Archivi per la categoria ‘teocrazie criminali’

La bomba per debiti e la moschea da combattimento.

martedì, 13 ottobre 2009

Povero Game, era ossessionato dai debiti e ha messo la bomba solo perchè “turbato”. Sembrano tutti concordi i media-pompieri nel cercare di ridurre a gesto di follia l’attentato di Milano, mentre viene messa la sordina alle radici religiose di quel gesto. Ma è la jihad, la guerra santa, il combattimento per la fede il vero motivo scatenante dei criminali che mettono le bombe, e non a caso la jihad è parte inegrante del Corano che si insegna nelle moschee. Sarebbe ora di mettere sotto controllo chi insegna nelle moschee l’educazione al combattimento. Che sia o no una guerra “santa” quando si traduce in bombe e attenati bisogna trovare un rimedio. Prima che sia troppo tardi e che ci ritroviamo tutti in ginocchio, fronte a terra,  rivolti a La Mecca.

Qui la fonte della notizia sul Corriere della Sera

LEGGI

…..PROBLEMI DI DEBITI - Qualche dettaglio in più lo ha fornito Mohammad Israfil, cittadino libico come Game e suo amico piuttosto stretto, poiché afferma che sarà lui a prendersi cura dei figli di Game. «Ci siamo visti l’ultima volta ieri pomeriggio – afferma -, abbiamo preso un caffè. Mi sembrava normale, abbiamo parlato del fatto che dobbiamo cercare un piccolo lavoro, che c’è crisi per tutti». Game aveva grossi problemi di debiti legati all’attività della sua azienda edile che, a quanto si apprende, aveva chiuso i battenti due anni fa. L’uomo aveva anche dei gravi problemi al cuore e negli ultimi mesi si era avvicinato all’Islam ripetendo in più occasioni che «bisognava fare qualcosa per la religione». Game è un esperto elettricista, spiega Israfil, e l’impresa fino a due anni fa era «solida, con 45 persone sotto di lui». Poi qualcosa è andato storto, i pagamenti non arrivavano e i debitori hanno iniziato a farsi sentire. Israfil non si spinge a dire che la situazione economica dell’uomo potrebbe averlo spinto al gesto di questa mattina, ma di sicuro lascia intendere che la situazione della famiglia non era affatto rosea. Tuttavia non mancano elementi anche su una presunta svolta religiosa del libico. «Non era un integralista – dice Israfil, che ora sarà sentito anche dalla polizia – ma negli ultimi 4-5 mesi si era riavvicinato all’Islam e ogni tanto mi faceva dei discorsi sul fatto che dobbiamo fare qualcosa per la religione». Nelle conversazioni fra i due amici non erano mancati neanche riferimenti alla presenza militare italiana in Afghanistan e nelle altre missioni internazionali in cui l’Italia è coinvolta. «Sosteneva che l’Italia dovesse ritirare le proprie truppe – sostiene Israfil -, comunque si trattava di discorsi sempre molto generici».

Orgia musulmana.

venerdì, 25 settembre 2009

Riceviamo dal nostro amico Carlo Brunori questa segnalazione. “”" Il Ramadam è finito. Ed allora c’è chi mangia fino a scoppiare, chi balla fino all’alba e chi decide di fare sesso per due giorni di seguito in un’orgia pazzesca, con ben 20 uomini e 3 donne. Ma l’occhio vigile della polizia islamica non si perde neanche un orgasmo, specialmente se a “sprecare lo sperma” ci sono uomini non sposati. Ed allora, tutti in gabbia ed …. Allah sia con voi. Saluti anticlericali“”"

http://www.corriere.it/esteri/09_settembre_24/malesia-arresti-sesso_b3ca2898-a928-11de-aaa2-00144f02aabc.shtml

Malesia, orgia per 48 ore: arrestati
Il gruppo, composto da 20 uomini e 3 prostitute, stava festeggiando la fine del Ramadam

KUALA LUMPUR- C’è chi mangia fino a scoppiare. C’è chi balla fino all’alba. E c’è chi decide di fare sesso per due giorni. Diverse maniere per festeggiare la fine del Ramadam. Solo che l’ultima nei paesi musulmani è illegale se non si è sposati. Ed ecco che venti uomini provenienti dal Bangladesh e tre prostitute, di cui una minorenne, sono stati arrestati dopo essere stati scoperti a fare un’orgia per più di 48 ore nello Stato di Pahang. LA MARATONA-L’incontro a luci rosse è avvenuto in una casa privata. La polizia, dopo alcune segnalazioni, aveva deciso di tenere sotto controllo l’abitazione. Dopo due giorni ha deciso di fare irruzione. Una volta entrati, si sono trovati davanti a decine di preservativi usati. E non ci ha pensato due volte: ha ammanettato tutti i partecipanti e li ha portati in prigione.

