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20/7/10 – Oggi parliamo di donne (3)

martedì, 20 luglio 2010

C’è un principio buono che ha creato l’ordine, la luce e l’uomo, e un principio cattivo che ha creato il caos, le tenebre, la donna (Pitagora)

Nel prossimo anniversario della morte di Benazir Bhutto, uccisa il 27 dicembre del 2007 dagli estremisti islamici, verrà presentato ufficialmente un partito politico pachistano interamente femminile, Girls of Bhutto. La leader, Uraima Satmar, era amica e collaboratrice di Bhutto. Il nuovo partito godrà dell’aiuto del Movimento nazionale unito, una formazione di immigrati indiani, il cui obiettivo è la lotta ai talebani. Satmar dice che Bhutto è un modello per molte giovani pachistane che sono stanche dell’estremismo islamico e dello strapotere maschile ammantato di principi pseudo religiosi.
Oggi nel Pakistan le donne sono costrette a girare con il burqa, le bambine hanno un limitato accesso all’istruzione, le mogli e le figlie sono completamente assoggettate a padri e mariti. Le madri non hanno nessun ascendente sui figli maschi che vengono instradati alle scuole coraniche. Nelle zone rurali diverse donne sono state lapidate per adulterio, in seguito a processi più che sommari. Per punire mogli infertili, o per altri futili motivi, i mariti tirano acido corrosivo in faccia alle loro donne, senza che nessuna autorità intervenga per porre fine allo scempio. Nelle grandi città, Peshawar, Islamabad, Karachi, si parla di costituire squadre di polizia anti-acido, ma si prende tempo perché il governo centrale teme di mostrarsi troppo puntuta con i talebani. Dai primi giorni di agosto una piccola emittente televisiva, trasmetterà un talk condotto da donne sfigurate con l’acido che inviteranno un ospite in studio a parlare della questione.
Sarà difficile fermare i fanatici talebani, forse le donne ce la faranno.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

http://www.direfarepensare.it/InRicordodiBenazirBhutto.html

Lapidazione islamica in Iran.

mercoledì, 7 luglio 2010

Una donna rischia l’applicazione della feroce sentenza prevista dalla legge coranica. Un Appello dei rifugiati iraniani in Italia per salvarle la vita.

Condannata alla lapidazione per adulterio: i figli lanciano un appello
di Eleonora Tiso – Martedì 6 Luglio 2010 alle 11:30

La disperata richiesta di aiuto per la loro madre da parte dei due figli è l’ennesimo segnale della gravità della condizione in cui versano le donne vittime dell’estremismo religioso. La donna iraniana, 43enne, si chiama Sakineh Mohammadi Ashtiani ed è stata condannata alla pena di morte per lapidazione dopo un’accusa di adulterio.

Nel maggio 2006 aveva ricevuto 99 frustate perché accusata di rapporti extra coniugali con due uomini e, così, ieri Amnesty International ha chiesto alle autorità iraniane di fermare l’esecuzione imminente della donna, madre di due ragazzi, e l’impiccagione di un’altra donna che ha affermato di essere un’attivista politica.

Nonostante questo, però, la donna è stata condannata perché, secondo del codice penale islamico dell’Iran, l’adulterio è punito con la lapidazione o la fustigazione, mentre omicidi e altri reati come il traffico di droga sono puniti con l’impiccagione.

Come si legge sul Daily Mail, le condanne alla lapidazione sono state ampiamente utilizzate dopo la rivoluzione islamica del 1979 in Iran, anche se negli ultimi anni erano divenute molto rare. Ora, l’ultimo drammatico appello arriva dai due figli della donna.

Sajad, 20 anni, e Farideh, 16, hanno infatti detto:

Per favore aiutateci a porre termine a questo incubo e a non farlo diventare realtà. Spiegare i minuti e i secondi delle nostre vite è molto difficile. Le parole perdono il loro significato in questi momenti di agonia. Aiutateci a salvare nostra madre.

Davood Karimi, presidente Associazione Rifugiati Politici Iraniani residenti
in Italia
Cell: 3387862297

Le radici della Jihad, la “guerra santa”.

lunedì, 1 febbraio 2010

Un utile pro-memoria su quello che aspetta chi non si converte all’islam.

