Sulla strage di cristiani in Egitto e nel mondo c’è chi accusa le massime gerarchie cattoliche di colpevole silenzio. Lo fa una giornalista ebrea che non può ovviamente non paragonare questo comportamento a quello di Pio XII nei confronti del nazismo hitleriano. Ma forse tacciono perchè la vera preoccupazione dei gerarchi cattolici è quella di non perdere la necessaria alleanza dell’islam, compresi igli integralisti estremi, contro il loro vero nemico : la libertà di pensiero e di critica della Menzogna Globale . Una Menzogna di cui entrambi i sistemi religiosi sono i più potenti rappresentanti mondiali.
La Chiesa si ribelli contro il cieco odioi slamista
<http://www.fiammanirenstein.com/articoli.asp?Categoria=3&Id=2296>
*Il Giornale, 9 gennaio 2010*
di Fiamma Nierenstein
Da troppi anni si aspetta invano che «preoccupazione, tristezza, angoscia»
espresse ieri dal Papa dopo la strage di copti a Nagaa Hammadi, in Egitto,
si trasformino in una decisa levata di scudi, in una posizione politica
definitiva e scandalizzata in difesa dei cristiani nel mondo musulmano,
anche a costo di qualche rottura. Eppure, è senz’altro chiaro a un teologo
dell’importanza di Benedetto XVI, che l’islam non porrà fine al disastro in
omaggio ai sentimenti, persino se espressi in così alta sede.
L’odio islamista contro i cristiani è un odio teologico e oggi di profondo
significato strategico, un odio che ambisce alla sostituzione, che ha
lontane origini: basta pensare a come nel 1009 il sesto califfo fatimide Al
Hakim Bi Amr Allah ordinò la completa distruzione del Santo Sepolcro, poi
ricostruito nel 1048, o come, a Gerusalemme cent’anni, dopo la conquista
crociata i musulmani, tornati all’attacco, rimossero i siti cristiani dal
Monte del Tempio, proprio come i crociati avevano rimosso i loro.
Il volgere delle epoche si svolgeva sul filo della spada, e oggi purtroppo
non è diverso. L’impero ottomano, nonostante le sue zone di tolleranza e i
suoi angoli di convivenza, usava rapire i fanciulli cristiani specie
nell’area balcanica e indottrinarli per poi usarli spesso come giannizzeri.
Inutile dire che ovunque si sia disegnato il predominio islamico sempre la
condizione del cristiano è stata quella del dhimmi, minoranza sottoposta e
soggetta a leggi diverse da quelle create per i veri cittadini, i musulmani.
Oggi spesso si attribuiscono le aggressioni contro i cristiani a estremisti
o fondamentalisti, ma è un atteggiamento di comodo: il sentimento
anticristiano è diffuso ed elaborato, e il suo precipitato è sempre la
persecuzione in varie forme e a molte diverse latitudini. Naturalmente non
solo i musulmani, nel mondo, perseguitano i cristiani, ma è come per il
terrorismo: il massimo numero dei crimini è perpetrato da islamisti.
Si tratta, come accennavamo, della determinazione a sostituire,
cancellandone i rappresentanti e i riti, una delle due religioni che genera
l’islam. Non possono bastare a tranquillizzarci gli indubbi tentativi di
dialogo fra le tre religioni, gli spazi costruiti da qualche personaggio o
da qualche teorico di buona volontà. E non possiamo più condividere il
rifiuto della Chiesa di fronteggiare il problema con tutta la franchezza
possibile per paura che le minoranze cristiane subiscano ulteriori
persecuzioni.
Questo, piuttosto, crea situazioni paradossali e definitive, come lo
svuotamento progressivo di Betlemme dai suoi millenari cristiani (dal 90 al
25 per cento). La sua componente cristiana è stata ricattata, sfruttata,
intimidita, sottoposta a violenze morali e fisiche specie nella componente
femminile. Donne rapite, convertite per forza, sposate contro la loro
volontà, sottoposte al ludibrio pubblico e a persecuzioni per strada e in
casa per il fatto di andare a capo scoperto e con la gonna al ginocchio;
cittadini cristiani costretti a vendere i loro beni, casa, campo o bottega,
per un tozzo di pane; preti e civili messi in fuga per aver cercato di
rendere pubblica la loro sofferenza; riti disturbati, chiese vandalizzate.
Tutto questo è sempre stato inghiottito dalla Chiesa e sostenuto dalle
fragili spalle di qualche prete povero, le cui case abbiamo visitato.
La Chiesa ha commesso errori importanti nel sottovalutare la necessità di
condurre una guerra di idee, di alleanze politiche, di posizioni di forza
nei confronti della persecuzione contro i cristiani. Ancora è difficile
capire come di fronte all’invasione, al sequestro e al vandalismo
terroristico di una Chiesa importante come quella della Mangiatoia a
Betlemme, la Chiesa non si schierò apertamente contro i responsabili del
crimine e preferì prendere una strana posizione antisraeliana. Un esempio
palese del fatto che errori di questo genere sono stati letali lo si vede
nel fatto che specie il precedente patriarca di Gerusalemme, monsignore
Sabbah, con la sua terribile antipatia, per non dir di più, per lo Stato
ebraico, ha rafforzato, certo involontariamente, proprio quelle componenti
palestinesi che hanno portato a persecuzioni e stragi, specialmente nella
Gaza di Hamas.
Tre settimane fa, il reverendo Majed El Shafie, presidente
dell’organizzazione One Free World International, un’organizzazione di
diritti umani, ha accusato Hamas di distruggere le tombe cristiane
sostenendo che inquinano il terreno. Da tempo i leader cristiani a Gaza
vengono perseguitati da Hamas e costretti a nascondere il loro culto. Sono
noti gli attacchi dell’organizzazione Jihadia Salafia a istituzioni
cristiani, gli spari contro la scuola delle Nazioni Unite che permette agli
alunni di giocare insieme bambini e bambine, l’attacco a un centro biblico,
l’unico della regione, l’assassinio del proprietario Ramy Ayyad nel 2007, il
cui corpo fu trovato straziato di torture e crivellato di colpi, la
susseguente fuga della moglie con i bambini nell’West Bank.
Ma anche l’West Bank è testimone di persecuzioni di cristiani. Con attacchi
persino all’Ymca, nel nord West Bank, razziata e distrutta nel 2006 dopo
essere stata accusata di attività missionaria. Nazareth, Ramallah, ovunque
ci sia una componente cristiana il disprezzo è umiliante e sanguinoso. Il
mondo intero è testimone di questa inciviltà: secondo i dati del reverendo
Majed el Shafie nel 2009 sono stai uccisi più di 165mila cristiani per la
loro fede, fra i 200 e i 300 milioni vengono perseguitati, l’80 per cento
nei paesi islamici e, orribile a sentirsi, ogni tre minuti un cristiano
viene torturato. Se questi dati siano precisi, difficile saperlo. Certo,
immaginiamo che l’allarme che essi destano sia più forte nella Curia che in
qualsiasi altro luogo: ci aspettiamo di vederne nascere una battaglia
politica e morale.