Le femministe “de sinistra” e l’assassinio rituale di Sanaa.

sabato, 19 settembre 2009

Un articolo pubblicato da L’Unità suscita molti interrogativi su inquietanti “minimizzazioni” dell’orrendo delitto.

Un commento  all’articolo del nostro amico Marcus Prometheus.

L’UNITA’ Politically correct (nido di vipere reggicoda dell’islamismo)
ASSOLVE LA RELIGIONE  e  minimizza:
COLPA DELL”ITALIA  anche l’omicidio di SANAA

L’UNITA’ – Igiaba Scego : ” Saana, l’imam di Pordenone: ‘È un delitto dell’ ignoranza’ “

Igiaba Scego sostiene che l’assassinio di Sanaa Dafani non abbia nulla a che vedere

con la religione e, per supportare la sua assurda tesi, scrive : ” Guardiamo i

dati: in Italia una donna viene uccisa ogni due giorni, i numeri quindi parlano

chiaro, le donne sono in pericolo. E il pericolo è legato allo squilibrato rapporto

tra i sessi e questo continuo considerare la donna una merce. Ricordiamoci che

siamo nell’Italia delle escort; molti nel paese trovano normale prostituirsi per

raggiungereunposto di potere. “. E’ vero che esistono anche delitti non legati alla

religione, che i moventi possono essere numerosi.

Commento di Marcus : Ma quello di Sanaa è un

assassinio legato alla religione, sia per le modalità, sia per il movente.

Nascondersi dietro a dati e a polemiche inutili non modifica la realtà. L’islam

non ammette che la donna possa emanciparsi nè integrarsi in una società culturale

diversa. La mercificazione del corpo della donna non c’entra nulla.

Ecco l’articolo:

Sanaa Dafani
Nel cortile della casa internazionale delle donne a Roma c’è un muro che ricorda le

donne uccise per mano degli uomini. Donne uccise dai mariti, dai fidanzati, dai

pretendenti, dai padri, dai fratelli e addirittura dai figli. Si chiamano Paola,

Maria, Alessandra, Rosa, ma anche Najat, Pilar, Felicitè, Sol. Sono italiane,

migranti, figlie di migranti. Sono donne che probabilmente prima di essere uccise

hanno subito anni di prepotenze e panico all’interno delle mura domestiche. Donne

che la società non ha protetto. Ora a questa triste lista di morte ammazzate

dobbiamo aggiungere il nome di Sanaa Dafani. Nei giornali nazionali è segnalata

come ragazza marocchina, ma era italianissima, ibrida, in mezzo alle culture, ai

mondi. Circola una bella foto di Saana, è sdraiata e guarda l’obbiettivo con grande

dolcezza. Per l’omicidio è indagato il padre. Miccia scatenante forse la decisione

della ragazza di convivere con un trentenne cattolico italiano. Questo ha fatto

gridare alla Lega (e non solo a loro) «gli islamici sono assassini» o «gli islamici

sono incompatibili con la costituzione », facendo della ferocia assassina di uno

quella di tutta una comunità religiosa. Dire questo è grave! La lega si dovrebbe

scusare con gli islamici per queste dichiarazioni. E poi francamente la trovo una

spiegazione dei fatti fuorviante. Guardiamo i dati: in Italia una donna viene

uccisa ogni due giorni, i numeri quindi parlano chiaro, le donne sono in pericolo.

E il pericolo è legato allo squilibrato rapporto tra i sessi e questo continuo

considerare la donna una merce. Ricordiamoci che siamo nell’Italia delle escort;

molti nel paese trovano normale prostituirsi per raggiungereunposto di potere. Dire

semplicemente «è la solita storia tra islamici, non è affar nostro», non ci aiuterà

mai a capire. A noi donne serve una spiegazione seria. Chi uccide vuole eliminarci,

distruggerci, cancellarci. Quello che si vuole eliminare è il diritto a una vita

indipendente. Si vuole considerare la donna la solita costola d’Adamo, un’

appendice. Chi uccide lo fa per ribadire la subalternità delle donne. Per uscirne

dobbiamo costruire una società dove donne e uomini costruiscono modelli relazionali

diversi, basati sul rispetto e non sulla mercificazione o sul potere. Saana è morta

probabilmente per manodel padre, attendiamo le indagini per affermarlo. Ma l’Italia

con la sua bassa considerazione delle donne ha dato una mano alla mano assassina.