Leggiamo “Jihad:le radici” di Luciano Pellicani

di Gianluigi Mazzufferi

Il 27 dicembre è morto Samuel Huntington, uno dei più influenti politologi statunitensi; aveva 81 anni ed era professore all’Harvard University. Conosciuto dappertutto come un saggio, ha pubblicato molti libri, il più famoso di tutti, tradotto in oltre quaranta lingue, dal titolo “Lo scontro delle civiltà”. Con queste pagine aveva posto al centro delle sue riflessioni l’idea “che, nel mondo successivo alla dissoluzione dell’Urss, i conflitti violenti non vedranno più contrapporsi nazioni o gruppi di nazioni, ma nasceranno dalle differenze culturali e religiose fra le grandi culture”.

Il professor Giovanni Sartori, nella prefazione del volume di Luciano Pellicani “Jihad: le radici”, edito dalla Luiss University Press (12 €) lo cita nelle primissime righe per evidenziare questa sua acuta osservazione, che a quasi vent’anni dalla pubblicazione induce ad una profonda riflessione. Conflitto di civiltà? Huntington ritiene ed argomenta per il si, mentre “i politici rispondono quasi tutti di no”. Perché mai così? Sartori , come sempre ironico, li assimila con quella “vasta schiera di lieto pensanti, che vive sperando e muore cantando”.

E’ indubbia la verve umoristica del noto professore toscano, ma questa stroncatura non poteva offrire miglior presentazione per il professor Pellicani, titolare della cattedra di sociologia politica presso la Luiss, già direttore di “Mondoperaio”, ed autore di questo volume edito alla fine del 2004.
Si tratta di una ricca lettura, senz’altro capace di indurre molte riflessioni. Si presenta con un agile volumetto di meno di 100 pagine (altre 20, utilissime, sono di bibliografia) pubblicato nella collana “Agorà”. Giovanni Sartori chiude la sua presentazione con queste incisive parole: “ Vorrei che questa raccolta diventasse un testo <classico> di riferimento”.

Pellicani indica in apertura alcuni suoi lavori di riferimento per la materia: su Mondoperaio due scritti del 1990 e del 2001 e poi altri due studi pubblicati nel 2002 (Dalla società chiusa alla società aperta, Rubettino) e nel 2004 (Enciclopedia del Novecento, Il terrorismo Islamico).
Ineludibile è la con nettezza con cui si evidenzia come la “civiltà occidentale” abbia “letteralmente assediato le altre civiltà e le ha poste di fronte ad una sfida di immani proporzioni”.

Ciò appare evidente anche nel titolo del primo capitolo “La guerra culturale fra Occidente ed Oriente” dove si spiega ripetutamente, con esempi e citazioni, come di fatto la moderna civiltà industriale abbia in se un “bacillo letale per la religione”. Infatti “ uccide ovunque s’installa il senso del sacro”. Di conseguenza i fondamentalisti si sentono chiamati a proteggere l’Islam dal Grande Satana. A loro dire ne consegue che la guerra santa dovrebbe essere condotta “senza quartiere sino all’instaurazione del governo di Dio”.

Davvero stimolante appare anche il secondo capitolo laddove diverse citazioni di Claude Lévi-Strauss ci portano a conclusioni lapidarie. Ad esempio quando scrive : “… di colpo, mi sento etnologicamente e fermamente difensore della mia cultura”. Chi lo scrive ora noi ben sappiamo che ci ha spiegato per primo e per tanti anni che non esiste una cultura che sia ontologicamente superiore alle altre. Oggi questo assunto è divenuto terreno comune per tutti gli etnologi.

Nel terzo capitolo viene sviluppato sempre il tema dell’Islam e dell’Occidente partendo dalla rivoluzione di Khomeini che, come ricorderete, aveva cercato di arrestare, prima che fosse troppo tardi, il processo di “intrusione” della civiltà moderna. Ciò era avvenuto eliminando tutto ciò che inquinava la Umma, e Khomeini predicava ossessivamente ai suoi che non poteva esserci “altro partito che il partito di Dio”. Questa fu una operazione devastante per tutti gli intellettuali del mondo mussulmano: distruggendo il principio base della libertà individuale, negava di fatto la possibilità di raggiungere sicurezza e prosperità e quindi anche la felicità su questa terra.

