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Reconquista.

lunedì, 28 giugno 2010

10/06/07 – Il Vaticano e la “Reconquista” dell’ Italia.

Con la parola “Reconquista” gli spagnoli intendono quel lungo processo durato quasi otto secoli per liberare definitivamente nel 1492 il loro paese dagli invasori arabi. Allo Stato Pontificio invece sono bastati 132 anni , dalla Breccia di Porta Pia del 1870 all’ insediamento di Giovanni Paolo 2° in Parlamento nel 2002, per riprendersi non solo Roma ma l’ intera Italia. Vediamo come. La guerra di “reconquista” vaticana inizia in sordina subito dopo la Breccia di Porta Pia, ma ottiene la sua prima significativa vittoria nel 1929 quando, con i Patti Lateranensi, Mussolini sottomise l’ Italia al potere religioso con due articoli che imponevano la religione cattolica come “unica religione dello Stato” e l’insegnamento della stessa come “coronamento” dei corsi di studio. La ri-presa del potere continuò con la Costituzione Repubblicana del 1948 in cui all’ art. 7 quei Patti di sottomissione furono confermati. E non si fermò nemmeno con il Concordato craxiano del 1984 quando vennero solo apparentemente cancellati quei due articoli odiosi del precedente accordo. In realtà nei fatti non cambiò nulla. Da una parte il concetto di “unica religione dello Stato” viene perpetuato dall’ esposizione esclusiva del simbolo di quella religione in tutte le scuole pubbliche e addirittura in tutte le aule di tribunale, dove invece è completamente assente l’ unico emblema approvato dall’ Assemblea Costituente nella seduta del 31 Gennaio 1948 e promulgato poi con Decreto Legislativo N. 535 del 5/5/48 a firma del Presidente della Repubblica Enrico De Nicola. Questo.

E per quanto riguarda l’insegnamento della religione cattolica assistiamo ad una vera e propria presa in giro, dal momento che la possibilità di “non avvalersene” è congegnata in modo tale da costringere di fatto gli studenti a frequentarla. Così, oltre all’ indottrinamento dei giovani, anche gli stipendi pagati dallo Stato alle migliaia di insegnanti scelti dai vescovi sono salvi. L’ irresistibile ri-presa di potere del Vaticano sull’ intero Paese arrivò alla penultima tappa nell’ anno 2000, allorché Wojtyla assestò un pugno in faccia all’ Italia riconoscendo per vero uno dei più fasulli e inverosimili miracoli mai inventati dalla fervida fantasia religiosa pur di beatificare Pio IX, il papa assassino di Italiani che fu il più feroce nemico della nostra unità. Infine il 14 novembre 2002 l’ intero Parlamento (con pochissime eccezioni a cui rendiamo onore), applaudì l’insediamento dello stesso papa Wojtyla sul più alto seggio simbolico del potere italiano. E per celebrare quella presa di potere fu addirittura umiliata la Costituzione che proibisce la riunione congiunta delle Camere in casi diversi da quelli espressamente previsti. Quell’ autentico tradimento della Costituzione fu operato con l’ acquiescenza dei Presidenti della Repubblica e della Corte Costituzionale, presenti e plaudenti davanti al Papa, i quali accettarono che venisse fittiziamente inventata in quel giorno una “chiusura per manutenzione straordinaria” delle due Camere. La resa formale e senza condizioni della Repubblica Italiana al Vaticano era compiuta. Non mancò peraltro neppure un corollario di amenità come la gara fra Violante e Casini (ex Presidente e Presidente in carica della Camera) a chi doveva assumersi il merito di quell’ insediamento regale, avendo l’uno invitato e il secondo ospitato in Parlamento il Papa Re. Così il 14 novembre del 2002 la “Reconquista” dell’ Italia poteva dirsi conclusa. Restavano i dettagli, come per esempio l’ esposizione obbligatoria del crocifisso su tutti gli edifici pubblici della Repubblica (a pretenderla fu il nuovo papa, Benedetto XVI, con una esternazione del 15 agosto 2005 condivisa da gran parte dell’ arco parlamentare) e la nomina o ri-nomina di luoghi significativi con l’ intitolazione ai papi. A Roma vi provvide il Sindaco Veltroni intestando prima a Giovanni 23° il lungo tunnel sotto Monte Mario, e poi “dedicando ” la Stazione Termini a Giovanni Paolo 2°. Attenzione, la “nomina” dei luoghi è uno degli strumenti più potenti per affermare il potere e per legare a quel potere l’immaginario collettivo. A Roma ci sono più di 500 vie e piazze intitolate a papi, cardinali, santi, ordini religiosi , e quant’altro. Ma la Stazione ferroviaria più importante della Capitale e del Paese doveva essere il coronamento formale per trasformare anche quell’ importantissimo luogo in un’ appendice ufficiale dello Stato della Chiesa. Che dire poi della ferita inferta alla Costituzione quando fu approvato di fatto, con il subdolo meccanismo del “bonus”, il finanziamento pubblico delle scuole private ? A questo provvide addirittura il ministro Giovanni Berlinguer, alla faccia dell’ esplicito divieto. Ma il caso più clamoroso di assoggettamento della Repubblica Italiana allo Stato Pontificio avvenne il 24/06/05 quando Benedetto XVI si recò in visita al Quirinale, quasi a riprendere possesso dell’ antica reggia dei papi. Ebbene, dopo il discorso del Presidente Ciampi che rivendicava orgogliosamente la laicità delle nostre Istituzioni, il papa si permise di dettare lui all’ esterrefatto Ciampi i limiti e i paletti della “sana” laicità, solo quella, cioè, che coincide con i principi fissati dalla chiesa cattolica in materia di diritti sulla vita, famiglia e scuola. E nessuno osò rispondergli come meritava. In compenso ci pensa la Conferenza Episcopale Italiana, nelle sue periodiche riunioni, come se fosse una sorta di Governo Ombra, a dettare al nostro Parlamento la linea politica da tenere per legiferare in stretta attuazione di quei principi. Contro questa evidente perdita di sovranità della Repubblica italiana, favorita dall’ acquiescenza di una classe politica in gran parte sottomessa e inetta, deve sorgere ed attivarsi la Resistenza Laica, con le armi della democrazia, del diritto e della cultura, per ridare all’ Italia la sua indipendenza perduta.
Giulio C.Vallocchia – www.nogod.it


