni nostri anche la condanna a morte per Salman Rushdie autore dei Versetti satanici. Clamoroso il caso del ministro della Cultura egiziano Farouk Hosni che dopo aver annunciato di voler bruciare i libri di scrittori israeliani venne candidato per la guida dell’Unesco. Per fortuna bocciato, insieme all’Italia suo grande sponsor. Il ministro è stato l’ispiratore del falò di seimila volumi del poeta omosessuale dell’ottavo secolo Abu Nuwas. E se fondamentalisti cristiani americani hanno bruciato copie del Codice da Vinci di Dan Brown e Harry Potter, come dimenticare la sentenza del solito giudice parruccone e moralista italico che volle bruciare una copia del film Ultimo tango a Parigi di Bernardo Bertolucci ? All’elenco dei roghi non si possono dimenticare le bandiere bruciate, ahimè, anche da molti dirigenti politici nostrani (che negano di averlo fatto materialmente ma erano ad un cm di distanza dal rogo il che li rende due volte idioti). Anche una setta di ebrei superextraultraortodossi assai marginale e pure perseguita per questi gesti, brucia libri considerati demoniaci. Ci si dovrebbe indignare di più per queste cose, ma ci si abitua. Dopo gli annunci di roghi muore qualcuno da qualche parte del mondo, ma le vite degli altri, dei nemici, non contano. E nessuno piange le vite dei morti morti inutilmente. E’ diventato un lusso piangere per quello che gli arroganti interpreti della religione ci hanno costretto a diventare.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

12/12/10 – Er più

domenica, 12 dicembre 2010

Recitar! Mentre preso dal delirio, non so più quel che dico, e quel che faccio! Eppur è d’uopo, sforzati! Bah! Sei tu forse un uom? Tu sei Pagliaccio! Vesti la giubba, e la faccia infarina. La gente paga, e ridere vuole qua. E se Arlecchin t’invola Colombina, ridi, Pagliaccio, e ognun applaudirà! Tramuta in lazzi lo spasmo ed il pianto in una smorfia il singhiozzo e ‘l dolor. Ah, ridi Pagliaccio… (Mascagni)
La lumachella de la Vanagloria/ch’era strisciata sopra n’obbelisco/guardò la bava e disse: già capisco/che lascerò n’impronta ne la storia (Trilussa)

