Archivi per la categoria ‘Testamento Biologico ed Eutanasia’

La Legge sulla Tortura Obbligatoria di fine vita…

martedì, 18 maggio 2010

…sta per arrivare in discussione alla Camera. Rispetto al Senato ci saranno alcune piccole modifiche che non cambiano però la sostanza liberticida del testo in discussione. Intanto qua e là nel paese si confrontano in pubblici dibattiti politici e intellettuali. Vi segnaliamo questa sintesi curata dall’Associazione LiberaUscita di un dibattito svoltosi a Roma.

La terza via ?

Ieri sera a Roma, presso lo “Spazio Cremonini al Trevi”, è stato presentato il libro del sen. Domenico Nania “Il testamento biologico. La terza via”, della Koinè Nuove Edizioni.
Erano presenti, oltre l’autore, il Presidente emerito della Corte Costituzionale, prof. Giovanni Maria Flick, il sen. Vannino Chiti e S.E. Monsignor Rino Fisichella. Coordinatore: Francesco Giorgino, del TG1.
Con questo libro il sen. Nania intende dimostrare che “partendo da una prospettiva costituzionale e non laicista o integralista si può trovare il punto d’incontro tra la libertà di decidere dell’individuo e i compiti istituzionali della Repubblica”.
Già dalla premessa rileviamo come il termine “laicista” sia volutamente usato non per indicare “l’atteggiamento ideologico di chi sostiene la piena indipendenza del pensiero e dell’azione politica dei cittadini dall’autorità ecclesiastica” (Il nuovo Zingarelli), bensì un atteggiamento contrario alla Costituzione, la quale è invece basata sul principio della laicità. Purtroppo, tale snaturamento del lessico è divenuto ormai normale: lo stesso Coordinatore l’ha usato nel suo intervento iniziale. A ciò aggiungasi l’uso improprio del termine “eutanasia”, che ormai non significa più  ”buona morte, morte tranquilla e naturale” (Zingarelli), bensì “cattiva morte”, se non “omicidio”.
Passando alla proposta del sen. Nania, “la terza via” sarebbe quella di bypassare lo scontro ideologico, ossia di cancellare dal ddl in discussione alla Camera il riferimento alla “indisponibilità” della vita e il divieto di rinunciare alla idratazione e alimentazione forzata, ed in cambio prevedere che coloro che rifiutano tali trattamenti, che l’autore considera di sostegno vitale, siano dimessi dalle strutture pubbliche e vadano a morire a casa loro.
Ciò nella concezione che le cure palliative debbano essere destinate soltanto a chi vuol vivere e non a chi vuole morire.
Considerato che è già un diritto lasciare l’ospedale quando si vuole (vedi il caso Nuvoli in Sardegna), appare evidente lo scopo del sen. Nania: indurre i cittadini a NON sottoscrivere alcun testamento biologico.
Se questa sarebbe “la terza via”, meglio allora nessuna legge.
Il prof. Flick e il sen. Chiti, mentre condividono l’idea di eliminare dal ddl il riferimento alla indisponibilità della vita e all’obbligo dei trattamenti di sostegno vitale, non sono della stessa opinione dell’autore. Il prof. Flick ha ricordato che la leniterapia non ha come obiettivo il mantenimento in vita bensì l’eliminazione o l’attenuazione del dolore. Nemmeno Mons. Fisichella è d’accordo con l’autore, ma da un punto di vista diverso. A suo giudizio, poichè la vita è giustamente inviolabile è di conseguenza indisponibile. Con ciò ammettendo ciò che a parole non dice, ossia che è indisponibile perchè non è a disposizione della persona bensì del suo creatore.
Cordiali saluti
Giampietro Sestini

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Il testo della Legge sulla Tortura Obbligatoria di fine vita approvato dall’apposita Commissione della Camera.

giovedì, 13 maggio 2010

Non sarà rispettata in nessun caso la volontà espressa dai cittadini su idratazione e alimentazione forzata, così come vogliono i gerarchi vaticani, eredi diretti dei torturatori della Santa Inquisizione.

Roma, 12 mag. (Adnkronos/Ign) – Via libera della Commissione Affari sociali della Camera al ddl sul testamento biologico. “Il provvedimento – spiega Giuseppe Palumbo, presidente della Commissione, all’Adnkronos Salute – è stato approvato a maggioranza, con il voto favorevole di Pdl e Udc e con quello contrario di Pd e Idv”. La misura, che nel marzo 2009 ottenne l’approvazione del Senato, “dovrebbe arrivare nell’Aula di Montecitorio tra giugno e luglio”. Secondo Palumbo, rispetto al testo Calabrò varato da Palazzo Madama “la modifica più importante sta nel fatto che idratazione e alimentazione artificiali”