1/07/07 – Un Papa Re….e Imperatore.

Dalla “Reconquista” dell’ Italia alla conquista dell’ Europa

Ci sono voluti soltanto 132 anni, dalla Breccia di Porta Pia nel 1870 all’ insediamento il 14 novembre 2002 di Giovanni Paolo II sul più alto scranno del Parlamento italiano a Camere riunite, per portare a termine non solo la ri-presa di Roma da parte del Vaticano, ma anche la conquista dell’ intera Italia. Quel giorno applaudirono festanti il Papa Re tutte le massime cariche dello Stato e assistemmo stupefatti ad una interminabile processione di deputati e senatori che a turno si recarono a rendere omaggio al Monarca Ritornato, alcuni con semplice inchini, altri con deferente baciamano, e alcuni addirittura in ginocchio. Poco c’è mancato che qualcuno si prosternasse fino al punto di baciare la sacra pantofola. Per nostra imperitura ignominia quelle scene di sottomissione personale e politica (trattandosi di parlamentari eletti dal popolo) furono immortalate dalla diretta televisiva e restano lì, negli archivi della RAI, come macchia indelebile su una Repubblica che doveva essere laica e che è diventata a tutti gli effetti uno Stato confessionale. Un Vicereame del Papa Re, che lo governa attraverso un’ Istituzione, presente in quasi tutti gli Stati del pianeta, che si chiama Conferenza Episcopale. Ma quella italiana ha una particolarità : a differenza di tutte le altre che scelgono il loro Presidente con votazione autonoma, quello della CEI viene nominato direttamente ed esclusivamente dal Papa in carica. Un Vicerè a tutti gli effetti, quindi, che oggi risponde al nome di Angelo Bagnasco il quale, oltre ad essere Presidente della CEI, il Governo Ombra che guida e controlla il Governo ufficiale del nostro Paese, si caratterizza anche per il ruolo di Generale dell’ Esercito italiano. Qualifica del tutto legittima dal momento che riscuote la relativa pensione spettantegli legalmente per i pochi anni di attività svolta come Capo dei cappellani militari. Insomma , il Vicerè d’ Italia è anche un Generale di Corpo d’ Armata, quasi a rendere ufficiale un’ occupazione, oltre che politica e istituzionale, anche manu militari. Ma Ratzinger, il successore di Wojtyla, è andato ben oltre la conquista dell’ Italia. Grazie alla inaspettata decisione dei 27 Capi di Governo dell’ Unione, che hanno approvato pochi giorni fa una nuova miserabile bozza di Trattato in sostituzione di quello bocciato dai referendum francese e olandese, Benedetto XVI diventa addirittura arbitro unico delle leggi che possono e non possono essere approvate dal parlamento Europeo. Grazie al controllo sul Vicereame d’ Italia e sulla Teocrazia cattolica dei fratelli Kaczynski che governa la Polonia, potrà servirsi a turno o congiuntamente del VETO di questi due governi per bloccare l’ approvazione in Europa di qualsiasi legge che non risponda ai requisiti religiosi imposti dalla Chiesa/Stato del Vaticano. Con un potere politico immenso, superiore addirittura a quello esercitato dalla religione islamica nei Paesi in cui vige la sharìa (la legge coranica), la Chiesa cattolica potrà dettare legge in un intero continente. Salutiamo quindi nel Fuhrer dei cattolici Benedetto XVI il nuovo Papa Re….. e Imperatore d’ Europa. Ma contro questa totalitaria e totalizzante Teocrazia che dopo l’ Italia travolge anche l’ intero nostro continente lanciamo il nostro fortissimo Appello per una Resistenza Laica in tutta l’ Europa.

24/06/05 – Visita del Papa-Re al suo Vicereame Vaticaliano. Comunicato di NO GOD.

