Archivi per la categoria ‘teocrazie criminali’

La pillola RU486 può essere commercializzata anche in Italia.

venerdì, 31 luglio 2009

Dura reazione della SS Vaticana che voleva costringere le donne ad abortire solo sotto i ferri del chirurgo anzichè in modo meno traumatico, grazie alla pillola che è liberamente utilizzata in tutti i paesi europei, tranne due, e in moltissimi altri paesi civili del mondo. L’odio della chiesa cattolica verso le donne ha trovato in questa circostanza l’ennesima conferma. Il vero motivo della sua opposizione è la volontà di punire le donne che intendono decidere liberamente sul proprio corpo e sulla propria maternità. E visto che per il momento non è possibile eliminare la Legge 194 che consente l’interruzione di gravidanza per la SS Vaticana era essenziale che questa avvenisse nel modo peggiore possibile e con il massimo del dolore fisico e psicologico, come nel caso dell’aborto chirurgico. Quello che però avvilisce ancora di più è la quantità di esponenti politici, anche donne, che hanno cercato di assecondare, e continuano a farlo, tanta ferocia criminale, arrivando ad inventare casistiche del tutto inverosimili. Per esempio parlando di 29 casi mortali (tutti da verificare) di donne che negli ultimi 20 anni sono ricorse alla pillola RU482. Ma vi rendete conto ? 29 casi in 20 anni su decine di migliaia di interventi. Ammesso che quella casistica sia veritiera uccide molto di pù l’uso del viagra. E  anche dell’aspirina “”".… Nel 2003 i centri antiveleno hanno  segnalato 59 morti negli Usa per l’aspirina…“”".

Qui la fonte della notizia dal Corriere della Sera LEGGI

Come ammazzare le donne rispettando il Corano.

lunedì, 20 luglio 2009

Giustizieri iraniani stuprano e uccidono in nome di Allah.

Articolo del Jerusalem Post segnalato dal nostro amico Marcus Prometheus.

Gli islamisti son gente seria, rispettano il Corano che vieta il patibolo
per le vergini.

UN BASIJI, “STUPRAVO LE VERGINI PRIMA DEL PATIBOLO”
Un miliziano basiji, uno dei paramilitari del regime degli ayatollah, ha
raccontato di aver stuprato giovani condannate al patibolo, per aggirare il
divieto islamico di giustiziare le donne, quando sono ancora vergini. In una
scioccante intervista al “Jerusalem Post”, un membro delle milizie
paramilitari che sono state in prima fila nei pestaggi e nelle repressioni
delle proteste degli ultimi giorni a Teheran, ha raccontato l’agghiacciante
‘modus operandi’ del regime iraniano. L’uomo, che ha chiesto di mantenere
l’anonimato, ha raccontato che di essersi guadagnato, quando aveva appena 18
anni,”l’onore’ di sposare momentaneamente le giovani donne prima della
condanna a morte”. “La notte prima dell’esecuzione -ha raccontato- viene
organizzata la ‘cerimonia’: le ragazze vengono costrette ad avere un
rapporto sessuale con uno dei secondini, di fatto vengono stuprate dal
‘marito’”. Guardando a ritroso agli eventi, l’uomo ha detto di provare
rimorso “anche se i matrimoni erano legali”. “Le ragazze erano piu’
terrorizzate dalla ‘notte di nozze’ che dall’esecuzione che le attendeva
all’indomani. Si battevano con tutte le loro forze, e cosi’ dovevamo mettere
il sonnifero nel cibo. L’indomani, avevano un’espressione attonita: era come
se fossero pronte o volessero morire”. “Ricordo di averle sentite piangere e
urlare dopo (che lo stupro) era avvenuto. Non dimentichero mai’ una ragazza
che si graffio’ il viso e il collo con le unghie. Dopo era graffiata
dappertutto”

.

Testamento Biologico.

venerdì, 26 giugno 2009

In Germania approvata la legge che obbliga al rispetto della volontà del cittadino.


19 Giugno 2009

Il Bundestag ha varato ieri la “Patientenverfuegung”, la disposizione del paziente, come viene chiamato in Germania il testamento biologico, il cui rispetto diventa vincolante per ogni medico. Il progetto di legge presentato dal deputato socialdemocratico Joachim Stuenker ha ottenuto 317 si’, 233 no e 5 astenuti. Si e’ conclusa cosi’ dopo sei anni una lunga maratona legislativa, con il Bundestag che ha approvato la formulazione piu’ larga del testamento biologico, respingendo le due piu’ restrittive presentate da due deputati cristiano-democratici. Con il voto odierno ogni medico tedesco e’ tenuto a rispettare quanto espresso per iscritto da qualunque cittadino maggiorenne sul trattamento terapeutico da subire, nel caso in cui una grave malattia o un incidente gli impediscano di far valere la propria volonta’.