, il passaggio più delicato dell’intero provvedimento, “potranno essere sospese qualora risultino non più efficaci nel fornire al paziente i fattori nutrizionali necessari alle funzioni fisiologiche essenziali del corpo”. Ovvero quando diventano di fatto dannose per il malato. Ma la strada rimane quella tracciata dal provvedimento che ottenne il disco verde del Senato. Se il ddl uscito dalla Commissione quest’oggi diventasse legge, infatti, “non sarebbe possibile sospendere idratazione e alimentazione artificiali in un caso come quello di Eluana Englaro”, la donna rimasta in coma vegetativo persistente per 17 anni prima che le venissero sospese idratazione e alimentazione. Il relatore del provvedimento, Domenico Di Virgilio, ha spiegato che il via libera arriva ”dopo un lavoro lungo, iniziato l’8 luglio 2009 e conclusosi oggi 12 maggio 2010, e che si è protratto quindi per oltre 10 mesi con 43 sedute, 3 delle quali sono state dedicate ad audizioni”. ”Pur tra contrasti e posizioni differenziate – ha detto Di Virgilio – certo non si può dire che non sia stato dato ampio spazio alla discussione o che ci siano state limitazioni nell’esprimere opinioni anche controverse. Desidero infatti sottolineare che oltre a 6 miei emendamenti ne sono stati approvati ben 13 dell’opposizione. Ora il testo sul testamento biologico passerà quanto prima all’esame dell’Aula della Camera – conclude Di Virgilio – e mi auguro che venga presto approvato”. L’opposizione però annuncia battaglia. “Il testo della legge sul testamento biologico, il cui esame si è concluso oggi in Commissione Affari sociali della Camera, non rispetta la volontà del paziente e non prevede la sua presa in carico e la valorizzazione della relazione di fiducia tra medico e lo stesso paziente” sottolinea in una nota Livia Turco, capogruppo Pd in Commissione Affari sociali a Montecitorio. “La norma – incalza – che di fatto impone l’accanimento terapeutico per legge è stata corretta solo marginalmente e in modo pasticciato. Quella mostruosità viola il rispetto della libertà di scelta della persona e l’autonomia professionale dei medici che, per noi, sono i due punti di riferimento fondamentali per una legge umana sul fine vita. Da parte nostra continueremo la battaglia durante la discussione in Aula”, conclude Turco. Per Ignazio Marino, presidente della Commissione parlamentare d’inchiesta sul Ssn al Senato, il testo del disegno di legge è ”una vera sopraffazione”. “Il Pdl – insiste in una nota Marino – non ha voluto modificare la sostanza della legge sul testamento biologico, ribadendo una posizione che va contro la libertà di scelta degli individui e va contro la Costituzione che sancisce invece tale diritto”. Ma critiche al testo arrivano anche dal deputato del Pdl Benedetto Della Vedova che punta il dito contro il Carroccio. ”Nonostante gli sforzi del relatore Di Virgilio, dalla Commissione Affari sociali della Camera esce un disegno di legge sul fine vita massimalista sul piano ideologico, fragile su quello normativo e perfino più contraddittorio di quello licenziato dal Senato” dice Della Vedova. ”Ora spero che nell’aula della Camera, in una discussione più pubblica e aperta, ci sia spazio, tempo e modo di discutere e di cambiare una proposta che, approvata in questa forma, farebbe più danni di quanti si propone di evitarne. Visto che, come è emerso in commissione, è ormai la Lega , anche su questo, a dettare la ‘linea dura’, spero che sia il Pdl nel suo complesso, e non solo una sua componente o minoranza, a recuperare una posizione moderata e ragionevole, uguale o almeno analoga – sottolinea – a quella sostenuta dalle forze liberal-conservatrici europee”

La Legge contro la Tortura Obbligatoria di Fine Vita approvata in Spagna.

lunedì, 22 marzo 2010

Segnaliamo un Comunicato dell’Associazione LiberaUscita.

ANDALUSIA: APPROVATA LA LEGGE PER IL DIRITTO DI MORIRE CON DIGNITA’

L’Andalusia ha avuto da sempre un peso rilevante in tutta la Spagna. Oggi è la più popolosa e la seconda più estesa delle diciassette comunità autonome (regioni) del Paese. É composta da 8 provincie con un totale di circa 8.200.000 abitanti.

A seguito della approvazione della legge sul diritto di morire con dignità, l’Asociación Federal Derecho a Morir Dignamente (AFDMD) ha diramato un comunicato-resoconto. Se ne riporta qui sotto il testo, tradotto da Alberto Bonfiglioli per LiberaUscita.
Cordiali saluti
Giampietro Sestini