Per non far morire altre Sanaa dobbiamo cambiare l’Italia. Perché donna è bello,

donna è vita.

Torturati a migliaia in Iran.

domenica, 6 settembre 2009

Ma quanti si sconvolgono, giustamente, per le torture a Guantanamo non aprono bocca.

Riceviamo dal nostro amico Marcus Prometheus

IRAN: MUSSAVI DENUNCIA, “TORTURE MEDIEVALI”
TEHERAN – Il capo dell’opposizione iraniana Mir Hossein Mussavi ha denunciato oggi sul suo sito, in merito ai manifestanti e ai responsabili riformatori sotto processo a Teheran, che “le confessioni fanno venire in mente le torture medioevali”. “Di cosa vogliono convincere il popolo con confessioni che ricordano le torture del Medioevo?”, è la domanda che si pone Mussavi. E aggiunge: “Dicono che i ragazzini della rivoluzione hanno confessato durante il processo di ieri i loro legami con i nemici e un piano per rovesciare la Repubblica Islamica. Tutto quello che io ho sentito, sono i gemiti che fanno capire quello che hanno subito durante questi cinquanta giorni” di detenzione. Anche Mussavi poi, come l’ex presidente riformista Mohammad Khatami, afferma che questo “é un processo dove tutto è truccato”.

Commento di Marcus Prometheus : possibile che nessuno fiati ad una notizia come questa, che la dice lunga sul livello di pericolosita’ dei paesi islamici fondamentalisti, Possibile che non reagisca proprio nessuno?  A Guantanamo non e’ stato ucciso, ne’ ferito, ne’ reso invalido ne’ violentato nessuno ed anzi si sono salvate molte vite di INNOCENTI sventando atti terroristici, e pur tuttavia i piu’ sinistri odiatori dell’Occidente hanno convinto tutti dello “scandalo”.

Eppure da Guantanamo non si sono fatte ingiustizie all’ingrosso, anzi, si sono fatti errori per rispetto di coloro contro i quali non c’erano prove. Sono stati rilasciati fior di terroristi. La dimostrazione? Perfino il nuovo numero due di Al Qaeda e’ un rilasciato di Guantanamo.

Eppure nessuno di quelli che hanno manifestato contro il “Guantanamo” e qualche finto affogamento contro terroristi incalliti per salvare innocenti, si sogna di manifestare per centinaia e migliaia di ragazzi e ragazze violentati e torturati a morte solo per aver protestato civilmente contro elezioni piu’ truccate del solito.

Come definire questo atteggiamento dei sinistri alleati degli islamisti se non odio pregiudiziale dell’Occidente e di tutti i mezzi che esso possa efficacemente usare per difendersi?

Integralisti islamici assassini minacciano di morte un intellettuale laico.

sabato, 22 agosto 2009

Succede in Egitto dove Sayyed al Qimni rischia seriamente di essere ammazzato a causa di alcune osservazioni “laiche” giudicate blasfeme. Questa è la fine che aspetta noi atei, o anche semplicementei laici, anche in occidente non appena gli stessi integralisti musulmani criminali avranno un sufficiente seguito numerico.