Secondo le stime attuali sono oltre 10 milioni i tedeschi che hanno gia’ fatto il testamento biologico, generalmente rispettato dalla maggioranza dei medici, anche se in alcuni casi si erano verificati profondi conflitti di coscienza relativi alle formulazioni espresse dai malati. La legge approvata fa chiarezza definitiva, poiche’ non prevede la necessita’ di una riformulazione dei testamenti biologici, che vanno dunque attuati in maniera rigorosa. La legge prevede inoltre che la volonta’ del paziente venga rispettata in ogni caso, a prescindere dal tipo e dallo stadio della malattia che lo ha colpito. Finora esistevano oltre 180 modelli di testamento biologico, formulati a seconda del credo religioso o della visione etica di chi intendeva farne uso. Il ministro della Giustizia Brigitte Zypries (Spd) ha espresso la propria soddisfazione per il varo della legge, spiegando che adesso “una persona puo’ decidere da sola in ogni fase della propria vita se e come vuole essere curata”.

Nessuno si illuda che nel Vicereame del Papa Re sarà permesso a noi cittadini di decidere sul nostro corpo, sulla nostra salute e sulla nostra vita. Qui tortura obbligatoria per tutti secondo la volontà della SS Vaticana.

Da notare che i vescovi cattolici tedeschi sono molto meno prepotenti dei loro colleghi italiani i quali, degni epigoni  degli inquisitori,  vogliono impoprre la tortura obbligatoria di fine vita a tutti, che la vogliano o no.

‘Una regolamentazione delle dichiarazioni di volonta’ del paziente, che enfatizza unilateralmente l’autodeterminazione del paziente, va verificata attentamente per accertare se tenga conto della volonta’ dichiarata in via anticipata dal paziente e della sua situazione individuale di malattia o di agonia.

Sottolineiamo che i pazienti in coma vigile e i pazienti affetti da demenza grave non si trovano in fase terminale’.
E’ la posizione di mons. Robert Zollitsch, presidente della Conferenza episcopale tedesca, sulla legge sul ‘testamento biologico’ approvata oggi dal Parlamento. In base alla legge, il documento che esprime le intenzioni del paziente circa la somministrazione di cure, se redatto in forma scritta sara’ giuridicamente vincolante per i medici e terze persone.
‘La discussione degli ultimi anni sull’ambito e l’obbligatorieta’ delle ‘disposizioni anticipate’ – scrive Zollitsch – ha mostrato che vanno tenuti da conto vari aspetti della stesura e dell’implementazion
e: tra gli altri, il momento in cui e’ stata fatta la dichiarazione, se il ‘testamento’ precedente stilato corrisponda allo stato presente della malattia, e se prima della sua stesura ci sia stata una spiegazione esauriente da parte del medico.
Chiaramente – aggiunge -, le disposizioni del paziente sono importanti. Rispondono al diritto all’autodeterminazi
one del paziente. Ci siamo sempre espressi a favore del collegamento fra l’autodeterminazione del paziente e la cura per lui, per garantire completamente l’autonomia del paziente’.
I vescovi ricordano che ‘accanto alla dichiarazione di volonta’ del paziente esistono anche altre possibilita’ di prevenire il trattamento alla fine della vita’. Tra queste il ‘testamento biologico cristiano’ elaborato dalla Conferenza episcopale tedesca e dalla Chiesa evangelica tedesca (Ekd), in cui ‘si offre l’opzione di nominare una persona come rappresentante legale che possa aiutare il medico ad affrontare la fine vita del paziente, di cui conosce le intenzioni. Questa sinergia di autodeterminazione e assistenza puo’ garantire il bene di qualsiasi paziente al termine della vita’.

Una coraggiosa sentenza di un Tribunale italiano.

mercoledì, 24 giugno 2009

Con i tempi che corrono e la pavidità che colpisce chiunque si trovi a dover confrontarsi, anche per dovere d’ufficio, con l’aggressività e le pericolose minacce degli integralisti islamici ci felicitiamo per questa coraggiosa sentenza del Tribunale di Bologna sulla fatwa emessa dai criminali islamici contro una nostra parlamentare.