Benedetto 16 arriva al Quirinale passando lungo strade praticamente deserte di romani e con qualche gruppo qua e là di turisti indifferenti, con piccole folle solo nei punti di sosta all’uscita di Piazza San Pietro e a Piazza Venezia. Inchini esagerati e baciamano da parte di italiche autorità a San Pietro, dignitoso cenno del capo di Veltroni (almeno lui) a Piazza Venezia, eccesso di inchino da parte di Ciampi al Quirinale e pericolosa inclinazione di Fini e Berlusconi, ancora di più Casini. Sbracamento dorsale di Pisanu e baciamano inopportuno di autorità minori. Inarrestabile logorrea di Cossiga che si è esibito in una sorta di captatio benevolentiae differita comunicando al papa che la sua nipotina ogni volta che vede una sua foto….applaude !
Discorsi ufficiali con Ciampi che si barcamena fra la difesa doverosa della laicità e una caduta cerchiobottista sulle radici cristiane di italiani ed europei. Le radici cristiane saranno pure un vanto per Ciampi, ma non per noi.
E’ il turno poi delle bordate di Ratzinger cha fa sbiancare il povero Ciampi  con un  duro e apodittico punto di vista sulla laicità, anzi sulla “sana laicità“, come la chiama lui.  A cominciare dalla famiglia fondata sul matrimonio (il resto non esiste) messa in pericolo da “attacchi” fra i quali evidentemente anche la richiesta di riconoscimenti giuridici per le coppie gay che la chiesa vuole invece escludere con “amorevole” determinazione. Sulla sacralità della vita, dall’inizio alla fine, il papa fa capire chiaramente chiaramente che bisogna rivedere la legislazione sull’aborto ed escludere qualunque legge sull’eutanasia. Consente però, bontà sua, che si possano praticare cure palliative del dolore. Anche questo è in qualche modo nella tradizione della chiesa che agli eretici pentiti consentiva di essere ammazzati prima di finire arrostiti sui roghi in gloria di dio. Ultima bordata sulla scuola. Qui il papa batte apertamente cassa e dice chiaro e tondo che lo Stato deve pagare tutte le spese delle scuole cattoliche per consentire ai genitori che lo vogliano di mandarci i figli in alternativa alle scuole pubbliche. Fine della visita, con esilarante commento degli agiografi ufficiali della RAI che vedono folle di cittadini osannanti lungo quelle strade assolate dove stanno solo pochi turisti accaldati.

23/6/10 – Sepe

mercoledì, 23 giugno 2010

“Auspichiamo tutti e abbiamo fiducia che la situazione venga chiarita pienamente e rapidamente, così da eliminare ombre, sia sulla sua persona, sia su istituzioni ecclesiali. Il cardinale Sepe, come ha già detto egli stesso, collaborerà ovviamente per parte sua a questo chiarimento. Naturalmente bisognerà tenere anche conto degli aspetti procedurali e dei profili giurisdizionali impliciti nei corretti rapporti fra Santa Sede e Italia, che siano evidentemente connessi a questa vicenda” (dal comunicato della sala stampa vaticana)