Il lavoro del professor Pellicani termina con il capitolo quarto, sul terrorismo islamico. Questo è incentrato, come subito s’intuisce, sulla “guerra santa”, il jihad. Trattasi di una grande ed assoluta battaglia concepita da Maometto come “un dovere religioso”. “Il jihad è il monachesimo dell’Islam” recita un hadith; così quelli che “combattono sulla via di Dio” saranno destinati ad entrare immediatamente in paradiso. In quanto “martiri della fede, non muoiono veramente; essi continuano a vivere; cambiando solo forma di vita”: questa è la promessa del Profeta.
Così anche la chiamata alle armi, finalizzata ad uccidere i politeisti che “Dio punirà per mano vostra”, come recita sempre il Corano, non è che la lettura puntuale del messaggio del Profeta. Il tutto finalizzato a distruggere i valori e le istituzioni della civiltà occidentale in quanto dominata da “forze sataniche”.

Un colpevole silenzio ?

domenica, 10 gennaio 2010

Sulla strage di cristiani in Egitto e nel mondo c’è chi accusa le massime gerarchie cattoliche di colpevole silenzio. Lo fa una giornalista ebrea che non può ovviamente non paragonare questo comportamento a quello di Pio XII nei confronti del nazismo hitleriano. Ma forse tacciono perchè la vera preoccupazione dei gerarchi cattolici è quella di non perdere la necessaria alleanza dell’islam, compresi igli integralisti estremi, contro il loro vero nemico : la libertà di pensiero e di critica della Menzogna Globale . Una Menzogna di cui entrambi i sistemi religiosi sono i più potenti rappresentanti mondiali.

La Chiesa si ribelli contro il cieco odioi slamista
<http://www.fiammanirenstein.com/articoli.asp?Categoria=3&Id=2296>

*Il Giornale, 9 gennaio 2010*
di Fiamma Nierenstein
Da troppi anni si aspetta invano che «preoccupazione, tristezza, angoscia»
espresse ieri dal Papa dopo la strage di copti a Nagaa Hammadi, in Egitto,
si trasformino in una decisa levata di scudi, in una posizione politica
definitiva e scandalizzata in difesa dei cristiani nel mondo musulmano,
anche a costo di qualche rottura. Eppure, è senz’altro chiaro a un teologo
dell’importanza di Benedetto XVI, che l’islam non porrà fine al disastro in
omaggio ai sentimenti, persino se espressi in così alta sede.

L’odio islamista contro i cristiani è un odio teologico e oggi di profondo
significato strategico, un odio che ambisce alla sostituzione, che ha
lontane origini: basta pensare a come nel 1009 il sesto califfo fatimide Al
Hakim Bi Amr Allah ordinò la completa distruzione del Santo Sepolcro, poi
ricostruito nel 1048, o come, a Gerusalemme cent’anni, dopo la conquista
crociata i musulmani, tornati all’attacco, rimossero i siti cristiani dal
Monte del Tempio, proprio come i crociati avevano rimosso i loro.

Il volgere delle epoche si svolgeva sul filo della spada, e oggi purtroppo
non è diverso. L’impero ottomano, nonostante le sue zone di tolleranza e i
suoi angoli di convivenza, usava rapire i fanciulli cristiani specie
nell’area balcanica e indottrinarli per poi usarli spesso come giannizzeri.
Inutile dire che ovunque si sia disegnato il predominio islamico sempre la
condizione del cristiano è stata quella del dhimmi, minoranza sottoposta e
soggetta a leggi diverse da quelle create per i veri cittadini, i musulmani.
Oggi spesso si attribuiscono le aggressioni contro i cristiani a estremisti
o fondamentalisti, ma è un atteggiamento di comodo: il sentimento
anticristiano è diffuso ed elaborato, e il suo precipitato è sempre la
persecuzione in varie forme e a molte diverse latitudini. Naturalmente non
solo i musulmani, nel mondo, perseguitano i cristiani, ma è come per il
terrorismo: il massimo numero dei crimini è perpetrato da islamisti.