Notizia tratta da il Giornale

articolo di sabato 22 agosto 2009

E il Voltaire d’Egitto finisce nel mirino degli integralisti

di Redazione
Il Voltaire egiziano si chiama Sayyed al Qimni. E ora rischia la vita. Minacciato di morte e citato in giudizio, l’intellettuale vive isolato nella sua casa, sotto scorta. Laico convinto, Al Qimni è nel mirino dell’estremismo islamico, da quando è stato insignito di un Premio dello Stato, a giugno. In Egitto, dove l’islam è religione di Stato, molti ritengono la laicità un’eresia, sinonimo di ateismo e di costumi dissoluti. La stessa decisione del ministero della Cultura di assegnare il prestigioso Premio per le scienze sociali a colui che sostiene la necessità di tenere distinti Stato e religione ha scatenato la rabbia di numerosi islamici. Il premio ha puntato di nuovo i riflettori su Qimni, 62 anni, riaccendendo una vecchia polemica sui suoi scritti di carattere sociale sulla fede musulmana. Migliaia di imam lo hanno dichiarato un apostata, decretando di fatto la sua condanna a morte. Youssef al Badri, uno sceicco noto per i suoi attacchi agli intellettuali, ha giurato che intende fargli ritirare il premio, associandosi poi a un gruppo di 20 avvocati che accusano lo studioso di aver falsificato il suo diploma di dottorato. Senza dimenticare le minacce di morte che gli arrivato regolarmente al suo indirizzo di posta elettronica: «Al cane Sayyed al Qimni. Giuro su Dio che se la incrocio lungo il mio cammino, verserò il suo sangue». Il timore è che possa fare la fine di Farag Foda, l’intellettuale egiziano che criticava il fondamentalismo, assassinato nel 1992.

Caccia al gay in Iraq.

venerdì, 14 agosto 2009

La mostruosa applicazione dei precetti coranici contro le persone omussessuali è diventata lo sport preferito delle varie correnti musulmane iraqene che, mentre si ammazzano fra loro, hanno trovato il comune capro espiatorio contro cui far convergere le criminali pulsioni intrinsecamente connesse alla loro micidale religione.

Fonte della notizia da La Stampa LEGGI

LUCIA ANNUNZIATA
Pare che le milizie sciite e l’esercito regolare abbiano trovato a Baghdad un terreno di salda collaborazione: la voglia di ripulire l’Iraq dalla piaga dei tanta, gli omosessuali. Secondo il più recente rapporto di Human Right Watch in arrivo dall’Iraq, questa è la più recente evoluzione della guerra sociale che continua a travagliare il Paese.

Le 67 pagine di «”They Want Us Exterminated”: Murder, Torture, Sexual Orientation and Gender in Iraq» documentano la campagna di rapimenti, torture ed esecuzioni contro i gay iniziata con il 2009 e con centinaia di vittime già all’attivo. Le torture includono stupri di gruppo e ferite permanenti inflitte ai presunti gay……

Nuovo attacco di Ratzinger al libero pensiero.

domenica, 9 agosto 2009

Il sedicente vicario di dio in terra, primo diffusore ufficiale della MenzognaGlobale in salsa cattolica, torna ad attaccare il libero pensiero di quanti rifiutano le balle della sua e delle altre religioni. Nuova esternazione mendace del Fuhrer dei cattolici, figlio di quella Germania nazista  il cui esercito, la Wermacht, usava come motto proprio la scritta “Gott mit uns”, Dio è con noi, il dio di Ratzinger, delle crociate, dei roghi, dei lager.

Dal nostro  amico Fabio D.

Leggo con stupore (ma nemmeno più di tanto) l’ennesimo meschino attacco del papa nei confronti dell’ateismo:i lager sono il prodotto dell’atesimo contemporaneo. Da leggere l’articolo delirante:

http://www.apcom.net/newspolitica/20090809_120600_4e39ac2_68078.html

Ricordiamo noi al monarca vaticano che erano proprio i soldati tedeschi a girare con la scritta sulla fibbia “gott mit uns” ?
Ricordiamo noi che la Chiesa ha perseguitato, ammazzato, massacrato, bruciato, ghettizzato tutti i suoi oppositori per circa 1400 anni?
Questo papa è una vergogna ogni giorno di più;chissà che il suo dio non lo voglia presto accogliere tra le gioie eterne del cielo.
Ciao Giulio.
Fabio.

Civiltà islamica e pedofilia.

venerdì, 7 agosto 2009

Nel mondo musulmano oltre 60 milioni spose bambine.

Notizia segnalata dal nostro amico Marcus Prometheus in una mailing list.