Il cardinale Crescenzio Sepe è solo un disinvolto trafficone che scambia favori e affari, o la sua personalità è più complessa come si sono affrettati a dire il senatore Buttiglione (già ministro dei Beni Culturali e “in affari” per diversi restauri) e l’ascoltatissimo Saviano che lo ha definito “l’unico punto di riferimento per la Campania insieme al mons. Nogaro di Caserta”?
Il cardinale Sepe dal 1997 al 2000 ha ricoperto l’incarico di Segretario generale del Comitato organizzatore del Giubileo con piglio manageriale. I romani lo ricordano in azione, insieme al sindaco Francesco Rutelli, nella spinosa questione dello sventramento del Gianicolo osteggiato fino all’ultimo dal sovrintendente ai beni archeologici Adriano La Regina. Un colpo mortale alla città, diventato oggi un megaparcheggio privato per l’ospedale Bambino Gesù (di cui Silvano era ai tempi amministratore e poi consulente (insieme a Balducci) di Sepe alla Propaganda fide) e per i pullman del Vaticano. Dopo la distruzione del Gianicolo, corrispondono ad un “peccato veniale” le faraoniche infrastrutture di Tor Vergata servite per ospitare il mega-incontro tra i giovani e Giovanni Paolo II, e rivelatesi del tutto inutili per la città. Come premio per gli scempi operati a Roma col volenteroso aiuto del sindaco Rutelli e che hanno favorito il Vaticano, il cardinale nel 2001 diventa responsabile della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli (Propaganda fide), uno dei dicasteri più potenti e ricchi di tutta la Curia e Balducci ne diviene consultore, cioè uno degli esperti esterni a cui il Vaticano si rivolge su singole materie. Angelo Balducci è un personaggio chiave del giubileo 2000 per i rapporti tra Comune di Roma e Santa Sede; riceve nel 1995 dall’allora segretario di Stato vaticano Angelo Sodano, la prestigiosa nomina di “gentiluomo di sua santità”, un incarico che non decade con la fine di un pontificato ma che rende il titolare un membro a vita della famiglia pontificia. Per l’Annuario pontificio è una dignità che viene attribuita a persone che si distinguono per prestigio personale e che hanno acquisito particolari benemerenze verso la Santa Sede. Dopo solo cinque anni, il che sembra desueto per la durata degli incarichi vaticani, il card. Sepe lascia il suo ruolo di Prefetto di Propaganda fide per passare alla diocesi di Napoli nel maggio 2006. La diocesi è avvilita dopo la gestione del card. Michele Giordano, inseguito da processi per usura e abusi edilizi dai quali successivamente esce assolto. La diocesi guidata da Sepe oltre Napoli comprende 24 comuni della provincia, 287 parrocchie, 453 preti, 700 religiosi, 2.000 suore. Sepe è legato alla comunità di S.Egidio ed ha organizzato a Napoli un incontro interreligioso per la pace. Ha indossato la stola di don Peppino Diana, il prete ucciso dai camorristi a Casal di Principe nel 1994 applaudito dai fans di Libera convocati da don Ciotti per la giornata della memoria. Si è pizzicato più volte con la sindaco di Napoli Iervolino e, durante l’annosa questione spazzatura napoletana, ostacolò Guido Bertolaso quando lavorava per conto di Prodi, lo favorì quando lavorò per Berlusconi. Ai tempi della spazzatura governo Prodi, Bertolaso accusò Sepe col quale – pare – arrivò più volte ai ferri cortissimi durante il giubileo 2000. Il gossip romano raccontava anzi che Bertolaso andasse in giro a dire: quando sarà finito l’anno santo mi toglierò qualche sassolino dalle scarpe.
Difficilmente il sassolino se lo toglierà la procura di Perugia che accusa il cardinale di concorso in corruzione e corruzione aggravata mentre era prefetto di Propaganda fide. L’art. 15 del Concordato del 1929, ahimè ancora vigente, attribuisce a quel palazzo le stesse immunità che si riconoscono ai diplomatici degli Stati esteri. Il passaporto vaticano di Sepe gli garantisce l’immunità diplomatica. Inviolabilità personale, inviolabilità domiciliare, immunità dalla giurisdizione civile e penale. Il cardinale non può essere fermato, perquisito o arrestato. Con l’eccezione dei crimini internazionali, non può essere perseguito per gli atti commessi nell’esercizio delle sue funzioni, la cui responsabilità ricade sul Vaticano. Le indagini sull’arcivescovo di Napoli sembrano destinate a infrangersi lì.

Tiziana Ficacci, www.nogod.it

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NoGod ai Mondiali di calcio

Per gli economisti europei la Slovacchia è un miracolo: il paese è riuscito a mantenere uno sviluppo costante nonostante la crisi globale e l’ingresso, nel 2009, nella moneta unica. Il pil crescerà del 4,8% nel 2010. La nazionale è arrivata per la prima volta ai mondiali e pare che abbia buone opportunità grazie anche al centrocampista, Marek Hamsik, che gioca nel Napoli. La Slovacchia si incontrerà con l’Italia giovedì 24.
Il regime di Pyongyang come accoglierà al rientro la squadra che ha avuto ben sette goal dal Portogallo? Nel 1966 i giocatori nordcoreani, che perdettero clamorosamente ai mondiali di calcio che si disputavano in Inghilterra, al loro rientro vennero ristretti in un lager per essere rieducati su ordine di Kim Il Sung. Sarà più clemente il figlio e attuale dittatore Kim Jong Il? Quali saranno le punizioni in una dittatura asiatica paranoica con bomba atomica per i giocatori della Corea del Nord?
Cosa lasceranno al povero Sudafrica questi Mondiali di calcio? Non sarà questa manifestazione l’ennesimo cavallo di Troia per depredare ancora il Paese (e il continente)?
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lunedì, 12 aprile 2010

Staino, lo storico papà di Bobo, scatena le ire dei mastini di DuceSilvio. Colpevole non solo di essere comunista e pure ateo, ma soprattutto di aver scritto nella vignetta odierna su l’Unità, a proposito dell’incidente arereo di ieri in cui è stata dimezzata la classe dirigente polacca “a chi troppo e a chi niente”.

lunedì, 12 aprile 2010

Staino, lo storico papà di Bobo, scatena le ire dei mastini di DuceSilvio. Colpevole non solo di essere comunista e pure ateo, ma soprattutto di aver scritto nella vignetta odierna su l’Unità, a proposito dell’incidente arereo di ieri in cui è stata dimezzata la classe dirigente polacca “a chi troppo e a chi niente”.

Discussione in francese con Sifaui intellettuale francese laicista di origine marocchina.

sabato, 3 aprile 2010

3/04/10

http://www.youtube.com/watch?v=BmemCBxDNUM&feature=related

Discussione in francese con Sifaui intellettuale francese laicista di origine marocchina.

L’islamismo non e’ ne’ una caricatura ne’ una contraffazione dell’Islam,
Al contrario, l’islamismo e’ l’islam aperto, senza maschera e senza cosmesi,
perfettamente fedele a se’ stesso.