Si tratta, come accennavamo, della determinazione a sostituire,
cancellandone i rappresentanti e i riti, una delle due religioni che genera
l’islam. Non possono bastare a tranquillizzarci gli indubbi tentativi di
dialogo fra le tre religioni, gli spazi costruiti da qualche personaggio o
da qualche teorico di buona volontà. E non possiamo più condividere il
rifiuto della Chiesa di fronteggiare il problema con tutta la franchezza
possibile per paura che le minoranze cristiane subiscano ulteriori
persecuzioni.

Questo, piuttosto, crea situazioni paradossali e definitive, come lo
svuotamento progressivo di Betlemme dai suoi millenari cristiani (dal 90 al
25 per cento). La sua componente cristiana è stata ricattata, sfruttata,
intimidita, sottoposta a violenze morali e fisiche specie nella componente
femminile. Donne rapite, convertite per forza, sposate contro la loro
volontà, sottoposte al ludibrio pubblico e a persecuzioni per strada e in
casa per il fatto di andare a capo scoperto e con la gonna al ginocchio;
cittadini cristiani costretti a vendere i loro beni, casa, campo o bottega,
per un tozzo di pane; preti e civili messi in fuga per aver cercato di
rendere pubblica la loro sofferenza; riti disturbati, chiese vandalizzate.
Tutto questo è sempre stato inghiottito dalla Chiesa e sostenuto dalle
fragili spalle di qualche prete povero, le cui case abbiamo visitato.

La Chiesa ha commesso errori importanti nel sottovalutare la necessità di
condurre una guerra di idee, di alleanze politiche, di posizioni di forza
nei confronti della persecuzione contro i cristiani. Ancora è difficile
capire come di fronte all’invasione, al sequestro e al vandalismo
terroristico di una Chiesa importante come quella della Mangiatoia a
Betlemme, la Chiesa non si schierò apertamente contro i responsabili del
crimine e preferì prendere una strana posizione antisraeliana. Un esempio
palese del fatto che errori di questo genere sono stati letali lo si vede
nel fatto che specie il precedente patriarca di Gerusalemme, monsignore
Sabbah, con la sua terribile antipatia, per non dir di più, per lo Stato
ebraico, ha rafforzato, certo involontariamente, proprio quelle componenti
palestinesi che hanno portato a persecuzioni e stragi, specialmente nella
Gaza di Hamas.

Tre settimane fa, il reverendo Majed El Shafie, presidente
dell’organizzazione One Free World International, un’organizzazione di
diritti umani, ha accusato Hamas di distruggere le tombe cristiane
sostenendo che inquinano il terreno. Da tempo i leader cristiani a Gaza
vengono perseguitati da Hamas e costretti a nascondere il loro culto. Sono
noti gli attacchi dell’organizzazione Jihadia Salafia a istituzioni
cristiani, gli spari contro la scuola delle Nazioni Unite che permette agli
alunni di giocare insieme bambini e bambine, l’attacco a un centro biblico,
l’unico della regione, l’assassinio del proprietario Ramy Ayyad nel 2007, il
cui corpo fu trovato straziato di torture e crivellato di colpi, la
susseguente fuga della moglie con i bambini nell’West Bank.

Ma anche l’West Bank è testimone di persecuzioni di cristiani. Con attacchi
persino all’Ymca, nel nord West Bank, razziata e distrutta nel 2006 dopo
essere stata accusata di attività missionaria. Nazareth, Ramallah, ovunque
ci sia una componente cristiana il disprezzo è umiliante e sanguinoso. Il
mondo intero è testimone di questa inciviltà: secondo i dati del reverendo
Majed el Shafie nel 2009 sono stai uccisi più di 165mila cristiani per la
loro fede, fra i 200 e i 300 milioni vengono perseguitati, l’80 per cento
nei paesi islamici e, orribile a sentirsi, ogni tre minuti un cristiano
viene torturato. Se questi dati siano precisi, difficile saperlo. Certo,
immaginiamo che l’allarme che essi destano sia più forte nella Curia che in
qualsiasi altro luogo: ci aspettiamo di vederne nascere una battaglia
politica e morale.