Madrid – 17 marzo 2010
Congratulazioni agli andalusi per essersi dotati di uno Statuto Autonomo che riconosce il diritto di ogni persona alla piena dignità nel processo della sua morte (art. 20); all’Assessorato alla sanità della Giunta dell’Andalusia per la sua iniziativa tendente a concretizzare in legge questo diritto e al Parlamento andaluso, in particolare alla Commissione sanità, per aver rispettato il pluralismo invitando al dibattito le organizzazioni sociali quali l’Asociación Federal Derecho a Morir Dignamente, i cui contributi sono stati accettati dalla maggioranza.
Dopo che nel 2005 la Regione di Madrid aveva citato l’ospedale Severo Ochoa de Leganés per la sedazione palliativa di malati terminali, creando un ingiustificabile allarme sociale e sfiducia dei cittadini, la legge della Regione autonoma dell’Andalusia rappresenta un cambiamento di grande importanza. La legge permette di chiarire e precisare i diritti dei cittadini alla fine della loro vita, i doveri del personale sanitario e le garanzie che devono fornire le istituzioni sanitarie. Questi diritti erano già riconosciuti in un certo modo nella legge dello Stato del 2002 sull’autonomia del paziente.
A giudizio dell’AFDMD gli aspetti più significativi della nuova legge sono i seguenti:
1. La legge chiarisce il diritto all’informazione clinica e al rifiuto del consenso ad ogni intervento (legge 41/2002) e stabilisce il dovere di rispettare la volontà del paziente. Quest’ultimo dovrà essere informato della trascendenza della sua decisione e gli verrà richiesto di nominare una persona che accetti di rappresentarlo, con capacità di ricevere informazioni e di prendere decisioni (art. 6). Attualmente, oltre la metà dei malati terminali non sono stati informati esplicitamente né sulla loro malattia né sulla relativa prognosi. Nella maggior parte dei casi, in effetti, non si è dedicato sufficiente tempo alla comunicazione con il paziente, sostituendola frequentemente con l’informazione a un familiare.
2. Le persone che si trovano nella fase terminale o che devono affrontare decisioni relative alla stessa hanno diritto a decidere sugli interventi sanitari che li riguardano. Ogni intervento richiede il consenso libero e volontario dei pazienti (art. 7). Il consenso informato non é una formalità burocratica o una firma su un pezzo di carta, ma rappresenta il diritto fondamentale di ogni individuo a decidere sulla sua integrità fisica e psichica.
3. Ogni persona ha il diritto a rifiutare un intervento (art.8), come l’alimentazione-idratazione artificiale (per sonda naso-gastrica o gastrostomia percutanea) o qualsiasi altra misura di supporto vitale (antibiotici, sieri, trasfusioni, ecc.). Permettere la morte mediante la sospensione di trattamenti o per limitazione dello sforzo terapeutico fa parte della buona prassi o lex artis, così come lo stabilisce chiaramente la legge. Tuttavia, non è la stessa cosa permettere la morte, atto non punibile, e provocare la morte su richiesta del malato terminale mediante un’iniezione letale. Anche se questo atto per l’AFDMD è eticamente ineccepibile, è punibile secondo il codice penale e, pertanto, rimane fuori dell’ambito della legislazione di una regione autonoma.
4. Il testamento biologico – in Andalusia documento di volontà di vita anticipata – è uno strumento al servizio dell’autonomia del paziente che deve far parte della storia clinica (art. 9). I professionisti sono obbligati a informare il paziente su questo diritto e a rispettare i valori e le istruzioni contenuti nel testamento (art. 19). La diffusione dei diritti dei pazienti (legge 41/2002) non è stata ancora realizzata nell’intero territorio nazionale. É fondamentale attuare un’efficace campagna informativa sul nuovo paradigma dell’autonomia del malato che ancora sono in molti ad ignorare.
5. Quando una persona non sia in grado di esprimersi, i diritti all’informazione, al consenso o al rifiuto di trattamento saranno esercitati da un suo rappresentante designato nel testamento biologico o, in mancanza di tale designazione, dal coniuge o da altri familiari (art.10). I familiari di malati di demenza, in stato vegetativo o qualsiasi altra situazione irreversibile che impedisca loro di esprimere la propria volontà, potranno decidere cosa riterranno meglio per il loro caro, senza ledere i dritti di quest’ultimo.
6. Diritto alle cure palliative (art.12). Una volta garantito questo diritto, diventa evidente la fallacia dell’”alibi palliativo” (“le cure palliative universali cancellano la domanda di eutanasia, rendendo inutile il dibattito sulla disponibilità della propria vita”). L’esperienza nei paesi con più risorse palliative, quali l’Olanda, il Belgio e il Lussemburgo, dimostra che voler disporre della propria vita è un diritto che va al di là della medicina, palliativa o non.
7. Diritto al trattamento del dolore (art.13). La Spagna è uno dei paesi d’Europa con il più basso consumo di analgesici oppiacei. Il dolore non si tratta adeguatamente. 
8.
I pazienti terminali o agonizzanti hanno il diritto alla sedazione palliativa (art.14). Per la maggior parte dei cittadini, una morte di qualità è una morte tranquilla, senza dolore, accompagnata; una morte dolce, un transito mentre il paziente dorme, cioè è sedato. La sedazione del paziente in agonia è un imperativo morale per il professionista della medicina. Nel caso del malato terminale in grave sofferenza alla quale non è possibile dare sollievo, si deve rispettare la sua volontà di essere sedato. Negare al malato tale trattamento può essere accanimento terapeutico, un atto inammissibile di fronte ad una sofferenza evitabile. Il professionista della sanità in questo caso è responsabile delle conseguenze di non aver rispettato, come è suo dovere, i valori, le credenze e le volontà del paziente (art.18).
9. Diritto all’intimità personale e familiare nonché alla confidenzialità (Art.15). Diritto all’accompagnamento dei familiari. Si dovrà garantire al malato terminale una stanza singola con il livello di conforto e di intimità che richiede il suo stato di salute (Art.26). Molti pazienti terminali muoiono in condizioni deplorevoli, in un luogo inadeguato, dividendo la stanza con sconosciuti, senza intimità né compagnia. L’AFDMD augura che questo impegno non sia un “brindisi al sole” e che si provveda alle risorse necessarie perché diventi realtà.
Le leggi non cambiano la società, ma aiutano la società. Con questa legge non sarà più possibile, senza incorrere in reato, denunciare un professionista per la sedazione palliativa consentita dal paziente e dalla sua famiglia, come è avvenuto nel 2005. L’obiettivo della legge non è tutelare i professionisti ma il diritto dei cittadini (anche i medici sono cittadini) a morire con dignità. Applaudiamo l’iniziativa del Parlamento dell’Andalusia di realizzare uno studio sul modo in cui muoiono gli andalusi, che permetterà di valutare l’impatto della nuova legge sulla qualità della morte in quella regione.
Diffondere la filosofia della legge sulla morte dignitosa promulgata nell’Andalusia è una sfida e l’AFDMD esigerà dall’amministrazione autonoma l’impegno nella sua applicazione, e vigilando affinché i diritti dei cittadini diventino reali.
Speriamo che il governo della Spagna prenda nota ed impari ad affrontare questioni fondamentali come la morte dignitosa, abbandonando pretesti quali “questo non si tocca” o “non esiste domanda sociale”. L’eutanasia e il suicidio assistito sono oramai parte di un dibattito che è nella gente. Secondo il CIS (studio 2440 del 2002) il 59,9% dei medici è favorevole all’eutanasia e al suicidio assistito e il 97% crede che i palliativi non riducano sostanzialmente la domanda di eutanasia. Al posto di dichiarazioni vuote chiediamo al Governo di assumere un atteggiamento serio: dovrebbe cominciare con uno studio sociologico per capire cosa pensano e sentono i cittadini (dal 1995, il CIS ignora questo tipo di indagine) e conoscere come si muore in Spagna. Esiste un’esigenza popolare perche si considerino i problemi che preoccupano la gente, perché con o senza crisi, la vita continua e oltre mille persone muoiono tutti i giorni in Spagna (5-6 per eutanasia clandestina), senza sufficienti garanzie di una morte dignitosa.