Le spose bambine islamiche sono 60 Mln e hanno meno di 13 anni *

*La domanda a questo punto è una sola: esistono veramente gli islamici
progressisti? *Esiste un Islam razionale e caritatevole, permeato di spirito
umanistico, difensore dei diritti umani, timorato di Dio e rispettoso della
vita, democratico, illuminato e moderno?
Oppure no, non esiste, e i cosiddetti islamici moderati sono soltanto una
finzione propagandistica?
Perché ormai *non è più tollerabile oltre il continuo silenzio delle
comunità musulmane occidentali rispetto ai crimini perpetrati dai fratelli
islamici negli Stati orientali e africani.
*Non è più tollerabile oltre l’omertà che avvolge in modo mafioso i
centinaia di centri culturali islamici delle città libere d’Occidente che si
guardano bene dal denunciare e condannare certa cultura barbarica in cui
vivono molti Stati musulmani.
Ogni giorno, costantemente, vengono pubblicati da fonti umanitarie
internazionali resoconti atroci di ciò che accade nell’Islam.
Queste notizie sono talmente tante da finire per passare inosservate,
sepolte da un’inflazione di tragedie umane.
*Non passano 24 ore, per esempio, che in paesi musulmani non venga impiccato
qualcuno, minorenni compresi*, spesso per crimini insignificanti. *Donne e
uomini vengono lapidati regolarmente*, in pubbliche piazze, con pietre di
grandezza sufficiente a far morire di dolore ma senza uccidere all’istante.
*Poi amputazioni, flagellazioni, istigazioni su ragazzini kamikaze al
suicidio e all’omicidio, e di questo tenore tante altre assurdità*.

Oggi, però, parliamo di un’altra follia consentita dalle tradizioni
primitive islamiche: le spose bambine. È arrivata dallo Yemen la notizia
sconvolgente di Nojoud, una bambina di otto anni (sic!) presentatasi da sola
in tribunale dicendo di essere stata costretta dal padre a sposare un
uomo trentenne che l’aveva picchiata e forzata ad avere rapporti
sessuali. *Secondo
le Nazioni Unite nel mondo musulmano ci sono 60 milioni di “spose bambine”,
la cui età è inferiore ai 13 anni.* Il marito è sempre un uomo molto più
anziano, mai incontrato prima, spesso un parente. Nojoud ha chiesto e
ottenuto il divorzio, ma purtroppo la maggior parte delle altre piccole
spose come lei non saranno così fortunate.

L’organizzazione americana International Center for Research on Women (Icrw)
ha compilato una “classifica” dei venti paesi in cui i matrimoni di
minorenni sono più diffusi: il Niger è al primo posto, seguito da Ciad,
Bangladesh, Mali, Guinea, Repubblica centrafricana, Nepal, Mozambico,
Uganda, Burkina Faso, India, Etiopia, Liberia, Yemen, Camerun, Eritrea,
Malawi, Nicaragua, Nigeria, Zambia. La “Top 20″ è basata su questionari
standardizzati che non sono però disponibili per tutti i paesi. Resta fuori
dalle statistiche, ad esempio, gran parte del Medio Oriente.

Queste bambine non potranno mai studiare né guadagnare lavorando, sebbene
lavoreranno tutta la vita come bestie. Il loro ciclo di povertà non
s’interromperà mai. L’attività sessuale precoce cui sono obbligate, le
gravidanze e i parti procurano loro danni terribili, oltre a contagi d’ogni
genere. *Una volta malate vengono emarginate dai propri mariti e dalle
comunità; *la dottoressa Nawal Nour, direttrice del Centro per la salute
delle donne africane, a Boston, spiega che *due milioni di ragazzine sono
affette da fistole vescico-vaginali o retto-vaginali in seguito a
lacerazioni prodotte dal feto. Ciò le rende incontinenti per il resto della
loro vita, e il loro odore di urina è talmente forte che dalla loro gente
vengono ghettizzate, scansate, abbandonate sole.* Secondo l’Agenzia Onu per
la popolazione (Unfpa), la morte di parto è cinque volte più probabile per
le bambine sotto i 15 anni, e quella del feto è maggiore del 73%.

La regista yemenita Khadija Al Salami è la responsabile culturale
dell’ambasciata dello Yemen a Parigi; suo è il documentario Amina, vincitore
dell’Horcynus Festival di Messina, in cui si racconta la storia di una bimbi
di 11 anni costretta al matrimonio, e condannata a morte a 15 con l’accusa
d’aver strangolato il marito. Oggi Amina ha 26 anni e Khadija Al Salami è
riuscita a farla assolvere. La stessa Khadija era stata obbligata a sposarsi
a 11 anni e a subire gli stupri del marito, come ha scritto nella sua
biografia Piangi, regina di Saba. «Sposata a 11 anni, avrei voluto uccidere
tutti, – racconta – non solo mio marito, tutti, anche me stessa. Di Amina
volevo raccontare la sua versione della storia. Poi ho scoperto che non era
lei l’assassina. Il cugino del marito è stato giudicato colpevole e punito
con la morte».