Cristianisti e islamisti potranno denunciare gli atei per blasfemia.

domenica, 3 gennaio 2010

Dal 1° gennaio è un reato perseguibile nella cattolicissima Irlanda che però essendo nazione cattolica fndamentalista e quindi naturale alleata di tutte le peggiori teocrazie fondamentaliste, ha previsto di estendere il reato a prescindere dalla religione contro cui è stato commesso. Quindi anche la semplice negazione dell’esistenza di quella immagnaria entità soprannaturale che gli islamici chiamano Allah diventa a tutti gli effetti un reato, dal momento che per quella religione negare Allah E’ UN REATO punibile con la morte. Non mancheranno certamente anche in Italia i clerico-fascisti pronti a far approvare una simile legge. Ma in questo sito non smettermo mai di affermare ed esercitare la critica di tutte le versioni della Menzogna Globale.

Qui la fonte della notizia tratta da La Stampa LEGGI

…..Un gruppo di atei irlandesi ha lanciato una campagna per la revoca di una nuova, controversa legge contro la blasfemia pubblicando provocatoriamente sul proprio sito internet 25 citazioni ritenute blasfeme.  La nuova legge, entrata in vigore il primo gennaio, rende la blasfemia una offesa punibile con una multa che può arrivare a 25.000 euro. Secondo Michael Nugent, del gruppo ’Atei d’Irlanda, si tratta di una norma «stupida e pericolosa». Nugent ha fatto sapere che farà ricorso in tribunale, contro la legge, in caso di accuse di blasfemia.  L’organizzazione, che promuove «una Irlanda razionale, etica e laica», ha pubblicato citazioni di Gesù, di Maometto, di papa Benedetto XVI, del musicista pop Frank Zappa, dello scrittore Salman Rushdie, del gruppo comico britannico Monty Python, dell’ex premier nord-irlandese Ian Paisley e del ministro della giustizia irlandese Dermot Ahern……..

Islamisti, Cristianisti e Jahvisti, tutti uniti contro la laicità.

giovedì, 10 dicembre 2009

Non bastavano gli estremisti islamici che con le bombe e le stragi vogliono costringere tutti a convertirsi alla loro versione della Menzogna Globale (fra l’altro divisa in due correnti di pensiero opposte e confliggenti, quella sunnita e quella sciita). Non bastavano i cristianisti che in Italia e in Europa, per esempio, vogliono imporre il loro crocifisso a martellate sulla testa di tutti, anche di chi non crede a nessuna versione della Menzogna Globale. Adesso ci si mettono anche i fondamentalisti ebrei che in Israele (e fortunatamente solo là) vogliono sostituire le leggi di quel Paese con le norme dettate nella Torah e nel Talmud.

Qui la fonte della notizia da Il Giornale LEGGI

Choc per la proposta del ministro della Giustizia di sostituire con la Bibbia e il Talmud le norme decise dal Parlamento

Non è un caso che Yaakov Neeman, illustre avvocato e ministro della Giustizia del governo Netanyahu, abbia scelto la conferenza sulla Halakha (legge religiosa ebraica) tenutasi recentemente a Gerusalemme per sostenere che sia necessario gradatamente sostituire la Legge (biblica e talmudica) a quella attualmente in vigore in Israele……………

La chiesa combatte l’aids, dice il papa.

lunedì, 30 novembre 2009

Ma per favore !

GIORNATA MONDIALE CONTRO L’AIDS: OCCORREREBBE VALUTARE QUALI SONO LE RESPONSABILITA’ DELLA CHIESA NELLA DIFFUSIONE DEL VIRUS ANZICHE’ DIFFONDERE FRASI DI RITO E INFARCITE DI IPOCRISIA.

L’AIDS SI COMBATTE CON L’INFORMAZIONE E IL PRESERVATIVO.

