Vittorio Feltri, direttore de il Giornale berlusconiano, prende posizione contro DuceSilvio e la stragrande maggiranza del PDL-Popolo della Libertà vigilata dal Vaticano a proposito della Legge sulla tortura obbligatoria di fine vita pretesa dai gerarchi cattolici.
Il vero errore è imporre come morire
. da Il Giornale del 24 settembre 2009, pag. 1
di Vittorio Feltri
Caro Renato, ignoro se l’ispiratore della lettera che sollecita un
cambiamento della legge sul testamento biologico, già approvata dal Senato,
sia stato Gianfranco Fini; quand’anche fosse così non avrei difficoltà a
dichiararmi d’accordo con lui. Se ho ben capito, l’estensore e i firmatari
della missiva chiedono una cosa liberale, molto ragionevole: le nuove norme
rispettino la volontà di qualunque cittadino, credente o non credente. In
altre parole. Non è lecito in una materia delicata quale il fin di vita
trasformare in norma generale un principio della fede. Ciascuno di noi abbia
piuttosto il diritto di accettare l’alimentazione «forzata» oppure di
respingerla lasciando scritta nel testamento la propria decisione.
Decisione, intendiamoci, non definitiva bensì revocabile come accade in ogni
pratica testamentaria: oggi penso di donare i miei averi a Tizio, domani ci
ripenso e li dono a Caio. Affari miei. Simmetricamente, non esiste ragione
al mondo per cui debba delegare allo Stato la scelta se rimanere in vita a
ogni costo o se morire. Perché la vita e la morte- sono mie. Tu, cattolico,
sei convinto sia giusto restare immobile e incosciente in un letto con dei
tubicini infilati dappertutto che ti facciano vegetare? Liberissimo di
mettere nero su bianco: desidero questo. E guai se poi non ti accontentano.
Ma se io la penso diversamente e ritengo più opportuno evitarmi la tortura
di quei tubicini a te gradita, perdio autorizzami ad andare al- l’inferno e
non provarci neanche a salvarmi l’anima; preferisco provvedere di persona
anche a questa. Donne e uomini sono obbligati, dalla giovinezza alla
vecchiaia, a cavarsela da soli; studiare, lavorare, assicurare il necessario
alla famiglia, distinguere il male dal bene, pagare le tasse (nel mio caso,
come in quello di tanti altri, ho svolto perfino il servizio militare).
Chissà perché quando giunge il momento di tirare le cuoia, i medesimi
individui non sono più padroni nemmeno di stabilire in quale modo tirarle.
Scusa, ma in base a quale logica voi parlamentari vi prendete l’arbitrio di
sostituirvi al cittadino in una soluzione che spetta soltanto a lui? Non c’è
altro da aggiungere se non una precisazione. lo non ti impongo un
determinato modello di comportamento davanti al bivio: crepo subito o più
lentamente? Fai un po’ come ti pare. Perché tu, viceversa, imponi a me la
via da seguire? Sono consapevole. La religione cristiana è quanto di più
serio, e per un cristiano è importante attenersi ai suoi insegnamenti. Non
oserei mai impedirglielo. Però mi secca abbastanza se lui impedisce a me di
agire secondo la mia idea, sia pur sbagliata dal suo punto di vista.
