Nei cable di Wikileaks sul Vaticano ce n’è uno che parla della riunione ad alto livello per decidere quale linea adottare contro Il Codice da Vinci, il libro di Dan Brown che criticava l’Opus Dei
Qualche settimana fa la comunità ebraica romana ha organizzato una piccola manifestazione in Campo dei Fiori accanto alla statua di Giordano Bruno, per ricordare i roghi cattolici del Talmud (raccolta di insegnamenti ebraici trascritti intorno al V secolo). L’incontro è stato propiziato da una interessante conferenza tenuta da Adin Steinsaltz (http://www.gadlerner.it/2010/11/26/dialogo-con-rav-steinsaltz.html) che ha dedicato gran parte della sua vita a riordinare questo libro fondamentale per gli ebrei. Durante la cerimonia la Comunità ebraica romana ha chiesto all’amministrazione capitolina di apporre un targa nella piazza che ricordi il rogo dei libri, quelli ebraici e tutti gli altri. Al momento non c’è stata risposta.
L’Unione delle comunità ebraiche italiane è impegnata nella traduzione del monumentale libro e per la cui traduzione occorreranno tempo e denaro. Ritenendo che la lettura del Talmud potrebbe essere utile e interessante per chiunque volesse saperne di più del fondamentale testo ebraico, l’Ucei un anno fa chiese al Ministero dell’Istruzione di finanziare una parte del lavoro.
Ha fatto bene l’Ucei? Teoricamente si, perché un libro è un bene prezioso per chiunque, oggi o domani, desideri leggerlo per informarsi, soprattutto vivendo in un paese dove il pensiero libero è soffocato dal pensiero unico cattolico. Le risposte del ministero sono state vaghe, ma il pericolo in un paese dispari come è il nostro, è quello di essere – e per una minoranza, religiosa o no, è mortale – esposti a ricatti.
E’ quindi con sgomento gli ebrei hanno letto, la mattina dell’8 dicembre sul quotidiano Libero il titolo “Talmud tradotto, Berlusconi soffia gli ebrei al Fli” firmato da Franco Bechis. Nell’articolo poche righe vengono dedicate al finanziamento per la traduzione – anche perché al momento non c’è stata una attribuzione di denaro ma solo progetti – mentre si prosegue che gli ebrei in maggioranza finiani devono abbassare la testa davanti a Berlusconi per i quattrini. C’è qualcosa di vero? O è solo perché un deputato di etnia ebraica, Alessandro Ruben, è un Fli? Al direttore del quotidiano Libero, Maurizio Belpietro, Renzo Gattegna, presidente Ucei, ha scritto: “Sono rimasto stupito e costernato nel leggere l’articolo firmato da Bechis. E’ grave che un professionista cada in un errore tanto grossolano e che confonda una iniziativa culturale, la cui progettazione risale a tanti mesi fa, con un presunto mercanteggiamento elettorale che non è mai avvenuto né potrebbe mai avvenire. Le chiedo di riesaminare ciò che è stato pubblicato, tenendo presente che gli ebrei italiani si sono sentiti offesi e sono preoccupati per la riproposizione di vecchi stereotipi che in passato hanno prodotto lutti e orrori”.
E’ bene ricordare che gli ebrei in Italia sono un numero esiguo, non hanno un leader né spirituale né politico, gli organismi comunitari sono eletti – non nominati – e le cariche vengono rinnovate ogni quattro anni. A Roma, dove c’è il più alto numero di ebrei italiani, sia il sindaco che la presidente della Regione fanno a gara a segnalare i loro appuntamenti istituzionali con la comunità ebraica, che non sono superiori a quelli del presidente della Provincia, e, soprattutto, non sono diversi da quelli intrattenuti con i loro predecessori di diverso orientamento politico.
Piccoli fatti di un paese alla deriva.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it
13/9/10 – Che ai media sia venuto in mente di paragonare il paventato rogo del corano da parte del pastore battista americano al falò nazista del 1933 sembra scontato. Bruciarono tra le fiamme i libri di Heinrich Heine, Stefan Zweig, Bertold Brecht, Karl Marx… ma che la Chiesa cattolica si rifaccia a quei roghi lì sembra l’ennesima rimozione del Vaticano. Chissà perché agli inventori del cristianesimo e delle sue più suppuranti degenerazioni cattoliche, non siano venuti in mente gli affreschi tardocinquecenteschi sul trionfo delle fiamme dei libri eretici custoditi nei musei vaticani. Negli Atti degli apostoli leggiamo “molti di quelli che avevano abbracciato la fede venivano a confessare in pubblico le loro pratiche magiche e un numero considerevole di persone bruciavano i loro libri davanti a tutti”. Durante le crociate i cristiani bruciarono le biblioteche a Costantinopoli, i roghi antieretici e antiebraici dell’Inquisizione, la distruzione dei manoscritti arabi a Granada (1499), i falò dei libri luterani (1524) e i libri sacri dei Maya (1562). E in Italia i roghi cattolici del Talmud ebraico, e l’ incredibile Index librorum prohibitorum ideato da papa Paolo IV nel 1558 e abolito solo nel 1966 . La parola stessa autodafè (= atto di fede) è il termine adottato durante l’Inquisizione che, fatta dai bravi cattolici che volevano convertire gli eretici (musulmani e ebrei) prevedeva anche il rogo delle persone dopo averle avvolte in panni ghiacciati per dargli il tempo di ravvedersi. Non sembra un azzardo sostenere che i nazisti nel 1933, europei di religione prevalentemente cristiana, si rifacessero a quegli esempi. Anche altri fanatici religiosi hanno usato lo sbrigativo metodo del fuoco, e l’islam radicale non è da meno dei colleghi cristiani della menzogna globale. In tempi recenti l’ayatollah Khomeini , ripreso il possesso dell’Iran nel 1980, organizzò un rogo di 80mila libri. Dei giorni nostri anche la condanna a morte per Salman Rushdie autore dei Versetti satanici. Clamoroso il caso del ministro della Cultura egiziano Farouk Hosni che dopo aver annunciato di voler bruciare i libri di scrittori israeliani venne candidato per la guida dell’Unesco. Per fortuna bocciato, insieme all’Italia suo grande sponsor. Il ministro è stato l’ispiratore del falò di seimila volumi del poeta omosessuale dell’ottavo secolo Abu Nuwas. E se fondamentalisti cristiani americani hanno bruciato copie del Codice da Vinci di Dan Brown e Harry Potter, come dimenticare la sentenza del solito giudice parruccone e moralista italico che volle bruciare una copia del film Ultimo tango a Parigi di Bernardo Bertolucci ? All’elenco dei roghi non si possono dimenticare le bandiere bruciate, ahimè, anche da molti dirigenti politici nostrani (che negano di averlo fatto materialmente ma erano ad un cm di distanza dal rogo il che li rende due volte idioti). Anche una setta di ebrei superextraultraortodossi assai marginale e pure perseguita per questi gesti, brucia libri considerati demoniaci. Ci si dovrebbe indignare di più per queste cose, ma ci si abitua. Dopo gli annunci di roghi muore qualcuno da qualche parte del mondo, ma le vite degli altri, dei nemici, non contano. E nessuno piange le vite dei morti morti inutilmente. E’ diventato un lusso piangere per quello che gli arroganti interpreti della religione ci hanno costretto a diventare.
Tiziana Ficacci, www.nogod.it