Dichiarazione di Sergio Rovasio, Segretario Associazione Radicale Certi Diritti:

“Quello che ha detto oggi il Papa in occasione della giornata mondiale  contro l’Aids ha dell’incredibile. Non comprendiamo come sia possibile sostenere che  ‘la chiesa non cessa di prodigarsi per combattere l’Aids’ quando lo stesso Papa, in occasione del suo viaggio in Africa nel marzo 2009,  ebbe a dire che “l’Aids non si può superare con la distribuzione dei preservativi che al contrario aumentano il problema”. Tesi antiscientifica, ispirata al credo religioso e che semmai avrà di già aggravato  una situazione di emergenza della malattia che ha ucciso in Africa dai primi anni ’80 ad oggi più di 25 milioni di persone, principalmente nella zona sub-sahariana. Sono almeno 22,5 milioni le persone che  vivono contagiate dal virus HIV in quella zona.

Quasi nessuno in Italia avrà il coraggio di sottolineare questa grave contraddizione vaticana che si riverbera sulla nostra classe politica  con conseguenze disastrose nella società. La totale mancanza di informazione ed educazione sessuale, così come la mancata pronuncia della parola  ‘preservativo’ nelle tv e nelle scuole italiane, dimostra la miseria e la studipidità che ci circonda e che permette al virus dell’Aids di diffondersi.  E’ forse bene ricordare che in Italia ci sono tra le 150 e le 180.000 persone sieropositive,  22.000 persone con Aids conclamato e che fino ad oggi sono morte per il virus quasi 35.000 persone. Ovviamente non è in corso nessuna campagna nazionale sul preservativo, l’unico strumento che oltre all’informazione combatte quasi al 100% il virus.

Ci auguriamo che prima o poi  venga “quantificato” il danno prodotto da proclami e tesi antiscientifiche, ispirate da un credo religioso, che alimentano la diffusione del virus dell’Aids in Africa e nel mondo. Altro che lotta all’Aids.

E’ bene ricordare tutto questo in occasione della giornata mondiale della lotta contro l’Aids, giusto per non essere complici dell’ipocrisia che sembra essere diventata la vera bibbia nel nostro paese”.

In lista di attesa per essere lapidati.

sabato, 28 novembre 2009

Dodici coppie di cittadini iraniani accusati di aver esercitato sesso libero aspettano la sentenza. Rischiano la morte per lapidazione.

La MOLTIPLICAZIONE (teocratica dei delitti e delle pene).
24 in coda per la lapidazione.
Pena di morte nella teocrazia iraniana per gli scambisti.

La polizia iraniana ha arrestato 12 coppie di scambisti per ‘’sesso illegale”. Lo scrive il quotidiano conservatore Jomhuri Eslami. Il gruppo di arrestati aveva creato un sito web ”Iran Zarbdari”
(Moltiplicazione in Iran) ”destinato a incoraggiare le relazioni sessuali illegali”. Se riconosciuti colpevoli di adulterio, rischiano la pena di morte. Le autorita’ di Teheran hanno interdetto l’accesso a milioni di indirizzi
internet, tra i quali molti siti politici e di opposizione.

Santa Alleanza contro l’ ateismo.

venerdì, 30 ottobre 2009

E’ l’auspicio che l’ambasciatore del regime islamico integralista iraniano ha espresso ieri nel presentare le sue credenziali al Papa Re, Capo Supremo della SS Vaticana. La Santa Alleanza dei due sistemi religiosi mira a ottenere l’eliminazione fisica di tutti quelli che non credono alle loro versioni della Menzogna Globale. Almeno fino a quando, fatalmente, dovranno scontrarsi fra loro per affermare quale delle rispettive immaginarie entità soprannaturali di riferimento dovrà essere imposta con la forza per la sottomissione di tutto il pianeta.

Qui la fonte della notizia  LEGGI

Ipazia, un film che non vedremo mai in Italia.

domenica, 18 ottobre 2009

Bellissimo film che ha il gravissimo torto di mostrare il volto intollerante, criminale e assassino del cristianesimo. Non vi aspettata che verrà mai distribuito dove regna il Papa Re dei cattolici.