Islam, Nirenstein (Pdl): grande vittoria sentenza Sbai su fatwa

“È importante la sentenza di giovedì scorso con la quale la collega Souad Sbai
ha conquistato una grande vittoria, creando un precedente giuridico per cui
una fatwa viene riconosciuta come minaccia aggravata e quindi come condotta
penalmente rilevante”. Lo afferma Fiamma Nirenstein (Pdl), vicepresidente
della commissione Esteri della Camera. “La sentenza emessa dal Tribunale di
Bologna fa riferimento alle minacce nei confronti della Sbai, che, tra le
altre cose, recitano: “Hai i capelli scoperti davanti ad Allah e la donna
che non copre la testa viene appesa per i capelli. Allah ti punirà per il
male che fai alla gente (.). Mi hanno parlato molto male di te, allora sei
uscita allo scoperto come una `massihia’ (cristiana)”. “È noto – prosegue
Nirenstein – che per i credenti musulmani l’accusa di apostasia equivale a
una condanna a morte. Conforta quindi sapere che i giudici italiani hanno
attribuito il giusto peso a delle minacce gravissime e speriamo che questo
precedente possa aiutare molte altre persone, in particolare quelle donne
che quotidianamente si trovano ad affrontare realtà di questo genere e
proprio sul suolo italiano, dove giungono con la speranza di integrarsi e
incontrare un destino migliore”.

Sarkozy contro il burqa.

martedì, 23 giugno 2009

In controtendenza rispetto al pavido atteggiamento di alcuni paesi occidentali nei confronti dell’islam più oppressivo, il Presidente francese cerca di porre un rimedio all’uso del burqa, la mostruosa prigione di stoffa che nega l’esistenza stessa dalla donna come persona umana.

Dal Corriere della Sera LEGGI
E qui il video GUARDA

VERSAILLES - Il burqa è «un segno di avvilimento, non è il benvenuto sul territorio francese». Lo ha dichiarato il presidente Nicolas Sarkozy nel suo intervento in una speciale sessione a Camere riunite nella reggia di Versailles. Al Parlamento è stata depositata una proposta per vietare il burqa in Francia. Il burqa è un segno «di asservimento», ha aggiunto il capo dell’Eliseo. «Non è un problema religioso ma un problema di libertà. Il Parlamento si è fatto carico della questione, è la strada migliore. Bisogna che tutte le opinioni siano espresse».

Civiltà islamica.

sabato, 20 giugno 2009

Notizia pescata in una mailing list.