L’islamismo e’ presente nell’islam come il frutto nel fiore, come l’albero nel seme.
L’islamismo e’ il vero islam portatore di un progetto politico,
di un modello di societa’ teocratica basata sull’imposizione della sharia, la legge coranica.

L’islam vuol essere di volta in volta religione, stato, societa’.
Per tutte queste ragioni l’islam non e’ al suo posto in Europa.
E’ totalmente incompatibile con i valori occidentali.


Nell’islam la sovranita’ appartiene ad Allah. Nelle democrazia appartiene al popolo.


Pensate a quanto e’ difficile convivere con chi pur dice date a Cesare quel che e’ di Cesare e dice oggi di accettare democrazia liberta’ razionalita’ laicita’.
Pensate a quanto sara’ piu’ difficile negoziare con chi in partenza non accetta neanche in teoria la possibilita’ della sovranita’ popolare.

Importare piu’ islamisti di quelli gia’ insediatisi non invitati ma gia’ antagonisti  e’ importare antagonismo e conflitti per secoli a venire, fino a ricorrente terrorismo

Pertanto l’unica politica per non farci del male e’:

Accogliere solo i profughi laici dall’Islamismo   Espellere tutti gli islamisti.
Combattere il masochismo antioccidentale, antiliberta’, antidemocrazia
.

Marcus  Prometheus.

Bulllismo islamico in Danimarca.

lunedì, 8 febbraio 2010

Drammatica segnalazione sulla impunità che viene concessa al bullismo e alla sopraffazione quando sono esercitati dai giovani islamici.

Crocifissi a martellate anche sulla testa degli ebrei ?

mercoledì, 30 dicembre 2009

Con un polemico “NO al crocifisso in Sinagoga” il gruppo Gherush92 chiude un suo Comuncato molto duro contro l’accettazione, anche se provvisoria e ancora da definire nei dettagli, della visita di B16 alla Sinagoga di Roma.

Gherush92
Committee for Human Rights


SPAZIO AL DISSENSO DEMOCRATICO
DURANTE LA VISITA
DEL PAPA IN SINAGOGA


Il via alla beatificazione di Papa Pacelli rappresenta il caso più grave e doloroso di antisemitismo e nel rapporto tra ebrei e cristiani dopo la shoah. La pretestuosa e assurda separazione tra giudizio storico e giudizio religioso su Pio XII, contenuta nell’ultimo comunicato del portavoce del Vaticano padre Lombardi, non calma lo sgomento, anzi lo accresce.

Separare il giudizio storico dal giudizio religioso significa confermare che santità cristiana, perfezione evangelica ed eventuali comportamenti delinquenziali possono coesistere, come è successo per numerosi santi cristiani. Fra i tanti citiamo tre esempi illustri, tutt’ora venerati: San Bellarmino che mandò al rogo Giordano Bruno, eretici ed ebrei, San Crisostomo che scrisse otto omelie contro i Giudei e Pio IX che richiuse le porte del ghetto di Roma.

Nonostante l’aspra polemica in corso a livello mondiale, il Consiglio della Comunità Ebraica di Roma in poche ore decide di accontentarsi della dichiarazione di Lombardi, di confermare la prossima visita del papa nella sinagoga di Roma e di rimandare la valutazione sul silenzio di Pio XII al giudizio degli storici.

Il Consiglio della Comunità Ebraica di Roma, allargato alle istituzioni ebraiche italiane, ai rabbini e ai sopravvissuti ai campi di sterminio, ribadisce l’importanza del dialogo interreligioso di cui la prossima visita di Benedetto XVI alla Sinagoga di Roma e’ una tappa fondamentale. Questo evento, che gli ebrei vedono con grandi attese, non deve pero’ essere inteso come un avallo sul contenzioso storico che riguarda la scelta di silenzio di Pio XII. Si attende che la verita’ possa emergere attraverso la ricerca e la valutazione degli storici su tutti i documenti dell’epoca”.

Il Consiglio, avvalendosi del potere mediatico che gli viene accordato dalla stampa, si aggiudica il diritto di prendere una decisione per tutti, favorevoli e contrari, dopo avere consultato, a suo dire, alcuni presunti “saggi”. Non ci sembra che il Consiglio sia competente su una questione di tale rilievo e non avrebbe dovuto agire autonomamente su un tema tanto delicato, o almeno avrebbe dovuto evidenziare che esiste anche un dissenso su questo problema.