Sotto le stelle

Recensione del film Agora (2009)

a cura di Alessia Starace

Meticolosa e sontuosa ricostruzione storica, Agora non è soltanto la storia di Ipazia di Alessandria, intellettuale perseguitata dai cristiani per il suo rifiuto di piegare la propria integrità alle loro mire politiche; è anche un’interessante esplorazione del legame tra religione e progresso, tra tolleranza, solidarietà umana e avanzamento scientifico. Quarto secolo dopo Cristo: nella città di Alessandria d’Egitto, santuario della scienza e della cultura del mondo antico, la filosofa e astronoma Ipazia, figlia del direttore della Biblioteca, trasmette i suoi insegnamenti ad un gruppo di allievi di diversa estrazione sociale e religiosa; persino al suo schiavo Davus è concesso di assistere alle lezioni, e di presentare i suoi modelli del sistema tolemaico. Nel frattempo, la città scivola inesorabilmente nell’agitazione: il numero di cristiani sta salendo vertiginosamente, e soprattutto gli umili e gli schiavi sono sedotti dalla parola di Gesù Cristo e dal carisma dei Parabolani, una sorta di setta monacale/ milizia che opera per la sottomissione del paganesimo (e del giudaismo) alla religione cristiana. Quando i cristiani marciano sull’agora, che era loro interdetta, così come il tempio e la Biblioteca, e i pagani cercano di scacciarli con le armi, il precipitare degli eventi è inevitabile.

Meticolosa e sontuosa ricostruzione storica, Agora di Alejandro Amenábar non è soltanto la storia di Ipazia di Alessandria, intellettuale perseguitata dai cristiani per il suo rifiuto di piegare la propria integrità alle loro mire politiche; è anche un’interessante esplorazione del legame tra religione e progresso, tra tolleranza, solidarietà umana e avanzamento scientifico. Sebbene a tratti semplicistico e farraginoso (è difficile trovare naturali e credibili le conversazioni tra Ipazia e i suoi alunni quando confrontano i modelli di Tolomeo e Aristarco sulle fortificazioni della città), e non sempre fluido nella messa in scena, il film di Amenabar è apprezzabile per la sua compattezza concettuale e per la capacità del regista spagnolo di associare le scelte visive agli elementi di sceneggiatura in maniera spesso illuminante. Solo un paio di esempi fra i tanti: durante una lezione si legge un passo di Aristotele in cui si parla della naturale inferiorità intellettiva degli schiavi; poco dopo, Davus, pur segretamente innamorato di Ipazia, consacra il proprio passaggio nelle fila dei cristiani – ormai impegnati a esecrare il tempio e a bruciare le preziose pergamene della Biblioteca – distruggendo proprio una statua del grande filosofo. Il sovvertimento delle credenze e delle antiche tradizioni è indicato anche chiaramente da Amenábar nella stessa sequenza, con un lento e inesorabile ribaltamento dell’immagine.
Insistito è anche l’uso di carrellate che, dalla baia di Alessandria, si allontanano dalla superficie terrestre: splendide immagini astronomiche che “ridimensionano” la portata degli eventi narrati, delle guerre di potere e dei conflitti religiosi, come se le umane questioni nella loro piccolezza fossero scrutate da un Dio, o dei, distante e indifferente che abita la serenità del cosmo.

Sulla figura di Ipazia, interpretata da una Rachel Weisz i cui grandi occhi intelligenti sono una perfetta immagine della gloria della conoscenza, lo script di Amenábar eMateo Gil lavora molto di fantasia, in particolare in merito alle rivoluzionarie idee astronomiche le le vengono attribuite nel film; quanto all’elemento romantico (Ipazia è amata non solo da Davus, ma anche dal futuro prefetto di Alessandria, Orestes), esso è utilizzato con grande discrezione e sempre funzionale alla trama. Nonostante alcuni difetti, dunque, Agora è un film meritevole non solo per il grande sforzo tecnico e produttivo, ma anche per l’equanimità con cui affronta il tema attualissimo delle tensioni religiose, e per l’equilibrio e l’intelligenza con cui celebra, nella figura della martire pagana, l’inestimabile, irrinunciabile valore della libertà di pensiero.