Roma. All’indomani dell’11 settembre 2001, le televisioni di tutto il mondo
trasmisero un video di propaganda di al Qaida. Si vede un drappello di
terroristi che fa irruzione in una casa, marcia sotto lo stendardo nero, si
addestra e spara contro un bersaglio. E’ una croce cristiana. Come quella
piccola, di legno, che portava al collo Ishtiaq Masih. Immaginate di
percorrere in autobus la valle pachistana del Punjab. Vi fermate per una
sosta in una locanda. Ordinate un tè. Poi andate a pagare e il proprietario
nota che portate la croce al collo, perché siete uno dei tanti cristiani
pachistani, come il vescovo anglicano Michael Nazir-Ali. Alcuni scagnozzi
islamici vi dicono che all’ingresso del locale c’era una insegna che
avvertiva: “Qui serviamo soltanto musulmani”. Avete reso “impura” una tazza
da tè riservata ai musulmani. Iniziano a colpirvi con bastoni e sassi,
implorate pietà. Morirete poco dopo per le lesioni. E’ successo a Ishtiaq.
Undici anni fa, in occasione dell’apertura in Vaticano del sinodo dei
vescovi dell’Asia, Joseph Coutts, vescovo pachistano di Hyderabad, pronunciò
parole tragiche sui cristiani orientali: “L’atteggiamento predominante nei
paesi islamici è quello di considerare i cristiani come ‘dhimmi’, traditori.
L’islam non può e non deve essere messo nelle stessa categoria
dell’induismo, del buddismo, dello shintoismo. L’islam è una forza
politico-religiosa con tendenze espansionistiche”. Pochi giorni prima la
relazione di Coutts, il vescovo di Faisalabad John Joseph si era sparato
alle tempie davanti a un tribunale in cui era stato condannato a morte un
cristiano accusato di blasfemia. Oggi, come allora, le ciglia del mondo
libero si sono abbassate sulla tetra sorte dei cristiani nei paesi islamici.
La loro persecuzione sistematica è oggi accompagnata da un silenzio assoluto
e connivente da parte della comunità internazionale, degli attivisti dei
diritti umani, dei mass media e delle organizzazioni non governative. Pochi
giorni dopo che Papa Ratzinger aveva parlato di “stato palestinese”,
militanti islamici deturpavano settanta tombe di cristiani palestinesi.
Accade nel villaggio di Jiffna, non lontano da Ramallah, il regno
dell’Autonomia palestinese di Abu Mazen. La Madonna di Jiffna, vandalizzata
alla testa e alle mani, è il simbolo di quella che Benjamin Sleiman,
arcivescovo cattolico di Baghdad, ha chiamato “l’estinzione della
cristianità in medio oriente”. Dalla Prima Guerra mondiale dieci milioni di
cristiani sono stati costretti a emigrare da tutto il medio oriente. E come
spiega Monsignor Philippe Brizard, direttore generale dell’Oeuvre d’Orient,
la celebre organizzazione francese dedita ai cristiani del medio oriente,
“la radicalizzazione dell’islam è la principale causa dell’esodo cristiano”.
I territori palestinesi un tempo erano al venti per cento cristiani, oggi lo
sono al cinque. Nel 1920 in Turchia vi erano due milioni di cristiani, ne
rimangono solo alcune migliaia. All’inizio del secolo scorso i cristiani
costituivano un terzo della popolazione siriana; oggi meno del dieci per
cento. Nel 1932, i cristiani costituivano il 55 per cento della popolazione
libanese, oggi sono sotto la soglia del 30. In Iran è in corso la fase più
oscurantista dei rapporti fra il cristianesimo e la Rivoluzione islamica, da
quando nel 1979 l’ayatollah Khomeini chiese la chiusura immediata delle
scuole cristiane e concesse a tutti i religiosi stranieri un mese di tempo
per lasciare il paese. Al Parlamento iraniano si dovrà ora votare una legge
che prevede la pena di morte per chi, nato da padre musulmano, decida di
convertirsi. Persino sul frontespizio del “Ketob-e Ta’limate Dini”, il
manuale di religione usato dai cristiani, campeggia ancora la foto di
Khomeini. E’ in corso la pulizia etnica dei popoli indigeni del medio
oriente. La tanto decantata eterogeneità mediorientale si ridurrà alla
piatta monotonia di un’unica religione, l’islam, e a una manciata di idiomi.
Alcune delle vittime trucidate lunedì nello Yemen appartenevano a una
missione evangelica. In un comunicato diffuso a marzo, dopo un attentato
contro un altro gruppo di sudcoreani, i qaedisti avevano spiegato in modo
chiaro la loro posizione: “Portano la corruzione nella nostra terra e
giocano un ruolo pericoloso nella diffusione del cristianesimo”. Intanto
l’International Christian Concern ha reso noto che il corpo di un giovane
cristiano pachistano è stato ritrovato martirizzato in un canale di scolo
del Punjab. Si chiamava Litto e si era innamorato di una giovane musulmana.
I fratelli della ragazza gli avevano imposto di convertirsi all’islam. Litto
si è rifiutato. Lo hanno pugnalato allo stomaco e ai genitali. Intanto a
Karachi, una delle grandi metropoli pachistane, un bambino cristiano di
undici anni, Irfan, veniva giustiziato alle tempie davanti alla chiesa. A
rendere nota la notizia è stato Mario Rodriguez, il direttore delle
Pontificie opere missionarie in Pakistan, che ha lanciato un appello al
mondo: “I talebani si aggirano minacciosi nei quartieri cristiani di Karachi
terrorizzando le donne e invitando la gente a convertirsi all’islam, pena la
morte”. A Quetta una scuola pentecostale è stata chiusa dopo una minaccia di
attentato kamikaze. A Bannu Cantt una storica chiesa intitolata a San
Giorgio è stata attaccata, le Bibbie bruciate, la croce smembrata e l’altare
distrutto. Dopo gli attacchi ai cristiani i guerriglieri se ne vanno
lasciando simili scritte sui muri delle chiese: “Taliban zindabad” (Lunga
vita ai talebani), “Islam zindabad” (Lunga vita all’islam) e “Christians
Islam qabol karo” (Cristiani, convertitevi all’islam”). I non-musulmani
devono pagare una tassa ai talebani se vogliono restare a vivere nelle loro
case. La “jizya” imposta a cristiani, indù e sikh consiste in un versamento
annuale di mille rupie a testa, poco più di otto euro; sono esentati donne,
bambini e handicappati. Tutte i membri delle minoranze devono pagarla per
avere il diritto alla vita, altrimenti sono costretti ad abbandonare le case
e i villaggi in cui vivono da sempre. Si chiama Nermeen Mitry l’ultima
ragazzina copta rapita e convertita a forza all’islam. E’ stata recuperata
il giorno stesso dalla sua famiglia, che aveva lanciato le sue ricerche per
ritrovarla. Nermeen era stata rapita nel villaggio di El Mahalla da un
musulmano, Hossam Hamouda, con la complicità della zia Leila Attia. Un
centinaio di islamici, armati di spade e di bastoni, hanno attaccato i
cinque membri della famiglia della ragazza e hanno lasciato il villaggio
soltanto dopo che i copti erano stati costretti a riconciliarsi con l’autore
del rapimento. “Per ogni colpo che ci davano, cantavano ‘c’è un solo Allah’.