La destra romana non è spiegabile in poche parole: è reazionaria, è papalina, è pagana, è salottiera, è borgatara, è golpista, è qualunquista, è ministeriale, è ultras del calcio. Il sindaco Alemanno ne è la sintesi. Si vanta di indossare la croce celtica, ha ripristinato concerti anacronistici (29 giugno) in onore del papa e apre gratis i musei romani per l’immacolata (e non per il 20 settembre) e ha, nonostante la forte crisi economica, fatto erogare prestiti ai dipendenti capitolini per finanziare i pellegrinaggi a Lourdes. Pensando di onorare l’architettura fascista – appena insediato organizzò ben due convegni sulla via dei Fori Imperiali addirittura spingendosi a scrivere via dell’Impero nell’invito – ha deciso di dargli il colpo di grazia con l’assurdo progetto della Formula 1 all’Eur, dimostrando che gli epigoni sono sempre peggio dei precursori. Ha esaltato oltre ogni buonsenso la figura di un tifoso laziale per la cui morte tutti siamo rimasti colpiti così come per la sua beatificazione. Ha portato corone a qualsiasi camerata morto di malattia o ucciso negli anni bui (dal Sessanta all’Ottanta), ha apposto lapidi – che hanno sorpreso gli studiosi della storia romana e della toponomastica – ai presunti passaggi di santi in varie zone della città. Ha lanciato idee grandiose (ad esempio radere al suolo e ricostruire Tor Bella Monaca, una borgata insana) dal palco di Cortina InContra. Ha informato durante la Conferenza sulla famiglia che non farà più (del resto non ha mai iniziato) asili nido perché è meglio fare delle convezioni coi privati.
Ha dimostrato come pochi di essere fedele agli amici: ne ha assunti in posti di responsabilità parecchi, senza mostrare nessun pregiudizio per la fedina penale macchiata di alcuni. Ha un conflitto di interessi enorme come una casa dentro casa. Infatti il sindaco è il marito di Isabella Rauti – la intelligente della coppia – che già titolare di un incarico al ministero delle Pari Opportunità, con Pollastrini ieri e oggi con Carfagna, è ora anche consigliere della Regione Lazio. Non sorprende che l’appetito domestico si sia esteso anche alle aziende comunali. Che per la verità sono state sempre un grande serbatoio per chiunque abbia amministrato, ma che con l’attuale sindaco ha raggiunto livelli paradossali, tanto più in presenza di un palpabile degrado dei servizi erogati e dell’aumento del deficit. Si dice che il sindaco non è responsabile personalmente di parentopoli, perché aspirante statista nazionale – è stato l’ascaro di cui si è servito Silvio ad agosto per la tentata ricucitura coi futuristi (sic) – e quindi disinteressato a queste piccolezze locali. Ma gli assessori e i presidenti delle municipalizzate che hanno imbucato mogli figli amanti fidanzati cugini sorelle fratelli generi e nuore li ha scelti lui. E se, come si racconta, Alemanno aspira a ruoli più alti, vuol dire che non ha compreso che amministrare in maniera almeno sufficiente, lo avrebbe aiutato ad uscire dal sottoscala politico da cui, di fatto, proviene (nessuno ama ricordare le sue gesta di ministro dell’Ambiente, manco lui). Serviva portare Alemanno al Campidoglio per capire che la destra romana è incapace di azione politica? Non è bastata l’esperienza della Regione Lazio con Storace che ha prodotto un buco nella sanità di proporzioni inaudite (con la sua presidenza addirittura si arrivò a pagare un plus sul ticket per farmaci e analisi)? Nella mia giovinezza, quando all’uscita di scuola ci si fronteggiava in via delle Milizie con i camerati, gli si gridava “fascisti carogne tornate nelle fogne”. Riconosco che non era un granché. Molti di noi si sono lasciati alle spalle le guerriglie di strada, molti topi sono usciti dalle fogne e spesso sono rimasti accecati dalla luce del giorno.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Le aziende municipalizzate del Comune di Roma sono un serbatoio clientelare per i diversi amministratori di comune provincia e regione. Quello che oggi sorprende, oltre al numero e agli incarichi distribuiti soprattutto dirigenziali, è il silenzio del solitamente loquace ministro per la Pubblica Amministrazione Renato Brunetta. Infatti la legge Brunetta sulla p.a., obbliga le amministrazioni pubbliche a reclutare il personale attraverso concorsi pubblici. Cioè le assunzioni per chiamata diretta sono fuorilegge. Di particolare interesse quanto dichiarato da Roger Abravanel (sul blog Merito del Corriere della Sera) che ricorda come assunzioni di tipo familistico, che definisce “sfregi alla meritocrazia”, avvengono soprattutto in aziende che non sono esposte alla concorrenza e che agiscono in monopolio. Shirel Debash, www.nogod.it

9/12/10 – Spot

giovedì, 9 dicembre 2010

Il 12 dicembre, alle 21, al Teatro Nuovo Colosseo a Roma, l’Ambasciata degli Stati Uniti, organizza un concerto a ingresso libero dal titolo “Broadway Night”, dedicato alla comunità omosessuale e trans, in collaborazione con Gay Help Line e con il patrocinio del Comune di Roma, Provincia di Roma e Regione Lazio. Le cose cambieranno, rassicura l’ambasciatore Usa a Roma, David H. Thorne, nell’invito visibile su http://mmedia.kataweb.it/video/27297460/l-ambasciatore-usa-testimonial-di-gay-help-line VEDI