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Approvata in Spagna una Legge contro la Tortura Obbligatoria di Fine Vita.

sabato, 20 marzo 2010

Il Parlamento regionale dell’Andalusia a grande maggioranza (e con l’opposizione dei popolari solo su tre articoli) ha approvato una legge che consente l’eutanasia. Contrari i vescovi cattolici (eredi morali del torturatore Torquemada) da sempre ostili al diritto delle persone di sfuggire al dolore fisico e morale di malattie terribili e senza speranza di guarigione.

Da La Stampa LEGGI

Prima legge sull’eutanasia in Spagna
MADRID
Prima legge sulla “morte degna” in Spagna. Il parlamento dell’Andalusia ha approvato questo pomeriggio con la maggioranza assoluta un insieme di provvedimenti che consentono al paziente di rifiutare un trattamento che prolunghi la sua vita in modo artificiale e proibiscono in questo caso l’accanimento terapeutico. Lo riferisce l’edizione elettronica de El Pais. La legge regola anche la sedazione palliativa che un malato può ricevere anche se questa rischia di «accorciare la sua vita». Denominata “Diritti e garanzie della dignità per i pazienti in fase terminale”, la legge è stata approvata con i voti dei tre gruppi presenti nel parlamento andaluso: i socialisti (Psoe), i popolari (Pp) e la sinistra di Iu.

Mentre socialisti e Iu hanno votato a favore di tutti e 33 gli articoli, il Pp ha votato contro in tre occasioni, per difendere la possibilità del medici di fare obiezione di coscienza e per chiedere una chiara «regolazione» dei comitati di bioetica. I vescovi del sud della Spagna hanno attaccato la legge, che ritengono «non è necessaria» perchè la società non la reclama e «gli ospedali possono funzionare anche senza», hanno affermato. L’Associazione federale per il diritto a morire degnamente si è invece «congratulata» con gli andalusi per aver inserito nello Statuto d’autonomia della regione una legge che «riconosce il diritto di tutte le persone alla piena dignità» durante la fase terminale della loro vita. La legge non parla invece di eutanasia e di “suicidio assistito”, che dipendono dal codice penale spagnolo di responsabilità del governo centrale di Madrid.

Il provvedimento si propone di regolare situazioni come quella di Inmaculada Echeverria, una donna immobilizzata da 10 anni dalla distrofia muscolare che chiese -ed ottenne- nel 2007 di essere trasferita da un ospedale appartenente ad una congregazione religiosa a un pubblico per poter essere disconnessa dalla macchina per respirare che la manteneva in vita. La legge sarà pubblicata nei prossimi giorni sulla gazzetta ufficiale dell’Andalusia e, secondo Cnn+, potrebbe entrare in vigore verso Pasqua.

La Lega di Bossi…

sabato, 13 marzo 2010

….presenta un emendamento per rendere sempre più difficile sottrarsi alla Tortura Obbligatoria di Fine Vita. Degni camerati dei gerarchi della SS Vaticana i leghisti si inventano di tutto affinchè sia sempre più difficile sfuggire al dolore e alle umiliazioni delle malattie irreversibili.

Testamento biologico: governo e maggioranza ancora una volta ostaggi della Lega

da Radicali.it

di Maria Antonietta Farina Coscioni
Ancora una volta Governo e maggioranza di centro-destra ostaggi e prigionieri della Lega: è stata infatti approvato in Commissione Affari Sociali un emendamento della Lega che di fatto nega la volontà del paziente di determinare il suo destino e impedisce che sia rispettata la sua volontà.

Si stabilisce così che un “testamento” per essere valido, deve essere redatto in forma scritta(manoscritto o dattiloscritto) e con firma autografa; tutte le altre espressioni di volontà, come quelle audio-video sono ritenute prive di valore; il testamento biologico redatto con quel mezzo per esempio da Paolo Ravasin, è dunque annullato.

E’ l’ennesima – e temo non ultima – manifestazione di arroganza e di prepotenza di questa maggioranza, e della Lega in particolare, che si sono da tempo candidati a rappresentanti e difensori di tutte le politiche
autoritarie e feudali. Ancora una volta dobbiamo constatare che le forze laiche presenti nel centro-destra non riescono a contrastare questa ennesima, avvilente, deriva clerical-reazionari Anche per questo, il 28 e il 29 marzo prossimi auspico che gli italiani sappiano valutare chi e come tutela e rappresenta i loro interessi e votino di conseguenza, negando il loro consenso a partiti e politici che hanno assunto il ruolo di veri e propri zuavi pontifici.