Ci tiravano fuori dall’automobile dicendoci ‘uscite! seguaci della religione
del cane!’”. Due cristiani copti sono stati appena uccisi a Hagaza, sulle
rive del Nilo, mentre tornavano dalla chiesa. Questo accadeva mentre al
Cairo, non lontano dal villaggio copto, Barack Obama pronunciava le sue
altisonanti parole sul rispetto reciproco. E’ dal Cairo che è fuggita nel
1955 Bat Ye’or, in ebraico significa “Figlia del Nilo” ed è l’autrice del
best seller “Eurabia” (Lindau). Per le stesse edizioni è appena tornata in
libreria con il saggio “Il califfato universale”. E’ la cronista della
“dhimmitudine”, la sorte dei non musulmani nell’islam. Oriana Fallaci
riprese nei suoi scritti la parola “Eurabia” e diede a essa una risonanza
mondiale. “Cos’è la dhimmitudine? E perché nessuno ne parla? Sono due
domande per me legate”, dice Bat Ye’or al Foglio. “La dhimmitudine è parte
del jihad, è una condizione teologica, politica e giuridica. L’oppressione e
la persecuzione degli infedeli, compresi ebrei e cristiani, è la giusta
punizione riservata ai ‘kuffar’ (infedeli) che rifiutano di riconoscere la
verità dell’islam. Sono ‘popoli vinti’, vittime del jihad, spossessati della
propria storia, cultura, identità, tradizione, non hanno riferimenti, hanno
perduto la propria storia, come i copti in Egitto. Si sentono inferiori ai
musulmani, vengono cacciati alimentando il sentimento di sottomissione e
inferiorità, diventano umili. E’ un sentimento di vulnerabilità permanente.
Per oltre un millennio, il jihad ha costituito la forza militare e politica
che ha sottomesso e, nella maggior parte dei casi, annientato le civiltà
zoroastriana, cristiana, indù e buddista in Africa, Europa e Asia. Tutti
questi aspetti hanno trasformato questi popoli. Se si va da loro a spiegare
la dhimmitudine, rifiutano questa visione, hanno paura, sono condizionati
alla subalternità. Non si mettono in relazione di eguaglianza ai musulmani.
E’ lecito affermare che la negazione delle sofferenze delle vittime del
jihad e dell’imperialismo islamico è una forma di razzismo che scaraventa i
perseguitati in una umanità di serie B”. Perché non se ne parla? “Perché il
mondo islamico, rappresentato dalla Organizzazione della conferenza
islamica, che è una sorta di califfato moderno, non accetta che si critichi
il jihad, come guerra perfetta, e la dhimmitudine. Perché il jihad, la
sunna, la sharia, tutto l’islam è perfetto, non criticabile. L’umiliazione
dei cristiani e dei dhimmi non può essere criticata. L’occidente ha paura
del califfato e vive alla sua ombra. La dhimmitudine è una storia proibita
in Europa. E così finiamo per essere incapaci di aiutare il mondo islamico
nella critica della politica verso i non musulmani. Siamo noi a obbligare il
mondo islamico a continuare in questa direzione. Non si deve parlare della
dhimmitudine, per anni io stessa sono stata boicottata perché volevo parlare
di questa storia. Ci sono musulmani che mi hanno ringraziato perché ho
raccontato la dhimmitudine. C’è chi, come Obama al Cairo, si pone
nell’atteggiamento verso il mondo islamico non per proteggere i cristiani,
ma per ragioni politiche, economiche, tattiche. Poi ci sono cristiani che
vivono nel mondo islamico, i sopravvissuti del mondo arabo, e che hanno
paura di finire in pericolo perché queste comunità vivono in situazione di
grande vulnerabilità. Prima di pubblicare i miei scritti ho chiesto il
permesso ai miei amici egiziani. Ero pronta a non pubblicarli, sapevo che
avrei potuto metterli in pericolo. Ma mi hanno detto: ‘Se non lo scrivi,
siamo persi’”. Bat Y’or racconta l’attuale clima d’odio e persecuzione.
“L’Egitto conserva la legge che punisce l’apostasia con la morte; i
cristiani convertiti all’islam non possono ritornare al cristianesimo;
coloro che ‘denigrano’ l’islam vengono arrestati; i copti, costantemente
sfiancati, minacciati, umiliati, sono costretti ad abbandonare la loro
antica patria; per costruire e riparare le chiese è necessario un permesso,
che raramente viene concesso; i cristiani vengono spesso attaccati, i loro
negozi saccheggiati e le donne rapite. Gli ebrei originari dell’Egitto, che
tornano da turisti nei luoghi di una presenza ultramillenaria, non sono
neanche autorizzati a fotografare le vestigia della loro storia. La
religione bahái non è riconosciuta e i suoi seguaci sono privati dei loro
diritti. Queste leggi millenarie derivate dalla sharia vengono applicate in
tutti i paesi musulmani in modo più o meno severo. La condizione di
dhimmitudine trasformò popoli liberi e maggioritari nei loro paesi, creatori
delle civiltà più raffinate e potenti della loro epoca, in minoranze
amnesiche di superstiti sottomessi all’umiliazione, all’insicurezza e alla
paura nelle loro patrie islamizzate, infarcite delle rovine della loro
storia. La colonizzazione islamica operò la distruzione di popoli e culture
indigene attraverso conquiste, riduzione degli abitanti in schiavitù,
espulsioni, espropri, massacri, conversioni forzate e dhimmitudine, vale a
dire un insieme di leggi discriminatorie e umilianti non molto dissimili
dall’assoggettamento”. Oggi la dinamica e l’ideologia che diedero impulso a
queste trasformazioni sono ancora attive a tutti i livelli. “Ma pochi
riescono a distinguerle fra i mutamenti attualmente in corso in Europa,
poiché ne ignorano la storia e i meccanismi. Oggi la storia della
dhimmitudine, e cioè l’analisi delle interconnessioni politiche, economiche
e sociali che condussero ineluttabilmente i popoli bersaglio del jihad al
decadimento e alla disgregazione, è una storia proibita in Europa. Questo
occultamento è motivato dal rifiuto degli stati musulmani di riconoscere la
loro storia fatta di imperialismo, colonizzazione, riduzione in schiavitù e
oppressione come hanno fatto gli storici e gli stati europei e statunitensi
rispetto al loro passato. E’ molto importante dunque avere il coraggio di
parlarne, altrimenti saremo noi, il mondo occidentale, i prossimi dhimmi.
Questa sarà la nostra punizione, perché siamo stati insensibili alla
sofferenza dei nostri fratelli. Io credo nella giustizia, se non siamo
generosi verso quella storia di persecuzione, il nostro egoismo verrà
punito”. A Dubai ci sono addirittura duemila cristiani originari di Gaza.
Profughi indegni persino di essere menzionati, come gli ebrei fuggiti in
massa dai paesi arabi. Chi conosce il nome di Rami Ayyad? Era il direttore
dell’unica libreria cristiana di Gaza, legata all’organizzazione protestante
Palestinian Bible society. E’ stato pugnalato a morte. I fratelli lo hanno
dovuto sollevare sopra un carro funebre senza croce che lo portava al
cimitero di san Porfirio. La moglie Pauline ha scritto una lettera
bellissima. Si intitola “Al mio dolce marito, martire Rami Ayyad