I fatti e gli eventi di Pio XII, il papa della shoah, sono tutti tristemente noti. Non esistono storici o accademici che possono dare risposta, non esiste un consiglio che possa pronunciarsi, non esistono esperti, archivi o documenti. Gli unici specialisti competenti sono le vittime e il giudizio rimane agli ebrei, nessuno escluso, insieme ai rom, agli omosessuali, alle donne e ai dissidenti che morirono o persero i loro familiari nei campi. Il giudizio rimane ai sopravvissuti, ai discendenti dello sterminio, ai milioni di morti. Teniamo presente le parole di Piero Terracina, sopravvissuto ai campi di sterminio:

“Del silenzio della Chiesa e in particolare di Pio XII ne abbiamo sempre parlato. Di una cosa resto convinto: che se quel 16 ottobre del ’43, quando avvenne la razzia degli ebrei romani dal Ghetto, quando per due giorni restarono chiusi nel Collegio militare di via della Lungara, a 300 metri dal Vaticano, il Papa fosse uscito, avesse fatto un cenno, un gesto… . Se solo avesse aperto le braccia, … gli ebrei romani non sarebbero stati deportati. Anzi, silenzio più totale. Eppure Himmler ha atteso due giorni prima di partire, si dice che aspettasse le reazioni del Vaticano”.

L’espressione del dissenso resta così relegata alla fatica e al dolore dei singoli la cui voce non possiede i mezzi e la forza per essere ascoltata. E’ sconcertante ma sembra confermato che il 17 gennaio la sinagoga di Roma resterà aperta solo a pochi invitati “scelti” per accogliere Benedetto XVI e che questo evento significherà un’ulteriore tappa verso la beatificazione di Pio XII. Alcuni ebrei, delegando il giudizio ad alcuni storici, magari compiacenti, accettano di fatto, a nome di tutti, il processo di beatificazione e il giudizio definitivo che ne deriva.

Non è vero che la beatificazione di Pio XII è solo affare interno della chiesa. Dietro questa banale affermazione si nasconde una posizione cinica e qualunquista. La testimonianza della memoria storica è un dovere e non può essere limitata o confinata in ristretti ambiti, né mortificata da faccende mondane. Noi non vogliamo la beatificazione di Pio XII.

Chiediamo ampio e duraturo dibattito pubblico che coinvolga l’ebraismo mondiale e le voci di tutte le vittime e che sia concesso il giusto spazio per la protesta democratica durante la visita del papa.

NO ALLA VISITA DEL PAPA IN SINAGOGA
NO AL CROCIFISSO IN SINAGOGA

Mario  335 483798  335 483798

Sostieni Gherush92
Committee for Human Rights
gherush92@gherush92.com

Il voto agli immigrati favorirà l’integrazione o solo la nascita di un agguerrito partito islamico ?

giovedì, 19 novembre 2009

Su il Corriere della Sera un articolo molto problematico.

Scritto da Angelo Panebianco
mercoledì 18 novembre 2009


La politica demo­cratica è struttu­ralmente vincola­ta a un orizzonte di
breve periodo. La natu­ra del sistema democrati­co spinge gli uomini
poli­tici ad occuparsi solo dei problemi che agitano il presente. Le altre
grane, quelle che già si intravedo­no ma che ci arriveranno addosso solo
domani o dopodomani non posso­no essere prese in consi­derazione.

A differenza di ciò che fa la migliore me­dicina, la politica demo­cratica
non si occupa di prevenzione. Se così non fosse, una notizia appena giunta
dalla Spagna do­vrebbe provocare grandi discussioni entro le classi
politiche di tutti i Paesi eu­ropei, Italia inclusa. La no­tizia è che, come
era pri­ma o poi inevitabile che accadesse, c’è già su piaz­za un partito
islamico che scalda i muscoli, che è pronto a presentarsi con le sue insegne
nella com­petizione elettorale di un Paese europeo. Si tratta del Prune, un
partito fon­dato da un noto intellet­tuale marocchino, da an­ni residente in
Spagna, Mustafá Bakkach. Ufficial­mente, il suo intento pro­grammatico è di
ispirarsi all’islam per contribuire alla rigenerazione morale della Spagna.
In realtà, cercherà di difendere e diffondere l’identità isla­mica. Avrà il
suo battesi­mo elettorale nelle elezio­ni amministrative del 2011. Se
otterrà un succes­so, come è possibile, solle­verà un’onda (ce lo dico­no i
flussi migratori e la demografia) che attraver­serà l’intera Europa.
L’ef­fetto imitativo sarà poten­te e partiti islamici si
for­merannoprobabilmente in molti Paesi europei. A quel punto, la
strada della
auspicata «integrazione» di tanti musulmani che ri­siedono in Europa
diven­terà molto ripida e imper­via. Perché? Perché la scel­ta del partito
islamico è la scelta identitaria, la scelta della separazione, dell’au­to-
ghettizzazione. Si po­trebbe anche dire, para­dossalmente, che quando
nasceranno i partiti isla­mici sarà possibile valuta­re davvero quale sia,
per ciascun Paese europeo, il reale tasso di integrazio­ne dei musulmani.
Per­ché è evidente che il mu­sulmano integrato (per fortuna, ce ne sono già
moltissimi), quello che vi­ve quietamente la sua fe­de e non ha
rivendicazio­ni identitario-religiose da avanzare nei confronti del­la
società europea in cui risiede e lavora, * non* vote­rà per il partito
islamico. A votarlo però saranno co­munque molti altri, sia per adesione
spontanea (in nome di un senso di separatezza identitaria) sia a causa della
pressio­ne degli ambienti musul­mani che frequentano.