Eutanasìa in Gran Bretagna.

venerdì, 12 febbraio 2010

Mentre in Italia aumentano le pressioni della Santa Inquisizione vaticana per l’approvazione della Legge sulla Tortura Obbligatoria di Fine Vita , nella più civile e libera Albione la magistratura decide di non perseguire le figlie di una donna che aveva deciso di morire senza farsi torturare.

Notizia tratta dal sito ADUC – LEGGI

Due donne che sono rimaste sedute accanto alla madre per quattro giorni in attesa che morisse, non saranno perseguite penalmente per assistenza al suicidio. Jane Aiken Hodge, 91 anni, affetta da pressione alta e leucemia, aveva redatto un testamento biologico con istruzioni di non essere sottoposta a manovre di rianimazione. Aveva anche scritto al proprio medico spiegando di non voler essere rianimata nel caso in cui avesse ingerito una overdose di sonniferi.
Michael Jennings, legale della Procura, ha detto di essere convinto che si sia trattato di un suicidio indipendente, senza assistenza.
Hodge, scrittrice di fama con oltre 40 bestseller, è deceduta lo scorso giugno. La polizia ha detto che quattro persone, tra cui due figlie, sono rimaste a farle compagnia fino alla fine.
“Il 13 o 14 giugno 2009, la signora Hodge ha ingerito una grande quantità di farmaci ed ha perso conoscenza. Durante questo periodo, quattro persone sono rimaste accanto alla donna”, ha detto il legale della Procura. “Hodge ha agito da sola. Non c’è alcuna prova che sia stata aiutata o spinta da terzi a somministrarsi la sostanza. Ho deciso che ci sono prove insufficienti per procedere con l’accusa di assistenza al suicidio. In assenza di prove sufficienti, non c’è alcun interesse pubblico ad aprire un procedimento penale, così come previsto dalle linee guida provvisorie sul suicidio assistito”.
La Procura ha aggiunto di aver verificato la validità del testamento biologico, che avrebbe impedito a qualsiasi ospedale di agire per riportare in vita la donna. “Un ospedale non avrebbe potuto offrire trattamenti ulteriori rispetto a quelli ricevuti in casa sua”.
Dopo la morte nel 2004 della sorella Joan Aiken, rinomata autrice di libri per bambini, Hodge aveva scritto un editoriale su un quotidiano lamentando la continua resistenza alla legalizzazione del suicidio assistito: “Tutte queste maldicenze sui presunti pericoli del testamento biologico fanno sì che sia ancora più difficile morire senza soffrire. E’ deprimente”.

6/2/10 – A che punto è la notte?

sabato, 6 febbraio 2010

“Morgan ha sbagliato ma non va massacrato. Bisogna dargli un’altra possibilità…”. Un po’ più di coraggio, dài Bersani. Non dico che dovevi dire: “Condivido Morgan”. Potevi dire: “Non condivido ma vorrei vivere in un Paese libero”. Neanche Bersani ha osato spingersi fino a questo punto (cioè fino a esprimere chiaramente il suo pensiero). Perché? E’ un uomo prudente. Già, temo che la campagna bigotta d’estate contro gli eccessi sessuali di Berlusconi abbia lasciato nella sinistra uno strascico “beghino” che sarà lungo e difficile eliminare. (Piero Sansonetti, Gli Altri)

Già è passato un anno dalla morte di Eluana Englaro e la legge sul testamento biologico che il Parlamento aveva minacciato all’indomani delle scompostezze che aveva provocato nel mondo partitico italiano il decesso della donna – il disegno di legge Calabrò – si strascica stracca. Le posizioni nel frattempo si sono cristallizzate ancora di più, grazie all’arroccamento bypartisan di molti (nei partiti) nella difesa estremista della vita comunque e per tutti.
Ieri notte è morta Francesca, alla quale solo due mesi fa era stato diagnosticato un tumore tra i più cattivi. In questo breve periodo ha usufruito solo di cure antidolorifiche decise dalle due giovanissime figlie… se penso che solo fino a qualche giorno fa alla Camera i deputati parlavano di quanti milligrammi di morfina si possono somministrare a un malato terminale.
Lo Stato può fissare delle regole, può varare una norma di legge con pochi semplici articoli che diano ampia libertà di scelta, perché le questioni legate alla vita, alla morte, alla libertà di cura devono restare di appartenenza della persona, dei familiari e amici, del medico personale. E’ così difficile per i parlamentari comprendere che certe tecniche mediche possono diventare, per alcuni, invasive o non sopportabili? E veramente offende i sentimenti religiosi di qualcuno stabilire che l’idratazione e l’alimentazione forzate possono essere interrotte? La libertà di opinione è solo la libertà di sostenere le opinioni di qualche politicastro sostenuto da media compiacenti? Il manipolo di parlamentari che per compiacere le gerarchie cattoliche – ma non la maggioranza dei cattolici italiani – ha deciso di fare leggi oscurantiste che loro non rispetteranno mai, non legiferano perché hanno una diversa base valoriale della gente comune, ma solo perché ignorano che la democrazia è importante.
Dove sono i cittadini che dopo la decisione della Corte di Strasburgo sul crocefisso hanno manifestato nelle piazze per chiederne l’obbligatorietà? Quali sono i cittadini che hanno chiesto al ministro degli Esteri di sondare i colleghi europei per verificare la possibilità di chiedere “una moratoria sull’aborto”? Lo zero virgola raccolto dalla lista pazza di Ferrara vale più del resto della popolazione italiana? Conta più una teocrazia che in questi giorni sta mostrando al mondo la telenovela Boffo Vian (e in ansia per le “rivelazioni” che Feltri il 22 febbraio potrebbe rendere all’ordine dei giornalisti per audizioni sulla “manina”?)
Domande, troppe e retoriche.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

Testamento biologigico:

mercoledì, 2 dicembre 2009

ci sono i cristianisti che vogliono la tortura obbligarotoria e per tutti e i cristiani che rispettano il diritto di scelta. Una segnalazione dai nostri amici di LiberaUscita.