Infettatevi tutti !

sabato, 20 giugno 2009

Dura reazione dei preti alla mozione approvata dalla Provincia di Roma per la distribuzione dei preservativi nelle scuole superiori. Dice il cardinale Vallini che con la scusa della  informazione e della prevenzione si rischia di “banalizzare nuovamente i temi dell’affettività, della sessualità, dell’educazione giovanile….”"”. Quindi quelli che si preoccupano di impedire con i preservativi la diffusione dell’aids e delle gravidanze indesiderate sarebbero “cattivi maestri”.

Qui la fonte della notizia da il tempo di Roma LEGGI

Un duro giudizio del terrorismo islamico….

martedì, 16 giugno 2009

…. come applicazione logica e naturale dei precetti coranici. Una spietata analisi del terrorismo diffusa da ex-musulmani che hanno avuto il coraggio di rifiutare la versione islamica della Menzogna Globale.

* Una lettera all’Umanità (dal MOVIMENTO degli EX MUSSULMANI) *

Una lettera all’Umanità di *Ali Sina*

Caro concittadino del mondo,

Oggi l’umanità è minacciata. Impensabili atrocità avvengono ogni giorno. Una
forza malvagia è al lavoro con lo scopo di distruggerci. Gli agenti di
questo male non rispettano nulla, neanche la vita dei bambini. Ogni giorno
ci sono attentati ed esplosioni, ogni giorno persone innocenti sono prese di
mira ed assassinate. Sembrerebbe che non possiamo fare nulla per fermare
tutto questo. Questo non è vero!

L’antico saggio Cinese Sun Tsu disse “conosci il tuo nemico e non sarai
sconfitto.” Noi conosciamo il nostro nemico? Se la risposta è no, la nostra
sorte è segnata.

Il terrorismo non è un’ideologia, è uno strumento; ma i terroristi uccidono
per un’ideologia. Sono loro a chiamare quest’ideologia “Islam”.

Il mondo intero, sia Musulmani che non-Musulmani affermano che i terroristi
hanno snaturato la “religione di pace” e che l’Islam non condona la
violenza.

Chi ha ragione? Sono i terroristi che conoscono l’Islam meglio di noi, o
coloro che li denunciano? La risposta a questa domanda è la chiave alla
nostra vittoria, e fallire nel trovare questa risposta risulterà nella
nostra sconfitta e la morte sarà su di noi. La chiave risiede nel Corano e
nella storia dell’Islam.