Al pari del partito isla­mico spagnolo, si capisce, ogni futuro partito
islami­co europeo dichiarerà (e non ci sarà ragione di cre­dere il
contrario) di rifiu­tare la violenza. Non po­trà infatti rischiare (pena il
fallimento del progetto politico) vicinanze o con­taminazioni con cellule
terroriste più o meno atti­ve o più o meno dormien­ti in Europa. Ma ciò non
toglie che l’ideologia dei partiti islamici sarà co­munque quella
tradiziona­lista/ fondamentalista.

Sarà l’ideologia della cosiddetta Rinascita islamica, impregnata di valori
antioccidentali e, alla luce del metro di giudizio europeo, illiberali. Si
tratterà di forze illiberali che useranno la politica per strappare nuovi
spazi, risorse e mezzi di indottrinamento e propaganda. Per questo, il loro
ingresso nel mercato politico-elettorale europeo bloccherà o ritarderà a
lungo l’integrazione di tanti musulmani. Che fare? La politica democratica
non può facilmente difendersi da questa insidia. Però le possibilità di
successo o di insuccesso dei partiti islamici nei vari Paesi europei
dipenderanno da un insieme di condizioni.

Conteranno certamente anche le maggiori o minori chances che ciascun singolo
musulmano avrà di ben inserirsi nel lavoro, e di poter accedere, per sé e
per la propria famiglia, a condizioni di benessere (ma guai a credere che
basti solo questo per annullare le spinte identitarie). Conteranno anche, e
forse soprattutto, le caratteristiche istituzionali dei vari Paesi europei.
Si difenderanno meglio, io credo, le democrazie dotate di sistemi elettorali
maggioritari (che rendono difficile l’ingresso di nuovi partiti) rispetto a
quelle che usano l’una o l’altra variante del sistema proporzionale.

La Gran Bretagna ha commesso errori colossali con la sua politica verso
l’immigrazione musulmana. Il suo scriteriato «multiculturalismo» ha finito
per consegnare all’Islam, e anche all’Islam più radicale, importanti
porzioni del suo territorio urbano (al punto che oggi la Gran Bretagna deve
persino fronteggiare il fenomeno dei numerosi cittadini britannici, di
lingua inglese, che combattono in Afghanistan insieme ai loro correligionari
talebani). Tuttavia, quegli errori sono forse ancora rimediabili. Il sistema
maggioritario rende infatti molto difficile l’ingresso nel mercato politico
britannico di un partito islamico. Diverso è il caso dei Paesi ove vige la
proporzionale nell’una o nell’altra variante: l’ingresso è relativamente
facile e la politica delle alleanze e delle coalizioni, tipicamente
associata ai sistemi proporzionali, garantisce influenza e potere anche a
piccoli partiti. Una circostanza che i futuri partiti islamici potranno
sfruttare a proprio vantaggio. Da antico, e non pentito, sostenitore del
sistema maggioritario penso che quella qui descritta rappresenti una ragione
in più per adottarlo. * *

da:corriere.it

Assurda pretesa della Conferenza Episcopale Italiana nei confronti delle Istituzioni Europee.

venerdì, 13 novembre 2009

Il Cardinale Angelo Bagnasco, Capo del Governo Ombra dei vescovi che controllano e guidano il Governo apparente del nostro Paese, nonchè Vicerè d’ Italia su nomina del Papa Re, si rivolge alle istituzioni Europee perchè contrastino la decisione dei giudici della Corte di Straburgo a proposito del crocifisso appeso negli edifici statali: scuole, tribunali, ministeri, ecc. Però il cardinale sa bene che le Istituzuioni a cui si rivolge non hanno nessun potere di intervento sulla Corte di Strasburgo, anche perchè in Europa il potere politico non può influire o determinare il corso della giustizia ; ma sa anche bene che è comunque vantaggioso promuovere queste pretestuose lamentele. Infatti dietro l’apparente difesa di una identità cattolica dell’Italia (che esiste soprattutto nella scaramanzia applicata al simbolo apotropaico del crocifisso più che nella fede concretamente praticata e coerentemente vissuta), si possono ottenere compensazioni di ben altra natura che, conoscendo la bramosia di privilegoi, soldi e potere della SS Vaticana, possiamo ben immaginare. Da notare infine che il Vicerè, a differenza dei politicanti cristianisti, si guarda attentamente dall’auspicare una Legge che obblighi l’esposizione dei crocifissi, sapendo bene che anche se gli zuavi pontifici l’approvassero a maggioranza grandissima in Parlamento, non potrebbe mai passare al vaglio della Corte Costituzionale. Almeno fino a quando quest’ultima non sia scelta e nominata da un nuovo Duce del fascio-clericalismo che faccia strame del supremo principio di laicità della nostra Costituzione.