Testamento biologico: la Chiesa valdese istituisce il registro

Non fare agli altri quello che non vuoi che gli altri facciano a te; fai agli altri quello che vuoi che gli altri facciano a te”. Con questo principio ispiratore, tratto dal Vangelo, la Chiesa valdese di Milano ha attivato uno sportello pubblico per la raccolta delle dichiarazioni anticipate di fine vita di tutti i cittadini, valdesi e non.
Nel modulo da riempire, si può dare o negare l’autorizzazione a trattamenti sanitari nel caso ci si trovasse “in situazione di perdita della capacità di decidere o di impossibilità di comunicare, temporaneamente o permanentemente le decisioni ai medici”. Tra i trattamenti, anche idratazione e alimentazione forzata, trasfusioni di sangue, respirazione meccanica, chirurgia d’urgenza.
Tutt’altra posizione rispetto alla Chiesa cattolica (e di conseguenza alla maggioranza parlamentare). Eppure i testi ispiratori sono gli stessi, Bibbia e Vangelo. La differenza è che la Chiesa cattolica si pone come intermediario – attraverso il Papa – tra l’uomo e Dio, mentre per i valdesi il filo è diretto. Il che significa sfrondare la “parola di Dio” da tutte le infallibili interpretazioni  papali trasformate nei secoli in “leggi divine”.
E infatti i Valdesi promuovono la ricerca scientifica e sulle staminali (bollata da Santa Romana Chiesa), la contraccezione, l’aborto e l’eutanasia. E ora anche il testamento biologico.
Già nel 2007, il Sinodo della Chiesa valdese aveva dichiarato in un documento: “E’ principio di civiltà dare voce, attraverso una legge, alle scelte della persona compiute con coscienza e volontà e in previsione di una futura incapacità nell’esprimere validamente il suo pensiero. L’approvazione di una legge sulle direttive anticipate costituirebbe, tra l’altro, semplice adempimento della Convenzione di Oviedo del 1997, già ratificata dallo Stato italiano, e in particolare dell’art. 9 laddove si afferma che “i desideri precedentemente espressi a proposito di un intervento medico da parte del paziente che, al momento dell’intervento, non è in grado di esprimere la sua volontà, saranno tenuti in considerazione“.
I Valdesi ci dimostrano, ancora una volta, che credere nel dio cristiano non significhi necessariamente  negare all’uomo i diritti fondamentali o depredarlo della libertà di decidere per la propria vita. Il loro modello di religiosità è profondamente diverso da quello coercitivo cui la Chiesa cattolica ci ha abituati da duemila anni.
Ma soprattutto, per i valdesi, le uniche leggi che valgono per tutti sono quelle dello Stato, non quelle della coscienza.
Non a caso, il modulo per il testamento biologico da loro proposto si chiude con l’articolo 32 della Costituzione italiana: “La Repubblica tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti. Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario se non per disposizione di legge. La legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana“.
L’istituzione di registri per il testamento biologico sta dilagando un po’ ovunque in tutta l’Italia laica, ad anticipare la discussione parlamentare  su un testo di legge, il ddl Calabrò, che nega a ogni italiano il diritto primario, e inconfutabile, di disporre della propria vita. Se verrà approvato, è probabile che le dichiarazioni dei cittadini fino ad allora raccolte diventeranno solo carta straccia. Per il momento, però, danno un segnale forte che in un Paese civile non dovrebbe essere sottovalutato. In un Paese civile, appunto.
Cecilia M. Calamani – Cronache laiche

Commento: La laicità perduta
Se la Chiesa Valdese, ispirata agli stessi principi (o dogmi?) della Chiesa cattolica, dichiara la legittimità delle dichiarazioni di volontà dei cittadini circa i trattamenti sanitari ai quali vogliono o non vogliono essere sottoposti nel caso che divengano incapaci di intendere e volere, di fatto si sostituisce alla inerzia se non alla contrarietà delle istituzioni dello Stato che ne avrebbero il dovere secondo la Costituzione. Ciò significa che lo Stato italiano non è più laico, ma teocratico cattolico.
Non dipenderà forse dal fatto che in Italia le elezioni si vincono con 24.000 voti di scarto e la Chiesa cattolica può contare su oltre 27.000 parrocchie ed oltre 100.000 chiese?

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PS. Si allegano il modulo per il testamento biologico della Chiesa Valdese e le motivazioni che lo accompagnano

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Testamente biologico a Bologna stoppato dalla burocrazia comunale.

venerdì, 23 ottobre 2009

Segnalazione a cura dell’ Associazione LiberaUscita.