Quelli fra noi che conoscono l’Islam, sanno che la visione dei terroristi
dell’Islam è quella corretta. Non stanno facendo nulla che il loro profeta
non abbia fatto e che non abbia incoraggiato i suoi seguaci a fare.
Assassinio, stupro, omicidio, decapitazioni, massacri e profanazioni dei
defunti “per deliziare i cuori dei credenti”: tutto questo è stato praticato
da Muhammad (Maometto), è stato da lui prescritto ed è stato seguito alla
lettera dai Musulmani nel corso della storia.

Se la verità ha mai avuto un peso, ha un peso maggiore adesso! Questo è il
momento in cui dobbiamo chiamare bianco il bianco e nero il nero. Questo è
il momento in cui dobbiamo trovare la radice del problema e sradicarla. La
radice del terrorismo Islamico è l’Islam. La provà di ciò è nel Corano.

Siamo un gruppo di ex-Musulmani che hanno scorto il vero volto del male e ci
siamo sollevati per avvertire il mondo. Non importa quanto dolorosa possa
essere la verità, solo la verità può renderci liberi. Perché tutto questo
diniego? Perché così tanta ostinazione? Quante altre vite innocenti dovranno
essere perdute prima che TU apra gli occhi? L’ombra di un disastro nucleare
è su di noi. Tutto questo accadrà. Non è una questione di “se” ma di
“quando”. Ignaro di ciò, il mondo sta seppellendo la sua testa sempre più a
fondo nella sabbia.

Noi incitiamo i Musulmani ad abbandonare l’Islam. Vogliamo farla finita con
le scuse, le giustificazioni e le razionalizzazioni. Smettiamola di dividere
l’umanità in “noi” contro “loro”, Musulmani contro Infedeli. Noi siamo Un
solo popolo, Una sola umanità! Muhammad non era un messaggero di Dio. E’ ora
di finirla con questa follia e affrontare la verità. I terroristi traggono
il loro supporto morale e la validità delle loro azioni da te. La tua mera
aderenza al loro culto di morte è di per sé un cenno di approvazione per i
loro crimini contro l’umanità.

Noi incitiamo i non-musulmani a smettere di essere politicamente corretti
per non offendere la sensibilità dei Musulmani. Al diavolo la loro
sensibilità! Salviamo le nostre vite piuttosto, e le vite di milioni di
persone innocenti.

Milioni, se non miliardi di vite saranno perse se non facciamo niente. Non
c’è molto tempo. “Tutto ciò che serve affinché il male trionfi è che le
persone buone non facciano nulla.” Fai qualcosa! Manda questo messaggio a
tutti nella tua rubrica e chiedigli di fare lo stesso. Sconfiggi l’Islam e
ferma il terrorismo. Questo è il tuo mondo, salvalo.

Il Movimento degli ex-Musulmani,

faithfreedom <http://www.italian.faithfreedom.org/>

[image: Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno
proposti tutti i post del blog contenenti il tag.] una lettera all’umanità
dal movimento degli exmussulmani <http://liberaliperisraele.ilcannocchiale.it/?TAG=una%20lettera%20all%27umanit%C3%A0%20%20dal%20movimento%20degli%20ex%20mussulmani>

Gran minestrone di aria fritta a Piazza San Pietro.

lunedì, 15 giugno 2009

Per l’ ennesima volta il papa ha richiamato il drammatico problema della fame del mondo. Con parole accorate e strappalacrime ha invocato la discesa dello Spirito sulla prossima Conferenza dell’ ONU sulla crisi economica e finanziaria. Ma non una parola sulla causa prima ed assoluta della fame che divora e uccide decine di milioni di bambini e adulti ogni anno, e che spinge altri milioni di disgraziati a cercare scampo nei paesi dove almeno la sopravvivenza è assicurata a tutti. Neanche un accenno alla madre di tutte le disgrazie, la crescita demografica esponenziale e senza freni. Ricordiamo ancora una volta che la SS Vaticana e i paesi musulmani, in tutte le conferenza internazionali precedenti dedicate al dramma della fame nel mondo, hanno sempre impedito che venisse affrontato e neppure messo allo studio un progetto planetario organico e condiviso per disinnescare la bomba demografica.

Qui la fonte della notizia dal Corriere della Sera
LEGGI

…..

Obama e i Fratelli Musulmani.

venerdì, 12 giugno 2009

C’è chi parla di resa.