Qui la fonte della notizia tratta da L’Avvenire
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….La Conferenza episcopale italiana, per voce del suo cardinale presidente Angelo Bagnasco, ha chiesto alle istituzioni europee di pronunciarsi  sul “merito e sul metodo” della sentenza di Corte di Strasburgo contro la presenza del crocifisso nelle aule scolastiche italiane. Il porporato è tornato sull’argomento in una conferenza stampa oggi al termine della sessantesima assemblea dei 250 vescovi italiani ad Assisi.  Il cardinale, rispondendo alle domande dei giornalisti, non ha voluto pronunciarsi su un eventuale esito negativo al ricorso presentato dall’Italia contro il tribunale del Consiglio d’Europa, nè si è mostrato ansioso di vedere approvare una legge per tutelare i crocifissi nelle aule italiane.

È apparso preoccupato da altro: dall’ideologismo della sentenza e anche, ha detto, dalla mancanza di conoscenza e di rispetto per la cultura e i sentimenti di un popolo. Per questo, anche se la Corte per i diritti umani di Strasburgo non è un’istituzione dell’Unione europea, proprio alle massime istanze comunitarie si è rivolto il cardinale, al fine di chiamarle allo scoperto e di avviare una chiarificazione su che tipo di Europa si vuole costruire.  “Io spero che sia veramente l’Europa, nei suoi organismi, a fare una riflessione seria, perchè questo è un segnale di una direzione sbagliata sul suo cammino, specie se dovesse fare propria la sentenza di Strasburgo”, ha osservato. “Mi auguro che ci sia un pronunciamento istituzionale sul merito e sul metodo”, ha sottolineato.

“Non riusciamo a comprendere questa sentenza, che ho già definito surreale, talmente fuori della realtà”, ha rimarcato poi, ricordando le parole della sua relazione in apertura dell’Assemblea della Cei, lunedì scorso.  “Surreale perchè e – ha spiegato il cardinale – sinceramente ideologica, e perchè chi ha sentenziato non conosce niente della nostra storia”. “Sentenziare in modo così astratto – ha affermato il presidente del vescovi italiani – a prescindere cioè dall’èthos di un popolo, non è un buon servizio a quel cammino europeo in cui noi vescovi crediamo profondamente, ma che deve avere un’anima spirituale. L’economia, la finanza, non possono costituire l’anima di un popolo, di una nazione o di un nuovo soggetto, come l’Europa, che riscalda i cuori delle nazioni”. Dobbiamo poterci dire, ha concluso, “noi europei”.

Testamento Biologico.

martedì, 10 novembre 2009

Finalmente a Roma tutti i cittadini potranno firmare le proprie disposizioni di fine vita presso l’ XI Municipio. Fra l’altro potranno affermare la propria volontà o non volontà ad essere sottoposti a trattamento sanitario, inclusa l’idratazione e l’alimentazione forzate, ma non solo questo.

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COMUNICATO STAMPA del 9 novembre ’09

“NEL MUNICIPIO XI, DA OGGI, TUTTI I CITTADINI ROMANI POTRANNO DEPOSITARE IL PROPRIO TESTAMENTO BIOLOGICO”

La Giunta del Municipio Roma XI già il 21 maggio scorso ha istituito il Registro dei testamenti biologici e delle disposizioni di fine vita. A partire da questa data, ogni cittadino residente nel Municipio XI ha avuto la possibilità di depositare presso gli uffici anagrafici del Municipio, le proprie decisioni in ordine alla volontà o non volontà ad essere sottoposto a trattamento sanitario, inclusa l’idratazione e l’alimentazione forzate, nella eventualità di trovarsi nella condizione di incapacità di esprimere il proprio diritto di acconsentire o non acconsentire alle cure per malattie o lesioni traumatiche cerebrali irreversibili o invalidanti. Con una ulteriore innovazione il Registro del Municipio XI ha previsto, oltre al testamento biologico, anche la possibilità di depositare le proprie volontà sulle forme (civili o religiose) di esequie funebri, sulla volontà in punto di morte di avvalersi o meno dell’assistenza religiosa, sulla volontà o meno di utilizzare il corpo per la donazione degli organi, sulla volontà o meno di essere cremati.

Ora, a partire da oggi, attraverso la modifica apportata alla precedente delibera, non solo i residenti locali, ma tutti i cittadini residenti nel Comune di Roma potranno depositare le proprie volontà presso il Municipio XI – dichiarano Andrea Catarci, Presidente del Municipio Roma XI e Andrea Beccari, Assessore Politiche Sociali del Municipio Roma XI.

Mentre il Parlamento discute la legge indecorosa licenziata dal Senato e approdata alla Camera, una legge contro e non per la libertà di scelta del cittadino dal momento che: riduce il testamento ad una semplice espressione di orientamento non vincolante per il medico, esclude l’idratazione e l’alimentazione forzati dal testamento e trasforma la figura del fiduciario in una sorta di secondino del testatore; il Municipio XI rilancia e mette a disposizione di tutta la cittadinanza romana il Registro dei Testamenti Biologici e di fine vita.

E’ importantissimo dare la possibilità al maggior numero di cittadini di depositare le proprie volontàconcludono Catarci e Beccari – prima che una nuova legge, voluta più dalle gerarchie ecclesiali e certamente in contrasto con la volontà popolare, espressamente anti-Costituzionale, limiti le volontà espresse dei cittadini e limiti la libertà di ogni individuo di autodeterminare il proprio destino.