Alla domanda se i matrimoni di minori sono comuni oggi come un tempo in
Yemen, la signora Khadija risponde: «Pensavo che ai miei tempi accadesse di
più, che le cose fossero cambiate. Ma negli ultimi mesi mi sono resa conto
che ci sono molti casi. Dopo il caso di Nojoud, la bambina che ha chiesto il
divorzio in tribunale, altre tre ragazze hanno raccontato la loro
esperienza. Forse è più raro nelle città, ma nelle campagne è una pratica
diffusa». A causa dell’ignoranza e della povertà le madri non si oppongono;
esse stesse erano spose bambine. «Quando vennero a chiedere la mia mano, mia
mamma non si oppose. *Una donna nasce per essere seppellita o sposata,
diceva mia nonna*».

A fronte di tutto ciò abbiamo, da un lato, l’intervista dell’ambasciatore
saudita in Gran Bretagna, Ghazi Al-Qusaibi, che dichiara: *«Flagellazione,
lapidazione e amputazioni sono, agli occhi musulmani, il nocciolo della
fede», e «la cultura occidentale è ridicola, è una cultura perversa e
inferiore»*.

Dall’altro lato, abbiamo una serie infinta di fatwa di condanna da parte di
eminenti religiosi islamici d’ogni Stato contro qualsiasi attricetta,
scrittore o vignettista satirico; verso le barzellette i sacerdoti musulmani
sono molto attenti. *Però da nessuna parte nel mondo islamico si è mai
levata chiara, forte e continua alcuna voce di condanna contro le crudeltà
primitive di cui è permeata certa cultura musulmana. Né negli Stati islamici
né in quelli occidentali, né fra autorevoli mullah in terra d’Africa né fra
i predicatori nelle moschee occidentali.* Un silenzio di tomba, un silenzio
che smaschera l’assenza d’ogni valore religioso e umano di certe tradizioni
spacciate per coraniche, e ne svela l’unico carattere: il peggior
maschilismo retrogrado e oscurantista chiamato a proteggere il potere
maschile delle società musulmane.

Noi occidentali abbiamo pagato sulla nostra pelle per secoli la ricerca
della verità e della giustizia, della libertà e della ragione; per millenni
ci siamo massacrati, bruciati sui roghi e asfissiati coi gas, ma alla fine
ce l’abbiamo fatta. Alla fine ora abbiamo nel Dna almeno una consapevolezza:
*che tutti gli uomini sono liberi e uguali*. Da ciò devono discendere i
nostri principi di tolleranza e di carità. *Fino a che il mondo islamico non
denuncerà i propri mostri come noi denunciamo i nostri, ma continuerà a
sponsorizzare arcaiche violenze e sopraffazioni; fino a che non verrà alla
luce quell’Islam razionale e caritatevole pronto ogni giorno a gridare e
sfidare l’ingiustizia nascosta nei propri intestini, non ci potrà essere
altro che conflitto fra le nostre culture. *Aspettiamo il coraggio dei
fratelli musulmani illuminati, uomini e donne. Nessuna religione può essere
tale se non predica l’amore: noi occidentali dopo duemila anni lo abbiamo
capito. A quando l’Islam?
Da L’Occidentale
*Pochi minuti fa mi sono commossa fino alle lacrime per la **storia di Brina
* <http://www.associazionecaniliveneto.it/page.php?11>*una cagnolina
abbandonata, la quale, pur con tutti i dovuti distinguo, é stata più
fortunata di una qualsiasi bambina islamica.
Noi non trattiamo nemmeno gli animali, come gli islamici trattano le loro
figlie.
Brina é in un canile é vero, prigioniera in una gabbia, ma al riparo di
violenze, conosce la mano pietosa di un volontario e la sua voce dolce che
la consola e ha la speranza in un futuro migliore: qualche anima buona che
l’adotti e le dia una casa.
Ma una qualsiasi di quei 60 milioni di bambine ha una speranza?
Ha una mano pietosa che la conforta?
No, il suo destino é già scritto con il suo stesso sangue. La sua vita sarà
una prigione ben più dura di quella della povera Brina, violenza, tirannia e
abbandono sono le sue uniche prospettive.
Sessanta milioni di bambine una popolazione pari a quella dell’Italia.
Dio che mostruosità.
Non mi si parli mai più di islam moderato fino a quando non si  leveranno
milioni di voci alte e ben chiare di condanna a tali barbarie.
E l’Occidente politicamente corretto, quello che si straccia le vesti per il
solito condannato Usa, tace, vergognosamente tace, colpevolmente tace,
vigliaccamente tace e lascia che questo abominio si consumi in silenzio…
*
Orpheus <http://www.go.ilcannocchiale.it/users/profile/23069>