Da Il Foglio

*Il dialogo tra Obama e i Fratelli musulmani è un segno di pace o di resa ? *di Giulio Meotti *

* ROMA. Prima dell’ambizioso viaggio al Cairo, Barack Obama ha incontrato a
Washington importanti esponenti dei Fratelli musulmani. Su richiesta
esplicita della Casa Bianca, a sentirlo parlare al Cairo c’erano anche
undici rappresentanti della fratellanza islamica, un fatto assolutamente
nuovo per gli Stati Uniti. “Obama è pronto ad adottare la violenza, non
l’ideologia islamista, come discriminante nell’attitudine americana verso
simili organizzazioni”

, si legge in un’analisi appena uscita sul sito
Internet dei Fratelli, Ikhwanweb. In Europa i Fratelli musulmani, che sono
anche il movimento più diffuso nelle moschee italiane, lavorano già oggi con
il governo inglese, olandese e francese sui temi dell’integrazione. A
Washington numerosi analisti, fra cui Fareed Zakaria su Newsweek,
suggeriscono da tempo a Obama di cancellare la messa al bando non scritta
nei confronti della storica organizzazione islamista, che si interseca con
la clandestinità fondamentalista, che predica la distruzione di Israele e
lavora per l’espansione della sharia in tutto l’occidente.
Dall’ideologia dei Fratelli musulmani, nati nel 1928 in Egitto e ancora
oggi fuorilegge al Cairo, sono nati gruppi terroristici come al Jamaa al
Islamiya e Hamas, presenti sulla lista nera di Washington e Bruxelles. Nel
maggio di due anni fa, il Foglio per primo intercettò un simile mutamento
all’interno della diplomazia americana. Allora la discussione fu avviata da
due studiosi del Nixon Center, Robert Leiken e Steven Brooke, che sulla
rivista Foreign Affairs pubblicarono il saggio “The moderate muslim
brotherhood”. I due chiesero al dipartimento di stato di avviare il dialogo
con la fratellanza sulla base della sua “evoluzione non violenta”. Ma Zeyno
Baran, analista della Hoover Institution e collaboratrice dell’Herald
Tribune, liquida così ogni tentativo di dialogo con i Fratelli: “Per loro il
Corano non è fonte di legge, è l’unica fonte. La fratellanza crea una quinta
colonna per indebolire i sistemi occidentali. La Fratellanza ritiene
necessario diffondere concetti islamici che rigettano la sottomissione e
incitano alla lotta”.
Il primo consigliere di Obama per i Rapporti con il mondo islamico,
Mazen Asbahi, si dimise quando emersero i suoi legami con la Fratellanza
islamista. “Gli Stati Uniti devono considerare quando e come parlare con
movimenti politici che hanno un consenso pubblico sostanziale e hanno
rinunciato alla violenza, i Fratelli musulmani potrebbero essere in questa
categoria”, è scritto in un rapporto del The Project on U.S. Engagement with
the Muslim World. Ne fa parte Dalia Mogahed, il primo velo islamico della
Casa Bianca. Egiziana di nascita a capo del Gallup Center for Muslim Studies
e tra le massime sostenitrici del dialogo fra Washington e lo storico
movimento islamista, oggi Mogahed è a capo dell’Advisory Council on
Faith-Based and Neighborhood Partnerships voluto da Obama. Laurea in
Ingegneria e master in Business administration, Dalia è vicina alla Muslim
American Society, l’organizzazione storicamente affiliata alla Fratellanza
musulmana. Appena scelta da Obama come consigliera alla Casa Bianca, Dalia
ha rilasciato una lunga intervista a Islamonline, il sito internet dello
sceicco Yusuf al Qaradawi, che della Fratellanza è il guru e che sintetizza
così il programma del movimento in occidente: “La conquista non sarà con la
spada, ma con il proselitismo”. Anche l’altro membro islamico del board
obamiano sulla fede, Eboo Patel, è legato al Council on American Islamic
Relations, organismo finanziato dai sauditi e legato ai Fratelli.
Ad aprile Obama ha visitato la Turchia per partecipare all’Alleanza
delle civiltà, un forum vicino ai Fratelli musulmani con affiliazioni
europee e americane, del cui board fa parte John Esposito, il mentore di
Dalia Mogahed, l’islamologo della Georgetown University che da anni sostiene
il dialogo con i Fratelli musulmani e la sua filiera americana. L’Alleanza
delle civiltà a cui ha partecipato Obama non fa mistero di essere uno
strumento dell’Organizzazione della conferenza islamica, che ha sede a Gedda
in Arabia Saudita ed è non da oggi il più potente blocco di votanti alle
Nazioni Unite, dominando anche il Consiglio dei diritti umani. E’ sua la
risoluzione al Palazzo di Vetro che criminalizza l’islamofobia e rende
sempre più tormentata e difficile la libertà d’espressione e di critica
sull’islam in occidente. Lo scorso 15 settembre, alcuni membri dello staff
di Obama, allora candidato alla guida degli Stati Uniti, si incontrarono a
Washington con alcuni esponenti del Council on American Islamic Relations e
della Muslim American Society, entrambe emanazione dei Fratelli musulmani.
Quando nel 1928 nacquero in reazione all’abolizione del califfato, i
Fratelli aprirono scuole, ambulatori, moschee. Gli uomini iniziarono a farsi
crescere la barba, le donne a portare il velo. Come quello di Dalia Mogahe.

*(Il Foglio, 9 giugno 2009) *