La segreteria generale di Palazzo D’Accursio boccia la proposta con un parere giuridico negativo. Anzitutto, come riferisce la Rete Laica a cui il parere e’ stato inviato, “il Comune puo’ istituire un registro purche’ non all’anagrafe e senza ritirare i testamenti biologici, ma limitandosi a registrare presso quali notai e fiduciari sono stati depositati”; e se e’ vero che la “redazione di un testamento biologico ha valore giuridico, in assenza di una legge nazionale e regionale in materia”, lo e’ altrettanto che servira’ il via libera del Garante dalle Privacy. “Il Comune- e’ l’indicazione della Segreteria generale- potrebbe ritirare i testamenti biologici solo dopo formale autorizzazione da parte del Garante della Privacy, in quanto i testamenti conterrebbero indicazioni ‘sensibili’ quali le convinzioni religiose”. Una serie di paletti che vengono letti dai promotori come un “giudizio politico” nei confronti della proposta.
Rete Laica di Bologna attacca la Segreteria Generale del Comune: ”Secondo il regolamento, e’ tenuta a dare un parere di legittimita’ sulle proposte avanzate e nient’altro, ma nell’allegare anche un parere giuridico ci sembra che sia sconfinata nel giudizio politico”, ha spiegato in una nota il portavoce Maurizio Cecconi. Per Cecconi, infatti, ”i punti cardine del parere giuridico della Segreteria Generale sono: la normativa vigente non permetterebbe la creazione del registro presso l’Anagrafe; la redazione di un testamento biologico ha valore giuridico, in assenza di una legge nazionale e regionale in materia; il Comune puo’ istituire un registro purche’ non all’Anagrafe e senza ritirare i testamenti biologici, ma limitandosi a registrare presso quali notai e fiduciari sono stati depositati; il Comune potrebbe ritirare i testamenti biologici solo dopo formale autorizzazione da parte del Garante della Privacy, in quanto i testamenti conterrebbero indicazioni ‘sensibili’ quali le convinzioni religiose”. Dunque, e’ l’analisi di Cecconi, ”dobbiamo constatare che le obiezioni giuridiche avanzate dalla Segreteria Generale tentano di smontare la nostra proposta di delibera popolare”, ma ”dopo un esame approfondito, possiamo affermare con sicurezza che sono infondate, perche’ gia’ altri Comuni hanno istituito presso l’Anagrafe il registro dei testamenti biologici e in nessun modulo per i testamenti biologici e’ chiesto al cittadino quali siano le sue convinzioni religiose o filosofiche”. Dunque, ha concluso Cecconi, ”il parere giuridico espresso testimonia una concezione privatistica dei diritti, che diventano cosi’ esercitabili solo se si registra un documento privato davanti a un notaio: e’ la stessa concezione privatistica dei diritti promossa dal cattolicesimo conservatore che, come di fronte alle richieste di riconoscimento delle unioni civili con un apposito registro, sempre risponde che ‘e’ sufficiente sottoscrivere una registrazione privata”’.
L’associazione Luca Coscioni, che si batte per il registro comunale del testamento biologico, protesta per il parere negativo fornito oggi dalla Segreteria generale di Palazzo D’Accursio. Un parere legale “che viene espresso fuori dalla realta’ del tempo attuale”.
il Pdl di Bologna chiede alla maggioranza di centrosinistra di ritirare la proposta di un registro dei biotestamenti. “Secondo me il Pd -dice il vicepresidente del Consiglio comunale Paolo Foschini – dovrebbe prendere atto di questo e rendersi conto che proseguire sulla strada dell’ordine del giorno e’ una forzatura. Quando la politica si impone sulla tecnica quello che viene fuori e’ una strumentalizzazione”. Del resto lavorare per un registro che
potrebbe solo rinviare ai vari notai presso cui sono depositate le volonta’ “sarebbe solo una spesa inutile”. Cosi’ come “inutile” giudica Foschini la raccolta delle 2.000 firme per la delibera popolare da parte della Rete Laica. “Le obiezioni di merito della Segreteria generale dicono che il Comune non ha alcuna competenza – prosegue il berlusconiano – mi sembra che di questo tema si debba parlare nelle sedi opportune, cioe’ il Parlamento”.

Un netto ‘no’ anche dai consiglieri guazzalochiani (in quota Udc) Maria Cristina Marri e Tommaso Bonetti, che dunque prendono le distanze dal capogruppo Felice Caracciolo.
Il Pd va avanti sul testamento biologico. “Il parere della Segreteria generale non inficia in alcun modo la validita’ della nostra proposta”, fa infatti sapere il capogruppo democratico a Palazzo D’Accursio, Sergio Lo Giudice. Anzi, le obiezioni della Segreteria generale che oggi hanno scatenato l’ira della galassia di associazioni promotrici della proposta di delibera popolare erano state in qualche modo gia’ messe in conto dai democratici. “Le due opzioni da noi previste, il deposito del testamento presso notaio o la consegna in busta chiusa al Comune- spiega Lo Giudice- risolvono positivamente il tema dei limiti di un’amministrazione comunale a farsi esecutore testamentario”. Sia che alla fine nella pratica si opti per la soluzione adottata a Firenze per aggirare questo limite (le dichiarazioni sono conservate presso un notaio e l’amministrazione si limita a conservare gli estremi del documento) oppure per il modello scelto a Pisa (il Comune conserva il testamento, ma in busta chiusa), una forma di registrazione delle volonta’ dovrebbe comunque non incontrare ostacoli legali. Cosi’ come era previsto che si dovesse chiedere il via libera al Garante. “E’ anzi opportuno- spiega ancora Lo Giudice- che quando si istituisce un registro si chieda un parere al Garante della Privacy. Non dimentichiamo che anche quello alla privacy e’ un diritto”.
Si arrabbia invece Rifondazione comunista, schierata con la proposta di delibera popolare della Rete Laica.