Poveri cristi di Betlemme.

venerdì, 7 agosto 2009

La dhimmitudine non conosce confini e anche a Betlemme, dove saerbbe nata l’immaginaria entità soprannaturale inventata da Paolo di Tarso, i cristiani sono messi fuga dagli islamici palestinesi.

Riceviamo dal nostro amico Marcus Prometheus :

Quest’anno, per Natale, sono giunti a Betlemme più pellegrini cristiani
dell’anno scorso, ma comunque molto meno di quelli che arrivavano per le
feste natalizie nei primi anni ’90. La stessa popolazione cristiana della
città natale di Gesù è ai minimi storici.

E immancabilmente, durante i giorni di Natale, molti leader del mondo,
insieme a centinaia di testate giornalistiche, hanno colto l’occasione per
incolpare Israele del declino di Betlemme, spesso citando false informazioni
quando una semplice chiacchierata con gli abitanti della città permette di
capire che le cose stanno in modo completamente diverso. Gli abitanti di
Betlemme dicono chiaramente che la ragione dell’allontanamento dei cristiani
sta nelle vessazioni che subiscono da parte musulmana. “Tutte queste storie
su Israele che farebbe patire i cristiani al punto da spingerli ad andarsene
sono pure sciocchezze – dice a World Net Daily un esponente di rango della
comunità cristiana locale – Se volete sapere cosa è davvero in gioco, venite
semplicemente durante il resto dell’anno a vedere le intimidazioni da parte
dei musulmani. Bruciano i nostri negozi, costruiscono moschee davanti alle
nostre chiese, si impadroniscono delle nostre proprietà e negato i nostri
diritti. E ci sono stati stupri e sequestri delle donne. Per cui non
venitemi a parlare di Israele. Sono i musulmani”. L’esponete cristiano, come
molti suoi correligionari della strada a Betlemme, non vuole che il suo nome
venga pubblicato perché teme rappresaglie.
La popolazione cristiana di Betlemme è calata drasticamente dopo che
l’Autorità Palestinese assunse il controllo della città nel dicembre 1995. I
cristiani, pari un tempo al 90% della popolazione, oggi sono meno del 25%.
Le feste natalizie hanno attirato quest’anno circa 30.000 pellegrini:
diecimila più dell’anno scorso, ma pur sempre molto meno dei 150.000 del
1994.
Molti cristiani di Betlemme confermano a World Net Daily di essere costretti
a fare i conti continuamente con manifestazioni di ostilità da parte
musulmana. Un negoziante di bigiotteria cita a titolo di esempio le bande di
islamici che vandalizzano le proprietà dei cristiani, l’Autorità Palestinese
che ha sostituito la dirigenza cittadina cristiana con un’altra musulmana,
le fazioni armate palestinese che provocano tensioni. Un incidente di questo
tipo, che certo non ha aiutato i cristiani in piene feste natalizie, è
avvenuto la settimana scorsa quando un gruppo di terroristi palestinesi
delle Brigate Martiri di al-Aqsa ha preso d’assalto armi alla mano il
municipio di Betlemme, che si trova sulla stessa piazza della Basilica della
Natività. Dice il negoziante: “Veniamo continuamente molestati, ma non
potete sapere la verità perché nessuno ha il coraggio di parlare
pubblicamente di ciò che fanno i musulmani”.
Al contrario, molti leader presenti alla Messa di Natale a Betlemme hanno
colto l’occasione per incolpare Israele della recente costruzione della
barriera difensiva nella zona, causa – a loro dire – delle sofferenze dei
cristiani. Nel discorso di mezzanotte trasmesso dalla televisione, il
presidente dell’Autorità Palestinese Mahmoud Abbas (Abu Mazen) ha detto che
“i palestinesi vogliono un ponte di pace al posto dei muri degli israeliani.
Purtroppo Israele insiste con la sua politica distruttiva e trasforma la
nostra terra in una grande prigione”. Il Patriarca latino di Gerusalemme
Michel Sabbah, parlando nella chiesa di Santa Caterina adiacente a quella
della Natività, ha chiesto a Israele di rimuovere la “barriera di