Sostiene Berlusconi che Fini vuole sfiduciarlo perché intende varare una legge per dare il voto agli immigrati che così voteranno i comunisti che gli consentiranno di entrare in frotte sempre più corpose nel nostro paese dove rapiscono e stuprano ragazzine oltre ovviamente a fregarci i posti di lavoro. Ammettiamolo, non c’è nessuno come l’amatissimo Silvio capace di intercettare gli istinti più bassi del popolino coadiuvato da Santanchè (ex traditrice tornata alla casa del padre e premiata con la poltrona di sottosegretario) e Sallusti (direttore de Il Giornale di famiglia). Sembrava propizio al disegno elettoralistico del cav. il fermo del marocchino per il caso della bambina Yara sparita dalla sua casa nella bergamasca, rivelatosi poi estraneo alla vicenda. Qualcuno meno peggio ha ricordato che non tutti i marocchini sono assassini di giovinette (e neanche fanatici religiosi aggiungo di mio), mentre alla xenofobia di Brembate – né da destra né da sinistra – si è risposto col garantismo.
Ma è vero che gli stranieri che vivono nel nostro Paese voterebbero per i comunisti (sic)?
Secondo il demografo Gianpiero Dalla Zuanna gli immigrati dell’Est Europa, i cinesi e gli asiatici dello Sri Lanka e del Bangladesh, se potessero votare in Italia sceglierebbero partiti di destra. I nordafricani e i latinoamericani preferirebbero la sinistra. I romeni che vivono numerosi in Italia e che hanno votato nel 2009 per le presidenziali del loro paese presso le ambasciate, hanno scelto il conservatore Basescu (ben il 78%).
Ovviamente se continua la politica persecutoria nei confronti degli immigrati promossa dalla Lega e cavalcata dal partito dell’amore (pdl), i moderati lavoratori stranieri potrebbero rodersi. E questo è uno dei tantissimi (milioni di milioni di milioni + 1) di svarioni del premier che ha intortato (ahimè, milioni di milioni di milioni + 1) di italiani col mito dell’uomo che si è fatto da sé, e che al contempo maltratta il prototipo dell’uomo che si è fatto da sé, che è quello che lascia il suo paese alla ricerca di migliori condizioni di vita (magari per affrancarsi da teocrazie e da dittature) per emancipare sé e le persone a lui vicine.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

7/12/12 – Panni sporchi.

lunedì, 6 dicembre 2010

A bello, i punti cardinali so’ quattro. Sceglitene uno e va da quella parte (Magnani a Totò in Risate di gioia)
Gli italiani hanno perso l’orgoglio e la spinta personale. La speranza – un domani nell’aldilà – è la trappola inventata da chi ci comanda. Ci vorrebbe la rivoluzione (Mario Monicelli in Rai per una notte)

Se oggi diamo per dato che – almeno nell’Occidente – a parità di lavoro uomini e donne guadagnino lo stesso stipendio, il merito è di un gruppo di operaie di uno stabilimento della Ford di Dagenham, nell’Essex in Gran Bretagna.
Nel 1968 quella fabbrica rappresentava il cuore industriale del Paese grazie alla Ford che dava lavoro a 55mila operai. Tra loro 187 donne specializzate nella cucitura dei sedili.
Le operaie dovevano sottostare alla disparità salariale allora vigente tra lavoratori e lavoratrici, cioè lavoravano al di sotto del minimo sindacale. I vertici della Ford decisero di declassarle ancora di più, con un conseguente ed ulteriore abbassamento della paga. Le donne cominciarono a scioperare per ottenere lo stesso salario dei colleghi maschi e, dopo una dura lotta portata avanti più per il principio che per una reale consapevolezza politica, riuscirono a trovare ascolto presso la baronessa Barbara Castle, ministro laburista del governo di Harold Wilson.
Grazie alla perseveranza delle scioperanti della Ford e alla fermezza di Castle, nacque la Equal Pay Act varata nel 1970, che stabiliva parità di retribuzione tra i sessi per uguale lavoro.
Di questo parla il film We Want Sex di Nigel Cole (L’erba di Grace), con una strepitosa Miranda Richardson (Ballando con uno sconosciuto, The Hours, Harry Potter e il calice di fuoco) che interpreta la raffinata ministro Castle.
A vedere il film a tratti sembra di essere ai giorni nostri: le minacce di delocalizzazione della fabbrica che alcuni dirigenti Ford rivolgono al ministro Castle, ricorda la stessa strategia adottata da Fiat (e Omsa tanto per parlare di lavoro femminile). L’inadeguatezza dei sindacati, è la stessa che abbiamo visto nel corso degli ultimi anni in Italia dove, pur avendo una grande presenza, i dirigenti delle organizzazioni sindacali non hanno compreso la trasformazione del mercato del lavoro, preferendo tutelare (poco) alcune fasce protette. La protesta per custodire i diritti, quello di essere donna per esempio, ritenuti privilegi. Nei titoli di coda una panoramica sulle lavoratrici di oggi ci ricorda come oggi, esattamente come quaranta anni fa, La grande guerra per le donne è ancora in corso.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

http://www.mymovies.it/dizionario/recensione.asp?id=29294
http://www.antoniodecurtis.org/risate.htm
http://video.libero.it/app/play/?id=db85b3282c9593d373eecb893db254b0
http://www.youtube.com/watch?v=eSI4XARGWCU