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Testamento biologico.

domenica, 18 ottobre 2009

A Bologna i cattolici pretendono che il loro correligionari del PD-Partitus Dei in Consiglio Comunale votino contro la possiblità che i cittadini possano decidere sulla propria salute, sulla propria vita, sul proprio corpo.. La risposta dell’Associazione LiberaUscita.

Dall’Agenzia DIRE di sabato 10 ottobre:

L’istituzione a Bologna del registri dei testamenti biologici, inutile e non prioritario, rappresenta l’ennesimo atto ideologico oltre che illegittimo. Invitiamo quindi i cattolici del Pd in Consiglio comunale a valutare attentamente tale proposta con i valori fondamentali del cattolicesimo, del Vangelo e del Magistero. E se da tale valutazione dovessero emergere incoerenze, li invitiamo a non votare o a dichiararsi non cattolici“.

E’ quanto dichiara il presidente provinciale delle Acli Francesco Murru. Per Murru il registro coi Dat (Dichiarazione anticipata di trattamento) “è privo di efficacia giuridica, essendo tale materia di competenza dei Parlamento, che ha sul tavolo varie proposte di legge. Tale registro potrebbe incorrere inoltre in gravi violazioni della legge sulla privacy”.

“Spiace che il Pd bolognese, impegnato nelle primarie, impugni una bandiera ideologica laicista senza avviare alcun confronto con la società civile e con i cattolici impegnati in politica”, prosegue Murru. “Alla maggior parte dei cittadini, poi, una proposta del genere non interessa: hanno ben altri problemi. Auspico che il sindaco Delbono indirizzi il Consiglio comunale a preoccuparsi dei problemi cogenti delle famiglie colpite dalla crisi“.

Commento di LiberaUscita alle dichiarazioni del Presidente delle ACLI di Bologna. :


- i registri comunali consistono nella autenticazione e conservazione delle dichiarazioni sostitutive di atto notorio rilasciate dai cittadini, ossia semplici atti amministrativi che gli ottomila e passa Comuni italiani redigono quotidianamente ai sensi dell’art. 76 D.P.R. n. 445/2000;

- le stesse dichiarazioni sono quotidianamente oggetto di autenticazione da parte dei notai, che ne garantiscono la legittimità;

- le dichiarazioni anticipate di volontà NON sono prive di efficacia giuridica, in quanto attestano le volontà dei sottoscrittori circa i trattamenti sanitari che intendono accettare o rifiutare qualora divenissero incapaci di intendere e di volere, nel rispetto dell’art 32. della Costituzione Italiana;
- le dichiarazioni anticipate di volontà NON sono in contrasto con la legge sulla privacy, in quanto sono custodite a cura dei Comuni e non sono rese pubbliche;

- i registri comunali NON sono di competenza del Parlamento, il quale sta discutendo sui contenuti delle dichiarazioni anticipate di trattamento, nel presupposto che debbano essere comunque autenticate. E’ evidente che qualora il Parlamento dovesse stabilire per legge che un dato trattamento sanitario (ad esempio: l’idratazione e l’alimentazione artificiale) non possa essere oggetto delle dichiarazioni anticipate di volontà, da quel momento le eventuali disposizioni inerenti tali trattamenti non avrebbero più valore;

- con il termine “laicista” si vuole soltanto forzare volutamente, in senso spregiativo, il significato di “laico”. Con lo stesso metodo, possiamo definire il Presidente delle ACLI :“cattolicista” in luogo di “cattolico”;

- la bandiera del testamenti biologici è stata impugnata dal PD perché voluta dalla maggioranza degli italiani, e quindi anche dai cattolici, visto che sono in larga maggioranza nella popolazione. Se poi i cattolici che dettano le loro volontà per la fine della loro vita infrangono i “valori fondamentali” del Cristianesimo, ebbene Benedetto XVI li dovrebbe scomunicare, ed insieme a loro scomunicare anche quei cattolici che infrangono altri “valori fondamentali” in quanto divorziano, usano anticoncezionali, desiderano la donna d’altri, sono omosessuali, convivono al di fuori del matrimonio e vorrebbero regolarizzare la loro unione e magari adottare bambini abbandonati, donne che abortiscono o ricorrono alla fecondazione assistita, scienziati che utilizzano le cellule staminali per le ricerche, coloro che si fanno cremare non credendo alla resurrezione della carne o aiutano a morire chi non vuole più essere torturato, ecc. A quel punto, se tutti gli scomunicati portassero – come fu imposto agli ebrei sotto il nazismo – un segno di riconoscimento, potremmo finalmente riconoscere quanti “sepolcri imbiancati” ci sono fra coloro che si proclamano cattolici;

- secondo l’esimio Presidente delle ACLI di Bologna, il sindaco Delbono non dovrebbe occuparsi del registro comunale bensì “dei problemi cogenti delle famiglie colpite dalla crisi”. Come a dire che i problemi derivanti dalla crisi non debbono essere risolti dal Governo, ma dai sindaci. In altri termini, Delbono non deve fare ciò che può ma deve fare ciò che non può. Ottima intuizione: qualcuno dovrebbe suggerirla al Presidente del Consiglio e al suo Ministro per la Finanza creativa, Tremonti.
Cordiali saluti

Giampietro Sestini

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