separazione, che provoca ogni genere di tormento e impedisce una vita
normale a Betlemme”. L’arcivescovo di Westminster, Cormac Murphy-O’Connor,
ha sollecitato Israele “a costruire ponti e non muri” accusando gli
israeliani di “costringere i cristiani ad abbandonare la terra dove sono
nati a causa della situazione politica”. Anche da un rapido sguardo sulla
stampa occidentale del periodo natalizio, Israele emerge come il maggior
responsabile del declino delle condizioni di vita dei cristiani e del calo
della loro consistenza a Betlemme.
Secondo HonestReporting.com, molte di queste corrispondenze sono basate su
dati semplicemente sbagliati. Ad esempio, contrariamente a quanto riportato
da molti giornali, Betlemme non è affatto “circondata” dalla barriera
difensiva israeliana. La barriera sorge solo dove il territorio municipale
di Betlemme confina con quello di Gerusalemme, e solo una piccola parte di
questa barriera consiste in un muro di cemento, e cioè là dove era
necessario impedire i tiri dei cecchini contro auto israeliane in transito.
Negli ultimissimi tempi, inoltre, diversamente dal quadro disastroso
ripetuto senza verifiche da molti mass-media, l’economia di Betlemme è
significativamente migliorata. L’afflusso totale di turisti è raddoppiato
rispetto all’anno scorso e le principali industrie della città sono in
ripresa: il tessile segna un + 50%, l’esportazione di pietra e marmo + 40%,
i trasporti commerciali + 20%. Incrementi che hanno comportato un afflusso
di milioni di dollari nell’economia locale, al quale hanno contribuito anche
gli sforzi delle Forze di Difesa israeliane che cercano di facilitare sempre
più l’accesso di turisti, commercianti e pellegrini nonostante i perduranti
rischi per la sicurezza degli israeliani. “Cerchiamo di sveltire il
passaggio evitando di controllare tutti gli autobus di turisti, ma operando
piuttosto controlli campione”, spiega il colonnello Aviv Feigel. Le Forze di
Difesa israeliane hanno anche istituito un servizio di bus navetta verso
Betlemme per accorciare il tempo di trasferimento verso la città.
Per anni Betlemme è stata in gran parte cristiana. Ma quando ne ha assunto
il controllo nel 1995, l’Autorità Palestinese ne ha ufficialmente allargato
i confini municipali andando ad includere non meno di 30.000 musulmani
residenti nei villaggi e nei campi palestinesi circostanti, fino a creare
una maggioranza musulmana. A quel punto l’allora leader dell’Olp Yasser
Arafat sostituì unilateralmente il consiglio municipale, prevalentemente
cristiano, con una nuova dirigenza prevalentemente musulmana: ecco un altro
fatto che non viene quasi mai riportato dalla stampa occidentale.

Poveri cristi d’Egitto.

venerdì, 7 agosto 2009

La comunità cristiano-copta egiziana, ridotta al 10% della popolazione, chiede da anni inutilmente il riconoscimento della parità di culto. E ora un gruppo giovani copti si sta attivando con iniziative pubbliche per ottenere quel risultato. Temiamo che difficilmente potranno riuscirci dato che in Egitto i fondamentalisti musulmani premomo per la completa islamizazione del paese e l’attuale classe dirigente è costretta a tenerne conto. Poveri cristi, sono destinati alla dhimmitudine anche loro.

Qui la fonte della notizia su il Riformista LEGGI

….Il gruppo, fondato da “600 ragazzi e ragazze”, chiede al parlamento di approvare un “disegno legge, da troppo tempo negli scaffali”, che stabilisce il riconoscimento di “parità di trattamento per la costruzione dei luoghi di culto”. “Se non avremo risposta, ci vestiremo tutti in nero”, hanno minacciato i promotori, anche se non tutti nella chiesa copta sono d’accordo con “forme di lotta esasperate”, come ritiene Tharwat Basili, Delegato del Consiglio generale dei copti ortodossi dell’Egitto.